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Indice

Capitolo I: Le bande giovanili: teorie criminologiche

  • 1.1 La scuola di Chicago
    • 1.1.1 Thrasher: The Gang. A Study of 1313 Gangs in Chicago
    • 1.1.2 Il Chicago Area Project
  • 1.2 La teoria della subcultura
    • 1.2.1 Albert Cohen: Delinquent Boys
    • 1.2.2 Cloward e Ohlin: Delinquency and Opportunity: A Theory of Delinquent Gangs
  • 1.3 Teoria dell'etichettamento: Becker e Lemert

Capitolo II: Le bande giovanili nel contesto italiano

  • 2.1 Alla ricerca di una definizione
  • 2.2 I numeri del fenomeno
  • 2.3 I media italiani e il fenomeno “baby gang”
    • 2.3.1 Il “moral panic”
  • 2.4 Bande giovanili e bullismo
  • 2.5 Quali cause del comportamento deviante
    • 2.5.1 La teoria dell'attaccamento
    • 2.5.2 La famiglia disgregata
    • 2.5.3 La devianza come strategia di gestione della reputazione nel pensiero di Emler e Reicher e i social media
    • 2.5.4 La salute mentale come fattore di rischio
  • 2.6 Le seconde generazioni di adolescenti immigrati

Capitolo III: Prevenzione, interventi legislativi (Decreto Caivano)

  • 3.1 Cosa si intende per prevenzione
    • 3.1.1 La prevenzione nel contesto familiare
    • 3.1.2 La prevenzione nel contesto scolastico
  • 3.2 Le ricerche suggeriscono la prevenzione precoce, le politiche statali attuano politiche securitarie
  • 3.3 L'intervento normativo del Decreto Caivano
    • 3.3.1 L'estensione dell'applicabilità delle misure cautelari “atipiche” ai minorenni
    • 3.3.2 L'inasprimento delle sanzioni penali
    • 3.3.3 Gli interventi sul Codice penale minorile
  • 3.4 Una prima riflessione sulla legge n.123/2023
  • 3.5 Gli effetti della legge n.123/2023

Capitolo IV: La giustizia riparativa e le bande giovanili

  • 4.1 Perché la giustizia riparativa
  • 4.2 Definizione di giustizia riparativa ai sensi del decreto legislativo n.150 del 2022
    • 4.2.1 Il concetto di “vittima”
    • 4.2.2 Il concetto di “comunità”
    • 4.2.3 Il concetto di “riparazione”
    • 4.2.4 Le garanzie processuali imprescindibili all'interno del “percorso riparativo”
  • 4.3 L'ambito minorile e la giustizia riparativa
    • 4.3.1 Il d.lgs. n.150 del 2022 e i minori
  • 4.4 La giustizia riparativa e le bande giovanili
    • 4.4.1 Le vittime degli atti delinquenziali posti in essere dai membri delle bande giovanili
    • 4.4.2 Gli autori di reato, ovvero i membri delle bande giovanili
    • 4.4.3 Il ruolo che può avere la famiglia all'interno del “percorso riparativo”
    • 4.4.4 Il concetto di empatia all'interno dei “percorsi riparativi” applicati ai membri delle bande giovanili
    • 4.4.5 Il ruolo che può avere la comunità all'interno dei percorsi di giustizia riparativa dei minori

Capitolo V: Conclusioni

Introduzione

La nozione di devianza nasce all'inizio degli anni Trenta negli Stati Uniti. Si considerano devianti i comportamenti che violano le norme sociali considerate valide in un determinato periodo storico. Il comportamento criminale è, invece, messo in atto da individui che infrangono una norma penale. Dunque, se è vero che tutti i comportamenti criminali rientrano nella categoria di atti devianti, non tutti i comportamenti devianti sono anche criminali. Infatti, potrebbero esserci comportamenti che non violano la legge ma che si discostano comunque dalle norme socialmente accettate.

