Indice
- Vita di Gabriele D'Annunzio
- Poeta Vate
- Il Piacere
- "Un Ritratto Allo Specchio: Andrea Spererei ed Elena Muti" - Il Piacere
- La fase della bontà
- Superomismo
- Il trionfo della morte
- La Vergine delle rocce
- Il fuoco
- Forse che si forse che no
- L’aereo e la statua antica - Forse che sì forse che no
- Le Laudi
- Elettra
- Alcyone
- La sera fiesolana - Alcyone
- Prima strofa
- Seconda strofa
- Terza strofa
- La pioggia nel pineto - Alcyone
- La parola diventa musica
- L’intima fusione tra uomo e natura: panismo e metamorfosi
- Gli strumenti musicali
Vita di Gabriele D'Annunzio
Nacque a Pescara nel 1863 da famiglia borgheseStudia in una delle scuole più aristocratiche dell'Italia del tempo, il collegio Cicognini di Prato.
Nel 1879, a soli 16 anni, pubblica la sua prima raccolta di liriche: “Primo vere”, e per sponsorizzarla finse la sua morte.
A 18 anni si trasferì a Roma per frequentare l'università di lettere, ma abbandonò gli studi, dedicandosi alla vita mondana tra salotti mondani e esercitò la professione di giornalista, collaborando a vari giornali e articoli di cronaca mondana, letteratura, arte, costume.
Fece presto successo, grazie alle sue produzione di versi e di opere narrative, che spesso suscitavano scandalo per i contenuti erotici, e alla sua vita altrettanto scandalosa, fatta di continue avventure galanti, lusso, duelli.
Nella realtà, d'Annunzio puntava a creare l'immagine di una vita eccezionale, piena di arte e lusso, fuori dal comune.
Per raggiungere il lusso però, d’Annunzio doveva soddisfare le leggi del mercato letterario (che in realtà disprezzava), perché solo così avrebbe potuto guadagnare e permettersi la vita lussuosa.
Nel 1894 incontra la grandissima attrice Eleonora Duse.
D’Annunzio si avvicinó anche alla vita politica: nel 1897, tentò l'avventura parlamentare, prima come deputato dell'estrema destra, poi nel 1900 passó allo schieramento di sinistra.
Nel 1898, per diffondere il suo verbo di "vate", d'Annunzio si trasferì a Settignano e inizió a lavorare per il teatro, ottenendo molto successo e vivendo una vita da principe rinascimentale.
Nel 1910, nonostante il successo, a causa dei creditori inferociti, fu costretto a fuggire dall'Italia e a rifugiarsi in Francia, dove si adattò al nuovo ambiente letterario, scrivendo persino opere teatrali in francese.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, d'Annunzio tornò in Italia ed iniziò un'intensa campagna interventista, che ebbe un peso notevole nello spingere l'Italia in guerra. (Perse un occhio)
Si arruola volontario (perché aveva 52 anni), e fa molte imprese importanti; ("beffa di Buecari", e il volo su Vienna, in cui annuncia che l’Austria si è arresa, ma non era vero).
Nel dopoguerra d'Annunzio si oppose al rancore per la «vittoria mutilata» e si pose a capo di una marcia di volontari su Fiume, dove instaurò un dominio personale sfidando lo Stato italiano.
Nel 1920 venne cacciato con le armi dallo Stato Italiano di Benito Mussolini.
Il fascismo poi lo esaltò come padre della patria, ma lo guardò anche con sospetto, confinandolo in una villa di Gardone, che d'Annunzio trasformò in un mausoleo: il «Vittoriale degli Italiani».
Morì nel 1938.
D’Annunzio per il suo esordio letterario si ispira a Carducci in “Odi Barbariche” (Primo vere (1879) e Canto novo (1882)), e a Verga in “Vita dei Campi” (la raccolta di novelle Terra vergine (1882)).
