Fasi dell'indagine
La ricerca azione è una metodologia di indagine operativa che si svolge in processo: nasce da un contesto considerato problematico e che si è intenzionati a cambiare e si conclude nel momento in cui la situazione problematica è stata risolta; le fasi della ricerca proseguono "da" e non "dopo", non sono in successione cronologica ma logica in quanto è il problema a guidare l’azione e il pensiero. Si parte dalla situazione indeterminata, che è fonte di dubbio e stimola l’indagine, ne è conditio sine qua non; si procede poi con la posizione di un problema, fase in cui la situazione indeterminata diventa problematica attraverso l’assoggettamento all’indagine, ossia utilizzando l’attività riflessiva; l’enunciazione del problema, che deve essere genuino e potenzialmente leggibile, comporta poi la determinazione di una soluzione possibile, ossia lo sviluppo di ipotesi risolutive. Mediante il ragionamento la suggestione diventa idea, in quanto posta in relazione con le strutture concettuali: qui si esplica il carattere operazionale di fatti e significazioni. Altre due fasi sono il processo attuativo, in cui si attua il piano di intervento ipotizzato, e la valutazione, in cui si va ad osservare se la situazione problematica è stata risolta e quindi la validità dell’ipotesi.
Perché Dewey per spiegare la ricerca azione
La ricerca azione è una particolare tipologia di ricerca che spesso viene considerata poco scientifica in quanto non ha pretese di generalizzazione e in quanto la sua ampia diffusione di impiego e la generalità del suo utilizzo vengono confuse per una sua genericità metodologica. Leggendo la ricerca azione in chiave deweyana è possibile valorizzarla, evidenziandone le caratteristiche peculiari e di pregio, e darle un fondamento razionale, legittimandola e giustificandola dal punto di vista epistemologico, offrendole quindi un supporto teorico-speculativo e un sostegno sul piano logico-razionale. In tal modo si evidenzia come la ricerca azione sia una ricerca basilare in pedagogia e particolarmente adatta all’articolato e mutevole contesto educativo e scolastico, nonché un ponte tra teoria e pratica (in quanto è possibile vedere l’applicazione pratica di ciò che viene elaborato a livello teorico e comprendere, mediante la pratica, se c’è qualcosa da criticare nella teoria). Mediante il ricorso alla logica deweyana, la quale ha le stesse caratteristiche della ricerca azione, è possibile portare la ricerca azione da una prospettiva conversazionale e ermeneutica a una logico-razionale, evitando di farla cadere nel soggettivismo e nella cosiddetta ricerca azione esistenziale.
Apporto deweyano alla ricerca azione
Mediante la lettura della ricerca azione in chiave deweyana è possibile valorizzarla, evidenziandone le caratteristiche peculiari e di pregio, e darle un fondamento razionale, legittimandola e giustificandola dal punto di vista epistemologico, offrendole quindi un supporto teorico-speculativo e un sostegno sul piano logico-razionale. È possibile quindi portare la ricerca azione da una prospettiva conversazionale e ermeneutica a una logico-razionale, evitando di farla cadere nel soggettivismo e nella cosiddetta ricerca azione esistenziale. L’indagine deweyana non solo fa propri gli assunti che caratterizzano la ricerca azione (infatti ha le stesse caratteristiche della ricerca azione), identificandola come ricerca sui generis, ma li fa divenire caratteri irrinunciabili poiché costitutivi di ogni ricerca razionalmente fondata; i principali aspetti caratterizzanti sono l’essere una attività processuale il cui perno sostanziale è la riflessività, l’essere una ricerca situata, che ha come fine quello della trasformazione, che è svolta da un soggetto che ne è parte attiva e il collocarsi in una posizione di indagine privilegiata della pedagogia.
