Riassunto per l'esame "Logica Matematica"
Capitolo 1: Logica e indagine
1.1 La logica nell’accezione deweyana
La logica è, per Dewey, analisi del pensiero riflessivo in tutte le sue fasi e momenti, nella sua struttura portante: dal suo nascere al percorso di sviluppo fino alle "asseribilità giustificate" a cui giunge. È indagine dell’indagine, cioè riflessione sull’indagine, analisi del metodo scientifico, che intende stabilire gli strumenti che consentono di costituire i giudizi conoscitivi. Come studio del pensiero la logica corrisponde alla teoria dell’indagine e del metodo sperimentale che, per il filosofo, conducono al rifiuto di ogni determinismo scientifico e filosofico, istituiscono uno stretto legame tra conoscenza e operare pratico e possono orientare il comportamento degli uomini verso una positiva e possibile trasformazione della vita quotidiana.
Tutte le forme logiche e le loro caratteristiche proprietà nascono ed evolvono nell’indagine e si riferiscono al suo controllo, in vista dell’attendibilità delle asserzione prodotte. La logica è lo studio e l’esame del pensiero razionale che si svolge e si genera con l’indagine, è l’individuazione delle operazioni che si compiono lungo il percorso concreto della ricerca. Da una parte possiamo dire che le forme logiche alimentano le operazioni di ricerca e, dall’altra, che da quest’ultima vengono originate. L’indagine cioè sviluppa, nel corso del suo stesso svolgimento, le forme logiche alle quali l’ulteriore ricerca verrà sottoposta.
Dewey non nega né l’esistenza né la necessità dei principi logici, di guida o direttivi, ma ne critica l’origine e l’utilizzo: riguardo all’origine i principi si generano nello stesso processo di controllo dell’indagine continuativa; rispetto al loro utilizzo essi sono condizioni, e non premesse, del ragionamento. Sono assunti per regolare l’ulteriore indagine e sono sempre rivedibili. Sono operativamente a priori, come leggi d’azione. Le forme logiche hanno origine dal materiale d’esperienza e introducono nuovi modi di operare, modi che ad un tempo modificano proprio quel materiale da cui esse si sono sviluppate.
Lo scopo del sapere non è solo quello di sistemare e organizzare le conoscenze già possedute, ma quello di andare dal conosciuto al non conosciuto, attraverso il metodo dell’inferenza. Superare i limiti del già noto significa far divenire il pensiero indagine, che è analisi dei fatti, studio della loro composizione, dei loro rapporti e della loro struttura.
La conoscenza si istituisce nel e grazie al modello dell’indagine, che non si riferisce soltanto alla ricerca scientifica, ma abbraccia ogni forma d’investigazione umana che sia consapevole, riflessiva, intelligente. Dewey, quindi, per indagine intende sia l’indagine scientifica, sia l’indagine di senso comune, quella che si presenta continuamente nella vita e che si occupa delle ordinarie faccende umane.
1.2 I caratteri distintivi della logica
Dewey afferma che la logica è una disciplina che si evolve, mai statica. I suoi criteri, infatti, emergono dai processi d’indagine e sono quindi empiricamente fondati. La materia della logica viene poi determinata operativamente. La logica è operativa sia nella materia d’indagine, che nella sua forma:
- Nella sua forma: in quanto operativamente a priori, come generalizzazioni di proprietà già rivelatesi pertinenti alle conclusioni positive d’indagini già svolte e mai necessariamente a priori secondo i dettami della ragion pura.
- Nella sua materia: poiché il materiale esistenziale è determinato dalle operazioni di osservazione, ma anche riguardo alle operazioni ancora da eseguirsi. Il che sta a significare che la materia esistenziale viene operativamente preparata, poi operativamente verificata.
