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Uno, nessuno e centomila

Storia editoriale

L’avvio dell’opera risale al 1910: il romanzo ha un iter compositivo di circa 15 anni. Nel 1915 i capitoli 6-11 del Libro secondo appaiono sul mensile romano “Sapentia”. Poi tra 1925 e 1926 il romanzo appare in 28 puntate sul settimanale milanese “La fiera letteraria”, in cui compare il sottotitolo “Considerazioni di Vitangelo Moscarda, generali sulla vita degli uomini, e in particolare sulla propria, in otto libri”. La fiera letteraria è un giornale nato a Milano nel 1925 sotto la direzione di Umberto Fracchia, poi passato a Roma nel 1928, e rimasto attivo fino al 1977.

L’edizione su questa rivista è preceduta da una prefazione del primogenito di Pirandello, che si firma Stefano Landi: “[Tu, padre] associavi i tuoi figli alle scoperte del tuo lavoro, che è stato Uno, nessuno e centomila! nella vita della nostra casa. Che pena che sia ultimato. Ma non so se anche per te [è una pena], che vi hai durato quindici anni di fatica. Certo è stato per quindici anni un rifugio del tuo spirito. Per carità! Rifugio di pace? [...] Rifugio tormentoso. [...] Padre mio, Uno, nessuno e centomila [...] e la storia della tua vittoriosa tragedia di uomo-fanciullo, schietto e sano, posto a contatto, con la forma più perfetta della vita vivente, con il caos perpetuo veloce creatore e distruttore di realtà momentanee: mia madre pazza. [...] Quando ti mancò la stima di chi tu ami, e il suo amore [...], quando ti sentisti [...] uno spirito senza volto, con mille volti, allora possedesti te stesso [...]. Allora hai potuto fare davvero”. La prefazione di Stefano chiarisce gli anni di stesura del romanzo, le radici autobiografiche e il coinvolgimento familiare.

Siamo anche in possesso di una lettera scritta a Como all’amico Ugo Ojetti il 13 maggio 1926, in cui lo avvisa di dover consegnare ancora 5 puntate del romanzo. Esce in volume nel 1926 su Bemporad, con lievi varianti, e senza sottotitolo.

Influssi

Per quanto riguarda il naso, i precedenti in letteratura sono molteplici: impossibile non pensare ad esempio a Cyrano de Bergerac, scrittore seicentesco e protagonista della commedia del 1897 di Edmond Rostand. Viene in mente anche il celebre racconto di Gogol, uscito nel 1836. Tuttavia il riferimento principale è il naso schiacciato di Tristram Shandy, che anche in quel caso diviene fonte di dotte dissertazioni erudite e di fantasie.

Inoltre, il romanzo di Lawrence Sterne è un modello per l’ultimo romanzo di Pirandello per molti altri aspetti:

  • Ritmo mobilissimo e continuamente interrotto da digressioni;
  • Brevi capitoletti staccati;
  • Uso smodato dell’opinione che ostacola l’azione;
  • Tessitura umoristica;

La vita e le opinione di Tristram Shandy (in nove tomi) - Sottotitolo.

C’è anche da tenere in considerazione che l’idea del romanzo nacque da una novella Stefano Giogli, uno e due, del 1909, in cui il protagonista scopre in sé una personalità nuova nata dal disgregamento del proprio essere. Inoltre, nel dramma del 1911 Dovere del medico, è presente la coperta di lana verde, che, proprio come nel capitolo 2 del libro ottavo del romanzo, evoca i fili d’erba di un prato.

Nell’analizzare il romanzo si deve tenere in considerazione il coevo orizzonte europeo e la collocazione nell’attività teatrale di Pirandello. In particolare, si può rilevare la connessione con alcune opere inscrivibili negli stessi anni della stesura di Uno, nessuno e centomila, Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti, che derivano da novelle. Opere teatrali che affrontano temi ricorrenti nell’ultimo romanzo. Da ricordare anche che il 1921 è l’anno dei Sei personaggi. Stretto è il rapporto che il romanzo intrattiene con questi quattro testi teatrali, soprattutto per quanto riguarda la struttura narrativa, sempre più sciolta e libera da schemi compositivi, tanto da poter essere denominata “flusso compositivo” su cui si basa la personalità del protagonista.

Vitangelo è un protagonista in cerca d’identità e quindi pirandellianamente in cerca d’autore. Enrico IV (1922) riemerge dalla pazzia, e prende lucida consapevolezza della parte che ciascuno deve recitare: nonostante questo, non cerca di porre fine alla recita in cui vive, ma continua a fingersi l’imperatore medievale. L’uomo dal fiore in bocca (1923), dato che ha La morte addosso (novella da cui è tratto il dramma), riesce a vedere la vita senza veli, e a giudicarla dunque sciocca e vana. Impianto monologante, soliloquio retto da un solo personaggio. Orizzonte fondamentale per comprendere quanto il romanzo e le strutture narrative siano strettamente connesse alla vitalità di Pirandello drammaturgo di quegli anni.

L’esperienza di Pirandello romanziere si inserisce in un orizzonte europeo di scrittura, tra maestri di una narrativa che si caratterizza come rottura degli argini dell’io. Joyce e Woolf sono punti di riferimento soprattutto per quanto riguarda il flusso di coscienza, mentre Kafka e Dostoevskij sono importanti per il tema della crisi dell’identità.

Considerazioni generali

L’osservazione della moglie sul suo naso, apparentemente insignificante, sconvolge Vitangelo, naturalmente portato alla riflessione. Si convince quindi di essere visto da ogni persona in modo diverso, e smarrisce la sua personalità nelle centomila che il mondo esterno gli riconosce. Credeva di essere “uno”, ma si rende conto di possedere tante identità quante quelle che gli altri gli attribuiscono, quindi cerca di distruggere, una a una, tutti i vari Moscarda. Tuttavia per se stesso si riconosce come una figura complessa e frammentata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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