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Letteratura greca

La letteratura greca comprende le opere composte dal secolo VIII a.C. al VI d.C. e come data finale si assume il 529, anno in cui l'imperatore Giustiniano chiuse la scuola filosofica platonica ad Atene, anno con cui inizia la letteratura bizantina. Le opere non sono scritte tutte nello stesso greco; fino al IV secolo a.C. gli autori usarono dialetti diversi, solo al tempo di Alessandro Magno cominciò ad affermarsi una lingua comune, la cui adozione comportò profondi cambiamenti della realtà culturale, sicché si può assumere il 323 a.C. come data limite e dividere la letteratura greca in due periodi: il periodo ellenico (dagli inizi al 323 a.C.) e il periodo ellenistico dal 323 a.C. al 529 d.C. I due periodi possono essere divisi a loro volta:

  • Periodo ellenico:
    • Età arcaica (sec. VIII-VI a.C.)
    • Età classica (sec. V-IV a.C.)
  • Periodo ellenistico:
    • Età alessandrina (sec. III-I a.C.)
    • Età romana (sec. I-IV d.C.)

Epica arcaica

Nel corso dei secoli VIII-VI a.C. cominciarono a fondarsi colonie occidentali, i regimi aristocratici entrarono in crisi, si intensificarono gli scambi culturali, fu battuta la prima moneta e si diffuse la scrittura. La letteratura greca di questi secoli assunse caratteristiche peculiari: per tutta l'età arcaica venne composta in versi, fu diffusa oralmente e fu spesso connessa con la musica. Per queste caratteristiche la poesia greca arcaica ebbe una struttura sintattica, lessicale e stilistica particolare: prevalevano i nessi paratattici, l'uso di espressioni tradizionali e la composizione ad anello. In prosa si cominciò a scrivere nella seconda metà del VI secolo a.C. e con essa cominciò a diffondersi anche la lettura.

La poesia più antica e più diffusa fu quella epica e l'aggettivo epico deriva da «parola», «verso» o «racconto». Il racconto di questo genere di poesia erano soprattutto storie degli dei e degli uomini, le origini del mondo, delle città e delle avventure. Nei secoli VIII-VI a.C. vennero trascritti i racconti tramandati ed eseguiti fino ad allora oralmente, e vennero composti anche poemi epici intorno agli dei (Teogonie, Titanomachie, Gigantomachie), alle imprese di Eracle e di altri eroi e soprattutto all'impresa troiana. Eccetto l'Iliade e l'Odissea, tutti i poemi arcaici sono andati perduti e i loro frammenti sono stati organizzati in un ciclo epico, i cui poemi principali sono:

  • Poemi sugli dei (Titanomachia, di Eumelo di Corinto)
  • Poemi su Tebe (Edipodia, Tebaide, Epigoni)
  • Poemi sugli Argonauti (Canti Corinzi, di Eumelo di Corinto; Canti di Naupatto, di Carcino di Naupatto)
  • Poemi su Eracle (Eraclea, di Pisandro di Rodi; Presa di Ecalia, di Creofilo di Samo)

Tra i poemi sulla guerra di Troia ricordiamo:

  • Canti Cipri: 11 libri - Alle nozze di Peleo e Teti compare tra gli invitati la Discordia che accende una lite tra Afrodite, Era e Atena su chi sia la più bella. Paride, scelto come giudice, assegna il primato ad Afrodite, che gli ha promesso come ricompensa la bellissima Elena, moglie di Menelao. Elena, sedotta da Paride, lo segue a Troia. Agamennone, fratello di Menelao, prepara la prima spedizione contro Troia, ma per sbaglio espugna Teutrania. Ne prepara una seconda, ma non riesce a salpare da Aulide, finché non ha sacrificato la figlia Ifigenia ad Artemide. Segue il racconto dei primi nove anni di guerra contro Troia.
  • Iliade di Omero
  • Etiopide: 5 libri di Arctino di Mileto - Achille uccide l'amazzone Pentesilea e il re degli Etiopi Memnone, figlio dell'Aurora, e a sua volta è ucciso da Apollo e da Paride; Seguono i funerali di Achille.
  • Piccola Iliade: 4 libri di Lesche di Mitilene - Aiace impazzisce perché non ha ottenuto le armi di Achille, fa strage di Achei e si uccide. Odisseo penetra, travestito, a Troia ed è riconosciuto da Elena, con cui concorda l'espugnazione della città. Epeo costruisce il cavallo di legno, Odisseo trafuga il palladio, la statua di Pallade Atena che rendeva Troia inespugnabile. Gli Achei salpano lasciando sulla riva il cavallo di legno, pieno di soldati armati.
  • Distruzione di Ilio: 2 libri Arctino di Mileto - I Troiani dedicano il cavallo di legno ad Atena, dopo che due serpenti hanno ucciso con i suoi due figli il sacerdote Lacoonte, contrario a introdurre il cavallo nella città. Di notte gli Achei escono e distruggono Ilio.
  • Ritorni: 5 libri di Agia di Trezene - Gli eroi partono, ma non tutti hanno un felice ritorno: Menelao è deviato in Egitto, il locrese Aiace naufraga e Agamennone arriva a casa ed è ucciso dalla moglie Clitemnestra.
  • Odissea di Omero
  • Telegonia: due libri di Eugammone di Cirene - Odisseo torna definitivamente a casa ed è ucciso da Telegono, figlio suo e di Circe, venuto per conoscerlo. Seguono le nozze di Telegono con Penelope e di Telemaco con Circe, che li rende immortali.

