RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
LETTERATURA ITALIANA I
o SAN FRANCESCO D’ASSISI
La poesia delle origini si fa iniziare con Francesco d’Assisi. Ovviamente esisto documenti volgari precedenti
ad Assisi, ma questi ci sono giunti in condizioni molto precarie e i testi sono oscuri ( es. Cassinese,
sant’Alessio).
Le Laudes di San Francesco assicurano una miglior continuità fra cultura latina cristiana e cultura volgare e
all’interno della cultura italiana.
Cantico: scrittura italiana del santo.
Nato nel 1181 ca. e morto nel 1226, è figlio di commercianti e compie buoni studi, dopo i quali cura gli affari
paterni e si dedica al mestiere delle armi, al punto da partecipare prima alla guerra tra Assisi e Perugia e
dunque a partire, nel 1203, per la Quarta Crociata.
Nel 1207 Francesco d’Assisi si spoglia dei beni paterni e sceglie la povertà assoluta e una vita di predicazione.
Egli è stato, insieme a Jacopone da Todi, uno dei pochi poeti del Medioevo a non essere ispirato dal tema
dell'amore verso una donna, infatti le sue poesie sono prevalentemente d'ispirazione religiosa.
Il suo Cantico delle creature (anche conosciuto come Cantico di Frate Sole), in prosa ritmica, è considerato da
molti critici il componimento che inaugura la letteratura volgare in Italia. Tra gli scritti non autografi di
Francesco d’Assisi sono giunte fino a noi diverse laudi e diverse lettere.
Una visione celeste avrebbe garantito a San Francesco la salute eterna, dopo una notte di tormenti presso
Assisi, tra il mal di occhi e le molestie dei topi. Le Laudes sono i salmi finali.
Il Cantico è dunque un salmo volgare, in canto gregoriano, in prosa rimata, diviso in versetti della stessa
misura, assonanzati tra loro.
Il Cantico di Frate Sole scritto da San Francesco D'Assisi fu scritto in volgare umbro. Il cantico è suddiviso in
due parti:
- nella prima parte risalta il ringraziamento al Signore per tutte le cose da lui create
- nella seconda parte risalta il perdono, l'accettazione delle sofferenze della vita e l'elogio per quelli
che arrivano alla morte in grazia di Dio. 1
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
o LA SCUOLA SICILIANA
Il nome "Siciliani" fu dato da Petrarca, nel Trionfo d'Amore. Essi furono i primi poeti aulici che scrissero in
volgare di sì.
Gli iniziatori di questa forma di poesia cortese utilizzavano la lingua d'oc.
• Lingua d'oc > Francia meridionale, provenzale.
• Lingua d'oil > Francia settentrionale, francesismo.
La nascita della poesia trobadorica, risale al XII secolo. Il più antico trovatore è Guglielmo.
Dante consegnò la definizione di Scuola Siciliana, ed inoltre ne fu il primo critico. Egli fa risalire la lirica
provenzale a 150 anni prima: il trovatore più antico che egli conosca è Pietro d'Alvernia.
I migliori prodotti poetici sorgono sotto la corte di Federico II e di suoi figlio Manfredi in Sicilia.
Oggi si parla di Scuola siciliana solo per indicare il gruppo di poeti attivi nel periodo fra 1230 e il 1266, quando,
con la battaglia di Benevento in cui venne sconfitto il figlio e successore di Federico, Manfredi, il sogno
ghibellino della dinastia sveva subì una crisi rapida e definitiva. In realtà il periodo di fioritura vera e propria
della Scuola siciliana fu ancora più breve e si concentrò nel ventennio 1230-1250.
È probabile che l'iniziativa italiana nacque da Giacomo da Lentini (Jacopo), conosciuto anche come il Notaio.
Egli fu un funzionario del regno di Federico II.
La poesia provenzale fa risalire all'amore profano la dottrina cristiana dell'amore mistico. insieme poesia
di corte, che assimila anche il servizio amoroso al rapporto feudale.
Inoltre la poesia provenzale era di norma poesia per musica, accompagnato cioè da musica.
➢ Il valore dell'essere amato è totale, mentre quello dell'amante è nullo.
Nella poesia provenzale, la donna è vista come il signore a cui il vassallo deve piena obbedienza e fedeltà.
Sentimento di umiltà.
L’eredità provenzale, arrivando in Sicilia, si trasmette. Sarà una poesia d'amore formalizzata. Ci sono modelli
fissi. Non si parla di persone reali. È il gusto di fare poesia. Era per scrivere poesia.
Ripresa dei modelli occitanici della donna: Capelli chiari, da tormento. Paragoni con dio.
A differenza della poesia provenzale, la poesia siciliana è poesia per la lettura.
