Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- La sconclusa conclusione. È un ossimoro che serve ad esprimere una realtà paradossale.

Nella prima parte i personaggi sono mitici ma, con lo scorrere del testo, cominciano ad affiorare problemi concreti quali morte,

dolore, amore, felicità.

- Capitolo Ventesimo. Le piramidi, tombe di uomini, parlano. Viene presentato un popolo che si disfa, abbandonato sotto un sole

irreprensibile alle sciagure umane (lo stesso sole de "I Sepolcri" di Ugo Foscolo).

Elio, tramite la tecnica citazionistica, fa parlare Gesù con l'episodio del calice (Ario figura come Dio ed Elio come Gesù).

La pagina finale presenta l'apocalisse impostata tramite una tecnica oratoria che culmina con la resurrezione della carne in una

sfera di religione laica (penetra Anarchismo in una visione del mondo che non va come deve andare: è trasmutazione e non

cambiamento).

Domina il fuoco, che procura RIGENERAZIONE, possibile solo con la DISTRUZIONE e FECONDITA’ della vita (nella simbologia

cristiana il fuoco rappresenta anche PURIFICAZIONE).

Il romanzo, genere camaleonte (sono presenti diverse tipologie al suo interno), si costruisce attraverso i personaggi; Ruta ha

incastonato diverse storie (novelle se prese da sole) a mo’ di sarto tramite il filo rosso costituito dai due personaggi Elio ed Ario (la

tecnica della novella incorniciata fu teorizzata da Slovsky – formalismo russo negli anni ’40 in cui viene trattata la teoria della

novella italiana - ed utilizzata da Calvino, Pirandello, Verga, D'Annunzio)

- PERSONAGGI

• 1) Elio. Dal greco "Elios", simbolo del sole e della lotta alle ipocrisie per arrivare alla purificazione del fuoco; questa

purificazione non avviene partendo dall'Inferno (come in Dante) ma immergendosi nel mondo sommerso. Nasce il giorno

dell’Epifania, come Ruta stesso.

E’ un giovane deluso dal mondo che per trovare la verità si immerge nelle acque del mare; di lui non si conosce l’età ma solo che

si era illuso di essere poeta che aspira alla verità. È un eroe solare (testimoniato anche dal nome), il sole rappresenta la luce, la

verità, ma ha anche rapporti col mondo dei morti, essendo il sole in relazione con le tenebre. Elio rappresenta Cristo e i profeti

biblici e ha una “missione” da compiere: rigenerare il genere umano perduto.

Possiede 2 oggetti magici: è un pellegrino ("viator") che, anziché avere il bastone, la coppa e la conchiglia "cappa santa", marcia

con forbici e coltello, evidenti simboli della castrazione. Attraverso questo viaggio fa vane esperienze che lo fanno rigenerare.

Elio è di Insaniapoli e nonostante sia deluso e addolorato dalla corruzione e dalla miseria culturale del suo reame, lui ama la

propria patria. “È l’ultimo degli Alighieri”, l’unico che usa la ragione.

In Insaniapoli il tempo non esiste e l’avventura sottomarina è un viaggio straordinario al di fuori del tempo. Il mare è lo spazio del

romanzo. Manca la luna anche se sappiamo che la luna è l’acqua, mentre la terra è rappresentata dall’isola e dalla Siobia.

2) Ario. È colui che ha già trovato la verità, un cavaliere errante che ama la natura e vive isolato, ha recuperato la ragione che

altri hanno perduto. Lui rappresenta il genere umano; fa da guida ad Elio, con funzione paterna e di consigliere. E’ anche voce

narrante. Alle volte diventa profeta. Di lui non si dice l’età ma soltanto che è attempato e che ha fatto molte esperienze e viaggi

nella sua vita. È uno stilita (gli stiliti erano filosofi greci che si radunavano sotto le colonne per comporre testi, separati dal mondo

con il privilegio di castigarlo dall'alto). Alla maniera dell'Orlando che va sulla luna, marcia insieme ad Elio ed incontra vari

personaggi, in particolare animali parlanti. Per radice stessa del suo nome, egli rimanda alla "razza ariana".

I personaggi del romanzo raccontano delle loro esperienze. In realtà si tratta di vari episodi autobiografici dell’autore. Ogni

personaggio rappresenta l’autore, ma non è lui. Camminando sotto l’acqua Elio ed Ario incontrano altri personaggi (animali\pietre),

cucitori dei capitoli:

• Pesci: rappresentano Cristo, figlio di Dio Salvatore. Abitano il mare, che è verità, elemento mitico ed iniziatico, luogo di

pace e annientamento

• Pellicana: rappresenta Cristo, il quale col sacrificio aveva redento l’umanità. Vi era la credenza che il pellicano

resuscitasse i figli nutrendoli del proprio sangue

• Balena. Nei bestiari medievali (racconti su aneddoti di animali che avevano qualità umane), la balena aveva grande

rilevanza (da Giona a Pinocchio e soprattutto nella "Navigatio" di Brendano che, durante il suo viaggio, giunge in

Purgatorio e vede una balena che si inabissa, simbolo di Gesù Cristo e dell'antichità). Mammifero, animale buono che

protegge. Rimanda al profeta Giona, il quale fu salutato e inghiottito da una balena mandata da Dio durante un viaggio a

Ninive.

La balena di Ruta ingoia il Triregno (simbolo dell'autorità religiosa) in un'immagine che vuole significare la fede primitiva

(balena) che ingoia l'autoritarismo a cui era giunta la Chiesa Romana.

• Delfino. È un riferimento anti dannunziano, simbolo del potere civile che però, in Ruta, ingoia proprio i codici civili (da

intendersi come critica al potere statale). rimanda a Cristo. Animale parlante, è definito sacro vate del destino, cortese

consigliere, nobile animale, a cui viene chiesto di distruggere per rigenerare.

• Drago. Per tradizione, il drago è l'animale da combattere, male assoluto; nelle culture folcloriche la lotta contro il drago è

simbolo di purificazione. Il dragone di Ruta ingoia le monete e le erutta insieme alle fiamme (critica al potere occulto della

moneta). Elio riuscirà a battere il dragone ma non lo ucciderà (notare la stretta aderenza alle leggende popolari) ma lo

evira per il corno, che era simbolo di virilità. Questo senso di impotenza è espresso anche in altre immagini.

Mostro marino, rappresenta l’anticristo, visto come un drago. È chiaro il riferimento al giurista inglese Hobbes, il quale

descriveva lo stato come un mostro cui tutto è dedicato; non aiuta gli individui, ma li uccide. Da ciò si deduce che Ruta ha

concezione negativa dello Stato, non c’è più lo stato di Rousseau, visto come patto sociale. È simbolo di purificazione,

rappresenta la lotta tra bene e male e critica al potere dell’economia.

• Gazzella. È un rimando a Paolo e Francesca, morti dopo un lungo bacio appassionato come quello che Ario dà alla

gazzella, per colpa della loro passione. Simbolo di grazia e purezza, rappresenta la natura che viene distrutta dalla

“civiltà” dell’uomo. Critica la colonizzazione europea in Africa e l’idealismo belligerante.

Nel romanzo ci sono varie tipologie di donne (simbolo terreno, visione negativa):

• Elvira : il nome significa “pura” in antitesi. Figlia di un mastro orafo (simbolo della corruzione) di cognome Neri (oscurità)

che ha subito violenza dal padre e si fa suora;

• Donne dell’isola : vengono maltrattate da Ruta che le considera tutte donne di malaffare, amanti. Ha pietà soltanto di

Caterina da Siena e Maria di Betania. Ci sono Elena di Troia, Circe, Eva, Madame de Staël.

• Mamme

: Ruta ha rispetto di loro e dei loro sacrifici. Solo nella maternità le donne hanno una accezione positiva. La figura

materna rappresenta la salvezza dalla castrazione.

ALTRI APPUNTI

- Escatologia, Palingenesi, Soteriologia, Epifania, Catastrofe, Messianico, Salvifico: sono tutti termini che ben rappresentano la

condizione dell'uomo nel primo Novecento.

- CATASTROFE: nuovo ordine. Nella lingua moderna ha un'accezione negativa, disastrosa, oscura; in realtà, l'origine greca del

termine indica un semplice cambiamento, la rottura di un equilibrio (o OMEOSTASI) ed il passaggio ad una situazione nuova. Il

personaggio che ha infranto questo equilibrio deve superare diverse prove relative alla sua azione; un personaggio può essere

protagonista o antagonista che esalta le virtù del protagonista (è su questa struttura che si muove Insaniapoli).

- Escatologia. Tendenza a considerare tutte le cose come indirizzate verso un ordine finale (in Dante il fine escatologico è la

salvezza dell'umanità).

