SEGRETI DEI GONZAGA COME ROMANZO STORICO
Seguo le orme dello scrittore e filosofo ungherese György Lukács (1881-
8
1971) , che diede alcune caratteristiche del romanzo storico. Nell’osservazione di
alcuni lavori dello scozzese Walter Scott (1772-1832), in particolare gli scritti
Waverley, Rob Roy e Ivanhoe, rispettivamente pubblicati nel 1814, 1818 e 1819, e
ritenendoli in assoluto i primi veri romanzi storici, andava a descrivere la peculiarità
di un particolare chiave di volta, assente in alcuni romanzi che avevano sì
un’ambientazione “storica”, collocando quest’ultima retroattivamente alla propria
epoca; tale peculiarità, non presente nei lavori di Madeleine de Scudéry (1607-1701)
e Gautier de Coste de La Calprenède (1609-1663), di due secoli precedente a Scott, e
The Castle of Otranto di Horace Walpole, del XVII secolo, è quella di «far derivare il
9
particolare modo di agire degli uomini dalle caratteristiche storiche dell’epoca loro» .
Ciò significa, in sostanza, che per far in modo che un romanzo storico possa
definirsi tale, è necessario che le idee, le scelte, le passioni e i comportamenti dei suoi
personaggi siano prudentemente coerenti al periodo storico in cui vivono. La loro
10
psicologia deve quindi essere figlia e «donna del suo tempo» . Inoltre, secondo la
8 Cfr. G. Lukács, Der historisce Roman, Aufbau-Berlag, Berlino, 1957, (trad. a cura di E. Arnaud, Il romanzo storico,
Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, 1965), pp.10-25;
9 Ivi. p.10;
10 V. S. Quasimodo, Uomo del mio tempo, poesia contenuta in Giorno dopo Giorno, Mondadori, Milano, 1947. Il
richiamo è una storpiatura, un cambio di genere, dal titolo della poesia dello scrittore siciliano, ma credo che rispecchi
4
tesi di Margherita Ganeri, sviluppata a partire dal pensiero lukácsiano, è necessario
che l’arte e la letteratura – e in essa il romanzo storico - «riflettano le strutture
11
economiche e sociali delle coeve epoche storiche» . Quindi, non solo coerenza
psicologica dei personaggi ma anche coerenza sociale del mondo in cui questi
agiscono. E seguendo l’infine la celebre citazione tratta dal Manzoni della Lettera a
D'Azeglio sul Romanticismo, dove spiega che la letteratura – di nuovo, in essa il
romanzo storico – debba inseguire «l’utile per iscopo, il vero per soggetto e
l’interessante per mezzo, [...] E che in ogni argomento debba cercare di scoprire e di
esprimere il vero storico e il vero morale, non solo come fine, ma come più ampia e
12
perpetua sorgente del bello» , troviamo tutte le componenti che un vero romanzo
storico dovrebbe comprendere. Dopo aver letto il romanzo di Maria Bellonci, tutti
questi parametri sembrano essere presenti e vivi.
