Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione
Tesi di laurea in Filosofia, Società e Comunicazione
Populismo e democrazia. Orientamenti nel dibattito
italiano
Relatore Laureanda
Prof.ssa Federica Giardini Daniela Volpi
Anno Accademico 2011-2012
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INDICE
Introduzione p. 3
Premessa 5
Capitolo 1 - La crisi della Prima Repubblica
1.1 Populismo: una definizione possibile? 18
1.1.1 Il popolo dei populisti 20
1.2 Populismo tra passato e presente 31
1.2.1 Il mito del capo e le masse 37
1.3 La democrazia nella crisi 43
1.4 Italiani e cultura politica 50
1.4.1 Gli orientamenti politici dopo la crisi della Prima Repubblica 53
1.5 Diffusione del populismo in Italia 58
–
Capitolo 2 La Costituzione nella transizione
2.1 Genesi e caratteri dell’antipolitica 64
2.2. Scendere in campo 69
2.2.1 Il popolo sovrano 75
2.3 Dalla democrazia rappresentativa all’investitura populistica e plebiscitaria 77
–
Capitolo 3 Populismo, media e linguaggio politico
3.1 Strategie discorsive 87
3.1.1 La nuova era della comunicazione politica 89
3.1.2 La Televisione 91
Conclusioni 100
Riferimenti bibliografici 104
3
Introduzione
Negli ultimi due decenni le istituzioni democratiche, sempre più diffuse a livello globale,
sono state investite da una crescente disaffezione e sfiducia da parte dei cittadini, soprattutto
in quei Paesi nei quali da tempo si erano maggiormente consolidate.
I motivi di questo declino della vita democratica sono ascrivibili a molteplici cause: la
globalizzazione dell’economia e della comunicazione, la crisi di sovranità degli Stati
nazionali, il disfacimento del ruolo di mediazione dei partiti di massa, la crescente influenza
del sistema dei media nella vita politica.
Questi cambiamenti sono concomitanti alla diffusione in Europa di movimenti e partiti di
ispirazione populista, il quali pongono al centro del discorso politico la riappropriazione da
parte del popolo della sovranità, da realizzarsi attraverso un leader, in un rapporto diretto e
privo dei tradizionali istituti di mediazione, tipici delle moderne democrazie rappresentative.
Il leader populista si configura pertanto come il legittimo e autentico interprete della volontà
popolare, il solo in grado di recepire le istanze e di farsi portatore dei valori e dei bisogni del
popolo, tradito dalle élite governanti.
Il primo capitolo di questo lavoro si snoda intorno al concetto di populismo e di popolo, alla
ricerca di una definizione d’insieme e in relazione ai principi democratici che si sono
sviluppati nelle moderne democrazie liberali. Vengono posti a confronto le forme e i temi del
populismo nel periodo fascista con le modalità e i contenuti del populismo contemporaneo,
L’analisi verte altresì sugli
con particolare riferimento al «berlusconismo». orientamenti e
sulle attitudini dei cittadini italiani nei confronti della politica e delle istituzioni, nella fase che
è stata definita di «transizione», sviluppatasi a partire dagli anni Ottanta e giunta a
maturazione con la crisi della Prima Repubblica, a seguito dello scandalo di Tangentopoli e
l’inchiesta Mani Pulite. Particolare attenzione è dedicata alla diffusione del populismo in
Italia, tramite la ricostruzione della configurazione di questo fenomeno, che ha assunto un
degli ultimi vent’anni.
grande peso nella vita politica italiana
Nel secondo capitolo il tema del populismo è sviluppato in relazione al costituzionalismo, in
quel delicato passaggio della storia istituzionale italiana in cui, a fronte della disgregazione
del sistema dei partiti, si inaugura una nuova stagione politica, scandita dalla riforma del
sistema elettorale, in un contesto nel quale si afferma la concezione del popolo come unica
fonte di legittimazione politica. In questa fase assistiamo a numerosi e ripetuti tentativi, da
parte delle nuove formazioni partitiche che siedono in Parlamento, di modificare la
Costituzione in senso presidenzialista, per la realizzazione di un vincolo stretto attorno alla
4
persona del leader, con la conseguente delegittimazione degli organismi di rappresentanza
propri delle democrazie costituzionali.