Vi è tra materia e forma, stretta e reciproca interdipendenza. Le forme logiche hanno, poi, carattere di postulati. Attribuire alle forme logiche carattere di postulato significa invalidarne i caratteri di necessità, autoevidenza, autoverificabilità e autosufficienza propri degli a-priori della ragione o intelletto puro. Le forme logiche sono intrinsecamente postulati dell’indagine e per l’indagine, essendo formulazioni di condizioni, identificate nel corso della ricerca e non premesse o verità già date. Le forme logiche, come postulati, hanno i caratteri propri dell’operatività e dell’evoluzione, esse sono sempre aperte a qualsiasi riesame e sono empiricamente e temporalmente a priori. Rimangono condizioni di indagine, per il loro essere state operativamente valide nelle ricerche passate, fino a quando nuove indagini non offrano sufficienti ragioni per modificarle.
Ma, per Dewey, la logica è anche una teoria naturalistica. Dire che la logica è una teoria naturalistica significa riconoscere la connessione ineliminabile e inevitabile tra la ricerca e la realtà in cui si svolge. La logica nasce dall’esperienza e l’esperienza è nella natura poiché è data dalla complessa transazione tra organismo e ambiente, come la natura è nell’esperienza in quanto siamo noi a ristrutturarla nel proseguimento e miglioramento della nostra esperienza.
L’essere umano si differenzia per la sua capacità di saper accumulare le precedenti esperienze, senza dover iniziare di nuovo e daccapo di fronte ad ogni nuova situazione. L’essere un processo continuativo è uno dei caratteri forti dell’indagine deweyana.
Altro carattere costituente della logica è quello di essere una disciplina sociale. L’essere umano in ogni forma della sua attività, opera all’interno di un contesto naturale e culturale determinato, in modo che le sue azioni sono comprensibili solo tenendo sempre presente tale ambiente. Contemporaneamente le categorie storico-sociali e culturali che costituiscono il mondo a cui l’uomo appartiene, possono essere interpretate come il frutto, prodotto di quel suo operare. Ecco allora che la logica è una disciplina sociale in quanto ogni forma d’indagine è socialmente condizionata e contemporaneamente condiziona in quanto agisce attivamente, trasforma quella realtà dalla quale trae origine.
La logica, infine, è autonoma. Ciò significa che non possiamo partire dalla ricerca di un concetto astratto di conoscenza. Dobbiamo partire proprio dalle situazioni esistenziali indeterminate e solo attraverso di esse, come risultato di un processo di ricerca, giungere ad asseribilità giustificata, sempre rivedibile in quanto da sottoporre ad ulteriori indagini. L’autonomia della logica esclude, dunque, che i suoi fondamenti siano aprioristicamente dati, sia a livello psicologico, sia razionale. Fondamento della logica è allora l’indagine, la ricerca o pensiero riflessivo. La logica è la modalità specifica con cui l’uomo si rapporta all’ambiente, dandogli significato.
1.3 Il modello dell’indagine
Partiamo con la definizione di indagine che per Dewey è: “la trasformazione controllata o diretta di una situazione indeterminata in un’altra che sia determinata, nelle distinzioni e relazioni che la costituiscono in modo da convertire gli elementi della situazione originale in una totalità unificata”. L’indagine è volta alla trasformazione della realtà, ha natura cioè operazionale, un cambiamento non casuale ma controllato e diretto, tale da portarla da una situazione confusa ad una determinata.
Per situazione si devono intendere eventi ed oggetti connessi in un contesto complessivo poiché un evento è sempre parte di un mondo esperienziale appartenente ad un campo più ampio.
L’indagine viene caratterizzata come una situazione esistenziale, che non riguarda soltanto l’uomo singolo, ma l’uomo connesso a tutti gli altri esseri, nel contesto della natura.
L’interazione organica diviene indagine quando le conseguenze reali vengono anticipate, quando cioè le condizioni ambientali vengono esaminate in rapporto alla loro potenzialità e quando vengono altresì selezionate le possibili attività di risposta. Pertanto l’indagine è un connubio indissolubile di attività trasformatrice-operativo-riflessiva verificabile.
Le fasi dell'indagine
Parliamo ora di quelle che Dewey definisce fasi dell’indagine. La loro progressione è sequenza logica e non solo temporale: seguono “da”, oltre che “dopo”.
