Eugenio Montale è considerato uno dei più grandi poeti del secolo. Nasce nel 1896 a Genova e muore e Milano nel 1981. Ebbe una vita piuttosto lunga nella quale ha attraversato tante esperienze poetiche in maniera personale perché pur attraversano esperienze diverse non è mai etichettabile in una precisa scuola o gruppo. Ha una sua personalità e riesce a passare attraverso queste esperienze con una sua voce poetica.
Apparteneva a una famiglia benestante, suo padre era un industriale e aveva una villa a Monterosso (Cinque Terre) dove la famiglia trascorreva le vacanze. Non fu indirizzato a studi classici perché era di salute cagionevole e probabilmente non avrebbe retto. Andò a fare gli studi di ragioneria considerati più leggeri. Ma lui aveva una propensione per l letteratura, per l’arte e quindi studia e legge per conto suo attraverso la guida della sorella; quindi la preparazione dietro c’è.
Contemporaneamente si dedica alla studio della musica perché aveva velleità di diventare un cantante lirico e per questo era l’incubo dei vicini di casa. Non seguì questa strada, ma queste conoscenze musicali gli serviranno quando lavorerà come giornalista al Corriere della Sera dove si occuperà anche del settore musicale perché era in grado di fare recensioni di questo tipo.

Sono importanti i soggiorni a Monterosso per il paesaggio ligure, che è un paesaggio assolato, arido. Soprattutto nella prima raccolta Ossi di seppia si sente questa influenza. Importante sarà anche la conoscenza, sempre a Monterosso, di Anna degli Uberti, una ragazza romana che trascorreva li le vacanze. Questa influenzerà l’immaginario poetico e nelle poesie viene chiamata Annetta o Arletta. Nel 1917 partecipa alla guerra. Nel 1925 pubblica la sua prima raccolta Ossi di seppia presso l’editore Gobetti (antifascista che morì per le percosse subite da un gruppo di squadristi). Sottoscrive Il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce, che raggruppava tutti coloro che si dichiaravano antifascisti.
Contribuisce a far esplodere il cosiddetto caso Svevo. Montale sarà quello che censisce positivamente l’ Italia.
Nel 1927 si trasferisce a Firenze, che lui considera il centro della cultura italiana e la cultura in questo momento viene vista come un valore, qualcosa di importante contro la rozzezza, l’ignoranza imperanti. Diventa direttore del gabinetto Bieusseux (pronuncia Biossò), uno degli esponenti del cattolicesimo liberale toscano, il famoso gruppo dei liberali cattolici amici di Leopardi che lo sostengono economicamente. Montale diventa direttore della biblioteca di questo gabinetto.
Rifiuta di tesserarsi al partito fascista (operazione obbligatoria per tutti coloro che lavoravano per lo stato dall’impiegato, al professore universitario) e quindi perde il lavoro. In Italia ci furono 12 professori universitari che si rifiutarono di tesserarsi. Si trasferisce a Milano dove lavora come redattore al Corriere della Sera. A Milano conosce Thomas Stern Eliot e su influenza di Eliot e di altri intellettuali (frequentando il caffè delle giubbe rosse cioè dove si trovavano gli intellettuali) tre cui Vittorini siciliano di origine e ha fondato la rivista Il Politecnico riprendendo il titolo di un’altra rivista che era stata di Carlo Cattaneo, intellettuale lombardo che era stato anche quello che aveva ipotizzato un Italia liberale.
Quindi con Vittorini che è animatore della politica italiana del secondo dopoguerra ed è anche colui che pubblicò Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Quando Rigoni Stern tornò dalla guerra era un perfetto sconosciuto (aveva fatto la scuola di avviamento) si presenta ed ha questi appunti di guerra che ha stilato nel corso delle vicende, viene indirizzato da Vittorini ed è lui che gli dà la veste letteraria. Vittorini curava anche la collana, era editor di Einaudi, come anche Pavese.