- Soteriologia. Tendenza a considerare il fine ultimo delle cose in senso salvifico/ messianico (è la visione della religione cristiana).

- Epifania: manifestazione, rivelazione, presentazione.

- Antifrasi: gioco degli opposti. (voler dire qualcosa dicendo qualcos'altro)

- Palingenesi (rinascita) = voce del vate del destino (il delfino) la annuncia; essa avvicina le stirpi umane e cammina da secoli nel

mondo: si va verso una società umana.

Insaniapoli è un romanzo escatologico, allegorico, simbolico, dialogico (il dialogo è un genere che ha permesso la proliferazione

del romanzo filosofico e scientifico), antifrastico ed esprime il contrario di ciò che si afferma attraverso la dissimulazione.

DEDICA A SALVATORE DI GENNARO

Dedica che funge anche da prefazione a Di Gennaro: da amico a quasi collaboratore e testimone della composizione del romanzo,

era diventato il suo secondo papà alla morte del padre. Fa questa dedica a Di Gennaro per due ragioni:

• Bizzarro volume di cui non capisco più di quanto ho scritto – rimanda a lui per eventuali spiegazioni riguardo il

romanzo;

• Insaniapoli procurerà fiori o pietre? Se fiori è giusto che li raccolga Di Gennaro, se pietre lui sarà l’unico capace di

disseppellire Ruta da sotto la massa.

Ruta era consapevole che avrebbe ricevuto pietre e non fiori

Cap. 1: Nel Fondo. Elogio del Mondo.

Elio, stanco e affaticato dalla ricerca della verità sulla terra, luogo senza valori, di corruzione e dolore, decide di rifugiarsi a cercarla

nel mare. Qui incontra Ario – che dall’aspetto sembra avere 50-60 anni - a cui racconta la sua storia: Elio si definisce poeta alla

ricerca della verità, esiliata sulla terra. Dice che quasi sul punto di impazzire per la sua situazione, una notte sogna che nel

cassetto dove custodisce i suoi libri, ci sono dei bioccoletti di sostanza sconosciuta, che se messi in bocca permettono di

respirare sott’acqua. Perciò decide di partire immediatamente per il mare. Ha con sé un libro (I cinque codici) e un triregno

pontificio (rappresenta i 3 poteri) trovato dimenticato sulle foci del Tevere. Dopo un lungo cammino nel mondo dei Pesci (simbolo

di Cristo) incontra Ario e lo riconosce come grande saggio perciò gli chiede di diventare sua guida e maestro.

CAP 2: Elogio della giustizia e della scienza.

Elio continua la sua storia. Dotato di grande intelletto sin da piccolo, capisce subito che avrebbe avuto una vita piena di dolore a

causa della cattiveria dell’uomo. Allora Ario inizia a raccontare. Lui è l’essere umano errante, nomade in contrapposizione al

sedentario. I suoi genitori sono Il genere umano e la sua patria è la Terra. Ama la natura e grazie ad essa ha imparato ad

apprezzare il bene. Per tale motivo gli uomini non lo apprezzano perciò Ario decide di andare lontano dalla comunità per poter

vivere in armonia con la natura. Fa una critica alla società, ormai priva di ragione, questo anche a causa degli intellettuali (detti

dotti ignoranti). Ario si prefigge l’obiettivo di recuperarla. Raggiunge il reame di Insaniapoli, patria di Elio (patriottismo). Qui Ario

si rivolge alla giustizia dopo aver assistito ai discorsi di due parlamenti corrotti, incontra il procuratore generale che gli fa capire il

netto distacco tra politica e popolo (leone e bue) e gli fa la distinzione tra amicizia commutativa e amicizia remunerativa: la

prima è “ti do quanto mi dai”, la seconda “Ti do quanto meriti”. Ario risponde indignato e viene accusato di essere un anarchico,

perciò viene condotto in prigione, poi in ospedale (dove ci sono i malati veri), ed infine in manicomio (dove ci sono i malati falsi):

sono le tre istituzioni repressive, luoghi di reclusione fisica. Sull’orlo della follia però prega uno psichiatra di dargli la libertà e così si

salva. Afferma che i massimi dolori siano amore, infermità e miseria.

CAP 3: elogio della religione

Uscito dal manicomio Ario si imbatte in una Chiesa. Entra per contemplare l’arte ma assiste ad una celebrazione. Qui si apre una

critica alla religione, definita come il più terribile veleno dell’umanità. Tale “fantasma” corrode la mente tenendo gli uomini in

costante dissidio tra realtà (baratro dei desideri irrealizzabili) e delirio. Tale atteggiamento delle vecchie generazioni, che

vedono la religione come ultima risorsa. Le nuove generazioni invece sognano di ottenere ciò che ancora non posseggono

andando verso l’utopia. L’amore è una fantasia. Uscito dalla Chiesa perché infastidito dalla lussuria mistica, Ario si imbatte in una

poveretta la quale si squarcia le carni per salvare i suoi figli (simbolo della Pellicana). Ario le dona gli organi.

CAP4: E cammina, cammina

Ario continua il suo cammino e va in Africa. Parla di questa terra martoriata, misera, forte critica al colonialismo europeo e al

militarismo. C’è un’esplosione, Ario sviene e quando si risveglia c’è con lui una gazzella che parla ferita da una scheggia della

bomba della civiltà. La gazzella, prima di morire, si voleva assicurare che Ario fosse sopravvissuto. La gazzella è simbolo di grazie

a purezza, e infatti da lei nasce un fiore. Continua il cammino per l’Asia dove vi trova degli uomini che costruiscono una ferrovia, e

critica il colonialismo europeo. Si rifugia su un’alta montagna dove si addormenta su di un grande masso. Critica al denaro, visto

da Elio come uno dei tanti simboli inutili

CAP5: Cosmogonia ed età dell’oro

Mentre dorme, Ario sogna la formazione della terra, nel sogno lui è un semino di mica. In origine la terra era un’immensa distesa di

pietra grigia. Spuntarono gli alberi, facendo della terra una selva, e con essi gli animali, i quali dopo aver divorato le piante

iniziarono a combattere tra essi, ma non morirono tutti. Quando Ario si sveglia è circondato da esseri umani dalle fattezze bestiali, i

quali sono ossessionati dalla ricerca dell’oro. Il masso sul quale Ario si trova allora parla: lui vede l’età dell’oro come l’età dei bruti.

Ario critica la ricerca dell’oro e propone un’etica di civilizzazione e lavorazione della terra. Viene malmenato dai bruti, preso a calci

(simbolo che unisce due anime), ma li sente comuni fratelli. Elio allora decide di combattere e cambiare vita e rinnova dall’arrivo di

Ario. Allora butta il triregno e i cinque codici, liberandosi del fardello per tornare all’integrità.

CAP6: Quella che tace, quello che parla

Arriva la balena che prende tra i fanoni il triregno (riferimento a Giona di Cristo: il Triregno, a causa della balena, potrebbe

riapparire in mani altrui) e va via senza parlare. Poi arriva il delfino che dice ad Elio di conoscere la situazione degli uomini come

lui alla ricerca della verità e lo invita a continuare il suo cammino perché la troverà. Così si abbatte sui Cinque Codici per rigenerarli

distruggendo. Ario ed Elio decidono di partire per il Polo, per vedere l’asse su cui è imperniato il mondo

CAP7: L’isola Femmina

Il masso su cui erano si sgretola e scappano. Camminando notano che il fondo diventa basso fino ad approdare su un’isola dalla

vegetazione lussureggiante. Tra essa si trova un tempio di marmo pieno di donne di ogni epoca e di varie civiltà. Si tratta del

Parlamento dell’isola femmina, abitata da sole donne morte, e non accessibile agli uomini grazie alla legge. Regina dell’assemblea

è Elena di Troia, ma ci sono anche Cleopatra, Agrippina e sono tutte trattate male dall’autore a parte Caterina da Siena e Maria di

Betania. Appena le donne vedono i due uomini vogliono trasformarli ma per intercessione di Eloisa decidono di lasciarli uomini. In

quel momento entra un maiale decapitato, è Circe, la maga dell’Odissea di Omero che trasformava le persone in animali.

CAP 8: La Maiala divina

Circe racconta la sua storia: dopo la partenza di Ulisse decide di andare via dalla sua isola e di viaggiare. Viene accolta in varie

corti con grandi favori ma lei decide di stabilirsi in Francia, alla corte di Re Luigi. Con la rivoluzione francese però anche lei viene

processata e condannata alla ghigliottina, ma si trasforma in scrofa. Inizia di nuovo a peregrinare e va al reame di Insaniapoli e

con il tempo si rende conto che non ha più i suoi poteri di un tempo. Circe vive sull’isola Femmina perché è qui che si discuterà

l’appoggio al movimento femminista (suffragette) di Insaniapoli. “La maiala divina” è simbolo di passaggio dal trionfo al tonfo.

