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La donazione del sangue cordonale: il ruolo e le competenze dell'ostetrica Appunti scolastici Premium

Il presente lavoro di tesi sviluppa inizialmente il tema delle cellule staminali, descrivendone le fonti e le caratteristiche. Successivamente vengono trattate le varie forme di donazione, le normative vigenti in Italia, l’iter per il prelievo del sangue cordonale e l’uso terapeutico, attuale e futuro, delle cellule staminali. Si prosegue con un focus sul ruolo dell'ostetrica all'interno... Vedi di più

Materia di Ginecologia e ostetricia relatore Prof. A. Tolino

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le quali risulti appropriato l'utilizzo di tali cellule, previa

presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria

rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico.

In questi ultimi due casi si tratta di donazione dedicata e le cellule

staminali, conservate gratuitamente nelle banche italiane, sono ad

esclusiva disposizione del soggetto al quale sono state dedicate in

ragione della sua patologia.

Allegato al è riportato

decreto ministeriale del 18 novembre 2009

l'elenco dettagliato delle patologie per le quali è consolidato l'uso delle

cellule staminali ematopoietiche per scopo trapiantologico. Tale

decreto ha previsto, inoltre, che può essere consentita la conservazione

del sangue cordonale ad uso autologo-dedicato, anche nel caso di

particolari patologie non ancora comprese nell'elenco dell'allegato al

decreto ministeriale 18 novembre 2009, ma per le quali sussistano

comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego di cellule

staminali del sangue da cordone ombelicale anche nell'ambito di

sperimentazioni cliniche approvate secondo la normativa vigente,

previa presentazione di una documentazione rilasciata da un medico

specialista nel relativo ambito clinico. Tale conservazione viene

autorizzata dal responsabile delle banche, sentito il parere di un

apposito gruppo tecnico multidisciplinare coordinato dal CNT.

Appare quindi chiaro che il Governo considera interesse primario ed

esclusivo del Servizio sanitario nazionale la conservazione del sangue

da cordone ombelicale, donato a fini solidaristici per uso

trapiantologico, prevedendone la conservazione nelle strutture

pubbliche dedicate, quale erogazione di livello essenziale di

assistenza, e quindi con oneri totalmente a carico del Servizio 20

Sanitario Nazionale. Allo stesso modo, è consentita la conservazione

nel territorio nazionale, senza alcun onere per i richiedenti, di sangue

del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato, ma solo nei casi e

alle condizioni previste dalla normativa sopra citata.

Nell’ipotesi in cui, invece, i genitori decidano di conservare per uso

personale i campioni di sangue cordonale presso banche estere, le

spese relative al trasporto e alla conservazione del campione sono a

totale carico dei richiedenti. Infatti, tale possibilità è stata consentita

dalla legge italiana solo a salvaguardia della libera scelta di ogni

singolo individuo, ma senza oneri economici per il servizio sanitario

pubblico, non rappresentando un livello essenziale di assistenza.

Questo perché il Governo ritiene, anche in base ai pareri espressi da

organismi scientifici, che la conservazione autologa non sia , al

momento, sostenuta da una valida motivazione sul piano razionale,

scientifico, ed etico.

La conservazione ad uso autologo, al di fuori dei casi in cui è già

consentita, risulta pertanto una procedura inappropriata dal punto di

vista clinico-assistenziale, quindi non può essere compresa nei livelli

essenziali di assistenza. Si tratta di una posizione decisa

congiuntamente da tutte le Autorità sanitarie competenti del settore

(Ministero della Salute, CNT e CNS, Assessorati regionali alla

Salute), e che, peraltro, è conforme a quella delle Autorità sanitarie

francesi, degli organismi dell’Unione Europea, del Consiglio

d’Europa, nonché delle principali società scientifiche di settore,

nazionali ed internazionali.

Tale orientamento, che non ha basi ideologiche ma si fonda su

evidenze scientifiche, ha incontrato ampi consensi anche presso le 21

associazioni sia dei pazienti che dei donatori, e da ultimo è stato

ribadito nell’Agenda del Governo in materia di bioetica.

