SOMMARIO
INTRODUZIONE................................................................................ 3
SEGRETI DEI GONZAGA COME ROMANZO STORICO.............................5
CONTENUTI STILISTICI E, LINGUISTICI E FORMATIVO-PEDAGOCICI.......8
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA..........................................................15
INTRODUZIONE
Il titolo apre un azzardato ma giustificabile paragone alla pellicola di Roberto
Rossellini (1906-1977), perché come nel lungometraggio del regista romano, allo
stesso modo la donna Maria Villavecchia e la scrittrice Maria Bellonci (1902-1986)
mettono in mostra una società corrotta e spietata, figlia di un periodo storico dettato
da guerre e conflitti più grandi della società stessa, ma che la condizionano al punto
da piegarla al peccato, espresso sotto ogni forma di genere. La dichiarazione
introduttiva del romanzo mette in mostra fin da subito quello che è l’intento della
scrittrice romana, cioè quello di mettere in luce tutte le debolezze di una corte
inzozzata dalle smanie individuali del duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga (1562-
1612), figura sulla quale l’intero scritto prende forma e s’infittisce di segreti e
rivelazioni che lasciano spiazzato il lettore; una corte e un uomo mossi dalla
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«crudeltà, morbosa e sfrenata, del sesso e dell’amore» .
Soffermandosi sul titolo del romanzo, Segreti dei Gonzaga, ci si aspetterebbe
di trovare una carrellata di pettegolezzi e vezzi della nota casata mantovana, ma
quello che fa Bellonci è qualcosa di molto più articolato. L’obiettivo non è solo
quello di smascherare un’intera famiglia costruita su matrimoni farlocchi, nati per
mera convenienza, ma di esporre la corruzione e la vita peccaminosa della famiglia
Gonzaga, mossa dall’avarizia, dalla lussuria e dalla superbia. Tuttavia, i matrimoni
sono il motore che permette di far progredire nel tempo e nello spazio lo stemma
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biancorosso . Si sa, per molti secoli infatti il matrimonio è stato innanzitutto un’arma
politica, che vedeva i padri-patriarchi capi di famiglia imporre ai propri figli (uomo o
donna, per assurdo, poco importava) il proprio compagno o la propria compagna
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all’altare, con l’idea di ottenere chissà quale dote o terreno in cambio . È il caso
anche di una delle protagoniste dell’opera, l’illustrissima Leonora d’Austria (1534-
1594), figlia di Ferdinando d’Asburgo (1503-1564). Quest’ultimo volle infatti
mandarla in sposa a un membro della famiglia Gonzaga. Su tal argomento, Bellonci
scrive:
«Allevata nella religione insistita degli Absburgo, non avrebbe voluto marito,
aveva rifiutato il re di Danimarca, perché protestante, e accettato il duca di Mantova
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[Guglielmo Gonzaga] solo per l’imposizione paterna» .
1 Cfr. M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, 1947, ried. Milano (Mondadori
Libri S.p.A., 2018), p. VII;
2 Cfr. Catalogo generale dei Beni Culturali, stemma della famiglia Gonzaga, data di compilazione 2017,
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0303267446-1;
3 Cfr. F. Alfieri, Matrimonio, famiglia, sessualità, in Introduzione alla Storia Moderna, a cura di M. Bellabarba e V.
Lavinia, Bologna, ilMulino, 2023, pp. 179-180;
4 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 10; 2
In realtà, il matrimonio non era solo un’imposizione verticale, paterna, ma
anche orizzontale, poiché era per lo più il voler dell’uomo ad imporsi sulla donna. La
politica matrimoniale poteva tornare utile in casi di congiura, per risolvere casi di
odio decennale tra uomini potenti di casate differenti. Il riferimento proposto dal
romanzo, in questo caso, è un affare tutto padano: Vincenzo Gonzaga, figlio di
Guglielmo, intorno alla fine dei suoi giorni, capì che per sopravvivere alla contro-
congiura orchestrata da Ranuccio Farnese (1569-1622), duca di Parma e Piacenza,
che considerava lo storico rivale della famiglia mantovana come artefice di una
congiura prima nei suoi confronti, avrebbe dovuto sposare la sorella Margherita
(1567-1643):
«Fu tra la fine del 1611 e i primi del 1612; e sui nomi delle candidate al
matrimonio del duca vediamo rilevarsi un nome che ci abituammo a leggere con un
senso di sofferente pietà: Margherita Farnese. Non crederemmo ai nostri occhi
trovandolo nei documenti; e invece, che Vincenzo pensi a lei come ad una fidanzata,
ora, dopo tanti anni, non è una fantasticheria, ma proprio un progetto che ha le sue
basi […] e per il quale si moveranno passi importanti. […] Se Vincenzo, ritenuto
promotore della congiura di Parma, avesse sposato Margherita sanando dopo quasi
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trent’anni l’antica piaga, l’accusa contro di lui […] sarebbe caduta» .
