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Opere di Montale

Ossi di Seppia: il primo libro di Montale

Le prime edizioni di Ossi di Seppia risalgono al 1925 e 1928.
È un'opera in cui confluiscono tendenze di poetica diverse, tra cui:
- L' avanguardia crepuscolare ed espressionista (Sbarbaro, Rebora)
- Il simbolismo (Pascoli, d’Annunzio)
- La restaurazione antiavanguardista
Il titolo rinvia all’immagine marina degli ossi di seppia, già presente in Alcyone di d’Annunzio. Essi possono galleggiare felicemente nel mare, oppure essere sbattuti sulla sabbia come inutili relitti. La seconda possibilità si sviluppa nella maggior parte dei casi: come l’osso di seppia gettato sulla sabbia, così il poeta è esiliato dal mare, escluso dalla natura e dalla felicità. I simboli dominanti sono quindi la terra e il mare.
Questa opera di Montale può essere considerata di formazione, dove al distacco del mare corrisponde l’accettazione della terra e della scelta morale.
Ossi di seppia delinea un percorso: al momento felice dell’incanto (infanzia e adesione panica alla natura), segue il disincanto (maturità).
Il libro si suddivide in 8 sezioni:
- Movimenti: opposizione mare-terra, natura-città, infanzia-maturità.
- Poesie per Camillo Sbarbaro
- Sarcofaghi: tema dell'infanzia e dell'adolescenza dalle quali bisogna dolorosamente distaccarsi.
- Altri versi
- Ossi di seppia: domina il movimento dello scarto, dell’osso di seppia abbandonato, della frantumazione e della dissolvenza delle cose del mondo, con una riflessione filosofica fenomenologica e esistenziale.
- Mediterraneo: parla del mare, dapprima con accezione positiva, ma in seguito man mano più negativa.
- Meriggi e ombre: ripiegamento esistenziale e introduzione di una figura femminile, Annetta o Arletta, una giovane fanciulla morta, che assume funzione di assistenza e protezione morale.

Le Occasioni: il secondo libro

Le prime edizioni risalgono al 1939 e 1940. L'opera raccoglie testi poetici scritti tra il 1928 e il 1940.
L'occasione è evento reale o immaginario dal quale si origina un testo poetico.
L'opera si divide in 5 sezioni:
I - figure femminili (Liuba, Dora Markus, Gerti)
II - Mottetti, presenza-assenza di Clizia e conseguenze
III - Tempi di Bellosguardo
IV e V - poesie più complicate ambientate prevalentemente in un interno in opposizione ad un esterno minaccioso.

Il libro venne scritto in un periodo che estrania gli scrittori dal contatto con la realtà sociale e col pubblico. Questa situazione storica e questa nuova condizione dell’intellettuale provocano un cambiamento di poetica. Lo stile si innalza e si purifica. Prevale uno stile classico di matrice petrarchesca e dantesca.
Si parla con Montale di classicismo modernista. Si torna alla metrica tradizionale, all’ uso dell’endecasillabo, e alla introduzione donna angelo.
Nell’intervista immaginaria del 1946, Montale definisce la poetica del suo secondo libro segnando la distanza tra esperienza propria e esperienza della “lirica pura”. Lui tenta nelle sue opere di rappresentare il carattere romanzesco della propria poesia, in cui tenta di eliminare i riferimenti alla vita interiore del soggetto, valorizzando invece al massimo l’oggetto.
Montale, prendendo spunto da Dante, introduce la figura femminile (Clizia), che diventa una donna-angelo in quanto assume la funzione di una salvifica (in termini laici) Beatrice dantesca: le sue apparizioni coincidono con momenti di rivelazione del Valore, che corrisponde a sua volta con la ragione e la chiaroveggenza. In assenza di Clizia (Irma Brandeis) Montale appare sconfitto e frustrato.

La bufera ed altro: il terzo libro

Le prime edizioni de La bufera ed altro risalgono al 1956 e 1957.
È il libro più maturo, più drammatico di Montale. Raccoglie poesie scritte tra il 1940 e 1954 che riguardano la guerra e il dolore, suddivise in 7 sezioni: Finisterre (la più importante), Dopo, Intermezzo, "Flashes" e dediche, Silvae, Madrigali privati, e Conclusioni Provvisorie.
Il titolo del libro sarebbe dovuto essere Romanzo: il libro presenta infatti le caratteristiche che Montale attribuiva al romanzo, come un filo narrativo, la descrizione di una vicenda precisa, inserimento di fatti di cronaca. Nel 1956 il libro esce con un titolo diverso perché venne a mancare allo scrittore la speranza di suggerire al lettore un itinerario e un messaggio positivi. La bufera indica la catastrofe dell’intera civiltà occidentale e allegoricamente rappresenta la Seconda Guerra Mondiale. La promessa di Clizia di una salvezza collettiva, in questo libro si disgrega.
Nelle poesie di questo periodo si riflettono gli orrori della guerra, le speranze del biennio 1945-46 (aderì al Partito d’Azione), le successive delusioni. Lasciano un segno profondo anche i lutti familiari (morte della madre, del padre, della sorella), il ricordo dell’infanzia passata e dell’adolescenza liguri, la lontananza da Irma Brandeis (Clizia) che torna negli USA, la malattia di Mosca (sua moglie).
Le sette sezioni di La bufera e altro