Il governo si è fatto ovviamente carico di porre in essere tutti i

provvedimenti idonei ad assicurare i requisiti di qualità e di sicurezza

nell’attività di conservazione e donazione del sangue cordonale, come

evidenziato dalla seguente scheda normativa.

SCHEDA NORMATIVA

PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI A LIVELLO DI FONTI

PRIMARIE:

Le attività delle banche di sangue da cordone ombelicale, strutture

deputate alla conservazione di cellule staminali emopoietiche

cordonali, sono disciplinate, in primo luogo, dalla legge n. 219/2005

recante “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della

produzione nazionale degli emoderivati”, nonché dal d.lgs. n.

che ha attuato e recepito la

191/2007, Direttiva europea 2004/23/CE

in tema di tessuti e cellule relativamente alle norme di qualità e di

sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, il controllo, la

lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di

tessuti e cellule umane.

La legge 219/2005 sancisce che il Ministro della Salute, con proprio

decreto, predispone l’istituzione di una rete nazionale di banche per la

conservazione di cordoni ombelicali ai fini di trapianto (art. 10, c. 3).

Il d.lgs. n. 191/2007 (art. 6, c. 1) prevede invece, con riferimento al

settore dei tessuti e delle cellule, che siano definiti, con Accordo da

stipularsi in Conferenza Stato-Regioni, i requisiti minimi 22

organizzativi, strutturali e tecnologici degli istituti dei tessuti,

comprese le banche cordonali.

ATTI AMMINISTRATIVI POSTI IN ESSERE IN

ATTUAZIONE DELLE FONTI PRIMARIE

Il Ministero della salute ha provveduto ad attuare quanto disposto

dalla citata legge n.219/2005, attraverso l’emanazione del decreto

ministeriale del 18 novembre 2009, recante “Istituzione di una rete

nazionale di banche per la conservazione di sangue da cordone

ombelicale”. Tale decreto istituisce la rete delle banche per la

conservazione di sangue da cordone ombelicale, definendone le

finalità e i principi generali di organizzazione.

Al d.lgs. n. 191/2007 è stata invece data attuazione, nel settore del

sangue cordonale, con la conclusione dell’Accordo Stato-Regioni del

29 ottobre 2009, il quale reca “Requisiti organizzativi, strutturali e

tecnologici minimi per l’esercizio delle attività sanitarie delle banche

di sangue da cordone ombelicale”. In tal modo si è garantita, anche nel

settore della conservazione e della donazione del sangue cordonale, la

conformità ai requisiti di qualità e sicurezza indicati a livello europeo

con la direttiva 23/2004/CE (recepita appunto col d.lgs. n. 191/2007).

In riferimento alle tipologie di conservazione del sangue cordonale

consentite in Italia, le ordinanze che avevano rappresentato l’atto

normativo di urgenza utilizzato per disciplinare questo tema, sono

state definitivamente sostituite dal Decreto ministeriale 18 novembre

2009, recante “Disposizioni in materia di conservazione di cellule

staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-

dedicato”. 23

Questo atto, dopo aver ribadito il principio generale secondo cui la

conservazione da cordone ombelicale è consentita per uso allogenico a

fini solidaristici, individua e regolamenta i casi in cui è consentita la

conservazione per uso autologo-dedicato specificando che ciò può

avvenire, comunque, esclusivamente presso le strutture pubbliche

accreditate, a ciò deputate.

Per quanto concerne la disciplina riguardante il rilascio

dell’autorizzazione all’esportazione delle unità di sangue cordonale

all’estero, occorre far riferimento all’ “Accordo Stato-Regioni

sull’esportazione di campioni di sangue da cordone ombelicale per

uso personale ai fini della loro conservazione all’estero”, stipulato in

Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 29-04-2010. Con tale

accordo si è sancito il passaggio della competenza nel rilascio

dell’autorizzazione all’esportazione dei suddetti campioni di sangue

cordonale dal Ministero della Salute alle Regioni, senza perdita della

tracciabilità.