Da Carducci, d’Annunzio ricava il senso "pagano" delle cose sane e forti, della comunione con una natura solare e vitale, che porta all’estremo (futuro panismo superomistico).
Da “Vita dei Campi”, invece riprende la rappresentazione di figure e paesaggi della sua terra, l'Abruzzo, che però non sono rappresentati come pieni di problemi sociali, e non sono presenti le tecniche narrative di Verga (impersonalità, "eclisse", immersione).
Nella poetica di d’Annunzio non mancano però spunti diversi, momenti di stanchezza, visioni cupe e mortuarie, che si rifanno al fascino ambiguo della morte —> per questo le sue opere non sono Veriste, ma Decadentiste.
Poeta Vate
D’Annunzio a differenza degli altri poeti non si limita a scrivere libri, ma proietta se stesso sulla scena pubblica —> è quindi in grado di interpretare i destini della nazione e guidare il popolo verso la grandezza.Estetismo (1880-1892)
L'estetismo dannunziano si esprime nella formula «il Verso è tutto».
La vita si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello, trasformandosi in opera d'arte —> l'arte è il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori —> culto religioso (edonistico) dell'arte e della bellezza, ad una ricerca di eleganze estenuate, di squisiti artifici formali.
“Fare della priorità vita un’opera d’arte” - Il Piacere (lo dice il padre ad Andrea).
L’esteta è colui che rifiuta la realtà della società borghese contemporanea (che costringeva l’intellettuale a sottomettersi alle esigenze della produzione e del mercato, e lo emarginava), rifugiandosi in un mondo rarefatto e sublimato di pura arte e bellezza.
La condizione degli intellettuali in questo periodo era già stata vissuta da altri intellettuali, dagli scapigliati, da Verga, ma d'Annunzio, proveniente dal ceto medio della provincia abruzzese, dopo essersi inserito negli ambienti intellettuali della metropoli, non si rassegna ad essere schiacciato da quei processi oggettivi: vuole il successo e la fama, vuole la vita di lusso come gli aristocratici.
Però d'Annunzio non si accontenta di sognare, rifugiandosi nella letteratura: vuole vivere quel personaggio anche nella realtà, perció decide di sfruttare abilmente i meccanismi della produzione capitalistica, creando libri di successo, e utilizzando la pubblicità che gli deriva dalle sue pose, dagli scandali, dagli amori eleganti, dai duelli, dal lusso sfrenato, a proprio vantaggio economico.
Si pone quindi fuori della società borghese, ma ottiene comunque la condizione di privilegio dell'artista che era propria di epoche passate.
L’isolamento dell’esteta però, lo rende incapace di agire, e questo fa sì che l’esteta diventi vittima della propria sensibilità: Esteta: Bellezza + Incapacità Di Agire = Sconfitta —> Crisi
Il Piacere
È il primo romanzo scritto da d'Annunzio, in cui confluisce tutta l'esperienza mondana e letteraria da lui vissuta sino a quel momento.Al centro del romanzo si pone la figura dell’ esteta per eccellenza, Andrea Sperelli, il primo “dandy”, una controfigura, un "doppio" di d'Annunzio stesso, in cui l'autore obiettiva la sua crisi e la sua insoddisfazione.
L’ambientazione è la Roma umbertina, Rinascimentale.
Andrea è un giovane aristocratico, artista proveniente da una famiglia di artisti, riceve l’educazione dal padre, che gli insegna il principio «fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte».
Questa frase diventerà per Andrea, una forza distruttrice, che lo priva di ogni energia morale e creativa, lo svuota e lo isterilisce.
Andrea è in crisi per l’amore per due donne: Elena Muti, (Elena di Troia), la donna fatale, che incarna l'erotismo lussurioso, e Maria Ferres, (Madre di Cristi) la donna pura, che rappresenta l'occasione di un riscatto e di una elevazione spirituale.
