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Riassunto esame di Letteratura Italiana I delle origini, prof. Giuseppe Frasso, libro consigliato “Il mondo umanistico e signorile (1380-1494), vol III”, Ferroni Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Letteratura Italiana I delle origini basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Giuseppe Frasso: “Il mondo umanistico e signorile (1380-1494), vol III”, Ferroni, di 23 pagine.
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Esame di Letteratura italiana docente Prof. G. Frasso

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ESTRATTO DOCUMENTO

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

3.2.5

La società rifiuta ogni prospettiva religiosa che metta in causa l’equilibrio sociale. Nasce una sorta di

Umanesimo cristiano, costituito da una religiosità fatta di rassegnazione alle miserie, alle sofferenze e di

rispetto delle gerarchie.

Esempi di umanisti cristiani furono Giovanni Dominici, un domenicano fiorentino e San Bernardino da Siena.

In tutto il corso del XV secolo persiste una poesia religiosa, ad opera di autori laici: numerose sono ancora le

laude, mentre si diffondono in misura notevole le sacre rappresentazioni.

SACRE RAPPRESENTAZIONI: spettacolo drammatico di argomento religioso che si sviluppa soprattutto a

Firenze nel corso del XV secolo, sulla base di testi scritti. Esso si collega al dramma liturgico e alle forme dello

spettacolo sacre diffuse in varie zone d’Europa nel XIV secolo. Come metro adotta l’ottava rima, già in uso

nei cantari. Il maggiore tra gli autori di sacre rappresentazioni è Feo Belcari.

3.2.6

A Firenze le forme poetiche del XIV secolo persistono in una grande varietà di temi e di formule linguistiche.

Si sviluppa appunto una produzione media per varie occasioni sociali.

Fuori dalla Toscana si sviluppano modelli lirici toscani per la corte. Ricordiamo Giusto Dei Conti di Valmonte

con La bella mano, un canzoniere sulle strutture della lirica di Petrarca. Altro esempio è Leonardo Giustinian

che scrisse poesia amorosa su temi popolari.

3.2.7

Al filone della poesia comica e giocosa si collega l’esperienza poetica più interessante del XV secolo. Si tratta

dei sonetti di Domenico di Giovanni, detto il Burchiello. Presso la sua bottega si riuniva una sorta di circolo

culturale-politico. Si tratta di sonetti di tipo burlesco, che crearono un genere comico corrente per tutti il

Quattrocento.

La sua originalità consiste nella creazione di rapporti liberi e sorprendenti tra gli oggetti e le parole che li

designano: i suoi testi si costruiscono appunto attraverso l’accatastarsi di parole di origini diverse. È un

procedimento che nella letteratura moderna viene designato con il termine nosense. Burchiello lo realizza

scoprendo l’irrazionalità implicita nel linguaggio più comune.

In tutto ciò vi è una polemica implicita contro gli umanisti: alla loro lucidità razionale egli oppone l’assurdità

del linguaggio, la distorsione della realtà, un perverso intreccio tra le cose, le parole e le loro funzioni.

4

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

3.3.1

L’umanista è l’uomo di cultura che si dedica ad un’attività letteraria in latino, facendo riferimento costante

ai classici latini.

La visuale umanistica attribuisce un valore nuovo all’individuo e alla vita mondana, ponendo in primo piano

la letteratura e l’educazione letteraria. La conoscenza letteraria viene interpreta anzitutto come una

conoscenza storica, che pone l’uomo in rapporto col passato e col futuro. La visione della letteratura e della

storia è perciò retorica. Un peso determinate lo assumono perfezione formale, eleganza della parola, dignità,

armonia, equilibrio. L’essere dell’uomo si esprime attraverso il decoro e la convivenza. La virtù permette

all’uomo di controllare sé stesso e il mondo che lo circonda. La poesia è una forma di espressione privilegiata

e viene considerata la più nobile delle discipline pratiche.

