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Riassunto per l'esame di letteratura italiana i prof. Frasso basato su appunti personali e studio autonomo

Testo consigliato dal docente: G. Ferroni, Storia e testi della letteratura italiana – Il mondo umanistico e signorile (1380-1494), Università Cattolica, sede di Milano

Indice

  • Il mondo signorile Pagina 3
  • Letteratura volgare, dal 1380 al 1470 Pagina 5
    • Franco Sacchetti
    • Le scritture dei mercanti
    • La letteratura religiosa
    • La poesia lirica
  • La letteratura umanistica Pagina 7
    • Istituzioni culturali
    • La filologia
    • La letteratura
  • L'Umanesimo fiorentino Pagina 9
    • Coluccio Salutati
    • Leonardo Bruni
    • Poggio Bracciolini
  • L'Umanesimo nella curia romana Pagina 11
    • Enea Silvio Piccolomini
    • Flavio Biondo
    • Lorenzo Valla
    • Leon Battista Alberti
  • La letteratura della Firenze medicea Pagina 13
    • Cristoforo Landino
    • Marsilio Ficino
    • Luigi Pulci
    • Lorenzo il Magnifico
    • Angelo Poliziano
    • Pico della Mirandola
  • La letteratura dell'Italia padana Pagina 19
    • Francesco Colonna
    • Matteo Maria Boiardo
  • La letteratura aragonese Pagina 21
    • Il Cariteo, Giannantonio Petrucci e Masuccio Salernitano
    • Giovanni Pontano
    • Iacobo Sannazaro
    • Michele Marullo Tarcaniota

Il mondo signorile

Alla disgregazione sociale ed economica che aveva toccato il suo culmine verso il 1380, succede un processo di ricostruzione e riorganizzazione; in Italia rilancio delle attività economiche e espansione dei mercati anche in Europa, dove la crisi si prolunga fino alla seconda metà del XV secolo (eccetto Paesi Bassi). I forti guadagni della campagna vengono investiti e spesi nelle città in opere architettoniche e artistiche: si ha così uno sviluppo delle attività artistiche-culturali in generale, mentre si accresce il distacco città-campagna.

La società è retta da una struttura gerarchica con una durissima distinzione tra classi; si afferma la virtù dell'uomo che persegue fini terreni, il valore dell'individuo che cerca di imporre se stesso e il suo potere sulla realtà. Il nuovo culto dell'individuo si accompagna quindi al rafforzamento dell'assetto della società, con la nascita delle Signorie (già dal XIII sec). I nuovi signori aspirano a mostrare il proprio potere in città e a costruire introno a sé una corte che si ponga come centro e specchio della vita urbana.

Nuove invenzioni: diffusione degli orologi meccanici, perfezionamento della polvere da sparo (rivoluzione della vita militare, limitazione dell'iniziativa personale..), invenzione della stampa.

Rinascimento=fenomeni che prendono avvio nel XV secolo, come lo sviluppo di nuove forme culturali e una ricca produzione artistica, la ripresa delle attività economiche e una nuova attenzione alla vita terrena e mondana. Si intende il rinascere dell'uomo dal buoi dei secoli precedenti, del suo impegno sociale e culturale e della sua aspirazione a scegliere il proprio destino, senza condizionamenti trascendenti. Con la rilettura dei grandi classici, si riviveva la virtus, a cui si sovrapponeva il concetto di renovatio (specialmente fuori dall'Italia), cioè l'attesa di un ritorno alle origini cristiane, e l'idea di una reformatio (riforma di studi e riforma della chiesa). I confini del rinascimento non sono chiari: alcuni lo fanno iniziare nel XIV secolo con Petrarca e Boccaccio, altri lo fanno coincidere con l'età delle guerre d'Italia (1494-1559).

Il Rinascimento è strettamente legato all'Umanesimo, tanto che questo non va inteso come fase preparatoria o come premessa, ma come la sua prima essenziale espressione, che ha il suo fondamento nella riscoperta della letteratura antica. Reynold e Wilson, in Copisti e filologi: dichiarazione di umanesimo: L'umanesimo, sebbene abbia influenzato tutti i campi della vita intellettuale e artistica, fu in principio un'attività letteraria, strettamente connessa con lo studio e l'imitazione dei classici.