- Finisterre: nome di una località marina della Bretagna, Finistèrre, intesa come luogo estremo dell’Europa. Il titolo allude anche alla situazione di fine o confine della vita e della terra, provocata dagli orrori del conflitto mondiale. La donna angelo rappresenta la salvezza. Poesia molto importante di questa prima sezione è A mia madre, Giuseppina Ricci, morta nel 1942.
- Dopo: sezione di passaggio
- Intermezzo: sezione in cui Clizia è ormai assente. Compaiono figure femminili inquietanti: Arletta, la sorella morta e Mosca, la moglie malata. Compaiono gli animali, e i cani sono simbolo di vitalità.
- Flashes e dediche: 15 liriche brevi e aperte al mondo del basso: compaiono lavandini, treni, aerei, cronache giornalistiche.
- Silvae: crisi del dopoguerra (1946-1949). Clizia diventa Cristofora, cioè colei che porta Cristo. Dal trionfo iniziale di Clizia-Cristofora, si passa al termine della sezione alla fuga di Clizia, alla morte della poesia e all’introduzione di una nuova figura femminile: l’anguilla, che celebra la carne, il terreno. Ciò significa che ora per il poeta la salvezza deriva dalla forza dell’istinto.
- Madrigali privati: genere erotico-individuale, si passa dalla salvezza collettiva a quella individuale. Contiene 8 poesie dedicate a Volpe, la giovane poetessa Maria Luisa Spaziani, considerata come donna-anguilla.
- Conclusioni provvisorie: una salvezza individuale è per Montale una sconfitta. Presenta il tema della morte del poeta e della stessa poesia. Nel Sogno del prigioniero, Montale finge che a parlare sia un prigioniero politico, un perseguitato nei campi staliniani: la poesia vuole essere in queste circostanze l’allegoria della condizione dell’intellettuale-poeta, prigioniero di una situazione senza via d’uscita, data la sua impotenza pratica. Gli resta solo il sogno, quello del prigioniero coincide con quello della poesia. Esso consiste nell’essere altrove che in cella.
Satura: il quarto libro

La prima edizione di Satura risale al 1971.
Nel 1964, la rielaborazione del lutto della moglie, avvenuto l’anno precedente, porta Montale a riprendere a scrivere. I nuovi versi si pongono al confine tra poesia e non poesia. L’autore afferma che l’unica poesia possibile è quella della cosciente di vivere nel tempo della prosa, la vera poesia dovrebbe “tendere al mutismo”. In Satura prevalgono l’ironia, la parodia e la satira. Il titolo allude alla presenza nel libro di una mescolanza di temi e di argomenti. Inoltre indica un senso di sazietà, di sovrabbondanza, di non poterne più del consumismo e del bombardamento di informazioni da parte dei mass-media.
I temi principali di Satura sono quindi la morte della moglie e la vita dopo la catastrofe.
Il libro è suddiviso in 4 sezioni: Xenia I e Xenia II sono dedicate alla moglie morte, Satura I e Satura II hanno temi parodici, polemici e giocosi.
Il termine Xenia deriva dal latino e indica i doni di un amico che è stato nostro ospite. In questo caso allude ad un’offerta votiva alla moglie morta. Mosca è celebrata per la sua vitalità e per la sua capacità di adattamento, come gli insetti.
Fa parte di questo libro la poesia Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale.
Essa fa parte di Xenia II ed è stata scritta il 20 novembre 1967. Si apre con il senso della mancanza e della perdita causata dalla morte della moglie: i due insieme hanno sceso milioni di scale, nel viaggio della loro vita, e ora che la moglie non c’è più il poeta avverte, ad ogni gradino, una sensazione di vuoto. Montale non ha più bisogno di quegli strumenti (coincidenze, prenotazioni) di cui necessitava quando credeva all’esistenza del tempo e alla realtà visibile. Dalla moglie ha appreso la vera arte di vedere: che non consiste nel credere alla superficie visibile delle cose ma nel guardare in profondità sotto di essa.
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