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UNIVERSITA` DEGLI STUDI DI TRIESTE

Facoltà di Scienze della Formazione

Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione

Tesi di Laurea Triennale

Il contributo delle strategie di autoregolazione cognitiva in presenza di

disabilità intellettiva lieve

Laureanda: Relatore:

Aurora Saletù Chiar.mo Prof. Federico Mucelli

Anno Accademico 2011-2012 2

INTRODUZIONE 6

INTRODUZIONE 6

CAPITOLO 1. IL RITARDO MENTALE 9

1.1Definizione.........................................................................9

1.2Eziologia e caratteristiche principali...................................11

1.3L’intelligenza. Un costrutto complesso................................13

1.4Il comportamento adattivo................................................15

1.5Le scale di valutazione del comportamento adattivo...........20

CAPITOLO 2. L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI

DISABILITÀ E LA SUA CLASSIFICAZIONE 23

2.1Nuovi linguaggi.................................................................23

2.2Dall’ICD all’ICF..................................................................25

2.3Dal “ritardo mentale” alla “disabilità intellettiva”..............28

2.4Disabilità e qualità della vita.............................................30

CAPITOLO 3. LO SVILUPPO DELL’IDENTITÀ 36

3.1Valori, obiettivi e motivazioni............................................37

3.2Il senso di autoefficacia.....................................................42

3.3Gli stili attributivi..............................................................47

3.4L’autostima.......................................................................49

3.5Lo sviluppo dell’identità nel disabile intellettivo.................50

3.6L’età adulta e la disabilità intellettiva.................................55

3

CAPITOLO 4. LA CORNICE TEORICA DELL’INTERVENTO

EDUCATIVO 59

4.1La didattica meta cognitiva................................................60

CAPITOLO 5. PRESENTAZIONE E ANALISI DI UN

PROGETTO EDUCATIVO 66

5.1Il caso...............................................................................66

5.2Analisi dell’intervento e dei risultati..................................70

5.3L’autoistruzione.................................................................74

5.4L’automonitoraggio...........................................................76

5.5I risultati...........................................................................77

4

CONCLUSIONI 80

CONCLUSIONI 80

BIBLIOGRAFIA DELLA TESI 83

BIBLIOGRAFIA DELLA TESI 83

ALLEGATO 2 87

ALLEGATO 2 87

ALLEGATO 1 90

ALLEGATO 1 90

ALLEGATO 3 93

ALLEGATO 3 93

5

Introduzione

Negli ultimi decenni la definizione e la classificazione delle disabilità sono

state al centro di un’importante riflessione che ha condotto ad una revisione

radicale del concetto stesso di disabilità: essa non è più considerata una

deviazione dalla normalità, quindi un problema a carico del singolo

individuo, ma è concepita come una variazione del funzionamento umano

che origina dall’interazione tra caratteristiche intrinseche dell’individuo e

caratteristiche dell’ambiente fisico e sociale (Ustun, 2001 citato in Delle

Fave, 2005 www.silsismi.unimi.it).

Anche la disabilità intellettiva è stata investita da questa ondata di

rinnovamento concettuale. Il termine “disabilità intellettiva”, che ha

soppiantato quello di “ritardo mentale”, sta attualmente ad indicare un

costrutto completamente sovrapponibile al costrutto generale di disabilità;

viene così data importanza a una prospettiva ecologica focalizzata

sull’interazione persona-ambiente (Schalock et al, 2008) che ha condotto

all’implementazione di interventi riabilitativi ed educativi incentrati sulla

persona, miranti a garantire il raggiungimento di uno stato di benessere

globale e a creare una relazione con l’ambiente circostante che sia percepita

come soddisfacente dal beneficiario dell’intervento stesso.

Gli studi compiuti allo scopo di rintracciare gli indicatori che concorrono in

modo significativo a determinare una buona “qualità della vita” per i disabili

intellettivi, ci restituiscono dei dati che indicano chiaramente che anche per

questa categoria di persone è fondamentale la percezione di avere il

controllo della propria vita, di poter operare delle scelte, di essere in grado

di partecipare alla vita sociale e di poter esprimere la propria affettività.

