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Riassunto esame Letteratura Spagnola 2, prof Flammini, libri consigliati Settecento,Ottocento e Novecento, M.G Profeti

Riassunto per l'esame di Letteratura Spagnola 2, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dalla docente Settecento, Ottocento e Novecento di M.G Profeti, dell'università degli Studi di Gabriele D'Annunzio - Unich. Scarica il file in PDF!

Esame di Letteratura spagnola II docente Prof. S. Flammini

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Nasce a Saragozza. Alll'età di 13 anni dopo la morte dei genitori decide di andare in Italia

con lo zio sacerdote. Soggiorna in diverse città italiane finchè a Catania Luzàn si laurea in

diritto, in seguito si transferì a Napoli. Fece ritorno a Saragozza nel 1733 per poi trasferirsi a

Madrid e a Parigi dove divenne segretario di ambasciata. Di quel breve soggiorno (1747-

1749) è rimasto "Memorias literarias de Parìs", una sorta di viaggio tra cenacoli letterari e

aule universitarie.

Fra i quattro libri della Poética di particolare interesse è il terzo libro, intitolato "De la

tragedia y comedia, y otras poesìas dramàticas" nel quale il rifiuto del teatro barocco si

fonda sul mancato rispetto delle regole classiche, sulla carenza di senso morale e sulla

superficialità dei caratteri.

LA POESIA

Le diverse correnti poetiche che appartengono a quest'epoca riflette tendenze e temi che

rimandano a molteplici tradizioni: dalla sensibilità barocca secentesca alle atmosfere

arcadiche, dal razionalismo filosofico alle tematiche illuministiche e neoclassiche, al

sentimentalismo. La critica romantica e postromantica definiva i componimenti lirici di

quest'epoca delle scialbe imitazioni gongorine o quevedesche. Invece per la critica più

recente si ammette l'interscambiabilità di temi e di forme anche quando esse rispondevano

a un fine poetico in base al quale il bello doveva coincidere con l'utile e l'istruttivo.

Nei primi decenni del secolo si coltiva una poesia di tipo barocco. Verso la metà del secolo si

passa a una poetica di tipo classicista. Tra il 1750 e il 1770 si parla di Rococò per poi passare

alla lirica illuminata. Terminerà il secolo il Sentimentalismo anche se si iniziano ad avvertire i

primi sintomi di Neoclassicismo.

Una tale periodizzazione può suggerire la suddivisione degli autori in tre gruppi principali:

• Poeti attivi nella prima metà del secolo;

• Poeti che hanno operato tra il 1750 e il 1760;

• Poeti che hanno operato dal 1770 fino agli inizi dell'800.

Per concludere si può affermare che il Settecento poetico si mostra ricco di sfumature e in

costante evoluzione.

La lirica

L'influenza barocca segna l'opera poetica degli autori che furono attivi nei primi decenni del

secolo. I loro componimenti, di intonazione amorosa, satirica e narrativa, si avvalgono tanto

di contenuti e forme metriche in voga durante il siglo de oro ( romances, décimas, quintillas,

redondillas), quanto del colto verso endecasillabo. Ad esempio nel caso di Eugenio Gerardo

Lobo si potrebbe addirittura parlare di plagio in quanto i suoi componimenti sono quasi tutti

dei collage ingegnosamente costruiti di metafore e di interi versi di Gòngora.

José Joaquìn Benegasi y Lujàn (1707-1770): I suoi componimenti lirici sono raccolti nei due

libri delle "Poesìas liricas y joco-serias" e delle "Obras métricas a distintos asuntos, asì serios

come festivos". Tra gli argomenti seri vanno annoverati anche poemi dedicati a santa

Mariana del Gesù, a san Damaso, a san Benedetto da Palermo, che conferiscono alla sua

poesia una sincera intonazione religiosa; un altro sonetto invece suggerisce un modello di

vita aristocratico, in particolare ironizza sulla boria di tanti nobili del tempo.

Diego de Torres Villarroel: ha composto versi satirici che rimandano soprattutto a Quevedo.

