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Il mondo umanistico e signorile 1380 – 1494

Ricostruzione e riorganizzazione

A partire dal 1380 vi è un processo di ricostruzione e di riorganizzazione nella penisola italiana, molto più rapido e intenso che negli altri paesi del territorio europeo. L'Italia gode di un vivace rilancio delle attività economiche: il commercio trova un nuovo vigore e la produzione agricola aumenta grazie ai miglioramenti tecnici. I forti guadagni tratti dalle campagne vengono investiti nelle città, in opere architettoniche e artistiche. Le famiglie esibiscono così la propria magnificenza.

Si ha così un progressivo sviluppo delle attività artistiche e culturali. Così facendo, si accresce ancor di più il divario tra le città e le campagne. Si va formando una nuova aristocrazia, che gode di antichi privilegi feudali. In questo quadro storico, si afferma la "virtù" dell'uomo che persegue fini terreni, il valore dell'individuo che cerca di imporre sé stesso e il proprio potere nella società, la quale trova piena espansione del sistema delle Signorie, che esercitano un forte controllo sui territori, mettono fine ai conflitti e garantiscono pace interna.

Rinascimento

Con il termine Rinascimento si è soliti indicare uno sviluppo di nuove forme culturali, una ricca produzione artistica, una ripresa delle attività economiche, una nuova attenzione alla vita terrena. Con questo termine, nello specifico, si intende una vera e propria "rinascita dell’uomo".

I confini storici del Rinascimento non sono ben definibili. Alcuni studiosi fanno iniziare questo nuovo periodo storico con Petrarca e Boccaccio nel XIV secolo, altri durante l'età delle guerre d’Italia. Coloro che avvertirono questo senso di rinascita furono proprio gli studiosi dei classici antichi, i quali cercarono di far "rinascere" i testi scomparsi o fraintesi, rielaborandoli. Molto diffuso era il mito della renovatio.

Gli studiosi e gli artisti italiani ebbero la convinzione di essere al centro della civiltà europea, si posero come guida culturale degli altri paesi. L’Umanesimo è la prima ed essenziale espressione del Rinascimento.

Sviluppo della cultura e degli umanisti

A partire dal 1380 la cultura si accresce notevolmente. Un ruolo guida lo svolgono principalmente gli umanisti, che sulle orme di Petrarca e Boccaccio, impongono sulla scena i loro modelli letterari. Il mondo universitario è quasi sempre indifferente ai nuovi sviluppi della filologia e della letteratura, ad eccezione di alcuni umanisti, tra cui Veronese, Valla e Poliziano, che insegnano nelle università.

La cultura umanistica è riservata all’élite, dovuto all’uso della lingua latina e al formarsi dei circoli di studiosi che comunicano tra di loro.

Centri culturali principali

  • Firenze: Mantiene il primato indiscusso grazie alla sua letteratura volgare e all’attività degli umanisti che operano a corte.
  • Venezia: Diventa importante polo di attrazione che vede svilupparsi una cultura umanistica legata alle grandi famiglie dell’aristocrazia.
  • Milano (dei Visconti e successivamente degli Sforza): Si sviluppa un umanesimo di tipo cortigiano che favorisce la nascita di una letteratura d’intrattenimento per la corte.
  • Mantova (dei Gonzaga)
  • Ferrara (degli Estensi)
  • Bologna (dei Bentivoglio)
  • Rimini (dei Malatesta)
  • Roma: Intorno alla curia papale va formandosi una ricca cultura umanistica, di orientamento classicistico e antiquario.
  • Napoli (degli Aragonesi)

Gli intellettuali ora sono molto meno radicati nelle loro città: essi tendono a svincolarsene, a cercare un pubblico e una comunicazione con l’estero.

Lingua e cultura

È possibile individuare due ambiti linguistici utilizzati nel corso di questo periodo storico:

  • Da una parte viene utilizzato il latino, come espressione della cultura più moderna e avanzata, utilizzata fino al 1470. Il latino torna ad essere lingua della comunicazione intellettuale.
  • Dall'altra viene utilizzato il volgare, in modo molto arretrato, in particolare a Firenze e in Toscana. Il latino degli umanisti modella la sua sintassi sul volgare, mentre il volgare si arricchisce al nuovo contatto con il latino.