Le rime cambiano di stanza in stanza. Le stanze presentano due parti:
• FRONTE, i piedi
• SIRMA, le volte
La stanza risulta per tanto tri o quadripartita.
Prevale l'endecasillabo e/o il settenario.
Si introduce anche il sonetto, (una stanza estrapolata e resa perfetta) a rime alterne, oltre alla canzone.
2
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
I testi siciliani sono giunti a noi toscaneggiati dai copisti. Il siciliano ha un sistema fonico differente a 5 gradi.
➢ Nel tradurre, i copisti trasformavano delle rime perfette, in rime imperfette. Questo particolare di rima
imperfetta, viene chiamata rima siciliana.
L’unico testo giunto a noi nella sua originalità è una canzone di Stefano Protonotaro.
GIACOMO DA LENTINI (1210 – 1260)
Giacomo da Lentini (o Jacopo) è stato un noto poeta italiano del XIII secolo.
Capostipite della cosiddetta ‘Scuola Siciliana’, a lui è stata attribuita l’invenzione del sonetto.
Nato a Lentini, in provincia di Siracusa attorno al 1210, Giacomo era un funzionario alla corte di Federico II di
Svevia.
A lui sono state attribuite 16 canzoni di schema metrico vario, e 22 sonetti, che scrisse nel periodo di massimo
splendore della Scuola Poetica Siciliana, tra il 1233 e il 1241.
Federico II, sovrano illuminato e mecenate delle arti, ebbe infatti il desiderio di promuovere, presso la sua
corte, la nascita di una ‘scuola’, ovvero di una corrente letterario-filosofica, volta allo sviluppo del volgare
siciliano. Giacomo da Lentini, insieme ad altri notabili del tempo come Pier delle Vigne, Rinaldo d’Aquino e
l’Abate di Tivoli, diede dunque il via a una poesia in siciliano colto, tratta dai temi in quel periodo in voga
presso le corti provenzali; ma la lirica che narra le gesta amorose di cavalier serventi, tipiche della canzon
cortese, viene analizzata da Giacomo secondo un punto di vista totalmente nuovo, moderno: psicologico e
sentimentale. Il linguaggio utilizzato era una sorta di provenzale misto a latino e volgare, epurato dei termini
meno aulici.
FEDERICO II (1194 – 1250)
Nacque la Scuola Siciliana, che non ebbe mai pretese accademiche, ma l’obiettivo di far fiorire una cultura
poetica all’interno del Regno delle Due Sicilie, prima pietra posata da Federico II nell’ambito di promozione
delle arti, che si completò con l’inaugurazione dello Studium, nucleo originario costitutivo dell’Università che
a Napoli porta il suo nome. La Federico II fu infatti la prima università regia non di matrice religiosa; nonché
la prima istituzione didattica di tipo laico d’Italia e Occidente.
Cercando di realizzare un'egemonia ghibellina in Italia, Federico si contrapponeva alla Chiesa non solo sul
terreno della politica ma anche su quello della cultura, incoraggiandone la laicità e le tendenze scientifiche.
Favorì la ripresa dello studio del latino, lingua degli affari internazionali codificata del suo segretario, il notaio
Pier delle Vigne; e dette impulso ad una serie di istituzioni culturali. Federico aveva poi una predisposizione
ad amalgamare culture diverse, anche a causa della sua stessa formazione. Il padre tedesco era stato un
Minnesänger (cantore d'amore in Germania sotto l'influenza provenzale), la madre era normanna; la sua
educazione era dunque avvenuta in tedesco e in francese.
Egli stesso, come i figli Enzo e Manfredi, fu poeta in volgare. In latino scrisse invece un trattato di falconeria.
Federico II di Svevia scrisse "De arte venandi cum avibus" - L'arte della Falconeria. "In questo trattato di
falconeria è Nostra intenzione mostrare le cose che sono, come sono, e presentarle come un'arte precisa,
perché finora, sono mancate, in proposito, così l'arte e la scienza." Questo trattato fu elaborato
dall'imperatore Federico II per circa trent'anni e, ancor oggi, è indiscutibilmente un inesauribile compendio
di nozioni naturalistiche e tecnologiche e viene considerata l'opera più completa che si possa trovare in
materia. 3
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
PIER DELLA VIGNA (1190 – 1249)
Pier della Vigna fu uomo politico; compì gli studi a Bologna.
Divenne uno dei principali collaboratori/consiglieri dell'imperatore Federico II.
Ricordiamo la sua comparsa nell’Inferno XIII selva dei suicidi; sotto forma di pianta. Per invidia cadde in
disgrazia, fu imprigionato e morì in una cella suicida.
Venne coinvolto in una congiura ordita, si disse, per avvelenare Federico e fu arrestato per ordine sovrano;
trasferito in catene di città in città per essere schernito da tutti, fu accecato con un ferro rovente sotto accusa
di lesa maestà. Sembra che non morisse subito, ma che si desse la morte ferendosi la testa.
