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L’Italia, erede della cultura latina, ha meglio assorbito gli elementi del classico ed è anche per questo

che il Romanticismo si diffuse meno, e dopo, rispetto al resto d’Europa.

In Italia persisteva la cultura classica, e il contrasto tra classico e romantico avviene in un’epoca

nazionalista: la letteratura era diventato uno strumento unitario.

Il termine classicismo era stato coniato con un senso negativo e polemico: il Romanticismo era ormai

diffuso in tutta Europa nel 1800, era considerato la nuova scuola da seguire e da preferire ai classici.

Il Romanticismo considera il Medioevo e la religione dei modelli da seguire, tiene alle emozioni e ai

sentimenti, e abbraccia l’irrazionalità. Le opere romantiche sono quindi destinate a suscitare

emozioni che le opere classiche e classiciste non riescono a fornire.

Il Classicismo è la tendenza stilistica in cui predominano regole e caratteristiche estetiche dettate

dalla cultura antica. Si parla di classicismo dopo il Medioevo, nell’età rinascimentale, quindi tra 1400

e 1500. Nel 1700 si parla invece di Neoclassicismo, ma le caratteristiche restano sempre le stesse: i

modelli sono i greci e i latini; l’armonia, l’equilibrio, i canoni e la forma sono al centro delle opere

insieme alla ragione. Le opere classiche portano quindi alla conoscenza e sono utili. Il classicismo

riunisce diverse epoche, anche distanti tra loro, mentre il Romanticismo è legato solamente all’inizio

dell’800 e ai sentimenti nazionalisti.

2.3 Il classico degli scrittori

Quindi classico, legato ad antico, è contrapposto a romantico.

Secondo alcuni, nella disputa tra classici e romantici vincono i più grandi scrittori contemporanei.

Per Manzoni, un classico è un autore esemplare ed eccellente. Con classico identifica anche qualcosa

di antico.

Leopardi invece affida a classico tantissimi significati: affidabile, ottimo, di qualità, eccellente, opera

costante nel tempo… Egli considerava classici sia gli antichi greci e latini, sia la cultura francese del

‘600, anche se comunque considerava maggiori gli autori lontani rispetto a quelli vicini.

Vediamo quindi che classico comprende sia la modernità, sia la tradizione: le unisce e viene creata

infatti la tendenza classicista.

3. Che cos’è un classico?

3.1 Il dibattito teorico

Dopo lo scontro tra classici e romantici, per primo Sainte Beauve si domanda cosa sia un classico.

Conclude che il concetto di classico dipende dall’epoca: ad esempio, in Francia è classica la cultura

nazionale, ma è classica anche l’antichità. Le regole classiche, opposte al Romanticismo, hanno

arricchito lo spirito umano nei secoli e altri grandi autori classici possono essere Molière, Corneille,

Shakespeare e Goethe.

Dopo la disputa col Romanticismo, classico ha un significato più restrittivo, specialmente in Francia.

Classico resta sempre e comunque collegato ad antico: Hegel riprende il punto di vista di

Winckelmann: esalta la perfezione del mondo greco e della sua arte. Questo apice greco però non

si mantenne a lungo e presto iniziò il declino.

3.2 Neoclassico/Neoclassicismo

Durante il 1800 si diffondono due termini: Neoclassico e Neoclassicismo. È evidente quindi una

mediazione tra Classicismo e modernità. Comporta quindi la fedeltà all’antico, ma anche

l’aspirazione al rinnovamento.

Neo-classical in Inghilterra appare tra il 1500 e il 1700; Baudelaire usa con disprezzo il termine

Neoclassicisme; in Germania Neoklassizismus compare tra il 1700 e il 1800. Carducci però utilizza il

termine Neoclassicismo in senso positivo: riflettere sul classico significa riflettere sull’estetica, sulla

letteratura, sulla filosofia.

3.3 Classico nella modernità novecentesca

Il significato di classico si allarga e il termine viene ormai usato a livello sociale, non è più raro come

prima, è utilizzato in ogni campo.

Per Mann, classico riporta all’inizio della storia dell’uomo.

Nel 1900, classico si riferisce quindi ai canoni fissati, alle regole e agli equilibri dell’antichità, ma

classici possono anche essere autori e opere moderne. Il criterio più condiviso per definire un

classico è osservare la sua durevolezza: un classico abolisce le barriere temporali e sopravvive

sempre, anche nel nuovo.

Durante il “secolo breve”, molti letterati si sono chiesti cosa fosse un classico.

Eliot ricercava un senso al di fuori della guerra: nel 1944 realizzò che Virgilio era il classico per

eccellenza, e che era il modello della cultura e della letteratura europea. Un classico deve essere

perfetto nello stile ed essere un prodotto maturo. Da guida di Dante, Virgilio sarebbe dovuto

diventare la guida dell’Europa del secondo dopoguerra.

Per Luzi, i classici hanno perso autorità e il criterio di attribuzione della classicità è mutato: troppi

scrittori e lavori sono definiti classici, difatti alcuni classici non sono in realtà perfetti e puri, e si è

perso il canone dell’antichità. I classici greci e latini portano un messaggio etico ed eterno, cosa che

non si verifica nella modernità.

Per Gadame, come accennato prima, un classico è fuori dal tempo.

Per Calvino, leggere i classici è indispensabile ma al contempo inutile: non è classico solo ciò che e

studiato a scuola, ma anche ciò che ha una risonanza continua.

Per Steiner, un classico deve coinvolgere il lettore e proporre una riflessione, e fornire idee sempre

nuove. Inoltre, il classico è spesso lontano dalla cultura contemporanea, e quindi è difficile capirlo.

3.4 Crisi del classico?

Come si deve utilizzare il termine oggi? Esistono vari usi che si discostano più o meno dal significato

generale di classico.

Il liceo classico è detto tale perché è considerato valido, prepara sulle lingue e sulle letterature

classiche. Fornisce le conoscenze adeguato del passato, è improntato sulla ragione e su valori etici

tramandati dalle opere classiche, che formano e creano una tradizione lunghissima, dai greci, ai

romani a oggi.

Si parla di età postclassica, e postmoderna, ma l’inserimento del prefisso post- indica una sorta di

crisi. Gli artisti postclassici sono orientati verso il passato, devono reinventare e proporre un nuovo

patrimonio con gli stessi ideali del classico. Tale emulazione non è però originale e affidabile.

Oggi la parola classico non è inflazionata, il suo uso utilizzo si è normalizzato e non è più negativo

come in passato, come durante la querelle classico-romantico.

Il classico ora è inteso come vita, progresso, civiltà e cultura. Un classico dialoga col passato e

confronta le culture, rielabora l’esistenza umana. Un testo classico è ricco, e nessun classico si

somiglia. All’inizio classico rimandava ad antico, affidabile, autorevole; era legato al passato e oggi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Verdino Stefano.

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