Va detto, infine, che alle banche per la conservazione del sangue

cordonale si applicano anche gli standard operativi nazionali, come

definiti nell’Accordo Stato-Regioni n. 1770 del luglio 2003, oltre che

standard internazionali (Fact-Nectcord).

Inoltre sono in fase di prossima emanazione le “Linee guida per

l’accreditamento delle Banche di sangue cordonale”, come definito

all’articolo 6, comma 1 del DLgs. 191/2007. [1] 24

DONAZIONE DEL SANGUE CORDONALE

Per donare il sangue cordonale (SCO) è necessario essere in buone

condizioni di salute e rispettare alcune semplici procedure.

All’atto della donazione:

1. E’ necessario che la coppia donatrice:

- Esprima la propria volontà incondizionata sottoscrivendo un

alla donazione;

consenso informato

- Compili un che riguarda le proprie

questionario anamnestico

condizioni di salute e quelle dei familiari diretti;

2. E’ necessario,inoltre, che la madre donatrice venga sottoposta a un

prelievo di sangue periferico (15 ml) per l’esecuzione degli esami di

legge obbligatori per la donazione del sangue;

3. E’ necessario, infine , che il personale medico verifichi le

condizioni di salute del neonato .

A 6-12 mesi dal parto è necessario che:

1. Un sanitario della Banca/Centro di Raccolta:

- Controlli nuovamente l’anamnesi familiare;

- Controlli l’anamnesi del piccolo donatore (a tale proposito

viene richiesto un certificato medico del pediatra che attesta

la regolare evoluzione psico-somatica e l'assenza di 25

manifestazioni cliniche da riferire a patologie di natura

genetica).

2. La madre donatrice venga nuovamente sottoposta ad un prelievo di

sangue periferico (10 ml) per la ripetizione degli esami di legge

obbligatori per la donazione di sangue. In ogni caso, tutte le

informazioni sono garantite da assoluti criteri di riservatezza.

Criteri di esclusione alla donazione:

Come per la donazione di sangue, esistono condizioni cliniche e

comportamenti a rischio che precludono la donazione del sangue

placentare. Alcuni criteri di ineleggibilità riguardano l'esistenza di

varie patologie a carico dei genitori e/o dei familiari: vengono rilevati

con criteri anamnestici mediante dettagliati questionari clinici e sono

valutati di volta in volta dal personale medico della banca.

Altri criteri di esclusione alla donazione sono di natura

ostetrico/neonatale e vengono, di conseguenza, valutati dal personale

medico e ostetrico durante la gestazione e al momento del parto:

- Gestazione inferiore a 35 settimane;

- Rottura delle membrane superiore a 12 ore;

- Febbre della madre superiore a 38°C al momento del parto;

- Parto vaginale operativo;

- Malformazioni congenite note del neonato;

- Stress fetale;

- Positività sierologica o comportamenti a rischio di

trasmissione di malattie infettive del padre o della

madre.[18] 26

CONSENSO INFORMATO ALLA DONAZIONE

Il consenso informato è fondamentale per il prelievo del sangue

placentare e per tutte le procedure ad esso connesse.

Tale consenso è indispensabile per porre l’unità di sangue raccolto

nella Banca.

In esso devono essere inclusi almeno i seguenti punti:

- Dichiarazione da parte della madre di essere stata chiaramente

informata sull’utilizzo del sangue placentare prelevato e della

possibilità che esso venga messo a disposizione di pazienti che

necessitano di un trapianto;

- Il sangue viene conservato presso una Banca pubblica senza

scopo di lucro;

- Garanzia di assenza di risarcimento per la madre e il bambino;

- Disponibilità da parte della madre a sottoporsi ad un prelievo di

sangue periferico (15 ml) al momento del parto, per effettuare

gli esami di legge (HBSAg, Anti-HIV, Anti-HCV e test per la

Sifilide) e tipizzazione HLA;

- Disponibilità di essere ricontattata a 6 mesi dal parto, qualora la

donazione sia risultata idonea al bancaggio e di sottoporsi ad un

altro prelievo di sangue periferico;

- Rinuncia di avanzare in futuro diritti sul campione del sangue

donato;

- Assenza di spese aggiuntive, privilegi o vantaggi economici

legati alla donazione;

- Autorizzazione del sangue placentare per scopi di ricerca;

- Autorizzazione alla consultazione della cartella clinica; 27

- Conservazione dei campioni di sangue e/o DNA della madre e

dell’unità;

- Consenso all’utilizzo dei dati personali.

