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STORIA E TESTI DELLA

LETTERATURA ITALIANA

(1380-1494)

IL MONDO UMANISTICO E SIGNORILE

Giulio Ferroni

L’orizzonte sociale e culturale del mondo signorile

RIASSESTAMENTO DELLA SOCIETÀ ITALIANA E SVILUPPO DEL MONDO SIGNORILE

Alla disgregazione sociale ed economica che, che aveva toccato il suo punto massimo verso il 1380,

succede un processo di ricostruzione e riorganizzazione, nella nostra penisola più rapido e intenso che in

ogni altro paese europeo; mentre l’Inghilterra e soprattutto la Francia continuano a essere devastate dalla

guerra dei Cento anni (conclusasi nel 1453), il nostro paese gode di un vivace rilancio delle attività

economiche.

La campagna porta a forti guadagni che, a loro volta, vengono investiti e spesi nelle città in opere

architettoniche e artistiche: questa ripresa economica torna quindi totalmente a vantaggio della vita

cittadina e accresce il distacco tra:

Città: sede del potere, della coscienza culturale e del consumo di ricchezza

- Campagna: luogo dello sfruttamento e della produzione di gran parte della ricchezza

-

La continua acquisizione di proprietà fondiarie fa sì che molti dei mercanti più ricchi vengano a

confondersi con gli eredi dell’aristocrazia feudale, inseritasi nella vita cittadina dal tempo dello sviluppo

dei Comuni: si forma così una nuova, più ampia aristocrazia, che gode di antichi privilegi feudali o di

prerogative di diversa origine. Es:

All’interno delle strutture civili cittadine viene ad acquistare spazio il patriziato, un tipo di

- aristocrazia di origine comunale e mercantile.

La società è retta da una struttura gerarchica con una durissima distinzione tra le classi: coloro che

detengono il potere e la ricchezza tendono a inserirsi nell’aristocrazia e ad assumerne gli atteggiamenti,

anche se le fonti dei loro guadagni e le loro tradizioni familiari sono “borghesi”.

Si ricostruiscono le antiche strutture di dominio e di sfruttamento si afferma la “virtù” dell’uomo che

persegue fini terreni, il valore dell’individuo che cerca di imporre sé stesso e il proprio potere su una realtà

sociale ancora violenta e rigidamente gerarchica.

Il nuovo culto dell’individuo porta alla piena espansione del sistema delle Signorie. Al vertice degli Stati

(o città-stato) italiani ci sono quasi sempre dei signori, che esercitano un duro controllo, mettendo fine

ai conflitti tra le varie famiglie o tra le fazioni comunali, garantiscono una relativa pace interna e rendono

ereditari i loro poteri, trasformando lo Stato in una proprietà personale e familiare. I rapporti e i conflitti

tra i diversi Stati si intrecciano alle manovre politiche e dinastiche. I signori aspirano a mostrare il proprio

radicamento nella città e a costruire intorno a sé una corte che si ponga come centro e specchio della vita

urbana

Questi processi non sono né semplici né lineari ma portano l’Italia a espandersi sui mercati mondiali e

ad acquisire un alto prestigio culturale e civile in tutta Europa. Tuttavia non esiste un immediato

parallelismo tra sviluppo economico e politico e sviluppo culturale, mentre sulla vita sociale assumono

un’incidenza notevolissima alcune nuove invenzioni e nuove tecniche (Es: diffusione di orologi

meccanici, perfezionamento della polvere da sparo e invenzione della stampa)

1

:

IL RINASCIMENTO CONCETTO E REALTÀ Rinascimento

Per Rinascimento – nozione riferibile a tutta la civiltà italiana dei La parola trae origine da quel

secoli XV e XVI – si intende un “rinascere” dell’uomo, del suo sentimento di rinascita della civiltà

impegno sociale e culturale e della sua aspirazione a scegliere e dal buio sei secoli precedenti, che si

era diffuso già nel secolo XIV:

organizzare il proprio destino, a prescindere da ogni possibile soprattutto gli umanisti si sentivano

condizionamento da parte di realtà trascendenti. Tra le novità più partecipi di una “nuova età”, resa

rivoluzionarie: evidente dal recupero e dalla rilettura

dei grandi autori classici e delle

Un nuovo interesse per la natura testimonianze del mondo antico.

