TECNOLOGIA DELLE CONSERVE DI ORIGINE VEGETALE
Conservazione degli alimenti mediante acidi
Nell’industria alimentare è molto diffusa la produzione di sottaceti (come si può vedere dai
supermercati) per l’effetto che ha l’acido acetico nell’inibire lo sviluppo microbico che si
accompagna alle caratteristiche sensoriali che l’acidificazione può trasmettere al prodotto.
La causa dell’effetto conservante che hanno gli acidi su un prodotto è:
● concentrazione idrogenionica → pH; a basso pH ci sono organismi che non si
sviluppano come il Cl. Botulinum e le sue spore.
● tossicità della molecola.
● tossicità dell’anione.
Non basta l’acidificazione per definire un prodotto conserva ma c’è bisogno che abbia subito
un trattamento di sterilizzazione; in condizioni di acidità i microrganismi sono più sensibili
alla temperatura e pertanto è possibile utilizzare condizioni di tempo-temperatura meno
severe.
Fino a che non si effettua una sterilizzazione non si ha che una semiconserva: si ha dunque un
prodotto a durata minore.
Gli acidi maggiormente utilizzati sono:
● acido lattico → prodotti la cui conservabilità è determinata dalla fermentazione degli
zuccheri presenti nel vegetale.
Consiste nella formazione di acido lattico soprattutto e acido acetico in misura minore
a partire degli zuccheri presenti nei vegetali; si cerca di creare le condizioni ottimali
per lo sviluppo dei fermenti lattici.
Nonostante prima di questo processo venga preparato il vegetale in tutto e per tutto
(lavaggio, mondatura… ) rimane ugualmente una microflora di tipo aerobico che
potrebbe contenere qualche tipologia di batterio lattico; in ogni caso vanno eliminate
tutte le forme di batteri anaerobi indesiderati e ciò viene fatto inibendole sfruttando le
salamoie. Il processo inizia con una corretta concentrazione di sale (5-8%) ad una
temperatura ottimale (18-22°C), l’anaerobiosi verrà creata dallo sviluppo stesso dei
microrganismi.
Va detto che è fondamentale la presenza di zuccheri perché è ciò di cui si nutriranno i
microrganismi di cui dobbiamo favorire lo sviluppo. Nel caso in cui lo zucchero sia
poco , come nel caso delle olive fermentate, a cui è stato svolto un lavaggio molto
spinto, è possibile aggiungere delle colture starter o dello zucchero che favorisca
l’innestarsi della reazione.
Il primo microrganismo a svilupparsi è Leuconostoc mesenteroides che è un
microrganismo eterofermentativo e gassogeno che produce anidride carbonica che si
ritroverà nei prodotti insieme a acido lattico, acido acetico, etanolo; ciò permetterà
anche lo sviluppo dell’anaerobiosi che permette la continuazione della fermentazione
lattica.
Bisogna tener conto che c’è un susseguirsi di batteri lattici, in quanto essi stessi
provocando una certa acidità vanno ad abbassare il pH ed ad inibire il proprio
sviluppo a favore di altri batteri.
A questo proposito questo microrganismo si auto-inibisce a pH 4 a favore di
Lactobacillus brevis c he fermenta i pentosani ed è anch’esso gassogeno.
Anche questo abbassando il pH si auto-inibisce e lascia spazio a Pediococcus
cerevisiae e Lactobacillus plantarum che producono una maggior quantità di acido
lattico ed permettono al prodotto di raggiungere un’acidità pari a pH 3,2-3,5.
La lunghezza di questo processo è variabile da qualche settimana a qualche mese.
Bisogna stare attenti alla concentrazione della salamoia per via del fatto che alcuni
processi di osmosi per cui andranno ad essere inattivate le cellule microbiche
avverranno anche nell cellule vegetali; quindi sarebbe opportuno, per evitare
fenomeni di raggrinzimento raggiungere la corretta concentrazione di sale a poco a
poco in modo che il vegetale perda del liquido e diluisca la salamoia, aggiungendo
però del sale affinché la concentrazione di sale sia garantita in ogni caso.
Se la concentrazione della salamoia è troppo bassa si possono sviluppare
microrganismi indesiderati.
In alcune industrie alimentari avviene la produzione di semilavorati contenenti
un’altissima concentrazione di sale (15-20%) e che hanno pertanto una shelf-life fino
a sei mesi. Queste materie prime possono essere utilizzate per effettuare una
fermentazione ma vanno prima dissalate con diversi lavaggi da circa 8h facendo
attenzione a non creare le condizioni per lo sviluppo batterico indesiderato (va
cambiata continuamente l’acqua di lavaggio). Naturalmente si può fare anche a partire
da prodotto fresco (sarà più buono).
