Poesia per musica e tradizione letteraria
Il testo per musica non può essere studiato come un semplice componimento in versi né come un passivo sostegno alla musica: negli ultimi cinquant'anni, all'approccio musicologico si sono affiancati una prospettiva linguistica e un approccio più interno alla storia culturale. Spesso infatti il libretto funziona da anticipatore e divulgatore di mode e tematiche, che assumono anche un timbro sperimentale. Resta comunque necessario un codice della rappresentazione melodrammatica, legato ad aspetti quali la struttura metrica e formale, il confronto con musica e messa in scena, dato dalle stesse circostanze performative. La dimensione di denuncia di una legittimità letteraria del melodramma sottopone però questi testi a spinte di rinnovamento.
La funzione del testo per musica varia nel tempo e va considerata anche nell'interazione con i generi della tradizione, ognuno dei quali ha un suo utilizzo specifico e un codice particolare. Cambiano inoltre le prospettive poetiche e teoriche relative al rapporto con la musica.
Una questione fondamentale riguarda lo statuto autoriale del testo, che non si può sottrarre in maniera generale agli scrittori per musica per il solo fatto che nello spettacolo melodrammatico si assume come prioritaria e gerarchicamente più rilevante la componente musicale, né per il linguaggio convenzionale e codificato che devono assumere i libretti.
Gli studi su Metastasio e Goldoni evidenziano come la scrittura per musica sia solo una tappa nella carriera degli scrittori, che spesso si integra con esperienze parallele. Il testo per musica prevede inoltre intrecci di linguaggi e codici e attraversamenti tematici, che richiedono il lavoro di un autore competente.
Il riconoscimento di uno statuto autoriale al testo per musica legittima un approccio storico-letterario e il riconoscimento del libretto come genere che dialoga con la tradizione. Metastasio non va considerato come un'eccezione nel quadro settecentesco: egli porta il testo per musica al livello di genere dotato di pieno riconoscimento di statuto autoriale, sia nella pratica che nella teoria (sostenendo la derivazione del dramma in musica dalla tragedia greca).
Il melodramma viene inoltre utilizzato per fini politici nel periodo rivoluzionario e risorgimentale: il testo è infatti flessibile alle tematiche storiche e politiche delle diverse epoche ed è utilizzato per commentare la cronaca e intervenire sull'attualità. Non è perciò possibile studiare il libretto senza inquadrarlo nel contesto storico e nella vicenda dell'autore oltre che del compositore.
Poeti, librettisti e statuto autoriale
Il termine "librettista" entra nell'uso comune nel XIX secolo, subentrando al titolo generico di "poeta", e deriva dal termine "libretto", che indica le pubblicazioni di testi per musica. Inizialmente si riferisce semplicemente ad un libro di piccolo formato che contiene il testo del melodramma, tra fine Seicento e inizio Settecento va ad indicare il testo stesso. Nella determinazione specifica è implicita una professionalità circoscritta, che riguarda tutte le epoche.
Tra Seicento e Settecento a Roma si trovano diverse tipologie di autore:
- Librettisti: apparentemente professionisti, come Metastasio, che collaborano con teatri e corti ma che hanno un profilo molto eterogeneo e sono integrati in tutte le forme culturali del loro tempo. Sono letterati che si confrontano con molti generi poetici e che per questo non possono essere etichettati in modo uniforme.
- Poeti per musica: scienziati, cardinali, aristocratici che appartengono alla Repubblica delle Lettere e per cui la scrittura non costituisce un mestiere ma una forma di comunicazione sociale.
Alcune costanti presenti nella produzione per musica spezzano la dimensione di serialità intrinseca ai libretti e sono riconducibili al profilo linguistico e letterario degli scrittori, attraverso l'autobiografia. I melodrammi sono spesso autorappresentazioni del letterato che rinviano alla difficoltà di trovare collocazione all'interno dello spettacolo operistico. Gli autori raccolgono così in chiave parodica la loro difficoltà nell'affermazione di una dimensione autoriale. La stessa esistenza di un sottogenere autoriflessivo, che esplicita il disagio dei poeti nel vedere il loro lavoro subordinato alle richieste dei cantanti e dei compositori, che dimostra la centralità della questione autoriale.