José Antonio Porcel y Salablanca (1715-1794): reminiscenze gongorine presenti nelle

quattro egloghe di endecasillabi e settenari del poema "El Adonis" affiancate da sonetti e

canzoni con espliciti riferimenti alla tradizione umanistica cinquecentesca e a Garcilaso De la

Vega; fa parte inoltre dell'Academia del Trìpode di Granada che guardavano Gòngora come

"principal maestro".

A far parte dell'accademia del Buon gusto era invece:

Antonio Verdugo y Castilla (1706-1767): partecipe anch'egli dei gusti della "nuova scuola".

Nelle sue liriche sono presenti diversi richiami alla tradizione barocca; dimostra tuttavia un

evoluzione del suo pensiero con "Oraciòn del Presidente" in cui prende atto della

decadenza della poesia e indica modelli e rimedi per migliorarla.

José Gerardo de Hervàs: prese una posizione avversa al barocco con "Satirà contra los

malos escritores de este siglo" pubblicata nel 1742 nel settimo tomo del periodico "Diario

de los literatos". Gli elementi nuovi della satira consistono in un costante e preciso

riferimento ai classici latini.

Dopo il primo cinquantennio del secolo, con l'affermarsi della tendenza postbarocca nei

decenni immediatamente successivi tutte le principali correnti si trovano presenti in autori

che potremmo definire di transizione e nei quali la necessità di superare definitivamente la

poetica barocca e i suoi modelli si fondeva con l'esigenza di trovare un'espressione poetica

in sintonia con il nuovo clima intellettuale favorito dall'Ilustraciòn che sollecitava alla critica

individuale e alla sperimentazione. Questi poeti, tra cui spiccano Moratìn e Cadalso,

avevano eletto la Fonda de San Sebastiàn a luogo di incontro dove si parlava di poesia e di

letteratura ma sicuramente anche di politica economia e scienza poiché erano consapevoli

che la riforma della cultura andava di pari passo con la società. I poeti che partecipavano a

questi incontri si orientavano verso forme stilistiche e metriche che discendevano dai

modelli classici e dalla tradizione umanistico-rinascimentali.

Juan Meléndez Valdés

Nato nel 1754 a Ribera Del Fresno, si trasferì a Salamanca per studiare giurisprudenza;

l'incontro con Cadalso (trovò in lui un maestro saggio e sensibile) segnò la sua esistenza in

quanto gli permise di comprendere quanto era chiusa la cultura dominante e di entrare in

contatto con le correnti di pensiero impegnate a rinnovare al di là dei Pirenei la cultura

letteraria filosofica giuridica e politica attraverso la lettura degli autori più innovatori del

tempo. Presa la laurea si dedicò all'insegnamento universitario che successivamente

abbandonò per entrare in magistratura dapprima a Saragozza e Valladolid e infine a Madrid

con l'incarico di pubblico ministero. Nella capitale troverà jovellanos con cui inizia a

frequentare circoli liberali finchè Jovellanos cadde in disgrazia; anch'egli fu allontanato e

venne reintegrato come pubblico ministero soltanto in seguito. Tra il 1809 e il 1813 accettò

di reggere il ministero dell'istruzione pubblica e a collaborare con Leandro Moratìn nella

riforma del teatro.

In molti componimenti di Meléndez Valdés ricorrono metri e temi come letrillas, sonetti,

elegie, silve, idilli nei quali sono presenti le tematiche "leggere" dell'amore, del vino, della

musica e della danza, dei fiori e degli uccelli, dei costumi campestri. In esse vibrano echi di

autori antichi ma anche moderni contemporanei. Si parla di una poesia soffusa di dolcezza

con immagini delicate e aggraziate; si fa l'esempio dell'ode De Dorila. In essa sono

riconoscibili le istanze etico-filosofiche proprie dell'illuminismo; in particolare la

rappresentazione della natura e del suo rapporto con l'uomo rimanda alla pratica della

sensibilità che egli aveva appreso da Locke e da Rousseau. Ne "Los besos de amor" emerge

sensualità intensa che spesso si trasforma in erotismo languido. Nelle "Odas filòsificas y