CAP 9: la sconclusa conclusione

Inizia l’Assemblea e Madame de Staël fa da arbitro. Dopo un lungo dibattito si giunge alla conclusione che ad Insaniapoli non ci

sono uomini. Al contrario è grazie ai grandi uomini del passato che le donne hanno avuto senso: sono grandi perché hanno amato

dei grandi uomini. Finita la seduta, Elio ed Ario decidono di riprendere il loro viaggio, poiché lì non c’è più nulla da scoprire.

CAP 10: Il Leviathan

Elio ed Ario si imbattono in una grandissima prateria piena di fiori colorati e pesci. Si commuovono davanti a tale spettacolo.

Trovano però il Leviathan, un mostro marino tra il serpente e il pesce, dotato di un lungo corno. Elio lo affronta e grazie alla sua

astuzia, riesce a far sì che il Leviathan si blocchi, col corno conficcato nella roccia. Si scopre che nel mostro ci sono tutti gli Stemmi

e monete del mondo. Elio allora, visto che il drago ostruiva la via, gli taglia il corno, simbolo del potere virile e del denaro. Giungono

all’inferno, alla ripa del dolore, dove gli esseri umani per il dolore si sono trasformati in pietra.

CAP 11: Sulla Ripa del Dolore

Elio si sente fratello di tali piramidi così ne abbraccia una la quale racconta la propria storia: è un ragazzo che veniva da una

famiglia per bene, il padre però abbandono la famiglia per un’altra donna. Riflessione su Amore e Sofferenze dell’autore. Un giorno

il ragazzo incontra per caso da sua cugina una ragazza di nome Elvira Neri, di cui si innamora perdutamente. Lei è orfana di

madre, il Padre (gioielliere) è un orco e ha una sorella. Iniziano a frequentarsi ma lui sente che c’è qualcosa di misterioso.

CAP 12: Quella faccia che supplica!

Il giovane confessa il suo amore ad Elvira, la quale ricambia, e poi parte per la Sicilia per vedere il padre. Al suo ritorno lei si

concede a lui ma scopre che non è pura, allora lei confessa di essere stata vittima di abusi, lui decide di sposarla, ma nonostante

questo il senso di mistero continua.

CAP 13: Il mostro

Un giorno arriva una lettera in cui le sorelle Neri vengono definite “Le figlie di Lot”, si scopre dunque che era il padre ad abusare

della figlia sin da piccole. Il giovane cerca vendetta e decide di svergognarlo davanti a tutti ma non trova molta soddisfazione.

Scopre che Elvira, a soli 20 anni o poco più, si farà suora e non riesce a vederla perciò si pietrifica per il dolore. Elio si sente fratello

della pietra.

* Lot è un patriarca della Bibbia, nipote di Abramo, che in un episodio biblico offrì le sue due figlie vergini alla folla pur di

proteggersi. In seguito, dopo essere scappato con le figlie, si rifugiò in una grotta nella quale le figlie ebbero dei rapporti sessuali

con lui in quanto desiderose di concepire figli.

CAP14: La Madre

Elio e Ario riprendono il cammino e incontrano una madre che racconta: vedova di un garibaldino massone ha perso il figlio molto

giovane. Il bambino era molto intelligente, il primo della classe ma anche molto cagionevole, molte volte rischia la vita. Lei è una

donna molto bella lavora all’uncinetto e ricama. Spesso si ammala anche lei e per un problema all’occhio (congiuntivite) diventa

accompagnatrice grazie alla conoscenza delle lingue. Rifiuta le avances di un professore per dedicare la sua vita al figlio Guido.

Una sera, per fare soldi, provò anche la via della prostituzione con un giovinotto, ma pensando a Guido scappò via.

CAP15: I due nemici

La madre continua ad accudire Guido, anche con la polmonite. Guido va all’università d’ingegneria. Fa amicizia con Giulio e viene

accolto in casa come un figlio, tant’è che inizia a chiamare “mamma” la madre di Guido, pagandole anche la casa. Si sottolineano i

sacrifici della povera madre senza soldi e senza forze. Intanto i due nemici tornano: miseria e malattia, ma nonostante questo

riescono ad andare avanti. Chi è nato ricco non sa cos’è la miseria, mentre la malattia esiste per tutti. Il dolore d’amore invece è

soltanto per i poveri, essendo la loro unica passione. Guido si laurea con il massimo dei voti e va a lavorare nello studio di un

professore di architettura, la sua passione. Il giorno della laurea però la mamma ha un brutto presentimento, in quanto Guido viene

colpito da emicranie.

CAP16: È morto, il giovinetto!

Giulio va a studiare all’estero. Da qualche tempo Guido si era fatto taciturno poiché voleva partecipare ad un concorso per

progettare un’università americana (il vincitore avrebbe incassato 100.000 lire). Fa il progetto e lo spedisce, ma tornando a casa ha

un malore e gli viene la febbre alta. La mamma per curarlo ha bisogno di soldi perciò fa l’elemosina: per strada incontra il ragazzo

del capitolo 11, innamorato di Elvira Neri. Nel frattempo torna Giulio, il quale dona alla vecchia altri soldi, e Guido pare migliorare:

dopo essere stato dimesso il pericolo sembra scongiurato. In realtà poco dopo muore. La mamma caccia di casa i preti e pare

essere in una calma apparente. Si svolgono le esequie funebri con la madre che voleva essere seppellita col figlio, l’unico motivo

per cui era rimasta in vita.

CAP17: Il giovinetto ha vinto

Giulio riparte e la mamma si trasferisce in una casa vicino il cimitero dove passa intere giornate sulla tomba del figlio, che sentiva

sempre con sé. Un giorno va al parco e trova un uomo giovane e uno anziano che discutono dell’Italia e dei suoi talenti e parlano di

un giovane italiano che ha vinto un concorso in America: è Guido. La mamma allora si illude, corre a casa e solo quando l’inquilino

del vecchio appartamento gli apre la porta lei realizza che Guido (“biondo era bello e di gentile aspetto”, riferimento a verso di

Dante) non c’è più. Allora torna in sé e si pietrifica.

CAP 18: Siobia tellus

Andando avanti nel cammino, Ario racconta di quando passò per Insaniapoli: circondata da mari e monti, piena di sole e buona

aria, era abitata da uomini putridi, scontrosi. La loro lingua non si capiva ma usavano molti gesti. Comunque capisce che si trova

nella regione della Siobia, e che la città più vicina sia Sfeteristopoli. Tale città è molto corrotta: c’è una civiltà quasi divisa in

caste, in cui gli uomini sono ossessionati dal sesso e fieri di essere incivili e dominatori. La città, in cui rimase 7 giorni, è governata

dai capitalisti e domina l’ozio. Visita la città dove regnano caos, spazzatura e vizio.

CAP19: Sfeteristopoli

Elio si addolora per la storia della sua patria. Ma Ario continua il racconto: trova la città a festa, ma nessuno sa il motivo. Poi gli

spiegano che è per il Cinquantennio. Si fa ironia sui dialetti incomprensibili e sull’orgoglio napoletano. Ma parla male anche di

chi prende in giro, i partenopei.

CAP20: Il fuoco

Elio soffre tremendamente per le sorti del suo popolo che si sta sgretolando. Elio sviene. Al suo risveglio sente dentro una nuova

potenza: sfida l’arricchimento con la potenza del suo cuore e del pensiero. È proprio esso che permetterà alle anime impietrite di

risorgere dal dolore “Perché è nel nulla stesso la fecondità della vita.” Riprendono il loro cammino.

NOTA

La nota è un inno agli italiani, che devono provvedere a sé stessi. Ruta afferma che non ci sono riferimenti a città in particolare, ma

parla in generale della situazione Italiana. Il miglioramento della situazione è possibile solamente grazie al lavoro. In particolare

parla della Siobia, che è la scoperta dell’Italia meridionale, e la simbolizzazione dello stato delle cose a 50 anni dall’unificazione. Si

focalizza in particolare sulla questione meridionale, diventata questione nazionale. Ruta era consapevole di ciò ed era persuaso

dall’idea che l’Italia sarebbe rimasta incompiuta fino a quando il Mezzogiorno non sarebbe diventato civile, e si sarebbe quindi

elevato solo con l’aiuto del Nord ed una politica economica e morale, ma sempre all’interno di un Italia agricola.

