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Letteratura italiana I: Introduzione allo studio

Introduzione per lo studente

L'esame di letteratura italiana I è diviso in parte istituzionale (I semestre), che è sempre uguale nel corso degli anni, e monografica (II semestre), che invece varia di anno in anno. Per quanto riguarda il primo modulo, si richiede la conoscenza della storia della letteratura italiana dalle origini alla fine del 400.

Qui troverai il riassunto di Letteratura italiana delle origini di G. Contini, e degli appunti delle lezioni. Il testo inoltre è stato integrato con il manuale curato da Hermann Grosser, Il canone letterario (vol. 1): questo perché il testo di Contini, oltre che essere particolarmente difficile, è anche molto sintetico (spesso ad esempio mancano le date di composizione delle opere, e il contesto socio-culturale è dato per scontato), mentre quello di Grosser, essendo destinato ai licei, è più esauriente, completo e comprensibile.

In questa dispensa troverete le coordinate delle biografie, delle opere e degli stili degli autori indicati da studiare sul sito del professore. Tutto ciò che è inerente a Dante, Petrarca e Boccaccio è stato naturalmente analizzato in modo più preciso e puntuale: le domande principali vertono su questi autori (tanto che alcuni assistenti non chiedono nient'altro). Sono riportate le analisi dei testi e delle poesie più famosi e significativi; naturalmente data la quantità dei testi sarebbe stato impossibile farlo per tutti. Ricordate però che i professori durante gli esami partono quasi sempre dal testo nel fare le domande, quindi è importante conoscerli bene e approfonditamente.

È inclusa la parte essenziale inerente alla metrica; per arrivare all'esame con una buona preparazione consiglio però di ripassare autonomamente anche le figure retoriche e studiare i fenomeni fonologici più importanti (metafonesi, assimilazione..), cose che si possono facilmente trovare anche su internet. Domande tipo di questo genere possono essere: cos'è il sonetto? Cos'è l'endecasillabo? Quale fenomeno linguistico si può vedere...? Buono studio e in bocca al lupo!

Indice

  • S. Francesco d'Assisi Pagina 3
  • La scuola siciliana Pagina 4
    • Giacomo da Lentini
    • Federico II
    • Pier della Vigna
    • Guido delle Colonne
    • Stefano Protonotaro
    • Giacomino Pugliese
  • I siculo-toscani Pagina 7
    • Guittone d'Arezzo
    • Bonagiunta Orbicciani
    • Chiaro Davanzati
  • Poesia comica toscana Pagina 9
    • Cecco Angiolieri
    • Folgore da San Gimignano
  • La poesia dell'Italia settentrionale Pagina 10
    • Bonvesin della Ripa
    • Giacomino da Verona
  • Lo Stilnovo Pagina 11
    • Guinizzelli
    • Cavalcanti
    • Cino da Pistoia
  • La poesia sacra Pagina 15
    • Jacopone da Todi
  • Prosa anteriore e contemporanea a Dante Pagina 16
    • Brunetto Latini
    • Il Novellino
    • Marco Polo
  • Dante Alighieri Pagina 19
  • Rime trecentesche minori Pagina 23
    • Cecco d'Ascoli
    • Senuccio del Bene
  • Cronisti del due e trecento Pagina 23
    • Dino Compagni
    • Giovanni Villani
    • Anonimo romano (Bartolomeo di Valmontone)
  • Prosa edificante del 300 Pagina 25
    • Jacopo Passavanti
    • I Fioretti di S. Francesco
    • Santa Caterina da Siena
  • Francesco Petrarca Pagina 26
  • Giovanni Boccaccio Pagina 30
  • Narratori borghesi minori: Franco Sacchetti Pagina 34
  • Umanisti minori del secondo Trecento: Coluccio Salutati Pagina 35

S. Francesco d'Assisi

Nell'800 (De Sanctis): inizio della letteratura italiana coincide con il contrasto di Cielo d'Alcamo: poeta della seconda metà del 200 vicino alla Magna Curia di Federico II, rappresentante della poesia popolare giullaresca. Scrive il contrasto Rosa fresca aulentissima in volgare a base siciliana (primo esempio di letteratura dialettale riflessa, cioè con dialettalità ricercata).

Oggi si ritiene che il primo testo canonico della letteratura italiana sia il Laudes Creaturarum del 1224 perché:

  • Volontà di trasmettere un messaggio alto, grande nobiltà del contenuto
  • Gli altri testi in volgare rinvenuti sono solo frammenti
  • Assicurano continuità tra cultura latina cristiana e cultura volgare

Documenti volgari antecedenti, anche in verso, nei secoli XII e XIII. Sono testi tramandati in condizioni critiche e spesso oscuri, di utilità pratica. Sono scritti in italiano regionale con molti residui della latinità.

