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Tesi di laurea specialistica: Il crowdfunding come alternativa alle fonti tradizionali di finanziamento della cultura

Questo lavoro di tesi si propone di dimostrare come il crowdfunding, negli ultimi anni, stia assumendo un ruolo chiave come alternativa alle fonti tradizionali per il finanziamento di nuovi progetti in ambito culturale. La pratica del crowdfunding è in continua diffusione da quando, a causa della crisi e dei sempre maggiori tagli alla cultura, l’accesso ai finanziamenti è diventato... Vedi di più

Materia di Management delle imprese culturali relatore Prof. L. Solima

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ESTRATTO DOCUMENTO

in tre categorie omogenee rispetto all’ordinamento giuridico

classificazione

italiano, ciascuna soggetta ad una specifica disciplina:

Figura 2.6 Classificazione dei vari tipi di reward-based crowdfunding

PRE-ORDINE ROYALTY BASED

DONAZIONE MODALE REWARD-BASED

CROWDFUNDING

Fonte: elaborazione propria

- Donazione modale: il proponente offre ai finanziatori un piccolo regalo di

52

modico valore o un mero riconoscimento (menzione pubblica) . La donazione

può essere gravata da un onere (cioè il reward) il cui adempimento costituisce una

specifica obbligazione del donatario. Dunque è necessario che chi propone un

reward-based crowdfunding di questo tipo accantoni sufficienti risorse per

eseguire quanto promesso. La raccolta dei fondi avviene come nel modello

donation-based, con una differenza fondamentale: si aggiunge infatti un onere che

viene considerato non come corrispettivo della donazione ricevuta ma come

“limite imposto alla donazione nel pieno accordo delle parti” (Lerro A.M.,

2013).

- Pre-ordine: prevede la possibilità di prenotare un bene non ancora prodotto,

versando anticipatamente o promettendo di versare il prezzo. Il finanziatore

procede con il pagamento e, così facendo, otterrà il bene con uno sconto rispetto

al prezzo offerto al pubblico oppure un trattamento di favore per usufruire dei

servizi erogati dalla società. Ciò prende il nome di pre-purchase model, prediletto

dalle società di nuova costituzione che necessitano di fondi e di testare quanto il

prodotto possa essere gradito sul mercato.

In Italia la donazione modale è prevista e regolamentata dall’art. 793 Cod.Civ

52 54

Dal punto di vista legale, si tratta a tutti gli effetti di una compravendita, con la

particolarità che risulta evidente a tutti i soggetti coinvolti che il bene non è

e che l’acquisto verrà perfezionato soltanto se si

ancora venuto ad esistenza

raggiungono gli importi necessari per procedere alla produzione. “All-or-

In proposito è frequente e assolutamente consigliabile il modello

il proponente chiarisce ai potenziali sottoscrittori che l’acquisto del bene

nothing”:

diviene efficace solamente se si raggiunge un finanziamento minimo, necessario

per remunerare i fattori della produzione.

Questo tipo di reward-based crowdfunding è stato spesso utilizzato per le

produzioni musicali, i film e le arti, che rappresentano in aggregato circa il 30%

della raccolta internazionale. Ma è nel settore della tecnologia e dei giochi che si

raccolgono le somme più rilevanti: uno dei casi più recenti è rappresentato da

Pebble, un orologio digitale che si collega tramite Bluetooth con qualsiasi

smartphone, riportandone le informazioni sul display (dal normale orario ai

messaggi, alle e-mail, ai post dei social media, alle varie applicazioni, ecc.).

Pebble ha raccolto ordini per oltre dieci milioni di dollari da quasi 70.000 persone

(Lerro A.M.,2013). “take it all”,

Nel caso invece di reward-based più raro, si permette al founder di

trattenere tutti i finanziamenti anche nel caso non sia stato raggiunto l’obiettivo

preposto. è un’evoluzione del

53

- Royalty-based : questo schema emergente reward-based.

Si verifica quando il finanziatore riceve in cambio una parte dei profitti, ad

54

esempio una percentuale sul prezzo delle vendite del prodotto , ovviamente senza

diventare azionista. di un’associazione

Si tratta, quindi, agli utili e alle perdite, nei limiti del

conferimento effettuato dall’investitore, che prevede l’associazione di un numero

aperto ed indeterminato di investitori. Questa soluzione è adottata da quelle

aziende che non hanno i requisiti per accedere all’equity-crowdfunding (che sarà

53 modello rientra nel concetto dell’associazione in partecipazione,

Questo regolato dagli artt. 2549

ss. c.c., per il quale l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua

impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto, specificatamente

finanziario.

54 Il royalty-based crowdfunding è praticato dalla piattaforma Starteed, www.started.com 55

analizzato in seguito) o che “non vogliono aprire la loro compagine sociale a

terzi estranei, pur essendo disponibili a riconoscere loro una partecipazione agli

eventualmente, un ruolo consultivo”

utili ed, (Lerro A.M., 2013). 55

Uno dei casi più noti di royalty-based è costituito dalla piattaforma Sellaband .

2.4.2.3 Piattaforme lending-based

Attraverso le piattaforme lending-based, persone fisiche e giuridiche possono

decidere di prestarsi fondi reciprocamente, ad un tasso di interesse più o meno

alto, con il fine di realizzare un progetto (CSI, 2013).

Da un lato ci sono, quindi, persone che hanno bisogno di denaro per necessità

e dall’altro, investitori che vogliono percepire un certo interesse sulle

personali

somme investite. Portali autorizzati forniscono piattaforme che fanno incontrare

gli uni con gli altri. In Italia Smartika (ex Zopa) è il più conosciuto.

Le piattaforme legate al modello lending-based sono quelle che hanno la maggior

maturità in termini di esperienze internazionali e già una discreta stabilità a livello

normativo rispetto alle altre tipologie.

Il movimento delle piattaforme con prestito “crowdfunding lending-based” hanno

– –

generato sempre stando al Massolution Report una raccolta fondi molto

elevata, divenendo la tipologia di piattaforme più redditizie a livello globale.

L’impatto delle singole categorie è il seguente:

55 Sellaband è una piattaforma di crowdfunding nata in Germania nel 2006: consente a cantanti e

musicisti di registrare demo di possibili dischi e di raccogliere online i fondi necessari per la loro

produzione. Il disco viene prodotto al raggiungimento del target di $50,000 (con la formula all-or-

nothing) e gli investitori percepiscono un 10% di royalty sugli utili generati dal progetto. 56

Grafico 2.3 Impatto delle campagne lending-based nei diversi settori

Business and

Entrepreneurschip

Energy and Environment

Social Causes

Music and Recording Arts

Arte (in generale)

Fonte: elaborazione propria su dati Massolution

Dai dati dell’ultima indagine, risalenti a maggio 2014, le piattaforme lending-

based in Italia risultano essere solamente tre; tuttavia il numero dei progetti

ricevuti e realizzati è il più alto rispetto al totale. Sono 38.157 le proposte rivolte

23.488.000€

alle tre piattaforme e 2.906 i progetti finanziati, per un totale di

(Consob, 2015).

Tali dati evidenziano una forza ed una capacità concreta di questo modello

all’interno del panorama economico italiano.

Il modello lending-based comprende il microprestito, il P2P e il P2B e

ricompensa i finanziatori con gli interessi maturati sul capitale prestato.

Figura 2.7 - Classificazione dei vari tipi di lending-based crowdfunding

PEER-TO-PEER PEER-TO-

MICROPRESTI BUSINESS

TO LENDING-BASED

CROWDFUNDING

Fonte: elaborazione propria 57

- Microprestito: fornisce servizi finanziari a clienti con basso reddito; il denaro

viene raccolto da un gruppo di persone ed è gestito da un intermediario locale;

- Peer-to-peer: o anche abbreviato nella sigla P2P, è un sistema che permette di

disintermediare la gestione del credito, mettendo in contatto due tipi di soggetti

– e senza l’intervento di

prestatori e richiedenti grazie a piattaforme tecnologiche

istituzioni finanziarie, come le banche. Ciò è valido per persone fisiche (privati) e

persone giuridiche (aziende). Da una parte ci sono i prestatori, che prestando il

proprio denaro a privati o imprese sulle piattaforme che si occupano di P2P,

possono ottenere ritorni significativi in base a una diversa propensione al rischio.

Dall’altra ci sono i richiedenti, i quali possono ottenere credito in maniera molto

rapida (1-3 giorni) con interessi che variano in base alla propria rischiosità, ma in

ogni caso decisi liberamente dal mercato.

noto con l’abbreviazione P2B, è il prestito da privati verso

- Peer-to-business: 56

piccole e medie imprese o start-up .

2.4.2.4 Piattaforme equity-based

Le piattaforme prese in esame sono collegate al modello equity-based. Tale

modello, probabilmente quello più complesso, comporta la sottoscrizione del

capitale di rischio e necessita di un’attenta e specifica regolamentazione 57 (tale

argomentazione sarà approfondita nel capitolo III).

L’investitore, infatti, aderendo al progetto, entra in possesso di azioni o diritti di

voto, diventando a tutti gli effetti azionista dell’azienda e socio dell’imprenditore

proponente. Riceverà in cambio una quota più o meno grande, a seconda della

somma investita e dell’andamento del business: se la società cresce, la quota

acquisirà maggior valore; in caso di fallimento, invece, il finanziatore perderà il

capitale investito (Rickman C., 2013).

anche “Incentivi per

56 Vedi favorire la quotazione delle pmi sui mercati internazionali e in Italia:

Opportunità e proposte”, Arlotta, Boccia, Coda Negozio, Dal Maso, Imparato, FrancoAngeli,

e “Crowdfunding nell’era della conoscenza. Chiunque può realizzare un progetto. Il

2013, p. 27

futuro è oggi”, Walter Vassallo, 2014 p. 60 FrancoAngeli

57 Nella maggior parte dei paesi del mondo vigono leggi per limitare il rischio e prevenire le frodi

potrebbero verificare nell’ambito dell’offerta di azioni. Solitamente le piattaforme devono

che si

ottenere l’autorizzazione all’ente o al ministero di competenza a comprare e vendere azioni. 58

l’equity crowdfunding,

Con che utilizza la raccolta online per reperire capitale di

e l’imprenditore stesso, che è

rischio, si crea, quindi, un legame tra investitori

l’idea di business ma anche ad aprire le porte della sua

disposto a condividere

società, condividendo successi e insuccessi anche da un punto di vista

strettamente economico. evidenziato “credito” come

Come nel caso del lending based, nel quale è stato “capitale

parola chiave, lo stesso viene fatto qui, sottolineando il concetto di di

rischio”: chi decide di investire in un progetto di equity crowdfunding ne diventa

parte integrante in qualità di socio.

Se negli altri modelli si trova solo una condivisione dei principi, qui ha luogo una

condivisione degli obiettivi e una convinzione che siano effettivamente redditizi,

solo per l’imprenditore, ma anche e soprattutto per i soci che decidono di

non

andare ad ampliare la compagine dell’azionariato. Con questo non si intende

mettere in secondo piano l’importanza e il valore, anche e soprattutto sociale,

in quest’ultimo che effettivamente si intravede

degli altri modelli, ma è una

un’economia

crescita, uno sviluppo, un progetto che potrebbe cambiare le sorti di

in fase di recessione.

Le piattaforme attualmente presenti in Italia si dividono in due categorie: equity

offline e online.

Le prime offrono delle opportunità di investimento, mettendo solamente in

contatto investitori e imprenditori. La loro attività termina qui e non prosegue

seguendo direttamente la transazione, motivo per il quale non necessitano

dell’autorizzazione Consob. La più utilizzata in Italia è www.siamosoci.it, che

precisa di “non offrire servizi e di non svolgere attività di consulenza finanziaria

strumenti finanziari”,

e/o agli investimenti, sottoscrizione o collocamento di

ribadendo il ruolo di intermediario nel senso stretto del termine, che si pone come

solo obiettivo quello di proporre progetti validi, facilitare la comunicazione tra le

parti e monitorare gli investimenti.

Le piattaforme online, dieci in totale attualmente, gestiscono direttamente

l’operazione di raccolta di capitale di rischio per le start-up innovative e devono

essere autorizzate dalla Consob per poter svolgere la loro attività. I portali attivi

59

attualmente sono tre: Starsup, Unica Seed e Assiteca Crowd che hanno proposto

un totale di nove progetti, di cui tre chiusi con successo, due falliti nella raccolta e

dare un’idea della portata del fenomeno,

quattro in corso. Per che ha davanti a sé

un mercato potenziale formato da tutta la popolazione italiana, se rimaniamo entro

i nostri confini, si può affermare che tali portali sono riusciti a raccogliere un

€ dall’entrata in vigore della legge. La cifra massima di

totale di 1.057.780 € ed è stata raccolta dal portale Assiteca Crowd per il

raccolta è di 520.000

“Paulownia”.

progetto dal nome Questi dati a dimostrazione del fatto che, se la

folla è convinta del progetto ed è coinvolta completamente nella sua realizzazione,

riesce anche a superare la soglia stabilita. Al contrario, nel caso in cui manchino

questi due fattori, convinzione e coinvolgimento, la folla si distacca in maniera

netta dal progetto, lasciandolo totalmente incompleto. La comunicazione e la

capacità di un founder di colpire il cuore, oltre alla mente, rappresenta il vero asso

nella manica per realizzare le proprie idee.

A livello mondiale, nonostante ogni piattaforma abbia un suo funzionamento

specifico che la contraddistingue, è possibile individuare tre modalità principali

tramite le quali i portali online rendono possibile l’offerta pubblica di equity di

una società privata (Figura 2.8).

Figura 2.8 Classificazione dei vari tipi di equity-based crowdfunding

INVESTITORI

ACCREDITATI MODELLO

COOPERATIVO

MODELLO CLUB EQUITY-BASED

CROWDFUNDING

Fonte: elaborazione propria 60

Modello Club: consiste nella vendita di equity ad una rete privata; in questo caso

imprenditori e startupper offrono azioni ad un numero illimitato di finanziatori

all’interno di una loro rete personale privata 58 . Si può dire, quindi, che il modello

club fa riferimento ad una forma di investimento chiusa in cui le offerte vengono

effettuate solo dai membri del gruppo e non da tutto il pubblico.

Investitori accreditati: consiste nella vendita di equity ad investitori sofisticati,

ovvero ad una sorta di rete di “business virtuali.

angel” Operano utilizzando

questo modello varie piattaforme, tra le quali le statunitensi SeedUps e CircleUp e

la tedesca Innovestment. In questo caso non vi è una vera apertura a nuove fonti di

finanziamento per le società, poiché si tratta di investitori accreditati e non della

‘crowd’, ovvero dei potenziali investitori privati non professionali.

consiste nell’investimento diretto in una società o start-up

Modello cooperativo:

tramite portali online. Attraverso questo tipo di portali si costituisce un veicolo

separato (una società di investimento cooperativa) che, raccoglie tutti gli

o all’impresa, ed investe poi nella società

investitori interessati alla start-up

privata. In questo modo la folla può accedere all’investimento costituendo un

59

unico ente (gli investitori formano una cooperativa con riconoscimento legale).

si è analizzato l’impatto

Per concludere, anche per le piattaforme equity-based,

sulle singole categorie; stando al Massolution Report esso è il seguente:

58 Secondo questo modello opera la piattaforma britannica Crowdcube, che permette di acquistare

quote all’interno della nuova start-up

59 Tale modello caratterizza ad esempio la piattaforma olandese Symbid e la piattaforma francese

Wiseed 61

Grafico 2.4 Impatto delle campagne equity-based nei diversi settori Business and

Entrepreneurschip

Social Causes

Information and

Communication Technology

Film and Performin Arts

Energy and Environment

Fonte: elaborazione propria su dati Massolution

2.5 Strategie di marketing e comunicazione a supporto del crowdfunding

Il crowdfunding è ritenuto comunemente il mezzo migliore per sostenere delle

buone idee e dare espressione alla creatività dei singoli. Limitarsi a una

definizione del genere produce i fraintendimenti che spesso portano al fallimento

delle campagne.

Una “buona idea” non è (quasi mai) sufficiente per poter coinvolgere e motivare il

pubblico ad essere parte attiva in una operazione complessa come quella del micro

- finanziamento. In genere è necessario che i clienti possano apprezzare un

progetto e capire non solo cosa si sta cercando di fare, ma anche come si intende

raggiungere lo scopo indicato. Non è dunque solo una questione di “creatività”

generale, ma della maturazione di un disegno nel quale trovino posto almeno le

variabili e gli elementi che servono a rendere “visibile” non solo il prodotto finito

ma anche la strada da percorrere per ottenerlo.

Prima dell’implementazione vera e propria del progetto, i promotori dell’iniziativa

di crowdfunding prendono in considerazione alcuni step fondamentali (Figura

2.9). 62

– Step considerati prima dell’implementazione di un progetto

Figura 2.9 È importante definire

esattamente cosa si vuole

ottenere/raggiungere con il

Obiettivo proprio progetto.

Non basta avere ben

chiaro l’obiettivo ma Scopo

serve anche sapere perché

lo si vuole raggiungere. Per realizzare il proprio

Azione progetto occorre svolgere

un’insieme di azioni

mirate al raggiungimento.

Fonte: elaborazione propria

Affinché un’iniziativa di crowdfunding abbia successo, non basta quindi avere

una buona idea, scegliere una piattaforma e caricare un video relativo alla propria

presentazione. L’iniziativa di crowdfunding deve accompagnarsi ad una campagna

, ossia ad un’accurata pianificazione

60

di marketing efficace che sia in grado di

massimizzarne la comunicazione (Allegreni F., 2014). Avere un piano, una

strategia, una pianificazione, fa la differenza fra riuscire o fallire.

Nel crowdfunding, come in altri settori, il processo di pianificazione aumenta le

probabilità di successo del 100%. Avere un piano ben studiato permette di

valutare le opzioni, le situazioni e, quando si è costretti a fare dei cambiamenti,

rende più facile adattare e/o modificare il piano iniziale (Cultrera I., 2015).

Una buona campagna comincia prima della sua pubblicazione sul web. La cosa

fanno per creare l’aspettativa e cominciare a preparare il

migliore che i promoter

pubblico alla imminente raccolta fondi, in modo che al momento di donare siano

già informati, è organizzare una strategia pre-lancio, con azioni che mettano

sull’avviso la prima cerchia di possibili donatori. Il marketing “pre-lancio” è un

Infatti, l’andamento

aspetto molto importante in ogni campagna di crowdfunding.

della raccolta fondi è determinato da quanto impegno si mette in questa fase. Per

falliscono, nell’80% dei casi, perché manca un piano di

60 I progetti di crowdfunding

comunicazione adeguato. Targetizzare, avviare campagne social e creare video impattanti che

attirino il maggior numero di investitori è fondamentale 63

creare l’audience 61 è necessario iniziare a lavorare molto tempo prima del lancio

ufficiale. Anticipare il messaggio è rafforzativo in quanto nel crowdfunding

l’utente va colpito, nel senso di attratto, ma non sorpreso, grazie ad un’opera

costante di informazione ripetuta e stratificata.

