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Nel 700 classico è inteso come appartenente alla tradizione antica e moderna e per questo
affidabile e degno di fede, riconosciuto dalla comunità dei letterati.
Viene usato allo stesso tempo, però, come sinonimo di antico.
In epoca postrivoluzionaria classico viene caricato di significati ideologici extraletterari.
Per Foscolo, ad esempio, classico significa esemplare non solo per un canone artistico, ma in
quanto in grado di portare ed esprimere valori storici e nazionali.
In Italia, a fine 700, viene pubblicato il Parnaso dei classici italiani, che mira ad un
riconoscimento della cultura nazionale soprattutto in chiave antifrancese, e si forma la Società dei
classici italiani che pubblica la collana Scrittori italiani,
Nell'800 la parola classico va a sostituire antichi per indicare latini e greci.
2.Classico/Classicismo
2.1.Classici e romantici
Fino a quel momento classico aveva assunto principalmente tre significati: antico, classici italiani,
selezione di eccellenti.
Si inizia a sentire la necessità di circoscrivere il significato della parola, in particolare tra il
significato di antico e quello generalizzato di autore ottimo.
Troviamo scritto ciò in Parini, ma soprattutto nel De l'Allemagne di Madame de Staël, che dà
avvio alla polemica tra classici e romantici.
Anche nell'arte si parla di classici: Winckelmann sostiene il principio dell'imitazione dell'arte
greca, dotata di “nobile semplicità e quieta grandezza”; Schlegel esprime un concetto di classico
come atteggiamento etico ed estetico, sottratto ad una connotazione temporale; per Schiller
classico è un'esperienza che lega alla natura, è la poesia ingenua, oggettiva, sia degli antichi che
dei moderni come Shakespeare e Goethe
Schlegel assume posizioni simili a quelle di Madame de Staël: classica è la poesia dei greci e dei
latini e quella italiana e francese da essa derivata, a essa contrappone quella di inglesi e spagnoli
definita romantica.
Il classicismo francese era stato il bersaglio della critica di Madame de Staël, considerato
espressione di un'arte astratta e slegata dalla vita, fondata su modelli imitativi.
Classico diventa quindi sinonimo di norma, modello passato (pur mantenendo l'accezione di
antico), contrapposto a romantico che è modernità, innovazione, aderente alla vita.
Autori come Berchet e Visconti lo usarono con maggiore acume critico.
Si diffonde anche il derivato classicista come colui che difende la posizione dei classici (per
Visconti ottuso che nega le verità evidenti).
2.2.La nascita del classicismo
Classicismo esprime in primo luogo una tendenza dello stile, un insieme di regole e caratteristiche
e, come classico, ha una valenza polisemica e variabile nel corso degli anni.
Tanti periodi e tante opere sono definibili come appartenenti al classicismo o connotative dello
stesso: Grecia e Roma antiche; nel 300 Dante, Petrarca e Boccaccio; il recupero dell'antico nel
500, quando con classicismo è stata definita la proposta di Bembo di indicare come modelli
Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa; l'Arcadia nel 600.
C'è inoltre una non assoluta coincidenza tra le periodizzazioni all'interno delle singole culture
europee.
Ai giorni nostri Amedeo Quondam propone un'idea di classicismo come tipologia culturale
complessiva dell'Antico Regime.
2.3.Il classico degli scrittori
Gioberti distingue tra scrittori che sono classici, eleganti, ma in senso limitante, e veri grandi
scrittori. Per lui un classico acquista senso solo nel confronto con il presente e con i nuovi valori.
Egli usa anche il significato di classico nel senso di nazionale, in chiave antifrancese.
Il significato di classico in opposizione a romantico assume un'enorme fortuna critica nei primi
decenni dell'800.
Manzoni utilizza prima di tutto classico nel senso tradizionale di eccellente e di modello. Anche
Parini è definito da Manzoni un classico.
In alcune lettere successive egli usa la parola in contrapposizione a romantico: classico è antico e
quindi autorevole da imitare, ma spesso viene applicata troppe volte, e diventa solo uno strumento
di difesa e giustificazione.
Molti anni dopo Manzoni riconosce il termine in chiave nazionale e politica, notando come la
lingua francese fosse diventata classica in seguito allo stretto legame con lo stato unitario.
Leopardi utilizza classico prevalentemente con l'accezione di affidabile, ad esempio quando nello
Zibaldone scrive che si apprezza più uno scrittore distante nel tempo che uno vicino, o nella critica
ai francesi che vogliono riprodurre, in chiave identitaria nazionale, uno scrivere classico nei tempi
moderni.
Dopo l'assimilazione del dibattito sollevato da Schiller, Leopardi inizia ad usare classico con il
significato di originale, che riesce a cogliere gli argomenti giusti per il momento in cui viene
scritto, solo così potrà raggiungere l'immortalità letteraria. Classico è ciò che dura nel tempo.
Userà anch'egli classico come ciò che riconosce determinati valori all'interno di una cultura, non
solo letterari, ma anche etici.
Negli scritti giovanili, quando parla dei suoi studi, egli usa Classici per riferirsi agli antichi greci e
latini.
Classico è dunque un termine chiave che esprime il passaggio alla modernità e il rapporto con la
tradizione.