Esperto nello scrivere in prosa latina; diventerà il riferimento per l’epistolografia successiva.
GUIDO DELLE COLONNE (1210 – 1287)
Nacque probabilmente a Messina nei primi decenni del sec. XIII. Di lui sappiamo soltanto che fu giudice a
Messina.
lo rende pressappoco contemporaneo di Giacomo da Lentini.
Egli viene citato con grande lode nel Devulgari Eloquentia per la perizia retorica.
STEFANO PROTONOTARO (… - …)
Personaggio rammentato nel 1261 e, già morto, nel 1301. Persino il nome di questo rimatore è di
problematico accertamento.
Forse fu traduttore dal greco sotto la corte di Manfredi.
Considerato uno dei migliori rimatori siciliani.
GIACOMINO PUGLIESE (… - …)
Poeta del XIII secolo la cui biografia è sconosciuta. 4
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
o SICULO – TOSCANI
Tra i poeti siciliani, troviamo anche autori provenienti dal Nord, come ad esempio il genovese Percivalle Dori.
Vi sono però anche toscani, come Arrigo Testa di Arezzo, Campagnetto da Prato, Jacopo Mostacci e
Paganino.
➢ Le poesie auliche vennero scritte in volgare di tipo toscano.
A Pisa ad esempio vi era un gruppo di rimatori che utilizzeranno un toscano occidentale, così come
a Firenze, Lucca, Siena ed Arezzo.
Questi autori, possono essere considerati autori siciliani che adoperano la lingua Toscana Siculo Toscani
GUITTONE D’AREZZO (1230- 1294)
Il caposcuola dei Siculo - Toscani era Guittone D’Arezzo. Mal visto da Dante e Petrarca.
Egli si convertì in seguito, entrando a far parte dell’ordine Milites Beatae Virginis Mariae.
Vi è dunque una distinzione tra le opere:
- Periodo di Guittone: poesia tipica d’amore
- Periodo di Frate Guittone: scritti convertiti al lato moralistico.
Guittone, come Brunetto Latini, furono I principali esponenti letterario guelfi. Guittone anzi ne fu il
fondatore.
Guittone fu la personalità letteraria più importante in Toscana prima di Dante, esercitando una sorta di
dittatura; si ispirò ai provenzali e fu spesso involuto e oscuro nello stile, ammirando soprattutto Arnaut
Daniel (*).
Primo autore che scrive bene in volgare. Per tentare di nobilitare il volgare, egli prende la sintassi latina
(modello latino classico) e tenta di applicarla al volgare.
(*) Poeta e letterato provenzale, fu attivo fra 1180 e 1210 e di lui ci restano diciotto componimenti. Fu maestro del cosiddetto trobar clus (stile poetico
difficile) e fu molto noto e apprezzato in Italia nel XIII sec., dove fu imitato prima da Guittone d'Arezzo e poi da Dante nelle Petrose. Dante stesso lo
colloca nel Canto XXVI del Purgatorio, fra i lussuriosi.
➢ Dante lo ammirò negli anni giovanili, imitandolo in alcune Rime, per poi allontanarsene e colpirlo con
una vivace polemica letteraria: nel Devulgari Eloquentia, dichiara che Guittone “numquam se ad
curiale vulgare direxit” («non diede mai prova di un volgare degno della corte»), indicandolo come
esempio negativo dell'uso del volgare toscano.
Egli scrisse anche poesia di occasione politica.
Fu costretto all’esilio in seguito alla sconfitta fiorentina a Montaperti.
Le Lettere presentano una sintassi molto artificiosa. Le sue ballate sacre fanno sospettare che fosse
l’iniziatore della lauda.
BONAGIUNTA ORBICCIANI (1220 – 1290 ca.)
Poeta di origini lucchese, introdotto da Dante nel Purgatorio XXVI, nel girone dei golosi, poiché sembra dedito
al bere. Bonagiunta, proprio in purgatorio, dona la definizione di Dolce Stil Novo.
Dolce Stil Novo poesia che racconta qualcosa di vero. Non c’è sincerità a fare poesia per la poesia.
Egli è un rimatore molto vicino ai Siciliani, in particolare al Notaio (Giacomo da Lentini).
Bonagiunta era incline alla canzonetta e alla ballata.
È il miglior ponte fra i Siciliani e gli Stilnovisti fiorenti. 5
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
CHIARO DAVANZATI (seconda metà XIII secolo – 1303)
Fu un poeta appartenente al gruppo dei poeti toscani che riprendono i temi tipici della scuola siciliana
interagendo però con la realtà politica, sociale e culturale del periodo dei Comuni.
La sua produzione poetica è tramandata dal Canzoniere Vaticano.