Gli umanisti svolgono un ruolo chiave, imponendo i loro modelli letterari, filologici e pedagogici, e ottenendo molti riconoscimenti da parte del potere: la protezione di umanisti costituisce per qualsiasi tipo di regime un segno di prestigio. La corte viene considerata simbolicamente come un microcosmo perfetto.

Il mondo universitario resta per lo più estraneo alle tendenze umanistiche, rimanendo legato all'insegnamento della filosofia aristotelica, alla medicina e al diritto. Tuttavia molti umanisti, come Guarino Veronese, Valla e Poliziano insegnano in università.

Sia per l'uso del latino che per l'atteggiamento degli esponenti, la cultura umanistica rimane elitaria.

I centri culturali

Molti dei centri attivi nel XIII secolo riprendono vigore e acquisiscono una loro autonoma identità, grazie all'azione di alcuni famiglie signorili che favoriscono i progetti culturali.

Firenze

Tra il 1380 e il 1492 la città mantiene il primato indiscusso. Assai radicata nella vita della città è la cultura umanistica fiorentina: negli anni della repubblica oligarchica, gli umanisti fiorentini operano in stretto rapporto con le classi dirigenti. A Firenze non mancano i contatti tra cultura umanistica e volgare, anche se questa si sviluppa in modo autonomo, e il suo pubblico rimane quello dei mercanti e degli artigiani. Rimane la figura dell'intellettuale legato alla tradizione comunale; con l'affermarsi del regime dei Medici, però, molte attività culturali passano sotto il controllo della famiglia, e si afferma la figura dell'intellettuale-cortigiano, pronto a fare della cultura uno strumento di esaltazione del potere.

Tra i vari centri si stabiliscono fitti contatti e cambi, e molti studiosi si trasferiscono da una città all'altra: gli intellettuali sono molto meno radicati nella loro città e nel loro ambiente originario.

Venezia

Si sviluppa una cultura umanistica legata alle grandi famiglie aristocratiche, e un'originale produzione in volgare, svincolata dai modelli toscani. Svolge un importante ruolo di tramite con la cultura greca, di cui accoglie molti rappresentanti dopo la caduta di Costantinopoli. I centri della terraferma veneta (Padova, Vicenza e Verona) mantengono le tradizioni di studi e le attività intellettuali.

Milano

In mano prima ai Visconti e poi agli Sforza, presenta un umanesimo di tipo cortigiano e favorisce una letteratura di intrattenimento per la corte. Nell'Italia padana si impongono la Ferrara degli Estensi, la Mantova dei Gonzaga, la Bologna dei Bentivoglio, la Rimini dei Malatesta e la Urbino di Federico da Montefeltro.

Roma e Napoli

A Roma fiorisce una ricca cultura umanistica, con orientamento classicistico e antiquario; rapporti con la cultura dell'Europa settentrionale durante i concili di Costanza e Basilea; a Napoli si sviluppa sotto la dinastia aragonese.

Letteratura volgare dal 1380 al 1470

Contrapposizione tra letteratura in latino degli umanisti, espressione della cultura più moderna e avanzata, e letteratura in volgare, che continua le tradizioni sviluppatesi nel corso del XIV secolo. Almeno fino al 1470 la letteratura latina conserva una posizione preminente e il latino torna ad essere la sola lingua della comunicazione intellettuale. L'uso del volgare diminuisce in tutta Italia, ad eccezione di Firenze e della Toscana, dove resistono le tradizioni 300esche, e dove nasce la consapevolezza del valore sociale e comunicativo del volgare; fuori dalla regione, la crisi del volgare si spiega anche col prestigio letterario raggiunto dal toscano e col deprezzamento degli altri dialetti. Nelle scritture ufficiali il volgare continua a diffondersi, mentre il latino perde terreno nella dimensione della vita collettiva. Gli stessi umanisti fiorentini si interessano alla letteratura volgare e ai suoi grandi esponenti, e riconoscono la dignità letteraria; Leonardo Bruni scrive Vita di Dante in volgare.