3.Che cos'è un classico?
3.1.Il dibattito teorico
Dopo il dibattito classici/romantici si propongono vari bilanci. Sainte-Beuve pone la domanda che
cos'è un classico? Per lui è ciò che ha un valore non solo estetico, ma umano e spirituale, e che è
contemporaneo in ogni epoca. Un vero classico è un autore che ha arricchito lo spirito umano ed è
sembrato rivoluzionario, anche solo per un momento.
Egli vuole ridurre i contrasti in un'ottica conciliativa e ampliare il significato della parola classico
che era uscita dal confronto con romantico con un senso più restrittivo.
Per Hegel il periodo classico antico della Grecia è il trionfo dell'arte, perfetta mediazione tra idea
e forma, punto di partenza per la dialettica il cui culmine è la filosofia. Sarà però il romanticismo a
completare il progresso spirituale.
Baudelaire sostiene l'idea di bellezza individuale, che va colta in ogni epoca. Il romanticismo è la
forma più recente del bello, il classico è rivalutato nella sua originalità di bellezza appartenente al
passato.
L'Ottocento è il secolo che, pur all'interno di variazioni di senso, apre un uso intensivo di classico
e classicismo.
3.2.Neoclassico/Neoclassicismo
Nel corso dell'800 si diffondono, con tempi diversi per ogni nazione, anche i termini neoclassico e
neoclassicismo, con il tentativo di mediare tra il classicismo, inteso come fedeltà all'antico e
riproduzione di norme, e la modernità.
Quel periodo vede in generale un'inflazione del prefisso neo-, che suscitò molte perplessità.
Neoclassicismo è dunque usato con una maggiore valenza temporale rispetto al più normativo
classicismo, e indica un'istanza di rinnovamento nel rapporto con gli antichi ripresi come modelli
e in parte rinnovati.
Questo riflettere sulle tradizioni e sull'identità culturale non coinvolge solamente la letteratura ma
anche l'arte e la filosofia. Un filosofo che riflette sull'antico è Nietsche, che sottolinea l'equilibrio
del mondo greco ormai dimenticato dalla decadente società contemporanea.
3.3.Classico nella modernità novecentesca
Il XX secolo ha dilatato i confini del significato di classico, in primo luogo sulla scia della critica
di Nietsche.
Per molti economisti, classico diventa il rifiuto delle illusioni del progresso e del democratismo,
assume quindi un rilievo antropologico e politico.
Proust afferma che solo gli innovatori possono diventare dei classici, tutto ciò che è bello e nuovo
può definirsi classico.
Mann definisce il classico come mito, come inizio della storia dell'uomo da quale si possono
attingere importanti valori per il presente.
Come dice Fortini, la prospettiva si rovescia e si concentra più sulla ricezione, sul lettore, che
sull'opera in sé. Essa è portatrice di significati diversi in ogni epoca in cui viene letta.
Thomas Eliot si chiede cos'è un classico durante la seconda guerra mondiale e lo vede come
resistenza alla barbarie e come ricerca del senso della civiltà.
Individua come classico assoluto solamente Virgilio, perchè risponde di tutte quelle caratteristiche
per lui essenziali per un classico: maturità mentale e linguistica e perfezione dello stile, livello di
civiltà e modernità rispetto al tempo e sfera emotiva, insomma equilibrio tra tradizione e
modernità.
Nel momento in cui, alla fine della guerra, andava trovato un nuovo ordine in grado di riaffermare
i valori di una cultura, Eliot propone proprio Virgilio come guida ideale dell'Europa.
Mario Luzi parte dalla constatazione della perdita di autorità dei classici, ma ogni epoca è in grado
di rielaborare un proprio canone al quale conferire lo statuto di classico, che non è più solo
eleganza, equilibrio e perfezione, ma è anche angoscia o inquietudine. Ciò che decreta un classico
è sempre la relazione tra vita e scrittura, tra lettura e spirito.
Tuttavia egli auspica un atteggiamento critico e partecipato che permetta di leggere i classici, in
particolare quelli greci e latini, riconoscendo la concretezza della loro rivelazione e la meditata
conoscenza dell'uomo.
Calvino sottolinea la bellezza di assaporare un classico in diverse fasi della vita. Esso infatti è
capace di dare sempre nuovi spunti e riflessioni, e diventa un costitutivo della maturità emotiva
del lettore che, dopo un'infarinatura della scuola, sarà in grado di scegliere i propri classici.
Per Steiner il classico ha una componente dinamica che coinvolge il lettore, “ci legge” e sfida il
nostro intelletto. Bisogna analizzarlo e re-immaginarlo, leggerlo quindi con una matita in mano.
La modernità, però, ha fatto prevalere l'effimero e il frammentario, provocando una frattura con il
classico e la causa principale di ciò è sicuramente la catastrofe della Shoah.
Coetzee parte dal presupposto che un classico assuma significati diversi in base alla condizione
psicologica, culturale, storica del lettore. E' uno strumento indispensabile per contrastare la
barbarie e finchè si continuerà ad interrogarsi su di esso, non si estinguerà.
A differenza di Eliot, che parlava di classici in una prospettiva eurocentrica, Coetzee sottolinea
come classico abbia una dimensione globale, e c