1) Descrivere il principio di funzionamento delle
snocciolatrici che non mantengono l’integrità del frutto.
E’ possibile usare la stessa macchina per snocciolare
olive e pesche? Che accorgimenti bisogna adottare?
Le snocciolatrici che non mantengono l’integrità del frutto sono caratterizzate
da due cilindri rotanti, uno costituito da gomma elstica modellabile e l’altro
costituito da dischi distanziati. Questa modalità non mantiene l’integrità del
frutto e può essere utilizzata sia per snocciolare olive che per snocciolare
pesche; l’unico aspetto di cui si deve tenere conto è la grandezza del seme che
andrà ad influenzare la distanza tra i dischi del cilindro a dischi che dovrà essere
inferiore al seme. Il frutto viene fatto passare in mezzo a questi due rulli, la
polpa passa tra i dischi mentre il seme no. Ci saranno poi dei sistemi di pulizia
che elimineranno la polpa eventualmente attaccata al nocciolo. Con questa
macchina non è importante avere la calibrazione del frutto ma è importante
avere la giusta distanza tra i dischi.
2) Descrivere il principio di funzionamento delle
snocciolatrici che si utilizzano per produrre le mezze
pesche.
Le snocciolatrici che si usano per produrre le mezze pesche mantengono
l’integrità del prodotto. Le pesche sono posizionate in modo tale che le lame
possano tagliare lungo la linea di struttura. Le lame tagliano anche il nocciolo
che verrà successivamente eliminato con una lama a cucchiaio. Ado oggi ci
sono le lame zigrinate in grado di tagliare la pesca e strappare il nocciolo. Una
volta snocciolate le pesche sono rivolte vero l’alto in una fase chiamata cup-up
in cui si controlla che siano effettivamente state snocciolate e sono fatte
passare in rulli vibranti che trattengono le pesche e fanno passare il nocciolo.
Successivamente si ha la fase di cup-down dove le mezze pesche sono rivolte
verso il basso in modo tale da favorire la pelatura
3) Effetti della scottatura nei derivati di pomodoro, nei
piselli, nei fagioli e nei fagiolini
La scottatura è un processo di pretrattamento che modifica le caratteristiche del
prodotto. La scottatura può avvenire in 3 modalità diverse che sono: utilizzo di
acqua calda che deve avere delle caratteristiche specifiche in base al prodotto
che sto trattando (durezza), utilizzo di vapore che potrebbe allontanare le
sostanze idrosolubili e utilizzo di aria calda soprattutto per i prodotti essicati. La
scottatura è una processo di blanching, ovvero mi permette di inattivare gli
enzimi in modo tale da evitare imbrunimento ad opera delle polifenolossidasi o
degradazione delle pectine ad opera delle pectinolasi. Per quanto riguarda i
derivati del pomodoro distinguiamo due tipi di scottature: HOT BREAK e COLD
BREAK. HOT BREAK prevede lo scambio diretto di calore mediante miscelazione
con pomodoro già a 95 gradi e viene fatta sottovuoto in modo tale da non
degradare il licopene. Mediante questo metodo non vengono degradate le
pectine perché non si passa attraverso quelle temperature che attivano le
poligalatturonasi che degradano le pectine (polimeri di acido galatturonico). È
utilizzato principalmente per produrre passate e concentrati. COLD BREAK
invece prevede lo scambio indiretto di calore e arriva a una temperatura di 65-
70 gradi. Con questo metodo vengono toccate le temperature di attivazione
delle pectinolasi in modo tale da degradare le pectine. È utilizzato soprattutto
nella produzione del succo da bere in modo tale da renderlo il meno consistente
possibile.
Per quanto riguarda i piselli, la scottatura è effettuata in un tamburo rotante con
acqua a 90-95 gradi per circa 5-8 minuti, importante è la durezza dell’acqua che
deve essere tale da fornire la giusta consistenza ai piselli per la presenza di
calcio, ione bivalente che può indurire la struttura dei piselli formando dei ponti
nelle pectine. Questa fase è importante perché permette di: eliminare
MUCILLAGINI che possono intorbidire il liquido di governo e le sostanze
amarognole, gelificare parzialmente l’amido per poi completarlo durante la
sterilizzazione e stabilizzare il colore verde.
Per quanto riguarda i fagioli, la scottatura viene effettuata soltanto se la
reidratazione viene fatta con metodo tradizionale. Viene fatta a 85-90 gradi per
3-8 minuti con un’acqua con 8-10 gradi francesi di durezza. Questa fase
permette di completare la reidratazione rendendola più uniforme, per una
parziale gelatinizzazione dell’amido e per disareare il prodotto.