Forse Dante ebbe delle corrispondenze con Davanzati.
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o POESIA COMICA TOSCANA
La poesia comico-realistica è la parodia della poesia tragica stil novistica, dal contenuto narrativo e popolare.
I suoi centri sono Siena e le città vicine. Riflette la vita materiale della borghesia, i suoi difetti, i suoi aspetti
comici. I suoi predecessori sono la satira politica e il sonetto satirico.
I temi sono l'amore sensuale, i piaceri, il denaro, l'offesa personale. Si rovescia il linguaggio cortese, usandone
alcuni termini in maniera satirica. Rustico Filippi è l'iniziatore di questo genere. Altri comici sono Cecco
Angiolieri e Folgore.
Nel Devulgari Eloquentia Dante fa una tripartizione degli stili:
- quello alto e «tragico»,
- quello medio e «comico»,
- quello basso ed «elegiaco»
(che corrispondevano alle tre opere di Virgilio, Eneide, Georgiche, Bucoliche).
La Commedia presenta una commistione di tutti e tre gli stili, anche se c’è una certa prevalenza per quello
«comico», proprio soprattutto dell’Inferno.
Forese Donati è il poeta comico precedente a Dante.
Il primo che si dedica alla poesia comica, burlesco-realistica, giocosa è Rustico Filippi.
CECCO ANGIOLIERI (1260 – 1313)
Poco incline all’educazione rigida impostagli dai genitori, il giovane Angiolieri si manifesta fin da subito un
ragazzo spensierato dissipatore e sregolato che ha come ideale di vita solo tre cose, le donne, le taverne e il
gioco.
Questi primi tratti biografici sembrano adattarsi perfettamente all'immagine che il poeta ha lasciato di sé nei
suoi componimenti, tanto che per lungo tempo la critica li ha interpretati come degli sfoghi autobiografici,
immediati e spontanei. In realtà la produzione dello scrittore senese s'inserisce in una ben definita corrente
letteraria, nota come poesia “comico-realistica”, che si proponeva di stravolgere, facendone la parodia.
Nei suoi componimenti l’Angiolieri non si distacca mai dal comico e crea veri personaggi, parla dei piaceri
carnali e del gioco usando persino un linguaggio di certo non raffinato, però ricco e colto.
Il Boccaccio gli dedicò addirittura una novella del Decameron, prendendolo ad esemplare del gaudente e
dello scapestrato; persino Dante lo ricorderà nella “Vita Nova” e nel “Convivio”.
Cecco si rivolge a Dante con delle ironiche e compiaciute accuse di incoerenza nei confronti delle sue poesie.
Il rapporto letterario tra i due poeti, già incrinato, si rompe definitivamente tra il 1303 e il 1304 ed è
documentato nel sonetto n. 111:
"Dante Alighier, s’i’ so bon begolardo … “
FOLGORE DA SAN GIMIGNANO (1270 - 1330)
“Folgore” è il soprannome di un Giacomo da San Gimignano, cavaliere. Egli si impegnò per la parte
guelfa. 7
RIASSUNTO CONTINI – SARA CUSCIONE
o POESIA DELL’ITALIA SETTENTRIONALE
Nell’Italia Settentrionale si sviluppa, a partire dalla fine del XII secolo, una letteratura in versi di carattere
moralistico o edificante/didattico (Poemetti didattici), la cui tematica e i cui modi espressivi sono tali da
intrepretare le idealità e da accontentare i gusti di un pubblico molto vasto. Sono sermoni contro il vino, il
gioco, i vizi in genere, aneddoti morali, regole di galateo, rappresentazioni terrificanti e grossolane delle pene
infernali.
Una letteratura che si ispirava sia alla tradizione provenzale sia alla tradizione biblico-apocalittica, cioè alla
letteratura escatologica dei secc. XII e XIII.
GIACOMINO DA VERONA
L'assoluta mancanza di documenti diretti o indiretti (sappiamo soltanto, per sua esplicita dichiarazione, che
appartenne all' " Orden de Minori ", De Babilonia 335) impedisce di sistemare questo rimatore volgare nella
cronologia della nostra letteratura duecentesca; e solo induttivamente si può indicare la seconda metà del
Duecento: Giacomino sarebbe contemporaneo di Bonvesin da la Riva, e questo potrebbero confermare
anche la comunanza dell'argomento escatologico, l'intento dichiaratamente moralistico, la struttura metrica
e, in parte, l'affinità culturale.
Una delle sue opere più importanti è il “De Jerusalem caelesti”, in quartine monorime di alessandrini. Si tratta
di un poemetto escatologico (*); E il “De Babylonia civitate”.
(*) ESCATOLOGICO: dottrine filosofiche e religiose. Che riprende i destini finali dell&rsqu
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