Mentre si prepara la campagna da pubblicare, è bene, dunque, che i promoter

effettuino delle operazioni preliminari (Esposito R., 2013):

 Mobilitino il team e tutti coloro che vogliono collaborare, condividendo

con loro e specificando bene la filosofia del progetto, il suo valore

aggiunto e la sua specificità. Meglio stilare una lista di punti sintetici (e

univoci) a cui tutti possano attingere, per non creare disparità espositive e

incomprensioni;

 Preparino un comunicato, nelle varie forme necessarie a ciascun canale di

comunicazione che si intende utilizzare, nel quale raccontino la partenza

della raccolta, specificando la data di inizio, la piattaforma prescelta e il

link diretto a cui è possibile effettuare una donazione;

 Organizzino un appuntamento, offline o online, nel quale annuncino la

campagna: un evento, una festa, una conferenza stampa, o qualunque

occasione che dia modo di proporre un momento di aggregazione per i

primi potenziali interessati.

Una campagna ben concepita è dunque innanzitutto un’iniziativa di ingresso e

proposizione di un prodotto o servizio in un mercato. Essendo il crowdfunding un

innovazioni spesso l’individuazione di un mercato specifico

terreno aperto alle

può essere inizialmente difficile, a seconda del livello di novità e di eventuale

trasversalità dell’innovazione stessa.

Gli elementi caratterizzanti, a cui i promotori tengono conto per posizionare

correttamente il prodotto o servizio nella dinamica di un mercato utilizzando il

crowdfunding, sono: - la conoscenza di quanti prodotti simili e analoghi esistono,

61 Secondo le statistiche solo il 43% dei progetti raggiunge il proprio obiettivo economico. Il 12%

non ottiene nemmeno una donazione, non perché questi progetti non siano validi ma perché non

sono state messe in atto delle buone strategie per generare traffico. Una cosa da fare sarebbe quella

l’audience

di costruire molto tempo prima del lancio, almeno con tre mesi di anticipo 64

e qualora non esistano, in che modo il consumatore soddisfa l’esigenza che il

prodotto o servizio innovativo va a coprire; - la conoscenza del numero di

operatori del settore e della loro dimensione (multinazionali, medie e piccole

imprese, artigiani, liberi professionisti, associazioni, ecc.); qual è il meccanismo

di reperibilità di tali prodotti o servizi (vendita, baratto, gratuità, ecc.); quali sono

le modalità con le quali vengono distribuiti (commercio tradizionale o online

ecc.); qual è il linguaggio usato per dialogare con i consumatori.

Lo scenario definito da queste informazioni è utile per comprendere quale sia e

quale dimensione abbia lo spazio residuale a disposizione perché l’idea possa

trovare un suo posizionamento nel mercato.

Una volta individuato il mercato di riferimento, i promoter hanno la necessità di

capire a quale segmento di pubblico rivolgersi per impostare la comunicazione, e

quindi, l’offerta, nel modo più funzionale. La sensibilità e la ricettività riguardo

l’innovazione varia a seconda delle persone, ed è dunque opportuno prestare

attenzione alle metodologie con cui si dialoga con gli utenti, in particolar modo in

base all’intensità dell’innovazione: ciò che è rivoluzionario genera perplessità

nella maggior parte degli interlocutori.

Dovendo cercare la base della propria nicchia al di fuori della prima cerchia di

contatti personali, è bene cercare di attrarre e coinvolgere gli appartenenti alla

“early ”, che risultano essere

62 63

categoria definita da Max McKeown adopters

anche quelli dotati della maggiore capacità di divulgazione del messaggio che li

ha colpiti.

Immettere in un mercato un prodotto o servizio mediante il crowdfunding offre

una serie di benefici e rischi che vanno presi in considerazione prima di realizzare

una campagna (Esposito R., Calveri C., 2013).

I possibili vantaggi, oltre a quelli finanziari, per chi lancia una campagna di

crowdfunding sono:

– “TheTruth –

62 McKeown, Max about innovation” Pearson Education, 2008

Gli “early si definiscono come coloro che recepiscono il messaggio in tempi breve e

63 adopters”

sono in grado di veicolarlo carismaticamente ad un pubblico più ampio 65

1. Un miglioramento della credibilità e della reputazione: una campagna di

successo per un progetto in grado di catturare l’attenzione del pubblico ha effetti

positivi sul profilo professionale per l’autore, aumentandone la reputazione;

2. Un test market sul campo: il crowdfunding consente ai creatori di verificare se

64

esista un mercato reale per la propria idea basandosi sulla risposta del pubblico ;

3. L’aggregazione di un pubblico di sostenitori: gli sforzi che vengono sostenuti

online e offline per la comunicazione del progetto producono comunque un effetto

promozionale che anche molte aziende tradizionali stanno sfruttando, in

particolare in relazione alle formule di prevendita di nuovi prodotti;

4. Il coinvolgimento attivo del pubblico: tutti gli osservatori e gli operatori sono

concordi nel sostenere che la campagna di crowdfunding diventa una sorta di

“luogo comune” attorno al quale l’interazione tra autori e pubblico producono un

valore aggiunto mediante l’interazione e lo scambio di opinione;

5. Un’informazione “di flusso”: tutte le azioni e le informazioni che si generano

nel corso di una campagna di crowdfunding sono ancora più preziose perché,

riferendosi ad un percorso cronologico esteso con delle fasi ben definite, aiutano a

ricavare considerazioni strategiche puntuali;

6. L’internazionalizzazione: da un punto di vista sistemico è anche chiaro che la

possibilità di rivolgersi al mercato globale attraverso piattaforme internazionali

offre una possibilità ulteriore, in particolare per i prodotti e i servizi digitali.

I possibili rischi, invece, sono:

1. La sperimentabilità: il crowdfunding è una pratica non ancora matura e,

nonostante il clamore che i progetti di successo destano nei media, la realtà

generale racconta di un pubblico non ancora perfettamente consapevole e abituato

alla dinamica del fenomeno;

2. Il danno alla reputazione: come una campagna di successo può attirare

l’attenzione e migliorare l’immagine professionale, così un insuccesso può

64 Anche nel caso di una raccolta infruttifera possono ricavarsi indicazioni importanti per valutare

l’impatto generato (in termini di pubblico coinvolto, di sostenitori, di donatori). Il fallimento può

suggerire delle correzioni di rotta per modificare l’idea o semplicemente la sua esposizione 66

incriminare la fiducia e la credibilità dei promotori dell’iniziativa e pregiudicare le

loro iniziative future; 65

3. I costi della campagna : vanno calcolati sia quelli finanziari che quelli creativi

e di gestione;

4. La protezione della propria idea dal rischio di furti: è una delle paure più

diffuse, e se è vero che un’idea non è tutelabile giuridicamente grazie al diritto

d’autore, l’unica cosa che può garantire in materia, a parte brevetti e depositi

legali, spesso non attivi, è proprio la competenza dimostrata e il vantaggio

competitivo che si può acquisire con una buona campagna;

5. “Esaurire” la propria comunità di donatori: non c’è molta fiducia in un

meccanismo che prevede una richiesta diretta al pubblico nel momento in cui si

svolge un’attività continuativa che si traduce in progetti diversi da finanziare

periodicamente. La relazione esperienziale con l’utente, il filo diretto, “chiedere”

e non semplicemente promuovere sul mercato può stancare il consumatore,

esaurendone la volontà di contribuire;

6. La paura delle frodi: altro timore diffuso è quello di incorrere nelle frodi,

motivo per il quale il trend generale è quello di elaborare legislazioni dedicate

(come in Italia e negli USA circa l’equity crowdfunding).

65 I costi comprendono ad esempio le cifre spese qualora si scelga di commissionare un video a dei

professionisti o si ricorra ad un ufficio stampa e/o si decida di produrre dei gadget o materiale

promozionale vario 67

Figura 2.10 Passi fondamentali per implementare una campagna di successo

• Validazione dell'iniziativa

• Definizione del fabbisogno economico

• Verifica del bacino di riferimento

Fattibilità • Definizione obiettivi e costi

• Idividuazione tipologia di crowdfunding e piattaforma da utilizzare

• Presentazione del pitch e realizzazione del video

Progettazione • Pianificazione della comunicazione e analisi degli aspetti legali e fiscali

• Implementazione del piano di comunicazione

• Interazione con i sostenitori e i sottoscrittori

• Rapporti con la piattaforma

Implementazio

ne

Closing  Comunicazione con i finanziatori

 Adempimenti legali e fiscali

 Pianificazione azioni post-closing

Fonte: elaborazione propria

A questo punto dell’analisi, l’attenzione sarà focalizzata sulle strategie di

comunicazione a supporto del crowdfunding.

Nel periodo in cui il progetto sarà attivo sul web l'aspetto fondamentale sarà

presidiare tutti i canali di comunicazione su cui si è deciso di essere presenti per

condurre una comunicazione interattiva e mobilitare tutta la rete di persone legate

in qualche modo all’opera e al progetto. Lo scopo è catturare l'attenzione e

sollecitare un'azione di donazione sul sito. Ogni contatto ha valore, chiunque può

donare, tutti possono collaborare alla diffusione del messaggio.

L’ ”elevator ”

66

pitch è la presentazione di un progetto imprenditoriale, e

l’ennesima applicazione del linguaggio economico aziendale al

costituisce

contesto del crowdfunding. La presentazione di una campagna è infatti definita in

L’elevator

66 pitch è una prova importantissima per un aspirante imprenditore. È una performance

breve volta a conquistare l’attenzione di potenziali investitori e a convincerli che un progetto di

business vale e merita di essere finanziato 68

tal modo ed è strutturata in genere in modo da evidenziare alcuni punti essenziali

senza abusare della pazienza e della capacità di concentrazione di chi ascolta.

Una delle prime regole, forse la più importante, è che l’utente concede

eventualmente una parte del suo tempo per concentrarsi sulla sostanza di una

proposta, ed è quindi buona educazione rendere il suo compito il più agevole

possibile. Inutile rimarcare come qualsiasi abuso della pazienza e della tolleranza

altrui costituisca un serio danno per la buona riuscita della raccolta fondi.

La struttura generale e concettuale dell’ “elevator pitch” di una campagna di

crowdfunding ricalca quindi, anche se in scala ridotta, quello che si presenta a

investitori tradizionali. Pur tenendo presente la necessità di adattarlo al format del

web, in genere, gli argomenti su cui i proponenti si focalizzano sono i seguenti:

 è necessario indicare in maniera esauriente quale sia l’esigenza

Project idea:

emersa e quale la soluzione proposta (includendo il “cosa” ma anche il

“come” con la maggiore precisione possibile);

 l’obiettivo economico della campagna, ovvero

Funding target:

l’individuazione della somma necessaria a veder realizzato il progetto, è un

importante elemento di focalizzazione per i potenziali sostenitori;

 Funding deadline: la scadenza temporale della campagna contribuisce

anch’essa a mantenere elevato il grado di attenzione del pubblico, fornendogli

un riferimento preciso in termini di scadenze.

 Return for funders: è la vera chiave del crowdfunding. Come sarà

approfondito in seguito, il cuore di una campagna è lo scambio che si realizza

tra l’utente/donatore, il quale contribuisce economicamente, e l’autore, che

propone un ritorno di diversa natura (materiale e/o immateriale) per

ricambiare.

Affinché un elevator pitch possa definirsi completo, è necessario non trascurare

nessuno degli aspetti indicati. 69

Per una raccolta fondi di successo i promoter devono attenersi a tre regole

essenziali, ciascuna inerente ad un ambito particolare (Esposito R., Calveri C.,

2013):

1) Contenuto: è indispensabile riuscire a comunicare e far comprendere appieno il

valore generato dalla realizzazione del progetto. Ma come fare? Il valore del

risultato può essere descritto in relazione a due parametri (che corrispondono a

quelli della formula classica dell’innovazione):

Utilità: a cosa serve effettivamente l’idea? Quale problema risolve? Per chi conta

-

una cosa del genere? Sono queste le domande a cui dare una risposta.

- Originalità e novità: cosa rende la propria idea diversa dalle altre? Come si

differenzia rispetto a ciò che esiste già sul mercato e risolve (eventualmente) il

problema?

Il profilo innovativo, che è anche il punto di forza dell’idea, deve emergere

almeno da una di queste prospettive.

2) Forma: nella presentazione sul web ogni strumento (video, biglietto da visita,

descrizione testuale) deve essere in grado, considerato singolarmente, di contenere

e far comprendere gli elementi essenziali che rendono il progetto rilevante e

potenzialmente interessante, ovvero utilità e originalità/novità. Questo in quanto

l’utente può imbattersi anche in uno solo dei supporti, senza passare

grazie ai link

per forza di cose dalla piattaforma. Basti pensare ai video caricati su Youtube e ai

link sui profili dei social network.

3) Metodo: ancora più che in altri campi, capire come impostare una buona

campagna passa attraverso l’osservazione di chi ha fatto bene in precedenza,

67

ottenendo un buon successo. Analizzare le best practice nei progetti simili al

proprio consente di risparmiare tempo e fatica.

67 Per trovare la giusta ispirazione nello strutturare strategie e iniziative di promozione della

campagna è prezioso riferirsi all’esempio di campagne di crowdfunding di successo nel medesimo

settore e con un oggetto simile a quello proposto. Alcuni degli elementi da osservare per poter

cogliere delle indicazioni utili sono: quali canali sono stati privilegiati; quali canali web sono stati

utilizzati con più attenzione e frequenza; quali comunità sul web hanno risposto meglio alle

sollecitazioni; l’approccio creativo o informativo circa il prodotto, ecc.. 70

Il coinvolgimento del destinatario in una campagna di crowdfunding passa

attraverso un percorso articolato, in cui ogni passo deve essere studiato per

catturare in maniera sempre più pervasiva l’attenzione dell’utente. Ogni fase, e

dunque ogni strumento, va calibrato sui tempi di reazione e sul livello di

attenzione del pubblico, partendo dalla considerazione dello “spazio narrativo” a

disposizione.

In poche e semplici parole, la prima fase, quella necessaria a motivare il

potenziale donatore all’approfondimento, deve colpire e catturare l’occhio. Per

fare una cosa del genere è bene prestare la giusta attenzione a come si presenta il

progetto.

Gli strumenti del front di una campagna di crowdfunding sono due:

 Biglietto da visita: titolo, sottotitolo e grafica;

Sono i tre elementi che compongono il “biglietto da visita” della campagna,

termine usato da molte piattaforme. In effetti nel widget di anteprima, il box

verticale di presentazione che individua le singole campagne nella maggior parte

delle piattaforme, sono questi i tre riferimenti a disposizione dell’utente perché

possa valutare se il progetto sia di suo interesse nel breve spazio di un’occhiata;

 Trailer: il video di presentazione;

Il video è l’altro strumento grazie al quale l’utente può “imbattersi” nella

campagna di crowdfunding, grazie alla possibilità di diffonderlo anche

indipendentemente dalla piattaforma. È anche l’elemento capace di mettere in

crisi l’autore fino ad abbandonare l’idea di usare il crowdfunding, in quanto la

preoccupazione più diffusa rimane quella di non essere un regista o di non saper

produrre un video all’altezza. È il primo errore, un’immensa barriera all’ingresso

nel mercato del micro - finanziamento. Naturalmente niente impedisce che

qualcuno particolarmente competente realizzi un video artisticamente più valido,

ma è bene ricordare che gli obiettivi di un video per il crowdfunding sono,

nell’ordine, informare e motivare. Il dato razionale prevale su quello emozionale,

almeno in questa prima fase. 71

Una volta guadagnata l’attenzione dell’utente, spingendolo ad approfondire, è

importante predisporre contenuti più dettagliati ed esaurienti nei quali possa

trovare gli elementi su cui costruire il rapporto di fiducia in base al quale farà la

sua donazione.

Ecco che quindi la descrizione accurata del “dietro le quinte” tocca sia

l’illustrazione del progetto nei dettagli, sia il profilo dei componenti del team (o

del singolo autore). Non a caso tutte le piattaforme dedicano a queste attività degli

spazi dedicati durante la costruzione della campagna.

È la parte dedicata alla “storia” vera e propria dell’idea che diventa progetto,

un’esposizione che dovrà convincere chi legge – sulla base di razionalità ed

emozionalità che vale la pena di contribuire a rendere il progetto un prodotto, un

servizio o un’impresa.

l’illustrazione del progetto,

Per quanto riguarda lo spazio a disposizione per la

relativa descrizione, è teoricamente illimitato, con la possibilità di includere

immagini, altri video, in molti casi anche documenti di testo separati (come dei

pdf). Ciò non significa abusare della mancanza di limiti tecnici (e della pazienza

degli utenti), ma approfittare della situazione, e riuscire a portare gli utenti a

interessarsi in maniera più approfondita al progetto, per sciogliere i loro eventuali

dubbi e stimolarli a contribuire.

Per la descrizione del team (o del singolo autore), invece, il principio è quello

dell’attinenza. Come nella compilazione di un curriculum, è bene pensare che non

tutto delle proprie esperienze e conoscenze interessa all’interlocutore, ma solo ciò

che riguarda la discussione in esame. Evidenziare solo le competenze inerenti

l’ideazione e la realizzazione dell’idea – –

in particolare laddove pertinenti

costituisce un punto di forza. Le informazioni da privilegiare sono:

- Formazione: esperienze accademiche e/o formative che suggeriscano qual

è il bagaglio di nozioni e conoscenze tecniche su cui si basa la

preparazione di chi propone il progetto.

- Competenze professionali: eventuali esperienze professionali significative

nel ramo o nel settore relativo a quello del progetto che si propone. 72

– –

- Competenze specifiche: tutti gli studi e le ricerche anche informali

all’elaborazione della campagna e ad

effettuati nel periodo precedente

essa propedeutici.

Il crowdfunding, come parlato nei precedenti paragrafi, prevede un ritorno in varie

forme per chi contribuisce alla raccolta fondi.

La questione centrale, oggetto d’analisi in questo paragrafo, è quella della

quantificazione di questo ritorno, della capacità di far apprezzare in maniera

esplicita il valore di questa transazione che, pur non avendo una finalità

economica commerciale, è comunque ispirato al meccanismo dello scambio. Le

sezioni dedicate dalle piattaforme a tale relazione sono quelle delle ricompense e

la shopping list (il dettaglio delle spese previste nel budget stimato, da cui risulta

l’obiettivo economico perseguito).

68

Per quanto riguarda le ricompense , la loro funzione psicologica è quella di:

- Ricordare alle persone che mediante il progetto si sta producendo valore;

- Riequilibrare la relazione tra chi riceve e chi finanzia;

- Evocare il principio della scarsità, in base al quale si suggerisce implicitamente

che l’unico modo di ottenere alcune ricompense è donare.

Per poter ottemperare al meglio alla loro funzione, le ricompense devono essere

scelte e organizzare secondo alcuni criteri base universali. Esse devono essere:

→ Coerenti: collegate alla filosofia e all’obiettivo (oltre che al risultato) del

progetto, sia logicamente che in termini concreti. È un modo per chiarire

ulteriormente all’utente il contesto dell’iniziativa.

→ Eque: anche se non devono esprimere un valore economico preciso, le

ricompense devono offrire un controvalore accettabile alla donazione in denaro,

secondo un principio legato innanzitutto al buonsenso.