Nel caffè Montale è a contatto con tutta questa gente. C’è Vittorini, c’è Gadda, grandissimo scrittore e ingegnere lombardo di professione ma letterato di vocazione. I suoi libri sono difficili perché quando scrive fa un’operazione chiamata pastiche cioè usa un linguaggio che è un misto tra forestierismi vari, linguaggio aulico letterario, forme dialettali. È un grandissimo scrittore e linguisticamente è uno sperimentalista. Si rifà alla tradizione degli scapigliati. Carlo Alberto Pisani Dossi era uno scapigliato che metteva in mostra nei suoi romanzi uno sperimentalismo linguistico spiccato. Gadda si rifà a quest’ultimo. Quindi un ambiente culturalmente molto vivace. In questo ambiente conosce anche Elio con il quale c’è una parentela a proposito della poetica del correlativo oggettivo = un oggetto rappresenta un’idea, ha un correlativo sul piano oggettivo, ma a volte abbiamo solo l’oggetto, oppure abbiamo solo l’emblema allegorico e quindi diventa difficile la poesia. In questo periodo si avvicina a Dante; uno dei poeti che ispirano Montale è Dante e soprattutto l’allegorismo dantesco. In Italia c’è la grossa influenza di Dante su Montale; fuori dall’Italia troviamo per esempio Borges (argentino) che è stato un grandissimo scrittore (libro Alef); ha anche tradotto Dante nella sua lingua. Poi è stato un po’ sfortunato perché fu il più grande poeta dell’Argentina durante il periodo di dittatura dei colonnelli.
Sempre del periodo milanese è l’incontro con Lilla Barneys, una grande studiosa della lingua italiana, americana che viene qui per studiare l’italiano ed è l’ispiratrice della raccolta Le occasioni, raccolta dedicata a lei del 1939.
Nello stesso anno Montale va a convivere con Brusilla Tanzi, con la quale si sposerà nel 1962.
Negli anni 45/46 si iscrive al partito d’azione. Era contrario sia al Pc che la Dc che rappresentavano per lui due identità che non lasciavano libertà; le chiamava le due chiese, la nera (dc) e la rossa (pc).
Nel 1956, a guerra ultimata (Montale vede la guerra come un male esistenziale, non come evento storico in sé) pubblica la sua terza raccolta, La bufera e altro (il titolo fa riferimento alla guerra e bufera perché è qualcosa che spazza via tutto). Raccoglie anche tutti gli scritti che fece anche come giornalista. Nel 1956 esce La farfalla di Dinard che raccoglie prose narrative scritte per il Corriere della Sera. Nel 1966 pubblica Autodafè (che era quello che firmavano gli eretici nella Spagna del 500 quando venevano sottoposti a processo e poi si dichiaravano colpevoli).
Nel 1969 abbiamo la raccolta di reportage Fuori di casa.
Negli anni 49/50 va ricordato l’amore per Maria Luisa Spaziani, una poetessa italiana che viene chiamata Volpe nella raccolta La bufera e altro e rappresenta la concezione dell’amore completamente opposta a quella di Irma Brandeis detta Clizia. Uno è l’amore spirituale (Clizia), l’altro è l’amore terreno, sensuale (Volpe).
Dopo il 1956 c’è una lunga pausa poetica in cui l’autore non scrive più poesie. Quando riprende nel 1971 con Satura ha cambiato completamente stile perché lo stile diventa diari stico, prosaico, vicino alla quotidianità; Piove ne è un esempio. È un Montale diversissimo.
Mentre il primo Montale è un Montale aulico, letterario, difficile (Ossi di seppia), il Montale di Satura è tutta un’altra cosa (ha uno stile addirittura prosaico) perché Montale si è auto convinto che nella società moderna soggetta alla massificazione, alla spersonalizzazione, in cui gli individui sono automi, non è più possibile fare poesia. in una società del genere dove l’individuo è massificato, spersonalizzato, ha perso la sua individualità, non è più possibile fare poesia. La poesia ha bisogno di sentimenti, di qualcosa di vivo mentre questa società è piatta, anonima, quindi lui si convince che non sia più possibile fare poesia. ecco perché cambia completamente registro. Questo concetto lo ribadirà in tutte le opere dopo Satura nel Diario del 71/72 e nel 77 Quaderno di quattro anni e anche nel discorso pronunciato all’ Accademia delle Scienze di Svezia, nel 1975, quando è convocato per ricevere il premio nobel per la letteratura.
Nel 1981 muore a Milano, viene sepolto con tutti gli onori.