Il terzo capitolo è dedicato alle modalità comunicative del populismo tramite una breve
analisi delle strategie discorsive e in relazione al medium per eccellenza della comunicazione
politica degli anni Novanta, la televisione. 5
Premessa
ventennio del
Nell’ultimo Novecento il tema e il termine «populismo» sono tornati con
forza al centro della riflessione politologica, a fronte dei mutati scenari politici e delle tensioni
emergenti nei sistemi liberal-democratici di tradizione europea, nei quali si sono
progressivamente affermati movimenti politici riconducibili al modello populista.
Questi mutamenti hanno avuto origine da molteplici cause: la globalizzazione
dell’economia e dei sistemi di comunicazione; il progressivo indebolimento delle sovranità
degli Stati nazionali che, in concomitanza con il decadere del ruolo di mediazione dei grandi
partiti di massa, ha provocato una crescente sfiducia e un allontanamento dei cittadini dalle
l’utilizzo
istituzioni democratiche; nella comunicazione politica del sistema dei media come
fonte di legittimazione e consenso.
In Italia questi orientamenti hanno trovato terreno fertile in un contesto caratterizzato da
endemiche carenze della cultura civica, da forti squilibri territoriali, da una marcata
ideologizzazione del conflitto sociale.
A seguito di quella che è stata definita la crisi della Prima Repubblica, il sistema politico
l’affermazione di nuovi
italiano ha subito profonde trasformazioni, tramite leaders e inedite
formazioni politiche spesso, e non senza ragione, definite «populiste».
Prima di questa fase storico-politica, che ha riguardato buona parte del continente europeo,
il populismo aveva rappresentato una realtà principalmente extraeuropea.
I riferimenti classici vengono generalmente ricondotti ai movimenti sviluppatisi in Russia
e negli Stati Uniti intorno alla metà del XIX secolo. Questi primi casi possono essere
classificati come forme di populismo agrario, poiché nacquero soprattutto per la difesa delle
comunità agricole.
Quello dei populisti russi (narodniki) fu un movimento politico e culturale alimentato da
una visione sentimentalistica e idealizzata delle masse popolari, in particolare quelle
contadine. Fenomeno complesso, il populismo russo rappresentò da un lato la presa di
coscienza, da parte di giovani intellettuali, dei gravi problemi economici, sociali, politici e
morali che travagliavano la Russia ottocentesca, dall'altro fu il primo tentativo di fornire una
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soluzione nuova e adeguata a tali problemi.
Due furono le correnti di pensiero che lo contraddistinsero: lo “slavofilismo”, sostenuto
1
dall'idea che la civiltà occidentale fosse ormai corrotta e decadente e che solo le virtù del popolo
russo (la fede ortodossa, l'umiltà, la pazienza di fronte alla sofferenza, la solidarietà) avrebbero
potuto salvare la Russia da un analogo destino; e la corrente “occidentalista”, che al contrario
riteneva l’Occidente un modello non solo industriale o tecnologico, ma anche politico e civile.
6
Anche il populismo statunitense si caratterizzò per una visione romantica del popolo
contadino, in realtà unico elemento in comune con il populismo russo. Il Partito Populista
d’America (People’s Party Louis, con l’intento di
o Populist Party) nacque nel 1892 a St.
difendere e promuovere le rivendicazioni dei contadini del Middle West e degli Stati del Sud.
People’s Party,
Il che elesse un suo senatore proveniente dallo Stato del Kansas, trovò
largo consenso nelle aree agricole in cui la crisi economica e le trasformazioni del tessuto
produttivo e finanziario del Paese avevano prodotto nella popolazione povertà, rabbia e
risentimento.
Il movimento populista statunitense fondava il suo programma sulla dicotomia
popolo/élite, come elemento strutturante a carattere permanente; già alla fine del XIX secolo,
l’organizzazione che riuniva i rappresentanti degli agricoltori e
il movimento dell’Alleanza,
People’s Party, dichiarava che l’azione politica doveva essere condotta
che fu il prodromo del 2
contro i partiti tradizionali.