Per quanto riguarda i fagiolini, la scottatura viene effettuata con agitazione a 80
gradi per qualche secondo. Questo processo mi permette di: avere dei fagiolini
flessibili e rendere quindi più facile il confezionamento, fissare il colore verde ed
evitare la rottura del bacello.
4) Principali differenze tra conserve e semiconserve
CONSERVA:
- prodotto che ha subito trattamento di sterilizzazione e confezionato
ermeticamente
- acide se ph < 4.5 e non acide se ph > 4.5
- batteriologicamente stabili fino a 30 gradi e stabili fino a 55 gradi per paesi
tropicali o sub-tropicali
- fattori ambientali sfavorevoli possono accorciare la vita della conserva e
causare perdita di ermeticità, reazioni chimiche (modifiche sensoriali tipo
Maillard)
- gli imballaggi determinano la shelf-life del prodotto
- una volta aperto il prodotto non è più una conserva
SEMICONSERVA:
- prodotto che ha subito pastorizzazione o trattamenti diversi dalle conserve
- il tempo di conservazione delle semiconserve dipende dalle condizioni
ambientali di conservazione
- prodotti pastorizzati
- prodotti ottenuti mediante utilizzo di sostanze che impediscono sviluppo
microbico (sale,zucchero,aceto,alcol)
- prodotti ottenuti mediante l’uso di condizioni ambientali sfavorevoli
(affumicamento,essiccamento,congelamento)
- le semiconserve con ph > 4.5 pastorizzate hanno subito un trattamento di
pastorizzazione e sono conservate in contenitori ermetici e sull’etichetta hanno
la dicitura “da conservare in frigorifero”
- le semiconserve a ph qualsiasi possono richiedere o meno la confezione
ermetica
5) Differenza tra pastorizzazione e sterilizzazione
PASTORIZZAZIONE
Trattamento termico inferiore a 100 gradi
Utilizzata soprattutto per prodotti liquidi
Distrugge microrganismi patogeni in forma vegetativa e enzimi termolabili e
non le spore
Trattamento di conservazione a breve termine (semiconserve)
Particolarmente efficace se applicato a prodotti con ph<4.5 (non si sviluppano le
spore)
Durata e temperatura del trattamento dipendono dall’alimento, dal grado di
contaminazione e dagli obiettivi:
PASTORIZZAZIONE BASSA: 60-65 gradi per 30 secondi, utilizzata per alimenti
che andranno fermentati
PASTORIZZAZIONE ALTA: 75-85 gradi per 2 o 3 minuti
PASTORIZZAZIONE RAPIDA O HTST (high temperature short time): 75-85
gradi per 15-20 secondi.
Seguita da rapido raffreddamento per limitare sviluppo di microrganismi e
danno termico
STERILIZZAZIONE
Temperature superiori ai 100 gradi
Distrugge tutti i microrganismi comprese spore e enzimi termostabili
Trattamento di conservazione a lungo termine (anche anni)
Confezionamento in contenitori ermetici per mantenere la sterilizzazione
(CONSERVE)
Per conserve sterilizzate a pH>4.5 è definita come un trattamento che
consente di ottenere 12 riduzioni decimali di una popolazione di spore
di Clostridium botulinum
Per conserve con pH<4.5 il trattamento è più blando (anche <100 gradi)
Il numero di cellule sopravvissute diminuisce ma non si azzera mai
3 diversi tipi di sterilizzazione:
CLASSICA O APERTIZZAZIONE: 100-120 gradi per più di 20 minuti.
Effettuata su alimenti confezionati, può prevedere agitazione dei
contenitori
UHT INDIRETTO: 140-150 gradi per pochi secondi. Effettuata su alimenti
sfusi, con scambiatori di calore (HTST)
UHT O UPERIZZAZIONE: 140-150 gradi per pochi secondi. Effettuata con
vapore surriscaldato iniettato nel prodotto sfuso.
6) Definire equazioni di Bigelow e definire D e Z
Per la distruzione termica dei microrganismi si fa principalmente riferimento alle
leggi di Bigelow, la prima è logN=logN0-1/D dove N sono i microrganismi finali
mentre N0 sono quelli iniziali e D è il tempo per ridurre di 10 volte la carica
microbica. La seconda legge di Bigelow è data da log(D1/D2)=(t2-t1)/z dove
vengono messi a confronto tempi di riduzione decimali a due diverse
temperature. In questa equazione viene introdotto il parametro z che indica la
ariazione di 10 volte di D, ovvero l’aumento di temperatura che comporta
l’acceleramento della distruzione del microrganismo.
7) A cosa servono le fasi di preparazione e quali sono le
principali?
Le principali fasi di preparazione di un prodotto sono 3: lavaggio, cernita e
calibratura.