➢ Gli umanisti rifiutano il pensiero sistematico dei secoli precedenti, l’uso che era stato fatto di

Aristotele e dell’aristotelismo. Vogliono studiare l’uomo, la sua parola, il suo comportamento e non

più il cosmo o le essenze metafisiche. In questa nuova visione dell’uomo, l’intellettuale umanista

pone sé stesso al centro del mondo, si propone come interprete privilegiato di ciò che è degno di

essere riconosciuto come umano.

L’umanista cerca di affermarsi nel mondo che lo circonda e di raggiungere prestigio sociale. Ha

bisogno quindi di procurarsi l’appoggio di principi e signori e per questo ne esalta, in modo esagerato,

le virtù.

3.3.2

È possibile distinguere diverse forme dell’umanesimo:

- Umanesimo repubblicano: diffuso a Venezia e soprattutto a Firenze nel periodo della repubblica

oligarchica, mira a connettere letteratura e impegno civile.

- Umanesimo cortigiano: diffuso in quasi tutti gli altri centri della penisola, che concepisce la

letteratura come ornamento e sostegno del potere signorile.

- Umanesimo laico e mondano: tende ad esaltare la vita terrena, la naturalità dell’uomo, la sua

aspirazione alla gloria e al potere.

- Umanesimo cristiano: vuole approfondire l’esperienza religiosa risalendo ai valori originari del

Cristianesimo e affermando la solidarietà tra i valori della cultura classica e i valori cristiani.

- Umanesimo filologico: mira a ricostruire i testi antichi basandosi essenzialmente sugli aspetti storici,

letterari, retorici, ignorando le teorie.

- Umanesimo filosofico: elabora in modo teorico la nuova visione del mondo, partendo da un nuovo

rapporto con la filosofia antica.

Essenzialmente si distinguono una prima fase, fino al Quattrocento, in cui prevale l’umanesimo repubblicano

e una seconda dominata dall’umanesimo filosofico.

Introno al 1470 si ha una ripresa della letteratura volgare grazie alla diffusione della stampa.

3.3.3

Il distacco dalla tradizione medievale porta gli umanisti alla ricerca di istituzioni capaci di trasmettere i nuovi

modelli culturali. 5

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

L’educazione assume un ruolo centrale: si va elaborando una nuova pedagogia basata sulla lettura dei classici,

insieme allo studio della grammatica e della retorica, basati sul diretto rapporto con gli scrittori latini.

Alcuni umanisti organizzarono scuole e attività formative stimolando rapporti culturali. Tra i più famosi,

ricordiamo Guarino Veronese e Vittorino de Feltre. Questi maestri svolgono un ruolo principale come

educatori di principi.

Ma il contesto sociale, così come le università sembrano arretrate, continuando così le tradizioni medievali.

Sono soprattutto le corti principesche a sostenere la cultura, perché i principi e i signori impiegano in vario

modo gli umanisti, affidando loro diverse mansioni.

La cancelleria romana diventa uno dei maggiori centri di elaborazione di modelli umanistici, specialmente

per la presenza e le iniziative di Niccolò V e Pio II.

Fondamentale anche è la cancelleria di Firenze.

➢ Attorno a queste istituzioni gli umanisti cercano luoghi e occasioni d’incontro e di libera discussione.

Vengono formarsi veri e propri gruppi di intellettuali, e si presentano come accademia, facendo

nascere così una nuova istituzione culturale, che avrà sviluppo soprattutto nei secoli successivi.

➢ Si vanno formando numerose biblioteche laiche, che offrono una grande vastità di libri.

3.3.4

La costruzione di biblioteche laiche è la conseguenza di un lavoro di continua ricerca di testi antichi, perduti

o dimenticati dalla tradizione medievale, un lavoro di ricerca accompagnato a sua volta da un impegno a

riportare a una forma più corretta i testi già noti e diffusi.

Attività fondamentale degli umanisti è appunto la filologia, in modo di ricreare lo spirito degli antichi, di

ritrovare nelle loro parole scritte un valore umano profondo.

Salutati ritrovò le lettere di Cicerone Ad familiares.

Altro scopritore fu Poggio Bracciolini, che nei suoi viaggi in Europa settentrionale, scopre varie orazioni di

Cicerone, il testo completo della Institutio oratoria di Quintiliano, il De rerum natura di Lucrezio, le Puniche

di Italico, le Silvae di Stazio e altre molte opere dell’antichità latina.

