Il punto di partenza dell’elaborato è costituito dall’analisi del filone di ricerca sulla Corporate Social Responsibility, concetto che comincia ad assumere importanza intorno agli anni Cinquanta del Ventesimo secolo a partire dagli Stati Uniti. Agli albori questo fenomeno venne definito da Bowen come la responsabilità che l’uomo d’affari aveva nel perseguire politiche che fossero in linea con i desideri e valori della società. A partire dagli anni Settanta proliferarono molti studi sulla responsabilità sociale provenienti da tutto il mondo. Uno tra i più importanti è il contributo di Harold Johnson che definì la responsabilità sociale dell’impresa
come la necessità del manager di bilanciare una molteplicità di interessi facenti capo a soggetti differenti, quali fornitori, azionisti, dipendenti, comunità, rivenditori, Stato. Questa necessità è ancora più evidente oggi, al punto tale che nelle lettere annuali che BlackRock (uno dei più
grandi gestori di investimenti globali) indirizza agli amministratori delegati delle società in cui investe esorta a tenere in considerazione una molteplicità di interessi facenti capo ai diversi stakeholder aziendali. Larry Fink, CEO di BlackRock, sostiene che le potenzialità di un’impresa siano indissolubilmente legate alla capacità di operare in modo sostenibile e
soddisfare le aspettative di una serie di portatori di interesse. La crescente importanza delle tematiche ESG (Environmental, Social and Governance) ha portato il legislatore comunitario e nazionali ad interventi normativi volti al miglioramento della qualità e trasparenza dell’informativa non finanziaria attraverso l’introduzione dell’obbligo di redazione e pubblicità
della Dichiarazione non finanziaria in forma individuale o in forma consolidata con cadenza annuale. La prima parte è dedicata alla letteratura sul concetto di Corporate Social Responsibility e
sugli stakeholders, in quanto destinatari di tali politiche. L’analisi storica include anche l’insieme degli approcci critici come la critica condotta da Theodore Levitt e Milton Friedman fino ad arrivare alla definizione del “greenwashing effect”. I principi della CSR assumono maggiore rilevanza e cogenza sotto il profilo dell’accountability grazie all’introduzione dell’obbligo di Dichiarazioni non finanziarie per le imprese di grandi dimensioni (D.lgs. 254/2016). A tal fine si è ritenuto opportuno illustrare i principali profili giuridici in merito all’ambito soggettivo di applicazione, all’oggetto di rendicontazione, all’aspetto sanzionatorio,
dei controlli e della pubblicità. Nella seconda parte sono affrontati temi prettamente tecnici di accountability come i principi generali delle Nazioni Unite contenuti nel Global Compact e le linee guida OCSE, gli standard
di rendicontazione GRI, GBS, IIRC e altri standard di processo, quali SA8000, AA1000PS e l’ISO 14001. Dopodiché è possibile osservare i vari strumenti utilizzati nella comunicazione interna ed esterna della responsabilità sociale. Si conclude con le evidenze del
panorama italiano, europeo ed extra-europeo sulla disclosure non finanziaria, includendo anche l’illustrazione di alcune tecniche emergenti di misurazione della CSR. Infine, è stata condotta una ricerca su un campione di settantuno società manifatturiere quotate italiane appartenenti a sei differenti Super Sector di Borsa Italiana, alimentare, automobili e componentistica, chimica, moda, prodotti per la casa e per la persona, tecnologia, prodotti industriali. La codifica delle informazioni è avvenuta grazie all’utilizzo della content analysis, la quale ha permesso di osservare gli effetti prodotti del recepimento della Direttiva Barnier. La raccolta dati è stata condotta su dieci sezioni: a) informazioni
generali sull’impresa (ricavi, totale attivo, dipendenti al 31/12/2019, capitalizzazione al 29 maggio 2020, sito internet da cui sono state estratte le informazioni); b) informazioni riguardanti la CSR (collocazione e lunghezza DNF, certificazioni, principi generali e standard
di processo); c)strategia, rischio e opportunità individua se l’impresa contribuisce al raggiungimento degli obiettivi sostenibili dell’ONU sanciti nell’Agenda 2030, le principali tipologie di rischio identificate dal sistema di gestione dei rischi e le opportunità illustrate all’interno della DNF; d) materiality fornisce indicazioni sulla frequenza con cui l’analisi di
rilevanza delle tematiche che maggiormente impattano sull’impresa viene condotta o aggiornata. Inoltre, è fornita indicazione se l’impresa rappresenta tali tematiche materiali ricorrendo alla matrice di materialità (best practice GRI) e il modo in cui gli stakeholder influenzano il processo di materialità; e)l’impatto della sostenibilità sulla supply chain: viene
indagato l’impatto della sostenibilità lungo l’intera supply chain e sui prodotti e/o servizi offerti; f) la sezione stakeholder engagement è finalizzata ad individuare le principali categorie di stakeholder aziendali e valutare il processo di stakeholder engagement adoperato per gestire le
relazioni con i principali portatori d’interesse; g) governance sostenibile o CR: permette di rilevare la composizione di genere del Board, la presenza/assenza del comitato Etico e/o Comitato di Sostenibilità, l’esistenza/assenza di correlazione fra performance di sostenibilità e
remunerazione degli stakeholder. Infine viene rilevato se il Board o comitati endoconsiliari sono tenuti all’approvazione dell’analisi di materialità; h) il livello di trasparenza della Dichiarazione Non Finanziaria rileva le informazioni sul numero di edizioni di informativa non
finanziaria fino al 2019 pubblicate e la presenza di riferimenti e risultati sugli esercizi precedenti al 2019 al fine di migliorare la comparabilità e la trasparenza delle informazioni; i) target ed indicatori è l’ultima sezione della ricerca che permette di rilevare il numero di target individuati
da ciascuna impresa e le principali aree tematiche rilevate per gli indicatori ambientali, sociali, attinenti al personale e attinenti ai diritti umani; l) anticorruzione in cui sono rilevate informazioni attinenti agli strumenti di lotta alla corruzione come il Modello 231/2001 e la policy anticorruzione.
...continua