Franco Sacchetti

Fiorentino ma nato in Dalmazia, fu mercante e ebbe vari incarichi pubblici, sia come ambasciatore che come podestà. È il più tipico rappresentante della letteratura borghese mercantile in volgare. Crebbe nel culto delle 3 corone fiorentine e pianse la loro morte.

La sua raccolta narrativa TRECENTONOVELLE (1385) è definita in tal modo per opposizione al libro delle Cento Novelle di Boccaccio; trascurata in epoca umanista. È una sorta di zibaldone narrativo, includente novelle antiche e moderne, delle quali l'autore si dichiara testimone o autore (il carattere storico va inteso con discrezione), e quindi per la maggior parte sono fiorentine (ci sono giunte solo 228 novelle). Il tono è quello di un memoriale di facezie e motti memorabili, per un pubblico poco raffinato.

Il suo atteggiamento morale raccomanda di tenersi vicini alla realtà semplice: forte diffidenza verso gli atteggiamenti eroici, i gesti eccessivi, i sentimenti troppo intensi, e verso le donne.

Differenze con il Decameron:

  • Il proemio del 300novelle è cupo e sconsolato, e quindi si viene a creare un disequilibrio rispetto al clima delle novelle, che sono per la maggior parte simili a quelle della VI giornata.
  • Non c'è la cornice, ma le novelle sono disposte secondo un ordine basato sui loro diversi significati morali.
  • Sacchetti non si eclissa, come invece fa Boccaccio, che si nasconde dietro ai 10 ragazzi protagonisti.

Affinità: entrambi dichiarano che lo scopo dell'opera è consolar dei mali.

Ebbero maggior fortuna le RIME, una specie di zibaldone, se non di diario, poetico, il cui ultimo pezzo è dell'anno della morte. Fonde insieme intrattenimento, moralismo conservatore e pietà tradizionale. Nel suo zibaldone poetico registra fedelmente le componenti del gusto contemporaneo, dai giovanili echi stilnovistici al carattere moralistico-didascalico. Il nostro interesse è volto soprattutto alle ballate e ai componimenti musicabili: in alcuni casi infatti queste composizioni risultano essere state intonate, a volte da Franco stesso.

Il linguaggio è dialettale (non solo toscano: era un mercante), non tanto sul piano della sintassi, quanto su quello del lessico.

I romantici sopravvalutarono l'opera di Sacchetti per la loro infatuazione per il popolare, ma già il De Sanctis li mise in guardia.

Le scritture dei mercanti

In volgare, legate alla diffusione della forma grafica che viene definita mercantesca.

  • Giovanni di Pagolo Morelli: epidemia di peste che colpisce Firenze nel 1348. Offre ammonimenti per difendersi dal male. Il destinatario è il mercante fiorentino e la sua famiglia.
  • Alessandra Macinghi Strozzi: nobildonna fiorentina che scrive al figlio 19enne, considerato un uomo che però deve essere richiamato ai suoi doveri. Forte senso pratico, morale in bilico tra ottimismo mercantile e provvidenzialismo cristiano.

La letteratura religiosa

Netta separazione tra classi dominanti/gerarchie ecclesiastiche e popolo, che rinuncia alle attese di rinnovamento e alle speranze di giustizia del XIII secolo, rifiutando ogni prospettiva religiosa. Queste prospettive si affermarono invece nei settori dell'alta cultura, sviluppando l'Umanesimo cristiano. Presso le masse si preferisce una religiosità fatta di rassegnazione di fronte alle miserie e alle sofferenze, e di rispetto per le gerarchie.

Persiste per tutto il XV secolo una poesia religiosa, opera di autori laici; numerose sono le laude, si diffondono le sacre rappresentazioni (spettacolo drammatico di argomento religioso).

La poesia lirica

Il secolo che va dalla morte di Boccaccio (1375) alle Stanze del Poliziano (1475) viene definito secolo senza poesia (Croce). Nessuno pensa di poter competere con le 3 corone; il rinascimento della lirica si avrà negli ultimi 30 anni del 400.

Le caratteristiche di questa produzione sono:

  • Ibridismo stilistico e tematico
  • Occasionalità

A Firenze nel XIV secolo gran varietà di temi e formule linguistiche: il linguaggio è di medio livello, e trova impiego in varie occasioni sociali. Fuori dalla Toscana (soprattutto in Veneto) si diffondono i modelli lirico toscani e si tenta la poesia di corte.