Lavaggio:
- Per immersione: può avvenire senza agitazione o con agitazione meccanica,
idraulica o pneumatica
- Per aspersione: getti di acqua cadono sul prodotto che passa su un nastro con
rulli che lo fa ruotare e separazione tra rulli permette la caduta dei corpi
estranei
- Per flottazione: il prodotto viene lasciato in una vasca e dal basso acqua a
pressione che crea un flusso in grado di separare corpi leggeri da corpi pesanti
Tendenzialmente vengono utilizzati dei sistemi di lavaggio combinati dove quello
per aspersione è l’ultimo e l’acqua utilizzata in questa fase è poi riciclata peri
lavaggi ad immersione precedenti.
Cernita:
8) Spiegare il principio di funzionamento delle riempitrici.
Il prodotto può essere prima sterilizzato e poi confezionato o viceversa. Nel caso
in cui la sterilizzazione avvenga sul prodotto già confezionato bisogna tener
conto che nella fase di riscaldamento l'acqua nel prodotto passerà da 20° a
120°C che causerà un aumento di volume del 6%. Per questo i contenitori
(solitamente bottiglie di vetro o contenitori in banda stagnata) non vengono
riempiti completamente lasciando tra prodotto e tappo uno spazio, chiamato
spazio di testa necessario per far fronte all'aumento di volume e per favorire la
turbolenza dovuta all'agitazione del prodotto quando si sterilizza in autoclave
ma pericoloso per la presenza di aria che deve essere quindi eliminata in fase di
chiusura. Prima del riempimento i contenitori devono essere lavati per eliminare
la polvere e frammenti metallici o di vetro.
Le riempitrici hanno queste caratteristiche:
1. la quantità deve essere uniforme e accuratamente misurata
2. non ci devono essere gocciolamenti
3. dispositivo “no can, no fill” (no contenitore, no riempimento)
4. deve essere versatile per dimensione e prodotto
5. facile cambio delle dimensioni del contenitore
6. senza spazi morti (evitare accumulo di polvere o marciumi)
7. le superfici a contatto con l'alimento non devono essere corrosive
Esse sono quindi classificate in base al prodotto che devono alimentare e sono:
1. Riempitrici per prodotti liquidi a bassa viscosità
- Imbottigliatrici (per succhi, nettari di frutta, passate di pomodoro)
Il volume dipende dalla dimensione del contenitore: le bottiglie arrivano con
nastro trasportatore, una ruota trasferisce le bottiglie su un pistone di
alimentazione che prema la bottiglia contro una valvola per iniziare il
riempimento che dipende dal prodotto che voglio alimentare: inizia il
riempimento per caduta libera del prodotto con fuoriuscita dell'aria presente
nella bottiglia oppure viene aspirata l'aria nella bottiglia perchè venga sostituita
con gas inerte e riempita con liquido caldo con creazione dello spazio di testa
- Riempitrici a cilindri dosatori, volumetrica ovvero il volume alimentato dipende
dalla capacità del cilindro dosatore (per confetture, succhi ricchi di polpa,
nettari, salse, baby foods e anche per liquidi ad alta viscosità) la campana di
alimentazione è collegata a cilindri dosatori muniti di pistoni che si muovono
verso il basso (mettendo in comunicazione il cilindro dosatore e il contenitore) e
verso l'alto (mettendo in comunicazione il cilindro dosatore e la campana)
grazie a una rotellina che scorre su una rotaia inclinata.
- Riempitrici a peso (per grossi bidoni di passate di pomodoro) dove il prodotto è
alimentato a diversa portata, all'inizio alta poi verso la fine diminuisce per
evitare schizzi o perdita di prodotto. Non sono contenitori che andranno ad
essere sterilizzati perché il prodotto è già sterilizzato prima.
- Riempitrici lineari (per l'aggiunta del liquido di governo quando nel contenitore
c'è già il solido) che permette la creazione dello spazio di testa grazie al
passaggio sul piano inclinato
2. Riempitrici per prodotti solidi
- Riempitrici a cilindri telescopici (per piselli e legumi, pelati, mezze pesche,
ciliegie, olive) sono polivalenti, riempiono sia per il prodotto che per la
dimensione del contenitore e sono costituite da vassoio superiore con tubi che
sporgono verso il basso dove sta un vassoio con tubi che vanno verso l'alto (con
diametro maggiore). Questi due vassoi possono avvicinarsi e allontanarsi in
base al volume desiderato. Il riempimento avviene in due fasi: alimentazione del
prodotto tra i due tubi e alimentazione del prodotto nel contenitore
- Riempitrici lineari (per prodotti più o meno sferici) prodotto alimentato
all'interno di un cilindro con lame che permettono la caduta del prodotto nel
contenitore e una scolmatrice che elimina il prodotto il eccesso per riciclarlo
- Riempitrici a contatore (per prodotti ben calibrati di buona apezzatura) che
contano i pezzi da introdurre nel contenitore
E' molto importante la precisione nel riempimento in quanto in etichetta la
conserve devono portare il peso netto e distinguiamo prodotti preconfezionati
CE (con la lettera “e” accanto al peso indicato in modo da garantire al
consumatore il peso o volume dichiarato) e preconfezionati senza “e” (venduti
su territorio nazionale)
9) Descrivere le operazioni e considerazioni da tener
presente per la chiusura dei contenitori
Una fase molto importante per la chiusura dei contenitori è la degasatura,
questo processo mi permette l’eliminazione dell’ossigeno dallo spazio di testa.
