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Lo scontro delle civiltà

Obiettivo fondamentale

Spiegare la politica internazionale dopo il 1989. La fase precedente era stata caratterizzata dall’ideologia: il conflitto tra USA e URSS era basato su un’eterogeneità ideologica. Dopo l’89 viene meno l’ideologia. Mutamento radicale che può essere spiegato introducendo la variabile culturale: il concetto di civiltà. Ciò spiega perché con alcuni stati si possono avere relazioni pacifiche e con altri no. Uno stato che si identifica con una civiltà tenderà ad avere rapporti pacifici con chi appartiene alla stessa civiltà. Vede il mondo in termini di 7 o 8 civiltà in cui:

  • C’è una maggiore presa di coscienza della propria civiltà d’appartenenza.
  • Il mondo è diviso tra Occidente fortemente coeso (civiltà dominante attualmente) e tutte le altre che comunque hanno poco in comune tra loro.
  • Gli stati nazionali sono e resteranno i protagonisti della politica internazionale, ma i loro interessi, legami e conflitti vengono determinati in misura sempre maggiore da fattori inerenti la loro cultura e civiltà d’appartenenza.
  • Il mondo è avvolto nell’anarchia, dilaniato da conflitti tribali e nazionali, ma quelli che pongono i maggiori pericoli alla stabilità sono quelli tra stati o gruppi appartenenti a civiltà diverse.

Definizione del concetto di civiltà

Quali sono le civiltà che possiamo individuare oggi. Ci sono degli elementi controversi. Huntington sostituisce la variabile ideologica di Aron con quella delle civiltà. Per H. ciascun individuo tende ad identificarsi con determinati gruppi. La civiltà rappresenta il processo di identificazione che si colloca al livello più alto (superiore ad etnia, razza, religione). Il ruolo della politica non è più quello di servire interessi specifici legati al proprio blocco. Dopo l’89 punto centrale è la ridefinizione dell’identità per tutti gli stati. Ciascuno stato occupa un posto nel sistema internazionale, espressione del processo di identificazione. Dei paesi che erano uniti dall’ideologia tendono a dividersi per l’impatto delle civiltà. Es. la Germania, divisa dalla variabile ideologica tra Germania federale e Repubblica democratica, si unisce perché sono sempre appartenuti alla stessa civiltà, mentre l’ex Jugoslavia è un caso empirico che consente di valutare come si sono verificati questi scontri di civiltà.

Se fino all’89 qualche stato poteva non allinearsi, dopo l’89 non è più possibile perché se la variabile è fondata sul concetto di civiltà non si può pensare a una situazione in cui uno stato può scegliere di non allinearsi. Ciò ha modificato la politica internazionale. I legami di natura culturale che per H. spiegano la politica internazionale post-89 si sono sviluppati a partire da molti secoli fa ma diventano rilevanti dopo l’89 perché il fattore ideologico si allenta.

Secondo la teoria neorealista ciò che determina i rapporti tra Russia e Ucraina è la loro preoccupazione per la sicurezza. L’ingresso dell’Ucraina nella NATO rappresenta un ostacolo alla propria sicurezza. Nella visione di H. l’elemento fondamentale non è dato dalla sicurezza ma dalle caratteristiche dell’Ucraina. La parte ortodossa avrebbe mantenuto relazioni con la Russia, la parte occidentale invece se ne sarebbe separata. Attualmente c’è il rischio della divisione. Se non ci fosse stato l’elemento delle identità delle minoranze russe l’intervento russo sarebbe stato ancora meno giustificato.

L’Ucraina è un paese diviso, patria di due culture distinte. Il paese è attraversato da una linea di faglia tra civiltà occidentale e civiltà ortodossa. Un’ampia parte della sua popolazione aderisce alla Chiesa uniate, che segue il rito ortodosso ma riconosce l’autorità del Papa. Gli ucraini occidentali hanno sempre parlato ucraino e hanno sempre avuto un atteggiamento fortemente nazionalista. L’Ucraina orientale è a prevalenza ortodossa e parla russo. I rapporti tra Russia e Ucraina potrebbero svilupparsi in tre direzioni.

