TECNOLOGIE
L ATTIERO C ASEARIE
UNIPR III° STA
A.A. 2018/2019
1
IL LATTE: LE CARATTERISTICHE MISURABILI ............................................................................................................. 3
LE PROTEINE DEL LATTE .......................................................................................................................................
4
LA FRAZIONE LIPIDICA DEL LATTE ....................................................................................................................... 6
MINERALI ............................................................................................................................................................ 6
CARBOIDRATI E ZUCCHERI ................................................................................................................................. 6
PROPRIETA’ FISICHE DEL LATTE ............................................................................................................................
8
OPERAZIONI COMUNI TRASVERSALI AL SETTORE LATTIERO CASEARIO. TRASPORTO, RICEVIMENTO,
RAFFREDDAMENTO E STOCCAGGIO DEL LATTE .................................................................................................... 12
LO SCARICO DEL LATTE .....................................................................................................................................
15
RAFFREDDAMENTO ...........................................................................................................................................
16
OPERAZIONI OPZIONALI TRASVERSALI AL SETTORE LATTIERO CASEARIO ...........................................................
20
LA STANDARDIZZAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL LATTE
.......................................................................... 20
TECNICHE DI STANDARDIZZAZIONE DELLE PROTEINE DEL LATTE ...................................................................... 22
LA STANDARDIZZAZIONE DEL pH del latte ........................................................................................................ 26
LA STANDARDIZZAZIONE DELLA CARICA MICROBICA DEL LATTE .....................................................................
26
LA TRASFORMAZIONE DEL LATTE IN FORMAGGIO ..............................................................................................
29
L’ADDIZIONE DELLO STARTER ...........................................................................................................................
32
I FORMAGGI A COAGULAZIONE ACIDA .......................................................................................................... 37
IL CAGLIO E LA COAGULAZIONE ENZIMATICA DEL LATTE ................................................................................ 38
IL TAGLIO DEL COAGULO
.................................................................................................................................. 44
L’ESTRAZIONE DELLA CAGLIATA DALLA VASCA DI COAGULAZIONE ............................................................... 49
OPERAZIONI FUORI DALLA VASCA DI COAGULAZIONE ................................................................................. 49
PORZIONATURA E CONFEZIONAMENTO ........................................................................................................
71
LE DEFINIZIONI NORMATIVE DI FORMAGGIO
.................................................................................................. 77
RESA DI TRASFORMAZIONE DEL LATTE IN FORMAGGIO ..................................................................................
82
IGIENE DI PROCESSO .......................................................................................................................................
85
IL LATTE “LIQUIDO” ALIMENTARE ........................................................................................................................ 88
TITOLAZIONE DEL GRASSO .............................................................................................................................
89
TRATTAMENTO TERMICO DEL LATTE .................................................................................................................. 91
CONFEZIONAMENTO ..................................................................................................................................... 106
STOCCAGGIO ................................................................................................................................................. 107
LO YOGURT (LATTI FERMENTATI) ........................................................................................................................
110
PREPARAZIONE DEL LATTE PER LA FERMENTAZIONE LATTICA ......................................................................... 116
TECNOLOGIE SPECIFICHE E CARATTERISTICHE DI VARIETà DI YOGURT ...........................................................
124
LATTE CONDENSATO, ESSICCATO (IN POLVERE) E DERIVATI DA OPERAZIONI DI FRAZIONAMENTO .................
126
LATTE CONCENTRATO (O EVAPORATO O CONDENSATO) .............................................................................. 126
LATTE IN POLVERE ........................................................................................................................................... 131
I DERIVATI DEL FRAZIONAMENTO DEL LATTE (caseine e proteine concentrate del latte) ..................................... 137
DOMANDE TECNOLOGIE LATTIERO-CASEARIE .................................................................................................... 142
2
IL L ATTE: LE C ARATTERISTIC HE
MISURABILI
Requisiti di base stabiliti dal Reg. (CE) 853/2004
Il latte crudo deve provenire da animali:
a) che non presentino sintomi di malattie infettive trasmissibili all'uomo;
b) che denotano uno stato sanitario generale buono e non evidenziano sintomi di malattie
che possano comportare una contaminazione del latte e, in particolare, non sono affetti da
infezioni del tratto genitale con scolo, enteriti con diarrea accompagnate da febbre, o
infiammazioni individuabili della mammella;
c) che non sono affetti da ulcerazioni della mammella tali da poter alterare il latte;
d) ai quali non sono stati somministrati sostanze o prodotti non autorizzati, ovvero che non
sono stati oggetto di un trattamento illecito ai sensi della direttiva 96/23/(CE); e…
e) …per i quali, in caso di somministrazione di prodotti o sostanze autorizzati, siano stati
rispettati i tempi di sospensione prescritti per tali prodotti o sostanze.
