All’esame non farà domande nozionistiche, ma domande concettuali ricostruire un sapere a partire dalla domanda
Lo sviluppo della capacità critica di pensiero è l’obiettivo di tutte le scuole
Tutto il corso, oltre a basarsi su esercizi di logica, è improntato sulla ricerca-azione rivisitata alla luce dell’indagine
deweyana: una ricerca che coniuga l’oggettività possibile con la soggettività ineludibile.
Dire “A lezione c’erano 23 studenti” non è un dato oggettivo, perché bisogna specificare lezione di cosa, di quando.
Dire, invece, “Nel corso di SFP la maggior parte sono femmine” è un dato oggettivo
“Ci sono più persone coi capelli lunghi che coi capelli corti” è un dato oggettivo? Bisogna capire cosa si intende per
corto e per lungo (non sono due concetti assoluti): bisogna sempre specificare corto e lungo rispetto a cosa, dando
un parametro di riferimento.
I due saggi di Baldacci ci dicono qual è il problema della ricerca-azione e spiegano il perché si è scelto proprio Dewey
per inquadrare la ricerca-azione e darle un’impalcatura razionale.
Il saggio della Tombolato è fondamentale perché spiega la modalità in cui ragioniamo, i metodi del ragionamento
tradizionale, le fallace logiche nel momento in cui prendiamo le decisioni.
L’ultimo testo riguarda, invece, la parte pratica dell’insiemistica.
JOHN DEWEY
Egli nasce a Burlington, nel 1859 e muore a New York del 1952. È uno tra i maggiori filosofi e pedagogisti statunitensi.
Studiò filosofia all'università del Vermont e alla Johns Hopkins University (Baltimora), dove ricevette una formazione
di tipo neohegeliano dal maestro George Sylvester Morris. Oltre che dell'influsso di quest'ultimo, la sua formazione
risentì in maniera determinante del contatto con le opere dei due fondatori del pragmatismo: C. S. Peirce e W.
James. Il pragmatismo è una corrente filosofica che si occupa della possibilità del pensiero rispetto al cambiamento
sociale, pratico.
Il testo fondamentale di Dewey al quale facciamo spesso riferimento è Logica, teoria dell’indagine (1949) e Come
pensiamo. Una riformulazione del rapporto fra il pensiero riflessivo e l’educazione (1961)
RICERCA-AZIONE
Possiamo definire la ricerca-azione, in maniera molto generale, come la metodologia d’indagine operativa che ˗ in
campo educativo e in particolare nella scuola ˗ si a va quando le procedure dida che, ordinariamente u lizzate
non sono idonee per affrontare un’insolita e critica situazione. Essa nasce da un contesto considerato problematico,
in cui non si sa bene cosa fare, ma che si è intenzionati a cambiare e viene assunta, nel suo essere d’indagine, perché
le strumentalità di cui si è in possesso, le esperienze pregresse della pratica professionale e le conoscenze
padroneggiate, non sono sufficienti a strutturare un rapido e risolutorio piano progettuale.
È una particolare metodologia che l’insegnante utilizza quando i suoi saperi/pratiche normali non bastano per
descrivere una situazione problematica che si è creata (in genere l’insegnante utilizza la progettazione e utilizza la
programmazione per i saperi). La ricerca-azione è, come suggerisce il nome, una ricerca e quindi non si attua tutti i
giorni. La si utilizza quando abbiamo di fronte una situazione problematica così complessa e di particolare difficoltà
che non riusciamo ad affrontare e risolvere con il nostro bagaglio culturale, con le conoscenze e le esperienze che
possediamo. È quella ricerca che si attiva soprattutto in ambito educativo.
La ricerca-azione, non avendo una modalità di svolgimento prefissata, si realizza attraverso un processo
• progressivo che si costruisce ed evolve in una spirale di ricorsive analisi-riflessioni-azioni-valutazioni.
Il processo non può essere lineare perché quello che è lineare va per successione temporale (progettazione; ha
già l’obiettivo). In una situazione problematica, invece, è il problema che guida sia l’azione che il pensiero. È quindi
chiaro che si tratta di un processo a spirale: osservo delle cose che non solo mi fanno ripensare al piano
progettuale, ma anche alla riflessione, ecc. Evolve come una spirale (si parte da una situazione problematica e si
conclude nel momento in cui la situazione problematica si è risolta, ma non sappiamo quante volte dobbiamo ri-
osservare, ri-progettare, ecc.). Tuttavia, ha uno sviluppo di tipo logico.