Poetica, psicologia e filosofia nel primo Montale

Montale ha attraversato tutte le esperienze poetiche. Lui stesso dice di esser partito attraversando d’Annunzio perché d’Annunzio è il poeta vate, il poeta imperante e Montale dice che è stato un poeta così presente che sarebbe un brutto segno non aver imparato nulla da d’Annunzio volendo dire che d’Annunzio non è un personaggio che si possa ignorare.
Quindi lui attraversa d’Annunzio anche se con esiti completamente diversi. Risente di influenze culturali oltre che poetiche varie, non solo italiane. Per quanto riguarda la poesia italiana il poeta che lo influenza molto è un poeta ligure, Camillo Sbarbaro e da cui assume la poetica dello scarto, del detrito, del residuo. Ecco che gli ossi di seppia sono uno scarto, lo scheletro di questo mollusco che il mare restituisce. La poetica dello scarto, del detrito, dell’aridità del paesaggio ligure è in comune con il poeta Sbarbaro.
Così come risente dell’influenza di alcune riviste culturali dell’epoca, in particolare La ronda, che è una rivista letteraria pubblicata in Italia e in cui troviamo un certo preziosismo linguistico che caratterizza in particolare Le occasioni, la seconda raccolta. Un'altra persona che influenzò Montale fu Emilio Cecchi che era un anglista (= studioso di letteratura inglese), che scriveva nella Ronda.
Poi ancora troviamo l’influenza di un filosofo francese, Etienne Boutroux (Butru) che è colui che ha elaborato la filosofia chiamata contingentismo; sostanzialmente Boutroux dice che le leggi naturali non sono valide universalmente ma sono contingenti e dà spazio soprattutto alla libertà dell’individuo, alle scelte individuali.
Poi un altro autore è un filosofo russo Scestov che è un seguace di Kierkegaard, e quindi abbiamo un avvicinamento all’esistenzialismo, all’idea di quello che è il limite della condizione umana, del relativismo della conoscenza..
Non sono comunque le uniche influenze, ci sono anche gli americani.

Ossi di seppia

È la sua prima raccolta poetica e siamo nel 1925. Il titolo rinvia alla poetica del detrito, dello scarto perché gli ossi di seppia sono lo scheletro di questi molluschi, che una volta che loro sono morti viene ributtato dal mare nella spiaggia. In questa raccolta si parte dal d’Annunzio panico, quello dell’Alcione, ma qui abbiamo situazioni diverse, una sensibilità che con d’Annunzio non ha niente da spartire; non abbiamo né l’idea del poeta vate, né esteta. Lo stesso panismo ci appare in maniera completamente diversa.
Sono importanti i simboli della terra e del mare perché la terra è il luogo dell’esilio dove l’uomo è costretto a vivere, luogo dell’ignoranza in quanto l’uomo è in una condizione di ignoranza rispetto alla realtà che lo circonda. Il mare può rappresentare cose diverse: può essere il luogo della beatitudine panica, ma può essere anche il luogo del mistero, dell’inconoscibile. L’atteggiamento da cui parte Montale è l’idea che l’uomo non conosce niente di ciò che lo circonda. Può solo sperare di avere una sorta di rivelazione, di trovare l’anello che non tiene e che quindi consente il varco all’essere, posto che ci sia perché l’essere potrebbe essere identificato anche con il nulla.
Quindi ogni tanto si presenta l’occasione, che poi in genere sfuma nel nulla, perché c’è qualcosa che impedisce di trovare l’anello che lo tiene. È quello che è il miracolo come quello che può essere il profumo dei limoni che rappresentano una epifania di questo assoluto che sembra esserci, ma non si arriva comunque alla conoscenza. Abbiamo questa atteggiamento disilluso, disincantato in cui il poeta non si aspetta niente. Da un punto di vista della scrittura la poetica di Montale è esattamente opposta a quella di d’Annunzio; lui dice che vuole “torcere il collo all’eloquenza”, = rifiutare l’eloquenza e tutte le strategie come metafore ecc..che è il contrario di quello che fa d’Annunzio con il suo stile ridondante. Invece Montale è sul fronte opposto, anche a costo di eccedere nel senso opposto correndo il rischio di creare una contro eloquenza. Dal punto di vista metrico c’è l’elaborazione della metrica tradizionale ma in forma libera, senza aderire a schemi prestabiliti.
La realtà tende a ridursi agli oggetti che lui elenca, che lui rappresenta, ma a differenza del simbolismo, senza la possibilità di arrivare a una conoscenza più profonda. Nel simbolismo l’oggetto rinvia alla realtà più profonda mentre qui non si riesce ad arrivare a questa realtà più profonda. E infatti l’atteggiamento del poeta è estremamente negativo, lui dice che possiamo solo dire ciò che non siamo e ciò che non vogliamo (ad esempio nel testo Non chiederci la parola pagina 210). La raccolta ossi di seppia in realtà è divisa in sezioni, di cui ognuna ha il suo titolo. Non chiederci la parola è il primo testo della sezione Ossi di seppia, ed è una sorta di manifesto, di dichiarazione della poetica, rivolta al lettore (infatti non chiederci la parola chi? Il lettore appunto). Però a differenza dei poeti del suo tempo il poeta non ha alcun messaggio positivo da rivolgere al mondo, perché non c’è questo messaggio positivo, perché la realtà è priva di significato, non ha nessun senso. In qualche momento può sembrare che ci sia l’illuminazione, l’anello che non tiene, il varco che spiega tutto, ma in realtà non si riesce mai ad arrivarci, è più un miraggio che una possibilità quindi l’uomo viene a trovarsi in una condizione di totale ignoranza. Ammesso che l’essere ontologicamente esista, potrebbe anche coincidere con il nulla. Ecco il nichilismo, la nientificazione. Sono tre quartine di vario metro che lui rielabora liberamente, senza seguire uno schema. C’è anche la rima eccedente, per cui non si conta l’ultima sillaba.