A) La situazione indeterminata
La condizione antecedente all’indagine è quella della situazione indeterminata che è fonte di dubbio, disturbata, ma che proprio in quell’indeterminatezza ha il suo potenziale, poiché ne stimola l’indagine. Si tratta dell’espressione della fattibilità di definire un problema per trasformarlo: è qualcosa di attivo e operativo, è possibilità di cambiamento.
Il dubbio diviene, pertanto, da una parte apparente fonte di destabilizzazione; ma altresì strumento intellettuale per prendere coscienza di questa condizione e, nel contempo, strumento di costruzione di un ragionevole possibile. Il disordine, dunque, è condicio sine qua non dell’indagine: è proprio da quell’ambiguità della situazione che scaturisce l’indagine.
Dewey subito pone l’attenzione sul fatto che il “ristabilimento” della situazione disturbata non può avvenire che attraverso l’azione di modifica delle condizioni esistenti e mai da isolati processi di pensiero.
È importante sottolineare due aspetti che sono in stretta e reciproca dipendenza nella istituzione dei problemi:
- Genuinità: il problema esiste prima di essere un problema d’indagine poiché qualsiasi problema d’indagine scientifica che non si sviluppi da effettive condizioni sociali è artificioso in quanto posto arbitrariamente dal ricercatore.
- Dewey afferma che non è sufficiente che un problema sorga da tensioni “perturbamenti sociali effettivi”, ma è necessario che sia collegato ad una qualche ipotesi, cioè la disponibilità di una soluzione, che ci consente di far evolvere una situazione problematica in un problema scientifico.
La sola urgenza di un problema pratico non è allora condizione sufficiente, anche se necessaria, a sollecitare la ricerca di una soluzione: il problema deve essere, anche se solo potenzialmente, alla nostra portata onde potere formulare ipotesi di soluzione.
B) La posizione di un problema
Questa fase corrisponde al processo in cui la situazione indeterminata diventa problematica, proprio attraverso l’assoggettamento all’indagine. L’indagine parte, infatti, proprio con l’attività di posizionamento di un problema.
Senza un problema l’indagine non esisterebbe poiché vi sarebbe solo un brancolare nel buio, a esso deve essere reale poiché elaborare un problema che non scaturisca dalla realtà sarebbe intraprendere un lavoro sterile. Porre un problema significa decidere di quali suggerimenti avvalersi e di quali scartare, significa scegliere i dati di cui servirsi.
Posizionare un problema significa essere già in ricerca poiché, al contrario del problema del lavoro scolastico già predisposto affinché ne venga trovata la soluzione, circoscrivere un problema significa “porlo” ed in questo porlo vi è già una costruzione intellettiva.
C) La determinazione di un problema soluzione
L’enunciazione di un problema consente l’anticipazione di una soluzione possibile, cioè di un’idea, di un anticipato modo di agire, proprio perché l’enunciazione è già la visione di una possibile soluzione. Le idee, che sono ipotesi, nascono come suggestioni, prime risposte di fronte a una situazione perturbata.
La suggestione rappresenta condizione e materia prima dell’idea ma non è tale fino a quando non è stata analizzata per la sua capacità funzionale, fino a quando cioè non ne venga mostrata l’attendibilità e la pertinenza e quindi la sua idoneità di mezzo di risoluzione della situazione problematica data.
La determinazione di un problema è un’indagine progressiva che si avvale di due attività che hanno origine e sviluppo strettamente corrispondenti: l’osservazione dei fatti e la maturazione di significazioni.
La ricerca degli elementi tramite l’osservazione stabilisce i termini del problema di cui le idee, come condizioni anticipate, si serviranno per prevedere l’effetto di possibili decisioni. Le osservazioni dei fatti stanno in duplice continuativo rapporto con le idee: ne regolano la formazione e ne controllano l’adeguatezza. Le idee, d’altra parte, dirigono le osservazioni e prospettano soluzioni prevedendo le conseguenze di certe azioni. Il rapporto tra osservazioni e idee, dati e ipotesi è pertanto operativo e in correlazione funzionale.
D) Il ragionamento
Il processo che elabora lo sviluppo, nelle loro relazioni reciproche, delle significazioni, contenuto delle idee, è il ragionamento o discorso razionale.
