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Università della

Calabria

Dipartimento di Matematica e

Informatica

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in

Scienze della Formazione Primaria

TESI DI LAUREA

Il metodo Montessori e la teoria delle intelligenze

multiple di Gardner per una didattica centrata sul

bambino

Relatrice Candidat

a

Alessandra Maria Martina

Prof.ssa Pellegrino

Straniero Matricola

Anno Accademico 2023/2024

214185

INDICE

CAPITOLO I......................................................................................................4

La teoria delle intelligenze multiple di H. Gardner............................................4

1.1 H. Gardner: il contesto storico......................................................................................4

“Frames of mind”

1.2 e la teoria delle intelligenze multiple.............................................13

1.3 Definizione e caratteristiche delle intelligenze...........................................................21

1.4 Le intelligenze multiple: dalla teoria alla pratica........................................................33

CAPITOLO II:..................................................................................................42

Le prime implementazioni della teoria delle intelligenze multiple e l’incontro con

il Metodo Montessori.....................................................................................42

2.1 Project Spectrum di H. Gardner: nascita e caratteristiche, come riconoscere le

intelligenze nei bambini....................................................................................................42

2.2 Il metodo Montessori...................................................................................................51

2.3 Incontro e analogie presenti tra la teoria delle intelligenze multiple e il metodo

Montessori.........................................................................................................................65

CAPITOLO III.................................................................................................. 76

Quadro operativo. Le intelligenze multiple nella didattica: progettazione in una

sezione Montessori della scuola dell’infanzia..................................................76

Conclusioni.................................................................................................. 105

Bibliografia e Sitografia............................................................................... 107

Il presente lavoro di tesi ha come oggetto la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner e

il metodo Montessori, i quali, sebbene nati in contesti storici e teorici differenti, condividono un

comune denominatore: la convinzione che ogni individuo sia dotato di un insieme unico di capacità

e che l'apprendimento debba essere personalizzato per valorizzare queste differenze. Nei capitoli

successivi si esplorano le affinità tra queste due importanti prospettive, la prima nata per dimostrare

l’esistenza di una molteplicità di intelligenze e poi riscoperta come teoria che avrebbe rivoluzionato

l’ambiente educativo, il metodo nato per dare inizio al processo di inclusione scolastica. Il primo

capitolo verte sulla presentazione e la spiegazione della teoria delle intelligenze multiple e

dell’importanza che ricopre nel contesto didattico. Nel secondo capitolo si esplicita la

sperimentazione del Project Spectrum che Gardner ha messo in atto per applicare la teoria nella

pratica scolastica; inoltre, si introduce il metodo Montessori e le sue caratteristiche e, in seguito, si

esplicita come i principi alla base della teoria di Gardner possano trovare riscontro nel metodo preso

in considerazione. Nell’ultimo capitolo si presenta la progettazione didattica proposta in una

sezione Montessori, le quali attività, svolte grazie alla strutturazione dell’ambiente e ai materiali

specifici del metodo, mirano allo sviluppo delle intelligenze multiple nei bambini con il fine di

rendere tutti partecipi, in egual misura, al processo di apprendimento.

CAPITOLO I

La teoria delle intelligenze multiple di H. Gardner

1.1 H. Gardner: il contesto storico

Howard Gardner, psicologo dell’età evolutiva, neuropsicologo e docente di Cognitivismo e

dei

Pedagogia presso la Harvard Graduate School of Education, è uno pensatori più noti

dell'educazione negli Stati Uniti all'inizio del millennio. Nato nel 1943 in Pennsylvania fin da

bambino coltivò i suoi interessi e le sue inclinazioni nella musica e nell’arte, dal 1961 prosegue i

suoi studi ad Harvard pianificando di studiare per una futura carriera legale ma l’incontro con il suo

tutor Erik Erikson cambiò le sue previsioni così da conseguire il dottorato in psicologia. Dopo la

laurea entra nel campo della psicologia clinica e del cognitivismo lavorando con il professor Jerome

Bruner al progetto MACOS (Man: A course of study). Il lavoro di Bruner, specialmente in The

Process of Education (1960) ha avuto una grande influenza su Gardner, e le domande che il

progetto ha messo in luce sarebbero state di interesse per gli studi successivi di quest’ultimo;

dunque, l’influenza di Bruner era marcata e per Gardner era il modello di carriera perfetto; la

sperimentazione di Gardner sulla cognizione durante il progetto Bruner è stata stimolata dal lavoro

di Jean Piaget. Allo stesso tempo, però, Gardner considera la teoria dello sviluppo umano di Piaget

come una teoria inadeguata, contrastava il suo pensiero centrale ovvero la concezione del bambino

come scienziato incipiente. L’educazione musicale di Gardner e il suo interesse per altre forme

d’arte indicavano che lo scienziato non esemplificava necessariamente la più alta forma di

1

cognizione umana .