  • Ritmi bellunese e lucchese: celebrano le vittorie militari delle città
  • Ritmo laurenziano (toscano, di un giullare)
  • Ritmo cassinese (polemica tra due concezioni di vita proposte da saggi orientale e occidentale)
  • Ritmo su sant'Alessio (marchigiano, narra la storia del santo)
  • Raimbaut de Vaqueiras: Contrasto bilingue (dialogo in due lingue diverse tra un giullare provenzale e donna genovese) e Discorso plurilingue (5 volgari). Scritti prima del 1194 (anno della morte)
  • Quando eu stava in le tu' cathene, 1180-1210. Scoperto nell'archivio capitolare di Ravenna. La poesia segue norme di natura metrica e riporta le note musicali.

Il Cantico è il solo testo in italiano del santo: scritto in volgare affinché potesse essere cantato in pubblico e in privato anche dalla gente comune, scelta che si iscrive del tutto coerentemente nell'attività di predicazione del movimento francescano.

La lingua: è volgare umbro illustre, ricco di latinismi (con funzione di innalzamento del testo) e francesismi (il padre di Francesco era un mercante, e inoltre il francese era la lingua per la comunicazione ordinaria - mentre la lingua d'oc era adoperata solo per la poesia).

La genesi del testo è da collegarsi all'episodio (raccontato da Tommaso da Celano in Legenda Prima) della certificatio (quando Dio gli garantisce salvezza eterna); gli ultimi versi sarebbero stati aggiunti più tardi:

  • Versi 23-26: scritti nel 1225
  • Versi 27-31: scritti nel 1226 (anno della morte)

I Laudes sono i salmi finali recitati dall'ufficio liturgico, quindi il Cantico è una sorta di Salmo in volgare (la musica non è stata trascritta). Il Cantico è prosa rimata (come le sequenze liturgiche, divise in versetti di pari misura).

Modelli:

  • Bibbia e salmi
  • Cantico dei tre fanciulli nella fornace (nel Libro di Daniele): nell'ufficio delle lodi mattutine la domenica e durante le feste. Modello soprattutto per la struttura del Cantico.

Il testo è stato considerato dalla critica romantica come espressione di una religiosità ingenua e primitiva, forse anche a causa del linguaggio usato accessibile a tutti. La lode a Dio si concreta in una lode delle sue creature; visione antropocentrica: il creato è visto solo in rapporto all'uomo. La visione di Francesco è ottimistica e serena nella prima parte, quella creaturale, mentre la parte finale è pessimistica circa la condizione umana: mentre Dio può essere lodato per tutte le creature naturali, non può esserlo per tutti gli uomini.

Condanna dell'eresia catara: l'eresia catara enfatizzava il principio della lotta tra Bene e Male, Dio e demonio, attribuendo a quest'ultimo la creazione degli elementi naturali e del corpo umano, e a Dio quella dell'anima. Nel Cantico invece Francesco presenta una visione della natura amica e sottolinea la bonitas della natura.

Presenza del cursus planus e velox (clausola ritmica che presenta alternanza di sillabe atone e toniche per produrre musicalità all'interno del verso).

La fortuna del Cantico è stata limitata e non ha fondato una tradizione di salmi italiani.

La scuola siciliana (1230-1250)

La definizione di “scuola siciliana” è di Dante; il trovatore più antico che conosce è Pietro d'Alvernia. Nel De Vulgari Eloquentia (I libro) afferma che i primi migliori prodotti poetici sono venuti alla luce alla corte di Federico II. Petrarca in Trionfo d'Amore chiama “Siciliani” i primi trovatori o poeti aulici in volgare del sì, su modello dei trovatori in lingua d'oc nella Francia meridionale (dal XII sec).

Siciliani: 25 poeti che appartengono o che gravitano intono alla Magna curia di Federico II: è una corte mobile, ma da non confondere con quelle feudali. Sorta di ''stato moderno'', quindi una corte in cui il sovrano gestisce direttamente e dal centro il suo stato, con l'obiettivo di uno stato forte, unitario, svincolato dalle istituzioni ecclesiastiche e feudali. Corte cosmopolita: ospita personaggi di cultura provenienti anche dal mondo arabo.