Nonostante sia stato fatto molto negli ultimi decenni per garantire

l’integrazione ai disabili intellettivi, sono ancora numerosi gli individui ai

quali è di fatto negata la possibilità di scegliere in autonomia a proposito dei

6

fatti riguardanti la loro vita anche a causa di certe rappresentazioni sociali

che li etichettano come soggetti da accudire in modo permanente.

La disabilità mentale non determina unicamente degli ostacoli alla capacità

di apprendere ma ha delle conseguenze nefaste sulla strutturazione della

personalità di chi ne è colpito; a causa del deficit cognitivo si riscontra

spesso una struttura interna caotica e una marcata dipendenza dall’esterno

(Mazzonetto e Dinelli, 2006).

Il senso d’identità è debole, il soggetto ha timore di agire nel mondo esterno

e questo stato di cose determina uno scarso senso di autoefficacia percepita

e un’autonomia molto limitata. La conseguenza di tutto ciò è un’identità

carente che lascia bisogni insoddisfatti, i quali generano tensioni emotive

alimentate dalla presenza di continue frustrazioni (Ibidem).

Il presente lavoro prende le mosse da queste considerazioni e dalla

convinzione che l’impegno dei professionisti dell’educazione si debba

concentrare sul progettare e realizzare percorsi educativi centrati non tanto

sulle singole abilità, che spesso vengono rapidamente dimenticate, quanto

sulla più generale capacità di apprendere. Come sostenuto da Cornoldi

(1995) utilizzando l’ approccio metacognitivo si intende superare il livello

dell'addestramento a compiti specifici ed aiutare il soggetto a sviluppare e

usare meta regole.

Nel primo capitolo viene descritto il concetto di disabilità intellettiva in

rapporto alle sue cause, le sue conseguenze, la sua classificazione e il

motivo per il quale la definizione di questo costrutto ha subito negli anni

svariate modificazioni.

Il secondo capitolo illustra il processo di trasformazione che ha coinvolto la

definizione di disabilità, processo che ha portato alla creazione, da parte

dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’ICF (International

Classification of Functioning Disability and Health) e all’adozione di questo

strumento da parte degli operatori dell’area sanitaria all’interno dell’attuale

7

prospettiva biopsicosociale, tesa a cogliere le difficoltà che le disabilità

possono causare all’interno del contesto socio-culturale del malato.

Nel terzo capitolo viene analizzato l’impatto negativo della disabilità

intellettiva nella costruzione di un’identità personale equilibrata. Il ritardo

cognitivo riduce le possibilità di sperimentare se stessi nell’ambiente

generando difficoltà intellettive, emotive e relazionali di varia entità e

manifestazione.

Molto spesso al disabile intellettivo una volta cresciuto viene di fatto negata

la possibilità di ricoprire i ruoli sociali che normalmente identificano una

persona come adulta. Egli è spesso considerato un eterno bambino, una

persona senza desideri ed aspirazioni, un soggetto da proteggere, dipendente

dagli altri, al punto da negargli la possibilità di operare delle scelte e di

vivere uno spazio di esperienza personale (Medeghini e Valtellina, 2010).

Il quarto capitolo è dedicato ad illustrare il contributo dell’insegnamento

delle strategie di autoregolazione comportamentale, quali l’autoistruzione

verbale e l’automonitoraggio, nel ridurre la passività e la mancanza di

iniziativa che spesso caratterizzano la persona con deficit intellettivo,

restituendo al soggetto il ruolo attivo di protagonista del suo sviluppo e del

suo percorso.

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno indagato le possibilità di in-

segnare al disabile intellettivo strategie generali di risoluzione dei problemi.

Questi studi hanno rilevato la presenza di un ridotto livello di

consapevolezza meta cognitiva riguardo l’importanza dell’uso di strategie e

la difficoltà di utilizzare in contesti nuovi ciò che hanno precedentemente

appreso in una specifica situazione con conseguenti effetti negativi

sull’autostima e la motivazione (Baldi, 2004).

La parte finale della tesi è dedicata alla presentazione e all’analisi critica di

un progetto educativo, destinato ad un uomo colpito da disabilità intellettiva

lieve, da me ideato ed attuato in qualità di educatrice presso una

Cooperativa Sociale della mia città. 8

Capitolo 1.