L’interesse degli umanisti non si sofferma solo sul latino. Si parla anche di riscoperta della cultura greca: in

Italia arrivano dotti che insegnano il greco. Ricordiamo la figura di Manuele Crisolora, che fu uno dei più

importanti dotti bizantini presente in Italia, attivo a Firenze.

3.3.5

La scrittura, la produzione e la diffusione dei libri, restarono a lungo legate a un’organizzazione tradizionale.

Le edizioni dei testi più rari e difficili, di più alto livello, erano tra le mani degli umanisti.

La produzione umanistica rimarrà sempre una produzione di élite, destinata ad un pubblico limitato.

Ma nella seconda metà del XV secolo, si compie una trasformazione radicale dovuta all’invenzione della

stampa a caratteri mobili, avvenuta in Germania, introno al 1450, per opera di Gutenberg. Ricordiamo che la

prima opera stampata fu la bibbia in latino.

In Italia la stampa fu introdotta solo alla fine degli anni Sessanta.

➢ La stampa rese subito meno costosa la produzione libraria, trasformano non solo i caratteri del libro,

ka la stessa nozione della cultura.

La stampa assicurava una nuova sicurezza e stabilità al testo.

3.3.6 6

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

La letteratura umanistica si ricollega sempre ai modelli classici, ma con l’obiettivo di partecipare al mondo

contemporaneo. La letteratura si basa sul principio di imitazione partendo dalle tematiche e dal linguaggio

dei grandi scrittori antichi.

Alcuni puntano all’imitazione di autori diversi, scegliendo i migliori. Altri puntano sull’imitazione di un unico

autore esemplare, preso in esame come modello assoluto e perfetto.

 Il supremo esemplare classico per la prosa viene individuato in Cicerone.

 Per la poesia, la scelta degli autori è molto varia: Virgilio, Orazio, Catullo, Marziale.

Ma i generi che caratterizzano più fedelmente la letteratura umanistica sono quelli prosastici: l’epistolografia,

il dialogo, l’invettiva, la storiografia.

o Le epistole che si scambiano gli umanisti esprimono gran parte delle nuove problematiche filologiche,

retoriche, morali.

o Il dialogo mette in scena una conversazione tra personaggi contemporanei; per natura esso è

antisistematico, non porta mai a conclusioni assolute o definitive.

o Le invettive, scritte da scrittori polemici, feroci e sarcastiche, legate a rivalità principalmente

personali, più che basate su ragioni di principio.

o La storiografia, viene stimolata dalla volontà di risalire alle origini della civiltà contemporanea, di

ritrovare le radici antiche. il modello classico è Tito Livio e si concentra principalmente

sull’osservazione dei comportamenti degli individui e dei popoli.

3.3.7

Firenze è il primo grande centro da cui si propaga la nuova cultura umanistica, sulle orme di Petrarca e

Boccaccio.

I caratteri di questo Umanesimo fiorentino vengono riassunti con la formula di Umanesimo civile, mettendo

in evidenza il forte legame con la comunità cittadina e i suoi valori.

Nasce il “mito” di Firenze, che diviene erede e continuatrice dello splendore e della libertà dell’antica

repubblica romana.

Nello scontro che oppone Firenze al Ducato di Milano, gli umanisti fiorenti compiono il loro sforzo maggiore

per definire i caratteri della florentina libertas (= libertà fiorentina), in antitesi all’assolutismo dei Visconti.

Quando il governo della città passa ai Medi, Firenze si trasforma in un regime signorile.

Questo umanesimo fiorentino è caratterizzato da una parte da temi politici e civili, dall’altra temi religiosi:

ricordiamo appunto Luigi Marsili e Niccolò Niccoli.

La prima grande guida di questo umanesimo fiorentino, che opera dopo la morte di Boccaccio, è Coluccio

Salutati. Egli fu cancelliere della Repubblica fino alla sua morte. In lui è evidente la continuità degli

atteggiamenti religiosi e morali di Petrarca. L’opera più ambiziosa di Salutati è il trattato incompiuto, De

laboribus Herculis (= Le fatiche di Ercole), sul modello di Boccaccio.

