Ominide 396 punti

EUGENIO MONTALE

L'opera poetica di Montale rappresenta una delle espressioni più alte della cultura del Novecento, infatti, è capace di interpretare in forma originale ed efficace i problemi che travagliano l'uomo moderno: il disagio esistenziale di fronte ad una realtà che appare priva di senso, il pessimismo nei confronti della storia, la polemica contro le abitudini in una società di massa.

Montale esordisce nel 1925 con la raccolta “Ossi di seppia”, il cui titolo allude all'aridità intesa come condizione esistenziale impoverita e prosciugata, nella quale è impossibile cogliere il senso ultimo del vivere e stabilire un rapporto armonico con la realtà esterna. Gli “ossi di seppia” sono i residui calcarei di quei molluschi che il mare deposita sulla riva ed alludono appunto ad una condizione vitale ridotta quasi all'inconsistenza; allo stesso tempo gli ossi, come definizione della poesia, sottolineano una sua condizione che non può attingere al sublime ma deve ripiegare sulla realtà marginale. Il motivo dell'aridità si concreta in alcune immagini ricorrenti: quella del paesaggio ligure, brullo e disseccato dal sole e dalla salsedine, e quella allegorica del muro che imprigiona l'uomo senza concedergli possibilità di scampo; la prigionia nei limiti dell'esistenza si manifesta nel ripetersi monotono di gesti ed azioni senza mutamento. Un varco non è dunque possibile, infatti, il miracolo atteso si risolve in un'esperienza negativa, in una percezione traumatica del nulla che si cela dietro l'apparenza ingannevole delle cose. E tuttavia è significativa la poesia che chiude la raccolta, “Riviere”, in cui troviamo una speranza, un auspicio che un giorno la sua anima possa “rifiorire” nel sole che investe le riviere, e che quindi egli possa mutare l'elegia in inno, cioè la povera poesia che nasce dall'inaridimento esistenziale, in canto spiegato.

Il pessimismo investe la concezione stessa della poesia, che non sembra più in grado di attingere all'essenza profonda delle cose. Preclusa la via del sublime, al poeta non resta che ripiegare su realtà umili e prosaiche, puntando ad una dizione spoglia e secca; di qui la ricerca di suoni aspri e ritmi spezzati e il ricorso ad un lessico impoetico, con intrusioni di termini aulici in funzione ironica.
Montale rifiuta il linguaggio analogico del simbolismo in favore di una “poetica degli oggetti” incentrata su cose comuni, citate come “correlativi oggettivi”, ossia equivalenti concreti di concetti astratti o di stati d'animo del soggetto. Per quanto riguarda la metrica, Montale fa spesso ricorso alle forme della tradizione ma nello stesso tempo la sua versificazione presenza un serie di procedimenti che forzano e corrompono la norma.

Hai bisogno di aiuto in Eugenio Montale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email