Caratteristiche particolari della ricerca azione
La ricerca-azione è una particolare tipologia di ricerca particolarmente adatta all’articolato e mutevole contesto educativo e scolastico. Si tratta infatti di una metodologia di indagine operativa che si attiva quando le procedure didattiche ordinariamente utilizzate non sono idonee per affrontare e risolvere un’insolita situazione. Essa è quindi una ricerca empirica, operativa e volta all’azione pratica: opera sulla realtà per trasformare e risolvere la situazione problematica, la quale avviene in uno spazio e in un tempo precisi; per tale motivo è una ricerca idiografica, che si attua in uno specifico contesto con lo scopo di cambiarlo; in questo tipo di indagine il soggetto che agisce diventa ricercatore e per tal motivo diventa anche un dispositivo di formazione in servizio, di apprendimento continuo e permanente. Infine è una ricerca che non ha una modalità di svolgimento prefissata, in quanto è il problema a guidare l’azione e il pensiero: essa si realizza mediante un processo progressivo che si costruisce e evolve in una spirale di ricorsive analisi, riflessioni, azioni e valutazioni; per tale motivo, nella sua ciclicità attuativa, è predisposta a modificarsi in corso d’opera, rivisitando continuamente il piano di intervento ipotizzato alla luce dei risultati acquisiti.
Perché la ricerca azione è particolarmente adatta al contesto scolastico
La ricerca-azione è una tipologia di ricerca particolarmente adatta all’articolato, mutevole e incerto contesto educativo e scolastico. Si tratta di una metodologia di indagine operativa che ha come fine la trasformazione di una situazione problematica e che l’insegnante attiva quando le procedure didattiche che ordinariamente utilizza risultano non idonee per affrontarla e risolverla. In essa si affrontano problematiche educative reali collocate spazio-temporalmente e guardate in tutta la loro complessità e globalità e l’insegnante è al tempo stesso ricercatore e attore, quindi è molto motivato a svolgerla: è lui stesso che, consapevole del problema da affrontare, si serve delle operazioni di osservazione e ideazione al fine di risolverlo. La strumentalità richiesta è conosciuta e accessibile. Infine si tratta di una ricerca collaborativa in quanto, considerando una problematica complessa che il più delle volte riguarda non l’apprendimento ma il comportamento, richiede l’apporto di diverse professionalità (insegnanti, dirigente, collaboratori scolastici…). Per tali motivi la ricerca azione, che ha una prospettiva investigativa integrata nel contesto da modificare, risulta un dispositivo efficace per risolvere il problema e formare in servizio i soggetti.
Finalità del testo sulla ricerca azione
Il testo “La ricerca azione. Una prospettiva deweyana” affronta il tema della ricerca-azione, particolare tipologia di ricerca ampiamente diffusa e utilizzata in campo educativo. Per tale motivo il volume si ripropone di valorizzare la ricerca-azione, evidenziandone le caratteristiche peculiari e di pregio per evitare che la sua ampia diffusione e la generalità del suo utilizzo vengano confuse per una sua genericità metodologica e al tempo stesso di ricercare un supporto teorico-speculativo che possa fondarla razionalmente legittimandola e giustificandola dal punto di vista epistemologico, offrendole quindi un sostegno sul piano logico-razionale. Tale volume trova una potenziale base teorica in Dewey, e in particolare nel testo “Logica, teoria dell’indagine”, affermando che mediante una lettura della ricerca azione in chiave deweyana è possibile avvalorarla come una ricerca basilare in pedagogia e particolarmente adatta all’articolato e mutevole contesto educativo e scolastico, nonché come un ponte tra teoria e pratica, in quanto è possibile vedere l’applicazione pratica di ciò che viene elaborato a livello teorico e comprendere, mediante la pratica, se c’è qualcosa da criticare nella teoria.
Finalità della ricerca azione - Perché ha come fine quello della trasformazione
La ricerca azione è una metodologia di indagine operativa che si svolge in processo e ha una ciclicità attuativa: nasce da un contesto considerato problematico e che si è intenzionati a cambiare e si conclude nel momento in cui la situazione problematica è stata risolta. Per tale motivo la finalità principale è quella della trasformazione, dell’intenzionale ed effettivo cambiamento migliorativo della situazione problematica. Non a caso la ricerca azione viene considerata una ricerca empirica, operativa, volta all’azione pratica e una ricerca per trasformare più che per conoscere; fine ultimo dell’attività operativa è infatti quello di cambiare lo stato di cose attuale, tanto che l’azione della ricerca è più normativa che descrittiva. La trasformazione è inoltre la categoria principe dell’indagine ed è presente in ogni fase, dall’attività di osservazione (in quanto conoscere implica il trasformare) fino al passaggio dalla situazione indeterminata alla situazione risolta.