Nelle scritture ufficiali l’uso del volgare continua a diffondersi. In Toscana c’è consapevolezza del valore sociale e comunicativo del volgare.

Scrittura volgare dei mercanti

A Firenze si sviluppa la cosiddetta scrittura volgare dei mercanti: non si tratta solo di libri pratici, ma anche a uso domestico, destinati a conservare l’esperienza e i valori familiari. Il testo più ricco è quello di Giovanni Morelli, Ricordi. Ricordiamo anche la Cronica di Bonaccorso Pitti.

Novellistica fiorentina

Il Decameron continua a imporsi come l’opera narrativa in volgare più letta e diffusa. Nessuno la osa imitare direttamente. Tra gli scrittori di novelle troviamo Franco Sacchetti, che sceglie una narrativa aderente al mondo quotidiano fiorentino, puntando a una comicità vivace e realistica. In una delle sue più famose opere, Trecentonovelle, egli afferma di voler raccontare per consolare dai mali della vita contemporanea. Le novelle sono scritte con molta rapidità, e la beffa è messa in primo piano.

Altri narratori toscani

Altri narratori toscani, che usano moduli molto diversi da quelli di Boccaccio sono:

  • Ser Giovanni Fiorentino: Pecorone
  • Giovanni Sercambi: Novelliere
  • Gentile Sermini: Quaranta Novelle
  • Giovanni Gherardi: Il paradiso degli Alberti

A Firenze ampia diffusione e fortuna ebbero le novelle sciolte, dette spicciolate, quasi sempre anonime. La più celebre è La novella del Grasso legnaiuolo, di Antonio Manetti.

Nell’ambito della novellistica si colloca anche il genere della facezia, o motto, che si fonda su un uso scherzoso del linguaggio, determinato da intenzioni aggressive verso qualcuno o semplicemente dal piacere del gioco verbale e intellettuale.

Poesia e sacre rappresentazioni

La società rifiuta ogni prospettiva religiosa che metta in causa l’equilibrio sociale. Nasce una sorta di Umanesimo cristiano, costituito da una religiosità fatta di rassegnazione alle miserie, alle sofferenze e di rispetto delle gerarchie. Esempi di umanisti cristiani furono Giovanni Dominici, un domenicano fiorentino, e San Bernardino da Siena.

In tutto il corso del XV secolo persiste una poesia religiosa, ad opera di autori laici: numerose sono ancora le laude, mentre si diffondono in misura notevole le sacre rappresentazioni.

Sacre rappresentazioni: Spettacolo drammatico di argomento religioso che si sviluppa soprattutto a Firenze nel corso del XV secolo, sulla base di testi scritti. Esso si collega al dramma liturgico e alle forme dello spettacolo sacro diffuse in varie zone d’Europa nel XIV secolo. Come metro adotta l’ottava rima, già in uso nei cantari. Il maggiore tra gli autori di sacre rappresentazioni è Feo Belcari.

Forme poetiche e diffusione

A Firenze le forme poetiche del XIV secolo persistono in una grande varietà di temi e di formule linguistiche. Si sviluppa appunto una produzione media per varie occasioni sociali. Fuori dalla Toscana si sviluppano modelli lirici toscani per la corte. Ricordiamo Giusto Dei Conti di Valmonte con La bella mano, un canzoniere sulle strutture della lirica di Petrarca. Altro esempio è Leonardo Giustinian che scrisse poesia amorosa su temi popolari.

Poesia comica e giocosa

Al filone della poesia comica e giocosa si collega l’esperienza poetica più interessante del XV secolo. Si tratta dei sonetti di Domenico di Giovanni, detto il Burchiello. Presso la sua bottega si riuniva una sorta di circolo culturale-politico. Si tratta di sonetti di tipo burlesco, che crearono un genere comico corrente per tutto il Quattrocento.

La sua originalità consiste nella creazione di rapporti liberi e sorprendenti tra gli oggetti e le parole che li designano: i suoi testi si costruiscono appunto attraverso l’accatastarsi di parole di origini diverse. È un procedimento che nella letteratura moderna viene designato con il termine nonsense. Burchiello lo realizza scoprendo l’irrazionalità implicita nel linguaggio più comune.