Spesso il male di vivere ho incontrato

Collegamento con il male di vivere leopardiano: nel Canto notturno del pastore errante dice “a me la vita è male”. Il male di vivere era un concetto romantico, originariamente l’incapacità del poeta romantico a vivere, l’idea che la vita è sofferenza. C’è un collegamento ma è svolto in maniera diversa perché non è un preromantico Montale; il concetto del male di vivere c’è. Addirittura questo concetto si concretizza in oggetti, in cose che lui incontra e notiamo questa tendenza a usare gli oggetti come l’equivalente del concetto.
Che rimedio c’è a questo male di vivere? La divina indifferenza, non è il buttarsi nella mischia come poteva essere per i romantici; l’eroe romantico poteva buttarsi nella mischia e cercare di dimenticare che esiste questo male di vivere mentre qui è l’indifferenza, cioè la capacità di staccarsi completamente da tutto. L’indifferenza è divina perché solo gli dei riescono a farlo oppure si potrebbe anche intendere che l’indifferenza è un dono divino ma Montale non è un credente, quindi è più probabile la prima interpretazione (atarassia) Quello è l’unico rimedio del male di vivere. Il verso martelliano è un doppio settenario cioè due settenari messi in fila nello stesso verso.


Il secondo Montale: Le occasioni


1939, siamo alla vigilia del secondo conflitto mondiale. La poesia delle occasioni è diversa rispetto a quella degli Ossi di seppia perché c’è una tendenza alla aulicità, al preziosismo, si va verso l’alto, c’è un innalzamento perché siamo in una fase in cui Montale vede nella cultura, nella poesia l’unica difesa contro la rozzezza, l’imbarbarimento del momento storico in cui sta vivendo (in Italia c’è il fascismo al quale lui non aderì che era obbligatorio per tutti coloro che facevano attività statali. Se si voleva lavorare si doveva avere la tessera fascista. 12 professori universitari in tutta Italia rifiutarono). Montale non accetta anche perché non crede nella politica, non nei termini in cui non ci crediamo noi oggi. La sua non adesione nasceva da un’idea precisa per cui l’uomo non riesce a incidere nella realtà mentre vede nella cultura, nella poesia l’unico baluardo contro la rozzezza del momento storico in cui si stava vivendo. Ecco quindi questo andare verso l’alto. È cos’ una poesia aulica, ricercata, in cui si parla addirittura di mono stilismo di matrice petrarchesca, il recupero della tradizione, possiamo parlare di classicismo, un recupero della migliore tradizione.