Accanto alla dimensione polemica e sarcastica, ci sono alcuni libretti che mettono in scena attraverso allegorie la vita stessa degli autori. Un esempio è Volponi di Goldoni, opera aperta a sperimentazioni non solo tematiche ma anche riguardanti lo statuto autoriale: Goldoni mette in scena la sua difficoltà a collocarsi nella corte e a far riconoscere la propria statura di autore di teatro non solo musicale. Il testo contiene inoltre una denuncia della precarietà della vita di un uomo di teatro.
Nei libretti è inoltre presente una forte componente locale, che lega il testo a contesti specifici e che si traduce in fenomeni diversi quali espressioni vernacolari, personaggi dalla caratterizzazione locale, riferimenti a fatti di cronaca.
Dalla Repubblica dei letterati al Novecento
Anche se il Settecento non ha grandi poeti per musica oltre Metastasio, resta comunque il secolo in cui la poesia ha una funzione centrale nella comunicazione sociale ed è quindi un genere strategico, coltivato da letterati e uomini colti, non necessariamente poeti, che praticano la poesia come espressione fondamentale.
Lo sviluppo della produzione letteraria per musica conosce quattro momenti fondamentali:
- Tardo Seicento-inizio Settecento: i testi destinati alla musica hanno una funzione centrale nella cultura del periodo. Si parla molto dell'Arcadia soprattutto per il suo programma poetico, che si configura come risposta alla diffusione di un pensiero critico che attraversa tutti gli ambiti del sapere. La modernità nella poesia di Metastasio ad esempio si manifesta attraverso l'uso di un linguaggio della comunicazione e del dubbio e soprattutto attraverso la sua natura contingente, legata a specifiche occasioni. È quindi una poesia fortemente allegorica e ricca di rinvii alla contemporaneità, che soprattutto attraverso i testi di Goldoni e Metastasio favorisce il processo di internazionalizzazione della lingua e della letteratura italiane, esportate in Europa.
- Tardo Settecento: il successo di Metastasio subisce una battuta d'arresto anche se non si esaurisce del tutto, perché la modalità espressiva della forma breve e del linguaggio sentimentale vanno oltre la crisi del melodramma e sopravvivono a critiche e proposte di riforma. La poesia dell'Ottocento finisce quindi per valorizzare il linguaggio metastasiano, sentimentale e ricco di potenzialità comunicative.
- Ottocento: il libretto, tradizionalmente subordinato alla musica, diffonde tematiche di respiro europeo, consentendo di ridimensionare il predominio della musica sul testo.
- Novecento: si conferma la natura del libretto come genere in cui si incrociano sperimentazioni di varia natura e in cui si riflette sul valore espressivo della parola. Nel lavoro di Calvino c'è la volontà di conferire alla parola che accompagna la musica un valore alto, ma anche in questo discorso di potenziamento reciproco di testo e musica si instaura, tra Calvino e Bario, una dinamica contrastiva.
Serenate e cantate nel sistema culturale romano del primo Settecento
Nei primi due decenni del Settecento, Roma è caratterizzata da una politica ecclesiastica che promuove la produzione allegorica encomiastico-celebrativa, volta a confermare il prestigio delle gerarchie ecclesiastiche e a sottolineare le alleanze politiche europee. L'attività culturale di Roma è particolarmente significativa perché costituisce lo strumento attraverso cui la Chiesa cerca di mantenere un ruolo centrale in un periodo di marginalizzazione politica del papato.
L'Accademia dell'Arcadia mostra inoltre come la politica culturale romana ambisca alla costruzione di una rete interna alla Repubblica dei letterati, finalizzata a diffondere criteri di ordine e armonia che costituiscono un vero e proprio sistema ideologico che reagisce alla crisi della coscienza europea e alla diffusione di un pensiero critico che ha lasciato il segno nel conflitto tra Crescimbeni e Gravina, provocando lo scisma dell'Accademia dell'Arcadia: nel 1711 un gruppo di arcadi dissidenti con la linea di Crescimbeni si dissocia e fonda l'Accademia dei Quirini. Lo scisma segna anche un vero spartiacque nell'ambito della poesia encomiastico-celebrativa, una divisione di competenze tra autori e musicisti.
Il dialogo continuo tra musica, poesia, arte, scienza e filosofia non può essere inteso solo come scambio tra le discipline ma va considerato come un elemento costitutivo del sistema. A Roma le pressioni legate agli schieramenti della corte papale moltiplicano infatti le occasioni celebrative.