In realtà Andrea mente a se stesso: la figura della donna angelo è solo oggetto di un gioco erotico più sottile e perverso, fungendo da sostituto di Elena, che Andrea continua a desiderare e che lo rifiuta. Andrea finisce per nominare Elena durante un rapporto con Maria, rimanendo così solo e sconfitto.
D’Annunzio critica il suo "doppio" letterario, anche se l’autore mantiene una sorta di fascino nei confronti del suo personaggio.
Quindi, pur segnando un punto di crisi e di consapevolezza, Il piacere non rappresenta il definitivo distacco di d'Annunzio dalla figura dell'esteta.
"Un Ritratto Allo Specchio: Andrea Spererei ed Elena Muti" - Il Piacere
Il brano tratta la vita avventurosa del protagonista che ha avuto una relazione l'affascinante Elena Muti, donna torbida, dissoluta e ingannevole che dopo un po' tronca la relazione e scompare senza alcuna spiegazione.Al suo ritorno avvenuto durante la notte di San Silvestro, dopo 2 anni che non si vedevano, Andrea scopre che, per evitare una crisi economica, Elena ha sposato un ricco inglese, Lord Heathfield, impedendo così la loro passione, tanto forte e ardente.
In questo brano Andrea analizza Elena e si accorge della falsità di alcuni atteggiamenti della donna, che sembrano artificiali, studiati, finti, ma nel citare questi atteggiamenti, si rende conto che mentre cercava di penetrare nell’anima della della donna, gli sembrava di penetrare nella sua propria anima e ritrovare la sua propria falsità, nella falsità di lei.
Il titolo ritratto "allo specchio", deriva proprio dal fatto che Andrea si accorge che l’atteggiamento di finzione che la donna ha nei suoi confronti è lo stesso che lui ha nei confronti di lei: entrambi “sfruttavano” il loro amore per erotismo e passione fisica, non c’erano veri sentimenti.
Questa scoperta non portò Andrea ad accusare la donna, perché lui faceva la stessa cosa, però gli tolse la speranza che il loro piacere avesse altro oltre all’aspetto carnale.
Andrea decide di terminale la relazione con Elena, perché ingannare sapere di essere ingannato è una cosa sciocca, noiosa e inutile.
Nel romanzo il narratore prende le distanze da Andrea Sperelli attraverso un atteggiamento critico, però allo stesso tempo anche Andrea è critico nei suoi confronti e questa analisi corrosiva di se stesso è il nucleo centrale dell’estetismo.
Nel momento di consapevolezza dell’eroe e dello scrittore stesso, si deduce con perfetta chiarezza che l'immagine dell'esteta entrati in crisi, e D'Annunzio ne vuole prendere le distanze, anche se in realtà l'estetismo esercita ancora un forte fascino sullo scrittore, che lo “ingloberà” nella fase successiva del Superomismo.
La fase della bontà
La crisi dell'estetismo deriva dal fatto che d’Annunzio si accorge che l’esteta non ha la forza di opporsi realmente alla borghesia, che sta acquistando sempre più potere, e il suo isolamento lo rende ancora più impotente. Culto della bellezza = menzogna.In questa fase viene data più importanza alle intenzioni dello stesso scrittore anzi che alla realtà dei testi, per questo viene usualmente definita della "bontà".
La "bontà" viene superata intorno al 1892 dalla lettura del filosofo Nietzsche, che porterà al Superomismo.
Superomismo
D'Annunzio coglie e fa suoi alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche.Il nuovo personaggio del superuomo creato da d'Annunzio, non nega la precedente immagine dell'esteta, ma la ingloba in sé, conferendole una diversa funzione.
Bellezza + Volontà di Vivere = Trionfo
In questo caso l'eroe dannunziano non si accontenta più di vagheggiare la bellezza in una dimensione appartata dalla vita sociale, ma il culto della bellezza diventerà uno strumento di dominio sulla realtà borghese —-> dominio di un'élite, violenta e raffinata insieme, su un mondo meschino e vile come quello borghese. (Sarà la stirpe latina).