Il consenso informato deve essere sottoscritto dalla madre prima del

travaglio, deve essere firmato dalla stessa e dall’operatore sanitario,

specificando la qualifica. Il consenso viene conservato presso la banca

e se richiesto una copia viene rilasciata al reparto di Ostetricia. 28

29

Fig. 2 Modulo di consenso alla donazione di sangue cordonale 30

QUESTIONARIO ANAMNESTICO PER LA DONAZIONE DI

SANGUE CORDONALE 31

32

33

34

Figura 3 – Questionario anamnestico 35

RACCOLTA DEL SANGUE CORDONALE

Il sangue cordonale (SCO) può essere raccolto sia in caso di parto

vaginale che in caso di parto con taglio cesareo [19]. Il SCO viene

raccolto a caduta. Con questo sistema si riescono a ottenere da 60 a

150 ml di sangue.

Ci sono due metodi generalmente accettati per raccogliere il sangue

cordonale: [20]

- in utero: si raccoglie il sangue subito dopo il parto prima della

separazione della placenta dalla parete dell'utero;

- ex utero: si raccoglie il sangue dopo l'espulsione della placenta.

Le linee guida del Royal College of Obstetricians and

Gynecologists raccomandano la raccolta ex utero per massimizzare la

sicurezza materna e neonatale [21], mentre quelle della Society of

Obstetricians and Gynaecologists of Canada consigliano la modalità in

utero [20].

Quindi il prelievo viene eseguito al momento del parto, sia vaginale

che operativo, quando il cordone è già stato reciso e il neonato è stato

allontanato dal campo operativo, senza procurare alcun rischio o

sofferenza alla madre o al neonato.

La raccolta è eseguita da personale ostetrico addestrato secondo

metodiche standard, mediante apposite sacche monouso, dotate di

dispositivi di sicurezza per l’operatore e di sistemi a circuito chiuso

per il campionamento, per assicurare l’integrità della sacca e la

sterilità del prelievo.

Dopo la raccolta le unità di sangue cordonale vengono etichettate con

codici a barre per garantirne la “tracciabilità” (nel massimo rispetto 36

della privacy) futura in sede di “bancaggio” e inserimento del

campione del registro donatori. Il trasporto alla Banca avviene entro

36 ore dal prelievo dentro appositi contenitori che assicurano

l’integrità e la purezza (assenza di agenti infettivi endogeni).[1]

Materiale necessario per l’esecuzione della raccolta:

- Provette per prelievo del sangue materno in numero di 3;

- Garze e disinfettante per corretta e sterile modalità di prelievo;

- Sacche sterili monouso. Ad ognuna di queste sacche viene

applicata un’etichetta con un codice a barre per garantire la

tracciabilità. Ogni sacchetto è munito di 2 aghi per limitare

eventuali contaminazioni dovute ad un secondo prelievo.

Tutto ciò è presente nell’apposito kit fornito ai genitori.

Esecuzione del prelievo di sangue materno:

Il kit materno per il prelievo contiene 3 fiale Vacutainer, le quali non

devono mai essere aperte fino al momento dell’utilizzo.

Una volta riempite le fiale con sangue materno, devono essere scritti

i dati della madre , l’ora e il giorno del prelievo su apposite etichette.

Completata la procedura, le fiale vengono introdotte negli appositi

compartimenti all’interno del kit.