Esistono numerose figure di eruditi per cui l'arte e la poesia sono parte integrante di una socialità volta a confermare l'autorità e il protagonismo della Chiesa attraverso tutti i sistemi comunicativi, quindi anche la poesia. Clemente XI partecipa attivamente alle iniziative culturali prima di diventare papa, lo scienziato Francesco Bianchini è sovrintendente alle antichità di Roma e scrittore di versi encomiastici e cantate celebrative, l'arciprete Crescimbeni è autore di opere sacre ma anche poeta e critico letterario di grande importanza, e il giurista Gravina è scrittore tragico, teorico e autore di "poetica", che ha posto i fondamenti teorici della critica letteraria del Settecento.
Questa versatilità appartiene al profilo dell'uomo di cultura dell'Antico Regime, che non distingue le attività scientifiche da quelle culturali, e mette in evidenza la centralità della poesia e della letteratura, che costituiscono così un modello culturale che rispecchi lo statuto della società. Il travestimento delle forme bucoliche e arcadiche ad esempio rinvia all'ordine formale e al rispetto delle gerarchie della società contemporanea.
La produzione per musica è in primo piano in questo processo. La produzione cerimoniale e occasionale ha un'imprescindibile funzione promozionale e incentiva un uso potenziato dell'allegoria. Per quanto riguarda il linguaggio verbale, in questi testi è presente un lessico comune, un vocabolario di base fondato su alcuni topoi, declinati in modi diversi a seconda della situazione. Questi motivi appartengono alla tradizione poetica classica e petrarchesca, ma l'unione con la musica e con il contesto rappresentativo conferiscono un potenziamento semantico.
I motivi principali sono:
- Esaltazione della Venere celeste: il platonismo petrarcheggiante è un codice di base ampiamente utilizzato in tutte le occasioni sociali della poesia settecentesca e a Roma risulta particolarmente funzionale all'utilizzo in chiave religiosa. La Venere celeste mantiene gli attributi letterari come il linguaggio petrarchesco e la sublimazione dell'amore, ma diventa anche l'immagine delle gerarchie ecclesiastiche e sancisce la centralità della Chiesa. Nel Sacrificio a Venere, ad esempio, la Diva celeste è profondamente caratterizzata in chiave romana ma svolge una funzione di pacificazione e armonizzazione delle tensioni e va interpretata in chiave politica.
- Mappatura geografica attraverso personificazioni: la personificazione di luoghi, città, paesi o molto spesso fiumi serve a delineare e consolidare, attraverso un travestimento classico, una mappa di alleanze e strategie politiche e a definire la forza degli schieramenti.
- Romanità eroica: secondo la tradizione, salda la Roma imperiale alla Roma papale, ma serve in questo caso a ribaltare la centralità della città senza soluzione di continuità dal passato al presente. Il motivo della classicità ha una doppia valenza: per le corti ribadisce il prestigio delle gerarchie ecclesiastiche, per la Chiesa serve a rivendicare il suo ruolo centrale nel sistema di alleanze europee.
- Mito dell'età dell'oro: è meno specifico rispetto agli altri in quanto appartiene al linguaggio dell'encomio e della poesia, ma è comunque molto diffuso e strategico per la funzione celebrativa.
Tra i poeti più consapevoli dal punto di vista dell'elaborazione poetica ci sono Silvio Stampiglia e Paolo Antonio Rolli. Stampiglia è autore di numerose serenate di contenuto amoroso, tra cui: Venere Amore Ragione: si sottolinea che un amore puro deve essere sottoposto alla ragione. È evidente l'uso di un linguaggio sentimentale in cui tutto si ricompone e l'amore è appunto sottoposto a ragione, onore e ordine. È inoltre un caso emblematico di come il discorso allegorico, funzionale a un sottotesto culturale e politico, sia amplificato dalla serenata. L'intento educativo è sottolineato dalla stessa Ragione e la Venere celeste da una chiave di lettura esplicita all'allegoria, affermando che la via da seguire è quella dell'amore onesto.