Il mito del superuomo è un tentativo di reagire all’emarginazione e degradazione dell'intellettuale
D’Annunzio affida all'artista-superuomo funzione di "vate", infatti l'artista, proprio mediante la sua attività intellettuale, deve aprire la strada al dominio delle nuove élites, che hanno il compito di riportare l’Italia al dominio e allo splendore dell’antica Roma.
Il trionfo della morte
È il quarto romanzo, e rappresenta una fase di transizione tra estetismo e superomismo.L'eroe, Giorgio Aurispa, è ancora un esteta, ma a causa di un'oscura malattia interiore, che lo svuota delle energie vitali, va alla ricerca di un nuovo senso della vita, di equilibrio e pienezza.
Dopo il breve ritorno in famiglia (brutto rapporto con il padre) ha una crisi, si identifica con la figura dello zio Demetrio, a lui simile nella sensibilità e morto suicida.
Giorgio tenta di riscoprire le radici della sua stirpe, ma dopo aver scoperto cose orrende, si rifugia nel messaggio «dionisiaco» di Nietzsche —> Misticismo religioso.
Vive con forze oscure della sua psiche, che lo portano al suicidio, trascinando con sé nel precipizio la sua donna, che ormai vedeva come «Nemica»: Ippolita Sanzio.
Il suicidio di Giorgio Aurispa è come il sacrificio rituale che libera d'Annunzio dal peso angoscioso delle problematiche negative fino a quel momento affrontate.
Con la morte del personaggio lo scrittore si sente pronto ad affrontare la strada del superuomo, la nuova immagine dell'intellettuale, non più vittima tormentata ma energico dominatore.
La Vergine delle rocce
La vergini delle rocce segna una svolta ideologica radicale: d'Annunzio non vuole più proporre un personaggio debole, tormentato, incerto, votato allo scacco, ma un eroe forte e sicuro, che va senza esitazioni verso la sua meta.Il romanzo, è stato definito «il manifesto politico del Superuomo», e contiene l'esposizione più compiuta delle nuove teorie aristocratiche, reazionarie e imperialistiche di d'Annunzio.
L'eroe, Claudio Cantelmo, sdegnoso della realtà borghese contemporanea, vuole portare a compimento in sé «l'ideal tipo latino» e generare il superuomo, il futuro re di Roma che guiderà l'Italia a destini imperiali.
Nonostante la sua sicurezza, l’eroe ha ancora sentimenti di fascino per decadenza, e morte, che lo portano a cercare la donna con cui generare il futuro superuomo in una famiglia della nobiltà borbonica, in piena decadenza, che vive isolata in un’ antica villa, nel culto ossessivo del passato, devastata dalla malattia e dalla follia. Egli sceglie la donna tre figlie del principe Montaga.
L’eroe sceglie la sua compagna: Anatolia, ma questa è legata al triste destino della famiglia, deve accudire la madre demente, i fratelli deboli e malati, il vecchio padre.
L'eroe passa poi al fascino della bellezza di Violante, colei che si sta uccidendo lentamente coi profumi, la donna fatale, che è immagine di un Eros perverso, distruttivo e crudele.
Gli eroi dannunziani restano sempre deboli e sconfitti da decadenza, disfacimento, e morte, rimanendo incapaci di tradurre le loro aspirazioni in azione.
Le vergini delle rocce doveva essere solo il primo romanzo di un cielo «del giglio» e che nei due romanzi successivi l'eroe avrebbe dovuto raggiungere le sue mete: ma questi romanzi non furono mai scritti —> perché l’eroe non ci riuscirà mai
Il fuoco
Conferma la sorte dei personaggi dannunziani.Il romanzo si propone come «manifesto letterario» del superuomo.
