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Manzoni utilizza prima di tutto classico nel senso tradizionale di eccellente e di modello. Anche

Parini è definito da Manzoni un classico.

In alcune lettere successive egli usa la parola in contrapposizione a romantico: classico è antico e

quindi autorevole da imitare, ma spesso viene applicata troppe volte, e diventa solo uno strumento

di difesa e giustificazione.

Molti anni dopo Manzoni riconosce il termine in chiave nazionale e politica, notando come la

lingua francese fosse diventata classica in seguito allo stretto legame con lo stato unitario.

Leopardi utilizza classico prevalentemente con l'accezione di affidabile, ad esempio quando nello

Zibaldone scrive che si apprezza più uno scrittore distante nel tempo che uno vicino, o nella critica

ai francesi che vogliono riprodurre, in chiave identitaria nazionale, uno scrivere classico nei tempi

moderni.

Dopo l'assimilazione del dibattito sollevato da Schiller, Leopardi inizia ad usare classico con il

significato di originale, che riesce a cogliere gli argomenti giusti per il momento in cui viene

scritto, solo così potrà raggiungere l'immortalità letteraria. Classico è ciò che dura nel tempo.

Userà anch'egli classico come ciò che riconosce determinati valori all'interno di una cultura, non

solo letterari, ma anche etici.

Negli scritti giovanili, quando parla dei suoi studi, egli usa Classici per riferirsi agli antichi greci e

latini.

Classico è dunque un termine chiave che esprime il passaggio alla modernità e il rapporto con la

tradizione.

3.Che cos'è un classico?

3.1.Il dibattito teorico

Dopo il dibattito classici/romantici si propongono vari bilanci. Sainte-Beuve pone la domanda che

cos'è un classico? Per lui è ciò che ha un valore non solo estetico, ma umano e spirituale, e che è

contemporaneo in ogni epoca. Un vero classico è un autore che ha arricchito lo spirito umano ed è

sembrato rivoluzionario, anche solo per un momento.

Egli vuole ridurre i contrasti in un'ottica conciliativa e ampliare il significato della parola classico

che era uscita dal confronto con romantico con un senso più restrittivo.

Per Hegel il periodo classico antico della Grecia è il trionfo dell'arte, perfetta mediazione tra idea

e forma, punto di partenza per la dialettica il cui culmine è la filosofia. Sarà però il romanticismo a

completare il progresso spirituale.

Baudelaire sostiene l'idea di bellezza individuale, che va colta in ogni epoca. Il romanticismo è la

forma più recente del bello, il classico è rivalutato nella sua originalità di bellezza appartenente al

passato.

L'Ottocento è il secolo che, pur all'interno di variazioni di senso, apre un uso intensivo di classico

e classicismo.

3.2.Neoclassico/Neoclassicismo

Nel corso dell'800 si diffondono, con tempi diversi per ogni nazione, anche i termini neoclassico e

neoclassicismo, con il tentativo di mediare tra il classicismo, inteso come fedeltà all'antico e

riproduzione di norme, e la modernità.

Quel periodo vede in generale un'inflazione del prefisso neo-, che suscitò molte perplessità.

Neoclassicismo è dunque usato con una maggiore valenza temporale rispetto al più normativo

classicismo, e indica un'istanza di rinnovamento nel rapporto con gli antichi ripresi come modelli

e in parte rinnovati.

Questo riflettere sulle tradizioni e sull'identità culturale non coinvolge solamente la letteratura ma

anche l'arte e la filosofia. Un filosofo che riflette sull'antico è Nietsche, che sottolinea l'equilibrio

del mondo greco ormai dimenticato dalla decadente società contemporanea.

3.3.Classico nella modernità novecentesca

Il XX secolo ha dilatato i confini del significato di classico, in primo luogo sulla scia della critica

di Nietsche.

Per molti economisti, classico diventa il rifiuto delle illusioni del progresso e del democratismo,

assume quindi un rilievo antropologico e politico.

