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Cap.1 La nuova era della politica mondiale

Nel mondo post-guerra fredda le bandiere sono importanti, al pari di altri simboli di identità culturale, perché la cultura è importante e l’identità culturale è il valore primario per gli uomini. La cultura e l’identità culturale sono alla base dei processi di coesione, disintegrazione e conflittualità nel mondo post-guerra fredda. Lo scenario politico mondiale appare multipolare e con un alto numero di civiltà diverse. Gli equilibri di potere tra le varie civiltà stanno mutando: le civiltà asiatiche ed islamiche riaffermano il valore delle proprie culture.

Il concetto di civiltà

  • Il concetto di “civiltà”: i paesi si raccolgono attorno agli stati guida della propria civiltà.
  • Guerra fredda (1960-1970): Sistema bipolare (USA-URSS) si combatteva nei paesi “non allineati” e poveri del terzo mondo.
  • 1990: Distinzione culturale 7-8 maggiori civiltà (Occidentale, America Latina, Africana, Islamica, Sinica (zona Cina), Indù, Ortodossa, Giapponese).
  • XXI sec: Sei potenze (USA, EU, CH, RUS, GIAP, INDIA) e gli Stati islamici con risorse petrolifere, grazie all’aumento demografico e alla posizione geografica, hanno un ruolo influente sul piano internazionale.

La pluralità tra superpotenze ha però dato vita a scontri tra civiltà, dati i diversi gruppi etnici e le altrettante diverse culture. D’altro canto i paesi culturalmente affini cooperano sul piano politico ed economico, rendendo stabili le organizzazioni internazionali a cui aderiscono (es. UE). Lo scenario politico mondiale è diventato multipolare, caratterizzato da più civiltà, soprattutto quelle non occidentali stanno ereditando il potere delle civiltà occidentali.

Fasi storiche

  • 1500: Gli stati occidentali erano in perenne lotta gli uni contro gli altri → colonialismo. Modelli e cartine semplificate sono indispensabili per il pensiero e l’azione dell’uomo. La cartografia è una semplificazione necessaria che ci consente di vedere dove siamo e dove potremmo andare. L’immagine della Guerra Fredda, quale guerra tra superpotenze, ha rappresentato un modello di questo tipo: cartografia che rappresenta la situazione internazionale comprensibile a tutti.
  • Il mondo è sempre stato diviso in Oriente ed Occidente e il secondo è sempre stato considerato migliore. All’epoca della guerra fredda il mondo era diviso da uno spartiacque ideologico, ma non ne esisteva uno culturale. In realtà il mondo è troppo complesso perché lo si possa dividere tra il Nord e il Sud (punto di vista economico) ed Est e Ovest (punto di vista culturale).
  • Si arriva alla costituzione di 184 Stati, più o meno post guerra fredda. Questi stati mirano ai propri interessi in base alla “teoria realista” cioè gli Stati sono gli unici attori sulla scena internazionale, ma poiché vige l’anarchia ognuno cerca di accrescere il proprio potere sull’altro. Valori, cultura ed istituzioni influenzano gli interessi nazionali che non vengono dettati unicamente dal potere. In ogni caso stati con culture ed istituzioni simili evitano di combattersi (es. paesi democratici), al contrario si temono stati di cultura diversa, quale minaccia al mondo libero. Nel mondo post guerra fredda gli stati definiscono i propri interessi in termine di civiltà di appartenenza (si alleano con civiltà simili alle proprie). La sovranità degli stati si riduce sempre di più delegando importanti funzioni ad autorità politiche superiori (es. UE), riguardanti l’economia, giustizia, beni e persone → modello variegato: complesso e multiforme ordine internazionale.
  • Caos totale: Una possibile immagine è un mondo dominato dall’anarchia (crollo autorità statale, conflitti tribali, disgregazione degli stati) che è aderente alla realtà, ma che non offre elementi per poter sviluppare le linee d’indirizzo per gli uomini di governo ed inoltre il mondo non può essere totalmente privo di ordine. Il mondo è impegnato in un processo parallelo di frammentazione ed integrazione. Però questo non spiegherebbe quale delle due prevale. Inoltre, questi quattro modelli sono incompatibili tra loro. Vedere il mondo in termini di sette o otto civiltà permette di superare molti problemi. Esso offre una cornice semplice per comprendere il mondo, distinguere i molteplici conflitti.

Cap.2 Civiltà nella storia ed oggi

La civiltà è generalmente vista come fonte di identificazione. A tal proposito è necessario soffermarsi su:

  • Distinzione tra “la civiltà” e “le civiltà” → La civiltà: concetto dei pensatori francesi del XXI secolo che concepiscono la civiltà come l’ideale e il metro di giudizio dei gruppi privilegiati, l’élite dell’umanità, di stabilire cosa fosse civile. Le civiltà: non indicano se una cosa è civile o no, in quanto esistono diversi modi d’intendere la civilizzazione delle persone.
  • Distinzione tra civiltà e cultura → A parte l’eccezione tedesca, gli altri pensatori asseriscono che civiltà e cultura fanno riferimento allo stile di vita generale di un popolo. Entrambe si richiamano a valori e modi di pensare ai quali le generazioni successive hanno attribuito un’importanza basilare. Nella definizione di civiltà il tema comune è la cultura. Di tutti gli elementi importanti che definiscono la cultura (sangue, lingua, religione) il più importante è la religione. La distinzione dei popoli non dipende da caratteristiche fisiche, ma valori, istituzioni, e strutture sociali.
  • La civiltà come entità finite → Una civiltà rappresenta il più vasto raggruppamento culturale di uomini e il più ampio livello di identità culturale che l’uomo possa raggiungere che distingue gli esseri umani dalle altre specie: la civiltà rappresenta il “noi” che ci differenzia dal “loro”.
  • Civiltà che mutano → Si evolvono: gli imperi sorgono e cadono, i governi vanno e vengono, le civiltà invece restano e sopravvivono ai rivoluzionamenti politici, sociali ed economici. Ci sono varie teorie, ma tutti concordano sul percorso: evoluzione attraverso conflitti e disordini, nascita di uno stato universale, decadimento e disintegrazione.
  • Civiltà non governa → In quanto entità culturali e non politiche, non provvedono di per sé a mantenere l’ordine, amministrare la giustizia, combattere guerre o negoziare trattati, ma hanno bisogno di governi. La composizione politica delle civiltà varia da caso a caso e si modifica nel tempo. Le maggiori civiltà contemporanee sono: Sinica, Giapponese, Indù, Islamica, Occidentale, Latinoamericana, Africana.

Le diverse civiltà non hanno avuto contatti per secoli a causa anche di distanze geografiche. Con l’avvento della stampa, della polvere da sparo, e soprattutto del buddismo, le civiltà sono entrate in contatto più facilmente. I contatti più significativi furono attraverso i conflitti. Tra il XI e il XII l’Europa inizi&

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

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