Altro esponente è Leonardo Bruni, allievo di Salutati. Egli fu uno dei primi a fruire del nuovo insegnamento

del greco e tradusse in latino opere di Platone, di Aristotele e di altri autori.

3.3.8

Poggio Bracciolini, nato nel 1380, fu cancelliere di Firenze e segretario della Curia romana. Muore nel 1459.

Grazie ai suoi numerosi viaggi, egli ebbe contatti di livello internazionale.

Bracciolini si presenta come uno spregiudicato umanista laico, assetato di conoscenza, diffidente da ogni

dogmatismo e ogni regola di comportamento troppo rigida.

Ricordiamo l’epistolario contenente diverse lettere a Niccolò Niccoli e Leonardo Bruni.

Il Liber facetiarum, in cui mostra le contraddizioni della vita sociale, ebbe grande diffusione.

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RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

3.3.9

Nell’Italia settentrionale l’umanesimo si sviluppa nei centri in cui durante il Trecento si era avuta una forte

tradizione di studi classici e in cui si sentiva l’eco di Petrarca.

Tra i veneti, oltre agli educatori Guarino Veronese e Vittorino da Feltre, ricordiamo Sicco Polenton e

Francesco Barbaro.

A Milano i Visconti favoriscono un Umanesimo cortigiano. Al servizio dei Visconti e successivamente degli

Sforza, ci fu Francesco Filelfo.

Altra figura originale fu Antonio Beccadelli, dello il Panormita, autore della più fortunata raccolta poetica

latina del secolo.

3.3.10

La Curia romana fu un polo di attrazione e centro di una fitta rete di rapporti italiani e internazionali:

strettissimi furono i contatti con Firenze e altre città dell’Italia centrale e meridionale.

Grande promotore di cultura umanistica fu il papa Niccolò V, fondatore della biblioteca Vaticana

Il caso più esemplare di convergenza tra cultura umanistica e potere ecclesiastico è quello di Enea

Piccolomini. Il suo umanesimo mirò sempre a misurarsi con le molteplici facce della realtà contemporanea,

a valutare realisticamente le motivazioni pratiche dell’agire degli uomini. Attribuì alla chiesa il compito di

difendere la cultura umanistica e cristiana dalle minacce provenienti dall’Oriente.

I Commentarii rerum memorabilium (= Commentari delle cose memorabili), il suo scritto più importante. Si

tratta di una vera e propria autobiografia politica e intellettuale.

Oltre a opere storiche e geografiche e a un ricco epistolario, riicordiamo la commedia Chrysis, il trattato De

curialium miseriis (= Le miserie dei curiali) e la novella Historia de duobus amantibus (= Storia dei due amanti).

Roma sollecita a ricerche storiche, erudite, antiquarie. Il rappresentante più autorevole fu Flavio Biondo, che

cerca tracce del passato attraverso testimonianze e documenti concreti.

Inoltre si imitavano costumi e atteggiamenti degli antichi nella vita quotidiana e si forma un classicismo di

tipo quasi pagano. A capo di questa vera e propria accademia pomponiana, vi è Giulio Pomponio Leto.

3.3.11

Con Lorenzo Valla (1405 – 1457) la filologia umanistica raggiunge la sua più alta coscienza retorica, integrando

in un legame unitario gli interessi per la lingua, la retorica, il diritto, la morale, la storia e la religione.

Egli scrisse il dialogo De vero falsoque bono (= Sul bene vero e falso), prima intitolato De voluptate (= Sul

piacere), nel quale vuole rivalutare la morale epicurea basata sul piacere e conciliare l’insegnamento cristiano

con la naturale aspirazione dell’uomo alla felicità.

L’opuscolo De falso credita et ementita Constantini donatione (= Sulla donazione di Costantino falsamente

creduta e mentita), dimostra la falsità del documento della donazione di Costantino, con cui il papato

sosteneva i fondamenti giuridici del suo potere temporale.

Gli Elegantiarum latinae linguae libri sex (= Sei libri delle eleganze della lingua latina), sono una trattazione

di gramamtica latina, basata sul modello ciceroniano.