Essa, nella sua ciclicità attuativa, è predisposta a modificarsi in corso d’opera, rivisitando continuamente il piano
• d’intervento ipotizzato alla luce dei risultati acquisiti. Fa della modifica una sua strutturazione
Se ho una situazione problematica e se la prima ipotesi è quella giusta, significa che non è poi così problematica
e quindi non avevo bisogno di fare ricerca-azione. La ricerca-azione è in genere su casi problematici le cui ipotesi
possono essere numerose, come dieci, venti…
Esempio: i ragazzi di quarta non riuscivano a seguire la programmazione di matematica; i risultati erano per la
maggior parte dei casi negativi.
1° ipotesi: “i ragazzi non hanno i prerequisiti tali a star dietro alla programmazione” Corsi aggiuntivi nel
pomeriggio per ridare agli studenti le armi necessari per comprendere la progettazione. I risultati erano peggiorati
e la problematicità della classe era ancora più alta, la matematica era diventata ancora più ostica.
2° ipotesi: “bisogna dar loro più tempo per ottenere un miglioramento dei risultati” Fare in maniera più
concentrata certi argomenti, dare agli studenti più tempo per dar loro modo di sedimentare. Neanche questo
tipo di programmazione più lenta, che dava più spazio ai tempi di apprendimento dei singoli alunni ha funzionato
3° ipotesi: “forse è una metodologia troppo trasmissiva, forse vanno coinvolti in una didattica più laboratoriale”
Predisposizione di laboratori per fare in modo che i concetti passassero.
Si è scoperto che i bambini avevano un rifiuto alla matematica perché per tre anni avevano avuto un’insegnante
che ripeteva loro la lezione e dava poi molti esercizi a casa.
I soggetti, poi, che fanno ricerca sono gli stessi soggetti che agiscono nella situazione e ne divengono gli attori,
• essendo contemporaneamente sia ricercatori sia operatori. L’insegnante è attore e ricercatore.
La ricerca-azione è quindi prioritariamente ed essenzialmente
una ricerca operativa: opera sulla realtà perché vuole cambiare la situazione problematica e trasformarla.
volta all’azione pratica
che si attua in un determinato e preciso contesto con lo scopo di cambiarlo (la situazione problematica è
contingente ad un contesto: avviene in uno spazio e in un tempo)
in cui il soggetto che agisce è anche ricercatore
che si svolge in processo (mentre la si fa: pensiero e azione sono ricorrenti e ciclici, si attuano di continuo
pensiero in azione)
La ricerca-azione si qualifica pertanto come una ricerca idiografica (avviene in un contesto), che ha come oggetto
l’azione efficace e come finalità quella della trasformazione, in cui il soggetto operatore è anche ricercatore ed
evolve attraverso una spirale di ricorsive analisi-riflessioni-azioni-valutazioni
Efficace: fa riferimento ad un rapporto tra risultato e obiettivo. Ha l’obiettivo di riuscire.
Efficienza: fa riferimento al rapporto tra risultato e tempo (nel più breve tempo possibile)
PREREQUISITI RICHIESTI
Metodi della ricerca
Il metodo induttivo o induzione termine che significa letteralmente “portar dentro” è un procedimento che
partendo da singoli casi particolari cerca di stabilire una legge universale. Dal particolare al generale tante
osservazioni mi fanno indurre che…
Il metodo deduttivo o deduzione, al contrario, procede dall’universale al particolare. Dal generale al particolare
si parte dalla teoria e si scende nel particolare.
La conoscenza umana si può svolgere in due direzioni, scegliendo una delle due seguenti strade:
- avere una prima conoscenza sensibile del particolare e da questa risalire all'universale (via dell'induzione).
La scienza viaggia su questi due canali: es. la medicina lavora per induzione (virus che non conosciamo –
prova della medicina su tot persone – induco che la medicina è utile per questa malattia: è probabile e non
certo).
- seguire la strada opposta, cioè partire dall'universale per andare al particolare (via della deduzione).
