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Letteratura italiana moderna e contemporanea

Forme, figure e vicende della cultura a Napoli

Forme: possono essere persistenti o innovative. Un esempio lampante di passaggio da un tipo di forma all'altro è il romanzo.

Elementi testuali: gli elementi del testo in sé (analisi simbologica, psicologica etc.).

Elementi paratestuali: gli elementi utili per comprendere un testo (editori, copertina, istituzioni). Un esempio di istituzione è il Collegio dei Cinesi nato a Napoli nel 1732, importante per lo studio delle lingue esotiche, che nel 1888 si trasformò in "Regio Istituto Orientale" grazie a Enrico Cocchia, il quale riteneva la scuola "il patrimonio più sacro delle tradizioni di un popolo, che doveva preparare gradualmente il popolo alla vita"; in seguito egli volle una riforma del commercio.

A Napoli si diffuse inoltre il "mito del Giappone": Harukichi Shimoi insegnò giapponese all’Orientale aiutando nelle traduzioni.

Pasquale Stanislao Mancini

A 16 anni andò a vivere a Napoli con lo zio esercitando l’attività forense, ma ben presto iniziò ad appassionarsi alla poesia e alle traduzioni, collaborando con alcuni periodici.

Nel 1841 pubblicò "Intorno alla proprietà letteraria italiana e ad un opuscolo di Raffaele Carbone. Ragionamento dell’avvocato Pasquale Stanislao Mancini".

L’opuscolo dell’avvocato Carbone era "La voce de’ tipografi e degli italiani del Regno delle Due Sicilie" in cui si opponeva alla Convenzione tra Piemonte e Austria sulle reciproche garanzie della proprietà letteraria (10/6/1840): essa garantiva la proprietà letteraria e etichettava come originali le traduzioni.

  • Carbone fa un’analisi sociologica del lavoro culturale e della proprietà letteraria:
    • Per lui proprietà significa possesso, esteso anche al pensiero degli autori.
    • Per lui la traduzione non ha originalità, doveva essere proibita perché impediva la diffusione delle lingue straniere e l’accantonamento dei testi originali, accrescendo l’ignoranza. Questo lavoro meccanico arricchiva i tipografi, con ristampe e traduzioni perché i traduttori venivano pagati molto meno.
    • Con l’approvazione della Convenzione, le ristampe (che a Napoli costavano meno che altrove) non avrebbero potuto più essere eseguite, mandando le tipografie in miseria.
    • Il divieto della ristampa avrebbe portato una ferita nella cultura.
    • Ci sarebbe stato un danno economico per il regno poiché ci sarebbe stato maggior flusso di denaro in uscita: bisognava continuare con il protezionismo.
    • In definitiva, non accettava la Convenzione, altrimenti le opere del Regno non sarebbero state più richieste, rimanendo in un regime di perfetta uguaglianza.
  • Mancini:
    • Afferma che il testo di Carbone rappresentava l’interesse solo di qualche tipografo (e quindi non di tutti) e lo accusava di egoismo: lo considerava un oltraggio alla patria, le ingiurie di Carbone dovevano essere difese da un napoletano.
    • Rivendicò la parità col resto della penisola e affermò che il ventennio precedente era stato positivo, elencando letterati e scienziati sconosciuti ai più.
    • La produzione intellettuale e il lavoratore intellettuale vengono riconosciuti giuridicamente.
    • La proprietà letteraria era quella "vera".
    • La traduzione non era un lavoro meccanico. Il traduttore si impadroniva della sostanza, ma non della forma.
    • Bisognava tutelare la proprietà letteraria in tutto il mondo con la Convenzione, altrimenti la proprietà letteraria non esisteva. Importanza della lingua (Gramsci) come indipendenza politica (funzione unificante).
    • Gli uomini di cultura assunsero la connotazione di produttori di reali bisogni. Statuto giuridico e sociale dello scrittore moderno emancipato.
    • Si concentrò sulla produzione letteraria, sottovalutando l’editoria.
    • Si dichiarò solo contrario, sottolineando le possibilità giuridiche di diventare autori.
    • Rispecchiava i letterati che aspiravano all’emancipazione.
    • Il suo obiettivo era il riconoscimento giuridico del lavoro intellettuale.
    • Per lui i tipografi osteggiavano il libero mercato: la penuria di capitali andava quindi risolta con la Convenzione (Carbone aveva solo intenti politici).
    • Successivamente affermò che "il diritto di proprietà derivava dall’umana libertà".