Non solo. Passando in rassegna questi parametri, possiamo descriverne
13 14
qualcuno, come l’accuratezza delle date e dei nomi e, rimanendo coerenti con le
parole di Lukács e Ganeri, anche la psicologia dei personaggi. In quest’ultimo caso,
senza ricorrere all’ausilio delle note sottostanti, a differenza dei precedenti, sarà
necessario riprendere alcuni passi del romanzo direttamente a testo. Una delle
abitudini presente nel romanzo di Bellonci, specialmente nel primo capitolo, Principe
a Mantova, è quella di marcare le peculiarità caratteriali dei personaggi, non solo
tramite un lessico diretto ed esplicito, ma anche tramite l’ausilio di una punteggiatura
“delimitatrice”. Il primo caso di questa forma di punteggiatura è nella descrizione del
vecchio e gobbo duca Guglielmo Gonzaga (1537-1587). Per descrivere le sue due
principali passioni, Bellonci ricorre ai due punti e al punto, segni d’interpunzione che
perfettamente il significato della frase. È inoltre uno scritto coevo alla pubblicazione di Segreti dei Gonzaga;
11 Cfr. M. Ganeri, Il romanzo storico in Italia - Il dibattito critico dalle origini al postmoderno, in Antifone, c. diretta
da M. Cantelmo, M. A. Grignani, N. Lorenzini, v. 3, Piero Manni, Lecce, 1999, p.62;
12 V. A. Manzoni, Lettera a D'Azeglio sul Romanticismo, 28 settembre 1823, in Tutte le opere di Alessandro Manzoni,
a cura di A. Chiari, F. Ghisalberti, Milano, 1954;
13 Cfr. M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit. Sono tanti gli esempi in cui Bellonci riporta non solo l’anno ma
anche alcune date precise. Le troviamo sparpagliate in tutto il romanzo, a partire dall’inizio, quando inserisce la data di
nascita di Vincenzo Gonzaga, il 22 settembre 1562 (p.3). Qualsiasi altra notizia legata ai personaggi prevede la sua
datazione, come «l’arrivo a Parma della contessa Margherita Farnese», sorella di Ranuccio e figlia del duca di Parma e
Piacenza Alessandro, «tra il gennaio e febbraio 1581» (p. 32); scorrevole anche nel linguaggio legato agli avvenimenti
temporali, alternando non solo date per esteso, come quando parla delle «nozze» tra Margherita e Vincenzo Gonzaga,
che «avvennero il 2 marzo 1581», ma è anche capace di riprenderle in poche righe dopo, indicando che «quattro giorni
dopo il matrimonio, gli sposi stavano a Borgo San Donnino con la loro corte privata» (p. 35). In sintesi, di nuovo, per
tutto il romanzo, ricorrono date precise alternate ad approssimazioni corrette;
14 Cfr. M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit. Come indicato nell’introduzione, sono ben 477 i nomi presenti nel
romanzo. L’accuratezza di Maria Bellonci è viva anche nell’aver stilato l’indice finale. Interessante il fatto che abbia
mantenuto l’allotropo nominale Absburgo, per indicare la casata Asburgo;
5 15
racchiudono «la passione di governo e l’avarizia» . Casi di questo genere ricorrono
più volte nel romanzo.
Sempre nel primo capitolo, è la stessa scrittrice che preferisce far parlare i
propri personaggi, permettendo così di presentarsi per quello che sono al lettore. È il
caso dell’innamoramento di Vincenzo Gonzaga, l’eterno innamorato in preda al
peccato della carne, che, da sposato, userà queste parole per descrivere il ritratto di
Hippolita, giovane donna di cui il duca s’era invaghito: «Il ritratto di Vostra Signoria
mi è stato tanto caro, quanto ella può credere, poiché non piglio altra dilettazione
che pensare a lei, per aver tutti i miei fini posti in voi, vita mia, e poiché non posso
mirare quel sole che solo agli occhi miei par bello, almeno prendo diletto in mirar la
sua tanto da me amata effige: sicché, Signora di quest'alma, vi prego che vogliate
essere sicura che l'amor mio non è di quelli che passano ad un tratto, e che durerà
16
mentre che viorò...» . Ricordiamolo ancora una volta, Vincenzo Gonzaga s’era
appena sposato. Arrivando a questo punto del romanzo, potrebbe far ribrezzo vedere
tal apprezzamenti da parte di un uomo
(d’accordo, di 19 anni) ad un’altra donna. Nel
proseguire lo scritto, però, ci si rende conto
che quella di Vincenzo per le donne è una
vera e propria passione, se non debolezza. Su
tale argomento, si tornerà più avanti.