→ Varie e calibrate: è bene offrire a tutti i tipi di donatore la possibilità di

partecipare a seconda delle proprie disponibilità e della propria vocazione,

68 Non sono obbligatorie, ma in una campagna di crowdfunding la mancanza di ricompense spesso

non aiuta a creare la giusta motivazione negli utenti: le campagne di crowdfunding con ricompense

ricevono infatti il 500% di finanziamenti in più con un importo medio della donazione tre volte

superiore. È molto importante, se non essenziale, provvedere a selezionarle e calibrarle con cura 73

69

predisponendo diverse fasce di ricompense per diversi livelli di contribuzione

economica secondo una scala crescente.

la shopping list e l’obiettivo economico

Per quanto concerne, invece, si ritiene che

il budget debba essere studiato in base alla portata del progetto che si chiede di

finanziare. La trasparenza è essenziale, poiché i potenziali donatori vogliono

sapere in che modo si intende spendere i soldi richiesti. Bisogna essere, quindi,

molto attenti a calibrare bene le spese necessarie a far partire il progetto ed

elencarle con cura. Uno dei principi cardine scelto da molti promoter è indicare un

obiettivo il più basso possibile, in modo da facilitarne il superamento generando

un effetto di emulazione positivo che stimoli altri a “salire sul carro del vincitore”

(Esposito R., Calveri C., 2013).

Ad ogni modo tra le voci da includere per un computo realistico dei costi si

annoverano:

- Tutti i costi connessi a interventi ulteriori rispetto a quello proprio e del

team, ovvero ogni apporto di fornitori di beni e servizi;

I costi sostenuti in prima persona dall’autore e/o dal team, compresi quelli

- di lavoro e le spese vive. In alcuni frangenti però può essere un buon

segnale, anche per contenere la cifra da chiedere, non considerarli,

mostrando al pubblico che il primo investimento tangibile è stato fatto

proprio da chi propone il progetto;

- Eventuali costi di allestimento di una sede o anche la creazione di un sito

web;

- I costi di produzione materiale del prodotto;

- I costi legati alla comunicazione e alla promozione delle campagne di

crowdfunding;

69 Nel paper del NESTA una profilazione generale dei possibili finanziatori suggerisce di offrire

quattro fasce di ricompense: - Least Expensive: rivolta a coloro che partecipano semplicemente per

mostrare la propria simpatia per il progetto, e sono disposti a piccole donazioni.“di testimonianza”;

- The Focal Point: sono compresi gli utenti che offrono con la prospettiva di ricevere il prodotto

(in senso lato) della campagna come ricompensa; - Extras: non si accontentano del prodotto come

ricompensa, ma aspirano a qualcosa di particolare; - Most Expensive: coloro che non badano a

spese pur di ottenere tutto quello che viene loro proposto. 74

- Eventuali costi burocratici, come la registrazione di un brevetto,

concessioni o autorizzazioni;

- I costi delle ricompense e della loro spedizione;

- I costi di transazione bancaria e la commissione trattenuta dalla

piattaforma per ogni donazione.

Infine, rappresentano un ulteriore canale attraverso cui comunicare con gli utenti

il Blog, le Newsletter e i Social Media.

Se l’interazione rimane un caposaldo del crowdfunding, lo strumento elettivo per

attivarlo, interno alle piattaforme, è il blog da dedicare al work in progress del

progetto. I contenuti con cui alimentarlo possono essere:

- Aggiornamenti sulle evoluzioni e i progressi del progetto;

- Racconto del backstage, con notizie anche divertenti su cosa accade nel team e al

team;

- Le eventuali milestone della campagna, appuntamenti importanti, eventi pubblici

e rassegna stampa;

- Video e/o interviste a testimonial che si riescano a coinvolgere;

-Notizie interessanti dal settore di riferimento del progetto.

Accanto al blog si affiancano dei canali esterni di divulgazione (social network,

newsletter e quanto si decida di attivare).

L’obiettivo è quello di creare un ecosistema “social” per la campagna che sia forte

e chiaro in tutte le sue declinazioni nei diversi “luoghi” digitali (e non solo) in cui

si svolge la campagna. L’invito a donare, ma anche quello a diffondere la notizia

della campagna sono il messaggio unico e martellante nel quale gli utenti devono

imbattersi in qualche modo. È bene quindi creare una serie di riferimenti web per

consentire agli utenti di orientarsi in maniera puntuale, connessi tra di loro

organicamente. Il cosiddetto ecosistema social può prevedere:

-Una landing page che contenga tutte le informazioni sulla campagna di

crowdfunding, in genere si tratta della pagina dedicata al progetto sulla

75

piattaforma. Questo è il fulcro della strategia, e da qui devono passare tutte le

informazioni essenziali sulla raccolta;

sito web relativo alle attività precedenti del team (ove esistenti) o dell’autore;

-Un

-Un profilo Linkedin che fornisca le informazioni sulle competenze specifiche

possedute;

-Un account Youtube nel quale pubblicare il video della campagna;

-Un profilo Twitter da aggiornare con costanza;

-Un collegamento Facebook, meglio una fanpage che un profilo personale, in

modo da poter aggregare e fidelizzare gli utenti interessati.

-Una pagina su Google+, il social network di Google.

A parte la landing page, il video su Youtube e almeno uno dei riferimenti sui

social network, gli altri snodi della rete elencati sono opzionali. Una buona regola

è quella di utilizzare solo i canali che si è in grado di gestire in maniera

l’insieme di questi riferimenti possa diventare

soddisfacente e costante. Affinché

effettivamente un “ecosistema”, ognuno deve rimandare esplicitamente alla

campagna e alla finalità di raccogliere fondi.

– – offrono all’autore la possibilità

Alcune piattaforme come Kickstarter e DeRev

70

di utilizzare dei widget per esportare e includere una campagna di crowdfunding

in pagine web esterne alla piattaforma (blog, siti web, social media). Nel caso in

– unito a un’esplicita

cui la piattaforma non disponga dei widget, un link diretto

call to action, da non dimenticare mai, né online né offline è più che sufficiente.

Rispettare tutte le scadenze e mantenere un buon flusso di aggiornamenti è un

lavoro complesso, soprattutto con le incombenze di una campagna attiva a pesare

sull’impegno quotidiano. Alcuni accorgimenti utili per evitare di rimanere indietro

sono:

- La calendarizzazione degli aggiornamenti da fornire, con la decisione sulla

frequenza del rilascio delle notizie (al giorno, alla settimana, al mese).

70 Un widget non è altro che un box collegato alla propria campagna e composto da elementi

dinamici istantaneamente aggiornati, come lo stato della raccolta e il numero di donatori, che

permettono di incorporare e sostenere la campagna anche da un sito web esterno. 76

- La preparazione preventiva di messaggi standard, sia per le e-mail che per le

newsletter e i post sui social media.

– –

- La realizzazione ottimistica, ma necessaria di appelli video, testuali e visuali

da pubblicare durante la campagna, che annuncino il raggiungimento di certe

dell’obiettivo e incitino a continuare la raccolta.

quote 77

Capitolo III

Il Crowdfunding in Italia

3.1 Lo sviluppo del crowdfunding in Italia

Il crowdfunding, come si è visto nei precedenti capitoli, è uno dei più validi e

innovativi strumenti per la raccolta fondi necessari a finanziare progetti che, a

causa della difficoltà ad accedere al finanziamento attraverso i canali tradizionali,

non riuscirebbero a concretizzarsi.

Questo fenomeno è nato negli Stati Uniti, in cui già da anni si è dimostrato uno

strumento efficace e in grado di smuovere cifre significative. A differenza

dell’esperienza Americana, in Italia stenta ancora ad affermarsi.

In Italia il crowdfunding potrebbe essere uno strumento utile per i giovani di

e un’opportunità per le imprese già affermate di investire in

creare nuove start-up

innovazione e creare qualcosa di nuovo tale da poter dare una scossa al mercato. Il

sistema nazionale, però, non riesce a cogliere appieno le opportunità offerte da

strumento che si può considerare come un’innovazione di processo

questo nuovo

nella complicata macchina del mercato degli investimenti (Faraci D., 2015).

Le motivazioni degli scarsi risultati possono essere ricercati all’interno del nostro

sistema burocratico; l’invadenza della burocrazia sta limitando non tanto lo

sviluppo delle piattaforme, ma quanto più influisce sugli investitori che spesso

sono scoraggiati ad investire nei progetti. Il problema della burocrazia tuttavia,

non è l’unico che affligge il settore e ne limita la crescita nel nostro Paese, infatti

collegati e paralleli tra di loro vi sono la scarsa sensibilizzazione e il basso rilievo

mediatico del fenomeno, tutto ciò collegato al basso tasso di utilizzo di Internet da

Quest’ultimo

parte della popolazione. problema, strettamente collegato al primo,

riguarda l’utilizzo di Internet che in Italia è sensibilmente inferiore che negli altri

paesi Europei, si stima infatti che solamente il 55% della popolazione utilizza la rete.

Questo problema anche se in modo indiretto, di riflesso colpisce il panorama del

crowdfunding dal momento che, essendo un fenomeno che opera esclusivamente

78

tramite Internet, non può raggiungere una parte importante della popolazione (Faraci

D., 2015).

Si cercherà, a questo punto dell’analisi, di comprendere in maniera più dettagliata

come nasce e si sviluppa il crowdfunding nel nostro Paese. La nascita di questo

fenomeno in Italia viene fatta risalire al 2005, anno in cui nasce “Produzioni dal

Basso”, prima piattaforma italiana, alla quale hanno fatto seguito altre esperienze

pioneristiche fino al 2011, l’anno della scoperta vera e propria dello strumento,

con l’avvio di ben dieci nuove attività, seguite da altre cinque nel 2012. Tra

gennaio e ottobre 2013 nascono, inoltre, 24 piattaforme e la tendenza non accenna

a fermarsi (Castrataro D., Pais I., 2014).

Figura 3.1 Linea temporale della nascita di piattaforme di crowdfunding in Italia

Fonte: Castrataro D., Pais I., 2014

Fra i principali fattori che hanno dato inizio allo sviluppo del crowdfunding in

Italia, vi è sicuramente il contatto con esperienze straniere, soprattutto americane,

ma di recente anche europee, e la volontà di replicarle nel nostro Paese. Si

anche la volontà di dare un sostegno all’arte e alla cultura, alla

evidenzia molto 79

crescita delle comunità locali e all’innovazione del territorio, nonché il desiderio

offrire un’alternativa rispetto alle

di trasformare i tradizionali modelli di business,

istituzioni finanziarie tradizionali come soluzione alla crisi economica e al credit

e l’innovazione in Italia (Castrataro D.,

71

crunch , e infine per favorire le start-up

Pais I., 2014).

L’evoluzione del crowdfunding in Italia segue un percorso piuttosto particolare.

Nonostante possa vantare alcuni tra i precursori nel settore, con Produzioni dal

nata prima dell’avvento dei giganti del

Basso lanciata nel lontano 2005 e Smartika

l’Italia conosce lo sviluppo dello strumento

settore quali Kickstarter e IndieGogo,

comunque in ritardo rispetto al resto del mondo. A parte le piattaforme di lending-

based, che nascono tra il 2008 e il 2009, le cose cominciano a cambiare in modo

rilevante solo nella seconda metà del 2011 con la nascita di molte delle maggiori

piattaforme di crowdfunding odierne, tra le quali si ricordano Eppela,

ReteDelDono, Cineama, ShinyNote, Boomstarter, SiamoSoci. È però tra la

seconda metà del 2012 e il 2013 che si assiste ad una vera e propria esplosione del

crowdfunding in Italia, probabilmente grazie anche alle continue discussioni sulla

regolamentazione dell’equity-based 72

crowdfunding ispirate dal JOBS Act

americano, che porteranno l’Italia a diventare il primo Paese con una

regolamentazione sull’equity crowdfunding, introducendo così lo strumento

all’interno del dibattito pubblico, con articoli, pubblicazioni, post, programmi tv e

radio.

Il JOBS Act ha saputo dare un’enorme spinta all’economica legalizzando le

pratiche di finanziamento dal basso. Infatti, prima della sua emanazione, soltanto

“accreditati ”potevano ricorrere all’equity

73

gli investitori crowdfunding e le start-

“stretta creditizia” si ci riferisce ad una restrizione dell’offerta di

71 Con il termine credit crunch

credito da parte degli intermediari finanziari (in particolare le banche) nei confronti della clientela

(soprattutto imprese), in presenza di una potenziale domanda di finanziamenti insoddisfatta

Il JOBS Act “Jumpstart our business startups act”,

72 firmato da Barack Obama il 5 Aprile 2012, è

di favorire il finanziamento delle piccole e medie imprese americane; i

una legge che ha l’obiettivo definire il funzionamento dell’equity-crowdfunding.

primi tre titoli sono quelli che vanno a

Tuttavia, la SEC (Security and Exchange Commission), ente equivalente alla nostra Consob, non

ha ancora definitivamente approvato il regolamento

73 La Rule 206 (SEC) permetteva la vendita di azioni soltanto a chi possedeva redditi superiori a

200.000 $ o un reddito familiare superiore a 300.000 $; ricchezza personale superiore a 1.000.000

$ e determinate qualifiche professionali come Angel Investors, Private Equity, Venture Capital,

etc.. 80

up non potevano vendere o comprare azioni attraverso le piattaforme online,

essendo il crowdfunding di capitale azionario espressamente vietato dalla legge.

Le analisi del settore italiano del crowdfunding fino ad oggi confermano la

vivacità di un mercato maturo che si fa sempre più complesso: le piattaforme

nascono quasi senza sosta, andando ad inserirsi in varie nicchie e diversificando in

modo quasi troppo minuzioso l’offerta. Tuttavia, a questa immagine di un Paese

precursore, innovativo e all’avanguardia in questo settore, si contrappone una

scarsa conoscenza del fenomeno da parte della massa. Infatti, se da un lato le

piattaforme italiane di crowdfunding continuano a nascere e specializzarsi,

dall’altro lato le somme raccolte dal crowdfunding italiano restano ancora di bassa

entità rispetto allo scenario mondiale.

Confrontando i dati dell’Italia rispetto allo scenario mondiale si evince che nel

nostro Paese il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme

intervistate è pari quasi a 56,8 milioni di euro, con un aumento dell’85% rispetto

ai 30,6 milioni di euro rilevati a maggio 2014 (Crowdfunding Report, 2015); nel

mondo, invece, stante agli ultimi dati disponibili, si evince che le Crowd Funding

Platforms CFP hanno raccolto $16,2 miliardi nel 2014, un incremento del 167%

rispetto ai $6,1 miliardi del 2013. Il Nord America rappresenta ancora il mercato

maggiore. Tuttavia, a livello complessivo, nel 2015 il mercato è aumentato ancora

una volta più del doppio, arrivando a raccogliere $34,4 miliardi (Allegreni F.,

2015).

Tuttavia, gli eventi relativi al crowdfunding e le iniziative per diffonderne la

cultura stanno nascendo e moltiplicandosi quasi allo stesso ritmo delle

piattaforme, il che fa sperare in una penetrazione più capillare della cultura del

crowdfunding nel nostro Paese nel prossimo futuro (Calveri C., Esposito R.,

2013).

Il crowdfunding italiano presenta alcuni elementi di specificità, che ricalcano in

osservate, tra l’altro, nel report globale

parte quelle che sono le tendenze globali,

74

sul crowdfunding di Massolution . Si tratta, in particolare, della settorializzazione

e della localizzazione, con la nascita (e il successo) di piattaforme settoriali, ma

74 2015 CF Crowdfunding Industry Report 81

soprattutto di piattaforme locali, limitate ad aree geografiche molto ristrette.

Questa tendenza sembra adattarsi in modo particolare alla cultura e alla

conformazione del territorio italiano. Inoltre, si registra l’entrata in gioco di attori

finanziari tradizionali, con le prime piattaforme promosse da banche, tendenza

accentuata dall’entrata in vigore del regolamento CONSOB sull’equity, del quale

se ne parlerà nell’ultima parte del presente capitolo.

Inoltre, una tendenza particolarmente interessante è la comparsa, anche in Italia,

“Do crowdfunding”:

del cosiddetto It Yourself (DIY) come già parlato in

precedenza i progettisti non si appoggiano ad una piattaforma, ma organizzano la

campagna in piena autonomia, su siti web propri o avvalendosi di soluzione white

75

label . Questo approccio, popolare per una vasta gamma di ragioni, non da

ultimo per il costo generalmente inferiore per portare avanti una campagna,

sembra avere un’importante successo in Italia anche per una certa diffidenza del

progettista ad affidarsi a piattaforme italiane. Infatti, qualora non si ricorra al DIY

crowdfunding, una scelta molto frequente sembra essere affidarsi a piattaforme

straniere, tra le quali prevale Kickstarter. La principale motivazione di ciò sembra

essere il fatto che le piattaforme italiane non hanno ancora una vocazione

“internazionale”, e limiterebbero quindi il progetto al territorio nazionale. Inoltre,

manca ancora un vero e proprio big player nel mercato del crowdfunding italiano,

con la presenza invece di piattaforme di nicchia, situazione che può scoraggiare

un progettista con una campagna più generalista.

Le esperienze sofisticate che stanno nascendo evidenziano l’expertise accumulata

finora e pongono le premesse per un mercato dinamico e di sviluppo rapido.

L’equity avrà una forte spinta, favorito anche da una forte presenza sui media.

Inoltre, il DIY potrebbe essere un trend da assecondare, come stanno facendo

alcune piattaforme mettendo a disposizione soluzioni white label.

In conclusione, possiamo dire che il crowdfunding in Italia è un settore ancora

immaturo, ma in rapida crescita e con specificità abbastanza accentuate. Il

Regolamento Consob, più che avere un impatto diretto, potrebbe diventare il

“senza etichetta” sono servizi personalizzati grazie ai quali è possibile

75 I servizi white label direttamente all’interno del sito dell’associazione o

inserire le funzionalità del crowdfunding

organizzazione che promuove la campagna 82

volano di una più ampia trasformazione, innanzitutto culturale, nelle forme di

finanziamento di idee e progetti e rafforzare il processo in atto di individuazione

di una “via italiana” al crowdfunding (Calveri C., Esposito R, 2013).

3.2 Il crowdfunding per il finanziamento di progetti culturali

Beni intangibili quanto insostituibili, Arte e Cultura sono il passato, il presente e il

futuro di un paese e sono un pilastro fondamentale per l’istruzione, la formazione

ma anche quella crescita personale che più di tutto permette all’uomo di

riconoscersi (Babudro P., 2014).

L’ambito culturale è stato da sempre uno dei primi settori a subire tagli in modo

drastico, ancor più in tempi di crisi e ristrettezze economiche più o meno

conclamate. Nei decenni passati si è assistito ad una forte contrazione dei bilanci

di ministeri, atenei, musei, enti culturali, teatri e associazioni. Se ancora viene

prodotta cultura in Italia è perché si attinge ai pochi fondi pubblici rimasti, oppure

ci si affida alla generosità dei privati.

Ma se finora si era abituati all’idea di singoli individui magari colti e facoltosi che

sostenevano di tasca propria le iniziative artistiche che stavano loro più a cuore, le

rivoluzioni digitali stanno portando un cambiamento anche in questo ambito: oggi

sono anche le comunità virtuali ad assumere il ruolo di mecenati, agendo e

interagendo direttamente sul web.

Il crowdfunding culturale è divenuto una realtà consolidata solo negli ultimi anni,

affermandosi come un efficace strumento per la raccolta di fondi da parte di artisti

o organizzazioni culturali che volessero intraprendere un progetto per il quale,

però, non avessero reperito fondi a sufficienza attraverso i canali convenzionali.