● acido acetico → prodotti la cui conservabilità è determinata dalla presenza di aceto.
A questo proposito va detto che l’aceto è il prodotto che si ottiene per fermentazione
dell’etanolo presente nel vino in presenza di ossigeno e acqua; l’etanolo si converte in
acido acetico tramite l’azione di microrganismi della specie acetobacter. Presenta una
percentuale di acido acetico pari al 6% e un pH tra il 2,8 e il 3,3.
Nell’industria delle conserve si utilizza l’aceto di vino bianco perchè quello di vino
rosso può causare imbrunimento; in alcuni prodotti di nicchia è previsto l’utilizzo di
aceti di vino rosso ma va prestata attenzione a questo fenomeno.
L’aceto, inoltre, va stabilizzato perché i microrganismi acetobacter possono
degradarlo ad acqua e anidride carbonica: va sottoposto a trattamenti di
sterilizzazione, trattamenti termici, filtrazione ecc, oltre al fatto che sono sensibili alla
presenza di sale fino al 2-3%. E’ permessa la presenza di anidride solforosa fino a 170
ml/L.
L’aceto viene chiarificato per ridurre tannini (che possono reagire con un eventuale
presenza di ferro nell’acqua o nel vegetale) e sostanze azotate e può essere
aromatizzato (se si utilizzano olii essenziali può rendersi necessario l’utilizzo di
emulsionanti).
Come possiamo comprendere se i sottaceti sono conserve o semiconserve?
Innanzitutto questo concetto è legato al concetto di sterilizzazione: se da una parte il
fatto che ci si trovi davanti ad una conserva può essere rassicurante, dal punto di vista
della sicurezza, dall’altra può ridurre le caratteristiche sensoriali del prodotto.
Ciò implica che sia possibile commercializzare i sottaceti come semiconserve; nel
caso di questi ultimi dovranno presentare una quantità di acido acetico ridotta.
NB: i primi due vanno necessariamente sterilizzati per poter essere commercializzati.
In molti prodotti viene aggiunto acido citrico per cui non c’è una limitazione prevista per
legge ma solo una limitazione a livello sensoriale.
Ruolo dell’olio negli alimenti conservati
Il ruolo dell’olio in questa tipologia di alimenti non ha nulla a che fare con l’attività
antimicrobica, anche se c’è meno ossigeno non crea un’anaerobiosi tale da poter prolungare
la shelf-life. Anzi a pH alto potrebbe essere pericolosa: ci sono dei prodotti come le
melanzane sott’olio che, se non sono sottoposte ad un processo di acidificazione e non sono
sterilizzate adeguatamente possono, dato il pH essere un alimento a rischio per quanto
riguarda Clostridium botulinum
.
L’olio ha come unica funzionalità quella di conferire caratteristiche sensoriali al prodotto e di
proteggerlo dall’aria e quindi dall’ossigeno.
Il prodotto deve essere sterilizzato.
Ruolo degli zuccheri negli alimenti conservati
Per quanto riguarda gli zuccheri hanno effetti su:
● pressione osmotica.
● limitazione della disponibilità di acqua.
● limitazione disponibilità di ossigeno.
Fino a concentrazioni del 10-15%, lo zucchero favorisce lo sviluppo microbico; a
concentrazioni superiori incomincia la sua attività inibitoria:
● > 20-25% → inibizione batteri.
● > 50% → inibizione lieviti.
Bisogna quindi superare di molto il 50% (59%) per poter abbassare l’attività dell’acqua (aw)
a 0.90; nel caso del sale l’attività dell’acqua si abbassa con concentrazioni inferiori (14,19%).
Esistono delle eccezioni: i microrganismi osmofili sopportano fino al 70% di zucchero.
Gli zuccheri utilizzati nell’industria delle conserve sono:
Per quanto riguarda il mais, ricordiamo che può subire due tipologie di molitura:
● a secco → permette di dividere il mais nelle sue parti anatomiche.
● ad umido → si utilizza per la separazione delle componenti molecolari; permette la
separazione delle parti.
○ lipidica
○ proteica
○ amilacia : il mais è costituito dal 70% di amido, il quale a sua volta è costituito
da diversi polimeri di unità di glucosio.
■ amilopectina → fino a 2000 unità di glucosio.