2. a) In particolare, per quanto riguarda la brucellosi, il latte crudo deve provenire da:
i) vacche o bufale appartenenti ad un allevamento che, ai sensi della direttiva 64/432/CE 1 è
indenne o ufficialmente indenne da brucellosi;
2. b) per quanto riguarda la tubercolosi, il latte crudo deve provenire da:
i) vacche o bufale appartenenti a un allevamento che, ai sensi della direttiva 64/432/CE, è
ufficialmente indenne da tubercolosi.
3. Tuttavia, il latte crudo proveniente da animali che non soddisfano i requisiti di cui al
paragrafo 2 può essere utilizzato previa autorizzazione dell'autorità competente:
a) nel caso di vacche e bufale che non presentano reazione positiva alle prove per la
tubercolosi o la brucellosi né sintomi di tali malattie, previo trattamento termico che
consenta di presentare una reazione negativa alla prova di fosfatasi;
3
COS’È IL LATTE? il latte è un fluido alimentare complesso in equilibrio trifasico:
Soluzione = Lattosio, sali minerali solubili e sieroproteine. È la frazione fondamentale
• per alcune proprietà di trasformazione e di stabilità.
Emulsione = Globuli di grasso, contenuti grazie ad una membrana.
• Sospensione = Micelle di caseina, in micelle grazie alla glicosilazione (gruppo prostetico)
• di K-caseina.
La composizione % varia molto in funzione dei
fattori genetici, di razza, di allevamento, di stagione e di disponibilità di dati per poter avere
una statistica descrittiva robusta. La composizione del latte varia durante le stagioni in
funzione del parto, dell’alimentazione, la frammentazione dei nutrienti nell’alimento. Una
variabilità così elevata evidenzia la necessità di standardizzare la composizione il più
possibile.
LE PROTEINE DEL L ATTE
Le proteine del latte sono suddivise in tre gruppi principali:
s1, s2, ,
1. CASEINE: e sono le e K
2. SIEROPROTEINE: Alfa lattalbumina, beta lattoglobulina, proteoso-peptoni,
immunoglobuline e sieroalbumina bovina.
3. PROTEINE AD ATTIVITÀ ENZIMATICA: lisozima, lattoperossidasi, xantino-
ossidasi, plasma, lipasi, etc. Sono quelle funzionali alla nutrizione del vitello.
4 Le diverse caratteristiche delle
proteine del latte di stabilità al
calore o all’idrolisi enzimatica
sono sfruttate per differenziare i
prodotti di derivazione del latte.
Mantenendo il pH del latte, le
caseine non denaturano al calore.
Si noti come le frazioni caseiniche più
fosforilate siano le caseine di tipo alfa,
viceversa l’unica frazione caseinica glicosidata
è la K caseina. La cisteina è quasi assente in
tutte le caseine, a parte l’ le quali
e la K,
s2
possono formare cistina ad elevate
temperature legandosi e precipitando (cosa
tipica delle sieroproteine, in quanto
contengono molte cisteine).
Le caseine si legano tra loro in struttura micellare. Le singole caseine si legano tra loro in
sub-micelle attraverso ponti di fosfato di calcio colloidale, mantenendo la K caseina con il
gruppo idrofilo rivolto verso la frazione acquosa.
Le proteine enzimatiche del latte sono praticamente irrilevanti dal punto di vista
nutrizionale, ma alcune dal punto di vista tecnologico sono molto importanti in quanto
fungono da marker per trattamenti (es. fosfatasi alcalina come marker per pastorizzazione,
la quale si inattiva ad un trattamento di 73°C per 20 secondi).