- Un vitale ottimismo che esalta l’uomo come signore della

- Con i classici rivivevano la virtus

umana secondo una concezione che

natura stessa sentiva l’umanità come un corpo

Il culto della gloria, segno manifesto della disponibilità

- organico, sottoposto a ritmi ciclici di

dell’uomo a operare concretamente nella società morte e rifioritura simili a quelli della

natura. A quel sentimento potevano

Gli uomini che allora più esplicitamente avvertirono il senso di una intrecciarsi e sovrapporsi quello della

“rinascita” furono proprio gli studiosi dei classici antichi i quali, renovatio, cioè l’attesa di un ritorno

alle origini cristiane, e l’idea di una

almeno a cominciare da Petrarca, cercarono appunto di far riforma (reformatio), intesa sia come

“rinascere” i testi scomparsi o fraintesi, liberandoli da tutte le riforma degli studi, sia come riforma

trasformazioni subite nei secoli precedenti. Dagli studiosi il culto della Chiesa.

dell’antichità passò, nel corso del secolo XV, a quello delle classi La consapevolezza di appartenere a

un mondo “rinato” divenne così

dominanti italiane generando comportamenti e forme culturali percezione dell’originalità di questo

che si richiamavano ai modelli classici. mondo rispetto a quello antico; e nel

corso del Cinquecento la distinzione

Il Rinascimento è dunque strettamente collegato all’Umanesimo, tra antico e moderno si approfondì.

tant’è che quest’ultimo andrà inteso come la sua prima, essenziale L’opposizione tra il tempo della

espressione, che ha il suo fondamento nella riscoperta e nella rinascita e l’età oscura del Medioevo

riproposta della letteratura antica. fu ribadita e amplificata dagli

Illuministi, che, soprattutto nel

Possiamo vedere “l’uomo del Rinascimento” come la prima Cinquecento, usarono il termine

manifestazione dell’uomo moderno, che non esita ad affermare il Renaiccance per indicare il risorgere

della razionalità e della libera ricerca

proprio valore individuale e la propria volontà di potenza. culturale.

LA CULTURA NELLA VITA SOCIALE

Nel periodo successivo al 1380, la circolazione della cultura si accresce notevolmente e raggiunge strati

sociali diversi. Gli umanisti tendono a imporre sulla scena sociale i loro modelli letterari, filologici e

pedagogici, ottenendo numerosi riconoscimenti da parte dei poteri costituiti: la loro assunzione in

incarichi pubblici costituisce un necessario segno di prestigio per qualsiasi tipo di regime.

Il mondo universitario resta per lo più estraneo alle tendenze più vivaci della cultura umanistica: è quasi

sempre indifferente ai nuovi sviluppi della filologia e della letteratura.

Sia per il suo strumento linguistico (il latino), sia per l’atteggiamento di gran parte dei suoi esponenti, la

cultura umanistica è prevalentemente di èlite, riservata a un ristretto circolo di studiosi che comunicano

fittamente tra loro a livello nazionale e internazionale, fuori degli ambienti in cui vivono.

Con l’affermarsi del regime dei Medici, molte attività culturali passano sotto il controllo della famiglia al

potere e comincia a definirsi la figura dell’intellettuale cortigiano, pronto a fare della propria cultura uno

strumento di esaltazione dello stesso signore che lo sostiene economicamente. In tutto il resto d’Italia

(con la sola eccezione di Venezia) nel corso del secolo XV viene a precisarsi sempre meglio il nesso tra

l’organizzazione della vita culturale e le esigenze di comunicazione e intrattenimento proprie della corte.

2

I CENTRI CULTURALI

Nel generale riassestamento della società italiana molti centri prima minori e marginali acquisiscono una

loro autonoma identità, grazie in particolare all’iniziativa di alcune famiglie signorili che favoriscono i

progetti culturali.

Tra il 1380 e il 1492 Firenze mantiene un primato indiscusso, grazie al rilievo che in tutta Italia assume

la sua letteratura volgare, all’intensa attività dei suoi umanisti, al vigoroso impulso che in essa vivono

diverse arti, alle numerose occasioni d’incontro che essa promuove tra esperienze di origine diversa e non

soltanto italiana. L’egemonia culturale di Firenze non esclude però l’affacciarsi di altre possibilità, di

molteplici programmi e varie sperimentazioni, in particolare nella seconda metà del XV secolo.

Nel Nord un importante polo di attrazione è costituito da Venezia, che vede svilupparsi una

- cultura umanistica legata alle grandi famiglie dell’aristocrazia al potere e un’originale produzione

in lingua volgare, abbastanza svincolata dai modelli toscani.

Altro polo prestigioso, nell’Itala settentrionale, è la Milano dei Visconti e poi degli Sforza, dove il

- potere ducale dà impulso, fin dalla fine del secolo XIV, a un umanesimo di tipo cortigiano e

favorisce, verso la fine del secolo XV, una letteratura d’intrattenimento per la corte.