Benedetto Croce

Fu un filosofo napoletano. Molto importante è il suo rapporto con l’eros: fu sempre disponibile alla sua comprensione, forza ultrapossente, sempre presente. Dà un ruolo notevole all’amore per le cose: la vita senza amore è poca cosa. Ma l’amore è dolore e rinuncia, desiderio delle donne (la sessualità è parte della vita), che spesso porta a delusione.

Per lui gli eroi dannunziani sono uomini che si lasciano dominare dal sensualismo e dall’egoismo. L’osceno è la forma estrema della libidine, che separava l’umanità dall’animalità. A lui interessano le passioni (l’amore travolgente è una passione). Il matrimonio è la tomba dell’amore, che nasce per il bisogno di procreazione. Accettava l’eros solo se destinato a matrimonio e famiglia, rifiutato quando non era lotta per la salvezza etica. Rifiuta l’adulterio e l’eros inteso come erotismo. Voleva sanare il dissidio in direzione della luce. Lotta quotidiana, calma instabile.

Croce e Antonio Labriola

Croce fa una critica impietosa ai letterati, inserendosi nella tendenza linguistico-ideologica. Per Croce la lingua non può portare all’unità, anche se ammette che Manzoni all’atto pratico riuscì a promuovere un modo di scrivere più semplice. Rifiuta il dannunzianesimo e il sublime. Aumentò gli orizzonti della filosofia, che per lui divenne anche letteratura.

Croce era legato allo stile tradizionale, con conversazioni che erano monologhi. È ritenuto un classico della prosa. Si opponeva alla forma classica, e fa un uso massiccio del lessico labriolano. Croce ebbe un sentimento tragico verso la vita, che voleva superare con la poesia, la quale avrebbe dovuto rasserenare la quotidianità (claritas). Rifiutò la società di massa, le tenebre, opponendo umorismo e riso.

Labriola fu l’unico letterario stimato dal filosofo ("benedettissimo amico") con cui collaborò. Egli, a differenza di Croce, prediligeva il dialogo, amava i libri critici e si poneva contro la tradizione. Padroneggiava diversi registri discorsivi e conosceva greco, tedesco e francese. L’erudizione era diventata vuota ai suoi tempi. Venne tormentato dalla traducibilità: c’erano disparità tra le nazioni, quindi bisognava adattarsi. Rifiuto delle lingue universali, che non stimolavano ma imitavano.

Croce fu organizzatore di uno stato maggiore, teorico e mediatore mai isolato. Si adattò alle circostanze concrete e non fu mai polemista, ma risoluto quando necessario. Si opponeva al nazionalismo e al cosmopolitismo. Non intraprese mai l’università e giudicò negativamente gli aspiranti alle cattedre. Sottolineava però la necessità dell’ordinamento degli studi. Labriola ne era a favore e voleva la libertà di insegnamento. Labriola criticò i giovani, che non studiavano i classici, cosa che Croce non fece poiché cercava alleanze, rifiutando le opposizioni contro le persone.

Molti autori (tra cui Labriola e Croce in una conferenza per il centenario) tra ‘700 e ‘800 rappresentarono Charlotte Corday, repubblicana e girondina, che uccise il responsabile dei massacri dei Girondini e della loro esclusione dalla Convenzione: ella divenne un simbolo, che voleva resuscitare la Francia.

Il ruolo della traduzione

Già nel corso dell'Ottocento, una delle prime massime esponenti del romanticismo italiano, Madame de Staël, aveva scritto "Sulla maniera e utilità delle traduzioni", definendole come mezzo di internazionalizzazione di una cultura. Sarà proprio grazie al ruolo della traduzione che la cultura di Napoli diventa europea.

  • Mario Giobbe (1863 - 1906): lavorò autonomamente come traduttore dal francese d'inizio Novecento (la sua traduzione del Cyrano è ancora in uso), finirà per ammalarsi di depressione e morì suicida. Per lui amore significa dedizione. Fu uno degli interpreti di maggior rilievo della cultura napoletana soprattutto nel mostrare l'importanza delle lingue come "materie letterarie". Intraprese anche l’attività di giornalista intervenendo in molte questioni politiche e sociali del suo tempo.
  • Venceslao Foulques / Eugene Wenceslas Foulques (1852-1928): Figlio di un francese di Lione, che mentre insegnava in Russia fu costretto a scappare in Italia per via della sua artrite. In Italia Venceslao apre una casa editrice e dimostra le proprie conoscenze linguistiche, anche del tedesco. È famoso per aver tradotto in italiano molti celebri testi provenienti anche dalla Russia come "Anna Karenina".
  • Matilde Serao (1856 - 1927). Il titolo della sua opera "Fantasia" fu un'originale traduzione di "Rêverie" (sogno ad occhi aperti, fantasticheria). Il romanzo parla di una ragazza di buona famiglia che esce dal collegio e si sposa con un industriale di Caserta. All'interno della reggia, coltiva un sogno che però termina con il suicidio. Caratteristiche del romanzo sono:
    • Sistema proverbiale: è comune a molti romanzi naturalisti/veristi (a partire da Verga).
    • Il romanzo contemporaneo è legato al commento delle azioni, è portato all'esasperazione, diventa quasi parodico.