Musicisti hanno potuto produrre album, videoclip o tournée, registi ed attori

hanno avuto la possibilità di girare il proprio film o cortometraggio e distribuirlo

in modo indipendente, compagnie teatrali hanno messo in scena il loro spettacolo,

fotografi e pittori sono stati in grado di affittare degli spazi per organizzare una

mostra che facesse conoscere i propri lavori, altri hanno avuto la possibilità di

acquistare un biglietto aereo così da poter essere presenti a concorsi ai quali non

avrebbero avuto la possibilità di partecipare; sono state, inoltre, organizzate

esposizioni, festival, rassegne. 83

Tutto questo grazie ai fondi raccolti attraverso il crowdfunding.

Come già parlato ampiamente in precedenza, si tratta di campagne di raccolta di

finanziamenti che si svolgono e vengono gestite online secondo modalità che

partono “dal basso”: chiunque può proporre la propria idea nei siti appositi e

chiunque può contribuire con il proprio denaro a finanziarle.

L’ottica è, ancora una volta, social: hanno successo quei progetti che riescono ad

attirare il maggior numero di “like”, ovvero quelli che alimentano di più il

passaparola, fanno parlare di sé, riescono a comunicare in modo più convincente

la propria proposta e quindi persuadono più visitatori a metter mano alle proprie

76

carte di credito .

Importante e strategica è anche la scelta della piattaforma da utilizzare da parte del

progettista. Come ben sappiamo possiamo distinguere le piattaforme in

generaliste, comprendenti progetti di differenti categorie creative, e piattaforme

tematiche, rivolte esclusivamente ad un settore: la scelta di un tipo di piattaforma

o dell’altra dipende esclusivamente dalle preferenze del progettista e dagli

obiettivi che intende raggiungere. Ad esempio un musicista avrà maggiore

probabilità di attirare l’attenzione di utenti appassionati di musica e disposti a

finanziare un progetto musicale se pubblicherà lo stesso su una piattaforma

tematica e quindi esclusivamente dedicata a questo campo piuttosto che su una

piattaforma generalista, ma allo stesso tempo sarà inserito in un contesto di

progetti molto più simili al suo, all’interno del quale sarà per lui più difficile

differenziarsi.

La cosa interessante dei progetti di finanziamento partecipativo promossi su

Internet è che le varie proposte culturali più che in competizione, sembrano

entrare a far parte di un grande sistema culturale aperto, in cui ogni iniziativa può

potenzialmente integrarsi o supportare un’altra; inoltre, aggregare questo tipo di

idee fa sì che la loro comunicazione al maggior numero di utenti sia facilitata e

ampliata. Che siano sempre i privati, nel loro piccolo o nel loro grande, a

finanziare questo tipo di produzione culturale rimane per certi versi un po’ triste,

segnalando l’assenza di istituzioni preposte ufficialmente a tale scopo; ma d’altra

Questa rappresenta, senz’altro, un’innovazione fondamentale: anni fa difficilmente le persone

76

avrebbero messo mano alle proprie carte di credito per dare soldi a sconosciuti artisti conosciuti e

incrociati sul web 84

parte da la possibilità di creare community di appassionati che credono e si

impegnano per cause affini. Perché la cultura, infondo, altro non è che relazione

(Armellini P., 2014).

Secondo le statistiche di Kickstarter, uno dei siti americani più attivi nel

crowdfunding, solo accorpando i settori riguardanti editoria, design, arte, teatro,

fotografia e danza, si raggiungono delle cifre eclatanti: circa 48 mila progetti

finanziati, per un totale di oltre 270 milioni di dollari raccolti (Armellini P., 2014).

Anche in Italia, secondo il rapporto presentato ad ottobre 2014 dall’Italian

Crowdfunding Network, stanno aumentando sempre più le iniziative di stampo

culturale. Ma, nonostante questo aumento, la percentuale di successo delle attività

di raccolta a sostegno di progetti culturali non è ancora molto alta. Le cause sono

dovute principalmente al fatto che si sbaglia nello scegliere la tipologia di

progetto o che si pongono obiettivi poco realistici. Per non parlare della

componente emotiva e narrativa, elemento fondamentale per attivare la

community di riferimento, che spesso viene a mancare.

In un saggio pubblicato sulla rivista “Studi Culturali”, Francesco D’Amato 77 ,

svolge una ricerca sul crowdfunding come strumento di finanziamento dei progetti

78

culturali , in cui analizza le motivazioni che spingono un utente a sostenere con

una donazione un progetto proposto sul web da un artista.

Dalla ricerca emergono quattro categorie di incentivi non economici più ricorrenti

che spingono gli utenti a finanziare i progetti:

 Riconoscimento e prestigio, legati a varie forme di accreditamento o

dediche;

 Accesso al processo creativo, tramite aggiornamenti, anticipazioni o

contenuti esclusivi che illustrano l’iter di produzione;

Francesco D’Amato è docente e ricercatore presso la facoltà di Scienze della Comunicazione

77

alla Sapienza di Roma

La ricerca si basa sull’analisi di 18 piattaforme di crowdfunding per progetti culturali

78 (di cui

sono state analizzate la sezione mission, about us, how it works, FAQ, oltre a comunicati stampa

sull’analisi di blog e forum

ufficiali e interventi dei creatori in discussione su forum e blog),

dedicati al crowdfunding, e su 38 interviste a 21 progettisti e 12 finanziatori 85

 Partecipazione al processo creativo, come nel caso dei finanziamenti

79

attivi ;

 Relazione più stretta e privilegiata con i richiedenti, come occasioni

esclusive di interazione e di incontri con i creativi, contenuti esclusivi o

personalizzati, ecc...

3.3 Numeri e composizione dell’industria italiana di crowdfunding

Nonostante le difficoltà e i ritardi analizzati in precedenza, il crowdfunding

italiano si presenta come un panorama diversificato e in rapida e costante crescita.

In Italia si contano attualmente 82 piattaforme di crowdfunding. Di queste, 69

sono attive (al 21 Ottobre 2015) e 13 sono in fase di lancio. Rispetto all’ultima

mappatura delle piattaforme di crowdfunding, si nota un forte incremento: nel

maggio 2014 si contavano 41 piattaforme attive, con un aumento ad oggi del

80

+68%: le piattaforme crescono per differenziazione, non per imitazione .

La classificazione delle 82 piattaforme italiane secondo i modelli tradizionalmente

riconosciuti nel settore del crowdfunding, ovvero reward-based, donation-based,

lending-based e equity-based risulta essere riduttiva poiché le piattaforme italiane

mostrano una maggiore complessità. Infatti continua a crescere il numero delle

piattaforme ibride e alcuni modelli non sono riconducibili a quelli standard. Per

questo motivo, l’analisi tiene conto anche del modello ibrido, ovvero quello

proprio di portali che offrono più di un modello in varie combinazioni, la più

frequente delle quali risulta essere reward-donation.

Delle 69 piattaforme attive 31 appartengono al modello reward-based, 13 al

e 13 all’equity-based,

donation-based, 3 al lending-based iscritte regolarmente

nell’apposito registro Consob. Si contano poi 9 piattaforme ibride (Figura 3.1).

Per quanto riguarda le piattaforme in fase di lancio, se ne individuano 9 equity-

based, 1 reward-based e 3 ibride.

Il modello prevalente resta, quindi, il reward-based, scelto dal 40% delle

piattaforme nella sua forma pura, quota che sale al 57% se si considerano anche le

79 Per finanziamento attivo si intendono quei casi in cui al finanziatore venga riconosciuto il diritto

di influire sullo sviluppo dei progetti, che possono essere espletati attraverso voti o input creativi

da “Report 2015 sulle piattaforme di italiane” realizzato dall’Università

80 Dati tratti crowdfunding

Cattolica del Sacro Cuore di Milano con il contributo di TIM WithYouWeDo 86

piattaforme ibride. Il reward-based, insieme al donation-based, attualmente

coprono più dell’80% del mercato.

Grafico 3.1 Modelli di crowdfunding (piattaforme attive al 30 Novembre 2015)

Reward-based Donation-based Equity-based Lending-based Ibride –

Fonte: elaborazione propria (dati tratti da Report 2015 sulle piattaforme di crowdfunding italiane

Novembre 2015)

Per quanto riguarda la posizione geografica, la maggior parte delle piattaforme di

è collocata nell’Italia settentrionale (26 sedi legali e 33 operative);

crowdfunding

un ruolo di rilievo ricopre la città di Milano, sede legale di 16 piattaforme e

operativa di 18, che si conferma la capitale del crowdfunding italiano.

numeri dell’industria del crowdfunding italiano 81

Analizzando più nel dettaglio i ,

emerge che i progetti ricevuti dalle piattaforme, secondo il “Report 2015 sulle

piattaforme italiane di crowdfunding”, sono 100.924 (+108% da maggio 2014), di

cui il 79% provengono dalle piattaforme lending-based, il 21% da quelle reward e

donation e solo lo 0.3 % dalle nuove piattaforme di equity.

In Italia il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme

intervistate supera i 40 milioni di euro, con una crescita rilevante rispetto alla

rilevazione di ottobre 2014 (EconomyUp, 2015). Un dato impressionante, che

81 Per calcolare i numeri del crowdfunding italiano, la piattaforma mista reward-lending è stata

aggregata al reward, quella donation-equity al donation, e quella donation-lending al lending.

Nella categoria ibrida resta di conseguenza solo il modello reward-donation. 87

però rappresenta un valore ancora limitato se confrontato con le cifre globali: a

livello mondiale, infatti, sono stati raccolti attraverso piattaforme di crowdfunding

oltre 5 miliardi di dollari solo nel 2014 (Massolution, 2015).

Il tasso di caduta dei progetti è ancora molto alto, ma tra le tendenze si registra la

diffusione di piattaforme tematiche i progetti più seguiti sono quelli che

riguardano creatività e cultura (37%) e il sociale (34%) - o di nicchia, mentre si

registra un rallentamento nella diffusione di piattaforme con un approccio

territoriale, volte a migliorare un particolare contesto ‘locale’, nel segno della

cittadinanza attiva. Andando nello specifico delle diverse tipologie di

finanziamento, grande successo dimostrano nel nostro Paese le piattaforme

lending-based, che propongono una modalità di raccolta fondi basata su

microprestiti tra privati a tassi più che agevolati, e grande fermento si registra

rispetto all’equity-based crowdfunding, sul quale il nostro Paese ha un ruolo di

primo piano anche a livello internazionale, essendo stato il primo Paese in Europa

82

a regolamentarne il modello, con il Decreto Crescita 2.0 , che ha delegato la

Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Ben 9 piattaforme in fase

di lancio afferiscono a questa tipologia.

3.3.1 Piattaforme italiane di crowdfunding e progetti finanziati

Viste le cifre relative al crowdfunding italiano, ci si propone, a questo punto

dell’analisi, realizzare una lista descrittiva relativa alle piattaforme presenti in

Italia. Coerentemente alle finalità dell’elaborato si ritiene utile selezionare e

descrivere esclusivamente le più importanti piattaforme italiane che si occupano

di Progetti Culturali, tralasciando la descrizione delle altre piattaforme disponibili

. Si escludono dall’elenco, inoltre, le piattaforme italiane che

83

nel nostro Paese e dell’equity

afferiscono ai modelli del social lending based, poiché si presume

che le finalità di un ente o istituzione culturale che promuove una campagna di

crowdfunding, non siano di chiedere un prestito o di scambiare azioni per

82 Decreto Legge 18 Ottobre 2012 n. 179

83 Per un elenco e una breve descrizione di tutte le 41 piattaforme di crowdfunding presenti al

momento in Italia e delle 13 ancora in fase di lancio si rimanda nuovamente alla ricerca svolta da

Castrataro e Pais “Analisi delle Piattaforme di Crowdfunding Italiane” 88

finanziamenti, bensì siano di sollecitare la comunità con la prospettiva di un

progetto utile e, nel caso, di interessanti “rewards”.

Piattaforme reward-based.

1. BeCrowdy www.becrowdy.com

Figura 3.2 Homepage della piattaforma di crowdfunding BeCrowdy

Fonte: becrowdy.com

BeCrowdy è la nuova piattaforma settoriale di reward-based crowdfunding per

progetti culturali e artistici, online dal 3 Aprile 2014. Ideato da un team

interamente under 30, il progetto è stato tra i vincitori del bando ON/OFF per

84

giovani idee imprenditoriali . Grazie a questa piattaforma gli artisti e i promoter

possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l'aiuto della community.

I protagonisti di BeCrowdy sono tre: l’artista, che ha l'opportunità di ricevere

finanziamenti in modo diretto, condividendo il processo di produzione con quel

pubblico che sarà anche il fruitore ultimo del suo progetto; il promoter, che potrà

realizzare progetti che altrimenti rimarrebbero solo sulla carta, usufruendo anche

dell’effetto promozionale implicitamente generato dalla campagna online; la

community, che oltre a finanziare i progetti, potrà anche esprimere i propri

permettendo all’artista e al

interessi e preferenze, promoter di confrontarsi e

ricevere suggerimenti e opinioni.

84 BeCrowdy è tra i progetti imprenditoriali vincitori del bando ON/OFF rivolto a giovani under

30, promosso dal Comune di Parma e finanziato da fondazione Cariparma nel 2013. BeCrowdy è

residente presso lo spazio ON/OFF Officina di Coworking per l’Occupabilità

attualmente start-up

Giovanile 89

Il funzionamento è semplice: l’artista o il promoter apre una campagna dedicata al

progetto che vuole realizzare sul sito www.becrowdy.com indicando la cifra di cui

ha bisogno e i tempi che necessita per raccoglierla. Per incentivare le donazioni da

parte della community, a fronte di ogni quota versata, il promoter crea delle

“ricompense”, dei riconoscimenti, tangibili o simbolici, strettamente legati al

progetto. Al termine della campagna, se il budget prefissato viene raggiunto al

100% o superato l’artista/promoter riceve la somma raccolta. Solo in questo caso,

trattiene l’8% dell’importo finanziato. Se, in caso contrario, non si

BeCrowdy

raggiungere l’obiettivo prefissato, il denaro ricevuto viene restituito ai

dovesse

rispettivi donatori e la piattaforma non trattiene alcuna percentuale (regola della

trasparenza “All-or-Nothing”).

I progetti presentati su BeCrowdy devono appartenere al settore artistico -

culturale. Data la vastità del campo vengono individuate cinque categorie, con una

funzione più o meno indicativa, per orientare l’utenza:

1. Arti visive (dalla pittura al documentario, dal cortometraggio alle istallazioni,

dalla fotografia alla street art);

2. Editoria (dal libro alla poesia, dalla rivista al magazine, dal catalogo al fumetto,

etc..); dall’esposizione al

3. Eventi (dal festival al workshop, reading, etc..)

4. Musica (dal CD al videoclip, dal concerto al tour, etc..)

5. Arti performative (dal teatro alla danza, dal circo alla recitazione, etc..)

Nonostante BeCrowdy sia una piattaforma giovane, nata poco più di un anno fa,

pian piano si sta facendo strada. A circa un mese dal lancio, infatti, è andato in

85

porto il suo primo progetto, andando oltre il 100% del budget richiesto dopo soli

13 giorni di campagna. Si tratta di “Oh belli Ciao!”, la biografia romanzata dove

Stefano “Cisco” Bellotti racconta la sua storia e il perché ha lasciato il gruppo

musicale “Modena City Ramblers”. Un altro progetto che ha avuto parecchio

successo e che ha raggiunto il budget dopo solo due mesi dal lancio della

85 È stato un risultato sorprendente, con oltre 600.000 euro di donazione, il 175% del budget

raggiunto e 160 donatori 90

è “L’etica di fronte al sopruso”, il documentario di Andrea Cegna sul

piattaforma

prossimo convegno dell’EZLN in Chiapas. Anche gli altri progetti attivi sulla

piattaforma. stanno pian piano cercando di raggiungere il budget stabilito. Tra

questi vi è il progetto “SALE...la voglia d’ARTE” – III Biennale Internazionale di

Scultura di Salgemma 2015, un progetto socio-culturale per promuovere lo

splendido territorio delle Madonie in cui si fondono arte, storia, cultura, natura,

enogastronomia

2. BookaBook www.bookabook.it

Figura 3.3 Homepage della piattaforma di crowdfunding Bookabook

Fonte: bookabook.it nata nell’Aprile del 2014,

Bookabook è una piattaforma settoriale di crowdfunding

la prima in Italia ad essere dedicata esclusivamente ai libri, intenzionata a

cambiare il tradizionale rapporto tra autori e lettori e rivoluzionare il modo di

leggere. un libro, sostenendone “dal

Attraverso questa piattaforma la community sceglie

basso” la pubblicazione e realizzando così un modello di editoria partecipato.

dall’idea di

Nasce due giovani imprenditori digitali, Tomaso Greco (fondatore), e

Emanuela Furiosi (socia), che hanno dato vita alla piattaforma assieme a due

agenti letterari Marco Vegani e Claire Sabatié-Garat. Attraverso questa

o un’idea editoriale. Dopo

piattaforma chiunque può inviare un testo, una bozza 91

una prima selezione, a decretare il successo e dare solidità al progetto sono i

partecipanti della community, che, come in un moderno circolo letterario, testano,

l’opera.

commentano e premiano decidendo se sostenere o meno

Bookabook realizza le raccolte nella modalità All-or-Nothing e il lettore non è

soggetto a nessun rischio, infatti se la campagna non raggiunge il budget

prestabilito, l’offerta viene nuovamente restituita al suo finanziatore.

Con BookaBook leggere diventa un gioco, infatti il meccanismo è davvero

semplice e divertente: i lettori possono scaricare gratuitamente il primo capitolo di

una delle 30 proposte editoriali offerte, e decidere in base al proprio gradimento se

continuare la lettura finanziando altre pagine con un contributo minimo di circa 3

86

euro oppure abbandonare la campagna. Inoltre, se il libro è meritevole, può

grazie all’attività

essere supportato social: attraverso un meccanismo di

passaparola, si possono invitare gli amici a leggere, sostenere e far crescere

l’opera. Il libro ha a disposizione 30 giorni per riuscire a raccogliere interamente il

budget necessario per coprire i costi della piattaforma, di redazione e revisione dei

testi, di lavorazione grafica e tecnica e di compenso dell’autore. Al termine dei

trenta giorni, se il traguardo viene raggiunto, si procede alla sua pubblicazione

ufficiale.

Nonostante prenda spunto dal modello del britannico Unbound e lo statunitense

Pubslursh, Bookabook acquisisce una personalità e un carattere tutto suo: la sua

pagina Facebook, infatti, ha già raggiunto più di 32 mila like, questo perché, oltre

a raccogliere fondi, Bookabook vuole essere soprattutto una comunità di lettori

che, grazie al commento, la partecipazione e ai consigli cresce e da linfa nuova

agli scrittori. I nostalgici della carta e chi è poco avvezzo al formato digitale non

verrà certamente escluso, infatti, potrà acquistare il libro in formato cartaceo con

un piccolo sovrapprezzo.

Su Bookabook appaiano fondamentalmente tre generi: narrativa, saggistica e

fumetti. Fino ad adesso sono stati finanziati 16 titoli, che corrispondono a circa il

60% di quelli ospitati (Greco T., 2015). La piattaforma ha ospitato anche saggi

Se la campagna ha successo, i finanziatori potranno scaricare l’ebook completo e riceveranno in

86

base alla propria partecipazione e al proprio impegno dei premi aggiuntivi. Se la campagna non

raggiunge i risultati sperati l’offerta verrà restituita ai sostenitori e perché no, potrà essere investita

nella scoperta di un nuovo best seller 92

importanti, come ad esempio “B Corp Handbook”, una campagna realizzata in

collaborazione con alcuni studenti dell’Università Bocconi, che ha superato un

obiettivo di finanziamento piuttosto ambizioso. Sono stati raccolti € 6.296 su un

obiettivo di € 6.000, raggiungendo un budget del 105% con 108 sostenitori 87 .