Come mai questo titolo? Le occasioni alludono alla possibilità che Clizia si riveli. Clizia è il nome fittizio (si riferisce al mito greco per cui Clizia una donna trasformata in girasole). Clizia è il nome che il poeta dà a Lilla Barneys (americana studiosa di Dante) che è una figura femminile in cui si sente molo l’influenza di Dante con lo stilnovo, la Beatrice della situazione, colei che porta beatitudine, cosi che porta a dio perché la sua apparizione suscita il desiderio di arrivare a Dio. Il contesto di Montale è laico però Clizia svolge queste stesse funzioni di rivelazione della salvezza. Quindi l’allegorismo dantesco qui è fortemente presente. In quest’opera infatti Montale sente l’influenza dell’allegorismo dantesco ma anche autori americani come Eliot, Blake, Ezra Paund (con l’accusa di essere un traditore venne in Italia).

Le occasioni sono quelle delle manifestazioni di Clizia. C’è anche un riferimento al fatto che c’è un oggetto che rappresenta il senso allegorico del concetto, idea, situazione e nasce da un’occasione particolare, quella che Montale chiama occasione spinta, cioè l’occasione che costituisce la spinta a pensare a quella cosa, che è rappresentata da un oggetto. Ad esempio nella poesia I limoni il profumo dei limoni costituisce l’occasione spinta alla rivelazione dell’assoluto a cui il poeta va vicino ma non raggiunge mai. In questo usare l’occasione spinta c’è una somiglianza con la poetica del correlativo oggettivo di Thomas Sterne Eliot. In realtà Montale tenderà sempre più a tacere l’occasione e a dire solo l’oggetto per cui diventa anche difficile interpretare questo oggetto.

Scheda sul nome di Clizia: figura del mito greco, mito raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi in cui la ragazza viene trasformata in eliotropo = girasole. Clizia ha molti dei caratteri della Beatrice dantesca nel senso che rappresenta la possibilità della salvezza pur non essendo una figura religiosa . Poi c’è Volpe, anche qui un nome fittizio, usato per indicare la figura femminile di Maria Luisa Spaziani, che rappresenta l’anti Clizia cioè la figura sensuale, concreta. Poi c’è l’Annetta o Arletta, ad esempio della Casa dei doganieri ispirata a Anna degli Uberti, romana che Montale aveva conosciuto a Monte rosso e che viene presentata nelle poesie di Montale come morta precocemente anche se in realtà non lo fu. Infine abbiamo la moglie Brusilla Tanzi detta Mosca che non ha le caratteristiche ne di Clizia ne di Volpe. Rappresenta la capacità di saper vivere con aderenza immediata, istintiva alla vita, non è la rivelazione o la donna sensuale, è quella che sa muoversi nella realtà a differenza del poeta e quindi per lui è un riferimento, una guida.
La poesia delle occasioni è difficile più che oscura perchè a volte non ci sono le informazioni che dovrebbero chiarire i passaggi e quindi diventa difficile.


Addii, fischi nel buio, cenni, tosse


Si sottolinea la spersonalizzazione degli individui, che sono automi. La massificazione della società. Gli automi appaiono murati dai corridoi, incapaci di uscire dai corridoi in cui sono intrappolati.


La casa dei doganieri


È quella che si trova alla dogana. Questa casa è un luogo abbandonato e dove il poeta nella sua giovinezza andava insieme a Annetta o Arletta. Quando il poeta scrive sono passati tanti anni e si rivolge a questa sua interlocutrice che non c’è più.
→Tema del ricordo di questo episodio e non sappiamo se Arletta abbia dimenticato o sia morta.
→La bussola, che dovrebbe rappresentare la possibilità di avere una direzione, non c’è perché va impazzita all’avventura. Ma neanche il caso aiuta perché il calcolo dei dadi non torna più. Quindi siamo in una situazione in cui il poeta si sente abbandonato a sé stesso: non funzione né la bussola che l’affidarsi al caso (dadi). Il calcolo dei dadi si potrebbe interpretare anche come che non si ripeterà più il caso fortunato che ci fece incontrare, mentre altre interpretazioni viene detto che non funziona né affidarsi al caso né alla ragione. Senza memoria l’individuo è soggetto alla dissipazione della memoria che è continua. L’unica cosa che consente di mantenere la sua integrità è la memoria. Il filo della memoria p un po’ come il filo di Arianna (Teseo lo usa per uscire dal labirinto e quindi salvarsi). La banderuola che gira rappresenta la perdita dei punti di riferimento.
Tema del mare: di questa vastità infinita in cui si rischia di perdersi e la luce che rappresenta un punto di riferimento ma che s accende raramente. Non è detto che sia il poeta quello che è legato alla vita vera. Fosse anche che lui è vivo e lei morta chi è legato alla vera vita? Può essere anche chi è vivo che non è legato alla vita vera, può essere lei rimasta anche se morta, legata alla vita vera. Non si sa chi va e chi viene. La parentesi indica qualcosa di accessorio che serve a precisare.