L'eroe, Stelio Effrena (Alter Ego di d’Annunzio), attraverso una grande opera artistica, vuole creare un nuovo teatro per forgiare lo spirito nazionale della stirpe latina, ma viene vinto dalle forze oscure: Foscarina Perdita, simbolo di amore nevrotico e possessivo
Forse che si forse che no
In questo romanzo ambientato a Venezia, il protagonista, Paolo Tarsis, riesce a vincere la «Nemica», una donna sensuale, perversa, nevrotica ai limiti della follia, Isabella Inghirami.La vittoria è inaspettata: mentre cerca la morte, in un'impresa impossibile, sicuro di precipitare con l'aereo in mare, è riassalito dal desiderio della vita e riesce a compiere davvero una grande impresa, approdando sulle coste della Sardegna.
Il Programma Politico del Superuomo (La Vergine delle Rocce, libro 1)
La prima parte di "Le vergini delle rocce" è incentrata sulla riflessione e polemica di Claudio Cantelmo, il protagonista, che dopo aver analizzato la società del suo periodo e il compito degli intellettuali e degli aristocratici, propone un “programma” politico per realizzare i suoi obiettivi.
Il tono è oratorio, intonato e profetico, e rivela l'intenzione di imporre una volontà.
Il linguaggio è prezioso e aulico, con uso di metafore, sarcasmo, domande retoriche.
(Esempio perfetto di oratoria Superomistica)
Nella prima parte del testo Cantelmo critica con violento sarcasmo la sua realtà sociale: le classi digerenti perché non sanno dominare il loro popolo, e la plebe che vive a Roma perché non apprezza la memoria del grande passato (Cupola di San Pietro, Palazzo del Quirinale), perché è dominata dalla speculazione e dall'ossessione del denaro.
Cantelmo critica duramente la democrazia e l'egualitarismo, dannosi per il re, perché lo costringono ad obbedire al popolo, e invece aspira ad una società gerarchica ed autoritaria, che riesca ad sconfiggere e dominare la plebe.
Egli respinge infatti i principi egualitari delle rivoluzione francese, che appiattiscono l'umanità, esprimendo invece il bisogno di un eroe, un superuomo, un nuovo Napoleone (Corsico), che sappia guidare Roma verso un futuro imperiale e spera che questo eroe possa uscire dalla sua stirpe, per questo cerca una donna.
Calntelmo rivendica il privilegio di pochi eletti, dei migliori, (Oligarchia) lasciando intendere che gli aristocratici devono riconquistare il loro antico dominio sulla società, e ne hanno diritto per virtù di sangue, perché hanno ereditato dai loro antenati il gusto per la bellezza e la forza.
Il ruolo dello Stato è quello di favorire l'elevazione di questa classe, e di ricacciare i plebei nella loro condizione naturale di schiavi. Dopodiché bisognerà intraprendere una politica estera aggressiva, per riportare Roma ad essere la potenza imperiale che governa il mondo. (Obiettivo ripreso dal Fascismo).
Gli intellettuali devono contribuire a questo nuovo quadri politico: essi hanno il potere supremo: la parola, quindi non devono limitarsi a rimpiangere lo splendore passato, e non devono piegarsi al nuovo potere borghese, ma devono agire, difendendo i loro sogni di bellezza contro la meschinità del mondo. (Critica al Decadentismo)
Cantelmo però si rende conto che questo giorno è ancora lontano, ma nell'attesa si propone 3 obiettivi: Perfezionare in sé i caratteri della stirpe latina, Incarnare la sua visione del mondo in una perfetta opera d'arte, Creare un figlio, che diventerà il superuomo, con cui la stirpe romana toccherà il massimo della sua elevazione.