■ amilosio → fino a 3000 unità di glucosio.
Esistono enzimi che sono in grado di idrolizzare questi polimeri in unità di
glucosio.
● amiloglucosidasi.
● alfa-amilasi.
● beta-amilasi.
● pullulanasi.
A partire da ciò si possono ottenere:
● maltosio.
● destrosio
● fruttosio (per isomerizzazione)
Grazie a ciò si possono ottenere gli sciroppi di glucosio che si distinguono in base al numero
di destrosio equivalente (DE); quest’ultimo sta ad indicare la quantità di glucosio presente,
ovvero quanto è stato idrolizzato l’amido (a mano a mano che aumenta il DE, vediamo un
aumento del glucosio).
Le diverse qualità di sciroppo di glucosio si differenzieranno anche da altre caratteristiche:
● residuo secco.
● dolcezza.
● viscosità.
● capacità di abbassare il punto crioscopico.
● percentuale di solidi fermentescibili.
● idrofobicità
Es. amido
Solitamente l’amido non è dolce quindi la dolcezza aumenta all’aumentare della quantità di
DE; nei nostri zuccheri semplici ci sono diversi livello di dolcezza.
In funzione della temperatura vediamo che il fruttosio, quando diminuisce la temperatura,
aumenta la sua dolcezza, motivo per il quale viene solitamente utilizzato per i succhi di frutta.
All'aumentare la quantità di DE aumenta anche:
● reazioni di imbrunimento.
● l’abbassamento del punto di congelamento.
● pressione osmotica.
● fermentescibilità.
Riguardo, invece, il Mosto Concentrato Rettificato è un mosto che, se sottoposto a
vinificazione, produrrebbe un vino di bassa qualità; per ottenere zucchero d’uva questo mosto
viene fatto passare attraverso resine scambiatrici per eliminare la presenza di acidi, sali
minerali, sostanze azotate e fenoli. Eliminando tutti quei componenti che non sono né
glucosio né fruttosio viene concentrato senza esporlo a fuoco diretto per evitare la
caramellizzazione degli zuccheri ma tramite evaporazione degli zuccheri.
Principali operazioni dell’industria delle conserve vegetali
Il prodotto, una volta ricevuto in azienda, viene sottoposto ad una serie di operazioni di
preparazione che consistono nel preparare il materiale necessario per la preparazione del
prodotto finito.
● eliminare i corpi estranei mediante una pulitura a secco e lavaggio:
○ mondatura.
○ denocciolatura.
○ depicciolatura.
○ pelatura
● eliminare materiale non idoneo mediante cernita → prodotto marcio o non maturo.
● sottoporre a calibrazione per fare una classificazione per dimensione.
Dopo di che avrò tutte le operazioni di pretrattamento:
● scottatura → comune a quasi tutti i processi.
● concentrazione per evaporazione → non viene fatta sempre.
A questo punto si ha la fase di riempimento, seguito da una delle seguenti alternative:
● confezionamento e sterilizzazione.
● sterilizzazione e confezionamento asettico.
Lavaggio
Quando il prodotto arriva in azienda, ancora prima che lo si sottoponga a lavaggio lo si può
sottoporre ad una pulitura a secco per ventilazione (soprattutto quando il prodotto è stato
raccolto meccanicamente) in modo da togliere materiali leggeri come le foglie.
Dopo di che si sottopone a lavaggio: ne esistono di due tipologie che durante il processo
produttivo si possono usare anche in azione combinata:
● per immersione : introdurre in una vasca con acqua ed estrarre tramite un nastro che ne
permetta anche la sgrondatura all’uscita.
Nella vasca c’è continuo scambio di acqua ma non ci sono necessariamente elementi
di agitazione che però possono essere introdotti per rendere più efficace il processo.
L’agitazione è
● idraulica
: fatta con acqua sotto pressione.
● pneumatica : fatta con l’introduzione di aria compressa.
● meccanica con:
○ pale rotanti.
○ coclea.
○ cilindro forato (parzialmente immerso in acqua) → specifico per
prodotti resistenti.
● per aspersione : in genere è successivo al primo grossolano lavaggio in vasca o ad un
processo di mondatura o simili (es. mezze pesche per le pesche sciroppate: vengono
pelate e poi lavate per aspersione).
Consiste nel collocare il prodotto su un nastro e sottoporlo al lavaggio; l’efficienza
dipende da:
○ pressione e portata dell’acqua.
○ numero, forma, disposizione dei getti.
○ distanza getti prodotto.