Perché serve una legittimazione e una giustificazione alla ricerca-azione
La ricerca azione è una particolare tipologia di ricerca che spesso viene considerata poco scientifica in quanto non ha pretese di generalizzazione e in quanto la sua ampia diffusione di impiego e la generalità del suo utilizzo vengono confuse per una sua genericità metodologica. Per tale motivo è necessario legittimare e giustificare dal punto di vista epistemologico la ricerca azione, così da darle un fondamento razionale e offrirle un supporto teorico-speculativo. Leggendola in chiave deweyana è possibile valorizzarla, mostrandone le caratteristiche peculiari e di pregio, e evidenziare come essa sia una ricerca basilare in pedagogia e particolarmente adatta all’articolato e mutevole contesto educativo e scolastico, nonché un ponte tra teoria e pratica. È necessario portare la ricerca azione da una prospettiva conversazionale e ermeneutica a una logico-razionale, che ne valorizzi la natura epistemologico-pragmatica, così che mediate il supporto dell’azione e del pensiero si evita di farla cadere nel soggettivismo assoluto e nella cosiddetta ricerca azione esistenziale.
Perché ogni caratteristica della ricerca azione è scientifica
Si può asserire che ogni caratteristica della ricerca azione sia scientifica in quanto, alla luce della sua rilettura critica in chiave deweyana, è stata valorizzata, ne sono state evidenziate le caratteristiche peculiari e le è stato dato un fondamento razionale, legittimandola e giustificandola dal punto di vista epistemologico. Infatti, mediante il ricorso alla logica deweyana, che si configura essere un’indagine scientifica, la ricerca azione è stata portata da una prospettiva conversazionale e ermeneutica a una logico-razionale, evitando di farla cadere nel soggettivismo e nella cosiddetta ricerca azione esistenziale e donandole un supporto teorico-speculativo e un sostegno sul piano logico-razionale. Per tale motivo ogni caratteristica della ricerca azione è scientifica: nulla è lasciato alla casualità ma tutto trova una giustificazione razionale e logica.
Come avviene l’indagine nel modello di Dewey
Nel modello deweyano l’indagine è volta alla trasformazione della realtà, quindi al passaggio da una situazione indeterminata e confusa a una determinata. Le fasi dell’indagine sono in sequenza logica, e non solo temporale, per cui seguono "da" oltre che "dopo". Si parte dalla situazione indeterminata, che è fonte di dubbio e stimola l’indagine, ne è conditio sine qua non; si procede con la posizione di un problema, fase in cui la situazione indeterminata diventa problematica attraverso l’assoggettamento all’indagine, ossia utilizzando l’attività riflessiva; l’enunciazione del problema, che deve essere genuino e potenzialmente leggibile, comporta poi la determinazione di una soluzione possibile, ossia lo sviluppo di ipotesi risolutive. Mediante il ragionamento la suggestione diventa idea, in quanto posta in relazione con le strutture concettuali; si esplica il carattere operazionale di fatti e significazioni, nonché la loro stretta connessione e reciproca relazione: l’osservazione dei fatti regola la formazione delle idee e ne controlla l’adeguatezza, mentre le idee dirigono le osservazioni e prospettano soluzioni, prevedendo le conseguenze di certe azioni; alcuni fatti osservati convergono verso un’idea la quale, fondata su un gruppo di osservazioni e su nodi concettuali che le interpretano, guida poi ulteriori osservazioni e così via.
Differenza tra ottiche di posizionamento della R-A e della ricerca sperimentale
Ricerca sperimentale e ricerca azione hanno due ottiche di posizionamento differenti. Nella ricerca sperimentale essa è anteriore al problema, in quanto le ipotesi da verificare anticipano il piano procedurale attuativo (ossia devono essere vagliate prima per essere poi verificate nella dimensione pratica), e esteriore sia rispetto al contesto della problematica che s’intende esaminare (obiettivi e processi vengono definiti al di fuori della realtà in cui si andrà poi ad operare) sia rispetto agli attori coinvolti nella pratica in quanto non c’è identità tra chi effettua la ricerca e chi la realizza nella pratica. Invece nella ricerca azione si sceglie la prospettiva della contemporaneità ed interiorità, ossia il processo ideativo e quello attuativo si realizzano e sviluppano simultaneamente e in maniera ricorsiva (l’analisi dei dati, l’istituzione delle ipotesi e l’esame degli aggiustamenti necessari avvengono contemporaneamente alla loro messa in atto). Tale differenza consente di distinguere tra il fare ricerca (nel primo caso) e l’essere in ricerca, l’essere il protagonista dell’indagine (nel secondo caso).