Nell’Italia padana si impongono nel frattempo la Ferrara degli Estensi, e poi la Mantova dei

- Gonzaga, la Bologna dei Bentivoglio e la Rimini dei Malatesta.

Soprattutto negli ultimi anni del secolo XV ha un grande prestigio la Urbino di Federico da

- Montefeltro.

A Roma, attorno alle strutture istituzionali del Papato, fiorisce una ricca cultura umanistica, il cui

- orientamento classicistico e antiquario si esalta nelle immagini e nelle memorie della città.

Importante è anche l’attività culturale che si svolge a Napoli sotto la dinastia aragonese.

-

Tra i vari centri si stabiliscono fitti contatti e scambi, e frequenti sono i trasferimenti di studiosi e scrittori

da uno all’altro: essi tendono a svincolarsi dalla città originaria per cercare un pubblico e una

comunicazione più ampi, nazionali o internazionali.

La letteratura volgare dal 1380 al 1470

LETTERATURA LATINA E LETTERATURA VOLGARE

Almeno fino al 1470 circa, la letteratura latina conserva una posizione assolutamente preminente e il

latino pare tornato a essere la sola lingua della comunicazione intellettuale. L’uso letterario del volgare

arretra in tutta Italia, con l’eccezione di Firenze e della Toscana, dove le tradizioni trecentesche resistono

con forza.

Anche per l’assenza di grandi capolavori, tutto il secolo che va dalla morte di Boccaccio (1375) alle Stanze

di Poliziano (1475), viene definito da Croce il “secolo senza poesia”; ma questa formula non aiuta a capire

la varietà dei processi in atto, che comportano numerosi scambi tra il latino e il volgare. Il latino raffinato

degli umanisti modella spesso la sua sintassi sul volgare, avvicinandosi alla spigliata vivacità di questo; il

volgare, d’altra parte, si arricchisce proprio grazie al nuovo contatto con il latino.

Occorre poi notare che, fuori dalla Toscana, la crisi dell’uso letterario del volgare si spiega col fatto che

per gli abitanti di altre regioni è difficile adattarsi all’uso del toscano, il solo idioma volgare a cui si

riconosca valore.

Nelle scritture ufficiali l’uso del volgare continua però a diffondersi: tutto ciò che deve essere compreso

fuori dell’ambiente dei dotti tende ormai quasi dappertutto ad assumere veste volgare; così, nel momento

in cui si impone di nuovo come la lingua dei colti, il latino perde sempre più terreno nella più ampia

dimensione della vita collettiva. E, soprattutto in Toscana, si fa sempre più nitida la consapevolezza del

valore sociale e comunicativo del volgare.

Negli anni Trenta, soprattutto per iniziativa di L B A , si manifesta un vero e proprio

EON ATTISTA LBERTI

Umanesimo volgare, che mira a svolgere temi e atteggiamenti culturali umanistici. L’Alberti è forse

l’autore della cosiddetta “grammatichetta vaticana”, Regole della lingua volgare, prima, embrionale

3

grammatica della nuova lingua, e promuove una gara di poesia in volgare chiamata Certame coronario,

iniziativa che intendeva affermare la dignità della nuova lingua. Ma sarà soltanto sul finire degli anni

Sessanta che si avrà un rilancio del volgare anche come strumento di comunicazione letteraria ad alto

livello, del tutto paritetico rispetto al latino.

LE SCRITTURE DEI MERCANTI

A Firenze si producono numerose scritture in volgare nell’ambiente dei mercanti: scritture legate alla

diffusione di quella grafia che viene definita appunto mercantesca. Non si tratta più soltanto di testi

pratici, ma di libri a uso domestico, destinati a conservare l’esperienza e i valori familiari, costruiti

variamente e giorno per giorno, con racconti e memorie, che fissano i momenti significativi della vita

della famiglia, con riflessioni morali e con consigli e suggerimenti che riguardano il comportamento

quotidiano, la gestione del patrimonio, la conduzione degli affari.

Queste opere sono scritte in una prosa vivace, schematica, ma aderente alla realtà.

,

FRANCO SACCHETTI NARRATORE E MORALISTA DELLA FIRENZE COMUNALE

F S costruisce una narrativa strettamente aderente al mondo quotidiano fiorentino e ai

RANCO ACCHETTI

valori positivi degli strati borghesi della sua città, puntando a una comicità vivace e realistica e a un solido

moralismo.

