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La cultura ellenistica

Dopo che il mondo greco fu sottoposto a un primo processo di unificazione per opera di Filippo II il Macedone e del figlio Alessandro, si realizzano in questa età due condizioni storiche del tutto nuove: l'unità politica della Grecia sotto un potere fortemente centralizzato e il suo prevalere su realtà etniche appartenenti a un diverso sistema politico-culturale e tradizionalmente sentite come antagoniste rispetto al modello greco.

Negli stessi anni in cui si realizzava la conquista dell'impero persiano, Alessandro, da una parte nel solco della tradizione, procedeva alla fondazione di nuove città nei territori conquistati, dall'altra si impegnava in una politica di integrazione fra Greci e popolazioni indigene. Fino ad allora i Greci colonizzatori avevano sempre mantenuto la propria identità culturale; Alessandro invece favorisce quasi un'osmosi fra due sistemi politico-culturali differenti: incentiva la celebrazione di matrimoni misti, propone audaci forme di sincretismo religioso, come quella fra Zeus e Ammone, attribuisce a se stesso onori quasi divini nel rispetto delle consuetudini del mondo orientale.

Dopo la morte di Alessandro, nel 323 aC, nessuno degli uomini a lui più vicini riuscì a imporsi come suo unico successore e fra i diadochi si scatenarono furiosi conflitti militari che durarono oltre un ventennio e che portarono allo smembramento dell'impero in quattro grandi regni, retto da nuove dinastie: l'Egitto sotto i Lagidi, la Siria sotto i Seleucidi, la Macedonia sotto gli Antigonidi e il regno di Pergamo sotto gli Attalidi. Il disegno di impero universale non sopravvisse ad Alessandro, ma continuò a essere perseguita la linea fondamentale della politica da lui inaugurata, mirante a un'integrazione profonda fra mondo greco e mondo orientale.

Johann Gustav Droysen, storico tedesco della prima metà dell'Ottocento, usò per primo il termine «Ellenismo», per designare la complessa realtà che nacque da questa fusione. Convenzionalmente gli studiosi fissano i limiti temporali di questo periodo tra la morte di Alessandro e la battaglia di Azio (31 aC), che segnò la definitiva conquista romana dell'Egitto, l'ultimo dei regni ellenistici a essere sopravvissuto.

Strutture politiche e linguistiche dell'ellenismo

Tra i mutamenti profondi che connotano i secoli del primo Ellenismo il più significativo, sotto il profilo sociopolitico, è la formazione di grandi strutture statali centralizzate, come conseguenza del consolidamento delle dinastie regnanti: gli stati ellenistici vengono organizzati secondo una struttura piramidale, la cui base è costituita dalla massa della popolazione indigena e il vertice da un’élite di etnica e cultura greca. Infatti la minoranza greca costruisce un ampio apparato burocratico strettamente dipendente dal potere monarchico, mutuandolo dal modello persiano: il risultato di tale organizzazione statale è il definitivo distacco del singolo cittadino dalla vita politica, favorito anche dal fenomeno dell'inurbamento in pochissime grandi metropoli, separate inevitabilmente fra loro da enormi spazi geografici.

Infatti l'abnorme accrescimento demografico dei centri urbani determina la fine del rapporto interattivo tra la polis e la chora, su cui era fondato l'equilibrio politico-sociale delle città greche del periodo arcaico e classico. Sul piano linguistico un'organizzazione statale di questo tipo contribuì alla formazione della koiné, cioè della lingua comune e d'uso propria della burocrazia statale e delle classi colte dei regni ellenistici. Nel panorama letterario, mentre in poesia resta vivo l'impiego dei diversi dialetti in riferimento ai diversi generi letterari, la koiné diventa una lingua d'elezione della prosa greca da Polibio a Plutarco.

Centri culturali e produzione letteraria

Fra le nuove città volute da Alessandro, la più importante è Alessandria, fondata nel 332 sul delta del Nilo e divenuta capitale del regno d'Egitto quando Tolomeo I Sotér si proclamò re del nuovo stato nel 305 aC; la città si affermò presto come il più prestigioso centro culturale del mondo ellenistico. Anche le istituzioni culturali furono modellate secondo un disegno organico rispetto ai centri di potere, al fine di permettere al sovrano un discreto controllo degli intellettuali che gravitavano attorno alla corte.