  • Nei primi anni ’90 esistevano importanti conteziosi relativi agli armamenti nucleari, alla Crimea, ai diritti dei russi residenti in Ucraina, alla flotta del Mar Nero e ai reciproci rapporti economici. Si pensava che le probabilità di un conflitto armato fossero alte, ciò indusse gli americani a sostenere che l’Occidente avrebbe dovuto chiedere all’Ucraina di mantenere un proprio arsenale nucleare in grado di scoraggiare eventuali mire aggressive dei russi. Se, tuttavia, l’elemento cardine del mondo odierno sono le civiltà, allora la possibilità di uno scontro violento tra russi e ucraini appare remota. Sono infatti due popoli slavi, prevalentemente ortodossi, che per secoli hanno mantenuto stretti rapporti e tra i quali i matrimoni misti sono oltremodo frequenti. La vittoria alle elezioni ucraine del ’94 di un presidente filorusso ha ridotto ulteriormente la probabilità di conflitto esasperato tra i due paesi.
  • Una più realistica possibilità è che l’Ucraina si spacchi in due distinte entità e che la parte orientale del paese venga annessa alla Russia. Il problema della secessione è venuto alla luce per la prima volta in relazione alla Crimea. Con il referendum del ’91, la popolazione della Crimea composta per il 70% da russi votò a favore dell’indipendenza ucraina dall’Urss. L’anno successivo anche il parlamento della Crimea, ma poi dietro pressione ucraina annullò il voto. Il parlamento russo provvide a revocare l’atto di cessione della Crimea all’Ucraina del ’54. Nel ’94 gli abitanti della Crimea elessero un presidente la cui campagna elettorale si basava sullo slogan dell’unità con la Russia e ne indebolì la spinta secessionista. La creazione di un’Ucraina uniate orientata a occidente sarebbe possibile solo grazie a un forte sostegno occidentale che giungerebbe solo nel caso di deterioramento dei rapporti con la Russia come nella Guerra Fredda.
  • Lo scenario più probabile è che l’Ucraina resti un paese diviso, indipendente e sviluppi, in linea generale, stretti legami di cooperazione con la Russia. Una volta risolte le dispute relative agli armi nucleari e alle forze militari, le questioni di lungo periodo più serie saranno di carattere economico, e la loro risoluzione sarà facilitata da una cultura in parte comune e da stretti legami personali.

Il concetto di civiltà secondo Huntington

Il concetto di civiltà è basilare nell’analisi di H. che lo definisce facendo riferimento a cinque punti:

  • Civiltà intesa al singolare o al plurale. Dal ‘700 il concetto viene inteso soprattutto dai pensatori europei (francesi) al singolare inizialmente contrapposto a quello di barbarie. Distinzione tra mondo europeo civilizzato e il resto che non lo era. Questo concetto per H. non può essere inteso in senso universale, ma fare riferimento a più civiltà che tendono a civilizzarsi in modo diverso. Dipende dai contenuti e dai valori su cui si fonda.
  • Rapporto tra civiltà e cultura. Per H. la civiltà è una cultura su vasta scala. L’elemento culturale è fatto di etnia, razza, religione. Il rapporto tra religione e civiltà per H. è fondamentale, più di razza ed etnia. Nell’ambito della stessa civiltà possono convivere più religioni. Cristianesimo e Islam abbracciano civiltà diverse: Cristianesimo quella occidentale, Islam quella islamica, ma non vuol dire che non si siano diffuse in altre aree, quindi ci sono degli elementi di confusione. L’elemento religioso è più rilevante nella società islamica.
  • Totalità. Differenzia gli esseri umani dopo la differenziazione con le altre specie. È il raggruppamento più ampio al quale l’individuo può appartenere. Appartenenza locale, nazionale e infine arrivare alla civiltà (es. occidentale). Nella visione di H. queste civiltà vengono rappresentate come cerchi concentrici collocati in varie aree. È soprattutto lungo i confini (linee di faglia) che si possono sviluppare conflitti. Però è difficile individuare i confini netti tra l’una e l’altra civiltà. I confini sono reali ma difficilmente individuabili. Su questi confini troviamo i conflitti più importanti dall’89 in poi. Questi conflitti sono il risultato dello scontro delle civiltà. Caso tipico: Jugoslavia. Altro caso: Ucraina.
  • Evoluzione delle civiltà. Le civiltà tendono a seguire un ciclo. Può seguire una relativa fase di espansione, rafforzamento. Possono anche subire un processo di declino. Alcune sono sparite, non fanno più parte dell’attuale panorama internazionale: egiziana, mesopotamica, bizantina. Alcune ancora presenti sono antichissime.
  • Composizione politica. In quanto entità culturali e non politiche, le civiltà non provvedono di per sé a mantenere l’ordine. La composizione politica varia e una civiltà può contenere una o più identità politiche. In linea generale stati che appartengono alla stessa civiltà avranno relazioni pacifiche.