Quindi tali fiale viaggeranno insieme al campione del sangue

ombelicale dentro il kit. 37

Prima di procedere all’esecuzione del prelievo del sangue cordonale, è

necessario creare un campo sterile:

- Togliere i telini sporchi dal piano di appoggio utilizzato;

- Cambiare i guanti sterili, farsi aprire il set di telini appositamente

preparato e farsi aprire la sacca della raccolta. 38

PRELIEVO 1.

Subito dopo la nascita, assicurare una

pinza emostatica in prossimità del

neonato e recidere il cordone

liberando il neonato. Disinfettare il

cordone nel punto del prelievo che

Disinfettare il cordone dal basso deve situarsi in posizione distale

verso la placenta a 10-15 cm di

distanza rispetto alla mamma.

2.

Rimuovere il cappuccio dell’ago

svitandolo senza esercitare alcuna

pressione, dopo aver posizionato una

pinza emostatica a valle del punto di

prelievo precedentemente

disinfettato. Prima di inserire l’ago,

Incannulare la vena assicurarsi di avere aperto le clamps

ombelicale blu corrispondenti.

3.

Se necessario, effettuare il prelievo

con un secondo ago posizionandolo

all'estremità materna. Procedere fino

ad esaurimento del flusso di sangue.

39

4.

Agitare la sacca allo scopo di

miscelare l’anticoagulante (CPD) già

presente con il sangue contenuto

dopo il primo prelievo.

5.

Rompere il sigillo e svuotare la

sacchetta di CPD aggiuntivo onde

recuperare il sangue rimasto nel tubo.

6.

Chiudere la clamp vicina alla sacca e

tagliare il tubo. Rimuovere gli aghi

dalla sacca e scartarli secondo le

modalità ospedaliere in un apposito

contenitore. 40

7.

Effettuare due nodi di sicurezza sul

tubo impiegato per il prelievo in

modo da prevenire perdite durante il

trasporto . Etichettare la sacca e

procedere all’imballo.

8.

Avvolgere il tutto nella fascia

plastificata con il gel

termoregolatore, da non refrigerare.

9.

Inserire nella busta di plastica con

zip e il tutto nel barattolo. 41

LE BANCHE DI SANGUE CORDONALE

La possibilità di effettuare trapianti con sangue cordonale ha indotto la

costituzione di vere e proprie “banche” dove vengono conservate le

unità di sangue cordonale raccolte.

Queste vengono inviate alla banca, dove sono sottoposte ad una serie

di controlli specifici per verificare l’idoneità alla conservazione e

definire le caratteristiche immunologiche per l’analisi della

compatibilità fra donatore e ricevente. I dati relativi alle unità

cordonali conservate presso la banca vengono trasmessi al Registro

internazionale dei Donatori di Midollo Osseo che rende visibili tali

dati in tutto il mondo.

Le sacche idonee vengono congelate in azoto liquido a -196°C entro

36 ore dalla raccolta.

Le cause di esclusione e fallimento sono:

- Clinico-anamnestiche ed ostetrico-neonatali;

- Volumi-cellularità insufficienti;

- Problematiche di trasporto, processazione e conservazione;

- Incompletezza-incongruenza della documentazione;

- Positività dei test infettivologici e/o di sterilità delle unità.

Il primo passo per la realizzazione di banche di sangue di cordone è

stato rappresentato dalla formulazione di criteri scientifici oggettivi

con cui esse devono operare.

Sono state istituite nel mondo vere e proprie banche per la raccolta di

sangue placentare, in modo da garantire alle persone malate maggiore

possibilità di incontrare donatori compatibili. 42

La prima e la più grande banca di SCO si è costituita nel settembre del

1992 a New York presso il New York Blood Center.

In Europa si è discusso ,per la prima volta, della possibilità di

utilizzare il sangue della placenta nel Gennaio del 1993 a Monaco di

Baviera e nei mesi successivi alcuni centri hanno ideato il progetto di

una banca europea.

La maggiore banca italiana, una tra le più importanti del mondo, è la

Milano Cord Blood Bank presso il centro trasfusionale dell’ospedale

Maggiore di Milano.