Giusto De Conti: ''Bembo del 400'': laziale, fa coesistere spunti provenienti da tutta la tradizione italiana, aderendo alla lezione stilistica di Petrarca. Il suo canzoniere ebbe molta fortuna nel 500, e fu esempio per l'esperienza lirica del Boiardo.

Leonardo Giustinian: veneto, i suoi testi venivano musicati: seppe creare una nuova lingua musicale e coerente: un veneziano rielaborato con caratteristiche padane e venetismi.

Il Burchiello: fiorentino e anti-mediceo. Adotta la tecnica dell'enumerazione caotica: rappresentazione simbolica del disordine del mondo e della società. Sonetti alla burchia: da burchio, che designava le barche a fondo piatto dove si trasportava di tutto.

La letteratura umanistica

Il modello umanistico poggia sulla volontà di riscoprire la cultura antica nei suoi valori originali; porta quindi a una maggiore e più completa conoscenza della lingua dei classici e a un modo di scrivere in latino più vicino agli antichi scrittori. Dal lavoro degli umanisti si origina un vasto movimento intellettuale che propone nuovi principi educativi e comportamentali, e che si sviluppa alla fine del 300 e per tutto il 400 (secolo dell'Umanesimo).

Si attribuisce un valore nuovo all'individuo e alla vita mondana, ponendo in primo piano la letteratura e l'educazione letteraria. La poesia è una forma d'espressione privilegiata, e viene considerata più nobile delle discipline pratiche, ma i suoi obiettivi sono solo retorici, poiché viene vista come ornamento, esaltazione della virtù e del potere, dispensatrice di onore e gloria.

Polemica contro la priorità che la tradizione delle scuole medioevali dava alla teologia, alla filosofia e alle scienze: gli umanisti vogliono studiare l'uomo, non più il cosmo e le essenza metafisiche. L'umanista pone se stesso al centro del mondo, e si propone come l'interprete privilegiato di ciò che è umano. Gli umanisti hanno origine sociale diversa e le loro ideologie e i loro modelli di comportamento non si oppongono quasi mai a quelli delle classi dominanti, ma tendono a considerarsi portatori di valori umani universali, validi per tutta l'umanità colta. Per affermarsi nel mondo, hanno bisogno dell'appoggio di principi e signori, di cui esaltano le virtù, passando con spregiudicatezza da un campo a quello opposto.

Tendenze e fasi dell'umanesimo

  • Umanesimo repubblicano: a Venezia e Firenze, mira a connettere letteratura e impegno civile. Domina la prima fase (fino a metà 400).
  • Umanesimo cortigiano: diffuso negli altri centri d'Italia, concepisce la letteratura come ornamento e sostegno del potere signorile.
  • Umanesimo laico e mondano: esalta la vita terrena, l'aspirazione dell'uomo alla gloria e al potere.
  • Umanesimo cristiano: vuole approfondire l'esperienza religiosa risalendo ai valori originali del cristianesimo e affermando la solidarietà tra valori classici e cristiani.
  • Umanesimo filologico: mira a ricostruire i testi antichi basandosi su aspetti storici, letterari o retorici.
  • Umanesimo filosofico: elabora la nuova visione del mondo, partendo dalla filosofia antica, al di là delle interpretazioni della scolastica medioevale. Domina la seconda fase.

Umanisti e istituzioni culturali

Gli umanisti sono alla ricerca di istituzioni capaci di trasmettere i nuovi modelli culturali, non chiuse e rigide, ma tese a favorire l'interesse degli individui e il loro sviluppo. L'educazione assume una posizione centrale, basandosi sullo studio della letteratura classica; resta fondamentale lo studio della grammatica e della retorica, legato al diretto rapporto con gli scrittori latini. Questa educazione deve fornire agli individui una dignità e una coscienza di sé, renderli persone capaci di agire nel mondo col pieno possesso delle sue qualità umane. Questa impostazione è proposta soprattutto da Guari...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesca.triv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Frasso Giuseppe.
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