Cronologia delle civiltà

  • Sinica o cinese: si sviluppa dal 1500 a.C. Tuttora presente. Paese fondamentale: Cina. Ma fa riferimento anche a paesi limitrofi nel Sud-Est asiatico, es. Korea, Vietnam, Birmania. Altri paesi dell’aerea si dividono tra la civiltà sinica e quella indù.
  • Indù, collocata 1500 a.C. si diffonde nell’area in modo non omogeneo. Es. Pakistan che però è anche islamico, Malesia, Sri Lanka, Nepal (altro caso di Paese che si può identificare con altre civiltà).
  • Giapponese. Si sviluppa tra il 100 e il 400 d.C. discende da quella cinese. Prende in considerazione un paese. Civiltà a sé stante, ancora presente, non si espande.
  • Islamica. Si sviluppa nella penisola arabica dal 7° secolo d.C. e si diffuse rapidamente in Nord Africa (più massiccia) ma anche alcune aree dell’Europa sud-orientale (una parte dell’Albania e dell’ex-Jugoslavia).
  • Occidentale. Si sviluppa tra il 700 e l’800 d.C. più o meno quando si sviluppava quella islamica. Comprende l’Europa occidentale, USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

*Israele: caso diverso dai paesi citati perché la differenza culturale e religiosa è evidente. Gli altri sono prevalentemente cristiani. Per motivi culturali, economici, politici viene collocato nella civiltà occidentale ma forse andrebbe considerato a sé stante come il Giappone.

*Latino-americana: dubbi se considerarla a sé stante o occidentale perché comunque ha elementi culturali e religiosi di origine europea quindi la consideriamo occidentale.

Problema: si può parlare di civiltà ortodossa o è una parte significativa ma comunque facente parte di quella occidentale? La Russia rappresenta lo Stato più rilevante ma anche alcuni stati est-Europa. H. la considera a sé stante. Caso Ucraina, Grecia.

Caso complesso: Africano. Il continente è attraversato da più linee di confine che riguardano civiltà diverse. Nell’area centro africana commistioni tra Cristianesimo e Islam, con relazioni estremamente conflittuali es. Sudan. Caso Ruanda non può essere considerato di faglia ma tribale, con un processo molto più legato al territorio, tribù, clan, a seconda dei casi. Il Sudafrica è differente dalle altre africane, è più vicino alla civiltà occidentale.

Le civiltà sono cinque, considerare come sesto caso quella ortodossa. Tendono ad essere l’estensione di quattro grandi religioni:

  • Cristianesimo → occidentale
  • Islam → islamica
  • Induismo → indù
  • Confucianesimo → cinese

Problema collocazione buddhismo che non è riuscito a collegarsi in maniera diretta a una civiltà.

I paesi occidentali oggi si caratterizzano per la secolarizzazione (politica nettamente separata dalla religione), è uno degli elementi che differenzia la civiltà occidentale dalle altre.

Mutamento negli equilibri di potere delle varie civiltà

  • Ascesa della civiltà occidentale
  • Presunto declino dalla seconda guerra mondiale

Nell’analisi di H. i mutamenti negli equilibri di potere riguardano solo la civiltà occidentale. Gli anni ’20 hanno rappresentato il periodo di massima espansione perché era arrivata a controllare quasi i ¾ del pianeta. H. si concentra anche su quella che era stata l’influenza culturale della civiltà occidentale.