Federico II si fa aiutare da un gruppo di esperti giuristi, funzionari e notai che gestiscono lo stato; questa classe dirigente è di formazione laica: in uno stato prestigioso è fondamentale la valorizzazione della cultura.

In questa corte si vuole proporre una letteratura in volgare, e si trova come modello di riferimento quello trobadorico. La poesia provenzale congiunge amore profano e concezione cristiana dell'amore mistico; è poesia di corte. Il più antico trovatore è Guglielmo IX duca d'Aquitania (morto nel 1127). La poesia provenzale declinò in seguito alla crociata anti-catara (1208-1229), ma fu un modello per lo sviluppo di altre tradizioni in lingua d'oil (poeti = trovieri), medio alto-tedesco (Minnesang = canto d'amore), galiziano-portoghese e siciliano.

Secondo la poesia cortese, il volere dell'amante coincide con quello dell'amata, la donna (midons) viene assimilata al signore feudale e a lei si deve obbedienza e fedeltà. Il XII sec venne anche definito aetas Ovidiana (Ars Amandi tradotto da Chretien de Troyes). Il De Amore di Andrea Cappellano è il testo fondamentale per lo sviluppo di 'amore cortese'. I punti fondamentali del trattato sono:

  • Amore nasce solo all'infuori del matrimonio
  • Amore va tenuto sempre segreto e ben celato
  • Amore è sempre felice anche se non corrisposto

Differenze tra trovatori e siciliani

  • I trovatori provenzali erano poeti professionisti, mentre per quelli siciliani la poesia era un raffinato passatempo. Con loro nasce la figura del giurista-poeta: impegnati nella vita dello stato.
  • L'amore cortese (la fin'amor) è l'unico argomento dei siciliani, con qualche venatura scientifica (in Guido delle Colonne ad esempio). Non si hanno riferimenti alla cronaca e alla storia contemporanea: questo perché Federico II rimane un sovrano assoluto, che quindi permette solo una poesia innocua dal punto di vista del potere.
  • Il discorso amoroso perde la stretta corrispondenza con il contesto culturale: il servitium amoris diventa pura astrazione, un codice letterario che non trova riscontro nella realtà sociale.
  • Il vero soggetto del canto non è più la donna amata, ma l'amore in se stesso come realtà ontologica.
  • La poesia provenzale era poesia per musica (autore scrive testo e melodia), mentre quella siciliana è poesia per la lettura, dove la musica viene sopperita dall'attenzione per la metrica. Di conseguenza, mentre nelle poesie provenzali vi era identità delle rime nelle strofe, in quelle siciliane si trovano coblas singulars e non unnisonans, cioè le rime cambiano passando da stanza a stanza.

Le stanze si dividono in fronte (composta da più piedi) e sirma (composta da più volte); il metro usato è l'endecasillabo (che corrisponde al decasillabo francese) e il settenario.

Il repertorio siciliano è stato toscanizzato già nella seconda metà del XIII secolo, cioè i copisti hanno rispettato il testo originario, ma hanno adattato i suoi del siciliano al loro dialetto: gli adattamenti fonetici e vocali hanno trasformato quindi le rime perfette a imperfette e danno vita alla rima siciliana.

La lingua utilizzata è il siciliano “illustre” (definizione dantesca), cioè adoperato non con funzione dialettale, ma letterariamente nobilitato e regolarizzato a imitazione del latino e della lingua d'oc. I toscani si considerano i legittimi continuatori dell'esperienza siciliana, e si forma così una salda tradizione poetica in volgare italiano, cioè non dialettale.

Si possono distinguere due filoni all'interno della scuola siciliana:

  • Filone aulico, illustre e raffinato (canzone): Guido delle Colonne, Pier della Vigna, Protonotaro
  • Filone più popolareggiante, tono più colloquiale: Giacomino Pugliese

Giacomo da Lentini

Riconosciutogli il ruolo di caposcuola da Dante, Pg. XXIV (episodio di Bonagiunta). È definito per antonomasia 'Notaro' per la professione, esercitata tra il 1233 e il 1240. Traduce Madonna dir vo voglio di Folchetto di Marsiglia (scritta in provenzale). Nel suo canzoniere si trovano già definiti i 3 generi della poesia siciliana.

  • Amore può nascere solo in un animo virtuoso
  • Amore è servizio, dedizione e contemplazione della donna
  • Canzone (endecasillabi + settenari): più illustre e impegnativa, il suo primato viene dato da Dante nel De Vulgari Eloquentia.
  • Canzonetta (settenari/novenari)
  • Sonetto (dal provenzale sonet = testo accompagnato da musica): deriva dalla stanza di canzone, di cui presenta la struttura bipartita in fronte (quartine) e sirma (terzine), secondo il modello provenzale delle coblas esparsas provenzali (isolate).