Le Adnotationes in Novum Testamentum (= Note al Nuovo Testamento), introdussero per la prima volta l’uso

della filologia della ricostruzione e nella correzione del testo biblico.

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RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

3.3.12

Leon Battista Alberti (1404 – 1472) riconosce alle arti il valore di compiuta espressione dell’uomo.

Il problema generale della sua attività è il rapporto tra l’uomo (con la sua virtù) e il mondo esterno (dominato

dalla volubilità della fortuna).

Alberti afferma senza esitazioni la dignità del volgare come lingua autentica di comunicazione. Egli compone

scritti sia in latino che in volgare, inaugurando un cosiddetto umanesimo volgare.

Egli nacque a Genova da una ricca famiglia nobile mercantile fiorentina, esiliata. La famiglia viveva la propria

condizione di esilio in modo molto drammatico.

Studiò diritto a Bologna, intraprese la carriera ecclesiastica. Soggiornò più volte a Firenze.

Nella sua giovinezza indirizzò a numerosi amici e scrittori, brevi prose in latino intitolate, che chiamò

Intercoenales, che raccolse poi in vari libri. Questi scritti ebbero una certa diffusione e importanza tra 1400 e

1500, ma poi andarono in gran parte dispersi.

Queste brevi prose, oscillano tra il dialogo morale, la favola, lo scherzo, la figurazione simbolica. Fanno

ripensare ai dialoghi dl greco Luciano di Samosata.

Attraverso il paradosso e un’ironia fredda, la vita quotidiana degli uomini pare mutare le sue abituali

caratteristiche: l’autore la osserva tra amarezza e indifferenza.

Scrisse i Quattro libri della famiglia, ovvero dialoghi in volgare tra diversi membri della famiglia Alberti, che

prendono spunto dalle loro sventure politiche per affrontare poi il tema dell’organizzazione e della

conduzione della vita familiare.

La famiglia è vista come il più essenziale nucleo sociale.

L’autore tratta anche del tema dell’amicizia nel IV libro. Qui non è più interpretata come un valore assoluto,

ma come un rapporto di tipo pratico, uno strumento di coesione sociale.

Dal punto di vista linguistico, questi dialoghi costituiscono il primo tentativo di creare una lingua volgare

collegata sia al latino umanistico sia alla prosa mercantile. Ne risulta una scrittura solida e razionale, molto

lontano dalla dolcezza della prosa di Boccaccio.

Tra gli scritti in volgare ricordiamo le Rime e altri dialoghi che riprendono il rapporto tra virtù e fortuna,

esaltando sempre più la capacità dell’individuo di resistere a tutto ciò che può turbare l’esistenza.

Tra gli scritti latini ricordiamo Momus. Si tratta di una narrazione fantastica, aggressiva.

Molto importanti sono anche i trattati tecnici dell’Alberti, tra cui il De statua (= Sulla scultura), Della pittura

(= Sulla pittura) e il De re Edificatoria (= Sull’architettura), fondamentali per la trattatistica d’arte e riflessione

sull’arte stessa. 9

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

3.4.1

Dopo la morte del vecchio Cosimo de’ Medici nel 1464, e di suo figlio Piero, il controllo di Firenze passò al

giovane figlio di Piero, Lorenzo a cui si diede ben presto l’appellativo di Magnifico.

Fino alla morte, avvenuta nel 1492, egli guidò con prudenza la vita politica della città. Dovette affrontare

momenti molto difficili, come la congiura dalla Famiglia dei Pazzi, e la morte del fratello Giuliano. Lorenzo

reagì con una dura repressione, rafforzando il potere della sua famiglia e comportandosi come principe

assoluto.

Per mantenere solido il suo potere su Firenze, egli condusse una accorta politica diplomatica, rendendosi

quasi un garante dell’equilibrio tra gli Stati Italiani, imponendo il suo prestigio culturale e artistico delle città.

Il suo palazzo e le varie ville medicee diventarono luoghi di incontro e di raccolta di molti letterati e artisti.