3° modulo: Forme e significati in Alberto Arbasino

Alberto Arbasino (Voghera, 1930) è un autore lombardo che prende a modello la sua regione negli scenari dei suoi romanzi. Ma più

che la sua terra, egli apprezza tutto il mondo (da Londra a Parigi e non solo).

Appartenente all'alta borghesia milanese, studia giurisprudenza, studia diritto internazionale e si interessa alle lingue (elemento in

cui si può rintracciare il desiderio di fuga dal paese natale, la refrattarietà al luogo in cui si è nati).

In lui troviamo elementi particolari: odia il sudore, odia le donne grasse e con i capelli crespi; ama le bionde con i capelli dorati e la

gamba lunga; ripudia gli uomini con la pancia; odia gli spazi stretti (i vicoli di Napoli e, per antonomasia, odia tutto il Meridione) ed

ama gli spazi aperti (come la pianura Padana). Egli apprezza la musica ed il rapporto che questa ha con la letteratura.

È un personaggio SNOB (dall'etimologia del termine: "sine nobilitate", non è nobile ma deve cercare di sembrarlo), benestante ed

appartenente all'alta borghesia milanese; oltre ai suoi studi di legge, ricordiamo anche la sua partecipazione nel Partito

Repubblicano che gli permise di diventare anche onorevole. Tutta la sua attività ruota sul trittico "romanzo - articoli giornalistici -

saggistica".

Parte dalla "palus putrendis" (di Sanguineti), lo stagnamento della cultura italiana ed in un'accezione più ampia tutto il sistema

sociale rifiutato dal Gruppo 63 (il capitalismo bigotto). Arbasino preme per una rivoluzione ideologica.

- Rifiuta l'idea del romanzo tradizionale e propone un nuovo romanzo / antiromanzo; il miglior esempio è "Fratelli D'Italia" (1963)

dove l'autore attua un capovolgimento della prospettiva: il narratore è una prima persona non identificata (elemento già caro a

Svevo e Joyce). L'opera è una chiara dimostrazione di come l'arte non debba essere rappresentativa ma evocativa: nella trama,

alcuni giovani si incontrano all'aeroporto di Fiumicino e decidono di intraprendere un viaggio mondano e artistico per l'Italia. Il

romanzo altro non è che la trascrizione delle conversazioni fra gli amici (parla di tutto e non parla di niente).

Nel 1993 "Fratelli d'Italia" viene riscritto ed ingrandito a 1400 pagine: per Boldi è una continua chiacchiera sul contesto di vita, una

visione giornalistica della borghesia del periodo.

Il tipo di narrazione adottato da Arbasino ha dei precedenti:

1) Satyrycon di Petronio. I personaggi parlano d'arte per tutto il viaggio ma, diversamente da Arbasino, c'è la componente

mitologico - avventurosa.

2) "Il Piacere" di Gabriele D'Annunzio. L'opera è la rappresentazione della vita mondana dello stesso D'Annunzio quasi in

forma di discorso.

Dopo "Fratelli D'Italia" esce "Super Eliogabalo": era un imperatore romano della tarda antichità che visse l'adolescenza nella

mollezza dei costumi; durante il suo regno non era lui a comandare ma un parlamento formato da donne.

Di grande rilievo è anche "La bella di Lodi".

- Incipit di Fratelli D'Italia. Si può facilmente notare come non sia l'incipit di un poema epico ma di rifaccia molto alla vita quotidiana:

emerge l'antieroe borghese (l'abitante del borgo, il rappresentante della nuova estetica cittadina moderna). È un flusso di

coscienza del pensiero, non c'è un'idea di narrazione univoca.

- Esigenza della sprovincializzazione della cultura italiana. Arbasino aveva l'esigenza di modernizzare la letteratura

italiana staccandola dalla tradizione Ottocentesca per guardare a modelli transalpini (soprattutto Thomas Sterne Eliot).

Questa sprovincializzazione è simboleggiata dalla GITA A CHIASSO.

L’espressione «gita a Chiasso» significava avere l’opportunità di uscire dai limiti del conformismo che infestava una parte

dell’intellettualità italiana di quegli anni; una presa in giro di certi costumi, di certi atteggiamenti preteschi o pretenziosi; di

beghinerie, finti signorilismi, mignoli alzati durante il rito del caffè.

- Tematica bellica. Il tema della guerra è molto presente nell'opera di Arbasino: egli appartiene ad una generazione, quella del

1930, che ha vissuto un'infanzia immersa nella temperie bellica; per lo scrittore, la guerra è un tema psicofisico metafora di morte.

- Rapporto con la realtà. Sulla scia dell'Illuminismo lombardo di Beccaria, Parini e Verri che si occupavano di temi civili e sociali,

anche Arbasino tocca diversi aspetti della società del suo tempo e la sua analisi è di tipo Brechtiano (realista ma con un taglio

allucinato, straniato quasi psichiatrico).

- Viaggio e vacanza. Il primo volume pubblicato da Arbasino si intitola "Le piccole vacanze", di pochi giorni ed opposte alla grande

vacanza che è l'infanzia; l'autore racconta la sua felicità durante l'infanzia che viene persa con la maturità (motivo leopardiano): egli

appartiene a quegli adolescenti che dopo la guerra abbandonano la tradizione famigliare per dedicarsi alla letteratura ed

all'avventura. Non deve perciò sorprendere se Arbasino tratta di musica, danza, cinema, teatro e così via (con dei miti quali i

calciatori, gli attori).

Arbasino nella sua vita compie diversi viaggi, in Italia ed all'estero (Parigi, Londra, Russia, Spagna), che sono concentrati sul

binomio CIBO - CULTURA: "viaggiare" è "scoprire l'altro" e stimola la nascita del Relativismo culturale e della differenza linguistica.

Il viaggio è una forma per evitare l’angoscia.

Nell'ambito del viaggio e del turismo, Arbasino traccia la definizione di "idiot de voyage", succube dei luoghi comuni che segue la

massa, si affida ai viaggi organizzati e per questo non è viaggiatore.

- Confronto con Enrico Ruta. Rispetto all'autore partenopeo, Arbasino non sente allo stesso modo la questione meridionale. Inoltre,

i due divergono sul ruolo della famiglia: in Ruta il condizionamento della famiglia è forte ed il funzionamento armonico del nucleo

famigliare è un tema fondamentale; in Arbasino la famiglia è vista come "nido di vipere".

- Interpretazione del corpo e critica delle mode stravaganti. Arbasino dà grande importanza al corpo umano soprattutto nei luoghi

pubblici (nota il sudore sotto le ascelle, non ama la vita in città e le vie strette lasciando trasparire una sorta di Ipocondria); i

personaggi dormono per paura di ingrassare; poi nel romanzo "L'Anonimo lombardo" pone molta attenzione a come si vestono i

protagonisti ed ai gusti particolari fornendo molti dettagli (descrivono i processi dell'Italia del dopoguerra in rapporto ai paesi

stranieri).

- Il largo uso dei diminutivi. Ossessione del petit poussin: motivo fiabesco di chi si sente piccolo rispetto alle cose grandi per

non essere ingoiato. Può essere dovuto a due fattori:

1) I diminutivi sono molto comuni nella parlata lombarda;

2) servono ad impostare il lessico in maniera molto più colloquiale rispetto alla magniloquenza di D'Annunzio (pur rifiutano le

idee dei Crepuscolari, utilizza un linguaggio che è molto vicino a loro). Essi sono anche un modo per rimpicciolire le cose

grandi (di cui egli è ossessionato) e portarle alla sua misura. Il bambino ha paura delle cose grandi e per questo motivo

Arbasino rimpicciolisce le cose (interpretazione psicoanalitica).

- Personaggi. I personaggi di Arbasino sono spesso i giovani dell'alta borghesia milanese intellettuale, amano la compagnia in

visione lavorativa, mangiano sempre ma non si abbuffano, sono spesso omosessuali (come l'autore), snob, ossessionati dal peso

e dallo spostarsi (ma non nei luoghi comuni), hanno fame di ricchezza ma odiano chi riesce ad arricchirsi. Vivono in un mondo che

da un momento all'altro può finire: su di loro incombe un'angoscia che può essere evitata solo con il viaggio. Il loro rapporto è di

tipo claustrofobico.

Hanno anche un'ossessione per le pulizie che può essere letta in chiave razzista.

- Rapporto con le donne. Arbasino rigetta l’ideale della massaia perfetta (da qui notiamo il suo disprezzo non solo per le donne

corpulente ma anche per le masse operaie manovali in generale) e dipinge la sua donna ideale secondo una visione

snob/stilnovista: capelli chiari, gamba lunga, non si occupa dei problemi reali del mondo.