L’obiettivo di questa campagna è far conoscere la realtà delle B Corporation 88

anche nel nostro Paese, attraverso la pubblicazione della versione italiana del loro

libro ufficiale.

3. Eppela www.eppela.com

Figura 3.4 Homepage della piattaforma di crowdfunding Eppela

Fonte: eppela.com

Eppela è una piattaforma di crowdfunding generalista che ha adottato un modello

con la formula “All-or-nothing”, e che permette di

reward-based creare un

progetto, condividerlo con il proprio network e ottenere un finanziamento per la

sua realizzazione.

Questa piattaforma, fondata nel 2011 da Nicola Lencioni ed attualmente gestita da

Chiara Spinelli, da la possibilità ai richiedenti di finanziare progetti creativi

87 https://bookabook.it/projects/bcorp/

Una B Corp “Benefit Corporation” è

88 un nuovo paradigma di azienda, che ha lo scopo di avere

un impatto positivo su persone e ambiente, oltre a condurre un business di successo. Il numero di

B Corp nel mondo è in rapida crescita e conta già oltre 1.200 aziende 93

riguardanti “Arte, tecnologia, cinema, design, musica, fumetto, innovazione

sociale, scrittura, moda, no profit” 89 . Eppela, nonostante sia solo al suo quarto

anno di vita, si è già piazzata fra le prime cinque in Europa sul segmento reward-

based e che, visto il trend del crowdfunding nel mondo, riuscirà a sfruttare il

momento di mercato che vede le banche chiudere i battenti a causa della crisi e

delle richieste delle autorità regolatrici.

non comporta alcun rischio. L’importo

Sostenere un progetto su Eppela

dell’offerta sarà subito riaccreditato per intero in caso di mancato successo, alla

scadenza del progetto. Al contrario, se il traguardo è raggiunto o superato, le

somme prelevate al momento dell’offerta vengono accreditate al progettista, che

dovrà provvedere a corrispondere le ricompense. In questo caso Eppela tratterà al

progettista una somma pari al 5% della cifra raccolta come costo di gestione, oltre

ai costi di transazione.

I risultati raggiunti finora da questa piattaforma sono positivi: il 55% dei progetti

va a buon fine, sono 2.000 quelli finanziati per una raccolta complessiva di circa

10 milioni di euro (Cinotti L., 2015). Una campagna recente che ha riscosso molto

successo è “All 3.0”, con € 10.700 raccolti su un di €

About Apple Museum budget

90

5.000 . All About Apple Museum è il più fornito museo Apple al mondo in Italia.

Un museo per raccontare la nascita e l’evoluzione dell’informatica personale

attraverso la storia dei prodotti Apple dagli anni 70 ad oggi. Al suo interno è

presente una raccolta di oltre 9.000 oggetti ottenuti grazie a donazioni da ogni

parte del mondo tra cui Personal computer, accessori, monitor, stampanti,

L’obiettivo è quello di continuare a mostrare al

manuali, poster, gadget etc.

pubblico tutti questi oggetti in una nuova sede, dando la possibilità ai visitatori di

toccarli con mano e di utilizzarli nella loro funzionalità originale, caratteristica

unica al mondo e riconosciuta direttamente da Apple Cupertino, in California.

Pagina informativa della piattaforma: “Cos’è Eppela” disponibile all’indirizzo

89

http://www.eppela.com/ita/content/eppela

90 https://www.eppela.com/it/projects/5740-all-about-apple-museum-3-0 94

4. For Italy www.foritaly.org

Figura 3.5 Homepage della piattaforma di crowdfunding For Italy

Fonte: foritaly.org

ForItaly è una piattaforma settoriale reward-based, dedicata all'Arte e alla Cultura

italiana, che nasce dalla passione e dalle competenze di due realtà italiane al

91

servizio della cultura: ARPANet e Arts Council . La community di ForItaly si

pone l'obiettivo di coinvolgere le persone che, in ogni parte del mondo, sono

accomunate dall'amore per l'Italia e di far convergere questo sentimento verso il

sostegno di progetti concreti di restauro e valorizzazione del patrimonio culturale

.

italiano ForItaly nasce, infatti, per contribuire a proteggere la bellezza che il

nostro Paese custodisce; una bellezza fragile che rischia di essere travolta da

scarsa attenzione o mancanza di risorse. Questa piattaforma di raccolta fondi

online offre a tutti la possibilità, anche con piccoli gesti, di contribuire

concretamente alla tutela di un patrimonio inestimabile per la valenza culturale e

per le potenzialità, se valorizzato, di generare nuova ricchezza. Donare

su ForItaly è semplicissimo ed è possibile farlo tramite PayPal o con carta di

credito. In questa campagna sono previsti diversi tagli di donazione: da un

Arts Council è stata fondata da Alessandra Pellegrini, con l’obiettivo di operare al servizio delle

91

istituzioni culturali, pubbliche e private, sviluppando e ideando le migliori strategie di raccolta

fondi, di comunicazione e di promozione 95

€ un massimo di € 2.500. Ogni donazione è ben accetta

minimo di 2 fino ad e

contribuisce alla realizzazione di un progetto partecipativo condiviso, in armonia

con lo spirito della community di ForItaly. Chi partecipa alle campagne di

crowdfunding che vengono lanciate su questa piattaforma riceve in cambio un

attestato dell’avvenuta donazione ed inoltre riceve costantemente informazioni

sull’andamento della raccolta fondi e sul raggiungimento dell’obiettivo.

Ovviamente riceve anche delle ricompense o dei doni di varia natura, come ad

l’incisione del proprio nome sui supporti informativi o strutturali

esempio o altri

regali esclusivi.

Ad oggi, su ForItaly, sono stati finanziati numerosi progetti. La prima campagna

di raccolta fondi “Salviamo il Bernini” lanciata su questa piattaforma è quella

conclusasi con il risultato migliore possibile. L’iniziativa – che potrebbe essere la

prima di una serie - ha come finalità quella di restituire al mondo il Busto di

Francesco I d’Este, capolavoro del Bernini e opera simbolo della Galleria Estense

di Modena chiusa per i danni del violento terremoto della primavera 2012: essa

dovrà consentire di realizzare un innovativo basamento antisismico per esporre

nuovamente al pubblico il capolavoro scultoreo.

L’iniziativa, partita in USA il 14 maggio sul portale Indiegogo, prosegue in Italia

a partire dal 18 maggio su www.forItaly.org, per poi concludersi il 6 ottobre.

5. Innamorati della cultura www.innamoratidellacultura.it

Figura 3.6 Homepage della piattaforma di crowdfunding Innamorati della Cultura

Fonte: innamoratidellacultura.it 96

Innamorati della Cultura è una piattaforma di crowdfunding reward-based, ideata

e prodotta da Emanuela Negro-Ferrero (consulente di comunicazione e fundraiser

culturale) e Lorenzo Pennacchioni (CEO di Wic-o ed esperto di comunicazione

digitale). I due fondatori uniscono al background professionale nella

e nel marketing, una grande passione per l’arte, lo spettacolo e il

comunicazione

restauro. Innamorati della cultura sostiene, attraverso il crowdfunding, progetti

culturali su tutto il territorio italiano; per farlo utilizza gli strumenti di

comunicazione tecnologicamente più avanzati. All’interno di questa piattaforma la

community può esplorare, valutare e sostenere tramite una donazione diversi

progetti culturali, creativi e artistici ricevendo in cambio una ricompensa stabilita

di volta in volta dal promoter del progetto stesso. Qualcosa di piccolo, ma

tangibile, a testimonianza della gratitudine del creatore. La campagna di raccolta

fondi viene realizzata stabilendo una cifra da raggiungere entro un certo lasso di

tempo. Solitamente 60 giorni. La piattaforma ha la funzione di interscambio fra

chi dona e chi riceve e, a progetto concluso, guadagna un fee sul raccolto del 10%,

che viene utilizzato per sostenere i costi di personale, sviluppo, mantenimento e

promozione della piattaforma stessa. Il portale trae il suo reddito anche da

sponsorizzazioni vere e proprie.

Il progetto è nato a seguito di Start Cup, un convegno dedicato al crowdfunding

organizzato dalla Regione Piemonte, dove fu registrato come “prima piattaforma

e selezionato per ottenere la pre-

italiana verticale per arte, spettacolo e restauro”,

incubazione presso il Politecnico di Torino.

Al 2015, a quasi un anno dalla sua nascita, su questa piattaforma sono state

pubblicate circa 25 campagne. Una campagna di particolare successo è quella

realizzare il progetto “Gipo, lo zingaro di Barriera”: un film-

messa in rete per

documentario, un cd musicale e una raccolta di spartiti che, insieme, saranno il

ricordo e l’omaggio di Torino al suo cantore . L’obiettivo di raggiungere €

92

13.000 in 90 giorni, è stato addirittura superato raggiungendo un budget del 106%

92 Il film sarà realizzato da Endeniu e Fondazione Caterina Farassino in associazione con

l’etichetta Soulful Torino. Per quanto riguarda il cd musicale, ci sono già le adesioni di Subsonica,

Perturbazione, El Tres, Luca Morino, Johnson Righeira 97

. Naturalmente l’operazione non ha avuto fini di lucro. Tutti

93

con 144 finanziatori

i ricavi della vendita di film, cd e libro sono stati donati a sostegno della

Fondazione Caterina Farassino, che cura progetti benefici a favore dell’infanzia.

6. Kendoo www.kendoo.it

Figura 3.7 Homepage della piattaforma di crowdfunding Kendoo

Fonte: kendoo.it

Kendoo, inaugurato il 29 Gennaio 2013, è un sito di crowdfunding locale che si

rivolge principalmente ai cittadini di Bergamo e provincia. Si tratta di una

con l’obiettivo di ideare, creare e finanziare

94

piattaforma promossa da Media on

progetti.

Grazie a questa piattaforma soggetti privati e associazioni possono dare visibilità

a progetti caritatevoli, artistici, culturali e comunque di utilità sociale, al fine di

sollecitare le donazioni libere della comunità degli utenti per contribuire alla

realizzazione degli stessi.

Al momento della presentazione del progetto, si stabilisce un termine massimo

entro il quale il progetto può essere finanziato. Se entro il termine non viene

raggiunta la cifra minima prestabilita il progetto non verrà finanziato. La modalità

93

Cifre tratte dalla pagina informativa della piattaforma disponibile al sito

thttp://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/gipo-farassino-zingaro-barriera/#.VokmAfnhDIU

94 Media On è una società del Gruppo editoriale Sesaab di Bergamo, che possiede quotidiani, radio

di Bergamo",

e tv locali, tra cui "L’Eco il quotidiano locale con la più alta diffusione in Italia,

“Bergamo Tv”, “Radio Alta” “www.ecodibergamo.it”

e 98

erogazione delle donazioni è, quindi, “All-or-Nothing”, nel senso che i fondi

di

raccolti verranno trasferiti al promoter del progetto solo se viene raggiunto, entro

il tempo stabilito, il completo finanziamento della somma richiesta. Nel caso in

cui il progetto venga completamente finanziato, MEDIA ON trattiene dai fondi

raccolti un importo pari al 5% (già comprensivo di IVA) di ciascuna donazione

per mantenere i server e coprire le spese minime da sostenere, oltre ad un importo

pari al 2,5% di ciascuna donazione per la transazione bancaria.

Rispetto agli altri siti di finanziamento collaborativo, due sono i caratteri, in

qualche modo intrecciati tra loro, che contraddistinguono questo progetto (Canova

C., 2013).

Innanzitutto l'aspetto benefico e caritativo. Kendoo vuole rivolgersi, almeno in un

primo momento, a enti non profit e associazioni locali, di Bergamo e provincia,

accettando e promuovendo progetti che abbiano un impatto sociale sulla

comunità. Kendoo non esclude che chiunque, anche un privato, possa proporre i

propri progetti. Tuttavia c'è un' iter di approvazione e verifica prima della loro

pubblicazione online, che rappresenta la garanzia della loro autenticità. Ci si

accerta che il progetto sia reale, che il finanziamento corrisponda all'esigenza di

sostegno, e soprattutto che si tratti di "progetti caritatevoli, artistici, culturali e

comunque di utilità sociale". In futuro dunque lo spazio resta aperto anche a

progetti di singoli, anche di imprenditoria giovanile, fermo restando come criterio

di selezione la valenza sociale del progetto.

L'altro aspetto caratterizzante è l' iperlocalismo, che vuole essere anche il suo

punto di forza. In un momento in cui il livello di fiducia nel mezzo digitale non è

ancora così diffuso o consolidato, soprattutto a livello locale, il fatto che i progetti

siano proposti da enti o associazioni radicate sul territorio, quindi note o anche

solo percepite come familiari per vicinanza geografica o affettiva, rappresenta un

indubbio vantaggio. In primo luogo rassicura il donatore offrendogli una garanzia,

oltre che un incentivo a donare. Secondo, facilita la creazione del network poiché

fa leva su una rete già esistente nel territorio. Infine genera autorevolezza della

piattaforma anche agli occhi dei promoters di progetti. 99

Dalla sua nascita, sono stati finanziati 36 progetti, di cui 6 ancora attivi sul

portale. Tra questi, quello che sta riscuotendo molto successo è il progetto

“Contributo per l’acquisto della casa natale di Nicolò Rezzara ”. L’abitazione

95

storica di Rezzara, che si trova in provincia di Vicenza, è in vendita, ma il

Comune in questo momento non riesce ad acquistarla; proprio per questo motivo è

stata lanciata un’iniziativa di con l’obiettivo di raccogliere tramite

crowdfunding

questa piattaforma il denaro necessario per acquistare la casa affinché non vada

perduta ma resti un bene comune destinato, nella spinta di Rezzara, ad una serie di

attività culturali e sociali. Ad oggi, nonostante manchino ancora 108 giorni alla

della campagna, sono stati già raccolti € 56.625, su un obiettivo di €

chiusura

96

63.000 . –

7. MusicRaiser www.musicraiser.com

Figura 3.8 Homepage della piattaforma di crowdfunding Musicraiser

Fonte: musicraiser.com

Musicraiser è una piattaforma di crowdfunding reward-based settoriale

Nata dall’idea

esclusivamente dedicata alla musica, lanciata il 22 Ottobre 2012.

del cantante dei Marta Sui Tubi, Giovanni Gulino, e dalla compagna Tania

Pioniere dell’azione cattolica, propugnatore della libertà nella scuola, precursore

95 delle riforme

sociali, Nicolò Rezzara ha trascorso l’esistenza impegnandosi a mettere in pratica i suoi ideali di

solidarietà, di abnegazione, di aiuto per gli altri. Il suo impegno è stato fondamentale in molteplici

iniziative sia a Vicenza che a Bergamo.

96 http://www.kendoo.it/fondi/detail/430/ 100

Varuni, dj, promoter e fondatrice di Secret Concerts, è la piattaforma dedicata a

tutti gli artisti emergenti e a tutti coloro che vogliono fare musica ma non hanno la

possibilità di esprimere il proprio talento in piena libertà (Mooseek, 2015).

Su Musicraiser tutti possono proporre il proprio progetto che viene valutato e, se

ritenuto potenzialmente valido, approvato. Si tratta di progetti di raccolta fondi

per dischi, tour promozionali, videoclip, concerti, festival e tutto ciò che ha a che

fare con la musica. I finanziatori (raisers), ossia coloro che decidono di supportare

i progetti, in cambio del loro contributo economico, riceveranno ricompense

esclusive ideate e consegnate direttamente dai creatori dei progetti. Possono essere

articoli, servizi o prestazioni, fisici o digitali.

una campagna raggiunge interamente o supera l’obiettivo di raccolta, il

Quando

creator riceverà la somma per realizzare il progetto e consegnerà le ricompense ai

raisers. Se la campagna non raggiunge al 100% il suo obiettivo, il creator non

riceve la somma prefissata (obiettivo minimo di raccolta) e i raisers, che hanno

contribuito versando del denaro, verranno rimborsati senza costi aggiuntivi.

raggiunge l’obiettivo prefissato,

Inoltre, solamente nel caso in cui la campagna

ammontare,

Musicraiser tratterrà il 15% dell’intero destinato a coprire i costi di

transazione e le tasse.

A poco più di due anni dalla sua nascita, Musicraiser ha attivi ben oltre 500

progetti musicali italiani e internazionali, interamente finanziati dal pubblico, e

Sull’onda

vanta una community di oltre 60.000 utenti attivi (Spot and Web, 2015).

del successo dei primi anni di vita con il servizio di crowdfunding, Musicraiser si

appresta al lancio internazionale, arricchendosi di nuove iniziative, diverse dal

per l’Italia, diventando così a tutti gli effetti

crowdfunding, e servizi inediti una

realtà all’avanguardia e competitiva per il mercato mondiale. 101

Piattaforme donation-based.

8. Iodono www.iodono.com

Figura 3.9 Homepage della piattaforma di crowdfunding Iodono

Fonte: iodono.com 97

Iodono è il primo sito in Italia di Personal Fundraising nato agli inizi del 2010

98

da un'idea di Direct Channel , società milanese affermata e specializzata nel

database management nel settore editoriale e del no profit.

L’obiettivo primario è quello di permettere alle persone di donare online e di

raccogliere fondi per le Onlus e per le cause a loro più vicine, tra cui Sanità &

Prevenzione, Arte & Cultura, Cooperazione Internazionale, Ricerca, Assistenza

Sociale, Educazione & Formazione etc..

Iodono offre due importanti innovazioni rispetto ai canali tradizionali utilizzati:

- È possibile scegliere direttamente la causa sociale da sostenere ed

effettuare subito una donazione online;

97 Il Personal Fundraising è uno strumento che permette di trasformare un semplice donatore in un

vero e proprio promotore di raccolte fondi per l’Organizzazione no-profit preferita

98 Direct Channel supporta le ONP attraverso la creazione e la realizzazione delle Campagne di

promozione per la raccolta fondi, offrendo loro soluzioni di sviluppo, di gestione del Data-base

donatori e soluzioni di analisi attraverso strumenti di Business Intelligence. 102

Tutti possono diventare “Personal e raccogliere fondi da

- Fundraiser”

destinare alla causa preferita.

Iodono vuole, quindi, offrire uno strumento semplice, facile e divertente per

organizzare una raccolta fondi per un’Organizzazione No-profit o una

Associazione e promuoverla con un solo click a tutti gli amici, parenti, colleghi...

Inoltre, vuole offrire ad ogni Onlus iscritta la stessa opportunità di aumentare la

propria raccolta fondi nonché i propri sostenitori senza dimenticare le

Associazioni più piccole, le quali non possono investire in tecnologie o in

personale e che in iodono.com possono trovare uno strumento di raccolta fondi

economico, semplice e sicuro.

