Concetti Chiave
- L'attività letteraria di Eugenio Montale è fortemente influenzata dal suo rifiuto del fascismo e dall'impegno antifascista, come dimostra la sua adesione al Manifesto di Benedetto Croce nel 1925.
- Montale, nato a Genova nel 1896, esordisce come poeta nel 1922 e pubblica opere significative come Ossi di seppia e Le occasioni, caratterizzate da un linguaggio simbolico e una visione pessimistica dell'esistenza.
- Il poeta si oppone al regime fascista, rifiutando di iscriversi al partito e perdendo la direzione della biblioteca “Vieusseux” per la sua posizione critica nei confronti del regime.
- La poetica di Montale è segnata da un pessimismo netto e da una percezione della vita come incomprensibile, accentuata dall'uso di simbolismi legati al paesaggio ligure.
- Montale e Leopardi condividono una visione pessimistica, ma mentre Leopardi promuove la solidarietà tra gli uomini, Montale sottolinea l'assenza di possibilità di riscatto nella condizione umana.
Questo appunto di Letteratura Italiana si propone di presentare l’attività letteraria del poeta, scrittore e critico letterario Eugenio Montale in riferimento alla sua posizione in opposizione al fascismo. Si riportano cenni sulla nascita del regime fascista e sul manifesto antifascista di Benedetto Croce.
La nascita del fascismo e risposta antifascista
Il 29 e il 30 marzo 1925 a Bologna, organizzato dalla locale Università Fascista, si svolse il Convegno per la cultura fascista al quale parteciparono 250 intellettuali italiani, rappresentanti delle più svariate discipline dalla letteratura, all’arte e musica. Intervenne anche Benito Mussolini e alla fine, tutti i partecipanti firmarono il Manifesto degli intellettuali del fascismo, redatto dal filosofo Giovanni Gentile che era stato Ministro dell’Istruzione del Governo Mussolini dal 1922 al 1924 e ispiratore della riforma scolastica che porta il suo nome. Tra i firmatari illustri possiamo citare Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti. Il fascismo viene presentato come un movimento caratteristico dello spirito della nazione italiana perché in grado di garantire tutte le tradizioni e le istituzioni dello Stato. La figura dell’intellettuale avrebbe dovuto sottoporsi al principio superiore dello Stato e diventare intrinseco nei confronti della collettività. Pertanto, per il filosofo, l’individualismo intellettuale costituiva una colpa. Il fascismo da un lato raccoglieva sempre più consensi, ma dall’altro vi erano alcune voci del dissenso che cercavano di farsi sentire. Il 1° maggio 1925, gli intellettuali dissenzienti risposero a Giovanni Gentile pubblicando su il “Mondo” il Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Esso fu pubblicato nel giorno della festa dei lavoratori in antagonismo con quello fascista pubblicato il giorno del natale di Roma. Il concetto fondamentale era l’autonomia e il disinteresse a cui deve ispirarsi il lavoro degli intellettuali: le scienze e le arti sono libere ed autonome in nome dell’intelligenza di ciascun artista o scienziato. Tale documento fu condiviso da Giovanni Amendola, Piero Calamandrei, Eugenio Montale e molti altri.Per approfondimenti sul Fascismo in Italia vedi anche qua
Cenni biografici sulla vita di Eugenio Montale
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 e partecipa come sottotenente alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1922 fa il suo esordio come poeta sulla rivista Primo tempo e fin da subito dimostra una tendenza teso al rifiuto delle tendenze avanguardiste. Al 1925 risale una delle sue raccolte di versi più note, Ossi di seppia, e nello stesso anno firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce. Nel 1939 viene pubblicata la sua seconda raccolta poetica Le occasioni ma per potersi mantenere inizia ad occuparsi di traduzioni e del 1956 è la sua terza raccolta di versi La bufera e altro. Dopo aver ospitato nella sua casa Umberto Saba e Carlo Levi, perseguitati per motivi razziali, fa parte del CLN toscano e si iscrive al Partito d’Azione. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, trasferitosi a Milano, lavora come redattore presso il Corriere della Sera. Nel 1975 ricevette il premio Nobel per la Letteratura e morì a Milano nel 1981.