L’aereo e la statua antica - Forse che sì forse che no
Il brano è tratto da “Forse che sì forse che no”, pubblicato nel 1910, nel cuore nell’età giolittiana, in cui si era verificata la prima rivoluzione industriale in Italia.D’Annunzio coglie una novità assoluta, l’aeroplano, (che permette di superare i limiti e divieti di tempo, spazio e gravità) e la trasforma in un evento simbolico, caricandolo di valori mitici, eroici e ideologici, infatti il testo non è una semplice descrizione di una gara aviatoria tra l’eroe Paolo Tarsis (che supera il primato della distanza), e il suo amico fraterno, Giulio Cambiaso, (supera quello dell'altezza, ma muore in un incidente), ma D’Annunzio celebra la modernità senza rinnegare l’antico, (a differenza dei futuristi, che nel manifesto del 1909 avevano teorizzato il rifiuto del passato e avevano invitato i poeti a cantare la realtà moderna; macchina).
D’Annunzio ritiene invece che l’antico e il moderno hanno pari dignità e bellezza, ed è proprio sul passato che si modellerà il futuro.
Questo brano celebra le caratteristiche che distinguono il superuomo da uomini comune: il rischio, l’azione e l’eccezionalità, e la morte non è una sconfitta, ma una consacrazione eroica.
D’Annunzio quindi, celebra l’uomo aristocratico nello spirito, separato dalla massa, capace di rischiare tutto per elevarsi, e che attraverso l’aereo, afferma la propria eccezionalità, realizzando una vita “sublime”.
D’Annunzio inserisce molti rimandi mitologici/Storici (come aveva già fatto in Maya)
1) Definisce l’aereo Dedale; in ricordo di Dedalo che, per sfuggire dal labirinto di Creta, dove il re Minosse l’aveva rinchiuso, aveva costruito per sé e per il figlio Icaro delle ali con penne d’uccello.
2) D’Annunzio contrappone il rischio della morte che rende gli uomini eroi, al mito di Circe, che trasforma gli uomini in bestie.
3) Le gare aree vengono paragonate alle Olimpiadi della Grecia.
4) La macchina viene presentata anche come uno strumento di guerra; perché il vincitore era colui che possedeva maggiore forza fisica, audacia, non aveva paura del pericolo e della morte e si accaniva contro le altre persone.
5) La statua della Vittoria: simbolo dell’eternità, e che rappresenta l’arte classica, la bellezza eterna e la continuità della civiltà occidentale.
6) La statua non è più rinchiusa in un museo “triste e ingombro”, separa l’arte dalla vita, ma viene esposta tra la folla e la gara, ritrovando così la sua funzione originaria: celebrare l’impresa e l’eroismo.
Le Laudi
È un ciclo di 7 liriche a cui affida la summa della sua visione e che devono laudare/celebrare ogni aspetto del reale —> devono diffondere il verbo di VateIl titolo è “Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi”.
Nel 1903 erano terminati e pubblicati i primi tre, Maia, Elettra, Alcyone (i titoli derivano dai nomi delle stelle delle Pleiadi).
Anche questa costruzione rimane incompiuta.
Un quarto libro, Merope, viene pubblicato nel 1912, raccogliendo le Canzoni delle gesta d'oltremare, dedicate all'impresa coloniale in Libia.
Il quarto libro, Asterope, comprende le poesie ispirate alla Prima guerra mondiale.
Gli ultimi due libri, pur annunciati, non vennero mai scritti.
Maia (il sottotitolo è “Lode alla vita”)
È primo libro; è un lungo poema unitario di oltre ottomila versi.
Novità formale: d'Annunzio adotta il verso libero: quindi la lunghezza dei versi non segue uno schema e ci sono rime ricorrenti senza schema fisso.
Il vero libero rispecchia il carattere intrinseco del poema, che si presenta come carme ispirato, profetico, pervaso di slancio dionisiaco e vitalistico.
L’intento di d'Annunzio è dare voce alla sua ambizione panica e raccogliere tutte le infinite e diverse forme della vita e del mondo.
Il linguaggio è enfatico, ridondante e declamatorio.
Il poema è la trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia realmente compiuto da d'Annunzio nel 1895, che rappresenta l'immersione in un passato mitico, alla ricerca di un vivere sublime, divino, all'insegna della forza e della bellezza.