La poetica delle "occasioni" secondo Montale


Scritta nell’intervista immaginaria del ’46 in cui lui immagina di raccontare come è nata quella raccolta poetica.
Non pensai a una lirica pura = quella in cui c’è una ricerca dell’assoluto sia per quanto riguarda la parola che i contenuti espressi. Quindi una poesia che non ha altre finalità che sé stessa. Rimanda alla poetica del corrispettivo oggettivo di Thomas Sterne Eliot. Lui voleva esprimere l’oggetto e tacere l’occasione.


Il terzo Montale: La bufera e altro


Siamo nel 1956, subito dopo la seconda Guerra Mondiale che è stata una bufera (da qui il titolo) che ha spazzato via ogni cosa e quindi un dramma non solamente privato, ma collettivo e in cui al posto di Clizia, che è cristofòra, portatrice di cristo,nel senso di possibilità di salvezza (non nel senso cristiano), al posto di lei troviamo Volpe che rappresenta l’amore sensuale e la possibilità di salvezza privata, non per tutti come Clizia.
Mentre Clizia rappresenta la possibilità di salvezza per tutti, Volpe rappresenta la possibilità di salvezza solo per qualcuno. Si va verso una dimensione più soggettiva; addirittura troveremo delle personificazioni di questa possibilità di salvezza in esseri inferiori, negli animali, l’anguilla per esempio, quindi siamo a un livello ancora più basso rispetto a Volpe.

Il quarto Montale: la svolta di Satura

Il quarto Montale è quello che dopo il ‘56 decide che non è più possibile fare poesia perché siamo nella società del trionfo della spazzatura, nel senso che abbiamo una società caratterizzata dalla perdita dei valori, dalla massificazione dell’individuo, da una serie di connotati negativi quale l’alienazione dell’individuo. Il risultato è che la poesia che ha bisogno di alimentarsi di valori non può esistere. Quando riprende a scrivere nel 1971 cambierà tono, stile, caratteristiche, puntando verso il basso, alla prosaicità, allo stile comico medievale (stile medio usato anche da Dante) perché la realtà ha queste caratteristiche, c’è spazio solo per la satira, l’ironia.

Sceglie questo titolo satura ricollegandosi alla satura latina (satura tota nostra est scrive Quintiliano), l’unico genere totalmente romano (il termine veniva dal piatto satura lanx che si offriva alle divinità). Il termine satura nasceva da satura lanx che era un piatto variegato alludendo alla varietà dei contenuti. Quindi si parte da questa visione di essere sopravvissuti alla catastrofe della guerra che ha sommerso tutti i valori e che però non ha portato niente di alternativo, non ci sono nuovi valori. Poi si è persa la concezione di passato presente e futuro e si vive in un eterno presente (l’uomo di oggi ha solo la prospettiva del presente. Il mondo moderno vive in un eterno presente. In questo tempo somiglia al medioevo che non aveva prospettiva storica. I moderni sono simili perché non vogliono non possono presentare).