In tutto ciò vi è una polemica implicita contro gli umanisti: alla loro lucidità razionale egli oppone l’assurdità del linguaggio, la distorsione della realtà, un perverso intreccio tra le cose, le parole e le loro funzioni.

L'umanista e la cultura

L’umanista è l’uomo di cultura che si dedica ad un’attività letteraria in latino, facendo riferimento costante ai classici latini. La visuale umanistica attribuisce un valore nuovo all’individuo e alla vita mondana, ponendo in primo piano la letteratura e l’educazione letteraria. La conoscenza letteraria viene interpretata anzitutto come una conoscenza storica, che pone l’uomo in rapporto col passato e col futuro. La visione della letteratura e della storia è perciò retorica. Un peso determinante lo assumono perfezione formale, eleganza della parola, dignità, armonia, equilibrio.

L’essere dell’uomo si esprime attraverso il decoro e la convivenza. La virtù permette all’uomo di controllare sé stesso e il mondo che lo circonda. La poesia è una forma di espressione privilegiata e viene considerata la più nobile delle discipline pratiche.

Gli umanisti rifiutano il pensiero sistematico dei secoli precedenti, l’uso che era stato fatto di Aristotele e dell’aristotelismo. Vogliono studiare l’uomo, la sua parola, il suo comportamento e non più il cosmo o le essenze metafisiche. In questa nuova visione dell’uomo, l’intellettuale umanista pone sé stesso al centro del mondo, si propone come interprete privilegiato di ciò che è degno di essere riconosciuto come umano. L’umanista cerca di affermarsi nel mondo che lo circonda e di raggiungere prestigio sociale. Ha bisogno quindi di procurarsi l’appoggio di principi e signori e per questo ne esalta, in modo esagerato, le virtù.

Forme dell'umanesimo

È possibile distinguere diverse forme dell’umanesimo:

  • Umanesimo repubblicano: Diffuso a Venezia e soprattutto a Firenze nel periodo della repubblica oligarchica, mira a connettere letteratura e impegno civile.
  • Umanesimo cortigiano: Diffuso in quasi tutti gli altri centri della penisola, che concepisce la letteratura come ornamento e sostegno del potere signorile.
  • Umanesimo laico e mondano: Tende ad esaltare la vita terrena, la naturalità dell’uomo, la sua aspirazione alla gloria e al potere.
  • Umanesimo cristiano: Vuole approfondire l’esperienza religiosa risalendo ai valori originari del Cristianesimo e affermando la solidarietà tra i valori della cultura classica e i valori cristiani.
  • Umanesimo filologico: Mira a ricostruire i testi antichi basandosi essenzialmente sugli aspetti storici, letterari, retorici, ignorando le teorie.
  • Umanesimo filosofico: Elabora in modo teorico la nuova visione del mondo, partendo da un nuovo rapporto con la filosofia antica.

Essenzialmente si distinguono una prima fase, fino al Quattrocento, in cui prevale l’umanesimo repubblicano, e una seconda dominata dall’umanesimo filosofico. Intorno al 1470 si ha una ripresa della letteratura volgare grazie alla diffusione della stampa.

Educazione e nuove istituzioni

Il distacco dalla tradizione medievale porta gli umanisti alla ricerca di istituzioni capaci di trasmettere i nuovi modelli culturali. L’educazione assume un ruolo centrale: si va elaborando una nuova pedagogia basata sulla lettura dei classici, insieme allo studio della grammatica e della retorica, basati sul diretto rapporto con gli scrittori latini. Alcuni umanisti organizzarono scuole e attività formative stimolando rapporti culturali. Tra i più famosi, ricordiamo Guarino Veronese e Vittorino de Feltre. Questi maestri svolgono un ruolo principale come educatori di principi.

Ma il contesto sociale, così come le università, sembrano arretrate, continuando le tradizioni medievali. Sono soprattutto le corti principesche a sostenere la cultura, perché i principi e i signori impiegano in vario modo gli umanisti, affidando loro diverse mansioni. La cancelleria romana diventa uno dei maggiori centri di elaborazione di modelli umanistici, specialmente per la presenza e le iniziative di Niccolò V e Pio II. Fondamentale anche è la cancelleria di Firenze.