Nel 1995 le banche italiane si sono riunite in un gruppo, chiamato

G.R.A.C.E (Gruppo Raccolta e Amplificazione delle Cellule

Ematopoietiche); tale gruppo riunisce medici, biologi, ostetriche e

ricercatori italiani interessati allo studio e all’impiego clinico delle

cellule staminali ematopoietiche e ha come obiettivi:

- Raccogliere un elevato numero d’unità di sangue placentare;

- Uniformare la procedura di raccolta, conservazione per mezzo

del freddo e valutazione delle unità;

- Sviluppare la ricerca nel settore.

A tale scopo, le banche di Torino, Firenze, Roma e Padova hanno

sviluppato dei sistemi di qualità simili a quello attuato a Milano Cord

Blood Bank, hanno collegato in rete i loro inventari e aperto un unico

centro di ricerca alla Milano Cord Blood Bank. [22]

In Italia, le banche di sangue cordonale, istituite esclusivamente

all’interno di strutture pubbliche, svolgono la loro attività in base a

standard di qualità e sicurezza definiti a livello nazionale ed

internazionale. 43

Con il decreto ministeriale del 18 novembre 2009 è stata istituita la

Rete nazionale italiana di banche per la conservazione di sangue da

cordone ombelicale, attualmente composta da 19 banche, distribuite su

tutto il territorio nazionale, e coordinata, a livello centrale, dal Centro

Nazionale Sangue in collaborazione con il Centro Nazionale

Trapianti. [4] 44

USO TERAPEUTICO ATTUALE DELLE CELLULE

STAMINALI EMATOPOIETICHE

L’uso clinico delle cellule staminali presenti in circolo alla nascita è

iniziato nel 1989 con la pubblicazione del caso di un paziente affetto

da anemia di Fanconi curato con successo con il trapianto di sangue

prelevato dalla placenta e dal sangue di cordone dopo la nascita del

fratellino istocompatibile. [23]

Ventiquattro anni dopo questo primo intervento, possiamo ormai

considerare il sangue di cordone una sorgente alternativa, se non

superiore, al midollo per tutti quei trapianti in cui il paziente è in età

pediatrica. [24] È, invece,ancora in fase di sperimentazione il suo uso

per il trapianto in soggetti adulti. [25]

Le cellule staminali ematopoietiche, caratterizzate dalla presenza

dell’antigene CD-34, sono attualmente impiegate in terapia

principalmente per il trattamento trapiantologico autologo o

allogenico di patologie che coinvolgono le cellule ematopoietiche del

midollo osseo e le cellule che da questa si differenziano.

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, sia autologo che

allogenico viene usato,quindi, per curare diversi tipi di leucemie e di

linfomi e alcune malattie del sangue sia ereditarie (osteoporosi

maligna, talassemia, anemia di Fanconi, ecc…) che acquisite (anemia

aplastica grave).

Tale trapianto può essere usato anche per curare alcune rare malattie

ereditarie, che comprendono malattie del metabolismo e della

funzione immunitaria. Un caso particolarmente interessante, in cui il

trapianto di staminali ematopoietiche è stato usato per curare una

grave malattia ereditaria del sistema immunitario, è quello dei bambini

45

con immunodeficienza severa combinata (SCID, Severe Combined

familiarmente chiamati “bambini nella bolla”.

Immune Deficiency),

Questa malattia comporta un’assenza pressochè totale di difese

immunitarie e costringe i piccoli pazienti a vivere in un ambiente

isolato da qualsiasi contaminazione, come una bolla di plastica.

Bambini affetti da SCID sono stati curati con il trapianto autologo di

cellule staminali ematopoietiche, estratte dal piccolo paziente e

modificate mediante il trasferimento di un gene sano. Questo

trattamento, nell’insieme chiamato ha avuto successo

terapia genica,

nella maggior parte dei pazienti, anche se non è privo di rischi. [26]

Quindi il sangue placentare è attualmente utilizzato come sorgente di

cellule staminali ematopoietiche, in alternativa al midollo osseo e alle

cellule staminali di sangue periferico mobilizzato. Infatti, esso

contiene una quota di progenitrici ematopoietici immaturi più elevata

rispetto al midollo osseo e la capacità clonogenica delle cellule

staminali ematopoietiche cordonali sembra essere superiore a quelle

delle corrispettive cellule midollari.

