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Gabriele d'Annunzio

Gabriele d’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863, terzo di cinque figli. Dopo varie esperienze letterarie, nel 1879 esordì con Primo vere, ispirata alle letture dei classici e in qualche modo sollecitata dall'influenza che le Odi barbare di Carducci ebbero su di lui. Nel 1881, d’Annunzio si trasferì a Roma sperando di laurearsi, ma invano. Iniziò a collaborare con vari giornali e riviste. Nel 1883 sposò Maria Hardouin e l’anno dopo ebbe un figlio, Mario, e in seguito Gabriellino. La sua situazione economica era precaria e il suo lavoro non gli fruttava molto. Nel 1887 d’Annunzio lasciò la moglie dopo la nascita del terzo figlio, Veniero, e si mise con Barbara Leoni, pubblicando Il piacere.
Per fuggire ai creditori si trasferì a Napoli, intrecciando una relazione con un’altra donna. Grazie a l’Innocente stava diventando famoso in tutta Europa e terminò il romanzo Trionfo della morte. Nel 1895 partì per un viaggio in Grecia e di ritorno, a Venezia, incontrò Eleonora Duse.

Alle porte del Novecento, si ritirò in Toscana e si dimostrò un esponente della Destra. Nel 1903 pubblicò il suo capolavoro, l’Alcyone e poco più tardi partì per un esilio volontario in Francia. Rientrò in Italia soltanto agli inizi della Prima Guerra Mondiale, giocando un ruolo decisivo nello spingere il Paese a combatte-re. Diventò quindi un poeta-vate che influenzava molto l’opinione pubblica, tanto da organizzare una spedizione verso Fiume parlando di vittoria mutilata. Preda delle droghe, si allontanò dalla vita pubblica e morì il 1° marzo 1938.

Pensiero e poetica

D’Annunzio è uno scrittore che ha interpretato molto bene la fase di crisi del Regno d’Italia e i cambiamenti culturali e sociali alle porte dei conflitti mondiali. Seppe dare nuova luce al ruolo dell’intellettuale, che oscilla tra i vari movimenti europei di fine Ottocento.
Il gusto prevalente è quello tipico dell’Estetismo, di cui d’Annunzio è uno dei maggiori esponenti italiani. È determinato a mostrare tutti gli aspetti dell’esistenza, ad enfatizzare i sensi e la passione per la bellezza, l’armonia, la natura. Tuttavia, il poeta presenta una visione aristocratica della vita, elitaria e raffinata, che esclude le masse. Fu lui stesso ad affermare che bisogna «vivere la vita come un’opera d’arte».

Come Carducci, che lo influenzò molto in gioventù, d’Annunzio assume come suo punto di forza il classicismo, soprattutto la mitologia greca e lo stile dei latini. I suoi viaggi in Grecia e il contatto con le rovine delle città riportate alla luce (Pompei ed Ercolano) alimentarono in lui questa nostalgia del passato.

Cruciale è l’interesse per le opere di Nietzsche, tramite il quale il poeta si interessa al superuomo, alla razza superiore e dunque inasprisce il suo disprezzo per il volgo. Diventa strettamente antidemocratico e contro il Parlamento italiano, corrotto e poco efficiente. D’Annunzio e i suoi personaggi sono favorevoli al progresso e si servono delle nuove tecniche e scoperte per migliorarsi.

D’Annunzio elaborò una lingua piena di grecismi, latinismi, moderni schemi europei e varie scelte elitarie. Secondo lui, infatti, proprio nelle parole risiedeva la forza creatrice di un poeta. Enciclopedie e vocabolari gli furono d’aiuto nel cercare anche parole desuete. In conclusione, la lingua dannunziana può essere definita come “lingua-mosaico”.

A livello politico, d’Annunzio influenzò parecchio il Fascismo, ma di fatto non aderì mai al partito. Inven-tò dei motti, degli slogan ripresi da Mussolini (Memento audere semper), ma i suoi rapporti con il Duce non erano semplici. Per i suoi precedenti interventi nella storia italiana e il suo spirito nazionalistico, non-ché il sostegno popolare, d’Annunzio finì con l’essere isolato e ridimensionato, poiché Mussolini temeva potesse intralciare i suoi piani.

Il successo di d’Annunzio fu dunque decretato essenzialmente dal clamore, lo scandalo, i miti e infine anche dalle sue abilità linguistiche. Se agli inizi era ancora uno studentello dietro ai giornali, con gli anni accrebbe la sua fama, anche se non risolse mai i suoi problemi economici. Nella prima metà del Novecento, tuttavia, comincerà ad essere disprezzato da alcuni poeti del calibro di Gozzano e Palazzeschi, che si riterranno anti-dannunziani.

Alcyone

Alcyone esce alle fine del 1903 e si presenta come il terzo libro delle Laudi. L’opera si apre con un poeta che vuole staccare dalla precedente e intensa attività politica e produzione letteraria, trovando conforto negli ultimi giorni di primavera, pronto ad accogliere l’estate. D’Annunzio cerca nel contatto con la natura una fonte di relax. La poesia più celebre della raccolta, La pioggia nel pineto, descrive bene la fusione dei protagonisti, il poeta e una certa Ermione (alias Eleonora Duse), mentre attraversano una pineta della Versilia. Dopo una stagione piena di sensualità ed energia si piomba nell’autunno, malinconico perché anticipa i segni della decadenza e della morte.
Per d’Annunzio, la Versilia è come l’antica Grecia e i suoi miti, per lui è l’eccellenza e la definisce come un paradiso perduto, dove immagina di vedere anche ninfe, satiri e dei. È qui che il poeta comprende che il tempo è ciclico e scorre inesorabilmente in avanti.

L’opera è composta da 88 liriche che seguono un filo conduttore preciso, quello della vita che scorre. Do-po un proemio (La tregua), d’Annunzio riprende il tema di Nietzsche dell’antitesi Dioniso-Apollo. Il primo era il dio delle feste, del vino, degli eccessi, mentre l’altro rappresentava la riflessione personale e la contemplazione del mondo. D’Annunzio arriverà ad identificarsi con il dio Pan, emblema della Natura stessa, e tramite il processo di fusione con la vegetazione insieme ad Ermione riprende il tema delle metamorfosi di Ovidio. Inoltre, compare anche il motivo orfico: d’Annunzio parla dei propri scritti come dei figli, dei canti nati dalle ninfe, dal rumore delle onde o del vento… tutto questo è un collegamento al mito di Orfeo che, secondo la tradizione, produceva un canto straordinario.

In questo contesto, il superuomo di d’Annunzio si rende conto di essere solo e le sue aspirazioni stanno andando in frantumi in vista della morte. A tal proposito, bisogna essere indotti ad assaporare la pienezza della vita e della natura. Il tono è sacrale, solenne e il lessico aulico. Evidente è il ricorso frequente alla sinestesia e l’importanza attribuita ai suoni e alle immagini simboliche. Il vocabolario adoperato è ricco di espressioni e termini tecnici e specifici.

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