Non a caso ho scelto questa sezione del romanzo, passando dalle sue prime
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pagine alla fine dello stesso. Bellonci, in tutto lo scritto, cita più di 477 autorità , tra
duchi e duchesse, re e regine, musici e poeti, attrici e cantanti. Nelle diverse pagine
che intercorrono i due passi che ho riportato, i personaggi del romanzo hanno tutto il
tempo di lottare, di sfidarsi a duello, sposarsi, fare figli e cadere in tentazione della
carne. Fin qui nulla di strano, è un romanzo. D’altro canto, c’è un elemento su cui è
importante soffermarsi. Per la seconda e ultima volta, Bellonci dà un indizio
importante sulla sua opera. Nel passo sopraccitato, come si è visto, scrive
«trovandolo nei documenti». La prima spia è invece riportata qualche pagina prima
del passo sopraindicato:
«Poiché non tutte queste lettere sono rimaste fra le carte del processo
farnesiano è supponibile che alcune siano state inviate dopo che il giudice le aveva
lette, forse proprio per procurare con le risposte di Agnese repliche più
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compromettenti del Marchesino» .
5 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 273;
6 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 298;
7 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 267; 3
Il contesto è quello pre-congiura di cui si parlava pocanzi, ma al di là
dell’argomento, l’attenzione va proiettata su «tutte queste lettere […] rimaste fra le
carte del processo farnesiano». Dopo aver offerto, in breve, uno dei macro-temi del
romanzo, quale il matrimonio come arma politica, credo sia questo un punto su cui
sia necessario soffermarsi. Per sole due volte, in tutto il libro, la scrittrice fa
riferimento a documenti, carte e lettere per spiegare e storicizzare gli avvenimenti. Il
che potrebbe far storcere il naso al lettore – come al sottoscritto – o almeno, creargli
un ragionevole dubbio. Solamente per due eventi, per altro anche piuttosto di secondo
piano (specie se si contano che nel frattempo ci sono stati omicidi, figli illegittimi e
persino una crociata!), Bellonci abbia voluto specificare le fonti utilizzate. Perché non
inserire ulteriori spie del fatto che si ha davanti un romanzo storico a tutti gli effetti, e
non un’accozzaglia di dati, eventi e luoghi, che potrebbero sembrar veri ma
potrebbero essere frutto della fantasia della scrittrice? Da lettore, devo quindi
immaginare che quanto raccontato finora sia frutto di mera invenzione o c’è qualcosa
di vero, in quello che ha scritto la scrittrice, o la verità è presente solo nelle spie
sopraggiunte quasi per caso verso la fine di un romanzo che ha già alle sue spalle più
di 250 pagine? In sostanza, Segreti dei Gonzaga è un vero romanzo storico?
SEGRETI DEI GONZAGA COME ROMANZO STORICO
Seguo le orme dello scrittore e filosofo ungherese György Lukács (1881-
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1971) , che diede alcune caratteristiche del romanzo storico. Nell’osservazione di
alcuni lavori dello scozzese Walter Scott (1772-1832), in particolare gli scritti
Waverley, Rob Roy e Ivanhoe, rispettivamente pubblicati nel 1814, 1818 e 1819, e
ritenendoli in assoluto i primi veri romanzi storici, andava a descrivere la peculiarità
di un particolare chiave di volta, assente in alcuni romanzi che avevano sì
un’ambientazione “storica”, collocando quest’ultima retroattivamente alla propria
epoca; tale peculiarità
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