Il termine devianza giovanile si riferisce a condotte poste in essere da giovani che, pur non integrando necessariamente fattispecie di reato, possono violare norme morali, sociali o di costume. I comportamenti che vengono ricondotti all'interno della nozione di devianza giovanile cambiano, dunque, nel corso del tempo insieme all'organizzazione sociale e culturale. All'interno della macrocategoria della devianza giovanile, questo studio intende analizzare il fenomeno delle “gang giovanili” seguendo due direttrici. Innanzitutto, lo studio intende esaminare la letteratura esistente sull'argomento a partire dalle riflessioni dei sociologi della Scuola di Chicago fino ad arrivare alla letteratura sul tema delle bande giovanili in Italia, inoltre, si prefigge di comprendere le risposte istituzionali adottate per affrontare e contrastare questo fenomeno.

Nonostante analisi che si estendono per più di un secolo, rimane sfuggente una definizione universalmente condivisa di gang o banda. La vasta gamma di termini utilizzati, tra cui “gang”, “banda di strada”, “gang giovanili”, “baby gang” e “gruppo di strada”, sottolinea la natura sfaccettata del fenomeno delle gang giovanili e le varie prospettive analitiche impiegate per comprenderlo. Le differenze metodologiche negli approcci al fenomeno complicano ulteriormente la questione della definizione. In Italia, è poi molto spesso utilizzato, soprattutto dai media, il termine “baby gang" per tutta una serie di comportamenti messi in atto da gruppi di giovani, “che talvolta vengono associati per analogia e raggruppati nella definizione unica di ‘gang’ ma che possono, in realtà, identificare fenomenologie estremamente diverse fra loro”

Dall'analisi delle riflessioni degli autori che partono dalla Scuola di Chicago fino alle riflessioni di autori più contemporanei, incontriamo inevitabilmente una varietà di definizioni. Sarà nostro compito, dunque, specificare ogniqualvolta ci troveremo di fronte a delle riflessioni di un autore quale è il contesto sociale e culturale in cui esso si muove e qual è l'oggetto del suo studio. L'analisi della letteratura, dunque, sarà per noi importante non tanto in quanto da essa intendiamo ricavare una definizione univoca del fenomeno, ma piuttosto per evidenziare come a seconda di quelle che sono state le spiegazioni circa le cause del fenomeno, sono, poi, inevitabilmente cambiate anche le risposte istituzionali. L'obbiettivo che si pone questo studio è quello di individuare dei fili conduttori negli approcci, analizzare le risposte istituzionali del passato per poter ricavare dei metodi di valutazione dei problemi e delle risposte istituzionali del presente. In particolare, l'attenzione sarà concentrata sul decreto legislativo numero 12 del 15 settembre 2023, il cosiddetto “Decreto Caivano”, il cui titolo recita “Misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale". Gli strumenti acquisiti attraverso l'analisi delle teorie criminologiche saranno funzionali a un'analisi critica delle misure contenute all'interno del decreto legislativo. Analizzeremo anche come l'introduzione nel nostro ordinamento penale della “giustizia riparativa”, possa andare a offrire nuovi strumenti nella prevenzione e trattamento della devianza giovanile.

Capitolo I: Le bande giovanili: teorie criminologiche

1.1 La scuola di Chicago

La società negli Stati Uniti all'inizio del ventesimo secolo fu caratterizzata dall'affermarsi di molti fenomeni sociali inediti come il veloce sviluppo delle grandi città dovuto alla rapida industrializzazione e alla immigrazione di massa. Chicago, ad esempio, nel trentennio tra il 1889 e il 1930 raddoppiò la sua popolazione a seguito di ondate massicce di immigrazione che trasformarono il tessuto compatto di una piccola città in un contesto urbano complesso e conflittuale. Masse importanti di persone si trasferivano in cerca di occupazione nella nascente industria. Quando l'industria smise di crescere, cadde la richiesta di manodopera non qualificata e molti si trovarono a vivere in condizioni precarie nei cosiddetti “slums”.

Molto spesso, gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dall'Europa Meridionale e Orientale, furono ritenuti i primi responsabili delle problematiche che attanagliavano la città. Proprio in questo contesto, nel 1882 venne istituito a Chicago il primo dipartimento di sociologia, la “Chicago School of Sociology”. I sociologi della "scuola di Chicago", ritenendo che il comportamento umano fosse fortemente influenzato dall'ambiente fisico e sociale, posero al centro delle loro ricerche sulla criminalità lo studio degli individui all'interno della loro comunità. Le loro indagini si fondavano su due principali tecniche metodologiche.

