Il romanzo picaresco e il punto di vista
Una questione dibattuta: la fama del Lazarillo
Libro popolare della Spagna di Filippo II. È difficile quantificare il suo successo in base alle edizioni pubblicate; in ogni caso è necessario considerare la cifra come indizio e non come conclusione. Il romanzo compare nel “Catalogo de libros prohibidos” nel 1559, ma nel 1573 grazie a un nuovo Inquisitore e a una diversa metodologia di censura viene autorizzata la riedizione.
Lo scalpore popolare fu profondo tanto che il libro venne inserito nella raccolta di proverbi; dal punto di vista intellettuale fu usato da diversi autori come Zurita, Abril, J. De Pineda, Gongora lo celebra in un sonetto. Non sempre libro e personaggio ebbero tanta fortuna → una delle continuazioni anonime trasforma Lázaro in un pupazzo; L. de Pinedo lo aveva ridotto a una raccolta di aneddoti; J. De Timoneda riteneva importanti solo i tratti dell'acutezza del protagonista e la serie dei padroni. Comunque anche le più piccole immagini del Lazarillo vengono analizzate → esempi il padre buendia ricorda lo scudiere e la sua vana ostentazione di stuzzicadenti.
Dalla pittura alla vita
Parliamo della novela picaresca perché quando uscì la prima parte del Guzman de Alfarache le persone iniziarono a chiamarlo Picaro. Ma non bisogna considerare il romanzo picaresco facendo riferimento esclusivo al tipo reale del picaro(1) bensì rispetto a partire dalla sua creatura letteraria (2). Differenza: (1) ha mille facce (2) è riconoscibile precisamente grazie a un ordine e a una concatenazione.
La voce picaro si è divulgata all'inizio del 500 per designare un soggetto (solitamente un ragazzo) di umili origini e malvestito.
- Non ha uno status definito tramite diritti e doveri
- È contraddistinto dalla mancanza di legami con un luogo, un signore o un ufficio particolare
- Forse figlio di vagabondi
- Cresciuto sulla strada
- Ha imparato a tirare avanti grazie all'astuzia
- Cerca lavoro non per avere lo stipendio ma per un mantenimento (intorno al 1550); nel 1600 l'occupazione favorita del picaro è quella di facchino con la mansione di svolgere lavoretti occasionali in cambio di qualche moneta (“esportilleros”) quest'ultimi secondo S. de Covarrubias non sono schiavi o servi particolari di nessuno, ma lo sono della comunità ovvero di tutti coloro che vogliono affittarli.
- Gli impieghi del picaro sono vili
Il picaro a volte si vede trasformato in tutto ciò che è dannoso e spregevole altre idealizzato come specchio di filosofi o diviene rappresentazione dell'ingegno e della sagacità. Secondo Bataillon questa figura esprimeva le aspirazioni che la Spagna degli Asburgo poteva confessare solamente attraverso ironie, burle e paradossi.
Il Guzmán de Alfarache applica a se stesso il titolo di picaro quando è un facchino e quando fa il finto povero, ma lo rifiuta quando si sistema al servizio di un padrone. I lettori però agiscono in modo contrario e uniformano nel picaro il protagonista della prima parte dell'opera. La seconda parte nessuno lo chiama così anche se lo meritava. Dopo Mateo Aleman l'immagine del picaro predestinato ad essere l'eroe di un racconto esteso si era arricchita di una serie di dati che mai sarebbero stati associati così regolarmente al picaro se il Guzmán non li avesse elevati al rango di modello.
Lázaro, picaro e il romanzo picaresco
Secondo Rico, il Lazarillo de Tormes può essere definito un romanzo picaresco (anche se all'interno dell'opera non è mai presente il termine “picaro”). Il Lazarillo si adatta in più aspetti con il modello di picaro spagnolo alla fine del 1500, come possiamo vedere nel terzo capitolo in cui il personaggio mendica nelle strade di Toledo e appare come un bambino straccione senza un'occupazione determinata, senza status sociale. I toledani non esitano a catalogarlo → per loro è un vagabondo.
- La prima idea delle persone è rimproverare un tale soggetto. Noi sappiamo che il disagio di Lazarillo è autentico, ma in quel momento:
- Chiede la carità
- È sporco
- Beve
- È considerato un facchino birbone
Per quanto riguarda Guzmán si è trasformato nel modello del romanzo picaresco come “picaro letterario”. Alcuni tratti del picaro ci obbligano ad associarlo a una struttura narrativa (esempio serie dei padroni), implicano una determinata costruzione, identificando la picaresca come romanzo. L'eroe del romanzo picaresco può essere definito come combinazione di un carattere e di uno schema letterario – a tale eroe viene riconosciuta un'entità propria nata dalla finzione e imitata dalla vita. Rispetto a questo punto Cervantes denuncia nel picaro un ibrido di realtà e letteratura; sapeva che gli intrecci della storia si potevano superare dal lato della realtà, ma il personaggio doveva adattarsi alla letteratura per non diventare un altro. In questa luce, quando il picaro ci si rivela come creatura letteraria: il Lazarillo de Tormes è il primo romanzo picaresco → è riuscito a selezionare e a assemblare tipi e temi dando ad essi unità e senso nella dipendenza da una figura centrale.
Altri scrittori indovinarono le possibilità della sintesi proposta nel Lazarillo, ma sono Aleman le combinò in un genere noto a tutti. Il Lazarillo fu imitato dal Guzmán con il fine di sovrapporsi l'uno all'altro ed essere in grado di riconoscere i tratti comuni e palesare la formula elementare del romanzo picaresco. In questa sovrapposizione l'uno arricchisce l'altro.
La voce del padrone
Il romanzo picaresco conteneva il Guzmán e il Lazarillo ma non si esauriva in nessuno dei due. I primi che ricorsero al nuovo genere furono Quevedo e Lopez de Ubeda → si servirono di questo genere perché favoriva una ricchezza linguistica che poteva dimostrare il loro talento. Rico ritorna su un dato essenziale del personaggio ovvero quel fattore che trasforma il picaro in una creatura letteraria. Nel racconto anonimo, la prima persona:
- Forniva il pretesto di storicità
- Rafforzava l'illusione realista
- Era al servizio di un umanesimo
Nel libro di Aleman serviva a romanzare le prediche; faceva sì che la trama e la dottrina si confermassero reciprocamente; portava ad approfondire l'interiorità dell'eroe. In entrambe le opere l'autobiografia presentava tutta la realtà in funzione del punto di vista.
Soffermiamoci sul libro “Libro de entretenimientos de la picara Justina” di L. de Ubeda → fin dal prologo si fa riferimento al Lázaro, ma l'influenza profonda è quella del Guzmán. Essa ha un picardia congenita dalla nascita. Justina nega al facchino (Guzmán) il titolo di picaro contro l'usanza comune della Spagna nel 600; questo perché Ubeda applica il termine ad un atteggiamento vitale e perfino ereditario. In effetti nella picara Justina l'autobiografia è un elemento fittizio che non scaturisce dagli altri fattori del l
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