Nel corso del Novecento si sono sviluppate diverse forme di populismo, con caratteristiche
nuove rispetto al modello russo e nordamericano. Si tratta dei populismi che hanno avuto
ampia diffusione in America Latina, come quello di Getùlio Dornelles Vargas in Brasile e
In questi Paesi, i movimenti populisti furono
quello argentino di Juan Domingo Perόn.
soprattutto populismi di Stato, che cercavano di rafforzarne il peso nei confronti delle
oligarchie latifondiarie. Si trattava in larga parte di movimenti urbani, associati all’ascesa
popolari tra il 1910 e il 1950; l’aspetto importante da sottolineare è che
delle classi medie e
tutti questi casi il “popolo” […] fu sempre un’entità
«in statale. La costruzione di un forte
Stato nazionale, contrapposto ai locali poteri oligarchici, fu insomma il marchio di fabbrica di
Entrambe le correnti convergevano nell’individuare nell’obscina (comunità rurale diffusa nelle
zone agricole della Russia), l’elemento originale di una forma di comunismo spontaneo che
avrebbe impedito quelle forme di degenerazione sociale che si erano manifestate nello sviluppo
occidentale. Sconfitto sul piano politico dall’autocrazia, sul piano teorico il populismo fu
sostituito dal marxismo nel corso degli anni Novanta dell’Ottocento.
2 Da allora in poi in Usa la retorica e i temi del populismo riemergono ciclicamente: nel
movimento socialista e sindacale di inizio ‘900, negli anni della Grande Depressione, nel nuovo
conservatorismo di Ronald Reagan. Nel 1996 Ross Perot, candidato del Reform Party alle elezioni
presidenziali, riprendendo i tradizionali temi del populismo americano, denunciava lo stile di vita
della Casa Bianca, mettendo così in discussione la legittimità stessa del Presidente Bill Clinton. Lo
storico americano Michael Kazin parla della “Populist Persuasion” come di una storia americana,
nella quale retorica e linguaggi dei diversi movimenti populisti conquistano la scena politica e
pervadono il discorso pubblico e il funzionamento delle organizzazioni sociali e politiche. Il
populismo in questo caso non sarebbe solo “discorso” (la lingua dei ribelli), ma avrebbe anche
una sua declinazione organizzativa, popolare e di massa. M. Kazin, The Populist Persuasion, New
York, Basic Books, 1995, cit. in Y. Mény e Y. Surel, Populismo e Democrazia, Il Mulino, Bologna
2004 7
che ha dimostrato l’importanza vitale di figure politiche
3
questo populismo sudamericano», quelle di Perόn e Vargas.
carismatiche, come furono appunto
Molto spesso, il populismo è stato visto e analizzato come un fenomeno antidemocratico,
una degenerazione dei moderni ordinamenti democratici. Un sistema poco liberale e
autoritario, nel quale si instaura un rapporto diretto ed emotivo, senza la mediazione dei
4
partiti, tra il popolo e il suo capo «carismatico».
Anche i populismi nati nel continente europeo hanno attribuito una particolare importanza
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alle qualità carismatiche del loro leader/capo. Così, a partire dal poujadismo francese degli
anni Cinquanta, si sono sviluppati in Europa, e nel resto del mondo, numerosi movimenti
populisti, rigorosamente guidati da un leader dal forte carisma, che hanno utilizzato le proprie
capacità dialettiche e comunicative per coinvolgere e sedurre le masse popolari.
6
In Populismo e Democrazia, Mény e Surel articolano il contenuto ideologico del
populismo su tre livelli: sovranità del popolo; tradimento delle élite governanti, che compiono
una sorta di espropriazione ai danni del popolo sovrano; aspirazione al ritorno ad una «età
dell’oro» della democrazia, personificata da un leader portavoce del «vero» popolo. È ciò che
7
Margareth Canovan ha definito «una ideologia del popolo».
3 A. Laclau, La ragione populista, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 184
4 «Il capo carismatico di Weber è un uomo dotato di una qualità straordinaria riconosciuta da una
pluralità di individui che, in base ad essa, lo riconoscono come leader. […] Weber crede che il
capo carismatico e il processo carismatico possano sorgere solo in tipiche “situazioni”
straordinarie, problematiche, che per brevità possiamo chiamare “di crisi”. Egli può essere un
leader religioso, militare, politico, o altro ancora. Egli è comunque l’uomo della crisi e, nelle sue
maggiori incarnazioni, l’uomo delle grandi crisi storiche, […]», in L. Cavalli, Il capo carismatico. Per
una sociologia weberiana della leadership, Il Mulino, Bologna 1981, p. 7
5 Il poujadismo fu un movimento di protesta e di rivolta fiscale, di carattere qualunquista,
sviluppatosi in Francia verso la metà degli anni ‘50 per iniziativa del libraio Pierre Poujade (1920-
2003), che fondò nel 1953 il giornale Union et défense e il movimento Union pour la défense des
commerçants et artisans (UDCA); la lista ad esso collegata, Union et fraternité française, nelle elezioni del
1956 ottenne 52 seggi alla Camera; in seguito la sua influenza declinò rapidamente.