Tra le opere di Rolli, che fa parte dell'Accademia dei Quirini, abbiamo: Sacrificio a Venere: rappresentata nel 1714, inaugura una serie di componimenti e celebrazioni per il compleanno dell'imperatrice Elisabetta Cristina d'Asburgo. La rappresentazione ha luogo presso la casa dell'ambasciatore von Gallas, promotore di iniziative spettacolari a fini encomiastici. Una descrizione accurata della serenata è presente in una relazione pubblicata a Vienna tra gli "Avvisi italiani ordinari e straordinari", che fornisce una chiave di lettura dell'evento e appartiene allo stesso clima celebrativo della serenata. L'articolo inizia infatti confermando il legame tra Vienna e l'antica Roma, suggerendo quindi un'alleanza tra l'impero e il papato. Segue poi la descrizione dell'allestimento e della scenografia, che creavano un effetto grandioso insieme all'orchestra: ogni dettaglio sottolinea il quadro celebrativo dell'evento. Il concorso di gente fu enorme e la divisione dello spazio obbediva ad un ordine ben preciso e fortemente gerarchico, con uno spazio interno riservato agli ospiti illustri e uno spazio esterno aperto al popolo. Questo dispendio di mezzi è funzionale all'affermazione degli Asburgo, che dal 1713 governano l'Italia settentrionale e meridionale. La stessa componente testuale della serenata va inquadrata nella situazione solenne della prima rappresentazione per essere compresa appieno.
Rolli compone una favola in cui due pescatrici e due pescatori, con un coro di pescatori e pescatrici, discutono dei loro amori mentre si avviano per celebrare il giorno festivo al tempio della Venere celeste. Nella trama si ritrovano alcuni elementi centrali nel lessico di base della politica culturale romana del tempo: Venere è presentata come la divinità madre di Enea e quindi come progenitrice dei romani, ma al tempo stesso incarna la Venere celeste, di ispirazione platonica, convertita al cattolicesimo. Troviamo poi l'invocazione al Tevere, personificato come divinità, altro motivo classico che promuove Roma. L'ambientazione pastorale conferisce ulteriore solennità, grazie alla presenza dell'elemento acquatico, dall'alto valore simbolico. La trama riprende il gioco della doppia coppia di amanti le cui vicende amorose si ricompongono alla fine, che consacrano infine il loro legame di fronte al tempio di Venere.
Il filo conduttore della celebrazione del compleanno dell'imperatrice Elisabetta Cristina costituisce quasi un filone a sé stante di serenate e testi drammatici. Due di questi componimenti sono scritti da Stampiglia, autore di numerose serenate dedicate a nobildonne romane, prevalentemente di argomento amoroso.
Componimento... Serenata a Venere, 1721: riprende il lessico di base della Sacrificio a Venere di Rolli, ed esalta la grandezza degli Asburgo attraverso il confronto con l'impero romano e il massiccio riferimento alle vittorie contro l'avanzata dei Turchi, non solo da un punto di vista militare ma anche religioso.
Componimento..., 1722: Stampiglia scrive un altro omaggio all'imperatrice Elisabetta e la stessa serialità è di per sé un elemento celebrativo, perché crea un codice facilmente riconoscibile che amplifica l'intento encomiastico. Il contesto di riferimento è esplicito e le allusioni all'attualità evidenti. Gli interlocutori sono Austria, Pallade e Giove che si recano a Vienna per celebrare Elisabetta. Torna il motivo della mappatura geografica, fondamentale per definire la rete di alleanze e stabilire il ruolo centrale di Roma nella politica europea.
La presenza degli Stuart a Roma dal 1719 incentiva una produzione encomiastica tesa non solo ad esaltare la monarchia cattolica inglese ma a promuovere il ruolo centrale del papato nella diatriba per il trono d'Inghilterra. La poesia adotta un lessico di base più specifico ma comunque simile. Tra i componimenti abbiamo:
Cantata per il giorno natalizio: scritta da Francesco Bianchini, presenta tre personaggi, Genio celeste, Astrea e Tevere, accompagnati da un Coro delle ore. La celebrazione degli Stuart è strettamente legata alla città.
La Senna festeggiante: temi e personaggi si ricollegano al lessico di base dei componimenti precedenti. L'azione si svolge attorno al fiume divinità, la Senna, lungo il cui corso si ergono due regge, una sede della monarchia inglese, l'altra della monarchia francese, unite dall'elemento sacrale dell'acqua. Il fiume...
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