Il poeta che è più sensibile, recepisce prima degli altri in maniera più acuta, avverte queste tematiche e problematiche e le risolve a mondo suo. Dice che non è possibile fare poesia ma che possiamo fare satira, parodia, ironia, autoironia, auto citazione di sé stesso, ma non possiamo celebrare nessun grande valore. Di qui la prosaicità. Il personaggio che domina è quello della moglie, Mosca, che rappresenta la vitalità dell’insetto perché gli insetti sono gli unici che sopravvivrebbero a qualsiasi cosa perché non sono attaccabili ad esempio dalle radiazioni. L’insetto sta a rappresentare la vitalità istintiva, primordiale, senza farsi ingannare dalle apparenze. La moglie sta a rappresentare questo e nonostante avesse una forte miopia lui dice che ci vedeva meglio lei di lui. Quindi viene rappresentata la fisicità.
Alla moglie tra le tante poesie dedica Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Andamento endecasillabico, ma Montale si sente molto libero, addirittura arieggia l’esametro latino. Scritta dopo che la moglie era morta (erano stati insieme dal ’39 al ’63) e infatti si sente il tema dell’assenza, che è un tema della poesia di Montale.

Il quinto Montale: i Diari


L’ultimo montale, quello dei Diari del 1971, prosegue sulla linea di Satura in una direzione ancora più prosaica, più diacritica (lo si vede dal titolo).

E' ancora possibile la poesia?


È il discorso tenuto all’Accademia di Svezia quando andò a prendere il premio nobel assegnategli, in cui lui spiega perché non è più possibile la poesia nell’età moderna.
Democraticizzazione: si stanno rivolgendo a tutti ma nel senso peggiore perché scendono a livello del pubblico invece di cercare di educare un gusto nel pubblico.
E' molto pessimista sulle possibilità di fare poesia nei tempi moderni. La sua conclusione è che non è possibile ma non tutti sono d’accordo e solo il tempo dimostrerà chi aveva ragione.

La bufera e altro

Testo pubblicato nel 1956 dall’editore Neri Pozza inizialmente, e poi i diritti saranno acquistati da Mondadori. C’è il riferimento al secondo conflitto mondiale è stato un disastro, una bufera, con la possibilità di salvezza individuale.


L'anguilla

È una poesia del 1948 messa nella sezione Silvae ed è dedicata a questo animale. Anche con Montale siamo davanti a un poeta non molto ferrato in campo naturalistico perché attribuisce all’anguilla caratteristiche che non sono dell’anguilla ma sono del salmone. Infatti dice che l’anguilla vive nei mari del nord e poi per riprodursi risale le correnti dei corsi d’acqua. In verità le anguille vanno nel mar dei Sargassi a riprodursi, amano il caldo non il freddo e non risalgono i torrenti, quello lo fanno i salmoni. L’aspetto importante del testo è che l’anguilla viene assunta come emblema della vitalità istintiva, innata, senza schermi della ragione, la possibilità della salvezza in questo senso perché si passa da Clizia a Volpe fino all’animale che è puro istinto, pura vitalità. La poesia ha un unico lunghissimo periodo con la principale alla fine.

Una totale disarmonia con la realtà

Dichiarazione di poetica, siamo nel 1951. Avendo cercato di non essere attinente ai fatti storici, anche se i fatti sarebbero stati diversi la sua poesia non sarebbe cambiata. L’artista destinato alla gloria sa cogliere la vita umana nella sua essenzialità e per questo attraversa i secoli.

I limoni

Con Ossi di seppia siamo nella fase del primo montale, dove il paesaggio era aspro in cui però c’è il momento ell’epifania in cui sembra rivelarsi l’assoluto. I limoni sono simbolo di una realtà quotidiana e consueta.
C’è la sensazione di essere vicini al quid, alla spiegazione del tutto; in realtà gli elementi che sembrano suggerire che c’è una risposta definitiva è solo un’illusione. La speranza che sembrava arrivata a compimento viene meno. La quotidianità non dà spazio alla riflessione dell’infinito. L’uomo si trova in una condizione di ignoranza e non può conoscere nulla, si pensa di essere vicini alla soluzione (limoni, anello che non tiene, filo da disbrogliare) ma non si arriva mai a questa conoscenza.

Meriggiare pallido e assorto


Indicare una condizione che, partendo da un dato di fatto, vuole alludere alla condizione esistenziale di tutti.
Mezzogiorno è il momento in cui il Sole è più alto in cielo. L’oggetto della muraglia viene assunto per indicare il senso della vita: camminare in una sola direzione, che è obbligata, senza conoscere nulla, perché la muraglia non può essere valicata. Per questo l’intuizione è di triste meraviglia.

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