Nasce in questo modo la figura dell'intellettuale legato al potere del sovrano, di cui il poeta erudito si fa propagandista e apologeta. Paradigmatica di questo nuovo modo di organizzare la cultura è la costruzione, nell'ambito della reggia di Alessandria, del Museo («la casa delle Muse»), edificato da Tolomeo I Sotér prima del 283 aC, anno della sua morte. Qui i poeti, gli eruditi e gli scienziati svolgevano tutta la loro attività culturale e scientifica fungeva al tempo stesso da loro residenza. In questo modo gli intellettuali potevano coltivare i loro interessi, liberi dalle preoccupazioni della vita quotidiana, anche grazie all'indennità statale di cui usufruivano. Fulcro del Museo era la celebre Biblioteca, che già al tempo di Tolomeo II Filadelfo (283-246) successore del Sotér, contava mezzo milione di papiri. Di questi uno ha conservato l'elenco degli eruditi che si sono succeduti nell'incarico di bibliotecario: al primo Zenodoto, seguono Apollonio Rodio, Eratostene, Aristofane di Bisanzio, Apollonio l'Eidografo e Aristarco di Samotracia.

Altri centri culturali ellenistici

Alessandria non fu tuttavia l'unico centro culturale di grande importanza. Sua rivale fu Pergamo, la capitale del regno degli Attalidi: la scuola, fondata da Cratete di Mallo, rivaleggiò a lungo con la scuola alessandrina: in alternativa al metodo grammaticale e filologico propugnato da quest'ultima, Cratete introdusse un metodo di esegesi dei testi omerici di tipo allegorico; voleva infatti interpretare la poesia omerica come una complessa allegoria filosofica-cosmologica.

Più a occidente, un'importante funzione culturale ebbero Siracusa, specialmente sotto il governo di Ierone II (165-215), e più tardi Roma, che nella prima metà del II aC raccolse attorno al circolo degli Scipioni alcuni dei massimi intellettuali greci. D'altra parte Atene continuò ad essere un centro culturale di primaria importanza: oltre all'attività teatrale di Menandro, l'Atene fra IV e III aC è la sede della più avanzata speculazione filosofica di età ellenistica: qui operarono Epicuro di Samo e Zenone di Cizico.

Circolazione libraria e cultura letteraria

In periodo ellenistico assunse un notevole rilievo anche la circolazione libraria; ora si assiste infatti alla conclusione di un importante processo evolutivo: in una prima fase il sistema di composizione, pubblicazione e trasmissione era stato esclusivamente orale (oralità integrale), ed era quello dei poemi omerici; quindi vi era stata una lunga fase intermedia in cui la composizione del prodotto letterario risultava già prevalentemente affidata alla scrittura, ma la sua pubblicazione e trasmissione continuavano ad essere orali; infine si giunge in età ellenistica a un sistema di composizione e di trasmissione scritta dell'opera.

La pubblicazione e la diffusione di un qualsiasi testo è affidata alla sua redazione scritta sul rotolo di papiro, destinato a circolare fra amici e colleghi dell'autore e ad alimentare una prima forma di commercio librario. Il rapporto diretto e simpatetico, caratteristico del periodo arcaico e classico, fra autore e pubblico, nel periodo ellenistico non esiste più, e il legame fra autore e lettore è mediato dal libro. La fissazione per iscritto del prodotto letterario già al momento del suo concepimento pone le premesse per la riproduzione fedele del testo così come immaginato dall'autore, escludendo la possibilità di intervento da parte degli esecutori occasionali. Il testo si configura quindi come un testo chiuso da cui originano sempre e solo copie.

È un'evoluzione che influisce anche sul fruitore che, connotandosi sempre più come lettore che come ascoltatore, diviene progressivamente più sensibile agli artifici della parola scritta. L'autore alessandrino è dunque libero dai condizionamenti che, in età arcaica e classica, si determinavano in conseguenza del rapporto diretto e simpatetico tra autore-esecutore e pubblico; al tempo stesso egli è consapevole delle nuove espressive proprie del sistema della composizione scritta. L'opera letteraria risulta più meditata e individualistica, più raffinata e più innovativa, aperta ad ogni sperimentazione.