○ tempo di permanenza del prodotto sotto i getti.
Le tipologie sono le seguenti:
○ lavaggio su nastro a rete.
○ lavaggio su calibratrice a vibrazioni → lamponi.
○ lavaggio su nastro a rulli → per prodotti sferici; il prodotto avanza a mano a
mano ed essendo dello stesso diametro dei rulli ruota e viene meglio esposto ai
getti d’acqua.
○ lavaggio in calibratrice a tamburo .
Sistemi di lavaggio combinati
Sono dei sistemi di lavaggio in cui il prodotto viene passato prima in vasca (lavaggio per
immersione) e successivamente sul nastro (lavaggio per aspersione). Per ultimare il lavaggio
si utilizza l’acqua di rete (nel lavaggio per aspersione).
Dell’immagine si vedono anche delle pedane sulle quali s collocano gli operatori in modo da
svolgere anche un controllo simultaneo.
Lavaggio per flottazione
Il lavaggio per flottazione è un processo che consiste non solo nel lavaggio del prodotto ma
anche in l'eliminazione delle impurità leggere e pesanti (foglie, baccelli o pietre) ed è ina
prima fase comune a tutti i prodotti.
Cernita
Una seconda fase è quella della cernita che consiste nella separazione dei prodotti sani ed
idonei ad una trasformazione da quelli che non sono destinabili a quella stessa
trasformazione.
Può e viene fatta nella maggioranza dei casi manualmente da un operatore ma può essere
fatta anche meccanicamente tramite sensori (generalmente distingue in base al colore: es.
pomodoro che deve essere rosso). Sono meccanismi molto veloci.
Fondamentalmente, il motivo per cui viene fatta manualmente è che i difetti possono essere
così diversi che non esistono sensori in grado di discriminarli tutti; quindi si può utilizzare un
pre-processing in campo.
Una volta arrivati all’industria si trovano dei nastri trasportatori destinati alla cernita.
Sono costituiti da:
● nastro trasportatore su cui scorre il prodotto.
● pedana per gli operatori che rimuovono il materiale non idoneo dal nastro
trasportatore spostandolo su un nastro trasportatore adibito a portare gli scarti nella
loro cavità o nella cavità adibita ad altre trasformazioni per cui il prodotto è, invece,
adeguato.
E’ un procedimento che richiede molto tempo.
Per questo tipo di attività è richiesto che:
● il personale sia responsabile e competente.
● lavori sotto una buona luce.
● i turni siano brevi → lavoro stancante (e alienante).
Nel caso di prodotti di nicchia, qualità molto alta è possibile utilizzare un rullo con paratie in
modo da far passare il prodotto nelle aree più esterne, in modo che il prodotto ritenuto idoneo
sia collocato al centro. In questo modo non si toglie lo scarto ma si sceglie il prodotto
migliore.
Operazione ancora più lenta e precisa.
Calibratura
La calibratura può avere due scopi:
● commerciali → hanno lo scopo di migliorare l’aspetto del prodotto in modo che sa, ad
esempio, uniforme.
Comporta una classificazione di tipo commerciale anche se non determinata da una
legislazione specifica (es. piselli fini, medi...).
● tecnologici → ha lo scopo di agevolare le varie fasi produttive (ad esempio, la
macchina per spremere le olive prevede che tutte le olive abbiano una data
dimensione).
La calibratura viene solitamente effettuata in maniera meccanica attraverso l’utilizzo di
diverse macchine in serie; ogni macchina divide il lotto in due sotto-lotti, per cui: numero
lotti = numero di calibratrici + 1 .
La calibratura viene, generalmente, effettuata con prodotti che sono più resistenti; alcuni
prodotti possono richiedere più di una calibratura.
Esiste più di una tipologia:
● per vibrazione → dipende dalla dimensione.
Sono composte da ripiani leggermente inclinati mantenuti in vibrazione e che siano
regolabili in ampiezza e frequenza; sono l’inclinazione e la vibrazione a far spostare
in avanti il prodotto.
E’ tipica per prodotti facilmente danneggiabili come fragole, lamponi, ciliegie; è
organizzata in modo da avere prima fori più piccoli e poi più grandi in modo da
effettuare una divisione per dimensione (possono essere anche sbarre di diverse
dimensioni).
In basso sono presenti ulteriori divisioni che permettono la raccolta dei sotto-lotti
separatamente.
● a tappeto → dipende dalla dimensione.
Sono usate per prodotti delicati: sono nastri metallici ricoperti da mat
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