- Pastiche linguistico. Arbasino usa nel testo vocaboli di lingue diverse (differentemente però dallo stile plurilinguistico di Dante),

sembra quasi una volontà di mostrare la propria conoscenza linguistica.

- Commistione fra musica, arte e letteratura. Ne "Marescialli e Libertine", Arbasino tratta di musica: il titolo allude a due opere

fondamentali della musica mondiale come "Marescialle" (da "Così fan tutte" di Mozart) e "Libertini" (da "Vita di un libertino" di

Strawinski). Tratta invece di arte in "Il meraviglioso", dove vengono raccontate tutte le mostre d’arte dell'Italia degli anni 80.

- Titoli. I titoli delle opere di Arbasino sono calchi di opere già esistenti. Usa in larga misura la tecnica citazionistica: non inventa ma

riprende tematiche già esistenti ed i suoi scritti sono pieni di allusioni ad opere di svariata tipologia.

• "Il ragazzo perduto". L’opera è quasi una dedica alla moda che si svolge a Milano (ricalca il modello de "Il giorno" di Parini). Si

compone di lettere che sono arrivate al ragazzo via posta (nel Settecento fu di grande rilevanza) che assumono una connotazione

diaristica.

Altri appunti

- Ermetismo. Così definito nel 1926 da Carlo Bo, la corrente non ha il significato di "oscuro" ma riprende l'ermetismo greco (con il

senso di "andare oltre le apparenze"). I maggiori esponenti furono Luzzi, Quasimodo ed Ungaretti (solo nella prima fase).

- Simbolismo. Corrente molto presente in Pascoli. Si fonda sul rapporto fra denotazione (analisi della realtà oggettiva) e

connotazione (implica un successivo passaggio alla soggettività).

- Crepuscolarismo. I principali esponenti di questa linea poetica sono Corazzini e Guido Gozzano. Volutamente, il Crepuscolarismo

adotta temi dimessi e colloquiali trattando scene di vita quotidiana opposte ai fasti del Dannunzianesimo ed alle provocazioni dei

futuristi.

- Espressionismo. È la rappresentazione icastica e violenta del mondo soprattutto in campo artistico. Nel terreno letterario, fu

importante la poesia di Reboia che descrive un soldato ucciso nella seconda guerra mondiale in maniera estremamente cruenta e

realista.

- La Voce. Redatta dai fratelli Prezzolini, la rivista radunava tutte le tendenze già elencate (in particolar modo il simbolismo).

Ermetismo, Simbolismo, Crepuscolarismo, Espressionismo ed altre sono da considerarsi Avanguardie e non mancarono

opposizioni. In particolare un gruppo di giovani si professò come Neoavanguardia: ripartono da una rappresentazione

realistica del reale (Neorealismo) e riprendono il richiamo al passato di Manzoni e Carducci. La rivista presso cui

afferivano questi autori era "Officina".

Anche questo gruppo trovò un valido oppositore nel GRUPPO 63 di Sanguineti, Porta ed altri e tra i quali collaboratori figura anche

Alberto Arbasino. Questo gruppo si opponeva al "Manzonismo" del romanzo ed al "Pascolismo - Dannunzianesimo" nella poesia:

l'autore perde la sua centralità e la poesia non deve essere specchio del superuomo dannunziano ma rappresentare un esperienza

più umana, mimetica; al rifiuto del Poeta Vate corrisponde la valorizzazione di altre forme quali la musica e l'uso della seconda

persona singolare: questo porta ad un abbassamento culturale e si genera il fenomeno della METALETTERATURA (l'opera

abbandona il contenuto per riflettere sulla stessa letteratura). Però è proprio da questa reazione che trae le sue forze la

contestazione studentesca degli anni Settanta in quanto da discorso letterario diventa politico.

ALBERTO ARBASINO

Alberto Arbasino (1930) è uno scrittore, saggista e giornalista italiano.

È tra i protagonisti del "Gruppo 63", sigla che indica un movimento nato a Palermo sostenuto da alcuni giovani intellettuali

fortemente critici nei confronti delle opere legate ai modelli tradizionali tipici degli anni 50.

La sua produzione letteraria ha spaziato dal romanzo ("Fratelli d'Italia") alla saggistica ("Un paese senza").

Di lui è stato anche detto che è erede della tradizione illuministica lombarda di Giuseppe Parini, per il valore civile dei suoi

interventi pubblici.

CAPITOLO I -

Nelle sue opere Arbasino dà sempre molta importanza alla forma e alla costruzione, in quanto egli afferma che "il contenuto di

un'opera letteraria è precisamente la sua forma".

Egli privilegia la narrativa in prima persona, la forma diaristica, la cronaca ecc., ma trova un'adeguata espressione del suo pensiero

attraverso la lettera e le forme affini. Ispiratosi ai formalisti russi, negli ultimi decenni scrive lettere, epistolari, zibaldoni, diari e note,

intervenendo pubblicamente anche tutt'ora su quotidiani e rotocalchi e considerandole sue lettere sostitute dei caffè letterari di un

tempo. Non esiste letteratura senza lettera in quanto quest'ultima rappresenta l'arte della conversazione, intrecciando in essa vari

generi quali il romanzo epistolare, l'autobiografia e il dialogo.

Da sempre l'intento di Arbasino è quello di riportare su pagina la vera essenza della conversazione. Infatti, nelle sue opere fa

dialogare e conversare molto i suoi personaggi. Nella sua opera "Ragazzo perduto", infatti, egli afferma che è molto importante

riuscire a trasformare in parole il "rumore" della conversazione in modo da rappresentare la realtà che ci circonda. Ci risulta

complicato in quanto la lingua parlata è difficile da scrivere e la lingua scritta sembra essere falsa nel momento in cui deve

rispettare la tradizione della retorica.

In "Fratelli d'Italia" i protagonisti manifestano un'idea di conversazione e ritengono che l'Italia sia "un paese che vive di

conversazione e di chiacchiera anche se la sua letteratura è muta".

Attraverso la conversazione i personaggi riescono a dare la loro visione di ciò che accade.

L'autore scrive in prima persona ma non si tratta di autobiografia, in quanto egli la rifiuta perché infastidito dal parlare di sé stesso,

ma crede che l'autobiografia sia possibile solamente come riflessione ed esercitazione del proprio lavoro intellettuale.

i modelli iniziali sono Thomas Mann e Levi Strauss.

Nonostante fosse contrario, nelle sue prime opere, sono presenti tratti autobiografici che scompariranno nel corso della sua vita

letteraria, ma che verranno ripresi dopo aver compiuto 50 anni, nel ricordare alcuni episodi dell'infanzia e della adolescenza (ricordi

di guerra e di scuola): i traumi bellici lo tengono insonne; i flashback sono sempre presenti.

Un'importante caratteristica di Arbasino è la testimonianza: egli interpella, documenta, intervista e prende appunti. Nelle sue

interviste è sempre testimone e mai protagonista, mettendo in secondo piano sé stesso e dando importanza all'intervistato.

Arbasino si considera infatti solo l'organizzatore del materiale altrui.

Il montaggio è la forma dell'opera; è un principio stilistico. Il testo in sé è neutro, il montaggio fa la differenza.

Egli si considera un "testimone oculare" e reporter della situazione italiana di quel periodo: subisce l'influenza di una ideologia

molto diffusa che paragona la crisi italiana con quella della socialdemocratica tedesca del primo dopoguerra. (Moro = Rathenau)

La storicizzazione è fredda, quindi oppone il reportage = scrittura a caldo, “presa diretta di realtà ancora calde, il presente.

Tutti i testi di Arbasino, anche i meno impegnativi in fin dei conti sono reportages in senso tecnico, tanto che egli viene spesso

considerato un vero e proprio giornalista piuttosto che scrittore. Elogia la Rivista all’italiana.

Predilige le forme non solo letterarie ma anche musicali (opere, musica da camera, musica leggera), teatrali e cinematografiche.

Considera il Musical americano come una forma di spettacolo grandiosa, paragonabile al Melodramma italiano di fine 700. Pone

l’attenzione sullo spettacolo.

La struttura delle sue forme viene definita a forma circolare in quanto parte da un punto della circonferenza divaga attraverso l'uso

abbondante di parentesi tonde, figure retoriche circolari come la ripetizione, le assonanze, le analogie, le virgolette, le associazioni.

Questa struttura si nota anche nei capitoli di apertura (“Senza deposito”, “Vuoto a perdere”)

CAPITOLO II -

Fin dagli esordi, Arbasino costruisce un solo "racconto lungo": il Ragazzo Perduto.

Viene spiegata la sua poetica, si parla di racconti lunghi o corti a seconda delle esigenze in cui la prima persona è sempre

presente ma cambia (il genere) la forma (diario, lettera, monologo).