Inoltre opere dei precedenti autori in questo periodo diventano oggetto di una rigorosa analisi critica e filologica, mirata a realizzare vere e proprie edizioni. In sostanza, nella figura del poeta erudito alessandrino si fondono i poli di una dialettica inedita nella storia della cultura: da una parte opera in lui il rigore scientifico del filologo ante litteram, che studia in maniera critica la letteratura precedente recependola come testo, dall'altra agisce in lui una volontà creativa che, partendo da una lettura della precedente letteratura intesa come insieme di tesi, si sforza di aprire percorsi poetici nuovi e di sperimentare forme originali rispetto alla tradizione. L'aspetto più rivelando di questa tendenza è la trasformazione dei generi letterari tradizionali, ma soprattutto la loro contaminazione nell'intento di creare un'opera originale rispetto ai canoni del passato, favorita dal passaggio dalla diffusione orale alla pubblicazione scritta.

Infatti in età arcaica e tardoarcaica la divisione per generi letterari era in qualche modo determinata dalla valenza orale del componimento: il suo contenuto e gli aspetti formali erano condizionati dalla finalità e dall'occasione; ma quando, con la pubblicazione scritta del componimento, si finì per prescindere dall'occasione, venne meno uno degli elementi distintivi dei generi. Anche il pubblico era diverso: nel periodo arcaico e classico esso era costituito da tutti i cittadini della polis o da appartenenti a una medesima eteria sociopolitica; nell'epoca ellenistica invece il numero dei fruitori dell'opera letteraria si restringe notevolmente, diventa molto più omogeneo, finendo con l'identificarsi con quanti operavano nell'ambito della corte o di un determinato circolo culturale.

Ma la cultura dell'età alessandrina non è solo quella ufficiale legata alle corti e propria della classe dirigente; accanto ad essa continua ad avere spazio anche una cultura popolare, tradizionale e orale dei cantoni e degli attori itineranti. Nell'ambito della cultura di fruizione ancora orale, particolare attenzione merita il fenomeno dell'evoluzione del teatro: pur essendo ancora vitale il teatro tradizionale, assume sempre maggior rilievo un teatro di intrattenimento con fortissime connotazioni espressionistiche e fondato sul virtuosismo musicale; per le difficoltà melodiche presenti nei canti a solo, il ruolo dell'attore presuppone ormai un'abilità tecnica da professionista. Anzi, l'attore non si limita a cantare monodie o sezioni liriche, ma estende questo tipo di resa anche alle sezioni in trimetri, che tradizionalmente erano destinate alla recitazione.

Nel periodo ellenistico dunque si manifesta il fenomeno per cui la cultura si scinde in due culture: l'una della classe dirigente, innovativa ed elitaria, l'altra delle classi subalterne, tradizionale e di massa. In questo ambiente anche il sapere scientifico assurge per la prima volta a piena dignità culturale e di fatto si pone sullo stesso piano della cultura umanistica: l'astronomia, la matematica, la geometria e la fisica raggiungono lo status di scienze autonome nell'ambito del sapere. In questo periodo la cultura è intesa come la somma fra il sapere umanistico-letterario e il sapere scientifico, secondo una concezione enciclopedica: tale visione è riscontrabile sia in certi luoghi della produzione poetica di Callimaco e di Apollonio Rodio, sia nella più tarda teorizzazione di una personalità eclettica come quella di Posidonio, il principale esponente del secondo stoicismo, che si impegnò nel tentativo di ricondurre a unità il sapere, cercando di conciliare la filosofia con le scienze esatte.

Menandro e la commedia nuova

Attraverso l'esperienza della commedia di mezzo, il genere comico continua a evolversi fino alle soglie del periodo ellenistico, affermandosi come il principale elemento di continuità della tradizione scenica classica ateniese. L'ultima fase di questo processo viene indicata come «commedia nuova», e Menandro ne è l'esponente di maggior rilievo. Nato nel 342 aC da nobile famiglia ateniese, Menandro esordì in teatro nel 322. Il decennio della tirannide illuminata filomacedone di Demetrio Falereo (317-307), uomo di ampia cultura e allievo del filosofo peripatetico Teofrasto, con cui Menandro fu in ottimi rapporti, segnò il periodo di crescita e di affermazione del drammaturgo: al 317 aC è infatti databile la più antica delle commedie da noi conosciute, il Dyskolos, che mette già in evidenza i caratteri tipici della tecnica drammaturgica menandrea.