Il ritardo mentale

1.1 Definizione

Citando la definizione riportata nella nona edizione del Manuale

dell’American Association on Mental Retardation (AAMR) del 1992 il

ritardo è definito come quel funzionamento mentale inferiore di due

«

deviazioni standard al Quoziente Intellettivo (QI) medio misurato con i

comuni test parametrici, associato a limiti significativi in almeno due aree

delle capacità adattive che si manifesta nel periodo evolutivo». (Luckasson

et al, 1992).

Anche nelle due principali classificazioni usate nella pratica clinica , l’ICD-

10 e il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ( DSM-IV-TR)

stilato dall’ American Psychiatric Association (APA) nella sua quarta

edizione del 2000, si fa riferimento innanzitutto a tre aspetti fondamentali:

 funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media,

QI inferiore a 70, rilevato attraverso strumenti validi e

standardizzati;

 concomitanti limitazioni comportamentali nell’adattamento alle

richieste ambientali in almeno due aree tra quelle in cui sono

suddivise le capacità adattive;

 entrambi insorti prima dei 18 anni.

Nel DSM-IV viene inoltre indicato un criterio di gravità che si basa

essenzialmente su un dato psicometrico, il QI, che permette di definire

quattro gradi di gravità e, per ognuno dei quali, vi si trova formulato un

profilo che esplicita il livello delle compromissioni delle funzioni cognitive

9

e le possibilità di adattamento nell’ambiente sociale per gli individui che

rientrano in ciascuna di tali classi. Essi sono:

 RITARDO MENTALE LIEVE: livello del QI da 50-55 a circa 70

 RITARDO MENTALE MODERATO: livello del QI da 35-40 a 50-

55

 RITARDO MENTALE GRAVE LIVELLO: del QI da 20-25 a 35-40

 RITARDO MENTALE GRAVISSIMO: livello del QI sotto 20 o 25.

Il ritardo mentale lieve costituisce la fascia più ampia (circa l'85%) dei

soggetti affetti da questo disturbo. A livello eziologico è possibile

riscontrare cause di natura organica o ambientale, di norma la diagnosi

avviene nei primi anni di scuola.

I soggetti con questo livello di ritardo mentale generalmente sviluppano

capacità sociali e comunicative negli anni prescolastici (da 0 a 5 anni di età).

Nella sfera dell’ autonomia personale possono raggiungere livelli sufficienti

e con i sostegni adeguati di solito possono vivere la quotidianità con

successo (http://www.ritardomentale.it).

Il ritardo mentale moderato. Questo gruppo costituisce circa il 10%

dell'intera popolazione di soggetti con ritardo mentale. La causa del ritardo

mentale medio è organica. Le capacità comunicative di base si evolvono con

notevole rallentamento, durante l’ infanzia o la prima fanciullezza. Le

competenze scolastiche possono raggiungere i livelli della seconda

elementare.

Generalmente queste persone con una supervisione possono provvedere alla

cura di sé stessi ed acquisire una relativa autonomia negli ambienti a loro

familiari. In contesti lavorativi protetti si osserva un discreto adattamento e

possono svolgere lavori semplici anche se spesso è necessaria una

supervisione costante (http://www.ritardomentale.it). 10

Il ritardo mentale grave è presente in una percentuale ridotta di persone con

disabilità intellettiva (3-4%).La disabilità spesso si presenta sin dai primi

anni di vita compromettendo la sfera senso-motoria e alla base c’è sempre

una eziologia organica. Durante la prima fanciullezza queste persone

acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo o non lo

acquisiscono affatto. Durante il periodo scolastico possono imparare a

parlare e possono essere educati alle attività elementari di cura della propria

persona. Le competenze scolastiche sono di norma limitate al

riconoscimento di parole semplici, funzionali alla comunicazione dei

bisogni fondamentali. Le persone con ritardo mentale grave necessitano di

assistenza e tutela costante e da adulti possono svolgere compiti semplici in

ambienti protetti (Ibidem):

Il ritardo mentale gravissimo rappresenta l’1-2% della popolazione in

esame. La sua causa è sempre di origine organica e sin dalla nascita si

riscontrano importanti compromissioni senso-motorie e molto spesso

notevoli limitazioni nell’area motoria. I livelli di comprensione degli stimoli

ambientali sono estremamente ridotti ed il linguaggio espressivo

marcatamente deficitario. La comunicazione è frequentemente limitata a

forme elementari di tipo mimico gestuale. Questa condizione richiede

un’assistenza specialistica continua (Ibidem).