I suoi studi e le sue ricerche gli hanno permesso di sviluppare la teoria che ha ampiamente

influenzato l’ambito dell’educazione, la Teoria delle Intelligenze Multiple (T.I.M.), formulata e

divulgata nel suo libro Frames of Mind del 1983.

Va preliminarmente sottolineato che il termine "intelligenza" deriva dal verbo latino "intelligere", il

quale rimanda in primo luogo alla capacità di comprendere la realtà circostante, in contrapposizione

a una condizione di mera passività o incapacità di decifrarne il suo senso. In termini generali, il

concetto di intelligenza viene impiegato per fare riferimento all'attività della mente umana nel suo

complesso o per illustrare operazioni mentali di elevato livello, come la risoluzione di problemi,

sebbene tali processi cognitivi si ritrovino anche in forme più elementari. Inoltre, il termine

"intelligenza" sottolinea la potenzialità della mente umana di raggiungere traguardi di notevole

2

complessità .

Prima della pubblicazione di quest’ultimo molti professionisti della medicina e della psicologia

credevano esistesse una singola forma di intelligenza umana, la quale poteva essere misurata

attraverso test standardizzati. Il libro ha rivoluzionato ed ha capovolto il pensiero tradizionale nel

campo della psicologia, in primis, e di conseguenza anche nel campo dell’educazione e della

3

formazione di alunni e studenti . L’autore, sulla base della sua analisi, presenta un concetto

pluralistico di mente che individua l’esistenza di molte facce distinte e diverse della cognizione e

che prevede, dunque, che ogni individuo abbia risorse cognitive e stili cognitivi differenti e

contrastanti; tutti possiedono diverse forme di intelligenza, pertanto si parla di una pluralità di

1 Kornhaber, M. L. (2001). H. Gardner: a biography in Joy A. Palmer, Fifty Modern Thinkers on Education: From

Piaget to the Present, p.272. London: Routledge.

2 Cornoldi C. (2007). L’intelligenza, p. 15. Bologna: Il Mulino.

3 Mohn E. (2023). Howard Gardner in Salem Press Biographical Encyclopedia, p.1-3. New York: Grey House

Publishing.

intelligenze e non di una intelligenza singola e unitaria. Gardner, a tal proposito, definisce

l’intelligenza come:

‹‹il potenziale bio psicologico di elaborare specifiche forme di informazione secondo specifiche

modalità. Gli esseri umani hanno sviluppato capacità diverse di elaborare l’informazione - capacità

da me definite “intelligenze” – che permettono loro di risolvere problemi o di creare prodotti. Per

essere considerati “intelligenti”, tali prodotti e soluzioni devono essere valorizzati in almeno una

4

cultura o comunità›› .

Nel contesto scolastico degli anni ’80 vi era la tendenza tradizionale che mirava a sollecitare e

valutare solo gli aspetti logico-linguistici, Gardner auspica, invece, l'implementazione di strategie

educative mirate a riconoscere e valutare le molteplici forme di intelligenza, al di là delle sole

capacità logico-linguistiche. Tale approccio mira a coltivare le diverse potenzialità cognitive

presenti in ciascun individuo, abbattendo così le disparità tra gli studenti considerati meno dotati e

quelli ritenuti più brillanti. Secondo la teoria delle intelligenze multiple, ogni individuo possiede

almeno otto forme di intelligenza, ciò significa che alcuni individui possono eccellere in molteplici

tipologie di intelligenza, mentre altri potrebbero sviluppare solo alcune di esse in maniera

significativa. In linea generale, tuttavia, tutti gli individui hanno il potenziale per sviluppare un

livello accettabile di competenze in tutte le aree dell'intelligenza. Questo rappresenta, secondo

l’autore, una delle principali sfide del sistema educativo del nuovo millennio.