Successivamente devo verificare che il vuoto all’interno del contenitore sia
adatto mediante un metal detector. Tutti i contenitori che non presentano il
vuoto vengono allontanati.
L’obiettivo principale è quello di eliminare aria dallo spazio di testa, dai tessuti e
dal liquido di governo. Questo viene fatto mediante un preriscaldamento in un
tunnell dove viene raggiunto un vuoto medio-alto nel contenitore che è chiuso
solo parzialmente e non ancora ermeticamente. La chiusura ermetica avverrà
una volta uscito dal tunnel. Successivamente alla scottatura faccio un
riempimento a caldo con liquido di governo caldo e degasato e infine come
ultima fase ho il passaggio in camere sottovuoto.
La chiusura dei contenitori può essere fatta utilizzando diversi tappi:
- TAPPI A CORONA: chiusura meccanica garantita dalla scalanatura e l’ermeticità
è data dalla guarnizione
- TAPPI OMNIA: non c’è chiusura meccanica ma solo chiusura ermetica generata
dal vuoto e garantita dalla guarnizione
- TAPPI PRY-OFF: è garantita l’ermeticità grazie alla guarnzione che si attacca al
collo della bottiglia. Anche in questo caso la chiusura è garantita dal vuoto.
- TAPPI TWIST-OFF: in questo caso ho chiusura meccanica grazie alle spirali
presenti sulla bottiglia che vanno a coincidere con i ripiegamenti presenti sul
tappo. Queste spirali non continue mi permettono di applicare molto meno
sforzo rispetto a quello che dovrei applicare con una spirale continua. La
chiusura ermetica è garantita dai mastici. La capsula concava mi indica che è
presente il vuoto e che il prodotto è quindi integro.
- FONDELLO DI CHIUSURA: per i contenitori in base stagnata ho fondello di
chiusyra con guarnizione interna o mastice. Il fondello è appoggiato e chiuso in
due step, nel primo viene agganciato al corpo e nel secondo viene chiuso
ermeticamente. Sono operazioni fatte da due rollini
10) Descrivere la tecnologia di produzione dei piselli
appertizzati
Il pisello, o meglio la cultivar Pisum Sativum, è una leguminosa appartenente
alla famiglia delle fabaceae. Le piante di pisello hanno un fusto angoloso, hanno
dai 4 ai 10 semi globosi per ogni bacello e radici profonde e nodulate. Possiamo
averli sotto forma di granella secca o granella umida, la prima usata
principalmente per la mangimistica mentre la seconda utilizzata nell’industria
dei piselli apertizzati. Le cultivar possono avere semi lisci o semi rugosi, nel
primo caso si tratta di semi consistenti e poco dolci, mentre nel secondo caso si
tratta di semi meno consistenti ma più dolci. La consistenza e la dolcezza dei
piselli è data dal livello di maturazione, infatti durante la loro maturazione
diminuiscono zuccheri semplici e aumenta la formazione dell’amido,
diminuendo così la dolcezza e aumentandone la consistenza. Nell’industria di
produzione dei piselli apertizzati si utilizza una cultivar con le seguenti
caratteristiche: semi che sono una via di mezzo tra i due in modo da prediligere
consistenza e dolcezza, che diano un’elevata resa per ettaro, che abbiano uno
sviluppo contemporaneo dei bacelli sulla pianta, che abbiano un colore verde
brillante, che abbiano un’umidità al 75% e una percentuale di proteine pari al
6% e che possano essere raccolte a fine maggio e inizio giugno.
Fasi di produzione:
PROGRAMMAZIONE DELLE SEMINE: è la fase più importante nella
produzione. È un accordo effettuato tra il contadino e l’azienda produttrice.
Ciò di cui si tiene conto basandosi principalmente sulle statisti
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Domande esame Tecnologia delle conserve di origine vegetale
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