1.2 Eziologia e caratteristiche principali

Nel DSM-IV vengono precisiate le cinque categorie di fattori causali della

disabilità intellettiva. Esse sono elencate cronologicamente, individuando le

possibili cause del ritardo cognitivo dal momento del concepimento fino al

periodo post-natale, ma nel 30-35% dei casi che si rivolgono a strutture

specializzate per la diagnosi, non è possibile attualmente individuare il

fattore o i fattori eziologici. Spesso infatti l’eziologia è complessa,

derivando dall’interazione di più elementi, alcuni di origine organica altri di

11

origine ambientale (Rosenhan e Seligman, 1984 citati in Fedeli e Meazzini,

2004). 1

Tab.1.1 Fattori causali del ritardo mentale .

FATTORI EZIOLOGICI % DI ESEMPI

SOGG.CON RM

Ereditarietà 5% Anomalie cromosomiche,

errori congeniti del

metabolismo

Alterazioni precoci dello 30% Trisonomia 21

sviluppo embrionale Danni prenatali dovuti a

sostanze tossiche

Problemi durante la 10% Malnutrizione del feto

gravidanza e nel periodo Ipossia

perinatale Prematurità

Condizioni mediche 5% Traumi

generali acquisite durante Infezioni

la fanciullezza

Influenze ambientali e 15-20% Carenza di stimolazioni

disturbi mentali Disturbi mentali gravi

Cause non identificate 30-35%

Relativamente all’evoluzione clinica, nonostante il ritardo mentale sia

considerata una patologia cronica, il suo decorso è estremamente variabile,

dipendendo da una serie di fattori (Ibidem):

 la gravità stessa del ritardo;

 la presenza di disturbi organici e neurologici associati;

 la disponibilità di interventi riabilitativi efficaci;

 la precocità dei trattamenti medici e psicologici.

1 Fonte: FEDELI, D. e MEAZZINI, P., 2004. Lettura e ritardo mentale. Curricoli, programmi e strategie di

interevento. Milano: Franco Angeli 12

Il ritardo mentale quindi coinvolge chi ne è affetto nella sua globalità

determinando una condizione complessa che esige attenzione e impegno sia

per quanto concerne gli aspetti diagnostico-riabilitativi sia quelli socio-

ambientali.

1.3 L’intelligenza. Un costrutto complesso

Il criterio fondamentale per poter diagnosticare il ritardo mentale è un

livello intellettivo collocato significativamente sotto la media. Da ciò

sorgono due ordini di problemi. Il primo è che non esiste ancora una

definizione universalmente accettata di “intelligenza” ed il secondo è che

ancora più controversa appare la misurazione di questo concetto, in quanto i

test attualmente disponibili hanno gravi limiti di attendibilità e validità

(Flanagan e McGrew, 1995 citati in Fedeli e Meazzini, 2004).

Il concetto di intelligenza è difficile da definire ma appare ragionevole

affermare che essa consiste nella capacità di adattarsi al proprio ambiente, di

apprendere dall’esperienza e di affrontare nuovi problemi nel modo più

efficace ed efficiente.

In psicologia, il termine intelligenza è riferito alla capacità di acquisire

conoscenze da utilizzare in situazioni nuove, adeguando o modificando se

necessario le strategie individuali in relazione alle caratteristiche dei

problemi, agli obiettivi perseguiti e ai risultati ottenuti.

L'intelligenza può essere descritta non come una particolare abilità, ma

come una capacità generale dell'individuo di cogliere ed affrontare il

mondo; è la capacità che consente all'individuo di comprendere la realtà e

di interagire con essa in modo adeguato.

In campo accademico la concezione dell’intelligenza con il tempo ha subito

notevoli trasformazioni: essa non dipende più da un unico fattore ma da

tutta una serie di capacità cognitive, come l’apprendimento, la

memorizzazione, la generalizzazione. 13

Il funzionamento intellettivo generale è definito dal quoziente d’intelligenza

(QI) ottenuto tramite i test di valutazione psicometrica (WISC-R, Stanford-

Binet ecc). Il dibattito relativo alla struttura dell’intelligenza ha messo in

evidenza la so

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aurora_Sale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Mucelli Federico.
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