Si serve soprattutto del romanzo epistolare che ha una doppia origine: è molto simile al dialogo teatrale e a due tipologie di lettere:

d'amore e confidenziale, ma soprattutto la lettera reportage. Decide di cimentarsi in un nuovo genere, quello del romanzo.

La struttura di Fratelli d'Italia è il viaggio, una delle caratteristiche principali della tradizione romanzesca. Questo viaggio non ha un

esito positivo e non raggiunge nessun obiettivo in quanto il gruppo di giovani riuniti a Fiumiano per girare un film non ha una

direzione determinata, ma è una semplice scorribanda culturale per l'Italia e l'Europa negli anni 60 e 70.

Il disordine e la disorganizzazione del romanzo sono ordinate dalla conversazione dei personaggi. Secondo Arbasino il romanzo

non ha la funzione di denunciare ciò che accade nella società ma è solo una narrazione di fatti che ha come obiettivo il

divertimento, ma in senso più alto e nobile.

Utilizza un atteggiamento eroico e tragico ma nel momento in cui il genere richiedeva il contrario: la prosa, il banale, l'ordinario.

Non vuole scrivere un romanzo tradizionale ma non riesce a costruirne uno nuovo, tanto che egli abbandona il genere

romanzesco.

A metà degli anni 70 Arbasino inizia a scrivere libri di saggistica, poiché capisce di non essere predisposto alla scrittura di un

romanzo. Scompaiono i personaggi per lasciare spazio alle parole e alle conversazioni. Si sposta sul romanzo-saggio: si tratta di

un'epoca, quindi, in cui preferisce diari, lettere ed epistole.

Arbasino resta narratore e intraprende la strada del reportage. Inoltre, l'impossibilità della scrittura romanzesca diventa non più un

limite, ma un elemento positivo da cui ricavare una poetica, quella del pastiche: una forma di lavoro, rottura e intersezione dei

generi. Si tratta di un'opera composta da brani tratti da opere preesistenti, per lo più con intento imitativo. Ricorre alla citazione con

fine parodico e sarcastico.

Poetica del Kitsch= divertimento, atteggiamento parodistico.

CAPITOLO III -

Fin dall'inizio, la scrittura di Arbasino si presenta come un caotico accumulo di citazioni e riferimenti culturali. Per la sua tecnica si

ispira ad Eliot, modello degli anni giovanili dello scrittore. “Arbasino ha letto tutto”

La citazione stringe un rapporto con la tradizione, assume rilevanza e si trasforma, infine, nella parodizzazione della tradizione

stessa. Queste citazioni sono evidenti ma sono soprattutto nascoste, in quanto il narratore sfida il lettore ad arrivare alle fonti. Molte

citazioni sono travestite: anche i dialoghi e le battute delle conversazioni possiamo definirle citazioni, che sono sparse un po'

dappertutto, pur non essendo virgolettate. L'abbondanza delle citazioni e la tipologia della scrittura spesso gli sono state criticate,

ma Arbasino si difende affermando che questo è un metodo addirittura doveroso e inevitabile.

Arbasino cerca antenati illustri che abbiano adottato citazioni in tutte le arti e ne fa un uso eccessivo, a partire dai titoli.

Il titolo di un romanzo è parte del testo, il primo elemento in cui c'imbattiamo e quindi ha la capacità di attrarre e condizionare

l'attenzione del lettore. Attirano il pubblico.

Anche i cosiddetti intertitoli, quando vi sono, funzionano secondo lo stesso procedimento. I referenti sono sempre titoli di opere o

spettacoli, chiare allusioni a luoghi comuni della vita quotidiana e dell'immaginario collettivo. Le citazioni risultano evidenti anche

negli epigrafi. “L'epigrafe prepara il lettore alla sua relazione con il testo.”

È presente in Arbasino, fin dalla fase giovanile, non solo la citazione, ma anche l'autocitazione. Passi interi e idee critiche sono

ripetuti nelle sue opere a distanza di mesi o anni, così come anche le citazioni.

Nell'articolo "Una giornata con Angus Wilson", Arbasino inserisce una conversazione con lo scrittore inglese nel quale afferma

che quest'uomo è l'unico ad essere in grado di scrivere romanzi importanti come quelli di Dickens, Balzac o Proust: una grossa

trama intersecante, molti personaggi fondamentali e tanti ambienti sociali diversi. Arbasino non crede ad una relazione dello

scrittore con la natura esterna. Il rapporto di ogni intellettuale con la realtà si esaurisce all'interno della letteratura.

Le citazioni sono utilizzate anche come annotazioni. Nel romanzo la citazione diventa nota.

Le note che costituiscono il romanzo sono costituite per lo più da materiali prepubblicati e altrui. Nelle varie edizioni dei suoi testi,

Arbasino modifica, taglia, e aggiunge note. Esse assumono tante funzioni: divagazione, accumulo e digressione. Spesso sono testi

e si confondono con il testo stesso come accade in "Fratelli d'Italia". Siamo di fronte alla nota denominata "Effetto Ranke": è una

diversa funzione della nota, la quale appartiene più al testo, che prolunga e ramifica, piuttosto che commentarlo.

Le note sono un genere letterario.

Nota autoriale: costituisce modulazioni del testo come frasi tra parentesi e trattini. Hanno la funzione di completamento e non di

commento.

Quindi il sistema e il procedimento di Arbasino sono circolari. Inoltre, le citazioni possono essere usate anche come antologia.

Le note, i riferimenti, le citazioni nei testi di Arbasino evidenziano una struttura enciclopedica.

CAPITOLO IV -

In Arbasino, la citazione, con il tempo assume valore teorico, acquisisce una sua autonomia, diventa annotazione. All'inizio il

procedimento s'ispira ad Eliot, poi sarà tratto anche dalla tecnica musicale di Strawinsky, poi dai formalisti russi e da Walter

Benjamin.

Dopo aver conosciuto Dossi e Gramsci, l'autore li considera i rappresentanti del genere letterario del Frammento Sistematico in

Italia. Da intere pagine di citazioni e di frammenti, Arbasino tende al libro intero di citazioni e lo denomina scrittura "a coacervo",

che ritiene "il massino dell'artificio formale nell'organizzazione dei materiali in struttura" a cui corrisponde "il massimo della

coerenza stilistica, e questa coincide con il massimo della comunicazione espressiva".

La citazione è anche riscrittura, poiché Arbasino, citando, riscrive sé stesso e così facendo si autocita. Allora egli manipola

formalmente, ricostruisce. Singole citazioni, elementi isolati e locuzioni sono ripetute, riprese, modificate, rielaborate, e per questo

le varianti stilistiche ed espressive apportate ai testi sono sempre significative e vanno studiate con attenzione.

Arbasino avverte i lettori che la riscrittura dell’”Anonimo Lombardo" è avvenuta secondo lo stesso modo emotivo e culturale di

quegli anni, attenendosi al principio generale per cui non esiste mai la versione definitiva di un testo, bensì numerose versioni

possibili che si modificano ad ogni riscrittura. "Fratelli d'Italia" è stato riscritto 3 volte attraverso un processo complesso, come

un’ossessione: un Lebenswerk (testo di una vita).

Le riscritture risultano necessarie per evitare l'invecchiamento: al nostro tempo tutte le arti sembrano invecchiare. La riscrittura è

restauro, che risulta necessario per fermare l'invecchiamento, per fermare "il tempo che passa rapidissimo e guasta e uccide tutto

quello che abbiamo guardato o non guardato".

La perenne riscrittura ha origine dalla convinzione che non esista il passato, ma soltanto l'istante, il presente. Non funziona la

Storia, ma diverse stesure di un testo, in quanto cambia l'atteggiamento verso gli avvenimenti. Con il restauro, la riscrittura,

Arbasino cerca di evitare l'angoscia dell'inattualità. L'identico comporta immobilità, ripetizione e degradazione. La ripetizione

diventa un circolo vizioso di aggiornamento-ripetizione in quanto "tutto è già accaduto, nulla può capitare né cambiare, al minimo si

ripete".

Arbasino è consapevole che i tempi trascorrono irrimediabilmente e che lui è autore rappresentativo della fine e degli addìi.

Gli addii hanno un significato inconscio e hanno la funzione di sottolineare il trascorrere del tempo. Per esempio "Le piccole

vacanze" sono un addio all'infanzia e all'adolescenza e "Fratelli d'Italia" è un addio al romanzo.

Arbasino è abituato agli addii che non sono mai definitivi.

La creazione artistica come godimento istantaneo nasce dall'angoscia del vuoto, rimossa con la poetica del gioco e del

divertimento.