Qual è la posizione antifascista di Eugenio Montale?
Montale non ebbe mai buoni rapporti con il regime fascista. Fu, uno dei pochi intellettuali italiani a sottoscrivere il documento di Benedetto Croce in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti scritto da Giovanni Gentile nel 1925. Inoltre era la stessa concezione della vita come “male di vivere” a non conciliarsi con la concezione fascista incentrata sul vitalismo e sul “perbenismo” della borghesia italiana. Insomma la condizione esistenziale di Montale non era per nulla conciliabile con la retorica fascista. Da ricordare che nel 1938 il regime fascista privò Montale della direzione della biblioteca del Gabinetto scientifico-letterario “Vieusseux” di Firenze, in quanto il poeta non era iscritto al partito fascista. Durante il secondo conflitto mondiale, Montale partecipò anche alla guerra di liberazione e nel 1945 si iscrisse al Partito d’Azione. Alcuni critici hanno accostato Eugenio Montale e Giacomo Leopardi per la concezione pessimistica dell’uomo. Si può concordare nel definire il pessimismo di Montale altrettanto netto e senza rimedio quanto quello del Leopardi. Il tormento del vivere è accentuato, per Montale, dalla consapevolezza di una realtà che si presenta incomprensibile, una sorta di “nulla” leopardiano in cui l’uomo appare come sperduto. Tuttavia, a differenziare il pessimismo montaliano da quello di Leopardi, interviene il ricorso del poeta ligure al simbolismo, soprattutto del paesaggio ligure, che caratterizza il suo linguaggio poetico. Nella coscienza del vuoto e della negatività della vita, Montale mette a nudo il dramma di una condizione umana che è senza alcuna possibilità di riscatto, una condizione di profonda lacerazione nella sua sofferenza: non c’è, in una realtà che all’uomo resta impenetrabile, alcun varco, alcuno spiraglio di luce. Anche per Leopardi non c’è alcuna possibilità di liberazione dal dominio delle leggi di necessità che impediscono all’uomo di affermare la propria libertà. Tuttavia, per quanto riguarda Leopardi, la ragione, che rende gli uomini consapevoli della loro dolorosa condizione, può indurre gli stessi ad accettare la sofferenza a testa alta, senza illusioni o smarrimenti, nella ricerca di una solidarietà, nella costituzione di una “social catena” che li affratelli nella resistenza al comune nemico che è la natura: è questo il messaggio de La ginestra, che contiene l’auspicio dell’unico progresso possibile, quello di una nuova solidarietà, senza alcuna connotazione politica o ideologica.Per approfondimenti sul pensiero e le opere di Giacomo Leopardi vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Qual è stata la risposta degli intellettuali antifascisti al regime di Mussolini?
- Quali sono i principali eventi della vita di Eugenio Montale?
- In che modo la concezione della vita di Montale si opponeva al fascismo?
- Qual è la differenza tra il pessimismo di Montale e quello di Leopardi?
- Quali furono le conseguenze della posizione antifascista di Montale durante il regime?
Gli intellettuali antifascisti, tra cui Eugenio Montale, risposero al Manifesto degli intellettuali fascisti con il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce, sottolineando l'importanza dell'autonomia e del disinteresse nel lavoro intellettuale (testo).
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896, partecipò alla Prima Guerra Mondiale e debuttò come poeta nel 1922. Firmò il Manifesto antifascista nel 1925 e pubblicò diverse raccolte poetiche, ricevendo il premio Nobel per la Letteratura nel 1975 (testo).
Montale rifiutava la concezione fascista incentrata sul vitalismo e sul "perbenismo", trovando la sua visione esistenziale, caratterizzata dal "male di vivere", in netto contrasto con la retorica fascista (testo).
Sebbene entrambi condividano una visione pessimistica dell'esistenza, Montale utilizza il simbolismo del paesaggio ligure nel suo linguaggio poetico, mentre Leopardi propone una ricerca di solidarietà tra gli uomini di fronte alla sofferenza (testo).
Montale subì conseguenze dirette, come la perdita della direzione della biblioteca del Gabinetto scientifico-letterario “Vieusseux” nel 1938, a causa della sua non iscrizione al partito fascista, evidenziando il suo dissenso attivo (testo).