Attorno a queste istituzioni gli umanisti cercano luoghi e occasioni d’incontro e di libera discussione. Vengono formarsi veri e propri gruppi di intellettuali, e si presentano come accademia, facendo nascere così una nuova istituzione culturale, che avrà sviluppo soprattutto nei secoli successivi. Si vanno formando numerose biblioteche laiche, che offrono una grande vastità di libri.

Filologia e riscoperta dei testi antichi

La costruzione di biblioteche laiche è la conseguenza di un lavoro di continua ricerca di testi antichi, perduti o dimenticati dalla tradizione medievale, un lavoro di ricerca accompagnato a sua volta da un impegno a riportare a una forma più corretta i testi già noti e diffusi.

Attività fondamentale degli umanisti è appunto la filologia, in modo di ricreare lo spirito degli antichi, di ritrovare nelle loro parole scritte un valore umano profondo. Salutati ritrovò le lettere di Cicerone Ad familiares. Altro scopritore fu Poggio Bracciolini, che nei suoi viaggi in Europa settentrionale, scopre varie orazioni di Cicerone, il testo completo della Institutio oratoria di Quintiliano, il De rerum natura di Lucrezio, le Puniche di Italico, le Silvae di Stazio e molte altre opere dell’antichità latina.

L’interesse degli umanisti non si sofferma solo sul latino. Si parla anche di riscoperta della cultura greca: in Italia arrivano dotti che insegnano il greco. Ricordiamo la figura di Manuele Crisolora, che fu uno dei più importanti dotti bizantini presenti in Italia, attivo a Firenze.

Diffusione dei libri e invenzione della stampa

La scrittura, la produzione e la diffusione dei libri restarono a lungo legate a un’organizzazione tradizionale. Le edizioni dei testi più rari e difficili, di più alto livello, erano tra le mani degli umanisti. La produzione umanistica rimarrà sempre una produzione di élite, destinata a un pubblico limitato. Ma nella seconda metà del XV secolo, si compie una trasformazione radicale dovuta all’invenzione della stampa a caratteri mobili, avvenuta in Germania, intorno al 1450, per opera di Gutenberg. Ricordiamo che la prima opera stampata fu la bibbia in latino. In Italia la stampa fu introdotta solo alla fine degli anni Sessanta.

La stampa rese subito meno costosa la produzione libraria, trasformando non solo i caratteri del libro, ma la stessa nozione della cultura. La stampa assicurava una nuova sicurezza e stabilità al testo.

Letteratura umanistica

La letteratura umanistica si ricollega sempre ai modelli classici, ma con l’obiettivo di partecipare al mondo contemporaneo. La letteratura si basa sul principio di imitazione partendo dalle tematiche e dal linguaggio dei grandi scrittori antichi. Alcuni puntano all’imitazione di autori diversi, scegliendo i migliori. Altri puntano sull’imitazione di un unico autore esemplare, preso in esame come modello assoluto e perfetto.

  • Il supremo esemplare classico per la prosa viene individuato in Cicerone.
  • Per la poesia, la scelta degli autori è molto varia: Virgilio, Orazio, Catullo, Marziale.

Ma i generi che caratterizzano più fedelmente la letteratura umanistica sono quelli prosastici: l’epistolografia, il dialogo, l’invettiva, la storiografia.

  • Le epistole che si scambiano gli umanisti esprimono gran parte delle nuove problematiche filologiche, retoriche, morali.
  • Il dialogo mette in scena una conversazione tra personaggi contemporanei; per natura esso è antisistematico, non porta mai a conclusioni assolute o definitive.
  • Le invettive, scritte da scrittori polemici, feroci e sarcastiche, legate a rivalità principalmente personali, più che basate su ragioni di principio.
  • La storiografia, viene stimolata dalla volontà di risalire alle origini della civiltà contemporanea, di ritrovare le radici antiche. Il modello classico è Tito Livio e si concentra principalmente sull’osservazione dei contemporanei.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sararosalia.cuscione01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Frasso Giuseppe.
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