La prima consisteva nell'analisi dei dati ufficiali, come le statistiche sulla criminalità e i censimenti, per individuare aree urbane caratterizzate da alti tassi di criminalità, abbandono scolastico e povertà persistente. La seconda tecnica, di natura più qualitativa, si concentrava sull'analisi delle storie di vita degli individui in situazioni di disagio sociale. I ricercatori, infatti, adottavano un approccio partecipativo, vivendo e interagendo con i soggetti di studio, documentando la loro quotidianità in contesti urbani come ghetti e angoli delle strade. Tale approccio evocava, in un certo senso, lo studio etnografico degli esseri viventi nel loro habitat naturale. L'idea di fondo era che l'individuo dovesse essere osservato nel suo ambiente di vita, in quanto la sua condotta dipendeva strettamente dai molteplici stimoli esterni a cui era esposto. Per questo motivo, la scuola di Chicago venne anche definita "scuola ecologica", in quanto poneva l'accento sull'interazione tra l'individuo e il suo contesto urbano.

1.1.2 Thrasher: The Gang. A study of 1,313 Gangs in Chicago

Tra i fenomeni sociali oggetto di studio, un ruolo importantissimo lo ebbe lo studio delle bande giovanili. Frederic M. Thrasher, sociologo ricercatore della scuola di Chicago, dopo una ricerca durata sette anni nel 1927 pubblicò The Gang. A Study of 1,313 Gangs in Chicago. L'idea che guida la ricerca di Thrasher si basa su un assunto: l'umanità è meno incline agli istinti rispetto ad altre specie animali, possedendo invece una natura altamente adattativa e suscettibile di influenze ambientali e sociali. Quello che superficialmente può sembrare istintivo nelle dinamiche delle gang è in realtà il risultato di specifiche condizioni sociali che inducono gli individui a competere per la sopravvivenza e per l'affermazione nel contesto sociale. Senza tali condizioni, il fenomeno delle gang non avrebbe ragione di esistere.

Thrasher fonda le sue riflessioni su un'osservazione diretta del fenomeno e dell'ambiente in cui si manifesta. Ogni riflessione è basata su brani che descrivono specificatamente le caratteristiche, le abitudini e il comportamento di ogni determinata gang di Chicago. A seguito di una comparazione tra gli elementi caratteristici delle diverse bande, Thrasher ritiene che non possano esistere due bande giovanili uguali, poiché i due elementi che ne caratterizzano la struttura, ovvero la personalità dei membri e lo specifico ambiente sociale e fisico in cui la banda si muove, mutano necessariamente in ogni banda. Nonostante questa considerazione, Thrasher tramite la comparazione di elementi comuni a tutte le bande arriva a una definizione di “gang giovanile” che per forza di cose non può non essere ampia. Il sociologo considera la gang giovanile come:

Un gruppo interstiziale originariamente formato spontaneamente e poi integratosi attraverso il conflitto. Caratterizzato dai seguenti tipi di comportamento: rapporti faccia a faccia, colpi e scontri fisici, movimenti verso lo spazio come gruppo compatto, conflitto e pianificazione. Il risultato di questo comportamento collettivo è lo sviluppo di una tradizione, una struttura interna non dettata dalla riflessione, lo spirito di corpo, la solidarietà, la morale, la consapevolezza di gruppo e l'attaccamento a un territorio.

Secondo Thrasher, poi, un elemento che distingue le bande giovanili da altri gruppi sociali, è l'intima relazione interpersonale che vi è tra i suoi membri, affinché la gang possa esistere è necessario che i suoi membri siano uniti non solo a livello d'intenti, ma anche nella quotidianità. È infatti necessario che i ragazzi di una banda passino la maggior parte del tempo assieme, sviluppando uno spirito di gruppo. Un altro elemento che rafforza lo spirito di gruppo è il conflitto, il quale può nascere dallo scontro con altre gang o con nemici condivisi, come la polizia, i vigili e in generale le istituzioni che tendono a reprimere il fenomeno.

Perché si formano le bande giovanili?