Le idee non sorgono alla mente, ma si sviluppano mettendole in relazione con strutture concettuali (teorie). Tale sviluppo avviene sulla base dell’esperienza accumulata e delle conoscenze possedute. Il ragionamento è lo sviluppo dell’idea in relazione con le strutture concettuali, le teorie e l’insieme delle significazioni già determinate grazie alle positive esperienze precedenti. L’ampiezza, l’estensione e la ricchezza del ragionamento dipende dall’esperienza del ricercatore e dalla sua cultura scientifico-teorica.
E) Il carattere operazionale di fatti e significazioni
L’illazione e il ragionamento sono sempre in relazione reciproca con i fatti specifici osservati, rappresentano la proposta di possibile soluzione e offrono i mezzi alla soluzione del problema. Non risolvono direttamente il problema, m indicano la possibilità e i modi in cui farlo: mettono a disposizione i procedimenti operazionali. È questa operazionalità che rende possibile il loro concorso alla soluzione del problema evidenziato. L’indagine ha pertanto sempre una portata esistenziale.
I fatti sono operazionali nel senso che vengono selezionati e descritti per enunciare il problema, si legano alle idee perché le dirigono e ne sono dirette: promuovo l’ideazione dei piani di intervento che poi muovono nuove operazioni d’osservazione onde fare venire alla luce nuovi fatti. Essi sono cioè funzionali alle idee.
Sia i fatti che le idee, poi, sono sempre provvisori e in via di collaudo, fino a quanto la sperimentazione non ne riconosca praticamente la validità. Dewey ci indica che nell’indagine i fatti diventano evidenziali e attestano un’idea nella misura in cui sono capaci di organizzarsi fra loro, ovvero nella misura in cui essi interagiscono l’uno con l’altro. Quando la situazione è problematica per pervenire alla soluzione, hanno luogo una serie di interazioni. Alcuni fatti osservati convergono verso un’idea. Questo stimola nuove osservazioni. Il nuovo ordine di fatti indica una conseguente e mutata ipotesi che è occasione di successive osservazioni, il cui risultato determina a sua volta un nuovo ordine di fatti, e così via, fino a quando l’esistente sia compreso e quindi trasformato. Nel corso di questo processo circolare, le idee che rappresentano possibili soluzioni vengono verificate o provate.
La trasformazione è, quindi, la categoria principe dell’indagine fin dal suo nascere, attraverso l’individuazione del problema. È l’attività che fa evolvere le suggestioni in idee e quest’ultime in ragionamento e infine, si compie nella modificazione delle condizioni ambientali e della relazione tra colui che indaga e l’oggetto indagato. Il cambiamento ha inizio con le operazioni di osservazione e termina con il passaggio da una situazione confusa, contraddittoria, dubbiosa ad una situazione unificata, che è il giudizio.
Coessenziale alla trasformazione è il carattere progettuale dell’indagine. Se, infatti, la formulazione di un problema incorpora anticipazione e definizione degli elementi utili alla sua soluzione essa è già progetto, indicazione di una possibilità, di un proposito, il disegno di un’attività prima della sua esecuzione, un piano di lavoro. La complessiva strategia operativa dell’indagine è, nella sua essenzialità, parallelamente progressiva e trasformativa.
1.4 L’indagine scientifica e il senso comune
In Dewey il modello dell’indagine del senso comune e il modello di quella più propriamente scientifica hanno un’uguale struttura. L’indagine scientifica non ha cioè una particolare forma metodologica differente da quella che utilizzano gli uomini per risolvere i loro problemi di vita, poiché la scienza ha un’istanza pratica, essendo il mezzo per il controllo, la verifica e la modificazione delle situazioni reali direttamente vissute.
Dewey, per dimostrare l’interconnessione metodologica tra indagine scientifica e indagine comune, ci dice che:
- La materia e i procedimenti scientifici nascono dai problemi e dai metodi diretti del senso comune, adatti a usi e fruizioni pratici.
- Reagiscono sui secondi in modo da raffinare, ampliare e rendere enormemente più agili i contenuti e le possibilità di
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