I racconti epici costituirono un potente strumento di aggregazione culturale, una sorta di enciclopedia tribale; In essi venivano custodite le memorie comuni: l'immagine degli dei, le gesta degli eroi, i riti della preghiera e del sacrificio, la costruzione di un'arma, di una nave e le regole della battaglia.

Omero: L'Iliade e l'Odissea

La letteratura greca inizia con l'Iliade e l'Odissea, delle quali la prima racconta l'ira di Achille e delle sue conseguenze alla fine del nono anno della decennale guerra di Troia, la seconda invece l'avventuroso ritorno di Odisseo in patria. Storicamente la città di Troia è esistita realmente nella regione nordoccidentale dell'Asia Minore, su di una piccola altura presso la confluenza di due fiumi, lo Scamandro e il Simoenta. Il sito fu identificato nel XIX secolo dal tedesco Heinrich Schliemann e sul luogo, abitato fin dal III millennio, si era stanziata intorno al 1800 a.C. una nuova popolazione forse indoeuropea che conosceva il cavallo, usava la ceramica minia e seppelliva i morti. Intorno al 1300 Troia, che commerciava da tempo con gli Achei, fu danneggiata da un terremoto: la popolazione scappò, ritornò e ricostruì le mura. Intorno al 1260 la città fu espugnata e abbandonata, infine intorno all'VIII secolo a.C. vi si stabilirono genti di stirpe eolica.

L'epica raggiunse la sua espressione più alta nelle colonie ioniche e presto il poeta epico compose i suoi racconti in dialetto ionico, diverso però da quello realmente parlato, e in cui sopravvivevano elementi arcaici non ionici. Compito degli aedi era di eternare le imprese degli dei e degli uomini e per riferirle veridicamente bastava non dimenticarli, infatti la ἀ-λάθ-εια «verità» (ἀλήθεια da ἀλάθεια) è in greco l'opposto di «dimenticare» (λαθεῖν, aoristo λανθάνω). Con il tempo gli episodi più importanti furono conosciuti da un pubblico sempre più vasto che si aspettava di risentirli senza alterazioni, e a questa fissità di contenuti corrispose la fissità delle forme espressive e tratto distintivo dell'epica è appunto la ripetizione. L'aedo cantava nelle case, durante un banchetto e socialmente era equiparato ad un professionista e, per corrispondere ai gusti e alla cultura del pubblico sempre meno capace di capire la lontana civiltà micenea, gli aedi aggiornavano costantemente i loro racconti. E per questo fine disponevano di un ricco strumentario di formule (nessi di parole con struttura metrica costante che esprimono un'idea essenziale - Il piè veloce Achille), scene tipiche (sbarchi, partenze, banchetti, duelli) e canoni compositivi, cioè regole per organizzare la materia secondo sequenze tradizionali (in forma di catalogo o disponendo gli argomenti ad anello o a blocchi). Pur essendo una materia plastica e adattabile con il tempo l'epica si cristallizzò nella forma in cui aveva ottenuto maggior successo e nel secolo VII a.C. questo processo era ormai concluso e i canti venivano recitati a memoria dai rapsodi, dove il termine rapsodo è composto da (cucire insieme) e (cantore).

Sappiamo inoltre che in molte città durante le principali feste religiose venivano organizzate gare di rapsodi e che una legge ateniese nel VI sec a.C. impose ai rapsodi di recitare Omero di seguito durante le Panatenee, continuando da dove finiva il rapsodo precedente. Con una norma simile si evitava che uno stesso episodio fosse ripetuto da più aedi e che un episodio accaduto dopo fosse raccontato prima e soprattutto questo comportò una sistemazione coerente degli episodi in un vero e proprio poema.