 Firenze viene vista come centro supremo degli studi e delle arti.

Oltre che per le ricchissime opere d’arte, la città si impone a tutta la cultura europea per l’intenso

sviluppo degli studi greci.

Ma Lorenzo sostiene anche la tradizione municipale, prestando grande attenzione alle forme letterarie

volgari più legate alla vita quotidiana del Comune fiorentino.

3.4.2

Al consolidamento della Signoria dei Medici corrisponde uno spostamento di interessi della problematica

civile a quella filosofica e metafisica che trova la sua espressione fondamentale nel platonismo di Ficino.

3.4.3

Petrarca e i primi umanisti avevano guardato Platone come a un maestro di filosofia morale, da contrapporre

agli astrusi sistemi metafisici degli aristotelici.

Il platonismo della seconda metà del Quattrocento ricava da Platone una visione generale dell’universo,

richiamandosi anche alla filosofia di Plotino, alla tradizione neoplatonica che aveva percorso tutto il

Medioevo.

Gli anni di Cosimo de’ Medici vedono la diffusione in Firenze di un vivace interesse per il platonismo, i cui

frutti vengono raccolti da Marsilio Ficino. Egli fu studioso di medicina, magia e astrologia. Tradusse in latino

molti testi di Platone e della tradizione neoplatonica. Volle fare della sua filosofia un modello di vita per gli

intellettuali che si riunivano attorno a Lorenzo.

➢ Voleva far convergere tutte le tradizioni religiose e filosofiche dell’antichità in una pia philosophia.

Per Ficino l’uomo può sfuggire alla desolazione dell’esistenza se scopre, attraverso la contemplazione, il

significato autentico della vita dell’universo, se comunica con lo spirito divino presente in tutta la natura.

L’amore è fondamentale per il compimento di questo processo.

ERMETISMO: è una tradizione filosofico-religiosa che concepisce la realtà come un tutto divino, un percorso

da un’infinita forza spirituale e che ha come massimo ideale umani una sapienza segreta, capace di

comunicare con la verità attraverso l’esperienza mistica, la magia, lo studio dei movimenti degli astri.

3.4.4 10

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

Mentre Ficino mirava a far convergere la natura, la storia, le religioni, le tradizioni in una sintesi assoluta

animata dall’unica impulso dell’amore (pia philosophia), la ricerca di una continuità con la tradizione volgare

fiorentina dava vita a un modello opposto, basato su un linguaggio basso.

Questa ricerca si ispira alla poesia di Burchiello, oltre che alle tradizioni dei Cantari ed altre forme della cultura

comunale fiorentina.

Nei primi anni della signoria di Lorenzo, Luigi Pulci, rappresenta in modo originale questa continuità,

opponendosi al composto fervore platonico di Ficino e presentandosi come un personaggio burlesco, sempre

pronto a mettere in luce i lati deformi e grotteschi della realtà.

Luigi Pulci nato a Firenze nel 1432 da una nobile famiglia impoverita. Egli ricevette una normale educazione

letteraria, basata sulla conoscenza del latino e dei maggiori poeti volgari. Dopo una giovinezza di espedienti,

incominciò intorno al ’61 a frequentare il palazzo dei Medici, ricevendo incarichi e favori.

Qui fece notare il suo gusto per l’espressione vivace ed aggressiva, il linguaggio comico legato alle forme

gergali e rusticali e per i vari dialetti regionali.

Anche con i rapporti con i Medici aveva modi bruschi e scherzosi. Egli amava recitare in pubblico,

manipolando il linguaggio.

Attorno a lui si andò formando una cerchia di intellettuali da cui ebbero origine operette d’occasione. Tra

queste è celebre la Nencia da Barberino, scritta dallo stesso Lorenzo a cui Pulci replicò con la Beca di

Dicomano, un’affettuosa parodia e deformazione della Nencia.

Pulci mirava a fare di questa letteratura giocosa, l’espressione tipica della cerchia medicea.

Del rapporto con Lorenzo, sono interessanti le testimonianze delle Lettere che Pulci scrisse durante alcuni

viaggi.

