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Montale, Eugenio-"La speranza di pure rivederti"

La poesia è composta nel 1937. Lo stesso Montale chiarisce l’occasione autobiografica che ha ispirato questa poesia. Utilizzando lo pseudonimo di Mirco per parlare si sé, Montale racconta di un pomeriggio d’estate in cui si trovava a Modena e passeggiava assorto nel pensiero dell’ amata lontana e assente. Mirco vide un vecchio trascinare due cani che non riusciva ad identificare, pertanto, si avvicinò e chiese al vecchio che cani fossero. Questi, con tono secco e orgoglioso, rispose che non erano cani, ma sciacalli. Mirco pensò che Clizia (pseudonimo utilizzato per la donna amata) amava gli animali buffi, e che la vista di quei due sciacalli al guinzaglio l’avrebbe divertita. Quindi, insinuò che i due animali fossero stati inviati da lei, come per confortarlo, ma considerò anche l’idea che essi fossero invece un segnale del fatto che la presenza della donna si stava dileguando per sempre. Da quel giorno Mirco non poté evitare di associare la città di Modena all’idea di Clizia e dei due sciacalli. Ogni volta che si verificavano simili episodi, la sua ferita ne traeva beneficio. Una sera, Mirco scrisse i primi sette versi del mottetto su un biglietto del tranvai; in seguito sostituì il punto che chiudeva l’ultimo verso con due punti, perché sentiva la necessità di aggiungere un esempio che fosse anche una conclusione.

Il miracolo è costituito dalla possibilità di un ritorno della donna amata, non nella vita reale, ma nell’immaginazione e nei sentimenti.
Il tema è la possibilità che in un presente di assenza, in cui il poeta soffre per il distacco dall’amata, quest’ultima possa farsi di nuovo viva attraverso un avvenimento insolito. E inoltre presente l’idea della realtà come apparenza e rappresentazione soggettiva (tratta dalla filosofia di Schopenhauer) in cui è possibile che si insinui un “barbaglio”, cioè un segnale che voglia comunicare un messaggio. Però, c’è anche il dubbio che questo miracolo non sia vero.
I versi sono endecasillabi e settenari e il lessico è piuttosto semplice e essenziale.
Il poeta contempla due idee opposte: infatti, lo “schermo d’immagini” che costituisce la realtà potrebbe rivelare al poeta che la donna amata sta svanendo per sempre, oppure inviargli dei segnali che però non sono chiari, ma devono essere interpretati.
La poesia si chiude con l’episodio dei due sciacalli al guinzaglio, un ricordo intimo e lontano.

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