Questa teoria si basa, in parte, sugli studi effettuati grazie alla scienza cognitiva (lo studio della

mente) e alle neuroscienze (lo studio del cervello), scienze che presero piede solo nel XX secolo,

non esistevano, dunque, nell’epoca dell’inventore dei test d’intelligenza, Francis Galton. Secondo la

5

prospettiva teorica elaborata da Francis Galton , gli individui considerati più intelligenti sarebbero

4 Gardner, H. (2013). Formae Mentis: saggio sulla pluralità dell'intelligenza, p.10. Milano: Feltrinelli.

5 Galton, F. (1883). Inquiry into human faculty and its development. London: Macmillan.

favoriti da una spiccata acuità sensoriale in termini di vista, udito e tatto. Di conseguenza, tale

sensibilità percettiva nei confronti dell'ambiente circostante conferirebbe loro un vantaggio

competitivo, incrementandone le possibilità di successo. A tal fine, Galton sviluppò diversi

strumenti per la misurazione delle capacità sensoriali, tra i quali i test di discriminazione di peso. In

tali esperimenti, ai partecipanti bendati veniva richiesto di disporre in ordine crescente di peso tre

oggetti apparentemente identici, allo scopo di valutare la loro abilità nella discriminazione tattile dei

6 7

pesi . Ad interessarsi ai test di intelligenza fu anche Alfred Binet , egli rese quantificabile

l’intelligenza attraverso una serie di prove capaci, secondo l’idea di quel tempo, di determinare il

successo e l’insuccesso scolastico dei bambini, centinaia di psicometristi lavorarono sui dati raccolti

dai test e valutarono il QI (quoziente intellettivo) il quale indica il rapporto fra l’età mentale e l’età

cronologica della persona moltiplicato per 100; questa nuovo strumento è spesso considerato il

maggiore successo della psicologia e la sua idea riuscì con facilità a partire dalla Francia e ad

arrivare negli Stati Uniti. Binet e Théodore Simon, suo collega, erano convinti che la misurazione di

processi psicologici elementari, come quelli esaminati da Galton, fosse una pratica futile e priva di

reale valore euristico. Essi sostenevano, infatti, che l'intelligenza non potesse essere adeguatamente

quantificata attraverso la semplice valutazione di capacità sensoriali, bensì dovesse essere concepita

come un insieme di complesse abilità di giudizio. In particolare, tali studiosi enfatizzavano

l'importanza di abilità quali la capacità di concentrarsi sui passaggi necessari per svolgere un

determinato compito, di modificare la propria strategia operativa durante l'esecuzione dello stesso,

nonché di monitorare costantemente le proprie prestazioni, di conseguenza, essi presero in

considerazione la misurazione di abilità di natura verbale e sociale. Negli anni '20, il test di

intelligenza si consolidò come parte integrante delle pratiche educative negli Stati Uniti e in gran

parte dell'Europa Occidentale. Nel corso dei decenni successivi, ci fu una mancanza di progressi

6 Anna T. Cianciolo & Robert J. Stenberg (2007). Breve storia dell’intelligenza, p. 56 e 57. Bologna: il Mulino.

7 Binet A. & Simon T. (1916). The intelligence of the feeble-minded. Baltimore: Williams & Wilkins.

significativi nella concettualizzazione dell’intelligenza. Tuttavia, i test di intelligenza divennero

sempre più una strategia per selezionare individui più idonei a percorsi accademici o professionali

specifici. In merito a ciò, Gardner riprende una citazione dell’influente psicologo di Harvard E.G.

8

Boring, il quale dichiarò con intento provocatorio: ‹‹L’intelligenza è ciò che i test testano››

pertanto, finché i test di intelligenza davano qualche indicazione riguardante la riuscita scolastica

non sembrò necessario esplorare punti di vista differenti sull’argomento. Nei primi anni del XX

secolo Charles Spearman (1863-1945) psicologo inglese, in un articolo intitolato “General

intelligence objectively determined and measured” (1904) presentava il suo metodo per misurare un

fattore comune a tutti i compiti della sua batteria, un fattore generale di intelligenza, il fattore g,

questo implicava la difesa dell’idea dell’esistenza di una singola intelligenza generale

sovraordinata.