Pulci diede la massima prova del suo ingegno in un poema eroico, in ottave, pieno di elementi comici e satirici,

il Morgante, deriva dal nome di un gigante che svolge un importante ruolo.

Il testo completo del Morgante si compone di 28 cantari, separati in due parti, scritte in fasi diverse, che si

presentano come due poemi di caratteri molto dissimili.

La prima parte fu scritta nel corso degli anni Sessanta.

3.4.5

Per il suo poema, Pulci prese ispirazione dai cantari precedenti. In particolare egli trasse la materia che

avrebbe costruito la prima parte da un anonimo cantare, scritto forse intorno al 1450, intitolato Orlando.

Nel Morgante si ripete tutta una serie di formule fisse che servono a chiamare in causa gli ascoltatori. La

parola del poeta mira a suscitare una immediata meraviglia. Ogni gesto appare eccessivo, sproporzionato.

La narrazione sfugge da ogni coerenza e spesso risulta confusa e incongruente.

I personaggi agiscono secondo stereotipi, come marionette.

Gano è il traditore maniaco, che si ostina a ordine inganni; Carlo Magno è un vecchio che perdona

costantemente i tradimenti di quest’ultimo; e i Paladini (tra cui in primo piano i cugini Orlando e Rinaldo)

sono immagini di forza e valore sovraumani, che si divertono a distruggere i nemici.

Pulci vuole favorire la stimolazione per la passione linguistica, ricavando effetti strani e bizzarri.

Con perverso divertimento, Pulci insite sulla descrizione di scene di battaglia, con immagini legate al cibo:

tutto diventa commestibile, anche le cervella. 11

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

La sproporzione domina su tutto il poema. Non a caso Morgante è il personaggio più caratteristico dell’opera:

pagano sconfitto da Orlando, convertito al Cristianesimo e divenuto fedele scudiero di Orlando stesso, si fa

protagonista di una serie di avventure segnate da furia distruttiva.

Morgante partecipa alla più umile realtà quotidiana.

Anche il racconto della sua morte (cantare XX), si regge su una sproporzione: dopo aver salvato da un

naufragio i Paladini e aver ucciso una balena, egli muore per una puntura di un granchio.

Sulla dismisura è anche basato il resto dell’episodio più celebre del poema: l’incontro di Morgante con

Margutte, un gigante nano. I due vivono avventure dominate da un’esplosiva voracità alimentare, vagando

per le strade fino alla morte di Margutte. Margutte rappresenta i piaceri della gola, il vagabondaggio, la

miscredenza, il furto, la frode e tutti gli imbrogli possibili. È la proiezione fantastica di una vita aperta al caso

e all’imprevedibile, immersa negli appetiti materiali.

3.4.6

Della personalità di Lorenzo de Medici (1449 – 1492) colpisce la varietà di interessi e atteggiamenti. La sua

stessa formazione risentì di influenze diverse.

Dall’ambiente familiare gli venne la consapevolezza dell’importanza della cultura in ambito politico.

➢ Per i Medici, sostenere il lavoro degli Umanisti significava controllare il senso stesso del presente,

vivere il potere come suprema espressione dell’uomo.

Quando a soli vent’anni Lorenzo si trova a dover governa lo Stato fiorentino, egli ha già maturato la propria

passione letteraria, alla quale nonostante i diversi impegni politici, non rinunciò mai.

A questa passione è connesso l’obiettivò principale della sua politica, volta a fare del prestigio culturale di

Firenze il punto di riferimento per in accorto equilibrio tra gli Stati italiani.

Egli fu poeta e scrittore. Egli ha piena coscienza dei significati e delle aspirazioni di quella cultura che egli

sostiene e promuove.

➢ Con lui l’Umanesimo entra da protagonista nella vita sociale.

Tuttavia l’attività letteraria del Magnifico va valutata sullo sfondo di quell’ambizioso progetto di far Firenze

la “novella Atene”, in cui la cultura tende ad identificarsi col potere.

La sua produzione è varia, fatta di esperienze maturate a stretto rapporto con gli intellettuali operanti a

Firenze, ma spesso lasciate incompiute.

