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Concetti Chiave

  • Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896, è un poeta che ha vissuto eventi significativi come la Prima Guerra Mondiale e ha interagito con una cerchia di intellettuali del suo tempo.
  • La sua opera principale, "Ossi di Seppia", pubblicata nel 1925, riflette un pessimismo esistenziale e una visione del mondo caratterizzata da dolore e solitudine.
  • Montale ha esplorato la relazione tra poesia e conoscenza, sostenendo che la poesia deve coinvolgere emotivamente il lettore piuttosto che offrire insegnamenti diretti.
  • Il poeta ha utilizzato simboli come il mare e la terra per rappresentare le dualità della condizione umana, oscillando tra libertà e privazione.
  • Nel 1975, Montale ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura, riconoscendo il suo contributo alla sensibilità artistica e alla comprensione dei valori umani.

In questo appunto viene analizzato Eugenio Montale, con particolare attenzione alla sua vita e alle sue opere, descrivendo e riportando le maggiori caratteristiche.
Eugenio Montale: biografia, pensiero e opere del famoso poeta italiano articolo

Indice

  1. Eugenio Montale: ripercorriamo le tappe della sua vita
  2. Montale: la visione pessimistica della vita
  3. Il pessimismo di Montale: Ossi di seppia

Eugenio Montale: ripercorriamo le tappe della sua vita

Eugenio Montale nasce a Genova, il 12 ottobre del 1896.
Ragazzo appassionato di musica, frequenta le scuole tecniche ottenendo, nel 1915, il diploma di ragioniere.
Nel 1917 partecipa, con il grado di sottotenente di fanteria, alla Prima Guerra Mondiale: questo evento segnerà una radicale svolta nella sua vita. Nel corso del dopoguerra frequenta una cerchia di letterati che sole riunirsi intorno al circolo culturale del “Caffè Diana”, stringendo rapporti di amicizia con le personalità più emergenti dell’epoca. Negli stessi anni studia filosofia.
Collabora poi con diversi altri intellettuali su riviste e quotidiani quali (in ordine cronologico): “Primo tempo” di Giacomo Debenedetti (mel 1922), “Rivoluzione liberale” e “Boretti” di Piero Gobetti, “Solaria”, “Corriere della Sera” (nel 1948) e “Corriere d’Informazione” (nel 1954, come critico musicale).
Montale inizia a pubblicare i suoi scritti a partire dal 1925, con la prima edizione della raccolta di versi “Ossi di Seppia” e tre anni dopo pubblica la seconda edizione.
In quello stesso anno firma il “Manifesto culturale degli intellettuali antifascisti”, col quale dichiara esplicitamente il dissenso civile e politico nei confronti della dittatura).
Si trasferisce poi a Firenze, dove conosce donne muse ispiratrici della sua opera. Tra esse vi è Drusilla Tanzi (il cui pseudonimo nelle poesie è Mosca), che diventerà sua moglie nel 1962.
Nel 1939 pubblica la sua seconda raccolta poetica, “Le occasioni”, presso l’editore Einaudi.
Nel 1945 fonda il quindicinale “il Mondo” insieme ad altri intellettuali.
Nel 1946, dopo aver ospitato nella sua casa Umberto Saba e Primo Levi perseguitati per motivi razziali, Montale si iscrive e collabora al Partito d’Azione.
Nel 1948 pubblica il "Quaderno di Traduzioni" nel quale interpreta alcuni dei maggiori poeti antichi e moderni della letteratura inglese, tra i quali Shakespeare.
Dopo anni di silenzio, esce nel 1971 “Satura”, una raccolta di versi che segnano una decisiva svolta nell’ambito della sua poetica. Quest’opera comprende anche una serie di epigrammi, gli Xenia, dedicati alla moglie scomparsa.
Nel 1967, Montale è nominato senatore a vita e nel ’74 riceve una laurea ad honorem dall’università di Basilea.
Nel 1975 riceve il Premio Nobel per la letteratura “per aver interpretato con grande sensibilità artistica, valori umani nel segno di una visione della vita senza illusioni”.
Montale muore a Milano, il 12 settembre del 1981.
Per ulteriori approfondimenti su Montale vedi qui