sagradas" e nelle "Elegìas morales" il poeta esprime le attese e i turbamenti del suo animo

dinanzi all'emozionante mistero dell'esistenza e della presenza di Dio, con cui si confronta

senza il conforto delle certezze della fede oppure l'inquietudine che si rinnova al cospetto

dell'immensità dell'universo. Il mutare delle stagioni, l'alternarsi del giorno e della notte, lo

sollecitano a meditare sui benefici effetti della "dulce" e "divina" solitudine; sull'infelicità

dell'uomo e il trascorrere del tempo . Riflessioni sui temi della morte e del destino

dell'uomo, della precarietà della vita, dell'aspirazione alla gloria che presenti in alcuni

romances e satire si fondono con la rievocazione delle sue personali disavventure, del triste

destino di esule costretto vivere lontano dagli amici e la patria. Il tema dell'amicizia ritorna

spesso associato al concetto di virtù. Non mancano i tentativi di Meléndez Valdés di

denunciare le cause della decadenza storica e morale della Spagna moderna , di combattere

l'aristocrazia corrotta, l'ignoranza, il fanatismo, l'ingiustizia e lo sfruttamento dell'uomo. In

questa fase inoltre si riscontrano diversi tentativi di adesione alle istanze riformistiche

dell'Illuminismo; tentativi di traferire sulla scena spagnola gli ambienti bucolici o tematiche

proprie dell'Ilustraciòn come la disuguaglianza sociale, il confronto tra generazioni e i

matrimoni combinati. Infatti la commedia in versi in cinque atti "La bodas de Camacho, el

rico" trae spunto da un episodio del Don Quijote in cui Cervantes racconta di Basilio pastore

povero e innamorato di Quiteria costretta a sposare Camacho, anziano ma ricco.

Le fàbulas

Un apporto non trascurabile all'evoluzione della poesia e della società del secolo XVIII fu

offerto da Tomàs de Iriarte e Samaniego i cui nomi vanno ricordati per le opere

drammatiche ma soprattutto per gli apologhi a forte valenza didattica che scrissero nel

convincimento molto ilustrado che la letteratura dovesse fungere da strumento educativo.

Con le loro brevi composizioni, che si pongono sulla linea tracciata dai più celebrati maestri

del genere, Fedro, Esopo e La Fontaine, essi hanno saputo ridare vitalità a un genere

letterario da tempo languente in Spagna, adattando la metrica a vari argomenti, creando

racconti agili e divertenti di immediata comprensione in cui agiscono animali o essere

inanimati e che si concludono con un pistolotto moraleggiante in senso laico. Iriarte prende

di mira difetti e ansie dei poeti e Samaniego i vizi e le meschinità della società. Altri autori si

dedicarono alle fàbulas ma con tono intensamente polemico tanto da togliere quella

spontaneità e immediatezza che contraddistingueva il genere.

Tomàs de Iriarte

Di Tomàs de Iriarte si citano "le fàbulas literarias" (1782) i cui protagonisti, uomini e animali,

parlavano con forme metriche adeguate alle circostanze e all'argomento e si proponevano

di ammaestrare con semplicità e sinteticità concliliando l'estetica con la morale del tempo.

Nasce nelle Canarie nel 1750, frequentò a Madrid la fonda di San Sebastiàn. Fu autore di

testi satirici come "Los literatos en Cuaresima" che suscitò diverse polemiche; del poema "

La mùsica", in cui sono esposte le sue teorie sull'origine e la funzione della musica; di

traduzioni dal francese e dal latino. La poesia "La barca de Simòn" gli valse la censura

dell'inquisizione. Intorno al 1770 si dedicò al teatro con la commedia "Hacer que hacemos";

la commedia descrive personaggi e vicende di vita quotidiana e con l'uso del dialogo mette

in evidenza debolezze e vizi non tralasciando espedienti come il doppio intreccio amoroso o

lettere e memoriali.

