Estratto del documento

Primi documenti del volgare italiano

Tra la fine dell’ottavo e l’inizio del nono secolo c’è l’Indovinello veronese, che mostra la differenziazione in corso tra volgare e latino.

Nel 960 il volgare compare per la prima volta in un documento ufficiale: il Placito di Capua, una formula giuridica pronunciata da alcuni testimoni – che evidentemente non conoscevano il latino – nel corso di una controversia per la proprietà di alcuni terreni. Il resto del documento è in latino.

Nel 1084 c’è il bilinguismo negli Affreschi della chiesa inferiore di San Clemente a Roma.

Attorno al 1190 il volgare italiano fa la sua comparsa in un testo letterario, il Contrasto bilingue (che però è di un autore straniero, Raimbaut de Vaqueras).

Nel 1224, primo testo letterario in volgare italiano: il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi.

La codificazione e quindi la nascita di una vera e propria letteratura in volgare italiano avvengono con un forte ritardo rispetto a quelle negli altri volgari nel resto d’Europa (ormai già maturi).

Per spiegarlo ci sono due ipotesi: in Italia c’è una più forte presenza della cultura in lingua latina e gli interessi pratici legati allo sviluppo socio-economico prevalgono sulla produzione letteraria.

San Francesco d’Assisi

1181-1182 - 1226. Figlio di Bernardone, mercante di agiata condizione economica, in seguito ad una grave malattia rinuncia ad ogni ricchezza e si ritira a vita solitaria. Con alcuni seguaci, inizia un’attività di apostolato e di aiuto dei bisognosi, dando vita a un vero e proprio ordine religioso.

Scrive delle regole e alcuni scritti in latino, ma l’opera più importante è il Cantico delle creature in volgare umbro. Composto nel 1224 può essere considerato come il primo componimento poetico della nostra storia letteraria. I temi sono tre: il lodare Dio e riconoscerne l’impronta nel mondo; l’esaltare l’amore e la pace; il lodare la morte. Lo stile è semplice ed intenso, perché è scritto per essere cantato dai monaci nelle diverse ricorrenze religiose.

I volgarizzamenti

I volgarizzamenti sono traduzioni da altre lingue (latino, lingua d’oc, lingua d’oïl, ...) nel volgare italiano. Spesso, tramite questo processo, le opere originali subivano riduzioni e modifiche tali da originare opere del tutto diverse. Sono di tre tipi:

  • Volgarizzamenti etico-morali.
  • Volgarizzamenti storici, riguardanti la storia di Roma o la leggenda troiana.
  • Volgarizzamenti narrativi, riguardanti la tradizione novellistica orientale, il ciclo arturiano o storie con animali parlanti per protagonisti.

Poesia lirica del Duecento

I trovieri (Francia settentrionale, lingua d’oïl) e i trovatori (Francia meridionale, lingua d’oc), entrambi derivanti dal termine “trobar” (poetare, cantare), componevano due tipi di poesie: il trobar clus, privilegiata perché ristretta a poeti di una certa cultura, e il trobar leu.

L’elemento portante di questa produzione è il fin’amor, ossia l’amore gentile, un concetto astratto e non astratto che viene trattato nel De amore di Andrea Capellano (3 libri dei quali 2 pro amore e 1 contro), in cui si comincia già a delineare come un carattere psicologico, perciò non riservato alla sola classe aristocratica. C’è anche l’amor de lonh, cioè l’amore da lontano, dove il poeta immagina di innamorarsi senza neanche più aver bisogno della visione della donna amata.

Nascita della poesia lirica: Sicilia – Emilia – Toscana

Scuola siciliana

Rimatori siculo-toscani Stilnovisti: Giacomo da Lentini, Guittone d’Arezzo, (giuristi e politici con coscienza di gruppo) Pier delle Vigne e Bonaggiunta Orbicciani Stefano Protonotario e Compiuta Donzella. Esclusività della tematica amorosa intesa alla maniera dei poeti.

Fanno un uso sistematico del volgare del sì e sono quasi tutti legati all’ambiente della Magna Curia di Palermo (ossia la corte di Federico II), dunque la loro attività è dal 1221 al 1266. S'interrompe, quindi, con la morte di Manfredi, figlio di Federico II, che muore nella battaglia di Benevento in quell’anno. Si rifanno ai provenzali e ne proseguono l’esperienza, ma cambiando la lingua. A loro si deve il perfezionamento delle forme della canzone.