La letteratura allontana dall'angoscia storica degli anni 50, che caratterizzava le giovani generazioni del dopoguerra e che viene

rappresentata nelle opere di Arbasino.

Il tempo, in Arbasino, non è reale ma interiore. Rifiuta la classificazione cronologica e ammette soltanto il tempo vissuto. Il tempo è

classificazione del reale, strutturazione del mondo.

La vita, per Arbasino, è il conflitto di generazione, e ogni aspetto della realtà è conflittuale.

Già dai primi racconti i giovani sono insofferenti e in rivolta; desiderano di avanzare socialmente e trovano esito nel sorpassare la

generazione precedente. Ogni generazione si sostituisce alla precedente e questo atteggiamento viene criticato da Arbasino.

CAPITOLO V -

Nella narrativa di Arbasino sono invadenti e maniacali i particolari dei cibi e i dettagli culinari.

L'attività alimentare è in strettissima correlazione con un parlare interrotto. Molte conversazioni avvengono a tavola. Ritroviamo

spesso il concetto di golosità: generazioni che, avendo già assimilato ogni delizia, sono golose di diari, lettere e testimonianze

immediate. Altre ingorde di proverbi. Si ritrovano anche alcune golosità per una letteratura "selvaggia".

Si deduce che la "golosità" evidenzia la costante del possesso e dell'incorporazione orale degli affetti.

Riferito ad affetti ed individui, il significato di "ghiotto" e di "ghiottoneria" è ampio: da bramoso a desideroso, ma anche curioso ed

eccessivo, va collegato all'aggettivo "ingordo".

L'ingordigia indica in genere la fame soprattutto culturale, di appropriazione del reale. Secondo Arbasino il pubblico è ingordo. Tutto

il reale in Arbasino è alimentazione, mutamento, cibo.

Si parla anche di cannibalismo in correlazione con la malinconia. La cultura è nutrimento e l'attività dell'intellettuale è rappresentata

con l'immagine della cucina e i correlativi processi di masticazione, digestione, divoramento e defecazione, mentre l'industria

culturale è descritta attraverso metafore alimentari.

In Arbasino tutto è in fretta, egli è contro la lentezza. Mangia e legge velocemente (la lettura è il sostituto del cibo).

Vediamo il nesso tra cannibalismo e citazione: il vero mistero della satira consiste nel mangiare l'avversario, ogni qualvolta recita

una parte, l'attore inghiotte un uomo.

Arbasino può considerarsi un bulimico sessuale, una spugna: di tutto ciò che vede, legge e ascolta, egli si appropria e lo utilizza.

L'abbigliamento in Arbasino è parte integrante del paradigma bulimico. Il vestiario è un indizio di distinzione sociale, viene trattato

bene solo chi è vestito bene: si ha fascino solo con vestiti magnifici.

Per caratterizzare i personaggi e segnalare periodi storici e abitudini lo scrittore descrive le tipologie dell'abbigliamento. Per

caratterizzare una società verifica l'abbigliamento degli esseri umani. L'abbigliamento, così rilevante per Arbasino nei primi

decenni, perde consistenza in quanto, con il trascorrere del tempo, si è omogeneizzato nelle nuove generazioni, non esiste più la

distinzione nell'abbigliamento, poiché a fine secolo prevale l’uniformità.

Un rapporto molto stretto esiste tra abbigliamento e arredamento. La loro funzione è identica.

Gli oggetti diventano personaggi; le descrizioni di case e mobili, nei testi di Arbasino, sono una variante del vestire.

Di lui non sappiamo nulla, ma sappiamo invece come funziona il suo pensiero e come è costruita la sua cultura, quindi possiamo

dire che Arbasino è la sua cultura.

L'abbigliamento esprime le più sottili differenze tra i ceti. La moda ha un enorme potere: è una maschera che nasconde l'io e

rappresenta gli elementi effimeri e mutevoli della vita. Gli estremi più radicali della moda sono la frivolezza e la morte. La Moda è

una delle componenti decisive della poetica di Arbasino, il quale si batte contro la Moda ma al tempo stesso la insegue.

CAPITOLO VI -

Il tema della guerra, Seconda Guerra Mondiale, ha un significato rilevante in Arbasino.

"Le piccole vacanze" è la rievocazione della guerra come "fantastica avventura" vissuta da un adolescente in campagna, e dove

giungono i colpi degli eventi bellici.

Con la fine della guerra, fantastica avventura, si conclude un ciclo: si possa dall'avventura alla monotonia quotidiana, dei giorni

uguali.

Tutto questo è una metafora: la guerra coincide con la fine dell'infanzia e l'inizio dell'adolescenza, perché nel periodo bellico, come

nell'infanzia, la vita quotidiana non dà preoccupazioni. Lo stesso Arbasino, adolescente, comincia a scrivere di periodi di guerra,

alcuni vissuti in prima persona come le rivolte del 25 luglio e 25 aprile. Tra i molteplici ricordi che egli scrive, ritroviamo diversi

periodi di vera infanzia e gioventù. Sono proprio i ricordi in età avanzata che riconducono al passato più profondo; si potrebbe dire

che durante la guerra, per gli adolescenti, si riattivano i conflitti vissuti nell'infanzia in forma fantastica con i genitori.

Gli adolescenti di Arbasino durante la guerra sono nella vacanza della vita e rifiutano il processo bellico e il processo produttivo. In

loro non appare la problematica sociale alla base della guerra perché l'ebbrezza e l'entusiasmo sono intatti durante il periodo

bellico.

L'adolescente al termine della guerra si accorge che è finita la "Grande vacanza" anche della vita. Si tratta del binomio guerra-

vacanza. La fine di questa vacanza porta all'angoscia che si evita con il vagabondaggio, la fuga e viene modificato il ciclo con

"piccole vacanze", viaggi, villeggiatura.

L' "Irripetibile estate" non è una semplice stagione temporale bensì una dimensione del nostro spirito, un ciclo, un ritmo. Questa

giunge dopo l'epilogo della guerra paragonato all'ultimo anno di scuola, finché non giunge la primavera e poi l’estate.

Perciò la vita adulta, in cui ci sarebbe stato posto solo per le "piccole vacanze" è rappresentata come un'esperienza dolorosa a tutti

i costi da evitare, ma risulta una necessità inevitabile, un sofferto ma obbligato rito di passaggio.

Il passaggio dall'infanzia alla adolescenza è anche dall'ingenuità alla stupidità in quanto subentra la malizia del sesso vissuto come

sporco, che altera la naturale bontà dei ragazzi.

Iniziano le conseguenze della "condizione del dolore" che però bisogna aggirare, mascherare e rivestire con una sapiente

strategia.

In tutti i racconti giovanili di Arbasino ritroviamo la costante della vacanza. Per tutti gli adolescenti la vita quotidiana è monotona e

schifosa. A loro necessita una vita poetica realizzata nei frenetici spostamenti, vagabondaggi. Tutti i personaggi vanno in vacanza

quasi fosse un'esperienza strutturale del racconto. Nella vita adulta il tempo è impegnato con il lavoro, il tempo vuoto bisogna

occuparlo con il divertimento culturale per non essere angosciati. La frattura tra vacanza e lavoro è netta: la quotidianità implica

solo una severa e rigida dedizione al lavoro; la vacanza, invece, rappresenta l'ozio.

L'eros (=piacer) può essere raggiunto soltanto durante la vacanza (=ozio, sognare a occhi aperti). Il tempo libero va vissuto come

tempo del piacere e del godimento.

CAPITOLO VII -

La fase bellica, dunque, in Arbasino, è vista come un periodo di irraggiungibili splendori, ed è considerata un'epoca fortemente

eroica. Nel "tempo di transizione" i personaggi rifiutano la realtà e hanno nostalgia dell'epoca eroica. In quest'epoca di transizione

ritroviamo una crisi dell'individualismo eroico che porterà un conflitto in Arbasino, da cui nascerà una poetica sarcastica la quale è

il rovesciamento tecnico e ideologico dell'aspirazione al tragico.

La gioventù ha sognato d'incarnare la generazione europea degli anni 30, in quanto questo fu il periodo nel quale avevano operato

i "mostri sacri" europei, ma i tempi sono cambiati e i cosiddetti anni eroici sono soltanto un mito.

Per quanto riguarda lo stile, conferma la predilezione per Gadda e continua a utilizzare le sue citazioni. É evidente la posizione di

Arbasino nei confronti delle giovani generazioni europee: con la scrittura ha sollecitato le spinte culturali al rinnovamento e alla

modernizzazione, ha interpretato le esigenze delle nuove generazioni borghesi in conflitto con la società italiana del dopoguerra, la

loro rivolta contro la tradizione.