Tipico del ragionamento deduttivo è il SILLOGISMO: Per ottenere una conoscenza veramente fondata, indubitabile
e quindi certa bisogna, scegliere questa seconda strada, facendo ricorso al sillogismo che nella filosofia aristotelica,
rappresenta il tipo perfetto di ragionamento deduttivo per cui, date due premesse, ne segue necessariamente una
conseguenza che parte sempre da premesse vere e necessarie.
Tali premesse non possono essere a loro volta dimostrate, dato che proprio da queste deve partire la dimostrazione
Assioma (dall’assioma costruisco una teoria che non può entrare in contraddizione). Anche la filosofia parte
dall’assioma
filos. Proposizione, posta a base di un ragionamento, che non ha bisogno di dimostrazione perché evidente
• di per sé Si parte sempre da degli assiomi. Dati gli assiomi si costruisce tutta una teoria che è sicura, perché
non in contraddizione con sé stessa
mat. Una delle assunzioni che sono alla base di una teoria e dalle quali si deduce ogni altra affermazione.
•
Aristotele (384 a.C.-322 a.C.) diceva “Dal particolare non si dà scienza”. Egli afferma che la scienza è il massimo del
sapere e non possono esserci dubbi. Lui seguiva il metodo deduttivo: la scienza doveva avere le caratteristiche
dell’universalità.
Il sillogismo è un particolare del ragionamento deduttivo per antonomasia.
Sillogismo deduttivo:
Tutti gli uomini sono animali,
• tutti gli animali sono mortali,
• dunque tutti gli uomini sono mortali.
• Tutti gli uomini sono mortali
• Socrate è un uomo
• dunque Socrate è mortale
•
Si tratta di un ragionamento certo, la cui conclusione era già nella premessa.
In logica il sillogismo ha una:
PREMESSA MAGGIORE
• PREMESSA MINORE
• CONCLUSIONE
•
TUTTI GLI UOMINI SONO BUGIARDI
MARCO È UN UOMO
MARCO È BUGIARDO
Attenzione:
TUTTI I BUGIARDI SONO UOMINI
MARCO E’ UN UOMO
MARCO E’ BUGIARDO
Non è un sillogismo perché “bugiardi” è un sottoinsieme di uomini, per cui potrebbero esserci uomini bugiardi ma
anche uomini non bugiardi
Tutti i ladri sono extracomunitari
Marco è un extracomunitario
Marco è un ladro
Non è un sillogismo
TUTTE le madri sono donne Madri è sottoinsieme di donne, ma potrebbero esserci donne che on sono madri
Forma induttiva da tanti particolari si arriva ad una conclusione. A differenza del sillogismo la conclusione non è
certa. Tuttavia il sillogismo ci porta a scoprire poco perché la conclusione è già contenuta nella premessa.
Ho visto un corvo ed era nero
• Ho visto un secondo corvo ed era nero
• Ho visto un terzo corvo ed era nero
• ------------------------------------------------------
• -------------------------------------------------------
•
Il prossimo corvo che vedrò sarà probabilmente nero o…
Probabilmente tutti i corvi sono neri
L’induzione fa andare oltre il conosciuto ed è di tipo probabilistico. Non è detto che, nonostante io abbia visto molti
corvi neri, anche il prossimo lo sia al 100%; probabilisticamente è nero.
L’induzione fa un’inferenza ampliativa ma solo probabile (inferenza=previsione, andare dall’ignoto al noto).
La deduzione fa un’inferenza non ampliativa ma necessaria, ovvero universale (tutti gli uomini sono mortali e
Socrate è un uomo l’inferenza che Socrate è mortale è necessaria, ma non è ampliativa).
Teniamo presente nell’induzione:
- Si amplia il contenuto della conclusione rispetto a quanto è contenuto nelle premesse ovvero il contenuto
informativo della conclusione non è interamente incluso nelle premesse.
Ad esempio, se le premesse affermano che in n casi gli x osservati hanno mostrato di possedere la proprietà A,
allora si inferisce che il prossimo x che verrà osservato nel caso n+1 probabilmente avrà la proprietà A, oppure
che tutti gli x che verranno osservati mostreranno probabilmente la proprietà A.