Il suo funzionamento è abbastanza semplice: attraverso il motore di ricerca in

trovare l’Organizzazione No-profit

homepage è possibile che più si ha a cuore e

scegliere se diventare il promotore (Personal Fundraising) di una raccolta fondi

per essa, oppure effettuare una semplice donazione. Il pagamento può essere

effettuato con carta di credito attraverso il sistema di pagamento GestPay di

Banca Sella. Il donatore, qualora lo desiderasse, può lasciare un messaggio

che comparirà sulla pagine dell’Organizzazione alla quale ha

direttamente online

donato; questo servizio dà l’opportunità al donatore di sentirsi ancora più

coinvolto nel progetto. Inoltre, per le persone fisiche (privato) e giuridiche

(azienda) è possibile detrarre dall’imposta lorda il 19% dell’importo donato, fino

99

ad un massimo di 2.065,83 euro .

La piattaforma, lanciata il 1 Maggio 2010, ha lanciato 375 progetti con un totale

di fondi raccolti pari a € 238.000 (Calveri C., Esposito R., 2014).

99 Art. 13-bis, comma 1, lettera i-bis del Dpr. 917/86 103

9. Retedeldono www.retedeldono.it

Figura 3.10 Homepage della piattaforma di crowdfunding Rete del Dono

Fonte: retedeldono.it

lanciata l’11 Maggio del 2011 da un’idea di Anna Siccardi e Valeria

Retedeldono,

Vitali, è una piattaforma di crowdfunding principalmente per il no-profit, ma che

opera anche in altre categorie quali Cultura, Eventi, Sport, Social Innovation.

Utilizza un modello basato sulla formula Take-it-all, ossia trasferisce al

proponente i finanziamenti ricevuti anche se il progetto non ha raggiunto la soglia

di finanziamento prestabilita.

La sua mission principale è quella di facilitare e stimolare la crescita della raccolta

fondi online a favore di progetti di utilità sociale ideati e gestiti da Organizzazioni

non profit (ONP), attraverso l’utilizzo della tecnologia web e la comunicazione

virale. Il meccanismo di raccolta fondi di Retedeldono è equivalente a quello

utilizzato da iodono.com, precedentemente analizzato, ossia basato sul Personal

Fundraising: le ONP possono, quindi, promuovere i loro progetti iscrivendosi al

portare; Retedeldono si occuperà di devolvere a quelle che risultano beneficiarie le

donazioni ricevute attraverso il portale, tenendo conto delle preferenze espresse da

donatori e sostenitori.

Oltre ad una versione mobile, progettata per rendere agevoli le donazioni da

dispone anche di un’applicazione e una

smartphone, Retedeldono tab Facebook,

ossia un widget per permettere la donazione ai progetti anche dai siti partner. 104

L’iscrizione al portale e la pubblicazione dei progetti e delle iniziative di raccolta

fondi sono gratuite sia per le ONP che per i Personal Fundraiser. Solo in caso di

effettiva raccolta fondi è previsto che l’associazione beneficiaria corrisponda a

un corrispettivo per l’utilizzo della piattaforma nella misura del

Retedeldono

dell’ammontare complessivo delle donazioni raccolte, al lordo delle

5%+IVA

commissioni bancarie (quest’ultime sono pari allo 1,8% della donazione effettuata

+ 0,35€ per ogni singola transazione).

Secondo gli ultimi dati disponibili su questa piattaforma, al 2014, sono stati

lanciati 320 progetti, di cui 38 finanziati con successo (Calveri C., Esposito R.,

per un totale di € 2.504.729.

2014). Sono stati raccolti, inoltre fondi

Piattaforme ibride (Reward+Donation).

10. Produzioni Dal Basso PdB www.produzionidalbasso.com

Figura 3.11 Homepage della piattaforma di crowdfunding Produzioni Dal Basso

Fonte: produzionidalbasso.com 100

Produzioni dal Basso, che viene fondata nel 2005 da Angelo Rindone quando i

siti di social network erano ancora agli albori, è la prima piattaforma italiana di

crowdfunding; è una piattaforma storica, ed una delle più grandi comunità italiane

Nasce con l’obiettivo di offrire uno

di autoproduzione online. spazio a coloro che

100 È interessante notare che Produzione Dal Basso nasce quattro anni prima di Kickstarter;

all’inizio non vi era molta considerazione per questa piattaforma, ma poi i numeri sono stati in

continua crescita. Al 2013 si contavano già 371 progetti finanziati, con una preponderanza di deal

per quel che riguardano musica, cultura, cinema (in particolare cortometraggi) 105

volessero proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal

basso.

Si tratta di una piattaforma aperta a tutti dove chiunque può caricare il proprio

progetto o la propria idea sull’apposito sito. Il progetto può riguardare una causa

sociale, culturale, personale, di prodotto, o di servizio.

La piattaforma, a differenza degli altri portali di crowdfunding, non percepisce

percentuali sui servizi offerti e sui progetti che ottengono il finanziamento, non

acquisisce diritti sulle opere proposte, non fa promozione ai progetti e non

distribuisce nulla; essa, infatti, si limita a condividere automaticamente su

Facebook o su Twitter le nuove campagne, ma non offre alcuna consulenza,

intermediazione o promozione dei progetti (Rindone A., 2013). Altra caratteristica

di PdB è che non ci sono filtri: non ci sono cioè soglie di sostenibilità sotto le

quali il progetto non viene lanciato, e finanziatore e finanziato possono accordarsi

direttamente tra loro per decidere il metodo di pagamento da utilizzare (Rindone

A., 2013).

Produzioni Dal Basso consente di modificare la data di scadenza di una

campagna, ma non il budget da raccogliere che, nel caso in cui sia raggiunto,

comporta l’interruzione della campagna e l’impossibilità di raccogliere fondi oltre

l’importo fissato.

PdB è una piattaforma di crowdfunding reward-donation, cioè basata su

donazioni libere (senza ricompensa) o con, pertanto i progetti indicati per questa

piattaforma sono solo quelli che ricadono in questi due tipi di categorie.

Il crowdfunding, secondo questa piattaforma, deve essere il più possibile

partecipativo e “liquido”, ossia deve essere uno strumento aperto che si fonde e si

ibrida con diversi settori.

In seguito al primo progetto finanziato nel 2005 “Life and Light”, Produzioni Dal

Basso ha finanziato con successo 533 progetti, ne ha 374 ancora attivi e ha

raccolto fondi per più di un milione e trecentomila euro. E, soprattutto, ha creato

un network di 56mila utenti (Rossi J., 2014). Un progetto di successo pubblicato

su questa piattaforma è “Pulsar_arte e musica dallo spazio”, prima mostra di arte

contemporanea ospitata negli spazi di INFINI.TO Planetario di Torino e Museo

dell’Astronomia e dello Spazio. Il progetto, che ha l’obiettivo si realizzare una

106

mostra che permetta agli artisti di esporre le proprie opere in questo luogo

straordinario, mostra le analogie che legano arti visive, musica e astronomia. La

volontà di promuovere l’arte e la musica contemporanee si unisce al desiderio di

valorizzazione di un museo affascinante, ma spesso poco conosciuto (Torinese P.,

2014). L’iniziativa è stata finanziata raggiungendo il 100% del budget e con un

101

totale di 44 sostenitori .

3.4 Il quadro normativo

Il crowdfunding, essendo una modalità di finanziamento innovativa, non è ancora

regolamentato in modo specifico negli ordinamenti dei vari paesi. A richiedere

una normativa specifica è soprattutto l’equity-crowdfunding, in quanto la

promozione al pubblico di offerte che comportano l’acquisto di quote societarie

conduce il risparmiatore ad effettuare investimenti illiquidi e, dunque, ad alto

rischio. Alcuni paesi come l’Italia, quindi, hanno emesso norme apposite.

Di seguito verranno proposti alcuni brevi cenni sulla normativa del crowdfunding

e negli USA, per poi focalizzare maggiormente l’attenzione

presente in Europa

sulla normativa vigente nel nostro Paese.

A livello comunitario l’Europa non ha ancora emanato un regolamento che

crowdfunding

riguardi l’equity e per questo motivo ogni stato membro gestisce in

modo del tutto autonomo il quadro normativo entro cui il modello equity-based

può essere applicato.

L’ECN 102 (European Crowdfunding Network), associazione di professionisti che

promuove il crowdfunding a livello comunitario, e altre organizzazioni stanno

lavorando per trovare un denominatore comune in grado di armonizzare in futuro

le varie normative (Crowdfunding Buzz, 2015).

In Germania, Olanda e Spagna, ad esempio, non esistono dei regolamenti specifici

in materia di equity-crowdfunding, anche se le rispettive autorità stanno lavorando

in merito e non si esclude che a breve possano redigere un regolamento apposito.

L’intero progetto è consultabile al sito https://www.produzionidalbasso.com/pdb_3181.html

101 L’ECN,

102 nata nel 2013 a Bruxelles come organizzazione no-profit internazionale, sta diventando

un’organizzazione molto importante a livello europeo e negli ultimi mesi ha collaborato più volte

con la Commissione Europea presentando i risultati della propria attività e proponendosi come uno

dei principali interpreti del crowdfunding in Europa 107

In Francia, invece, il 30 Settembre 2013 l’Autorità dei Mercati Finanziari e

l’Autorità di Controllo Prudenziale, hanno pubblicato un documento di

consultazione pubblica sul crowdfunding. Tale consultazione si concentra sulle

modifiche necessarie da apportare alle legislazioni e ai regolamenti del codice

103

monetario e finanziario per gestire lo sviluppo del crowdfunding .

Negli USA, probabilmente il mercato più maturo nell’ambito del crowdfunding, la

legislazione della SEC non ha ancora definitivamente approvato la normativa

sull’equity-crowdfunding, anche se una legge di Obama (il JOBS Act Jumpstart

Our Business Startups Act del 2012) ne istituisce le fondamenta. Il progetto di

legge dovrebbe introdurre una serie di misure volte a rendere l’investimento

societario tramite crowdfunding più agile di quello proprio della disciplina del

diritto commerciale vigente.

Nel frattempo, è possibile comunque investire in società non quotate attraverso

piattaforme ma bisogna dichiarare di essere investitori qualificati, cioè per lo

meno molto ricchi.

L’Italia è il primo paese ad essersi dotato di una normativa specifica e organica

relativa al c.d. equity-crowdfunding. Ciò è avvenuto a seguito di un processo

portato avanti in maniera collaborativa (“open in cui

e collaborative legislation”),

chiunque fosse stato interessato ha avuto la possibilità di fornire i propri

commenti e le proprie valutazioni ai testi offerti in pubblica consultazione. Un

processo di legislazione, pertanto, molto “innovativo”.

La spinta è derivata anche dall’osservazione che in Italia, le aziende

(prevalentemente di medio - piccole dimensioni) stanno incontrando difficoltà a

reperire adeguate risorse finanziarie per il proprio sviluppo. Ciò avviene in

maniera ancora più accentuata per le imprese costituite da poco (le “start-up”).

La disciplina dell’ equity-crowdfunding in Italia è contenuta nel Regolamento

CONSOB del 26 Giugno 2013, la cui emanazione è stata resa possibile solo a

seguito dell’introduzione del Decreto Crescita bis. Di seguito la disciplina sarà

analizzata nel dettaglio.

103 Ad oggi le piattaforme di equity crowdfunding francesi continuano ad operare seguendo il

regolamento rimasto in discussione fino a metà Novembre 2013, in quanto le autorità non ne

hanno ancora redatto uno definitivo 108

3.4.1 Il Decreto Crescita bis e il Regolamento Consob N. 18592/2013

La legge varata nel 2013 dall’Italia, nota come “Regolamento Consob ”,

104

rappresenta il primo esempio di disciplina definitiva in materia di equity-

crowdfunding, e molti altri Paesi guardano con interesse ad essa come ad un

da seguire. Tale legge deriva dall’emanazione del Decreto crescita

modello-guida

bis. , noto come “Decreto crescita bis”,

105

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n.179

recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, e dal cui titolo si

comprende che sia stato adottato con lo scopo di fornire uno stimolo alla crescita

economica del nostro Paese, introduce all’interno dell’ordinamento un particolare

quelle c.d. “innovative”.

tipo di start-up,

Le start-up innovative sono piccole società di capitali (spa, srl o cooperative)

italiane, da poco operative, impegnate in settori innovativi e tecnologici o a

vocazione sociale. Il Decreto in questione stabilisce i requisiti che tali società

devono possedere e dispone diverse semplificazioni normative per favorirne la

diffusione e lo sviluppo.

Per crescere bene è necessario un ambiente favorevole: per questo il legislatore,

nel disegnare il sistema di legge ha previsto una particolare categoria di soggetti,

gli “incubatori”: società di capitali italiane che offrono servizi per sostenere la

nascita e lo sviluppo delle start-up innovative (Consob, 2012).

Nel complessivo disegno del legislatore, l’equity-crowdfunding è visto come uno

strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up e delle PMI innovative

attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità

su Internet.

Tale decreto ha assunto la valenza di una policy organica che ha identificato nel

sostegno all’imprenditoria innovativa un nuovo approccio di politica industriale;

104 Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali

on line adottato dalla Consob con delibera n. 18592

105 Convertito con la Legge di conversione 17 Dicembre 2012, n.221 109

106

policy che si è evoluta ed arricchita con successivi interventi normativi , primo

tra tutti il Regolamento Consob sull’equity crowdfunding, che dà la possibilità alle

start-up innovative di raccogliere capitali di rischio tramite piattaforme online. Si

tratta di un evento di grande importanza nell’ambito del disegno volto a creare

con l’Italia che, almeno per

condizioni favorevoli al finanziamento delle start-up,

una volta, si pone all’avanguardia a livello mondiale nella regolamentazione di un

fenomeno che in altre giurisdizioni (USA e Australia su tutti) ha raggiunto punte

di diffusioni notevoli.

Il Regolamento in materia di “Raccolta di capitali di rischio da parte di imprese

composto da 25 articoli, è stato

start-up innovative tramite portali online”,

adottato il 26 giugno 2013, a conclusione di un iter che ha visto succedersi, grazie

ad una meritoria ed innovativa iniziativa voluta dalla CONSOB, una fase

preliminare di raccolta di dati e informazioni sul fenomeno del crowdfunding, un

open hearing e una consultazione pubblica che ha raccolto il contributo di

associazioni di categoria, operatori di settore e studi legali e che si è chiusa il 30

aprile 2013.

La versione finale del Regolamento segna un indubbio passo avanti rispetto alla

bozza precedentemente posta in consultazione; permangono tuttavia alcune

criticità che rischiano di pregiudicare sul nascere la piena affermazione del

fenomeno in Italia e che dunque meritano di essere segnalate.

limita l’ambito di applicazione delle nuove regole

In primo luogo il regolamento

in tema di equity crowdfunding alle sole start-up innovative, il che si traduce

nell’impossibilità di accedere a tale rivoluzionaria forma di finanziamento per

tutta una serie di aziende, anche di nuova costituzione, che non rientrano in tale

definizione e che sembrerebbero comunque meritevoli di aspirare a forme

agevolate di accesso a fonti di finanziamento alternative. Parimetri non viene

accolta la proposta formulata da diversi operatori di ampliare la definizione di

Tra questi vi sono il Decreto Legge 28 Giugno 2013, n.76 (noto come “Decreto Lavoro”,

106

convertito con Legge del 9 agosto 2013, n.99) e più recentemente il Decreto Legge 24 Gennaio

2015, n.3 (noto come “Investment convertito con Legge del 24

Compact”, marzo 2015, n.33 che ha

introdotto le PMI innovative estendendo ad esse alcune delle agevolazioni previste per le start-up

innovative 110

strumenti finanziari oggetto del regolamento, includendo nella definizione degli

stessi anche i titoli di debito.

Ancora, punto dolente della normativa secondaria è la totale mancanza di una

disciplina relativa alle modalità di successiva compravendita delle partecipazioni

o all'eventuale instaurazione di un mercato secondario relativo agli strumenti

finanziari offerti, mancanza che al solito viene motivata come conseguenza del

fatto che tali fenomeni esulano dalla potestà regolamentare delegata alla Consob.

Valutazione ampiamente positiva invece circa l'eliminazione dal testo finale della

regola contenuta nella bozza di regolamento posta in discussione che prevedeva

che un'azienda potesse iniziare la propria raccolta online solo dopo che alcuni

investitori professionali avessero sottoscritto almeno il 5% degli strumenti

finanziari oggetto di offerta. Recependo le istanze sollevate da molti operatori in

sede di consultazione, secondo cui la prevista condizione di ammissibilità

dell'offerta sul portale online avrebbe introdotto una barriera all'utilizzo da parte

delle start up innovative dello strumento, senza peraltro determinare significativi

vantaggi per gli investitori retail, la Commissione ha modificato tale

disposizione, configurando la quota riservata agli investitori professionali quale

condizione non già di ammissione ma di perfezionamento dell'offerta.

Permangono inoltre dubbi sulla concreta possibilità di reperire soggetti

professionali disposti a sottoscrivere gli strumenti finanziari oggetto di offerta, in

particolar modo se si guarda alla definizione di investitori professionali

individuata dalla Consob all'interno del Regolamento. Si fa riferimento, infatti, ai

cosiddetti investitori professionali “di diritto ”,

107 mentre restano esclusi sia i

clienti professionali su richiesta (persone fisiche per le quali siano stati accertati

il possesso di specifiche competenze ed esperienza in tema di operazioni

finanziarie) che - soprattutto - business angels e venture capitalist (categorie di

soggetti che appaiono essere più interessati ad investire in start up innovative).

Tali soggetti sono individuati nell’Allegato 3, punto 1 del Regolamento Consob in materia di

107

intermediari. In sintesi si tratta di banche, SIM, SGR, imprese di assicurazione, fondi pensione,

imprese di grandi dimensioni che soddisfino certi requisiti, ecc... 111

In conclusione va formulato un giudizio parzialmente positivo sull'introduzione

della nuova normativa: pur con alcune lacune e dovendo mettere in discussione

alcune parti del Regolamento, attraverso di esso sono state poste le basi per lo

sviluppo di un fenomeno dagli aspetti potenzialmente dirompenti quale l'equity

crowdfunding. 112

Capitolo IV

Crowdfunding e musei: due casi a confronto

4.1 Esperienze italiane di crowdfunding

Nel presente capitolo saranno analizzate alcune tra le iniziative di crowdfunding di

maggior successo nel settore della cultura fino ad ora portate a termine in Italia.

Si è scelto di prendere ad esempio due casi in particolare. Si tratta di due iniziative

che nel nostro Paese hanno riscosso maggior successo in assoluto. Quello che si

vuole mettere in evidenza in questo studio è che, anche se nelle due iniziative lo

strumento del crowdfunding viene utilizzato in maniera differente, nel primo caso

affidandosi ad una delle tante piattaforme tradizionali e nel secondo caso creando

solo per l’occasione, si sia raggiunto comunque il massimo successo.

un sito web

Il primo caso analizzato è quello di “Città della Scienza di Napoli”. La Città della

Scienza di Napoli è un’iniziativa di promozione e divulgazione della scienza che

si svolge a Napoli, all’interno di una struttura multifunzionale sita nel quartiere di

Bagnoli composta da un museo scientifico interattivo, un incubatore di imprese e

un centro di formazione. Il Museo è stato parzialmente distrutto da un incendio

doloso il 4 Marzo del 2013: il giorno successivo all’incendio la Fondazione IDIS,

proprietaria della Città della Scienza, lancia sulla piattaforma Derev una

campagna di fundraising per raccogliere fondi utili alla ricostruzione.