6 Y. Mény e Y. Surel, Populismo e Democrazia, cit., p. 2
7 M. Canovan, Taking Politics to the People: Populism as the Ideology of Democracy, Y. Mény e Y. Surel (a
cura di), Democracy and the populist Challenge, cit. in Y. Mény e Y. Surel, ibidem. A proposito di
Canovan, Taguieff scrive: «Il più interessante tentativo di chiarire il vago concetto di populismo,
lo si deve al libro di Margareth Canovan, uscito nel 1981, Populism: a partire soprattutto, ma non
solo, dalle auto definizioni di partiti o movimenti come “populisti”, viene infatti elaborata una
classificazione generale di vari tipi di populismo (movimenti, regimi e ideologie), studiati in una
prospettiva comparativa. Per mettere ordine nella indefinita molteplicità dei populismi, Canovan,
filosofa e politologa, presenta quindi una suggestiva tipologia di tali fenomeni, fondata su una
prima distinzione tra due grandi categorie: il populismo agrario e il populismo politico.», in P.A.
Taguieff, L’Illusione populista. Dall’arcaico al mediatico, Bruno Mondadori, Milano 2003, p. 114.
Tuttavia, «la prima cosa da notare è che in questa classificazione manca un criterio coerente
attorno al quale ruotino le distinzioni. In che senso i populismi agrari non sono anche politici? E
8
Su questi contenuti di base si innestano le ragioni profonde del radicamento dell’ideologia
populista nel continente europeo e della sua persistenza, che possono essere riconducibili a
molteplici cause: il declino delle ideologie e dei grandi partiti di massa che hanno
un eccesso di costituzionalismo, l’influenza
caratterizzato la storia del Novecento,
dell’Europa sulle politiche nazionali. Soprattutto in quest’ultima dimensione il populismo
gioca le sue carte migliori, poiché l’Europa rappresenta il coacervo di tutto ciò che il
populismo detesta: il governo delle regole, un’autorità distante ed estranea, una leadership
debole, una responsabilità politica indefinita. Uno degli esempi più significativi di questa
dimensione è rappresentato proprio dal processo di integrazione europeo, che implica lo
sviluppo di un complesso sistema di multilevel governance system, un sistema di governo
multilivello caratterizzato dalla compresenza, benché paradossale, di una «pluralità di potestà
Tale processo si è sviluppato ad opera degli Stati nazionali i quali, com’è noto,
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sovrane».
hanno dovuto progressivamente cedere quote rilevanti della propria sovranità, fino
all’adozione di una moneta unica, l’euro. L’Europa dunque, come entità politica e
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istituzionale, diventa il bersaglio preferito di tutti i veri populisti.
Da ciò emerge che le nuove caratteristiche delle democrazie contemporanee possono
costituire un terreno favorevole alla deriva populista: il declino delle ideologie,
l’affievolimento delle strutture tradizionali di inquadramento sociale, i sindacati, e politico, i
partiti, rafforzano le tendenze alla personalizzazione della vita politica, a favore di un rapporto
tra politici ed elettori che diventa più familiare, ravvicinato e simmetrico. Elemento
importante di questo cambiamento è stato anche l’accresciuto ricorso ai mass media come
fonte di consenso, credibilità e legittimazione politica; la televisione negli anni Novanta del
Novecento e Internet nel primo decennio di questo secolo. È stata soprattutto la rivoluzione
della rete a frammentare lo spazio pubblico e a ridisegnare i confini delle comunità politiche
esistenti, trasformandosi in un potente strumento di organizzazione autonoma di movimenti
politici «dal basso».
Ciò che appare chiaro, è che oggi nessun sistema democratico sembra essere al riparo da
tale possibile deriva, al punto che il populismo non solo si è diffuso e generalizzato, ma
qual è la relazione tra gli aspetti sociali e gli aspetti politici dei populismi politici che conduce a
una mobilitazione politica diversa da quella agraria? Pare quasi che Canovan abbia preso gli
aspetti più visibili di una serie di movimenti scelti a caso e abbia poi forgiato i suoi tipi a partire da
qui. Ma è difficile definire questa una tipologia. Che cosa garantisce che le categorie siano
esclusive e non si sovrappongano l’una all’altra (il che nella realtà fattuale accade regolarmente,
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