- La probabilità della conclusione: mentre è impossibile che la conclusione di un ragionamento deduttivo sia
falsa se le sue premesse sono vere, in un argomento induttivo questa certezza si riduce a un grado di probabilità
maggiore di 0 e inferiore a 1. Si potrebbe dire che questo è il prezzo che si deve pagare per il vantaggio che
gli argomenti induttivi offrono rispetto a quelli deduttivi, cioè la possibilità di scoprire e prevedere fatti nuovi in
base a quelli vecchi.
In un dado non truccato ho la probabilità di 1/6 che esca il 6 a livello di astrazione.
In questo caso la probabilità è pari per ogni numero che esce.
È impossibile che escano numeri maggiori di 6 e minori di 1.
È possibile che esca un numero compreso tra 1 e 6.
Colui che va a puntare su quel numero che non è mai uscito dopo 30 tiri può aver ragione in quanto la legge de grandi
numeri influisce in matematica: la casualità ha un’incidenza fortissima sui pochi numeri, ma sulla legge dei grandi
numeri se si tira un milione di volte tende a pareggiarsi sempre la stessa probabilità (1/6, 1/6, 1/6, ecc.) se faccio
molti tiri ritornano di continuo.
Tiro due dadi non truccati, regolari da 1 6. Cos’è sicuro che esca? Che esca un numero da 2 a 12. È impossibile che
esca un numero inferiore a 2 e maggiore di 12
In un dado truccato con 1 faccia gialla e 5 facce rosse la probabilità che esce la
faccia rossa è più vicino ad 1 mentre la probabilità che esca una faccia gialla è
vicino allo 0.
NOTA
Della teoria induttiva per cui da un certo numero di casi osservati si può astrarre che ciò accada in tutti i casi sia
• osservati che non osservati, Dewey accetta solamente il fatto che è necessario indagare su casi reali il cui numero,
pochi o molti, però non è determinante poiché ne basta comunque solo uno contrario per far cadere la regola
“induttiva”.
Per quanto, infatti, siano numerosi i casi osservati ciò non giustifica la generalizzazione a tutti i casi.
• Pertanto, l’osservazione di un certo numero di casi può essere considerata condizione necessaria ma non
• sufficiente.
Come osserva Alcaro M. nel capitolo La polemica tra Dewey e Russell, in Alcaro M., John Dewey…, op. cit., p. 307-
• 327, questa è una delle poche affermazioni sull’induzione che avvicina Dewey a Russell, che, al fine di dimostrare,
burlescamente, l’infondatezza dell’induzione, nel giustificare conclusioni, racconta la storia del “tacchino
induttivista”
“Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo
alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne seguì
altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse
sia che splendesse il sole. Così, arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le
più disparate. Finché la sua coscienza induttivista fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa “Mi
danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa conclusione si rivelò incontestabilmente falsa alla Vigilia di
Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.”
Antiseri D., Introduzione alla metodologia della ricerca, Sei, Torino 1987, p. 17.
Anche Carl Gustav Hempel con il cosiddetto paradosso dei corvi secondo cui anche un oggetto non nero diverso da
un corvo è una conferma dell’ipotesi che tutti i corvi sono neri, ci mette in guardia sul metodo induttivo, che può
farci giungere a conseguenze insensate ed assurde. Se infatti affermiamo induttivamente che tutti i corvi sono neri,
non potremo mai essere sicuri di tale affermazione, come diceva lo stesso Popper. Se vogliamo delle conferme
potremmo andare a cercare tutti i corvi e verificarne il colore. Ma questa potrebbe rivelarsi un’impresa improba. Si
potrebbe allora utilizzare un equivalente logico dell’affermazione “tutti i corvi sono neri” e cercare conferme in esso.
Se è vero che “tutti i corvi sono neri” allora deve essere pure vero che “tutte le cose non nere non sono corvi”. Perciò
trovare conferma che tutti i corvi sono neri significa trovare conferma all’equivalente logico “tutte le cose non nere
non sono corvi”. Ad esempio, osservare una macchina gialla, un libro verde, cioè cose apparentemente slegate dal
colore dei corvi, costituisce una prova ripetuta che i corvi sono neri. “Il paradosso è tanto più evidente se pensiamo
di presentare ad un giudice, come prova che una pistola ha sparato, un qualsiasi altro oggetto che non ha sparato,
come un sasso!”
Fronte A., L’induzione e i corvi di Hempel, citazione tratta da Pedon A., Gnisci A., Metodologia della ricerca
psicologica, Il Mulino, Bologna
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