L’iniziativa in questione detiene il record della campagna di maggior successo

nella storia italiana delle collette digitali; basti pensare che il target, fissato nella

cifra simbolica di € 100.000, è andato ben oltre raggiungendo un totale di

1.463.867 €.

In merito a questa campagna di crowdfunding bisogna sottolineare che,

nonostante l’obiettivo del progetto sia dichiarato, ancora una volta a causa della

modalità “fundraising” (ma non della piattaforma che la offre), non è possibile

dettagliare le voci di spesa destinatarie dei finanziamenti: si dovrà, quindi,

attendere che la Fondazione Idis decida di sua volontà di rendere pubblici i dati

113

circa l’uso dei fondi raccolti. Per tale motivo in questo lavoro di tesi ci si limiterà

ad analizzare il caso attingendo alle sole informazioni rese disponibili da Città

della Scienza.

Il secondo caso analizzato, conclusosi anch’esso con un grande successo, è quello

di Palazzo Madama di Torino. Il Museo Civico di Palazzo Madama ha ospitato

qualche tempo fa una raccolta fondi che ha consentito l’acquisizione del servizio

di porcellana Taparelli D’Azeglio. Il fissato ad € 80.000, è stato

budget,

abbondantemente raggiunto e superato. Il successo della campagna è dovuto a

ragioni simili a quelle esposte in precedenza per il Louvre: il museo gode di

grande prestigio, ed ha posto l’accento sul ritorno delle porcellane alla città cui

appartenevano; la campagna, inoltre, è stata svolta con grande trasparenza ed il

beneficio per la comunità locale era molto evidente.

Quello di Palazzo Madama è un caso di Do it yourself crowdfunding (DIY). Nei

paragrafi successivi si dimostrerà che, anche se il Museo ha deciso di non affidarsi

ad una delle tante piattaforme esistenti, bensì di impostare la campagna di raccolta

fondi direttamente sul proprio sito web, il progetto abbia comunque riscosso un

grande successo.

Dopo questa breve premessa, si procederà ad analizzare nel dettaglio le iniziative

sopra citate.

4.2 Il case study di Città della Scienza. Brevi cenni sulla sua storia

Nel 1987, in seguito al congresso annuale della SIF, Società Italiana di Fisica,

organizzato nella città di Napoli, Vittorio Silvestrini, con una piccola associazione

culturale, da vita ad un grande evento di divulgazione scientifica, come omaggio

ai partecipanti del Congresso e soprattutto per aprire la scienza specialistica alla

società civile. Nasce così la prima edizione di “Futuro Remoto

114

”, un Viaggio tra scienza e fantascienza.

108

Il grande successo dell’evento porta gli organizzatori di Futuro Remoto a proporre

di realizzare a Napoli la prima Città della Scienza italiana. Questo avviene proprio

quando nella città di Napoli è in corso il dibattito sul futuro dell’area di Bagnoli,

desertificata dalla chiusura dell’Italsider, una delle maggiori aziende siderurgiche

italiane del XX secolo. Ad avviso di Silvestrini quell’area può diventare il centro

per rilanciare Napoli come città produttiva, a partire dall’industria basata sulla

ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica.

Dal punto di vista istituzionale parte l’iter: l’Associazione ESTRO si trasforma in

Fondazione Idis-Città della Scienza, Onlus di divulgazione scientifica nata ad

opera del fisico Silvestrini ed il prezioso contributo di Lipardi, giovanissimo

laureato in filosofia, ad oggi consigliere delegato, con Luigi Amodio, nel ruolo di

direttore generale.

La Fondazione presenta, dunque, al Ministero dell’Università e della Ricerca

«Città

Scientifica e Tecnologica (MURST) e alla Regione Campania il progetto

della Scienza», chiedendo che venga approvato e finanziato.

Il progetto, diviso in tre lotti funzionali autonomi, prevede la realizzazione della

Città della Scienza nell’area della “Fabbrica interconsorziale di concimi e prodotti

(ex Federconsorzi) di Bagnoli con

chimici della Campania S.r.l. in liquidazione”

un investimento complessivo pari a 119.967.000.000 di lire.

La Città della Scienza rappresenta parte del progetto di bonifica e rinascita dopo la

grande crisi industriale che ha causato la chiusura degli stabilimenti dell’ex-

Italsider nel quartiere di Bagnoli a Napoli, con consequenziale aumento della

disoccupazione e del decadimento sociale ed economico dello storico quartiere

operaio. L’obiettivo che si pone la Fondazione è quello di colmare il gap tra la

società e il mondo scientifico, stimolare l’interesse dei giovani, valorizzare le

un’economia basata sulla conoscenza in chiave di

risorse del territorio, diffondere

sostenibilità compatibile, sia dal punto di vista sociale che ecologico, favorire lo

108 Futuro Remoto è la prima manifestazione di diffusione della cultura scientifica e tecnologica in

Italia, giunta nel 2014 al suo 28° appuntamento; ogni anno coinvolge circa 60.000 visitatori di

tutte le età con mostre, incontri, conferenze, laboratori scientifici, spettacoli e documentari. Il

coorganizzatore di questo evento è la casa editrice CUEN, attiva al Politecnico, il cui direttore

editoriale è Vincenzo Lipardi 115

sviluppo di una società più aperta, più integrata e più solidale (Spina D., Castagna

F., 2014). – data anche l’assenza di

Dopo aver affrontato complessi passaggi burocratici

analoghe esperienze nel nostro Paese - il 18 Ottobre 1996, alla presenza del

Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, la Fondazione Idis, grazie ad un

accordo di programma sottoscritto fra Ministero del Bilancio, Regione Campania,

Provincia di Napoli e Comune di Napoli, inaugura in via Coroglio, di fronte il

mare di Bagnoli, il primo lotto funzionale della Città della Scienza.

Il 23 Novembre 2001, nel pieno rispetto dei tempi previsti, viene inaugurata la

Città della Scienza nella sua versione quasi definitiva, con la presenza del nuovo

Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Quest’ultimo sarà presente

nuovamente a Napoli il 3 Gennaio 2003 quando viene inaugurato il Science

nella sua configurazione finale con l’apertura del “Centro Congressi”, del

Center

“Centro di Alta Formazione” e dell’incubatore di imprese BIC 109 (Business

Nel 2010, nonostante la previsione di realizzare l’ultimo lotto,

Innovation Center).

relativo all’apertura di “CORPOREA”, i lavori restano sospesi per mancanza di

fondi per poi ripartire nel 2013. CORPOREA sarà poi aperto al pubblico a partire

dal 2016; si tratta del primo esempio in Italia di museo interamente dedicato alla

conoscenza del corpo umano: 3000 mq di gallerie espositive interattive, laboratori

didattici, spazi di approfondimento per immergersi nell’avventura dell’essere

umano, alla scoperta dei meccanismi fisici e neurologici che ne regolano il

funzionamento.

La Città della Scienza, il grande museo scientifico capace di accogliere 350.000

mila visitatori l’anno, in realtà, non è solo un science center moderno e interattivo,

premiato come miglior museo scientifico europeo, un luogo in cui toccando e

giocando chiunque, a qualunque età, può impadronirsi dei concetti e delle nozioni

della biologia e dell’astrofisica, bensì è anche il teatro di mostre e incontri, a

Il BIC di Città della Scienza rappresenta una delle realtà più all’avanguardia del centro sud

109

Italia, uno degli incubatori più grandi d’Italia. Uno spazio evoluto e centrale nel quale innovazione

tecnologica e ricerca scientifica rappresentano lo snodo principale per la creazione di tutte le

attività svolte all’interno della struttura. Il BIC si candida a divenire uno dei punti di riferimento

dell’intero mezzogiorno sulle tematiche della ricerca scientifica e tecnologica, un partner

strategico per lo sviluppo dell’area di Bagnoli. Un motore propulsivo importante per la rinascita

del contesto urbano e per la creazione di ricchezza sociale, un luogo, Bagnoli, dove il vuoto

imprenditoriale presente da troppo tempo, va riempito 116

partire dallo storico Futuro Remoto, è un incubatore di imprese e un crogiuolo di

iniziative, sperimentazioni, un polo high tech, il simbolo di una nuova era per la

ex zona industriale sulla quale sorge, un tentativo di trasformare la cultura

scientifica in un motore di sviluppo (iS Espresso, 2013). Come afferma il Ministro

della Ricerca, Francesco Profumo, si tratta di un’ « istituzione fondamentale per la

».

cultura del Paese e per la città di Napoli

4.2.1 La Città della Scienza riparte dopo l’incendio

La notte del 4 Marzo 2013, nel giorno di chiusura settimanale al pubblico, un

violento e vasto incendio colpisce la Città della Scienza di Napoli. I danni sono

enormi: l’area è stata distrutta completamente, ad eccezione dei muri perimetrali e

del Teatro delle Nuvole, un corpo separato al science center che ospitava una serie

di rappresentazioni; in pochi minuti è andato in fumo un grande polo scientifico e

tecnologico con oltre 12.000 mq di esposizioni scientifiche, exhibit interattivi e

– che in una dozzina d’anni aveva guadagnato consensi e

laboratori didattici

credibilità, non solo come luogo dove apprendere le leggi della scienza, grazie a

decine di esperimenti pratici e dimostrazioni dal vivo, ma anche come centro

congressi, centro di alta formazione, incubatore di imprese.

Il 10 Marzo, meno di una settimana dopo il rogo, migliaia e migliaia di persone si

sono riunite a Napoli e hanno sfilato davanti agli edifici ancora sotto sequestro in

un festoso flash mob con palloncini colorati, frasi consolatorie e bambini in festa,

per riprendere simbolicamente possesso di quello che il crimine ha cercato di

eliminare. Inoltre, il premio Nobel Carlo Rubbia ha lanciato un comitato di

sostegno per la ricostruzione di Città della Scienza al quale hanno aderito molti

intellettuali tra cui Claudio Abbado, Renzo Piano, il Premio Nobel David Gross e

molti fisici del CERN.

Appena 40 giorni dopo l’incendio, la Città della Scienza riapre al pubblico alcune

delle sale che si sono salvate dall’incendio, cercando di offrire di nuovo, subito,

soprattutto ai più piccoli, il proprio modo trasversale e coinvolgente di

sperimentare la conoscenza delle cose.

L’attività, quindi, ricomincia fin da subito e un fiume di iniziative grandi e piccole

prende il via per aiutare lo science center a ripartire. 117

Il Governo, attraverso il Cipe, approva uno stanziamento di 5 milioni di euro negli

in cui i ragazzi dell’ITCG Masullo-Chieti

stessi giorni di Nola mettevano insieme

538 euro con la vendita dei biglietti della loro sottoscrizione a premi per donarli al

l’Università di Firenze apriva la Specola

fondo per la ricostruzione della struttura;

ai visitatori chiedendo di fare un’offerta

gratuitamente così come i suoi lavoratori

avrebbero devoluto il proprio stipendio di quel giorno e decine di altre iniziative

hanno cominciato ad apparire un po’ovunque, grandi e piccole. C’è chi offre di

mettere al servizio della ricostruzione le proprie capacità e competenze, chi

organizza partite di calcio, chi diffonde il crowdfunding via Internet, mentre

Federculture promette di sensibilizzare tutti gli enti che aderiscono alla sua rete,

dai teatri ai musei, perché organizzino eventi in favore della struttura napoletana.

Città della Scienza ha ricevuto, quindi, innumerevoli testimonianze di affetto e di

stima: i ragazzi e le scuole, soprattutto, ma la cittadinanza tutta e la comunità

scientifica si sono stretti immediatamente intorno alla Fondazione Idis; da tutte le

Regioni d’Italia sono giunte testimonianze concrete da semplici cittadini, studenti

e rinomati centri di cultura; dall’Unione Europea e dalla comunità scientifica sono

giunti segnali di stima per il lavoro svolto e di impegno ad affiancare nella

ricostruzione.

La ricostruzione della Città della Scienza sembra diventare ogni giorno di più un

impegno per tutti, perché, come ha detto il Premio Nobel per la Fisica Carlo

Rubbia, «un grande movimento civile si può mobilitare intorno a questa

importante sfida sulla via della conoscenza e del progresso».

procederà ad analizzare l’iniziativa di

Nel prosieguo si crowdfunding lanciata

sulla piattaforma Derev per la ricostruzione della Città della Scienza.

4.2.2 Campagna di crowdfunding: “Ricostruiamo la Città della Scienza”

“Può essere che una ferita, profonda, alla cultura del Paese si trasformi in una

grande azione collettiva per far rinascere un luogo che non può essere lasciato

morire, perché rappresenta una sfida che riguarda tutti” (Magliocco P., 2013).

118

Dopo la devastante distruzione della Città della Scienza di Napoli, che ha

mandato in fumo 12.000 mq di esposizioni scientifiche, exhibit interattivi e

laboratori didattici si moltiplicano le iniziative a sostegno della ricostruzione del

complesso di Bagnoli.

Questo perché Napoli e l’Italia non possono fare a meno di Città della Scienza:

Perché l’economia contemporanea è costruita sulla conoscenza, non una

a) parola vuota ma quel patrimonio vivente di idee, scambio e relazione che

produce l’innovazione. E allora ha bisogno di luoghi come Città della

Scienza;

b) Perché Città della Scienza non è solo un Museo, ma un luogo di

aggregazione, un laboratorio, un posto dell’anima;

c) Perché Città della Scienza è anche la casa di imprese innovative, un

incubatore di sogni di sviluppo, sogni che diventano realtà;

d) Perché Città della Scienza è il posto dove, soprattutto i giovani, possono

imparare divertendosi.

L’obiettivo è ora, quindi, quello di ricostruire la Città.

Ricostruzione morale, per la quale c' è bisogno di tanta solidarietà e sostegno. Ma

anche ricostruzione materiale, per la quale sono necessari sottoscrizioni e fondi,

con cui far partire le attività espositive, dapprima in strutture temporanee e poi,

auspicalmente, nello Science Center da ricostruire.

viene sottolineata la valenza e l’importanza di una

Proprio in quest’ottica,

campagna di crowdfunding per capitalizzare la disponibilità di tutti, cittadini,

istituzioni e aziende che vogliano offrire il proprio contributo per la rinascita del

polo scientifico e tecnologico di Bagnoli.

La Città della Scienza grazie a due start-up campane, la DeRev e CambioMerci

che a titolo completamente gratuito hanno messo a disposizione le proprie

piattaforme web, ha attivato una raccolta fondi rivolta a tutti coloro, che con

donazioni economiche o con l'offerta di competenze e materiali, intendano

partecipare alla ricostruzione di Città della Scienza.

Sulle due piattaforme web sono state attivate delle pagine dedicate. 119

110

Nello specifico, il giorno dopo il devastante incendio, la piattaforma Derev , con

sede a Napoli, il cui responsabile è Francesco Esposito, si è immediatamente

attivata mettendo a disposizione le competenze, gli strumenti e il lavoro del

proprio team per garantire qualsiasi forma di sostegno e assistenza alla

“Ricostruiamo la Città

Fondazione Idis, lanciando la campagna di crowdfunding

della Scienza”. In particolare, trattandosi di una piattaforma specializzata nel

crowdfunding, Derev, per organizzare, gestire e ospitare questa campagna di

raccolta fondi, ha garantito la propria disponibilità a titolo completamente

gratuito. –

Di conseguenza, la Fondazione Idis Città della Scienza ha aperto su Derev.com,

in data 5 Marzo 2013, l’unica campagna ufficiale e riconosciuta di raccolta

111 112

fondi , come è stato annunciato dal relativo comunicato stampa e ribadito dal

Consigliere delegato Vincenzo Lipardi nel video pubblicato all’interno della

pagina su Derev.

Roberto Esposito, fondatore e CEO di Derev dichiara: “Il rogo di Città della

Scienza è un attacco alla cultura e alla città di Napoli: ogni cittadino deve sentirsi

personalmente colpito e ferito da questa vicenda”. Derev nasce, appunto, con

l’obiettivo di stimolare e sostenere il cambiamento e l’innovazione attraverso il

web: di fronte ad un episodio così grave, come quello di Città della Scienza, si è

avuta l’esigenza di reagire per cercare di dare un contributo concreto.

Ovviamente, non sono mancate illazioni e calunnie sul ruolo di Derev, arrivando

addirittura ad ipotizzare che l’intera campagna ufficiale della Fondazione Idis sia

solo una truffa.

La campagna di crowdfunding ha consentito a chiunque di effettuare donazioni in

favore della Città della Scienza.

I contributi sono stati raccolti tramite due diversi sistemi di pagamento:

- Carta di credito, PayPal o carta prepagata (es. Postepay);

- Bonifico su conto corrente bancario.

110 Derev, la piattaforma web che ospita che la campagna di Città della Scienza, nasce per

consentire il cambiamento, affinché tutti possano trasformare la propria idea in una Rivoluzione

per un mondo migliore

all’indirizzo

111 Disponibile https://www.derev.com/revolution/ricostruiamo-città-della-scienza

112 Disponibile sul sito ufficiale www.cittadellascienza..it 120

per l’occasione, ha deciso di rinunciare a qualsiasi

La piattaforma Derev, –

guadagno o commissione sulle donazioni: tutto il denaro raccolto tranne il costo

della transazione bancaria o di PayPal sono stati accreditati direttamente sui

conti bancari intestati alla Fondazione Idis.

L’obiettivo, fissato nella cifra simbolica di 100.000 euro, come si può notare dalla

Homepage della campagna ufficiale su Derev (Figura 4.1), è stato ampiamente

superato permettendo a Città della Scienza di raccogliere un totale di 1.463.867 €

da oltre 2.584 finanziatori diventando la campagna di crowdfunding di maggior

successo mai realizzata in Italia (Crowdfunding Report, 2015).

Figura 4.1 Homepage della campagna di crowdfunding sulla piattaforma Derev

Fonte: https://derev.com/ricostruiamo-la-citta-della-scienza 113

Parallelamente, su Cambio Merci è stato attivato un link attraverso cui i

professionisti e le imprese hanno potuto offrire le proprie competenze e/o

materiali utili a riavviare nel minor tempo possibile le attività di Città della

Scienza. Si è data quindi la possibilità anche alle aziende di contribuire per la

raccolta fondi necessaria alla ricostruzione della Città.

Anche Federculture partecipa alla campagna ufficiale, facendo partire una raccolta

fondi presso tutti i luoghi della cultura (musei, biblioteche, teatri, auditorium)

associati alla Federazione dove visitatori, turisti, pubblico e spettatori hanno avuto

all’indirizzo

113 La pagina è disponibile https://cambiomerci.com/ricostruiamocittadellascienza 121

la possibilità di lasciare un loro contributo volontario per la ricostruzione del polo

museale-scientifico.

Inoltre, Federculture sta perfezionando un accordo con il Ministero

dell’Istruzione, Università e della Ricerca per far sì che anche nelle scuole e negli

atenei italiani possa avviarsi la campagna di solidarietà.

«La Città della Scienza appartiene a tutti noi dichiara Roberto Grossi, Presidente

di Federculture È il nostro presente e deve essere anche il nostro futuro.

Vogliamo combattere insieme l’ignoranza e la sopraffazione impegnandoci a

ridonare la vita a un progetto simbolo della rinascita di un territorio, patrimonio di

ogni cittadino. Solo una sua immediata ricostruzione, per la quale Federculture e

le centinaia di enti e istituzioni culturali ad essa associati daranno il loro attivo

contributo, potrà diventare un forte e indelebile segnale per la rinascita culturale

non solo di quei luoghi sfregiati dal rogo ma di tutti i luoghi della cultura di

questo paese, unico vero argine alla violenza morale, verbale e fisica.»

