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Illuminismo

Periodo che va dal 1754 al 1806; il testo più importante di questo periodo è quello di Pietro Verri, forse il vero autore di “Dei delitti e delle pene”, attribuito a Beccaria. Prende avvio dall’empirismo di Locke e Hume ed ebbe come centro di diffusione la Francia con Montesquieu, Diderot, D’Alembert, autori dell’opera “Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze e dei mestieri” alla cui base c’è l’esaltazione della ragione e il rifiuto di metafisica e religione (uomo come cittadino artefice del proprio destino). Con questa si dà inizio all’età dei Lumi, contrapposta all’oscurantismo medievale.

La centralità della ragione nell'illuminismo

La ragione è al centro dell’illuminismo e con essa l’uomo può sviluppare più disposizioni di un animale. Dal punto di vista storico, esso ha il compito di illuminare attraverso la conoscenza le tematiche dell’ignoranza. Si diffonde in Inghilterra, in Francia, in Germania (“Dialettica dell’Illuminismo”) e in Italia. È una sorta di rischiaramento generale che non vuole più obbedire a dogmi precostituiti. Si pone in contrapposizione con il Romanticismo (caratterizzato da irrazionalità e spontaneità) perché non esclude i sentimenti.

Impatto storico e sociale

Queste nuove idee portarono alla rivoluzione francese, industriale e americana, ed alla creazione di una società moderna. Rivoluzione francese: a causa dell’incapacità politica, le riforme non possono essere adottate in Francia e quindi parliamo di movimento riformatore, non rivoluzionario, in cui si verifica l’ascesa della nuova classe sociale della borghesia. L’uomo cominciò a pensare in termini di uguaglianza, libertà e fraternità.

La rivoluzione industriale portò in Inghilterra un aumento delle industrie e la nascita del proletariato e dell’operaio.

Esponenti importanti

Gli esponenti più importanti dell’Illuminismo sono Rousseau – che prevede il ritorno alla natura con uno sguardo all’interiorità – e Hölderlin– che parla dell’Illuminismo con terminologia romantica.

Pensiero filosofico

Dal punto di vista filosofico, Kant nel 1784 si chiede “Che cos’è l’Illuminismo?” e a questa domanda risponde con “È l’uscita dell’uomo dalla minorità di cui egli stesso è colpevole” e “Abbi il coraggio di usare il tuo intelletto” (capacità di essere autonomi). Egli distinse fra uso privato (subordinato a regole sociali) e pubblico (individuo non si cura dei dogmi ed è critico verso le autorità) della ragione. Egli afferma che “non viviamo in un’età illuminata ma in un’età di Illuminismo”, un’età in cui vige l’idea di progresso che presuppone la concezione lineare del tempo (prima ciclica).

In Italia

L’Illuminismo nasce come reazione all’arretratezza delle regioni italiane. Vecchio e nuovo coesistono. Gli illuministi italiani sono intellettuali aperti alle idee europee, ma sono caratterizzati comunque da peculiarità locali soprattutto a Napoli e Milano. Ha un carattere non uniforme, perché varia da regione a regione e dà attenzione a problemi pratici.

A Milano, posta vicino Francia e Svizzera, c’è un alto livello culturale con lo sviluppo della borghesia. A Napoli invece avviene la stagione delle riforme (nel 1754 con Genovesi).

I tratti comuni

  • Eclettismo teorico
  • Predilezione per le attività pratiche
  • Rifiuto della metafisica
  • Predilezione per l’empirismo (esperienza)

Nel 1764 i fratelli Verri e Beccaria pubblicano rispettivamente, a Milano, il primo numero del “Caffè” e “Dei delitti e delle pene”. Gli illuministi lombardi sono caratterizzati dall’assenza di vere e proprie opere filosofiche, poiché producono articoli, brevi saggi e opuscoli, poiché essi volevano far circolare i propri pensieri tra le persone comuni. Verri sostiene l’importanza della cultura e della civiltà, ideali che possono progredire solo col perfezionamento della ragione e il rinnovamento della lingua, accettando neologismi e termini stranieri.

Vuole rinnovare il linguaggio, ed in seguito ad esso anche le leggi devono essere riformate, per non permettere più errori causati dall’oscurità dei codici del passato.