La produzione teatrale di Menandro raggiunse il periodo di piena maturità negli anni successivi alla cacciata del Falereo da Atene da parte di Demetrio Poliorcete, che restaurò il regime democratico e liberò la città dalla pressione macedone. Questo trapasso di regime dovette rappresentare un evento traumatico per Menandro che faceva parte del circolo di persone vicine al Falereo e a stento evitò l'esilio. Alle proprie vicende biografiche Menandro riserva solo rarissimi accenni nelle sue commedie. Egli non sembra affatto interessato agli avvenimenti politici del suo tempo; nondimeno la commedia menandrea, per quanto non sia commedia politica, mostra comunque una fortissima attenzione per il sociale.

L'istituzione da parte di Antipatro di un regime in cui solo i proprietari terrieri possedevano diritti politici, e poi i dieci anni di tirannide del Falereo, che aveva basato il potere sul consenso dell'oligarchia timocratica, avevano determinato una notevole divaricazione tra una classe di proprietari terrieri e piccolo imprenditori e un demos sempre più impoverito: gli equilibri sociali dell'Atene democratica si erano ormai spezzati, l'osmosi economica e culturale tra città e campagna non esisteva più. Di questa realtà sociale Menandro è un lucido osservatore: rappresenta con spiccato realismo la vita del ceto benestante dell'Atene del suo tempo, facendo anche emergere la condizione delle classi più povere; la sua è una commedia di ambientazione cittadina.

Se fosse dipeso dalla tradizione manoscritta medievale, della produzione di Menandro noi avremmo solo scarsissimi frammenti. Tutti i papiri contenenti opere o parti di opere del commediografo sono venuti alla luce a partire dalla fine del secolo scorso e la tradizione di studi è quindi recente. Il primo ritrovamento risale al 1907, quando Gustave Lefebvre, durante una campagna di scavo presso Afroditopoli in Egitto, rinvenne parti di un codice papiraceo, denominato Cairensis, risalente al secolo V dC, i cui resti ci hanno restituito brani di cinque commedie: Epitrépontes, Perikeiromene, Samia e una quinta opera di cui non è stato ancora possibile ricostruire il titolo.

Nel 1958 Victor Martin ha pubblicato fogli di un codice papiraceo del secolo III dC, della biblioteca privata Bodmer di Cologny, presso Ginevra, che contengono l'unica commedia di Menandro giuntaci per intero, il Dyskolos. Oltre a queste due scoperte, altri ritrovamenti papiracei hanno permesso di conoscere parti di altre commedie: Sikyonios, Misoumenos, Dis Exapaton, Phasma, Theophoroumene, Georgos, Karchhedonios, Kitharistes, ecc.

Il Dyskolos

Il Dyskolos (Il misantropo): è un'opera giovanile, in cui gli elementi tipici del teatro menandreo non risultano ancora pienamente sviluppati. Protagonista della commedia è un giovane ateniese, Sostrato, il quale, per volontà del dio Pan che recita il prologo, si è innamorato della figlia di Cnemone, un vecchio scontroso e misantropo; ma costui non vuole acconsentire alle nozze di sua figlia con il giovane. Sostrato è amico di Gorgia, figlio di primo letto della moglie di Cnemone, che vive con la madre in una casa vicina a quella del patrigno.

Il vecchio Cnemone, per un incidente, cade nel pozzo della sua casa e viene salvato dall'intervento di Gorgia e Sostrato; per gratitudine nei confronti del figliastro gli fa dono di tutti i suoi beni e gli affida la tutela della sorellastra, superando anche l'avversione per Sostrato che alla fine ottiene il consenso alle nozze e, a sua volta, convince suo padre, Callippide, a dare in sposa la sorella a Gorgia. La commedia si conclude con la scena della celebrazione delle nozze tra le due coppie in casa di Callippide: durante il banchetto il cuoco Sicone e il servo Geta, sbeffeggiandolo, costringono a danzare il misantropo, reso ancora più ridicolo dagli acciacchi per la disavventura. La trama è quella tipica della commedia nuova: un intreccio di circostanze e sentimenti, tutto giocato all'interno di pochi personaggi, legati tra loro da vincoli di amicizia e parentela. Al centro del dramma c'è il microcosmo familiare, in cui agiscono personaggi tipizzati. L'elemento che turba gli equilibri...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ostakista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Cozzoli Adele Teresa.
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