Differenza tra ricerca azione e ricerca sperimentale
Vi sono molteplici differenze. La ricerca sperimentale segue una modalità di svolgimento prefissata quindi le fasi sono precostituite e in successione cronologica; la ricerca azione avviene in una modalità ciclica, si svolge in processo e le sue fasi sono in successione logica. Infatti se la ricerca sperimentale è guidata dall’obiettivo da raggiungere e quindi si decide in maniera procedurale cosa fare, la ricerca azione è guidata dal problema. Nella ricerca sperimentale il distanziamento tra chi effettua la ricerca e chi la realizza è ritenuto indispensabile per non inficiare l’imparzialità della ricerca; nella ricerca azione il soggetto che agisce è anche ricercatore quindi conosce l’intero iter della ricerca. Mentre la ricerca sperimentale guarda al problema da uno specifico punto di vista, estrapolando solo alcuni dati, la ricerca azione guarda al problema in tutta la sua complessità e globalità. Se la ricerca sperimentale può essere considerata nomotetica in quanto si propone di individuare leggi o principi universalmente validi e generalizzabili, a prescindere da condizionamenti spazio-temporali, la ricerca azione è volta al cambiamento di una specifica condizione problematica, quindi è considerata idiografica, una ricerca nel contesto, del contesto e per il contesto, che è sempre storico, spaziale e sociale.
Perché si chiama ricerca azione
La ricerca azione, in campo educativo, si è sviluppata come analisi della pratica educativa finalizzata a introdurre cambiamenti migliorativi. Il nome “ricerca azione” deriva dal fatto che è una ricerca empirica, operativa, volta all’azione pratica, all’operare nella specifica e effettiva realtà, allo scopo di modificarla; il fine è infatti quello dell’azione trasformatrice ed è l’effettiva trasformazione che dà poi validità alla ricerca (la scientificità di un’idea è data, sul piano empirico, dalla controllabilità fattuale); inoltre la ricerca-azione è un continuo pensiero in azione, si è continuamente predisposti a vagliare le modificazioni collegate all’azione e l’importanza dell’azione si esplica dal fatto che la ricerca azione si sviluppa mentre si agisce. Quindi azione e ricerca non sono differenziate ma stanno in un legame di affiancamento e contiguità: la ricerca si applica sull’azione e l’azione si decide all’interno della ricerca; ricerca e azione sono l’una causa ed effetto dell’altra: la pratica ne costituisce il principio, in quanto la ricerca parte da una problematica reale, e il termine, l’effetto, in quanto è nella ricerca che la pratica trova i mezzi della sua opera e può sviluppare e verificare le conclusioni dell’indagine.
Valore formativo della ricerca azione per il soggetto che la compie – Perché la ricerca azione è una formazione permanente
La ricerca azione è considerata un dispositivo di formazione in servizio, di apprendimento continuo e permanente. Le sue peculiari caratteristiche, come il non avere una modalità di svolgimento prefissata ma una ciclicità attuativa per cui è predisposta a modificarsi in corso d’opera, e il fatto che vi è un’identità tra il soggetto che elabora e il soggetto che agisce nella ricerca, la rendono particolarmente formativa: il soggetto si forma nella e con la ricerca, attraverso l’azione e riflessione sull’oggetto dell’indagine. Essa sostiene un costante processo di autoriflessione che alimenta un apprendimento di tipo generativo, a diversi livelli: del sapere (accresce le conoscenze teoriche), del saper fare (sviluppa la capacità operativa), del saper essere (ossia delle convinzioni e atteggiamenti personali), del saper essere con gli altri (essendo collaborativa, sviluppa competenze relazionali) e del saper divenire; essa infatti attiva un processo progressivo di apprendimento.
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