L'Illuminismo napoletano

A Napoli si parla di “illuminismo napoletano” di Genovesi: prodotto a Napoli, laboratorio di idee, anche se con un popolo analfabeta soggiogato dai poteri. Egli espone riforme per combattere l’arretratezza: egli si trova però ostacolato dalla non volontà di riforma e la volontà di seguire l’istintività delle passioni o dei sentimenti che daranno vita al Romanticismo, con cui si ritorna alla presenza dell’identità al contrario dell’uomo cosmopolita e alla presenza delle classi sociali di cui l’Illuminismo non faceva distinzione.

Genovesi presuppone il falso fine della letteratura (contemplazione, nessun interesse sociale), oltre quello vero (utilità, felicità, bene pubblico). Genovesi è il maggior esponente della scuola riformatrice napoletana: egli rigetta la metafisica e predilige una filosofia pratica che possa apportare delle riforme sia economiche sia sociali, parlando di cose concrete e problemi reali. Si contrappone quindi ai filosofici che basavano il loro pensiero sull’astrazione metafisica, creando una vera e propria corrente di pensiero attraverso i suoi discepoli col “partito Genovesiano”, tra cui a Chieti Melchiorre Delfico e Romualdo de Sterlich.

Dopo la carestia del 1764, Genovesi si impegna negli studi economici criticando il sistema borbonico che aveva portato alla crisi: per raggiungere il progresso si ha anche bisogno di un linguaggio comune tra città e campagna e tra signori e contadini. Egli non ha idee antireligiose, anzi, ha un sentimento umanitario che richiama il messaggio evangelico dell’amore.

Generi e letteratura

L’intellettuale del ‘700 è poligrafo poiché sperimenta vari generi letterari. Le lettere comportano una risposta, sono come una scommessa, un mettersi in gioco. Sono delle forme letterarie dialogiche: gli intellettuali devono crearsi un pubblico per persuaderlo. Hanno uno stile semplice e chiaro.

Le raccolte di lettere vengono allestite dopo la morte dell’autore. Gli epistolari vengono allestiti dall’autore che può farne una selezione eliminando quelle che contengono argomenti di scarso interesse. (Lettere di Genovesi). A volte arricchiscono un’autobiografia. Il genere letterario viene utilizzato per la divulgazione scientifica, filosofica, letterarie e morale e diviene un mezzo di comunicazione tra le diverse discipline. Questo genere permette agli autori di spaziare sia dal punto di vista contenutistico che stilistico: troviamo infatti molte lettere di tono ironico che giudicano negativamente alcuni aspetti della società, proprio come farà Genovesi.

Carteggio: risposta a un epistolario, avviene tra due persone in carne ed ossa. Romanzo epistolare: raccolta di lettere tra due personaggi fantasiosi. Lettere a sé stesso:

  • Diario: contrazione dell’io
  • Outing: variazione del diario, piccante e morboso

Francescato: stile francesizzante, di cui si può fare parodia.

I discorsi sono opere sia della cultura classica che quella moderna. Sono di genere non catalogabile ed ognuno di essi è in rapporto con la politica. Sono generi epidittici, cioè di convincimento: li scrivono gli oratori per convincere gli astanti. Sono sempre rivolti a qualcuno, a differenza delle tragedie.

Biografia e autobiografia

Biografia” deriva da Bios (=vita) + Grafein (=scrivere), termini greci. Riguardano la vita di un personaggio illustre con l’analisi della sua attività o carriera. Si sviluppa prima nel mondo greco e poi in quello romano ed è caratterizzato da un notevole individualismo, per creare un modello emulabile dagli altri: dal generale si va al particolare. Si diffonde col Cristianesimo e con la cultura apologetica.

Nel mondo romano la biografia era su Viri Illustres per meriti politici e civili, mentre nel ‘700 era su personaggi laici. A Roma i principali autori furono: Varrone (Ritratti di personaggi), Tacito (Vita di Agricola), Svetonio (Vita dei 12 Cesari) e Plutarco (Le vite parallele).

La narrazione varia a seconda delle varie fasi della vita della persona di cui si parla. Alcune biografie escludono l’infanzia, mentre altre parlano in modo oggettivo delle azioni. Le più diffuse riguardano personalità politiche e militari, mentre nel periodo cristiano i martiri e i santi. Nel Medioevo si sottolineavano i difetti e i vizi dei personaggi.

Philipp Lejeune definisce invece l’autobiografia come racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, ponendo l’accento sulla storia della propria personalità e sulla vita individuale. Il punto di vista diventa soggettivo, e si parte dal ricordo con cui l’autore diventa protagonista delle vicende (le più importanti) narrate. I tempi verbali sono al presente, lo stile è libero; alcune scritte in versi, altre in saggi. Lejeune parla di “patto autobiografico”: il rapporto tra il narratore e il testo può essere supportato dall’introspezione ed all’esigenza di verità, perciò essa non è completamente soggettiva.