Ad oggi alla raccolta hanno già aderito il Teatro di Roma, il Palaexpo, il MAXXI,

Zètema Progetto Cultura (per tutta le rete museale capitolina), la Fondazione

Musica per Roma, la Triennale e il Piccolo Teatro di Milano, Palazzo Ducale di

Genova, la Fondazione Torino Musei, il Conservatorio di S. Cecilia, il Museo

Tridentino di Scienze Naturali, la Fondazione Barumini, Farm Cultural Park di

Favara (AG).

Per comprendere l’importanza della ricostruzione di Città della Scienza non solo

per la città ma anche per tutta la comunità scientifica nazionale ed internazionale,

vengono analizzate brevemente, a questo punto dell’analisi, altre iniziative di

crowdfunding che hanno interessato la Città della Scienza.

Una delle quali è quella lanciata da BergamoScienza sulla piattaforma Kendoo. Il

6 Ottobre 2013, in occasione dell’ XI edizione di BergamoScienza 114 , a cui è

ospite Vincenzo Lipardi, consigliere delegato di Città della Scienza, viene attivata

fino al 27 Ottobre 2013, una campagna di solidarietà verso la Città della Scienza

di Napoli. Al fine di raccogliere fondi da destinare alla sua ricostruzione, è stata

BergamoScienza è un Festival di divulgazione scientifica che dal 2003, grazie all’intuito

114 e alla

volontà di un gruppo di amici, Soci dell’Associazione Sinapsi, coinvolge la città di Bergamo

proponendo un ricco programma di eventi gratuiti e aperti a tutti 122

della maglietta di BergamoScienza “Bergamoscienza

creata una special edition

FOR Ricostruiamo il Science Center di Città della Scienza”, omaggiata a tutti

coloro che hanno sostenuto il progetto, attraverso una donazione minima di € 10,

sulla piattaforma di crowdfunding www.kendoo.it.

Dopo aver effettuato la donazione, è stato trasmesso per posta elettronica un

che, se consegnato all’info

coupon point BergamoScienza di Piazza della Libertà

entro il 27 Ottobre 2013, dava il diritto al ritiro della maglietta. Nel fine settimana

conclusivo del festival in tantissimi hanno assistito alle conferenze di

BergamoScienza al Teatro Sociale di Città Alta e hanno effettuato una donazione

tre giorni sono stati raccolti € 2.663,00. Al

a sostegno del progetto, infatti in soli

termine dell’iniziativa, la piattaforma Kendoo ha consegnato le donazioni,

provenienti dai 169 sostenitori, al promotore del progetto, il cui valore

ammontava a € 9.305; una cifra discrezionale ma comunque di grande importanza

per la ricostruzione della Città.

Un’ulteriore campagna di crowdfunding interessante è quella promossa dalla FLC

sulla piattaforma Derev “Ricostruiamo il laboratorio didattico di

115

CGIL

Robotica di Città della Scienza”.

Le risorse raccolte dalla FLC CGL saranno utilizzate per un obiettivo che si pone

in particolare sintonia con quello dei lavoratori organizzati nella federazione

sindacale dei lavoratori della conoscenza e cioè ricostruire uno dei laboratori

nell’incendio del 4 Marzo 2013.

didattici distrutti

I laboratori didattici di Città della Scienza sono ambienti di apprendimento dove

gli studenti, e anche il pubblico delle famiglie, possono sviluppare percorsi

interattivi di sperimentazione avendo a disposizione strumentazioni tecnologiche

avanzate in svariati campi del sapere: dalla fisica alla chimica, dalla matematica

alle scienze della vita, dall’astronomia alle nuove tecnologie 116 .

115 La Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL è il sindacato di tutti coloro che lavorano

dei settori della scuola, dell’educazione degli adulti, dell’università, della ricerca, della formazione

professionale, dell’alta formazione artistica e musicale. Si tratta, quindi, del sindacato di tutti

coloro che lavorano nei settori della conoscenza

l’hardware

116 Si tratta di ambienti in cui messo a disposizione degli utenti viene gestito con

grande cura metodologica, in attività, laboratori e moduli didattici, sviluppate dai ricercatori della

Città della Scienza in collaborazione con i principali centri di ricerca scientifica e le università. Al

momento il “catalogo” a disposizione conta più di 100 unità didattiche, rivolte alle scolaresche di

ogni ordine e grado, in un ampio ventaglio di discipline e temi scientifici 123

In particolare l’obiettivo del progetto è stato quello di raccogliere fondi da

117

destinare alla realizzazione di un laboratorio di ROBOTICA . I contributi sono

stati raccolti con Carta di credito, Paypal o carta prepagata, o tramite Bonifico su

conto corrente bancario, dall’8 Aprile fino all’ 8 giugno 2014. Al termine della

stati raccolti € 5.596 su un obiettivo di € 5.000, da parte di 23

campagna, sono

finanziatori; il budget minimo richiesto è stato, dunque, superato, permettendo di

raggiungere una percentuale di finanziamento pari al 111%.

La campagna è stata impostata in modalità “Keep it all”: questo vuol dire che,

anche se l’obiettivo della campagna non fosse stato raggiunto, i contributi

sarebbero comunque stati accreditati alla Fondazione Idis.

In ragione della quantità di fondi raccolti, verrà implementato un laboratorio-base

da arricchire via via con nuove attrezzature, in modo tale da svolgere attività e

laboratori dalla scuola dell’infanzia fino all’università, anche in connessione con

118

le attività che già si svolgono a Città della Scienza sia nel FabLab che nei

laboratori che impiegano Arduino.

Naturalmente, grande rilievo è stato dato, nel momento inaugurale e nella

comunicazione esterna, alla generosità dei sottoscrittori e della FLC CGIL che

hanno reso possibile con il loro sostegno concreto la realizzazione delle

istallazioni.

4.2.3 Analisi dei risultati

L’ondata di solidarietà morale e materiale che ha raggiunto Città della Scienza

subito dopo il devastante incendio, ha consentito importanti risultati concreti

avvenuti interamente grazie a donazioni/prestiti di oggetti e servizi (mostre,

attrezzature, ecc.) oppure grazie ai fondi pervenuti da cittadini, istituzioni

pubbliche e private, enti e aziende tramite gli SMS solidali e i conti correnti

bancari dedicati, gestiti con la supervisione di un Comitato dei Garanti costituito

ad hoc. stato progettato e sviluppato in collaborazione con l’Università di

117 Il laboratorio di Robotica è

Napoli “Federico II” e altre strutture di ricerca impiegate in questo importante settore

118 Il FabLab di Città della Scienza è una nuova officina/laboratorio di advanced design e

fabbricazione digitale, di prossima apertura a Città della Scienza, in cui si svolgono attività di

ricerca, sviluppo, alta formazione, educazione sulle tecnologie e metodologie “maker” e che verrà

realizzato nell’ambito di un progetto finanziato dal MIUR nel contesto del piano per la

ricostruzione di Città della Scienza 124

Si contano, in totale, più di 400.000 donatori.

Grazie alla grande ondata di solidarietà e, soprattutto grazie ai fondi raccolti

tramite l’iniziativa di crowdfunding, sono stati possibili vari interventi. Stando alle

poche informazioni rese disponibili da Città della Scienza:

- il 10 Aprile 2013 è stato possibile riaprire al pubblico alcune aree espositive del

Science Centre, con tante attività che hanno accompagnato questa ripresa;

- dal 7 Novembre 2013 è stato possibile riaprire al pubblico due padiglioni, con

mostre dedicate al cervello e ai dinosauri, e una tensostruttura con exhibit

proveniente dall’Exploratorium di San Francisco. In queste aree riaperte al

pubblico, assieme ai servizi di ristorazione e shop e al Teatro Galilei 104, si è

anche svolta la XXVII edizione della manifestazione Futuro Remoto.

- sempre grazie alle donazioni, sono stati inaugurati nuovi laboratori e aule

didattiche, attrezzati con nuove tecnologie;

- in data 4 Marzo 2016, è stato possibile inaugurare Corporea, edificio di 5.000

mq già in costruzione e originariamente pensato come una estensione del Science

Centre già esistente, contenente exhibit e mostre permanenti;

- infine, entro il 2017 si prevede la ricostruzione completa del Science Centre

“com’era, dov’era, più bello di prima” “Ricostruiamo

In conclusione bisogna precisare che la campagna di crowdfunding

la Città della Scienza” sulla piattaforma Derev 119 , è un case history nella storia del

crowdfunding italiano, perché corrisponde al più alto budget raccolto finora nel

nostro Paese e per il livello di partecipazione spontanea che ha innescato.

Una partecipazione forte, di grande senso civico, che ha fatto capire a Roberto

Esposito, fondatore e CEO di Derev, che anche in Italia potrebbe essere

praticabile quello che in altri posti d’Europa è già una realtà: «Il civic

crowdfunding è uno strumento molto potente, perché in momenti di crisi è

difficile riuscire a reperire fondi. Può diventare un contenitore di iniziative che

ma che richiedono l’intervento dei comuni: come gli orti

partono dai cittadini,

119 DeRev detiene il record per la più grande campagna di crowdfunding mai realizzata in Italia.

Grazie ai risultati e all’esperienza maturata, DeRev ha prodotto e pubblicato la prima edizione del

“Crowdfunding che include l’analisi,

World”, il report internazionale sullo stato del crowdfunding,

le metriche e i trend del mercato trattando la teoria, ma soprattutto la pratica della raccolta fondi su

Internet. 125

urbani, i wifi di quartiere, app e tecnologie per le smart-cities» (Montecucco M.,

2014).

Questa esperienza ha, quindi, dimostrato che un mercato del crowdfunding esiste

e va solo intercettato e coinvolto nel modo giusto.

Tutto sembrava perduto, quando la sera tra il 4 e il 5 Marzo del 2013, il devastante

incendio rase al suolo 4 padiglioni su 6. Eppure in soli 3 anni, grazie a donazioni,

ponderate operazioni finanziarie e il ricorso alla tecnica del crowdfunding,

precedentemente analizzata, la cittadinella della scienza di Bagnoli, è riuscita a

rinascere dalle sue stesse ceneri.

Al di là del valore intrinseco della campagna, è interessante rimarcare la sua

insieme all’incendio, i responsabili

tempestività: mentre le emozioni divampavano

della campagna già si mobilitavano. “Cogliere l’attimo è importante tanto nella

(Troisi F., Giusti A., 2014).

vita quanto nel crowdfunding”

4.3 Il case study di Palazzo Madama. Brevi cenni sulla sua storia

patrimonio mondiale dell’umanità

Palazzo Madama è un grande edificio storico,

120

UNESCO , situato in posizione centrale in Piazza Castello a Torino, Piemonte.

ospita le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica.

Dal 1934

Il Museo è stato creato nel 1861 dalla Città di Torino per raccogliere e conservare

il patrimonio della regione e per raccogliere esempi di eccellenza nella produzione

artistica delle arti decorative. Al suo interno si possono visionare lavori di artisti e

a capire com’era

grandi artigiani che aiutano la cultura e il gusto di una regione

alpina e di confine, governata per sei secoli dalla dinastia dei Savoia.

Palazzo Madama riassume in sé duemila anni di storia del Piemonte e della città

di Torino: eretto dai romani in qualità di porta cittadina, Porta Decumana, per il

lato esposto verso il fiume Po, l’edificio si trasforma nel medioevo in fortezza e

successivamente nel castello dei principi d’Acaia. Tra il Seicento e il Settecento le

Madame Reali di Savoia (a cui deve il suo nome), lo scelgono come propria

L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle

120 Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere

la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e

l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i

diritti umani e le libertà fondamentali” quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti

Fondamentali delle Nazioni Unite 126

residenza e nell’Ottocento Carlo Alberto vi colloca il primo Senato del Regno

d’Italia.

Diventato sede del Museo Civico d'Arte Antica nel 1934, il castello ha visto nel

corso del Novecento lo svolgersi di numerosi restauri e ripristini, portati a termine

alla fine del 2006 grazie ai fondi ricevuti dal Comune e dalla Fondazione Torino

Musei e grazie anche al contributo della Cassa di Risparmio di Torino

(Fondazione Crt). Il 16 Dicembre 2006, dopo ben 19 anni di restauri, Palazzo

Madama torna, quindi, a colmare quel vuoto causato dalla sua chiusura,

restituendo alla città un importante documento dei duemila anni della sua storia.

Con la riapertura di Palazzo Madama il museo si trova ad affrontare una nuova

realtà, con nuove sfide. Si aprono nuove ricerche per approfondire la conoscenza

delle opere presenti in Museo, in particolare le arti decorative; si lavora a costruire

una rete di lavoro con altri enti cittadini, quali l’Università e altri musei, italiani ed

esteri. Si intensifica, inoltre, il lavoro dei Servizi Educativi e si potenziano i

servizi al pubblico; si apre una nuova stagione di mostre e attività. Il Museo punta,

insomma, a ritornare ad essere cuore pulsante della vita cittadina, sia culturale che

civile.

La collezione permanente del Museo, composta inizialmente dal patrimonio della

Pinacoteca Regia e dalla Galleria Reale, esposto a Palazzo Madama già dal 1832

per volere di Carlo Alberto di Savoia, si è poi arricchita nel tempo grazie a lasciti

privati, acquisizioni del comune, acquisizioni provenienti dalle ex residenze

sabaude e donazioni volute dalla stessa Casa Savoia. Il Museo continua, quindi,

negli anni ad accrescere il patrimonio, con acquisti mirati di oggetti strettamente

121

legati alle collezioni, al territorio e alle arti decorative; importanti donazioni

concorrono a mantenere vivo il patrimonio anche in periodi di crisi, quando è

difficile acquisire opere sul mercato.

121 Il contributo più consistente è quello della Famiglia Bruni Tedeschi che, nel 2005, dopo la

morte di Alberto Bruni Tedeschi, soggetto facente parte del Comitato direttivo del Museo Civico

d’Arte Antica, decide di donare al Museo la collezione di 150 miniature del Settecento e

l’Ottocento, raccolta da Alberto nel corso della sua vita e oggi esposta al primo piano di Palazzo

Madama 127

Per la visita delle collezioni all’interno del Museo sono previsti due percorsi

alternativi che si intrecciano tra di loro: uno dedicato alla storia degli ambienti,

l’altro al significato delle opere d’arte che essi ospitano.

In particolare i percorsi si sviluppano su quattro piani, con un itinerario attraverso

il tempo:

nell’interrato, a livello delle fondazioni romane,

- trovano posto le

collezioni del Medioevo, con sculture in pietra, mosaici e oreficerie; da qui è

possibile accedere al Giardino Medievale, un'oasi di natura e silenzio del cuore

della città;

- al piano terra, dove vi sono le testimonianze più numerose del castello

quattrocentesco, si possono visionare le arti dal Gotico al Rinascimento

provenienti dal territorio ed inoltre, nella Torre Tesori, uno dei capolavori assoluti

dell’arte italiana: d’uomo

il Ritratto di Antonello da Messina;

- al primo piano, dentro le stanze barocche in cui abitarono le Madame Reali, sono

esposte le arti del Seicento e Settecento, con la quadreria, i mobili di Piffetti e

Prinotto e le fastose decorazioni degli appartamenti Reali;

- al secondo piano, infine, trova posto una delle raccolte più importanti in Europa

di Arti decorative di tutte le epoche: ceramiche, avori, oreficerie, tessuti, vetri

dorati e dipinti. Da qui è possibile accedere alla Torre Panoramica, che offre uno

sguardo inedito sulla città e sull’ambiente naturale circostante.

Attualmente il Museo può contare, quindi, su 35 sale distribuite su quattro piani

dell’edificio; le opere esposte sono in tutto 2.500.

Se dal 1988 al 2010 sono stati acquisiti circa 900 pezzi per arricchire la

collezione, negli anni successivi, i fondi per le nuove acquisizioni del museo

restano sospesi.

La sua attuale direttrice, Enrica Pagella, ha dunque voluto intraprendere

un’iniziativa di crowdfunding volta al raggiungimento di un obiettivo ben preciso,

così come già successo per il Louvre (analizzato nei precedenti capitoli):

l’acquisizione di un servizio da tè composto da 43 pezzi realizzati in porcellana di

Meissen appartenuto alla Famiglia D’Azeglio. 128

Il proprietario del servizio, un soggetto privato, era intenzionato a metterlo all’asta

a Londra al momento della vendita, ma si è poi reso disponibile per la cessione al

Museo di Palazzo Madama per un prezzo di € 80.000.

Al momento dell’acquisizione il museo non poteva però contare su più di €59.000

di budget per le acquisizioni. Si è, dunque, deciso di integrare il finanziamento

con una campagna di crowdfunding che, analogamente alle strategie attuate dal

Louvre nelle sue campagne, ha fatto leva sul sentimento di appartenenza della

comunità di utenti del museo. Il titolo della campagna era infatti “Acquista con

noi un pezzo di storia”

Questa campagna sarà analizzata in maniera dettagliata nei paragrafi successivi.

4.3.1 Crowdfunding a Palazzo Madama: “Acquista con noi un pezzo di

storia”

La prima istituzione museale italiana ad accorgersi del grande potenziale del

e del largo impiego che di esso si poteva fare all’interno del mondo

crowdfunding

dell’arte e della cultura in generale è stato senza dubbio Palazzo Madama di

Torino.

Il 31 Gennaio 2013 Palazzo Madama ha lanciato la prima campagna di

per l’acquisto di un’opera d’arte. Oggetto della campagna

crowdfunding italiana

di raccolta fondi, come già accennato, l’importante servizio da tè in porcellana di

Meissen appartenuto alla Famiglia Taparelli D’Azeglio.

L’importanza dell’acquisizione di questi pezzi è stata così sottolineata dalle

dichiarazioni di Carlotta Margarone, responsabile dell’Ufficio Stampa di Palazzo

Madama: “L’opera, di cui si erano perse le tracce da diversi anni, risale al 1730.

Il servizio, ancora miracolosamente integro, ha un elevato valore artistico oltre

ad un’indubbia importanza storica: è infatti appartenuto ad una famiglia, i

Taparelli D’Azeglio, che ha dato tanto in termini di impegno civile, morale e

culturale per le radici di una nuova Nazione. Contribuire all’acquisto di questo

bene per farlo tornare in Italia significa contribuire al restauro della memoria

129


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illy991

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DESCRIZIONE TESI

Questo lavoro di tesi si propone di dimostrare come il crowdfunding, negli ultimi anni, stia assumendo un ruolo chiave come alternativa alle fonti tradizionali per il finanziamento di nuovi progetti in ambito culturale. La pratica del crowdfunding è in continua diffusione da quando, a causa della crisi e dei sempre maggiori tagli alla cultura, l’accesso ai finanziamenti è diventato sempre più complicato. Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è in grado di far incontrare soggetti interessati a prestare o investire denaro e coloro che necessitano di risorse per finanziare uno specifico progetto. Questa forma di raccolta di finanziamenti crea, di norma per mezzo di una piattaforma di crowdfunding su internet, una rete di individui che si sforzano collettivamente di raccogliere fondi e può assumere diverse forme, da semplici donazioni o schemi basati sulle ricompense fino a pre-vendite, prestiti tra privati ed investimenti in capitale di rischio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e management
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher illy991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management delle imprese culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Solima Ludovico.

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