Meravigliosamente: Simmetria del testo: le prime 3 strofe trattano il motivo della contemplazione interiore, le altre 3 del travaglio amoroso. Le figure della pintura e del foco fanno riferimento alla tradizione provenzale e cortese; l'elemento di novità risiede nel diretto riferimento all'arte figurativa. Per mezzo dell'immagine della pintura nel cuore il poeta allude a uno svincolamento dell'esperienza d'amore dalla visione fisica, privilegiando quindi la dimensione dell'interiorità.

Federico II

L'imperatore non fu l'effettivo iniziatore della produzione poetica della scuola, ma grazie al suo impulso si deve la nascita dell'idea di trasporre in volgare siciliano la lirica trobadorica. Per lui fare poesia è un obbligo sociale. Tendenze più arabe che latine (vicinanza all'averroismo).

Trattato latino De arte venandi cum avibus (esperienze sulle gru e gli avvoltoi): si contrappone all'autorità aristotelica.

Dolze meo drudo: Nel manoscritto, cioè nel canzoniere di origine fiorentina, il testo è assegnato a Re Federigo. Congedo in forma di contrasto: dialogo tra due amanti che si separano perché il cavaliere deve partire per la Toscana. Il cuore dell'uomo resta con la donna così come quello della donna parte con l'uomo.

Pier della Vigna (Inf. XIII)

Proposto come esempio di Fortuna: da capuano di modeste origini ascende ai fastigi della corte imperiale, per poi venir arrestato a Cremona (1249) e imprigionato in Toscana. La sua esperienza retorica fondamentale è in latino.

Giudo delle Colonne

Giudice messinese (Dante lo chiama sempre Iudex de Messana), forse identificato con il traduttore in prosa latina (Historia desctructionis Troiae) del poema francese del XII secolo Roman de Troie di Bonoit de Sainte-More. Lodato nel De Vulgari eloquentia come esempio di alta perizia retorica.

Stefano Protonotaro

Nel 500 Giovanni Maria Barbieri nel trattato Arte del rimare (edito nel 700) trascrisse da un codice del XIV sec (Libro siciliano) la versione non toscaneggiata di una canzone di Protonotaro, e alcuni frammenti di Re Enzo e Guido delle Colonne. Protonotaro è messinese e forse si identifica con un traduttore dal greco attivo sotto Manfredi; è un verseggiatore manieristico vicino a Guido delle Colonne. Tipica della sua scrittura è la continuità semantica da strofa a strofa.

Giacomino Pugliese

Non si conosce la biografia. Rappresentante del ramo semipopolare. Alla fine degli anni 90 Brunetti scopre il codice C88 nella biblioteca centrale di Zurigo, dove nelle prime carte si trovano le prime 4 stanze della poesia Resplendiente di Giacomino Pugliese in una lingua ricca di settentrionalismi, che tuttavia conserva dei tratti siciliani: ciò dimostra che era assolutamente normale un adattamento fonetico alla lingua del copista (in questo caso la lingua è settentrionalizzata).

I siculo-toscani

Anche personaggi dell'Italia del Nord, e in particolare toscani, verseggiavano in siciliano illustre (Percivalle Doria, Arrigo Testa D'Arezzo, Jacopo Mostacci). La grande innovazione fu il trasporto della poesia aulica in volgare toscano, non subito solo in fiorentino: i centri di produzione sono Firenze, Lucca (Bonagiunta), Siena, Arezzo (Guittone). Si considera superata la definizione di ''scuola toscana'', in quanto i poeti non costituirono mai un gruppo omogeneo e definito a livello di poetica e stile; l'intitolazione di Siculo-toscani invece permette di individuare due elementi comuni a tutti i poeti, ossia l'acquisizione di modi e temi dalla lirica siciliana, e la trasposizione linguistica dal siciliano illustre al toscano.

In Toscana si rintracciano due linee di tendenza:

  • Lo sperimentalismo, il gusto del poetare aspro e difficile, tipico di Guittone e dei guittoniani
  • Ripresa più fedele dei siciliani e del trobar leu, che si riconosce nell'esperienza di Bonagiunta

L'imitazione dei modelli siciliani appare evidente nella ripresa degli stilemi, delle forme metriche, di temi e situazioni d'amo cortese; i poeti però mostrano la necessità di ampliare il repertorio tematico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesca.triv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Frasso Giuseppe.
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