Inoltre, queste cellule si presentano CD34+ (CD34 è una molecola di

adesione cellulare) e CD38- (CD38 è un enzima multifunzionale,

particolarmente espresso nei leucociti).

Questo dato è di particolare interesse, in quanto la popolazione

CD34+/CD38- comprende cellule staminali ematopoietiche

multipotenti, mentre la popolazione CD34+/CD38+ comprende

progenitori già “commissionati”. L’insieme di questi dati indica la

presenza nel sangue placentare di sottopopolazioni di cellule staminali

ematopoietiche dotate di notevole capacità di ricostruzione

ematologica a lungo termine dopo trapianto. 46

CELLULE STAMINALI:

PROSPETTIVE PER IL FUTURO

In un futuro, probabilmente, sarà possibile utilizzare i tessuti derivanti

da cellule staminali per trattare un gran numero di malattie,

sostituendo le cellule danneggiate. Ad esempio: le cellule secernenti

insulina potrebbero essere usate nella cura del diabete; le cellule

nervose potrebbero curare il tessuto danneggiato da ictus o dal Morbo

di Parkinson ; le cellule epatiche potrebbero riparare un fegato

irreversibilmente danneggiato, ecc …

Il metodo di elezione per rendere le cellule geneticamente compatibili

con il ricevente, appare il trasferimento nucleare (clonazione).

Certamente appare necessario approfondire la comprensione dei

meccanismi di rigenerazione, al fine di aumentare la possibilità di

applicazioni terapeutiche delle cellule staminali.

Oltre a sviluppare tessuti in grado di sostituire tessuti

irreversibilmente danneggiati, le tecniche di trasferimento nucleare

potrebbero essere utilizzate per correggere talune malattie ereditarie

rare e molto gravi. Riparando una cellula uovo (ovocita) mediante

questa tecnica, si potrebbe consentire ad una donna malata di poter

dar vita ad un bambino sano pur conservando il patrimonio genetico

dei genitori.

Esistono,quindi, numerose patologie che potranno essere curate

utilizzando cellule staminali embrionali e/o tessuto specifiche.

Alcuni esempi vengono esaminati di seguito: 47

1. Rigenerazione di cellule e tessuti:

La maggiore applicazione delle cellule staminali è quella di sostituire

cellule o tessuti danneggiati o non funzionanti e quindi di essere

potenzialmente efficaci in un contesto di terapia cellulare/tissutale

sostituendo così il trapianto di organo da cadavere.

2. Terapia cellulare per:

- La ricostruzione del midollo spinale danneggiato da traumi

fisici mirato a dare quindi una speranza ai tanti paraplegici.

(per esempio, questa possibilità è già sperimentata nel ratto,

dove è stata sfruttata la trasformazione dei precursori degli

oligodendrociti in cellule che producono mielina nel midollo

spinale);

- Malattie degenerative del sistema nervoso (Alzheimer, morbo

di Parkinson, malattia di Huntington, sclerosi laterale

amiotrofica, malattie ecotossicologiche, post-traumatiche, da

abuso farmacologico, da danno ischemico, ecc.);

- Malattie muscolo-scheletriche (displasia ossea, malattie

progressive delle giunzioni ossee, osteogenesis imperfecta,

miopatie primitive);

- Malattie infiammatorie di natura sistemica (sindrome di

Sjögren), attraverso la sostituzione delle cellule delle ghiandole

salivari atrofiche dei malati;

- Malattie degenerative della retina, della cornea e dell’apparato

uditivo, i cui tessuti sono stati danneggiati per cause genetiche

o traumatiche;

- Ricostituzione del tessuto cardiaco dopo un infarto acuto del

miocardio e riparazione dei vasi sanguigni da processi

patologici progressivi come l’arteriosclerosi e l’ipertensione; 48

- Malattie metaboliche di tipo lisosomiale, causate dal blocco di

specifici sistemi catabolici e dal conseguente accumulo nei

lisosomi delle sostanze non degradate.