5
L A FRAZIONE LIPIDIC A DEL L ATTE
Il 98% del totale è rappresentata da
trigliceridi, si hanno anche acidi
grassi a corta catena che
normalmente sono assenti nei
grassi vegetali. Il gusto specifico del
latte, è dato dalla stereospecificità
degli enzimi (presenti nel latte) in
grado di causare il rilascio di acidi
grassi liberi, causando più o meno
lipolisi.
Il grasso del latte è strutturato sottoforma di globulo con membrana. I trigliceridi più
“solidi” alla temperatura corporea sono disposti all’esterno che racchiudono quelli più
liquidi basso fondenti. Di fatto la membrana ha il compito di evitare un contatto dei
trigliceridi con gli enzimi lipolitici.
MINERALI I Sali minerali sono in parte solubili nella
fase sierosa ed in parte associati alle micelle
di caseina e ai fosfolipidi di membrana del
globulo. I minerali sono così frazionati in
un equilibrio, il quale è pH- e temperatura
dipendente (con caseificazione la
ripartizione si modifica). L’acidificazione, ad
esempio, aumenta la frazione minerale
solubilizzata. Calcio e fosforo sono invece
molto sensibili alla variazione di temperatura.
C ARBOIDRATI E ZUCC HERI
Si trovano lattosio in forma alfa (32,5%) e beta (67,5%) in equilibrio di muta-rotazione. Si
trovano poi tracce di glucosio e galattosio, NANA (acido N- acetilneuraminico), esosamine
(aminozuccheri) associati a proteine (K-CN). Troviamo anche oligosaccaridi in tracce. Sono
categoricamente assenti i polisaccaridi. 6
ALTRO
Si possono poi trovare gas disciolti, sostanze ad alto impatto olfattivo ed odoroso derivanti
dall’alimentazione dell’animale o dall’ambiente di raccolta del latte. Ovviamente possono
essere presenti sostanze indesiderate derivanti dall’alimentazione degli animali
(micotossine, diossine, …), da residui di terapie (antibiotici) o da impianti di mungitura e
stoccaggio.
Ci sono nel latte anche alcune particelle sedimentabili, le quali sono:
A. CELLULE SOMATICHE: elementi cellulari che derivano dal sangue e dal tessuto
ghiandolare mammario. Le leggi sanitarie prevedono un limite di 400.000 cellule/ml di
latte (secondo media ponderata mobile sul trimestre). La presenza di cellule somatiche è
indice dello stato di salute dell’animale, non equivalente in modo esatto tuttavia a
presenza di mastite (in quanto la mastite deve essere diagnosticata clinicamente).
Tuttavia, qualsiasi sia la causa della presenza di cellule somatiche, la loro presenza
influenza le caratteristiche di composizione del latte, diminuisce la produttività
dell’animale e l’attitudine alla trasformazione e alla maturazione del formaggio. Le
cellule somatiche hanno dimensione diametrale superiore agli 8 micron.
B. MICROORGANISMI: il latte di un animale è sterile fino al momento prima della
secrezione dalla mammella (anche se ci sono studi che cercano di dimostrare il passaggio
7
di m.o. dalla barriera
intestinale alla
mammella). Questo
significa che tutti i
microorganismi presenti
nel latte sono indice di
post-contaminazione. Le
condizioni di stoccaggio
prima della trasformazione determinano la possibilità di crescita dei m.o. Non è
possibile prevedere tuttavia esattamente a priori il tipo di contaminazione, né la carica.
Tutto questo si traduce in massima igiene degli impianti. Forma, densità e dimensione
delle cellule microbiche interferiranno poi nelle operazioni di separazione delle cellule
dal latte. Esistono diverse metodiche per determinare le misure diametrali/raggiali e di
lunghezza delle cellule microbiche.