La situazione culturale e letteraria a Napoli nell'Ottocento

Già nel Settecento Napoli era un centro culturale in grado di raccogliere molti intellettuali provenienti dalla periferia del regno ma è nell'Ottocento che la città partenopea abbonda di figure, forme e vicende a livello culturale (lo stesso Benedetto Croce ne "La vita culturale a Napoli dal 1860 al 1900", scritta nel 1909, approfondisce alcuni spunti su questo contesto).

Il 1860 fu un anno fondamentale per lo sviluppo culturale dell'Italia del Meridione perché, a partire da questa data, tornano a Napoli tutti gli eminenti personaggi esiliati o incarcerati dal 1848. Infatti, gli anni fra il 1848 ed il 1860 furono gli anni più bui per la cultura napoletana poiché tutte le scuole letterarie e filosofiche furono chiuse: l'unica fonte letteraria era la stretta cerchia dell'Arcadia (legata però ancora al classicismo e troppo anacronistica per l’Ottocento).

Nel frattempo però si assiste alla proliferazione di scuole politiche (viene posta grande attenzione allo studio di Hegel). Intellettuali come Bertrando Spaventa (1817 - 1883) e Vittorio Imbriani (1840 - 1886) furono costretti all'esilio e si recarono a Torino dove svolsero le loro attività. Oltre a Torino, molti intellettuali si dispersero in città come Pisa ed altre: ci fu una sorta di stango culturale e tutti i propositi di riforma furono annullati insieme alla speranza di rinnovamento. Altri come Luigi Settembrini (1813 - 1876) furono invece incarcerati e costretti a continuare le loro opere in cella.

  • Nel 1860 tutti gli intellettuali tornano in patria per riformare una cultura ancora troppo arretrata. Protagonista di questo rinnovamento fu Francesco De Sanctis (1817 - 1883), già ministro dell'Istruzione a Napoli e capace di riformare l'università in 8 giorni chiamando nuovi docenti: a Spaventa fu assegnata la cattedra di filosofia, a Settembrini quella di Letteratura Italiana ed a De Blasis quella di Storia Moderna.

Questa riforma trovò una grande opposizione negli Scapigliati (movimento diverso però dalla Scapigliatura lombarda). Attorno a Spaventa si formò una cerchia di giovani studiosi che andarono a ricoprire vari ruoli al fine di rinnovare la cultura: essi erano portati per gli studi filosofici e letterari ed il loro circolo prese il nome di "Scuola di Spaventa".

Per De Sanctis la scuola doveva avere un carattere educativo (educare lo spirito e formare la mente dello studente) e divenire una sorta di laboratorio, luogo comune. Tra il 1860 ed il 1875, i nuovi docenti si sentirono portavoci di qualcosa di nuovo per la società e si sentirono non solo insegnanti ma anche educatori.

La nuova temperie culturale attirò molti intellettuali anche fuori da Napoli ed in particolare furono i francesi a monitorare lo sviluppo di Napoli (e viceversa, Napoli aveva nella Francia un modello: il francese era una lingua di studio obbligatoria ed era la seconda lingua dei documenti ufficiali).

Nel 1865 Marc Monnier (1829 - 1885) scrisse un articolo su "La rivista dei due mondi" intitolato "Il movimento italiano a Napoli dal 1830 al 1865 nella letteratura e nell'insegnamento": è il segno che Napoli inizia ad aprirsi alle influenze letterarie straniere anche grazie alla diffusione di libri stranieri che arrivavano alla libreria "Dekten" che raccoglieva libri vietati dalla censura. Dal 1860 l’attività di questa libreria favorì in maniera esponenziale la circolazione di nuove idee soprattutto dalla Francia.

Nella Dekten si tenevano dibattiti di letteratura e il proprietario faceva intervenire gli autori stranieri tra cui Ippolito Taine (1828 -1893) che, nel suo "Viaggio in Italia" traccia un resoconto della libreria e dei testi in essa contenuti. Inizialmente, la letteratura a Napoli è di semplice imitazione dei modelli inglesi (Byron) e francesi (Hugo e Martin).