L'«io» protagonista si presenta come eroe «ulisside», pronto a sprezzare ogni limite e divieto pur di raggiungere le sue mete.
Essendo che il passato modella su di sé il futuro da costruire, d’Annunzio ha fiducia nel fatto che l'orrore della modernità industriale si trasformerà in nuova forza e bellezza, equivalente a quella dell'Ellade, questa idea lo porta a celebrare aspetti tipici della modernità (il capitale, l'industria, le macchine), poiché esse racchiudono in sé possenti energie, che possono essere indirizzate a fini
eroici ed imperiali. Svolta Radicale
Elettra
In questo 2 libro prevale l'oratoria della propaganda politica diretta.La funziona che l’Ellade svolgeva in “Maia”, ora è svolta dalle antiche città italiane (Medievali e Rinascimentali ), ora lasciate ai margini della vita moderna, che conservano il ricordo di un passato di grandezza guerriera e di bellezza artistica: quel passato su cui si dovrà modellare il futuro.
Con quest’opera d'Annunzio si propone esplicitamente come "vate" di futuri destini imperiali, coloniali e guerreschi dell’Italia.
Alcyone
A differenza degli altri 2 ha come tema lirico la fusione panica con la natura e un atteggiamento di evasione e contemplazione.Il libro, comprendente 88 componimenti, è come il diario ideale di una vacanza estiva, dai colli fiesolani alle coste tirreniche tra la Marina di Pisa e la Versilia
Le liriche sono state scritte tra il 1899 e il 1903, e sono state successivamente ordinate in uno schema che segue la parabola della stagione, dalla primavera a settembre.
La stagione estiva è vista come la più propizia ad eccitare il godimento sensuale, a consentire la pienezza vitalistica.
L’io del poeta si fonde col fluire della vita del Tutto, si identifica e fonde con le varie presenze naturali, animali, vegetali, minerali, e attinge a una condizione divina.
C’è una ricerca di sottile musicalità, che tende a dissolvere la parola in suono.
Il linguaggio è ricco di analogie e immagini.
Alcyone è vista come poesia "pura" libera dalla violenta vitalità «dionisiaca», e dalla prefigurazione di un futuro di rinata romanità imperiale e l'«ulissismo».
In realtà Alcyone in queste poesie la presenza del superuomo sta proprio nella capacità di fondersi con la natura, andando oltre ogni limite umano.
Il gioco straordinario delle immagini, la musicalità della parola, la tensione retorica, la presenza di interrogazioni, esclamazioni, enumerazioni ridondanti, contribuiscono a cogliere ed esprimere l'armonia segreta della natura, raggiungere e rivelare l'essenza misteriosa delle cose.
La sera fiesolana - Alcyone
Fu scritta nel giugno del 1899 e pubblicata nel novembre dello stesso anno nella “Nuova Antologia",prima di essere raccolta nel terzo libro delle Laudi (1904).
Metrica: tre strofe di quattordici versi (il verso è libero); raccordate da "riprese" di tre versi, ispirate al Cantico delle Creature di San Francesco ("Laudata sii"), ma in chiave laica e vitalistica.
È ambientata in una sera di giugno a Fiesole, la collina di Firenze, vicino a Settignano, il luogo dove in quegli anni il poeta viveva insieme alla compagna Eleonora Duse nella Villa della Capponcina.
È una poesia melodica: la trama è sonora e le terzine fanno quasi da ritornello.
-Il poeta si rivolge a un “tu” indefinito, forse la donna amata
Stile: aulico, le parole sono ricercate, figure retoriche (sinestesia, metafore, anastrofe ecc)
Ogni strofa, svolgendo un suo motivo, è autonoma dalle altre e forma quasi una lirica a sé; tanto che, nella prima pubblicazione sulla "Nuova Antologia" nel novembre del 1899, ciascuna recava un titolo particolare.
