TECNOLOGIA DELLE CONSERVE DI ORIGINE VEGETALE
Schema % delle conserve, di diverso tipo, nel mondo:
Le principali aree di conserve sono Europa e stati uniti. Negli stati
uniti il 50% è dalla California. Gli USA hanno quasi tutta la frutta
processata.
Il Sud America ha un 9%, e in particolare Brasile e Cile.
L’india è uno dei principali produttori di frutta fresca, NON LA
TRASFORMA, infatti ha una % molto bassa. Il Giappone è un
paese importatore per eccellenza, non produce molto.
COSTI D’INDUSTRIA:
Molte volte le industrie preferiscono fare i pretrattamenti
direttamente in campo per diminuire il costo di manodopera.
Il guadagno non è altissimo e hanno un limitato valore aggiunto. Di
solito rinnovano il prodotto cambiando il
modo in cui lo si presenta sul mercato.
In generale nel mondo, si tratta di un settore
in cui le industrie sono abbastanza piccole,
c’è una grande polverizzazione
dell’industria. Molte industrie con pochi
addetti generalmente. Ma ci sono anche
molte multinazionali (vedere foto).
Guardando tutte le filiere alimentari: Le
conserve vegetali rappresentano il 3,9%; i
succhi lo 0,7% mentre il 3,1% sono i surgelati.
STRUTTURA E PRODUZIONE DELL’INDUSTRIA DELLE CONSERVE E SEMICONSERVE
ALIMENTARI
L’industria alimentare ha un basso
valore aggiunto con un costo del
personale che indice significativamente.
→
DERIVATI DEL POMODORO è un orgoglio per
l’Italia. Vedendo dalla tabella l’87,7% dei pomodori è
destinato alla trasformazione. Mentre la Cina, seppur
essendo la prima produttrice, ne trasforma solo il
6,5%.
L’Italia è il principale esportatore di derivati dal
pomodoro, seguito da Cina, USA, Spagna, ecc.
Ma quali sono questi derivati?
In primis il concentrato di pomodoro, poi i pomodori
pelati ed infine le varie salse. Queste ultime più diffuse
nei paesi nordici dove utilizzano più sughi pronti,
ketchup, zuppe, ecc.
In Italia ci sono principalmente due poli agro-industriali:
1. Parma e Piacenza: per concentrati e passate,
abbiamo 30 aziende che trasformano oltre 20000
t/anno
2. Napoli e Salerno: per pelati e simili, dove
abbiamo aziende più piccole che lavorano
mediamente meno di 10000 t/anno.
ORTAGGI APPERTIZZATI AL
→
NATURALE
ORTAGGI SOTTACETO, SOTTOLIO E IN
→
SALAMOIA
In questo campo troviamo la concorrenza artigianale.
Di fatti sappiamo fare per esempio, le melanzane
sott’olio anche a casa. →
SUCCHI E NETTARI DI FRUTTA
Principalmente concentrati che poi
vengono ricostituiti e messi sul mercato
anche gradualmente.
CONSERVE E SEMI-CONSERVE
Questi prodotti conservati spesso cambiano radicalmente le caratteristiche sensoriali e fisiche del
prodotto, e si rendono anche pronti all’uso. Quando noi sottoponiamo queste materie prime a questi
trattamenti per renderli conservabili, cambiamo si le caratteristiche e allunghiamo la shelf-life, ma
anche la quantità di tossine, patogeni ed elementi rischiosi per la salute umana devono essere ridotti
se non eliminati.
CONSERVA:
Perché un prodotto sia definito conserva deve rispettare 2 condizioni: 1. Deve aver subito un
trattamento termico di sterilizzazione e 2. deve essere confezionato in un adatto contenitore ermetico
l’ermeticità è garantita è conserva, nel
(ermetico a tutto: gas, acqua, ecc.). finché momento in cui io
apro il contenitore non è più una conserva. Attuando queste 2 condizioni prolunghiamo la vita del
all’infinito e non c’è bisogno di
prodotto generare condizioni particolari per la loro conservabilità.
Per esempio una conserva non va in frigorifero.
Le conserve possono essere acide (pH<4,5) o non acide (pH>4,5). Il pH è molto importante perché
l’efficienza del trattamento termico, perché in condizioni di
questo andrà a determinare acidità e
quindi di pH basso, i microrganismi non si possono sviluppare. Quindi per le conserve non acide i
più drastici. Ecco perché il pH definisce l’efficacia
trattamenti sono del trattamento termico. Le
conserve poi possono essere batteriologicamente stabili fino a 30°C o a 55°C (per paesi tropicali o
sub-tropicali).