Nelle successive commedie "El senorito mimado" e "La senorita mal criada" seppe

affrontare il tema dell'educazione dei giovani, oggetto privilegiato della preoccupata

attenzione dei migliori poeti, narratori e commediografi ilustrados. Da menzionare anche la

commedia "El don de gentes" nella quale la nobiltà d'animo viene contrapposta a quella del

blasone.

Félix Marìa Sànchez de Samaniego

Di origine alavese nato nel 1745 fu poeta parodico e di circostanza spesso perseguito

dall'inquisizione per alcune poesie e racconti oscene edite soltanto successivamente con il

titolo "El jardìn de Venus".

Nelle sue Fàbulas, (57) composte sui modelle di Esopo e, soprattutto, di La Fontaine,

ripropone i temi degli apologhi classici, resi con linguaggio chiaro, capaci di trasmettere al

lettore concetti semplici e basati su una morale laica di ispirazione illuministica. "La fàbula

primera, El asno y el cochino" ne costituisce un esempio.

La poesia filosofica

La più riuscita espressione della poesia neoclassica che si suole definire filosofica e sociale, si

ha nelle opere di tre autori la cui esistenza trascorre a cavallo tra settecento e ottocento:

Leandro Fernàndez de Moratìn, Nicasio Alvarez de cienfuegos e Manuel José Quintana. Essi

incarnano tanto il dramma dell'Ilustraciòn spagnola quanto quello della Spagna staziata

dalla guerra civile e della liberazione nazionale.

Nicasio Alvarez de Cienfuegos

Nato nel 1764, dopo essersi laureato in giurisprudenza a Salamanca si trasferisce a Madrid

dove esercita avvocatura. Frequentò assiduamente il circolo liberale di Quintana, morì in

Francia dove venne deportato come ostaggio. Il suo spirito libero si rileva nei suoi

componimenti lirici come le "Poesìas" edite del 1798; in essi motivi psicologici quali il

presagio della morte imminente, la presenza struggente del ricordo, l'aspirazione dell'amore

inteso come sentimento universale e il tema prevalente dell'amicizia. Ma accanto a tali temi

ne compaiono altri di prevalente contenuto filantropico e umanitario fortemente polemici

ma che esaltano i benefici della pace e della virtù, condannano l'ingiustizia sociale, la

malvagità , la brama di potere e di denaro, il vizio. Lo si può definire un poeta

"rivoluzionario" e preromantico. Da citare anche due tragedie di tematica storica in

particolare dell'epopea della Reconquista: la "Zoraida" e la "Condesa de Castilla".

Manuel José Quintana

Nativo del 1772, il cambiamento dinastico imposto da Napoleone lo portò ad assumere una

posizione patriottica a antifrancese che poi mutò in una convinta adesione al liberalismo.

Partecipò alla Junta central di Siviglia e alle cortes di Cadice contribuendo alla stesura della

costituzione del 1812 che proprio dal suo pensiero ricevette gli aspetti laicisti e

antiaristocratici. Con la restaurazione assolutista venne incarcerato fino alla costituzione del

1820 e costretto a modificare il testo di molte poesie. Come poeta operò in piena coerenza

con l'educazione illuministica. I primi componimenti presentano toni bucolici e pastorali,

nostalgici e sentimentali: esemplare è il romances "La diversiòn" , inno al carpe diem e

all'amore sensuale. Successivamente l'impegno civile prevalse in "Espana libre" e "Poesìas

patriòticas; queste esaltarono la libertà della patria e la necessità del suo riscatto.

Il profondo amore per la libertà e l'avversione verso ogni forma di tirannia e autoritarismo,

di superstizione e fanatismo gli ispirarono le odi "A la imprenta", "A Juan de Padilla", "El

Panteòn de El Escorial". Fu autore anche di liriche dedicate al progresso della scienza e della

civiltà come "A la expediciòn espanola para propagar la vacuna en América". Quintana

scrisse inoltre due tragedie rispettose delle unità aristoteliche: "El duque de Viseo" e

"Pelayo" vibranti di amor patrio e libertà.