Egli mira sostanzialmente a rivitalizzare la tradizione volgare fiorentina, risalendo ai grandi autori del

Trecento. Notevole è la sua abilità nel passare da uno stile all’altro, da un genere all’altro.

3.4.7

Molto incerta è la cronologia delle opere di Lorenzo, alcune delle quali furono più volte da lui stesso corrette

e ritoccate, senza raggiungere mai una redazione definitiva.

Ricordiamo le Poesie volgari, incomplete.

La prima fase di produzione di Lorenzo si svolge prima del suo avvento alla Signoria. In essa si connotano due

direzioni fondamentali:

o Quella della lirica di ascendenza petrarchesca

o Quella di una poesia comico-burlesca, stimolata dall’amicizia con Pulci.

Già nelle rime petrarchesche, legate all’amore per Lucrezia Donati, si scorgono i risultati di un0abile

educazione letteraria. 12

RIASSUNTO FERRONI – SARA CUSCIONE

Gli scritti giocosi, invece, seguono lo stile stravagante di Pulci, utilizzando forme dialettali e rusticali, ma allo

stesso tempo danno la prova di un rapporto diretto con la lingua poetica di Dante e Boccaccio. Questi scritti

comprendono la celebre Nencia da Barberino.

Le immagini ludiche della vita fiorentina ispirano Lorenzo a scrivere due poemetti: Simposio e Uccellagione

di starne.

Intorno al 1480 il classicismo volgare domina l’esperienza letteraria di Lorenzo. Egli però manterrà sempre

un atteggiamento molto disponibile.

Lorenzo partecipa alla nuova inquietudine religiosa, in parte con l’intento di controllarla politicamente,

dall’altro perché vi trovò conforto alla propria insicurezza.

Lorenzo per accattivarsi le simpatie del popolo, organizzava spettacoli e divertimenti di massa. Un genere

letterario legato a questi festeggiamenti è quello dei canti carnascialeschi, che Lorenzo favorì e scrisse in

buon numero. Tra questi c’è la Canzona di Bacco. Qui esprime il timore e lo smarrimento di un’intera società

per il minaccioso trascorrere del tempo.

3.4.8

Angelo Ambrogini, detto il Poliziano, nacque nel 1454. Dopo la morte del padre, si recò a Firenze, studiando

alla scuola di maestri come il Ficino e facendosi ammirare per l’ingegno precoce.

Nel 1473 entrò nella cancelleria privata dei Medici e dal ’75 ebbe l’incarico di istruire i figli di Lorenzo.

Poeta e filologo, il Poliziano è certamente l’intellettuale mediceo più prestigioso ed esemplare. Di spirito

vivace, egli si dedica interamente a esperienze e studi centrati sul culto della parola.

Per lui è essenziale preservare uno spazio autonomo per lo studio.

Egli, come Petrarca, è un chierico: vive preoccupandosi solo delle rendite che ne ricava, comportandosi in

modi del tutto laici, addirittura pagani.

Nell’attività di Poliziano e nei suoi rapporti con i Medici occorre però distinguere due momenti diversi,

separati da un breve intervallo negli anni, in cui egli si distaccò provvisoriamente dai suoi signori.

Per tutti gli anni Settanta egli lavorò presso i Medici e concentrò la sua attività letteraria nella poesia, sia in

latino che volgare, guardando con distacco gli orientamenti filosofici di impronta neoplatonica-ficiniana.

Successivamente fu professore nello Studio fiorentino, dedicandosi soprattutto a scritti filologi ed eruditi.

3.4.9

Il primo esercizio poetico di Poliziano fu l’avvio di una traduzione in latino dell’Iliade. A questa traduzione si

affiancò una ricca produzione poetica in greco e soprattutto in latino che durò per tutti gli anni Settanta.

Il Poliziano conforma agli stessi principi anche la sua lirica in volgare, prodotta in vari generi e in diverse fasi

nel corso degli anni Settanta.

Essa comprende rispetti continuati e rispetti spicciolati, canzoni a ballo e canzonette.

La lirica in volgare dello scrittore risponde in parte al proposito di Lorenzo di far nascere una nuova letteratura

legata alla tradizione toscana. 13


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
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