In teoria la conservabilità di una conserva è infinita nel tempo e indipendente da fattori ambientali
esterni e dalle condizioni di conservazione. In pratica fattori ambientali sfavorevoli (es. umidità,
calore, salsedine), talvolta combinati tra loro, possono accorciare la vita della conserva a causa della
perdita di ermeticità del contenitore, oppure si possono verificare lentissime reazioni chimiche che
dell’alimento.
producono modifiche sensoriali
SEMICONSERVE:
Sono tutti quei prodotti che subiscono trattamenti diversi da quelli sopra citati per le conserve.
Per definizione il tempo di conservazione delle semiconserve dipende dalle condizioni di
conservazione.
Nel gruppo delle semiconserve rientrano i prodotti pastorizzati e quelli la cui conservazione è ottenuta
mediane l’uso di sostanze in grado di impedire/selezionare lo sviluppo microbico (sale, aceto,
zucchero, alcol etilico, ecc.) oppure mediamo la formazione di condizioni ambientali sfavorevoli
tramite fermentazione, affumicamento, essiccamento, congelamento, ecc. Anche qui in base al pH
abbiamo: ≥
- semiconserve con pH 4,5 pastorizzate: devono aver subito un trattamento di pastorizzazione e
sono confezionate in contenitori ermetici. Devono riportare in etichetta la dicitura: “da conservare in
frigorifero”.
- semiconserve a qualsiasi pH: sia mediante aggiunta di sostanze inibitrici dello sviluppo microbico
sia mediante processi atti a conferire al prodotto particolari caratteristiche protettive: prodotti
acidificati, salati, fermentati, affumicati, essiccati, liofilizzati, congelati, sotto alcool, ecc. possono
richiedere meno confezione ermetica.
LA CONSERVAZIONE DEGLI ALIMENTI MEDIANTE L’USO DEL CALORE risale al
1810 quando Nicolas Appert mise delle bottiglie a bagnomaria e producendo le prime conserve. Però
era destinato ai soldati Francesi che sfamarli durante la guerra, ma erano scomodi perché erano in
brevetta i contenitori metallici per alimenti. All’epoca per
vetro. Poi nello stesso anno Peter Durand era aprirle in quanto l’apriscatole venne inventato
fare una conserva ci volevano 6 ore e la difficoltà
30 anni dopo. Solo 50 anni dopo si capì il perché della conservazione grazie a Pasteur. Poi Hall e
Donkin brevettarono un metodo per fabbricare conserve di alimenti, copiato da Appert, ma usando
contenitori metallici.
STERILIZZAZIONE
La differenza tra sterilizzazione e pastorizzazione: la sterilizzazione è la condizione, insieme al
contenitore ermetico, che mi definisce la conserva. Ed è il trattamento termico di sterilizzazione che
ed all’inattivazione
conduce alla completa distruzione dei microrganismi, incluse le spore, degli
enzimi.
Non esistono delle condizioni termiche valide indiscriminatamente. La scelta della T°C e della durata
del trattamento dipende infatti sia dalle caratteristiche chimico-fisiche del mezzo (PH, tenore di
acqua, presenza di lipidi), sia dalla necessità di distruggere microrganismi sporigeni.
Lo scopo della sterilizzazione (concetto moderno di sterilizzazione) è quello di rendere stabile
l’alimento nel tempo, operando in modo tale da minimizzare le alterazioni del prodotto (sia di tipo
sensoriale, sia nutrizionale), causate dal trattamento: ciò si ottiene ottimizzando il binomio tempo-
temperatura.
PASTORIZZAZIONE
È il trattamento termico che consente la distruzione dei microrganismi patogeni e ridurre la carica
nell’alimento,
microbica oltre che inattivare parte degli enzimi. Ma non distrugge tutti i
Tale trattamento che consente di prolungare la conservabilità dell’alimento rispetto
microrganismi.
al prodotto non pastorizzato, è utilizzato per la produzione di semiconserve.
DISTRUZIONE TERMICA DEI MICRORGANISMI
PRIMA LEGGE DI BIGELOW: →
Qual è il primo effetto del trattamento termico 1°
–
LEGGE DI BIGELOW = Log N = log N0 t/D
Questa legge permette di conoscere, per un certo tipo
di microrganismo, il numero di microrganismi
sopravvissuti ad un trattamento termico effettuato ad
una determinata T°C costante. Fa riferimento ad una
T°C.
D= TEMPO DI RIDUZIONE DECIMALE. Che è il
tempo necessario per ridurre del 90% un
microrganismo.
Quindi in questo caso diminuisce il log della carica microbica rispetto al tempo e vediamo che la
carica microbica finale non diventa mai zero, ci sarà sempre la probabilità di trovare un
microrganismo in una quantità di prodotto. La STERILITÀ ASSOLUTA NON ESISTE.