Thrasher considera il fenomeno come uno dei molteplici sintomi della disorganizzazione sociale, causata dal rapido sviluppo economico e dall'ingresso di numerosi lavoratori stranieri. La disorganizzazione sociale identifica le situazioni in cui, per effetto della mescolanza tra gruppi (religiosi, etnici e razziali) che portano valori e norme differenti, i rapporti sociali tendono a essere più fragili e conflittuali, fino a scomparire. Le città americane, secondo Thrasher, sono giovani, non sono state organizzate, neppure dal punto di vista urbanistico e stanno, dunque, vivendo le turbolenze e l'instabilità della giovinezza. Il risultato è un alto grado di disorganizzazione che si manifesta nel crimine, nel difetto, nella corruzione politica e in altre forme di devianza come quelle messe in atto dai ragazzi all'interno delle bande giovanili.

Thrasher inoltre, riconduce il diffondersi delle gang a problemi nell'educazione dei figli da parte degli immigrati. Soprattutto quelli di nuova generazione provenienti da paesi del sud e dell'est Europa, si devono necessariamente scontrare con un ambiente diverso, con matrici culturali diverse. Inoltre, i figli degli immigrati poiché si confrontano con un mondo completamente diverso da quello vissuto nella giovinezza dai propri genitori sono portati a rifiutarne la cultura. Il punto di vista più rivoluzionario portato da Thrasher, si basa sul fatto che i ragazzi appartenenti alle gang, non devono essere studiati come individui singoli, non si deve andare a ricercare la causa della loro devianza all'interno di fattori biologici, come se i comportamenti fossero predeterminati da caratteristiche intrinseche. L'attenzione invece, si deve concentrare sul modo in cui l'agente si interfaccia con le varie situazioni e sulle modalità con cui reagisce a queste determinate situazioni. Le gang sono l'interfaccia nella quale il giovane trova espressione, e sono fondamentali nella comprensione dello sviluppo della sua personalità.

L'esperienza, secondo Thrasher, dimostra come vi siano solamente due alternative che possono avere successo nel trattare il ragazzo delinquente: si può tentare di sradicare completamente il ragazzo dalla gang e dall'ambiente sociale oppure la gang stessa può essere incanalata verso forme di espressione che non siano antisociali. Nel paragrafo intitolato “Attacking the problem” nella ultima parte della sua ricerca Thrasher analizza quelli che sono stati i tentativi di trattamento dei minori deviati da parte delle agenzie e associazioni. Lo fa criticando il sistema istituzionale dei riformatori, in quanto essi, lungi dal far compiere un processo di reinserimento all'interno della comunità del ragazzo, non fanno altro, molto spesso che acutizzare le tendenze devianti.

Nella sua analisi Thrasher ricostruisce quello che è stato l'operato delle agenzie ufficiali nel trattamento della banda giovanile “Clutchy Clutch”. I membri di questa banda, considerati come individui a sé e non inseriti in un contesto sociale, dopo essere stati in riformatorio, non hanno fatto altro che aumentare l'avversione alle istituzioni e peggiorare i loro comportamenti aggressivi. Quand'anche il riformatorio utilizza metodi non particolarmente coercitivi, incentivando l'istruzione dei ragazzi, non fa che creare un ambiente artificiale che nulla a ha a che fare con ciò che troveranno i ragazzi una volta usciti dal riformatorio (caso della Chicago Cook Country School).

Thrasher ancora porta all'esempio tratto dal resoconto di quello che è un riformatorio, ovvero “The Parental School”. Nel resoconto si dice:

I ragazzi migliorano con un'alimentazione regolare; sviluppano buone abitudini attraverso l'addestramento militare, diventano attenti attraverso il lavoro manuale; occasionalmente migliorano attraverso la correzione dei difetti fisici; la vita in fattoria e in campagna ha la sua influenza; la disciplina e la soppressione delle cattive abitudini sotto la guida di uomini e donne di carattere sono impressionanti. La punizione corporale non è permessa alla Scuola Genitoriale, ma vengono utilizzati altri mezzi per generare un'obbedienza pronta nei ragazzi. Le punizioni non sono severe, ma sono certe se meritate. Il lavoro extra e la privazione di privilegi sono i più efficaci (The parental school) cerca di formare buone abitudini di studio e comportamento, nella speranza che queste abitudini persistano dopo il rilascio dei ragazzi. Ogni ragazzo è tenuto a praticare queste buone abitudini per un periodo definito prima di essere rilasciato. Si fa ogni sforzo per far tornare i ragazzi alla scuola di origine nel minor tempo possibile, per...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Filippo-Stefanucci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Venafro Emma.
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