Francesco de Sanctis, uno dei primi studiosi della forma e della storia della letteratura italiana, diceva che la poesia siciliana rappresentava il primo tentativo di una lingua unita, ma si sbagliava. Grazie ad un successivo ritrovamento di una poesia non modificata di Stefano Protonotario, si è potuto constatare che i copisti toscani traducevano il siciliano fino a toscaneggiarlo in modo del tutto sistematico.

Giacomo da Lentini

È notaio e funzionario dell’imperatore. Dante, nel Purgatorio, gli riconosce il ruolo di iniziatore della scuola poetica siciliana. È l’inventore del sonetto.

Pier delle Vigne

Si trasferisce alla corte di Federico II come notaio e, in poco tempo, assume molte altre cariche, come quelle di giudice della Magna Curia, capo della cancelleria imperiale incaricato di svolgere importanti incarichi diplomatici, primo segretario del re e supremo rappresentante dell’autorità imperiale. Viene arrestato, processato e accecato e muore, forse suicida, nel 1249. Dante lo trova nella selva dei suicidi (Canto tredici) dell’Inferno.

Rimatori siculo-toscani

Gruppo di poeti, toscani e non, che riprendono l’esperienza della poesia siciliana trasferendola in un ambiente diverso, i Comuni. I toscani, comunque, introducono nuovi temi, come quelli morali e politici.

Compiuta Donzella

Le donne sono le protagoniste della poesia lirica dei primi secoli, sia come destinatarie sia come oggetto dei componimenti, ma non è mai soggetto attivo come poetessa. L’unica è quest’autrice di 3 sonetti.

Bonaggiunta Orbicciani

Guittone d’Arezzo: 1235 – 1294. Nel 1263 è costretto a lasciare la Toscana per motivi politici (è un guelfo militante). Pur avendo moglie e figli, tra il 1265 e il 1266 entra nell’ordine dei frati gaudenti. Il suo canzoniere è il più ampio del Duecento: 50 canzoni e 250 sonetti. Prima della conversione prevale la tematica amorosa, dopo quella morale, civile e politica. È un fedele cultore del trobar clus. Nella canzone Ahilasso!, or è stagion de doler tanto lamenta la sconfitta dei Guelfi fiorentini a Montaperti nel 1260, traendone spunto per una serie di addolorate considerazioni sulla decadenza dei tempi.

Rapporto con Dante

Guittone viene sempre citato negativamente dal suo successore Dante, pur essendo il suo precursore. Questo sistema di ripresa è simile al rapporto padre-figlio: il figlio può non essere, se non c’è il padre prima di lui, perciò vi dipende, ma deve liberarsi del suo controllo per poter vivere; ne segue le orme, ma deve separarsene in qualche modo. Si ha così un rapporto complesso fatto di imitazioni e rifiuti. Sebbene Guittone scriva le Lettere in volgare, dense di retorica come sono risultano simili alle Epistole di Dante. In questo rapporto letterario d’influenza, c’è una continua esclusione, negazione da parte di Dante nei confronti di Guittone come autore. Ma erano entrambi guelfi, uomini del Comune e scrivevano lettere; inoltre, entrambi reinseriscono argomenti di carattere morale e politico dopo la scuola siciliana.

Elementi pre-danteschi

Il gioco di parole che si ritrova in una canzone di Guittone sull’origine del nome di Firenze viene assimilata ad un fiore perché, come quello, si rinnova sempre verrà usato anche da Dante. Ad un certo punto, Guittone elenca tutte le città che vengono a poco a poco conquistate da Siena e che erano di Firenze. Quest’esposizione crea un’alta tensione retorica che incontreremo anche nel Canto sei del Paradiso di Dante, quando Giustiniano racconta al poeta le imprese dell’Impero Romano. Non è importante tanto il contenuto, ma la sequenza stretta, veloce. È la tecnica della brevitas e serve per dare un significato univoco a fatti distanti nel tempo, facendogli assumere un’interpretazione univoca. Guittone ha una visione della circolarità di bene e male, oltre che molta ironia.

Stilnovisti

È la più importante esperienza lirica manifestata nel volgare del sì. Dante lo chiamerà “dolce stil novo”. Si tratta di un gruppo di sei-sette poeti distribuiti tra Bologna (Guido Guinizzelli) e Firenze (Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Cino da Pistoia), quasi tutti esercitanti professioni giuridiche e con grande conoscenza della filosofia e della cultura latina medievale. L’argomento pressoché esclusivo è l’amore, ma come fatto individuale; anche se affiora lo spirito di gruppo, la forte solidarietà, lo scambio di consigli: l’amicizia si sostituisce alla Corte come nuovo vincolo, perciò non tutti possono prenderne parte. E ciò vale anche per il pubblico (persino Dante nella Vita Nuova individua una categoria alla quale è rivolto il suo messaggio, i “fedeli d’Amore”).