Risale al decimo secolo a.C. con un autore egizio. Nel 18° secolo confessioni di Sant’Agostino, modello autobiografico per i posteri, legata a elemento religioso. Petrarca col Secretum e le Epistolae parla di esperienze di vita particolari. Nell’epoca moderna attenzione sul mondo interiore dell’io: nell’800 è un’indagine sulla contraddizione della personalità e dell’analisi interiore, basata sui criteri di autenticità e sincerità. Il modello sono “Le confessioni” di Rousseau (1789) e la Francia in generale. In Italia si ricorda lo “Zibaldone” di Leopardi. Molti autori usano l’autobiografia per fare chiarezza sulla propria identità.

Diario: contiene segreti ed emozioni, il racconto è reale o fantasioso scandito a intervalli regolari, con avvenimenti personali e non. Rivela la parte più intima dell’autore. Tempo presente. Data. Destinatario. Linguaggio semplice con elementi dialogici. Si diffonde nel Rinascimento per appunti e riti spirituali. Tra il 700 e l’800 interesse verso i viaggi: diario di viaggio (Alexis de Tocqueville – “Viaggio in America” nel 1831-32\ viaggi di Stendhal, Zola, Goethe).

Ricordanze: racconti privati scritti per sé, per i familiari o per i posteri. Prendono vita dal ricordo. Leopardi, Vasari e Alberti sono i più importanti. Memorie: vengono raccontate le gesta di persone o popoli con meriti particolari in prosa o poesia, o per dare veridicità a un’opera fittizia. Rispetto alle autobiografie, esse vengono scritte da autori meno importanti. Le autobiografie romanzate sono quelle che non corrispondono al vero. Le persone coinvolte in un’autobiografia devono essere informate della loro citazione per approvare il libro finito.

La letteratura

La letteratura ha un’impostazione sia storiografica che geografica: quest’ultima sostenuta da Carlo Dionisotti, afferma che l’Italia non è mai stata unita perché ha più centri (“policentrismo”, legato ad aree). La geografia è infatti importante per studiare la letteratura, in quanto ogni fenomeno si è sviluppato diversamente a seconda delle aree. Più si va indietro nel tempo e più è difficile commentare un testo dal punto di vista del lessico e della sintassi (periodare latino nell’antichità – diverso dal soggetto e poi predicato del periodare italiano) e a causa di congerie di nomi e fatti poco conosciuti oltre che citazioni latine.

Questo perché la letteratura italiana nasce nel 1200 e attraversa 700 anni: cambia nel tempo e si concentra in alcune regioni portatrici di un proprio dialetto. Il commento fa da supporto\“cappotto” necessario al lettore poiché l’autore deve esplicare il testo per sorreggere il lettore. “Nulla dies sine linea” (Orazio) = non deve passare un giorno senza aver letto una pagina

Il periodo dal 1748 (Pace di Aquisgrana) al 1815 (congresso di Vienna) ha continuità col precedente perché c’è uno sviluppo demografico e di alfabetizzazione. I cambiamenti quantitativi diventano qualitativi e migliorano l’Europa. In campo sociale emerge la borghesia e si afferma il modello capitalistico sulla scia di quello inglese, mentre dal punto di vista economico si afferma il sistema parlamentare.

In campo artistico nasce il neoclassicismo (non ripresa pedissequa dei classici) con cui l’intellettuale non è più al servizio della corte. Bisogna “sprovincializzare la cultura” cioè toglierla dalle mani del clero. L’accademia dei pugni vuole combattere i problemi della società. È il periodo della quantificazione del tempo e dello spazio. Viene introdotta la macchina, attraverso cui l’uomo costruisce sé stesso secondo la riforma di Rousseau.

Cambiando l’intellettuale cambiano anche la forma e lo stile, poiché il fine diventa la persuasione del lettore, con lo sviluppo di nuove forme dialogiche per raggiungere più persone in quanto più avvincente. In Francia, nuovo modo di concepire la lingua. Essa è soggetta al cambiamento del tempo; la retorica diventa strumento per potenziare l’efficacia del discorso; non c’è una lingua universale, ma una che si evolve continuamente. Questione della lingua nel ‘700: c’erano molti dialetti ma poi si era imposto il fiorentino.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof D'Antuono Nicola.
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