Più complessa è invece la composizione dell'Iliade e dell'Odissea, che non si propongono come un'unione di episodi successivi, ma come gerarchizzazione unitaria di episodi e la loro concezione rivela un piano organico e proprio per questo gli antichi non dubitavano che fossero opera di un solo poeta, Omero.

La questione omerica

Di Omero non sappiamo nulla, si tratta di un nome testimoniato a Creta nella forma dorica Ὃμαρος. Gli antichi derivavano il nome da «incontrarsi», con allusione alle riunioni festive in cui si recitavano i racconti epici, o lo interpretavano come un soprannome parlante: «il cieco» o «l'ostaggio». Erodoto calcolava che Esiodo ed Omero fossero vissuti quattrocento anni prima di lui, verso la metà del IX secolo a.C., una data ipotetica come la patria: Smirne o Chio.

Presto si dubitò anche che i poemi fossero stati scritti in gran parte da Omero; confrontando testi di diversa provenienza, eliminando versi superflui e preferendo espressioni che parevano più omeriche dal punto di vista della lingua e dello stile, i grammatici alessandrini, Zenodoto di Efeso nel III secolo a.C., Aristofano di Bisanzio e Aristarco nel successivo approntarono una loro edizione critica dell'Iliade e dell'Odissea: divisero ciascun poema in 24 canti e contrassegnarono ciascun canto con una delle 24 lettere dell'alfabeto ionico (maiuscole per l'Iliade, minuscole per l'Odissea).

Nell'età moderna la critica omerica ha inizio nel 1664 con l'abate francese Francois d'Aubignac, secondo il quale l'Iliade sarebbe piena di contraddizioni e priva di unità. Nel 1730 il filosofo napoletano Giambattista Vico, nei Princìpi d'una scienza nuova, supponeva che a comporre i due poemi fossero stati più poeti. Scientificamente la questione omerica fu impostata nel 1795 dal tedesco Friedrich August Wolf con i Prolegomena ad Homerum dove, facendo leva sulle incoerenze e sulla diversa qualità poetica dei singoli passi, suppose che i poemi fossero stati redatti da una commissione di dotti per incarico di Pisistrato nella seconda metà del VI secolo a.C. Successivamente Gottfried Hermann pensò a due nuclei primitivi, l'ira di Achille e il ritorno di Odisseo, cantati da Omero e ampliati dagli aedi fino a formare i poemi. Karl Lachmann studiò invece l'Iliade e individuò 16 o 18 canti singoli (Einzellieder) che la redazione pisistratea avrebbe annodato insieme. Una svolta segnarono gli studi di Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff secondo cui all'inizio vi sarebbero stati dei canti singoli, fioriti in ambiente eolico. Nella Ionia si sarebbe passati dal canto alla recitazione, dal dialetto eolico a quello ionico, dal singolo canto a piccolo poemi. Nel secolo VIII a.C. Omero, rielaborando materiale tradizionale e creando ex-novo, avrebbe composto l'Iliade, ma non l'Iliade che leggiamo noi: a questa si sarebbe arrivati dopo le rielaborazioni successive.

La critica omerica si sviluppò soprattutto in Germania, Svizzera e Gran Bretagna nel Novecento secondo due diversi orientamenti: neounitario e neoanalitico. Neounitari furono il tedesco Carl Rothe, che riesaminò l'Iliade e l'Odissea in quanto espressioni non di razionalità ma di poesia, e soprattutto il tedesco Wolfang Schadewaldt, che nell'Iliade individuò una fitta rete di anticipazioni e di rimandi e dunque un piano compositivo coerente, che solo un'unica mente avrebbe potuto concepire e attuare. La critica neounitaria ha cercato di svalutare le incoerenze notate dalla critica analitica, dimostrando i suoi argomenti infondati e segnalando che incoerene analoghe si notano in opere moderne. Ma soprattutto ha esaltato la coerenza complessiva dei due poemi. Contemporaneamente si è sviluppata la critica neoanalitica che impiega gli strumenti dell'analisi per provarne la fondamentale unità. I neoanalitici sono in genere dei separatori e pensano che i due poemi siano opera di due autori diversi e che l'autore dell'Odissea abbia tenuto presente l'Iliade e che entrambi gli autori abbiano attinto a poemi precedenti. Tra i neoanalitici ricordiamo Meuli che nel 1921 derivò le avventure di Odisseo da un preesistente epos sugli Argonauti, Kakridis trovò nell'Iliade le tracce di una Meleagride e lo stesso Schadewaldt di una Memnonide. Attorno al 1960 a queste due correnti se ne aggiunse una terza, quella oralistica, inaugurata da Milman Parry, il quale ha esaminato i nessi formulari, spiegando che essi si erano formati in un lungo spazio di tempo, e ha dedotto che gli aedi improvvisavano i versi oralmente, aiutandosi con i segmenti formulari a completare più agevolmente l'esametro. Per merito suo la ripetizione di versi e di scene tipiche fisse, in cui prima si scorgevano imperfezioni stilistiche, viene giudicata correttamente come una caratteristica dell'epica e del suo stile che è ripetitivo perché fondato appunto sull'oralità. Accanto a queste tendenze vanno ricordati due metodi di indagine: il comparativismo e lo strutturalismo, rappresentati rispettivamente dal tedesco Franz Bopp e dallo svizzero Ferdinand de Saussure. Merito di Bopp fu di accertare la parentela tra le lingue indoeuropee e di avviare la ricostruzione della loro storia. Analogamente gli omeristi hanno cercato di ricostruire la formazione dei poemi omerici paragonandoli ad altri poemi epici di altri popoli e con questo è venuto alla luce come l'Odissea presenti del materiale ricorrente anche nelle fiabe e nei miti di altri popoli, come l'episodio di Polifemo. Lo strutturalismo invece studia anzitutto i rapporti che intercorrono tra i vari elementi di un fenomeno, confronta i fenomeni tra di loro, accertando se essi sono simili solo in apparenza o se hanno una medesima struttura. Ad un'analisi strutturale per esempio, non tutte le versioni del racconto di Polifemo sono comparabili: alcune sono simili solo superficialmente, ma sono diverse nella struttura.