Secondo la prospettiva teorica di Charles Spearman, l'intelligenza sarebbe riconducibile a una

singola capacità mentale generale, indicata con il simbolo "g", misurata da tutti i test di valutazione

intellettiva. Spearman concepiva questa abilità cognitiva generale come una sorta di energia mentale

generalizzata, responsabile delle diverse manifestazioni delle competenze intellettuali. Il suo

approccio era incentrato sull'identificazione di ciò che accomuna le varie abilità cognitive, misurate

attraverso specifici test mentali, piuttosto che sulla comprensione di ciò che rende unico e distintivo

ciascun individuo. Tale concezione della singolarità della capacità intellettiva affonda le proprie

radici in una lunga tradizione filosofica, risalente almeno ad Aristotele, Spearman, tuttavia, fu il

primo a indagare empiricamente questa prospettiva teorica.

In netto contrasto con questa visione unidimensionale dell'intelligenza, Godfrey Thomson (1939)

sosteneva che il costrutto di "g" fosse in realtà riconducibile a molteplici e differenziate capacità

intellettive, a cui si aggiungerebbero ulteriori abilità e motivazioni, messe in atto dall'individuo nel

momento in cui si trova a risolvere un problema mentale, ad esempio la capacità di guida di

8 Gardner H. (2005). Educazione e sviluppo della mente: intelligenze multiple e apprendimento, p.35. Trento: Erickson.

un'automobile, apparentemente unitaria, ma in realtà riconducibile all'integrazione di svariate abilità

9

specifiche al servizio di una più ampia .

Molte critiche sono state avanzate ai test di intelligenza, queste possono essere ricondotte alla

posizione storico-culturale di Vygotskij, il quale sostiene che le funzioni cognitive vengono

costruite grazie all’interazione dell’individuo con l’ambiente, soprattutto l’ambiente sociale. Il suo

pensiero è incentrato sul concetto di zona di sviluppo prossimale: distanza tra il livello di sviluppo

attuale e il livello di sviluppo che potrebbe essere raggiunto dall’individuo con un supporto

adeguato. Dunque, per lo studioso è importante valutare non solo ciò che la persona sa fare ma

anche il suo potenziale perciò due individui con lo stesso QI non possono essere intellettivamente

uguali perché avranno capacità diverse di dar valenza all’esperienza. Un’ulteriore critica, derivante

dal contributo di Vygotskij, fa riferimento al contesto nel quale i test vengono proposti, un contesto

come un laboratorio che si dimostra essere atipico e distaccato dalla realtà dell’individuo; le abilità

dovrebbero essere valutate in situazioni concrete con problemi reali tenendo conto anche

dell’interazione con le altre persone, anche se vi sarebbe il rischio di non avere strumenti adatti per

la valutazione in questi ambienti e di valutare altre forme di intelligenza (pratica, sociale...). I test di

intelligenza sono, inoltre, spesso influenzati dalle caratteristiche culturali e dai valori di chi li ha

costruiti, questi sono stati utilizzati nel corso del tempo per mettere in luce livelli più bassi di

intelligenza di altre culture; possono risultare meno intelligenti bambini che non conoscono bene la

lingua in cui sono proposti i test, molte minoranze hanno subito questi limiti e sono stati considerati

meno dotati. Per far fronte a questo problema si cerca di predisporre test il più possibile culture fair

10

cioè libero da fattori culturali .

Verso la fine degli anni ’30 il modello unidimensionale è stato messo fortemente in discussione

anche da Thurstone (1887-1955), uno psicologo americano, il quale affermò che nei suoi studi non

9 Anna T. Cianciolo & Robert J. Stenberg (2007). Breve storia dell’intelligenza, p. 19 e 21. Bologna: il Mulino.

10 Cornoldi C. (2007). L’intelligenza, p. 25-26. Bologna: Il Mulino.

trovò un fattore generale ma numerosi fattori, nello specifico sette, che corrispondevano a delle

abilità indipendenti denominate “abilità primarie”: comprensione verbale, fluidità verbale, abilità

numerica, inferenza, abilità spaziale, velocità percetti

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinapel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione didattica e valutazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Straniero Alessandra.
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