Guido Guinizzelli

Precursore dello Stilnovo, a lui si deve l’affermazione della centralità dell’amore. Nel Purgatorio, Dante lo consacra “padre” iniziatore dell’“uso moderno”. In Al cor gentile rempaira sempre amore Guinizzelli dice che, secondo lui, solo un cuore gentile può provare amore, perciò ruota tutto intorno a questa nuova gentilezza: non più nobiltà di sangue, ma nobiltà di spirito. Compare già in lui il motivo stilnovistico della lode, così come quelli del saluto e dello sguardo della donna amata che suscita sentimenti salutiferi a coloro che la incontrano.

Bonaggiunta Orbicciani gli scrive con l’intento di criticarne lo stile troppo contorto in Voi ch’avete mutato la mainera, ma lo fa in un modo talmente oscuro da risultare lui stesso troppo complicato. Guinizzelli gli replica con Omo ch’è saggio non corre leggero, in cui gli consiglia di non criticare senza prima conoscere.

Prosa lirica del Duecento

La prosa letteraria appare contraddistinta, al suo inizio, da un rapporto diretto e profondo con l’evoluzione politica e civile dei Comuni. I suoi protagonisti sono giudici e notai, retori e grammatici, religiosi e mercanti. Nasce anche il gusto per l’invenzione fantastica e per il divertimento. Fondamentale, nella costruzione di una coscienza letteraria volgare italiana, è l’attività dei maestri di retorica e grammatica che cercano di regolamentare la nuova lingua, soprattutto per le attività giuridiche e civili. Guittone d’Arezzo scrive delle Lettere in cui l’attenzione per la retorica e le regole si accompagnano a una fede appassionata e sincera, tanto da renderle dei veri e proprio sermoni.

Poesia comica e giocosa

Mentre lo stile alto riguarda generalmente l’amore, lo stile basso è impiegato per tematiche come la beffa, lo scherzo e la canzonatura e si trova spesso nelle forme del sonetto. Non si tratta di un gruppo omogeneo di poeti, ma di un insieme di tentativi che si concentra soprattutto in Toscana. Anche i poeti “alti” praticano questa poesia, come Boccaccio con il suo Decameron.

Cielo d’Alcamo

Contrasto Poesia lirica dalla struttura molto complessa, mai riportata integralmente nelle antologie. La datazione viene collocata tra il 1231 e il 1250, perché Federico II viene dato per vivo (ed è morto nel 1250) e perché vengono menzionate le leggi della Costituzione di Melfi (promulgate nel 1231). Siamo agli albori della letteratura italiana alla corte fredericiana.

I personaggi subiscono un processo di oggettivazione e creano un dialogo con da una parte il poeta ed all’altra una donna del popolo che lui tenta di “abbordare”. Apparentemente si tratta quindi di due personaggi in contrasto: l’uomo cacciatore e la donna preda. Il poeta comincia a parlare per primo e si capisce subito che è un uomo colto (paragona la donna ad un bellissimo fiore col quale tutte vorrebbero ornarsi, la chiama “rosa fresca aulentissima”); la donna, invece, gli risponde secca, con un linguaggio crudo e dialettale, popolareggiante (lo minaccia di farsi suora piuttosto che cedere alle sue “avance”). Il volgare assume valore e coscienza poetica. Il dialogo, poi, procede come una Y in cui le due parti, un po’ alla volta, trovano un equilibrio (e la donna comincia a cedere), finché l’uomo ha la meglio sulla donna e il tutto sfocia in una congiunzione carnale. Prima di questo, comunque, la donna gli fa intendere che vorrebbe starci, ma è preoccupata che i suoi potrebbero prendere il poeta; lui le fa allora notare che, grazie alle leggi prima citate, in casi analoghi di fuitina o semplice “abbordaggio”, se si pagava una multa si rimaneva impuniti e qualsiasi delitto d’onore sarebbe stato considerato come un affronto al re. L’idea era stata di Federico II che, avendo costantemente le casse dello stato vuote, pensò di modernizzare le leggi e renderle meno efferate nelle punizioni, sul modello delle antiche leggi romane.

Cecco Angiolieri

Becchina, la sua amante attaccabrighe, rovescia il topos della donna angelicata. Crea dei piccoli drammi il cui esito non è mai una risata fragorosa, ma un’amara contemplazione della vita umana.