PROPRIETA’ FISIC HE DEL L ATTE
Le proprietà fisiche del latte servono per capire in modo tecnologico i processi di
trasformazione. Sono proprietà che dipendono dalla composizione del latte fondamentali per
gestire i fenomeni di trasporto di
calore, di massa e dei fluidi e le
operazioni di separazione. Sono:
1. CALORE SPECIFICO: il calore
specifico è la quantità di calore
necessaria per far variare una unità
di massa di un grado di temperatura. Poiché è una proprietà temperatura dipendente,
varia a seconda della temperatura che si considera. È possibile conoscere il calore
specifico del latte attraverso una misura diretta oppure utilizzando formule di calcolo che
prevedono di conoscere la composizione chimica dell’alimento, attraverso la sommatoria
dei calori specifici dei singoli componenti alla medesima temperatura considerata.
2. CONDUCIBILITÀ TERMICA: esprime la velocità di trasferimento del calore lungo la
sezione dell’alimento. Anche in questo caso è possibile calcolarla indirettamente
attraverso la sommatoria delle conducibilità dei singoli componenti. In questo caso
ultimo occorre considerare la probabile presenza di aria.
3. DENSITÀ: in questo caso vale lo stesso discorso precedente. Occorre considerare che se
il grasso cristallizza tende ad aumentare la densità. Il grasso del latte è totalmente
8
liquido a +40°C mentre è totalmente solido a -40°C. All’aumentare della composizione
in grasso (da latte a panna) tende a diminuire
la densità. Si ha un effetto complessivamente
inverso della temperatura sulla densità del
latte. Tendenzialmente i m.o. hanno densità
superiore rispetto al latte (es: 1,1/1,2 vs 1,03),
tuttavia questa differenza di densità ci informa
sulla possibilità di dare separazione centrifuga.
4. VISCOSITÀ: proprietà temperatura-
dipendente dei fluidi di opporsi al flusso grazie
ad interazioni che esistono nel fluido stesso.
Dipende dalla composizione del latte, dal volume
occupato dalle particelle disperse rispetto al
solvente. A 20°C la viscosità del latte intero è
circa 2,0 mPa/s. A bassa
temperatura e limitate
velocità di taglio il
comportamento reologico del latte crudo non è perfettamente
newtoniano, ma è pseudoplastico. Questa immagine dà un’idea
del peso relativo della frazione caseinica, sieroproteica e
zuccherina sulla viscosità del latte magro. In generale
aumentando il tenore di grasso aumenta la viscosità,
aumentando la temperatura la viscosità diminuisce.
5. CONDUCIBILITÀ ELETTRICA: è importante
conoscerla a scopi analitici (una delle misure utilizzata
per valutare lo stato di salute delle vacche, come la
mastite, in quanto aumentano prodotti clorurati ed a
base di sodio, abbassando il contenuto di caseine).
Tuttavia, può essere importante per progettare
trattamenti ohmici. La tabella mostra come una
modificazione della componente del latte può influire
sulla conducibilità elettrica (se ad esempio il lattosio
viene metabolizzato a lattato di sodio, la conducibilità
delle due sostanze è nettamente differente).
9
6. PUNTO CRIOSCOPICO: il punto di congelamento del latte deve essere inferiore a
-0,52°C, mentre valori superiori indicano annacquamento. Questa temperatura dipende
principalmente dal contenuto in lattosio e Sali, ed è abbassato da acidificazione.
7. PUNTO DI EBOLLIZIONE: il punto di ebollizione di una soluzione varia in funzione
della concentrazione in soluti. La differenza tra il punto di ebollizione di una soluzione e
quello del solvente puro è detta innalzamento ebulloscopico BPE. Anche l’innalzamento
ebulloscopico è proporzionale alla molalità della soluzione. Il punto di ebollizione del
latte a pressione atmosferica è di 100,15°C, ed è una proprietà fondamentale per gestire
le operazioni di concentrazione del latte.
8. PRESSIONE OSMOTICA: è importante per le operazioni di separazione attraverso
membrana densa in quanto la separazione dell’acqua richiede l’applicazione di una
pressione atta a superare la pressione osmotica del fluido in concentrazione. Membrane
di NF lasciano permeare ioni monovalenti e quindi l’aumento di pressione osmotica è
inferiore rispetto a quanto accade con l’osmosi.
9. pH ED ACIDITÀ TITOLABILE: anche il pH &egra
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