Temi Chiave
• La personificazione della sera in una figura femminile («viso di perla»)
• Sensualità e liturgia
• Fusione fra paesaggio e stato d’animo del poeta -> Panismo
Prima strofa
Il titolo originario era La natività della luna: infatti in questa strofa il poeta descrive alla donna con parole fresche, il sorgere della luna che sembra un'apparizione divina.Non viene descritto il sorgere effettivo della luna, ma attraverso le suggestioni si evoca l’attimo che precede l’evento: la campagna si sente come sommersa dal gelo notturno (tatto) sotto la sua luce (vista) e trova la pace anche senza vederla.
Seconda strofa
Nella seconda strofa prevale l’aspetto musicale: la parola tende a dissolversi in puro suono.Le parole dà fresche diventano dolci come il rumore dolce della pioggia, infatti il titolo era La pioggia di giugno, che segna la fine della primavera.
L’autore descrive l’effetto della pioggia sulla vegetazione.
Terza strofa
La tematica é il motivo amoroso e la sensualità panica e naturalistica.In questa strofa la sospensione mitico-religiosa è rappresentata dai fiumi che parlano nel «mistero sacro» dei monti, dall'ombra degli «antichi» rami, che alludono alla forza erotica che pervade la natura ed in cui l'uomo si immedesima.
Le colline sembrano labbra chiuse che aspettano di rivelare il loro segreto; ossia la vita piena e gioiosa, di esperienze amorose sublimi, e di bellezza oltreumana.
La poesia si conclude con lo svanire della sera nella notte e nella comparsa delle prime stelle.
La pioggia nel pineto - Alcyone
Composta nell'estate del 1902 o 1903, è esemplare del virtuosismo metrico e verbale di d'Annunzio presente in Alcyone, rappresenta la fine dell’estateL'ambientazione è Marina di Pisa e la destinataria Eleonora Duse, chiamata Ermione, come la figlia di Elena e Menelao.
Il verso è libero e lo schema di rime e di assonanze è libero.
La poesia descrive una passeggiata con la sua amata in una pineta.
I 2 amati vengono sorpresi e un temporale estivo, la pioggia avvolge l’atmosfera, e il poeta si focalizza sugli aspetti udiviti, infatti invita la donna a tacere per sentire il rumore della natura, che suona come un concerto, e porta i due amati a immedesimarsi sempre di più nella natura, arrivando a una completa metamorfosi
La parola diventa musica
Le 4 strofe di 32 versi sono organizzate come i movimenti di una sinfonia della pioggia, in cui il poeta distingue il suono diverso delle varie voci della naturaL’obiettivo di d’Annunzio è trasformare la parola in musica.
L’ “io poetico” coincide con l’autore, e il poeta vuole esprimere la corrispondenza tra la parola poetica e la realtà oggettiva; la parola infatti è come una formula magica in grado di svelare l'essenza, misteriosa e segreta, delle cose.
L’intima fusione tra uomo e natura: panismo e metamorfosi
Il soggetto umano si identifica con la vita vegetale, e l'identificazione culmina nell'ultima strofa, in cui i due personaggi si lasciano andare al piacere delle sensazioni, si verifica così una vera e propria metamorfosi.Gli strumenti musicali
La frammentazione dei versi liberi tende a riprodurre la pluralità di presenze e di voci che si affollano nella pineta sotto le fitte gocce di pioggia.La modulazione fonica è data anche dalla variazione di timbri chiari/ timbri scuri, (Es: canto delle cicale e canto delle rane).
Molto frequente è anche l’uso di figure retoriche: l'anafora, (serie dei «piove» nella prima strofa); ma anche l'epifora, allitterazioni, paronomasie, ripetizioni che creano una sorta di melodia di ritornello.
Il nome della donna è sempre collocato al termine del periodo sintattico e della strofa.
Ci sono molti verbi («Taci», «Ascolta», «Odi?»), che suonano come l'invito a partecipare al mistero della fusione panica con la natura vegetale, officiato dalla pioggia che purifica.