La sterilità commerciale si ottiene a seguito di un trattamento termico in grado di ridurre di un certo
numero di ordini di grandezza una popolazione di spore di un microrganismo molto termoresistente.
→ è importante la carica microbica iniziale. ESEMPIO: per le conserve un trattamento di
sterilizzazione deve essere in grado di ridurre di 12 cicli logaritmici la popolazione di spore di
Clostridium Botulinum. Viene utilizzato come riferimento il Clostridium Botulinum, in quanto un
batterio anaerobio molto pericoloso. Il botulinum è molto pericoloso per questa tossina letale, e solo
1gr di questa tossina è in grado di uccidere 1 milione di persone. Quindi quando facciamo le conserve
a casa è importante aggiungere aceto all’acqua, quando si fa bollire, per diminuire il pH ed evitare la
crescita di microrganismi patogeni.
Il valore di D varia in base a diversi fattori.
Questi fattori sono:
- pH (se il prodotto è acido o meno)
Tenore d’acqua
-
- Presenza di lipidi: in quanto i lipidi hanno un
effetto di protezione nei confronti dei
microrganismi, quindi dovrò fare dei trattamenti
più drastici (tipo per la pastorizzazione dell’uovo
o della panna).
- Fase di crescita del microrganismo
- Tipo di microrganismo
Vediamo che il tempo di trattamento e le relative T°C, sono più alte per le spore (S), piuttosto che
per le forme vegetative (m).
SECONDA EQUAZIONE DI BIGELOW
Log (D1/D2) = (t2-t1)/Z
Introdotta nella 2° guerra mondiale, sempre per sfamare i
soldati.
Permette di conoscere, per un certo tipo di microrganismo, il
numero di microrganismi sopravvissuti ad un trattamento
termico effettuato ad una determinata T°C costante.
Nella prima equazione si parla di una temperatura, una sola.
Mentre la seconda equazione mette in relazione D in funzione
della T°C di trattamento. Quindi mette in relazione il tempo di
distruzione quel microrganismo in quelle
determinate condizioni (di pH ecc.) a quella T°C.
Anche qui sull’asse delle Y abbiamo una scala
logaritmica. E qua abbiamo il parametro Z che è
la differenza di T°C (in questo caso 112-
97=15°C) che determina una variazione di 10
volte di D, in altri termini rappresenta
quell’aumento di T°C che determina
un’accelerazione di 10 volte della velocità di
distruzione termica del microrganismo.
Dalla tabella vediamo che lo Z dei
microrganismi è inferiore a quello delle reazioni.
La retta rossa (quella che non è parallela alle
altre), è la retta di sterilizzazione. Quindi tutti gli
abbinamenti di T°C e t portano allo stesso effetto
sterilizzante. Da questa pendenza io posso dedurre
lo Z, ho lo stesso effetto ma con condizioni
differenti. Le altre linee (in verde, quelle parallele)
sono le linee di distruzione della vitamina C al 100,
75, 50 3 25% di distruzione. Quindi l’aumento di
10°C accelera di 10 volte la sterilizzazione ma non
riesce a distruggere del tutto la vit. C; se siamo nel
punto di intersezione tra la retta di sterilizzazione e
la retta del 25% di distruzione (circa 135°C per
poco più di 1 secondo). Quindi bisogna sterilizzare
ma cercando di minimizzare al massimo il danno
termico. →
GRAFICO nella zona di UHT: a T°C alte e tempi io riesco a sterilizzare senza imbrunire il latte.
Mentre sopra la soglia di imbrunimento ho T°C più basse e t più lunghi e non va bene.
Nella 1° eq. consideriamo che la T°C sia sempre costante,
c’è una fase
ma in realtà nei processi, la T° varia. Di solito
di riscaldamento, una di sosta, ed una di raffreddamento.
Il rapporto Log N0/N; è il rapporto di come sto riducendo
la mia popolazione. L’integrale di 1/D in funzione del
tempo, la risoluzione di questo mi permetterà di sapere
quante riduzioni decimali ho fatto della mia popolazione.
È chiaro che sarebbe l’area sotto la curva del grafico a dx
in basso. Questo è il primo enunciato di bigelow.
Il trattamento a cui noi andiamo a sottoporre il prodotto,
deve essere la T°C nel punto più sfavorevole del
contenitore, in modo da garantire che tutto il prodotto
abbiamo subito la sterilizzazione.
Nei prodotti solidi, il punto più sfavorito termicamente è
quello centrale, qui la trasmissione avviene per
conduzione. Nel caso di prodotti solidi immersi in un
liquido, tipo i piselli in salamoia, anche lì sarà il punto
centrale quello sfavorito.
i prodotti liquidi poco viscosi, la trasmissione avviene
per convezione quindi qualsiasi punto è la stessa cosa.