Montale: la visione pessimistica della vita

Montale è stato definito il “poeta della disperazione”: chiuso in un freddo e insensibile dolore, proietta il suo “male di vivere” sul mondo circostante, dando origine ad una sofferenza non solo umana, ma addirittura cosmica e universale.
Vivere è come andare lungo una muraglia “che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia” (da “Meriggiar pallido e assorto”).
Per lui la vita è una terra desolata in cui gli uomini, gli oggetti e la natura sono soltanto squallide e nude presenze senza significato. La visione pessimistica dell’esistenza, che però non significa isolamento e rifiuto di vivere, lo spinge verso l’impegno a oggettivare le cose, i paesaggi. Anche i sentimenti più astratti trovano la loro definizione in “oggetti” ben definiti e concreti.
Anche la parola, dunque, non può aspirare a raggiungere l’assoluto in quanto essa deve prima confrontarsi con il reale. Gli oggetti, le immagini, le voci della natura diventano per lui degli “emblemi” in cui è trascritto, in forme oscure, il destino dell’uomo, nell’infelicità di una condizione e di una condanna esistenziale che non può offrire né certezze né illusioni. È un destino che l’uomo non può accettare ma contro di cui non può neanche ribellarsi. Montale è però alla ricerca di un varco da cui poter fuggire per salvarsi.
Montale svolge un’ulteriore analisi riguardante il rapporto tra la poesia e la conoscenza: poiché la poesia riflette una realtà cifrata e inconoscibile, la poesia non può insegnare nulla (non è vista come fonte di educazione e di elevazione spirituale).
La poesia è, per Montale, il manifesto della non-conoscenza e deve coinvolgere il lettore in un bisogno di espressione e partecipazione, di fronte all’urgere delle problematiche esistenziali. Infatti, si rivolge direttamente all’interlocutore, richiamandolo col “tu” e usando un tono discorsivo e colloquiale. Non viene meno la funzione della poesia come indagatrice su questa condizione dell’uomo novecentesco, assumendo il valore di una sorta di “testimonianza”.
Per ulteriori approfondimenti sul pensiero di Montale vedi qui
Eugenio Montale: biografia, pensiero e opere del famoso poeta italiano articolo

Il pessimismo di Montale: Ossi di seppia

Questa prima raccolta comprende le liriche montaliane composte a partire dal 1916. Gli “ossi di seppia”, che danno il titolo all’intera opera, simboleggiano l’aridità dell’intero universo montaliano. Essi possono galleggiare felicemente nel mare, oppure essere tristemente condotti sulla spiaggia come dei relitti. La prima possibilità è la più difficile da attuarsi.
I due simboli dominanti sono, dunque:
  • Il mare: simbolo della beatitudine naturale, della libertà e della felicità
  • La terra: sede della privazione, dell’esilio, del rapporto sociale e del sacrificio. È il luogo-emblema dei limiti della condizione umana
All’uomo non resta che accettare “senza viltà” la vita su una terra desolata e su un universo disgregato e franante.
Per ulteriori approfondimenti su Ossi di seppia vedi qui
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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della Prima Guerra Mondiale nella vita di Eugenio Montale?
  2. La Prima Guerra Mondiale segna una radicale svolta nella vita di Montale, influenzando profondamente la sua visione del mondo e la sua poetica.

  3. Come si manifesta il pessimismo nella poetica di Montale?
  4. Montale è definito il "poeta della disperazione", proiettando il suo "male di vivere" su un mondo percepito come desolato e privo di significato, dove la vita è paragonata a una muraglia con cocci aguzzi di bottiglia.

  5. Qual è il significato degli "ossi di seppia" nella prima raccolta di Montale?
  6. Gli "ossi di seppia" simboleggiano l'aridità dell'universo montaliano, rappresentando la dualità tra il mare, simbolo di libertà e felicità, e la terra, emblema di privazione e sacrificio.

  7. In che modo Montale si relaziona con la poesia e la conoscenza?
  8. Montale considera la poesia come un manifesto della non-conoscenza, ritenendo che essa non possa insegnare nulla, ma debba coinvolgere il lettore in un'esperienza di espressione e partecipazione alle problematiche esistenziali.

  9. Quali riconoscimenti ha ricevuto Montale durante la sua carriera?
  10. Montale è stato nominato senatore a vita nel 1967 e ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1975, riconosciuto per la sua sensibilità artistica e la sua visione della vita senza illusioni.

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