Architettura generale dell'Iliade

L'Iliade, in 24 canti di esametri dattilici, racconta alcuni episodi della guerra di Troia, accaduti alla fine del nono anno. Achille, l'eroe acheo più valoroso, è adirato con il capo supremo Agamennone, che lo ha offeso davanti all'esercito e gli ha tolto la schiava di guerra Briseide; per questo Achille invoca la vendetta di Zeus e si rifiuta di partecipare alla guerra ed espone gli Achei a dure sconfitte. Per capire il comportamento di Achille, si può far riferimento alla teoria dell'antropologa americana Ruth Benedict, che ha distinto due tipi di civiltà: la civiltà della vergogna e la civiltà della colpa, dove nella prima prevale la considerazione degli altri, mentre nella seconda l'approvazione interiore. Una caratteristica della società omerica è la prevalenza della vergogna sulla colpa e, per citare lo studioso britannico Dodds, il bene supremo per l'uomo omerico non sta nel godimento di una coscienza tranquilla, ma nel possesso della timè, la pubblica stima. Pertanto negare al valoroso l'onore dovuto era come decretarne la morte sociale. Un'altra caratteristica di questa società è lo stretto rapporto tra capo e sudditi: un capo giusto o ingiusto poteva essere per i suoi sudditi causa di benessere o di rovina, la colpa del capo poteva ricadere sui propri sudditi. Dopo aver subito parecchie sconfitte, Agamennone invia Fenice, Aiace ed Odisseo a chiedere scusa ad Achille, ma se è vero che questi non depone l'ira, tuttavia non può impedire che in vece sua e con le sue armi, Patroclo, il suo amico più caro, vada in battaglia per aiutare gli Achei, ma verrà ucciso. Achille, informato della sua morte e folle di dolore, decide di tornare a combattere per uccidere Ettore e per vendicare l'amico. Indossate le armi nuove, fabbricate per lui da Efesto, fa strage di Troiani, uccide Ettore, celebra i funerali di Patroclo e infine restituisce il cadavere di Ettore al padre Priamo.

L'ira di Achille occupa tre sezioni di otto canti ciascuna: si accende nel I canto, divampa nel IX e devia verso un nuovo obiettivo nel XVII. Attorno al tema centrale dell'ira viene organizzato il complesso delle azioni degli altri eroi.

Episodi dei canti

  • I: Agamennone, contro il parere degli altri Achei, scaccia il sacerdote Crise venuto a riscattare la figlia Criseide: impaurito il vecchio invoca la vendetta di Apollo e per nove giorni il dio scaglia la peste sull'esercito acheo, al decimo invece Achille convoca l'assemblea. Agamennone, che l'indovino Calcante indica come la causa della peste, si infuria: restituirà Criseide, ma vuole in cambio Briseide, trofeo di Achille. Achille allora sta per avventarsi su Agamennone, ma Atena lo trattiene tirandolo per i capelli. Achille allora insulta Agamennone e dichiara che non combatterà più; poi va sulla riva del mare e invoca la madre Teti, alla quale chiede vendetta.
  • II: Zeus, per vendicare Achille, induce con un sogno ingannevole Agamennone ad attaccare.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ostakista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Cozzoli Adele Teresa.
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