Per un prodotto viscoso invece, non si sa bene come
posizione il dataloger, in quanto dipenderà dalla viscosità
del prodotto e anche dallo spazio di testa.
A seconda della dinamica dei fluidi può esserci un
flusso laminare (a), o turbolento (b). la differenza tra
questi due è la uniformità di flusso di velocità di
passaggio attraverso la tubatura. Quindi il t di
permanenza di ogni particella, se il flusso è laminare,
non è costate: la velocità media è la metà della
velocità massima, quindi c’è una grande eterogeneità.
Le particelle che si trovano a contatto con la parete,
può succedere, che abbiamo un tempo di permanenza
più basso rispetto a quelle centrali (vedere le frecce
del flusso laminare).
Nel flusso laminare, per esempio se D= 2 secondi, e
le particelle vicino alla tubatura hanno un tempo di
percorrenza di 6 s mentre quelle al centro hanno un t
di permanenza di 36 secondi, perché la velocità è
maggiore; quante riduzioni decimali avrò fatto delle
particelle che si trovano vicino alla parte? 6/2=3.
Mentre quelle al centro 32/2=18. In un caso ho
ottenuto solo 3 riduzioni ed il prodotto non è sterile.
L’altro ne ha fatte 18 quindi il prodotto è sterile ma
probabilmente anche danneggiato termicamente,
dove c’è un flusso turbolento la velocità
quindi
media delle particelle è l’80-85% rispetto a quella
massima, quindi si cerca di provocare una
turbolenza, in modo tale da riuscire ad avere uno stesso trattamento termico in tutta la massa. Di solito
le industrie sovra trattano per essere sicuri che sia sterile, non si esagera, per evitare di danneggiare
il prodotto, ma è meglio sovra trattare che sotto trattare. Il trattamento in contenitore comunque
danneggia meno che in quello sfuso.
CONCETTI DI f0 e c0: sono il tempo in minuti; ma
f0 è riferito al microrganismo e c0 alla reazione.
Il parametro f0 di un trattamento termico qualsiasi,
rappresenta i minuiti equivalenti di quel trattamento,
a 121°C. Di solito è riferito alla distruzione
l’effetto
microbica in base allo z scelto. F0 indica
sterilizzante.
Mentre il paramento c0 di un trattamento termico
indica l’effetto cottura e rappresenta i
qualsiasi, di quel trattamento a 100°C. di solito è riferito all’effetto chimico in base allo z
minuti equivalenti
scelto.
Di solito l’azienda dà indicazioni su quale deve essere f0. L’azienda in base agli impianti che ha deve
assicurare che raggiunga l’f0 richiesto.
DOMANDE ESAME: cos’è conserva, semi conserva, sterilizzazione, pastorizzazione, qual è
l’effetto del calore sui microrganismi e l’evoluzione delle autoclavi.
LA CONSERVAZIONE DEGLI ALIMENTI MEDIANTE L’USO DEL SALE
→
L’effetto del sale sui microrganismi possibile domanda.
Nell’industria delle conserve viene utilizzata una salamoia a diverse concentrazioni.
Il sale ha effetti distruttivi sui microrganismi, perché crea delle condizioni tali da evitare il loro
sviluppo. Sono 4 gli effetti che provoca:
1. Il sale in soluzione acquosa, cioè in salamoia,
esercita pressione osmotica. La pressione
osmotica è una proprietà colligativa e dipende
dal n° di molecole in soluzione. Quindi se
andiamo a considerare il peso molecolare del
sale (NaCl) è 58,5 e quella del saccarosio che
è 342, ad una pari concentrazione chi esercita
una maggiore pressione osmotica? Per esempio ho di entrambe 100 gr in 1000 gr di h2o,
l’NaCL esercita una dell’NaCl sarà maggiore
pressione maggiore, perché il numero di moli
del numero di moli del saccarosio. Perché 1100/342 = 3,2 mentre 1100/58,5 = 18,9. Questo
andrà a generare una maggiore pressione
osmotica nella soluzione di sale rispetto a
quella con il saccarosio. Cosa significa
pressione osmotica?
Nella isotonica c’è equilibrio, i puntini sono
uguali. Nella ipotonica i pallini sono di più in
quello interno quindi per la pressione osmotica,
la parte esterna va verso l’interno e la cellula
andrà ad esplodere; mentre nell’ipertonica
all’esterno abbiamo una maggiore quantità di
soluti, tipo il sale cioè la salamoia, quindi
dall’interno, tipo di un a
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Domande e risposte Tecnologie delle conserve di origine vegetale
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Tecnologie delle Conserve di Origine Vegetale con Domande Esame