Egli rappresenta quei giovani che si oppongono all'arretratezza e alla famiglia patriarcale e desiderano una modernità

anticonformista e antitradizionalista.

I racconti giovanili di Arbasino hanno, di fondo, il conflitto tra monotonia e sete di vivere: la sete di vivere romantico-borghese è

alimentata dalla monotonia quotidiana e una vita avventurosa nasce appunto dalla mancanza di avventura.

Questo tema non è affrontato solo da Arbasino ma da tutta la tradizione culturale italiana dei primi anni del secondo dopoguerra.

Negli ultimi tempi Arbasino nutre il dubbio se con l'età stia invecchiando o maturando, invecchiato è tutto ciò che è fallito, e l'odio

verso il moderno e quello verso l'invecchiato sono la stessa cosa. Nella moderna società industriale cresce sempre di più un certo

"orrore dell'invecchiamento" collegato all'emergere di un carattere narcisista della società contemporanea, una società che ha

perso interesse verso il futuro.

Quasi tutti i suoi personaggi odiano la propria città e cercano di fuggire ma, alla fine, non trovano la forza sufficiente per lasciare

quella vita rifiutata all'inizio.

Arbasino scorta nettamente tutti i testi che propongono un compromesso tra le generazioni e predilige quelli che rappresentano la

rottura dei luoghi repressivi (il collegio e la famiglia ad esempio) che evidenziano voglia di rivolta e ribellione.

La categoria musicale diventa uno strumento di liberazione con particolare riferimento alla musica di Strawinsky. La "parodia"

diventa la categoria fondamentale dell'arte di Strawinsky, non necessariamente intesa nel senso di caricatura burlesca, bensì di

travestimento a scopo di appropriazione, secondo una pratica ben nota alla musica religiosa del Medioevo, della Riforma e della

Controriforma.

CAPITOLO VIII -

I personaggi femminili non affollano e pagine di Arbasino. Poche sono le protagoniste, spesso solo personaggi di fondo. Nei

racconti giovanili sono spesso immagini di sogni e non hanno lunga durata, sono fugaci come la vacanza, i viaggi e l'estate. Queste

agiscono come sospensione del ritmo monotono dei giorni e delle donne odiate della cittadina d'origine.

Tutte le donne del mondo immaginario di Arbasino, però, hanno sempre un significato marginale e ridotto nelle storie e nel vissuto

degli adolescenti.

I personaggi femminili dei successivi periodi, invece, sono figure totalmente diverse, rappresentano l'insanabile frattura che i

personaggi maschili hanno avuto con la conclusione dell'età adolescenziale. Arbasino non rappresenta le donne del popolo perché

a suo parere sono ridicole. Tutte, comunque, sono possessive, dominano il maschio, non permettendo loro di difendere la propria

individualità e di ottenere i godimenti della vita. Da questo punto di vista va intesa la marginalità femminile nell'universo

immaginario di Arbasino che è interamente maschile.

I protagonisti sono sempre adolescenti e giovani che intrecciano rapporti con altri coetanei dello stesso sesso. Vivono densamente

il loro narcisismo, sentono l'avversione per le donne e sono sostanzialmente celibi. Non vivono mai un rapporto di coppia, sono

solitari, nemici del matrimonio, non procreatori. Il motivo è frequentissimo e lo si ritrova spesso. I personaggi sono sterili, misogini,

improduttivi e celibi come la maggior parte degli scrittori amati da Arbasino (Palazzeschi, Gadda, Foster).

Il sesso, per le donne, è un'attività riprovevole e sono sempre descritte da un'ottica negativa. Molte donne sono definite "porche"

sotto il punto di vista alimentare, ma soprattutto sessuale. Il sesso come "porcata" è in connessione con la metafora del porco, ed è

ossessivo in Arbasino.

Nel mondo immaginario dello scrittore tale atteggiamento non è solo prerogativa delle donne ma anche degli uomini. Arbasino

mette in ridicolo il comune senso del pudore attraverso l'eros inteso come "porcheria". Sono presenti molte parolacce riferite alle

donne.

L'eros è sempre legato all'oscenità, che è anche linguistica. Il sesso è visto anche come "sporco" contrapposto al pulito e questo si

evince anche nei luoghi degradati che descrive.

In Arbasino il sesso è soprattutto onanistico (no procreazione), e insieme all'autoerotismo rappresenta anche l'amore omosessuale,

per abbattere convenzioni e tabù.

L'eros può essere raggiunto soltanto in vacanza e durante il tempo libero, quando i personaggi si lasciano andare ad una

sessualità come libertà totale.

Non rivendica l'orgoglio di essere omosessuale e questo è un argomento che gli sta molto a cuore, cita anche "geniali gay"

inserendo anche sé stesso e rifiuta i ghetti e le separatezze dei movimenti di liberazione sessuale degli anni 60.

Nelle opere di Arbasino il sesso è poco trattato per non renderlo macabro e poco eccitante.

Per sfuggire alla monotonia quotidiana, i personaggi ricercano freneticamente il piacere nella vita, sono contro il serioso per l'ironia.

Scrittura, lettura e critica sono forme di godimento. Arbasino ritiene che l'arte sia puro artifizio e che non abbia secondi fini e che la

letteratura abbia per oggetto innanzitutto sé stessa e il proprio progetto, né più né meno, come la musica, senza proporsi il falso

dovere di rispecchiare, rappresentare o riprodurre altre cose.

Una scrittura trasgressiva così intesa non può concludersi perché non possono finire il godimento, l'intrattenimento, il gioco e la

parola, sempre più necessari in una società che reprime le individualità e che nella globalizzazione della merce e del mercato

emargina la letteratura e le arti.

CAPITOLO IX -

Il reale in Arbasino è cromatico, luccicante, particolarmente nei racconti giovanili.

Lo scrittore lombardo osserva dettagliatamente i colori delle cose e degli oggetti e li determina puntualmente nelle variazioni più

sofisticate.

La percezione di Arbasino è sempre sofisticata e i colori sono colti in tutte le graduazioni. Arbasino percepisce soprattutto con gli

occhi. Egli afferma che i colori sono principi ordinatari della memoria e possono essere confrontati con i suoni così come con gli

odori e i profumi, che esaltano il flusso della memoria suscitando brividi e ricordi.

I suoni muovono il ricordo ma lo spingono verso il proprio annullamento, al silenzio, che è una spirale nostalgica, un ricordo

passivo. Gli odori provocano piaceri intensi ma istantanei.

Rifiuta il sudore, non tollerabile assieme al caldo.

II narratore lombardo ama la pulizia e l'igiene e pone attenzione al corpo e al suo odore. Importante è il concetto di

claustrofobia che è, innanzitutto, topografica. Arbasino odia gli "spazi stretti", gli ambienti minuscoli dove tutti si conoscono e si

calpestano, quindi preferisce la tranquillità degli "spazi vasti". Mancanza d’aria vuol dire puzza.

La claustrofobia e l'angoscia di soffocamento sono il sintomo di essere rinchiusi nel ventre materno. Gli spazi vasti consentono

l'esibizionismo e rafforzano la sicurezza contro l'angoscia. Negli spazi vasti lo scrittore ritiene di occupare il tempo vuoto come in

vacanza e nel tempo libero. La claustrofobia è topografica: spinge ad uscire all'aria aperta, a viaggiare, quindi è più presente nei

testi di viaggio.

In Giappone, Arbasino è traumatizzato, si sente vittima di tanti aspetti del costume giapponese e ne trae orrore, anche perché

emergono due elementi che lo ossessionano: quei sintomi che lo terrorizzano e rappresentano parte dell'educazione dalla quale, in

gioventù, era fuggito.

La claustrofobia assume anche tutte le caratteristiche della simbolizzazione: gli ambienti stretti e soffocanti diventano per Arbasino

rifiuto della ristrettezza mentale e del conformismo.

In Australia è colpito dalla mancanza di sovrappopolazione e dalla larghezza delle strade.

Per lui i luoghi stretti sono sinonimo di sovrappopolazione (e l’Italia per lui era sia sovrappopolata che sottosviluppata).

CAPITOLO X -


ACQUISTATO

19 volte

PAGINE

27

PESO

95.42 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof D'Antuono Nicola.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in mediazione linguistica e comunicazione interculturale

Riassunto esame Letteratura Italiana, docente D'Antuono, libri consigliati "Lettere" e il "Discorso" di Antonio Genovesi
Appunto
Traduzione testi e frasi, Lettorato di lingua inglese
Esercitazione
Riassunto esame Letteratura inglese, docente P. Partenza, libro consigliato Dynamics Of Desacralization, P. Partenza
Appunto
Linguistica germanica - le mutazioni
Appunto