Verso il 1385 progettò un’opera narrativa, il Trecentonovelle; doveva trattarsi di una raccolta di 300

novelle, ma ce ne sono giunte solo 228, alcune delle quali incomplete; si tratta di narrazioni piuttosto

brevi, non legate da una cornice, ma disposte secondo un ordine basato sui loro diversi significati morali.

Sacchetti afferma di voler raccontare per consolare dai mali che travagliano la vita contemporanea, e

rivendica il rapporto delle sue novelle con fatti reali, di cui talvolta egli è stato diretto testimone.

Dal modo stesso con cui ci descrive le cose scaturisce il suo atteggiamento morale, che raccomanda di

tenersi vicini alla realtà più semplice e normale, ai valori medi diffusi nella comunità umana: fortissima

è infatti la sua diffidenza verso gli atteggiamenti eroici, i gesti eccessivi e appassionati, i sentimenti troppo

intensi; fortissima la sua diffidenza anche verso le donne (presentate sempre in una luce negativa,

secondo gli schemi della tradizione misogina).

ALTRI NARRATORI TOSCANI

Altri autori costituiscono variamente attorno alle proprie novelle delle cornici, ma ricorrendo a moduli

assai diversi da quelli del Boccaccio.

Una cornice amplificata, in cui si narrano gli amori di due giovani, la troviamo nel Pecorone,

- attribuito a un S G F .

ER IOVANNI IORENTINO

Il Novelliere di G S ha come cornice il viaggio per l’Italia di una brigata di amici

- IOVANNI ERCAMBI

Una certa facilità narrativa rivela G S , nelle sue quaranta Novelle, raccolte in una

- ENTILE ERMINI

struttura disordinata

Più originale Il Paradiso degli Alberti, scritta da G G

- IOVANNI HERARDI

Ampia e fortunata diffusione ebbero a Firenze le novelle sciolta, dette spicciolate, quasi sempre

- anonime: la più celebre è La novella del grasso legnaiuolo, la cui redazione più ampia è attribuita

a A M . Vi si narra una beffa ordita da Filippo Brunelleschi nel 1409 ai danni di un

NTONIO ANETTI

artigiano, il Grasso, a cui si fa addirittura credere di essersi trasformato in un’”altra” persona: la

razionalità della progettazione e della realizzazione della beffa, sullo sfondo del vivace mondo degli

artisti fiorentini, si incontra col motivo mitico del sosia e del “doppio”.

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Nell’ambito della novellistica si colloca poi il fortunato genere della facezia; mentre alla tradizione dei

romanzi medievali si riallacciano i romanzi in prosa di A B .

NDREA DA ARBERINO

Facezia

La facezia o motto si fonda su un uso scherzoso del linguaggio, determinato da intenzioni aggressive verso qualcuno o semplicemente

dal puro piacere del gioco verbale e intellettuale.

Nella tradizione romanza si affermò molto presto un legame tra facezia e novella: la narrazione breve della novella poteva infatti risolversi

spesso in una situazione che vedeva un personaggio imporsi sugli altri o liberarsi da qualche difficoltà mediante un motto abile e arguto.

Nel secolo XV la facezia si configura come un vero e proprio genere letterario, in cui convergono la curiosità intellettuale degli umanisti e

il vivace gusto popolare per i giochi di parole o per i contenuti scabrosi.

LA LETTERATURA RELIGIOSA

La “chiusura” della vita religiosa si accentua ulteriormente nel processo di riorganizzazione della società

italiana. La società nel suo complesso rifiuta ogni prospettiva religiosa che metta in causa l’equilibrio

sociale.

Nuove prospettive di riforma religiosa si prospettano però in

settori dell’alta cultura: lontanissimi dalle credenze e dal culto delle

classi subalterne, essi sviluppano le forme dell’Umanesimo

cristiano. Presso le masse invece si favorisce una religiosità fatta di Sacra rappresentazione

rassegnazione di fronte alle miserie e alle sofferenze e di rispetto Spettacolo drammaturgico di

delle gerarchie; un grande movimento di penitenza fu quello dei argomento religioso che si sviluppa

Bianchi. Vi partecipò il domenicano fiorentino G IOVANNI soprattutto a Firenze nel corso del

secolo XV, sulla base di testi scritti.

D , grande predicatore impegnato a imporre nella vita

OMINICI Esso si collega al dramma liturgico e

cittadina un’etica dura e rigoristica in polemica con la prospettiva alle forme dello spettacolo sacro

degli umanisti. diffuse in varie zone d’Europa nel

secolo XIV e XV e note come misteri.

Per una diretta osservanza della regola di San Francesco operò il Come metro adotta l’ottava rima, già

francescano S B S : di lui abbiamo i testi delle

AN ERNARDIN

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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