Un evento di grande rilevanza in questo periodo è la nascita degli editori: prima del 1860 erano figure assenti a Napoli (quelli che c'erano stampavano solo libri scolastici o classici italiani plagiati o contraffatti rispetto alle edizioni originali dei fratelli Monnier, unica casa editrice italiana). A partire dal 1860 l'editore diventa una figura sociale soprattutto per quanto concerne la circolazione libresca e culturale (anche se il problema della contraffazione continuava a persistere) e ricordiamo la casa editrice dei fratelli Morano, calabresi.

  • Nascita di riviste e giornali. Tra le prime riviste troviamo "Il Giornale Napoletano" (la sua pubblicazione si interruppe nel 1872 per poi riprendere nel 1875 con il nome di "Giornale Napoletano di filosofia, letteratura, scienze, morali e politiche": aumentano la quantità di numeri e le collaborazioni, si aggiungono saggi di e su autori stranieri e su tematiche di argomenti orientali e mitologici).
  • Tra il 1869 ed i 1873 un professore di pedagogia, Edoardo Fusco, pubblica una rivista pedagogica dal titolo "Il progresso educativo".
  • Nel 1871 nasce la "Rivista critica di scienze, lettere ed arti" diretta da Giordano Zocchi.
  • Con il passare degli anni, "Il Giornale Napoletano” e molti altri furono messi in crisi dalla nascita dei giornali domenicali; il più importante fra questi, su cui scriverà Vittorio Pica (1864 - 1930), fu "Il Fanfulla della domenica" (inaugurato da De Sanctis) che prendeva la difesa del verismo.
  • Il 5 ottobre 1860 nasce il giornale politico "Il pungolo", di sinistra, che si impegnò in molte battaglie politiche, sociali e culturali. Nello stesso anno nasce "L'indipendente" di Dumas padre. Nel 1871 nasce la Gazzetta di Napoli e nel 1879 "Il corriere del mattino".
  • Sviluppo del teatro e del romanzo d'appendice (i romanzi d'appendice, o a puntate, uscivano a puntate sulle riviste e si configuravano come romanzi d'intrattenimento per la nuova borghesia). Mastriani fu un noto romanziere d'appendice che scrisse più di 100 romanzi di stampo naturalistico (è a lui che si ispira Matilde Serao).

A partire dal 1883 al 1885 tutto questo risveglio culturale comincia a decadere perché tutti gli attori principali del rinnovamento morirono: inizia un nuovo periodo buio per la cultura partenopea che però porta allo sviluppo di nuove forme letterarie.

  • È infatti in questo contesto che nasce la letteratura regionale: nel 1869 Settembrini mise a punto una biblioteca napoletana per raccogliere le opere di tutti gli scrittori del Mezzogiorno.
  • A partire dal 1880 si sviluppa anche la letteratura d'arte con Vittorio Pica (ricordato come mediatore culturale del Mezzogiorno) come massimo esponente: era un movimento giovanile composto di ragazzi conoscitori dei romanzi veristi e dei poeti francesi, soprattutto maledetti, e di spiccata propensione artistica.
  • Altro esponente della letteratura d'arte fu Federigo Verdinois che nel 1871 inizia a collaborare con "Il Fanfulla della domenica" per poi arrivare a fondare nel 1879 "Il corriere del Mattino", culla vera della nuova letteratura napoletana. È qui che inizia a pubblicare i primi bozzetti Matilde Serao la quale, inizialmente, si firma con pseudonimi (per esempio nel 1878 pubblica un volume dal titolo "Opale" con lo pseudonimo di Tuffolina); su "Il corriere del mattino", Serao pubblica i suoi romanzi "Dal vero" (impostazione verista), "Cuore infermo" (1881) e "Fantasia" (1883). Insieme al marito Eduardo Scarfoglio fonderà "Il Mattino", in cui collaborerà anche Gabriele D'Annunzio.
  • Vittorio Pica (1864 - 1930) nasce a Napoli e sin da giovane si dimostra appassionato al Decadentismo francese. A soli 16 anni già scriveva poesie e per le riviste. Inizia la sua carriera vincendo un concorso letterario su "Il Fanfulla della domenica" nel 1882 con un articolo sui fratelli Goncourt. Già a 30 anni riuscì ad essere noto nell'ambiente simbolista francese e sul "Corriere del Mattino" presenta dei ritratti di autori francesi da portare alla conoscenza del pubblico partenopeo. Il suo interesse per i francesi fu alimentato anche dai suoi viaggi, soprattutto nel suo viaggio a Parigi del 1891, dove ha l'occasione di entrare in contatto diretto con Mallarmé e dove si perfezionò non solo come traduttore ma anche come mediatore culturale.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof D'Antuono Nicola.
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