Opere di narrazioni e di viaggi

Il Novellino

Ascrivibile ad un autore fiorentino che l’avrebbe composto tra il 1281 e il 1300, si tratta di una raccolta di 100 racconti. Per quanto l’autore del testo sia un cittadino, dunque, del Comune di Firenze, la civiltà a cui fa riferimento è quella dell’aristocrazia declinante. I racconti sono generalmente brevi, composti anche solo di poche righe. Lo stile è leggero, essenziale ma efficace. L’intento morale sopravvive, ma per la prima volta tende a prevalere la ricerca di un divertimento disinteressato: passaggio di storica importanza per la narrativa italiana ed europea.

Il Milione

Marco Polo (1254 – 1324) è un mercante veneziano recatosi in Cina nel 1271 e tornato nel 1295. Il titolo originario era Divisament du monde, ossia “composizione del mondo”, ma tradotto in quasi tutte le lingue europee del tempo – e quindi anche nel nostro volgare – l’opera diviene universalmente nota col titolo di Milione (forse era il soprannome dell’autore o della sua famiglia). Oltre ad essere un libro di geografia e di viaggi, è anche un testo di scoperte e di avventura. L’atteggiamento di Marco è quello di un laico: non giudica secondo il proprio metro, ma descrive secondo un criterio di fedeltà ed esprime con sincerità il proprio stupore di fronte a ciò che gli sembra sorprendente. Fonde efficacemente esattezza descrittiva e pura invenzione.

Brunetto Latini

1220 – 1294. Occupa cariche importanti nel Comune di Firenze e soggiorna a lungo in Spagna e in Francia. È maestro di Dante. Scrive una Rettorica (traduzione del De inventione di Cicerone) e il Tesoretto, poesia didattico-allegorica riduzione del Livre du trésor (enciclopedia compilata in francese che organizza le conoscenze del tempo mettendole a disposizione di quel vasto pubblico che può ormai accedere solo al volgare). In quest’ultimo, Brunetto immagina di aver incontrato a Roncisvalle un chierico proveniente da Bologna che lo informa che la parte guelfa è stata scacciata da Firenze. Brunetto rinuncia a rientrare in Italia e ha una visione che usa per trasmettere al lettore consigli utili.

Nella Commedia

Nel Canto 15, un dannato riconosce Dante e lo prende per un lembo dell'abito e grida "Qual maraviglia!". Il poeta lo riconosce in Brunetto Latini, e gli si rivolge con la confidenza tipica di chi è in familiarità: "Siete voi qui, ser Brunetto?". "Ser" è comunque un segno di deferenza, dovuto tra l'altro al fatto che il Latini era un notaio e che fu per Dante un maestro. Molti hanno sottolineato come quel "qui" indichi una certa sorpresa di Dante che forse fa finta di non essere a conoscenza del peccato di Brunetto, ma nasconde anche una punta di sdegno, indicando un "proprio qui". Assurdo, dato che ce l’ha messo lui.

Brunetto gli chiede se non gli dispiaccia fare insieme un po' di strada, lasciando per un po' la sua schiera e si affretta a spiegare che i dannati come lui non possono mai fermarsi, pena l'immobilità per cento anni sulla sabbia infuocata, quindi è meglio che i due camminino a fianco, prima che il Latini si riunisca alla sua schiera. Dante allora capisce e procede tenendo il capo chino su di un muretto, guardandosi bene dallo scendere nella landa colpita dalla pioggia infuocata.

Brunetto inizia chiedendo cosa ci faccia da vivo nel regno dei morti e chi sia la sua guida. Dante risponde parlando di come si sia smarrito "per una selva oscura" prima che la sua età fosse piena (qui si capisce che deve avere trentacinque anni), appena un giorno prima. Brunetto annuisce a Dante e gli dice che se avesse saputo che il suo compito era così importante, prima di morire lo avrebbe aiutato con i suoi insegnamenti. In pratica sta lodandolo come discepolo eccezionale e lo sta esortando a perseverare nella via della virtù. Brunetto Latini passa poi a parlare di Firenze introducendo la profezia dell'esilio di Dante, già introdotta nel Canto dieci con Farinata degli Uberti. Egli dice che Dante avrà nemica la parte "fiesolana" di Firenze, quella che, citando la leggenda sull'antica Florentia raccontata da Giovanni Villani, si mischiò con...

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 1 Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Chiecchi, libro consigliato Letteratura italiana, Asor Rosa Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Chiecchi Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community