Problema del mutamento e equilibri di potere tra le varie civiltà: per diversi secoli le varie civiltà in sostanza non hanno avuto contatti, sono rimaste delle civiltà per molti versi tra loro isolate perché chiaramente i contatti cominciano a svilupparsi in presenza di determinate condizioni. Una di queste, che consente alla civiltà occidentale di conoscere le altre civiltà, è lo sviluppo dei mezzi di trasporto. A partire dal 7° secolo d.C. iniziano i primi contatti ma essi diventano più frequenti intorno al ‘500 grazie alle compagnie di navigazione. All’epoca lo sviluppo tecnologico è legato alle compagnie di navigazione che cominciano ad estendere la loro capacità di poter raggiungere altri luoghi e muoversi su tutto il globo. Quello che dice H. è che a partire dal ‘500 fino all’inizio del ‘900 noi assistiamo a un fenomeno che è inequivocabile e cioè può essere descritto solo come ascesa dell’Occidente. Durante questa fase di espansione noi assistiamo a dei fenomeni che rappresentano la capacità dell’Occidente di riuscire a controllare e quindi ad influenzare le altre civiltà. Con l’ascesa occidentale alcune civiltà precedenti scompaiono (es. quella andina e quella latino-americana). Quando parliamo di civiltà occidentale a partire dal ‘500 parliamo peró essenzialmente di Europa. Sono le potenze europee che iniziano ad avere la capacità di proiettarsi su tutto il globo. Se escludiamo alcuni casi, secondo H., e il caso più importante è forse proprio quello della Russia, tutte le altre civiltà vengono comunque in qualche modo influenzate dalla civiltà occidentale. La civiltà sinica e giapponese sono quelle che riescono a resistere più a lungo ma alla fine anche loro subiscono l’impatto della civiltà occidentale.

H. dice che la distribuzione delle culture nel mondo rispecchia la distribuzione del potere, la cultura segue quasi sempre il potere e ha ricorso a quel potere per diffondere i propri valori → la capacità dell’Occidente di espandersi in altri territori è stata possibile perché l’Occidente ha dimostrato di avere una superiorità che ha quindi consentito ai paesi occidentali di controllare le altre civiltà. Questa superiorità in termini di potere dell’Occidente è importante non solo perché già esiste dal ‘500 un differenziale tra il potere dell’Occidente e quello di altre civiltà ma anche perché questo potere permette di diffondere i propri valori. Per questo la cultura è strettamente legata al potere. Chi è più forte riesce anche a imporre il proprio modello.

Fattori dell'ascesa della civiltà occidentale

Quali sono i fattori che hanno reso possibile l’ascesa della civiltà occidentale? I fattori che H. individua nell’ascesa della civiltà occidentale sono cinque. C’è un fattore in generale che in qualche modo li riassume tutti e cinque, ed è soprattutto questo fattore che ha consentito all’occidente di manifestare per secoli la propria superiorità e questo fattore può essere definito organizzazione: grazie a una capacità organizzativa superiore l’Occidente è riuscito a fare cose che altre civiltà non sono riuscite a fare. Vi sono diversi elementi organizzativi:

  • Sviluppo tecnologico dei trasporti che consente di colmare le distanze che esistevano tra Europa e resto del mondo, si scoprono nuovi territori.
  • Violenza organizzata, cioè la civiltà occidentale si è dimostrata superiore alle altre nella sua capacità di organizzare meglio la violenza. Questo è legato al livello di addestramento, disciplina, ma anche di superiorità tecnologica poi, che gli ha permesso di conquistare molti territori. Se spesso gli occidentali si dimenticano di questa loro priorità superiorità nell’organizzare la violenza e non se ne sono mai dimenticate le civiltà non occidentali.
  • Crescita economica: la civiltà occidentale ha avuto indubbiamente dei tassi di crescita più elevati, ma soprattutto l’elemento che ha differenziato la civiltà occidentale dalle altre è stata l’introduzione di un determinato sistema di produzione: il capitalismo. A partire dalla rivoluzione industriale l’occidente è riuscito ad avere dei tassi di crescita e sviluppo superiori.
  • Diritto internazionale, che è di derivazione occidentale (diritto romano) e possiamo dire che l’evoluzione del diritto internazionale viene fatta risalire al diritto europeo. Quell’insieme di norme che comincia a svilupparsi attorno alla metà del ‘600 ha costituito una base per le epoche successive. Si tratta di un diritto pattizio che esiste solo nella misura in cui gli stati lo ripetano e non può che evolversi attraverso prassi costanti che permettono di individuare regole comuni. È un diritto occidentale perché storicamente è eurocentrico, ma l’autore dice anche che questo diritto europeo è anche un ulteriore strumento che in qualche modo cristallizza per secoli la capacità occidentale di controllare altri territori e proprio perché c’è una disparità di applicazione di questo diritto tra stati europei e colonie.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Barbara Pisciotta.
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