Proust afferma che solo gli innovatori possono diventare dei classici, tutto ciò che è bello e nuovo

può definirsi classico.

Mann definisce il classico come mito, come inizio della storia dell'uomo da quale si possono

attingere importanti valori per il presente.

Come dice Fortini, la prospettiva si rovescia e si concentra più sulla ricezione, sul lettore, che

sull'opera in sé. Essa è portatrice di significati diversi in ogni epoca in cui viene letta.

Thomas Eliot si chiede cos'è un classico durante la seconda guerra mondiale e lo vede come

resistenza alla barbarie e come ricerca del senso della civiltà.

Individua come classico assoluto solamente Virgilio, perchè risponde di tutte quelle caratteristiche

per lui essenziali per un classico: maturità mentale e linguistica e perfezione dello stile, livello di

civiltà e modernità rispetto al tempo e sfera emotiva, insomma equilibrio tra tradizione e

modernità.

Nel momento in cui, alla fine della guerra, andava trovato un nuovo ordine in grado di riaffermare

i valori di una cultura, Eliot propone proprio Virgilio come guida ideale dell'Europa.

Mario Luzi parte dalla constatazione della perdita di autorità dei classici, ma ogni epoca è in grado

di rielaborare un proprio canone al quale conferire lo statuto di classico, che non è più solo

eleganza, equilibrio e perfezione, ma è anche angoscia o inquietudine. Ciò che decreta un classico

è sempre la relazione tra vita e scrittura, tra lettura e spirito.

Tuttavia egli auspica un atteggiamento critico e partecipato che permetta di leggere i classici, in

particolare quelli greci e latini, riconoscendo la concretezza della loro rivelazione e la meditata

conoscenza dell'uomo.

Calvino sottolinea la bellezza di assaporare un classico in diverse fasi della vita. Esso infatti è

capace di dare sempre nuovi spunti e riflessioni, e diventa un costitutivo della maturità emotiva

del lettore che, dopo un'infarinatura della scuola, sarà in grado di scegliere i propri classici.

Per Steiner il classico ha una componente dinamica che coinvolge il lettore, “ci legge” e sfida il

nostro intelletto. Bisogna analizzarlo e re-immaginarlo, leggerlo quindi con una matita in mano.

La modernità, però, ha fatto prevalere l'effimero e il frammentario, provocando una frattura con il

classico e la causa principale di ciò è sicuramente la catastrofe della Shoah.

Coetzee parte dal presupposto che un classico assuma significati diversi in base alla condizione

psicologica, culturale, storica del lettore. E' uno strumento indispensabile per contrastare la

barbarie e finchè si continuerà ad interrogarsi su di esso, non si estinguerà.

A differenza di Eliot, che parlava di classici in una prospettiva eurocentrica, Coetzee sottolinea

come classico abbia una dimensione globale, e che salvi dall'inciviltà in ogni forma o luogo in cui

si presenti.

3.4.Crisi del classico?

In ambito artistico è comparsa l'etichetta di postclassico, dove si torna a prendere ispirazione nella

classicità, ed è indice di una rottura solo per il fatto di esistere. Questa rottura non è un processo

che si è davvero realizzato per classico, che in fondo si è sempre rinnovato attraversando in modo

dinamico la storia.

In un mondo proiettato verso la dimensione globale, classico non è più un elemento distintivo

della cultura nazionale, ma la sua vitalità resta nella ricchezza di testi appartenenti a epoche e

culture diverse che ci trasmettono tutta l'esperienza vitale passata, in dialogo con il presente.

Il legame con la scuola è molto stretto, essa ha il ruolo fondamentale di trasmettere la cultura del

classico, che mantiene una sua autorevolezza nel tempo che gli permette di rinnovarsi senza

perdere i significati che gli appartengono.

Classico significa consapevolezza, libertà intellettuale, educazione, civiltà, democrazia, e non è un

caso che gli interrogativi su di esso ritornino in concomitanza con momenti cruciali, spesso


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rita.cers di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Verdino Stefano.

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