Tornando alla dimostrazione che il suo
scritto è non solo un romanzo storico, ma
anche tra i più degni e celebrati del genere, è la stessa Bellonci che fornisce qualche
indicazione a riguardo. La fortuna del trattare autrici e autori contemporanei è la
possibilità di sfruttare anche delle possibili fonti digitali. Verrà in aiuto al mio caso il
giornalista e saggista Paolo Mieli, che nella
sua terza stagione di Italiani con Paolo Mieli,
programma culturale ancora in onda sulla Rai, trasmesso per la prima volta dal 2014,
ha voluto dedicare un’intera puntata proprio a Maria Bellonci, dove l’ideatrice
Figura 1 - Maria Bellonci, dalla Biblioteca Virgiliana di
dell’episodio, Caterina Intelisano, l’ha descritta come «La signora dei libri». Nel
Mantova, durante un'intervista per L’Approdo, 1966
montaggio, sono stati inseriti alcune dichiarazioni della nostra amata scrittrice
15 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 7;
16 M. Bellonci, Segreti dei Gonzaga, op. cit., p. 27; 6 17
romana, mentre la si trova indaffarata tra le scartoffie dei documenti mantovani . A
proposito del romanzo Segreti dei Gonzaga, Bellonci afferma:
«Io lavoro qui, quando sono a Mantova, sono alla Virgiliana o all’Archivio di
stato. È un lavoro duro, tutti gli storici lo sanno. È un lavoro non di giorni né di
settimane, di mesi e di anni».
A riconfermare il suo lavoro come sì, scrittrice, ma in primis come storica, è la
linguistica Valeria Della Valle, che descrive l’approccio agli scartafacci di Bellonci:
«Il metodo di scrittura usato da Maria
Bellonci non lo possiamo verificare in un puro
sfoggio verbale. Molto abilmente, prendeva da
testi antichi, dai documenti d’archivio e dai
dizionari consultati, tutta una serie di
espressione e parole del passato, ma
comprensibili, per inserire il proprio racconto
nell’epoca di cui lei raccontava».
In un’intervista con il giornalista Luigi Silori, per il programma L’Approdo, del
1963, Bellonci parlava così dell’importanza delle fonti storiche, descrivendo
l’archivio storico come «Un luogo di vita. In esso, si trovano le vite che risorgono e
delle volte sono persino violente, specie quando risorgono in tutta la loro forza
vitale». È sempre la scrittrice che, in un’altra dichiarazione, questa volta per il
programma culturale Tuttilibri, del 1973, spiega quale sia concretamente il suo
lavoro. «Prima di tutto, faccio una ricerca
minuziosissima, quasi spietata, per mezzo della
quale scendo nei personaggi e nei tempi e li assimilo a poco a poco - spiega Bellonci
- Poi, brucio, idealmente, ogni documento, così la ricerca diventa solo interiore, il
Figura 2 - Maria Bellonci, parlando di
sondaggio diventa dello spirito, in relazione con i suoi tempi».
"Ludovica Borgia" in Tuttilibri, 1973
CONTENUTI STILISTICI E LINGUISTICI
Rispetto al primo romanzo storico, Lucrezia Borgia, incentrato sulla
nobildonna spagnola e sugli avvenimenti della corte di Ferrara, pubblicato nel 1939,
frutto di un lavoro nato da una richiesta del noto filologo Giulio Bertoni, che le
17 Cfr. C. Intelisano, La signora dei libri, in Italiani con Paolo Mieli – Maria Bellonci, a cura di P. Mieli,
https://www.raiplay.it/video/2022/05/Italiani---Maria-Bellonci-34b29236-70a2-4465-8f46-b0ee667a2ba1.html, 2014.
Tutte le citazioni di Bellonci e degli esperti che intervengono nella puntata sono estrapolate dalle dichiarazioni degli
stessi all’interno del programma di Mieli, che a sua volta ha unito interviste dell
-
Palazzo ducale Mantova - Stratigrafia
-
Ruolo Italia In Europa dal 1947 a Oggi
-
Riassunto esame Sociologia urbana, prof. Memo, libro consigliato Il quartiere nella città contemporanea, Borlini, M…
-
Riassunto esame Pedagogia dell'infanzia, Prof. Chiusaroli Diletta, libro consigliato Didattica generale, Milano, Mo…