3.Terapia genica:

Le cellule staminali sono in grado di accettare e tollerare, molto

meglio di cellule mature, geni introdotti dall’esterno con tecniche

d'ingegneria genetica, mirate a correggere l’effetto patologico di geni

difettosi o mutati mediante trasferimento genico; proprio per la loro

capacità di trattenere stabilmente tali geni esogeni nel tempo,

costituirebbero il substrato ideale per fungere da vettori cellulari per la

terapia genica, consentendo quindi il superamento di alcune difficoltà

tecniche, attualmente insormontabili, dovute alla perdita progressiva

di espressione di geni esogeni inseriti a scopo terapeutico in tessuti di

cellule adulte mature.

Un singolo trasferimento di gene in una cellula staminale renderebbe

infatti disponibili cellule del sangue, della pelle, del fegato, e perfino

del cervello “corrette”. Quindi, le cellule staminali, embrionali o

adulte, potrebbero rappresentare la soluzione ottimale in terapia

genica proprio perché in grado di generare le cellule necessarie in

quantità molto rilevanti.

Conclusioni sugli aspetti scientifici:

E’ possibile stimare, sebbene in via del tutto preliminare che, su un

numero totale di soggetti affetti da patologie croniche di circa 30

milioni nel nostro Paese, l’utilizzo delle cellule staminali di varia

origine possa portare a sviluppare metodiche cliniche per il

trattamento di un numero di pazienti che, comprendendo le patologie

di origine cardiovascolare, si avvicina ai 10 milioni di individui. 49

Le problematiche relative all’uso dei diversi tipi di cellule staminali (e

le possibili differenze nella loro efficacia terapeutica) e le ovvie

conseguenze sulla qualità della vita sono talmente forti da influenzare

pesantemente le attuali scelte strategiche di finanziamento pubblico

della ricerca nella maggior parte dei paesi industrializzati.

E’ chiaro che queste scelte potrebbero modificare sensibilmente la

politica sanitaria dei prossimi decenni, ed è pertanto auspicabile un

cospicuo investimento di risorse sia economiche che umane nel settore

della biologia delle cellule staminali. [27] 50


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DESCRIZIONE TESI

Il presente lavoro di tesi sviluppa inizialmente il tema delle cellule staminali, descrivendone le fonti e le caratteristiche. Successivamente vengono trattate le varie forme di donazione, le normative vigenti in Italia, l’iter per il prelievo del sangue cordonale e l’uso terapeutico, attuale e futuro, delle cellule staminali. Si prosegue con un focus sul ruolo dell'ostetrica all'interno del processo di donazione, con uno studio statistico-analitico basato su questionari (sottoposti a ostetriche impiegate nel dipartimento di Gin/Ost dell’AOU Federico II e a un campione di 70 future mamme all’interno dello stesso dipartimento), e con l'analisi della diffusione dell'informazione nel comparto ostetrico e tra le donne gravide. L'ultima parte è dedicata all’importanza della conservazione allogenica (o donazione solidaristica).

Indice:
Introduzione pag. 1
Cellule staminali pag. 4
Fonti di prelievo pag. 10
Funicolo ombelicale pag. 13
Tipologie di raccolta e conservazione sangue cordonale pag. 16
Normativa in tema di conservazione e donazione
del sangue cordonale pag. 19
Donazione del sangue cordonale pag. 25
Consenso informato pag. 27
Questionario anamnestico pag. 31
Modalità di raccolta del sangue cordonale pag. 36
Banche di sangue cordonale pag. 42
Uso terapeutico attuale
delle cellule staminali ematopoietiche pag.45
Cellule staminali: Prospettive per il futuro pag.47
Ruolo dell’ostetrica pag.51
Valutazione dello stato dell’arte
e livelli di conoscenza e di informazione pag.54
Conclusioni pag.61
Bibliografia e sitografia pag.63


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ostetricia
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoPassero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ginecologia e ostetricia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Tolino Achille.

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