LA PROSA

Nell'azione di rinnovamento della prosa spagnola, un ruolo di primo piano ebbe il padre

Feijoo che con il "Teatro critico universal" propose un modello di lingua e di stile al quale si

ispirarono letterati e giornalisti nel corso del secolo. Dimostra di essere in grado di

esprimere, (sul piano del lessico e della sintassi) al pari degli altri idiomi Europei, i concetti e

i temi nuovi che la crescente curiosità intellettuale , i progressi della scienza e della tecnica e

il gusto per la ricerca andavano proponendo. La sua prosa accelerò il distacco dai modelli

barocchi. Attingendo alla tradizione cinquecentesca spagnola e alla letteratura europea

contemporanea soprattutto francese seppe dar vita a una prosa agile e duratura, eclettica,

vivace e spontanea. La sua opera influenzò quanti si cimentarono nei generi pi diversi, dalla

storia delle idee alla politica, dall'economia alle scienze, dalla storia alla filologia,

dall'estetica alla critica letteraria.

José Cadalso

Nato nel 1714, egli fu intimo amici di Moratìn e frequentatore assiduo della Fonda de San

Sebastiàn. Appartenente a una famiglia di ricchi commercianti di Cadice, ricevette

un'istruzione di prim'ordine, a Parigi e poi a Madrid, ed ebbe modo di viaggiare a lungo in

Europa, raggiungendo anche l'Italia. Fu ufficiale nel reggimento reale di cavalleria. Tra i suoi

scritti in prosa vanno ricordati "Los eruditos a la violeta", satira contro i giovani presuntuosi

che con ogni mezzo cercavano di affermarsi in società; "Le cartas marruecas", romanzo

filosofico in forma epistolare; il dialogo drammatico "Noches lùgubres". Compose due

tragedie "Don Sancho Garcìa, conde de castilla" e "Solaya, o lo circasianos".

A Josè Cadalso va il merito di aver dato lustro alla prosa epistolare. Infatti ne "Le cartas

marruecas" tre corrispondenti si scambiano lettere sulla condizione storica della Spagna

dell'epoca dei re cattolici a quella a lui contemporanea. Le lettere, veri e propri saggi brevi

su vari argomenti, si fingono scritte dallo spagnolo Nuno e da due marrocchini: il giovane

Gazel, che viaggia attraverso la Spagna, e l'anziano e saggio Ben- Beley rimasto in patria. Il

primo descrive la realtà spagnola al forestiero curioso che la va comparando a quella del

proprio paese, mentre Ben-Beley ha il cmpito di vagliare le due versioni e di giungere a una

valutazione disinteressata d'insieme. La difesa della cultura e della storia spagnola sono

preminenti in un altro lavoro di Cadalso, "La defensa de la naciòn espanola contro la carta

persiana LXXVIII de Montesquieu. In essa si sforza di confutare le critiche mosse a spagnoli e

portoghesi dall'illustre pensatore francese il quale, nelle "Lettres persanes" con ironia

talvolta grave li aveva descritti come arroganti, vanitosi, indolenti. Nelle "Cartas marruecas"

affiora un pessimismo diffuso unito a una visione negativa dell'uomo e della natura. Non è

da meno "La noches lùgubres" caratterizzata da una cupa atmosfera di desolazione e morte;

la breve narrazione si regge sul dialogo intercalato da brevi soliloqui che si svolge tra pochi

personaggi il giovane Tediato e il necroforo Lorenzo all'interno di un cimitero e nel chiuso di

una cella. Racconta di come Tediato, pazzo di amore per la sua donna che un morbo crudele

ha portato a morte, cerchi di esumare la salma per stringersi in un ultimo fatale abbraccio

all'amata, anzitempo perduta. Pare che l'opera sia strettamente connessa a una dolorosa

vicenda che fece soffrire duramente Cadalso (l'amore per Marìa Ignacia Ibanez, la Filis dei

suoi versi morta di tisi) e che abbia tratto ispirazione da "Night Thoughts" di Edward young.

La maggior parte della poesia di Cadalso è raccolta nel volume "Ocios de mi juventud"; in

essa si manifesta la preferenza di Cadalso per i grandi poemi classici e italiani e per la

tradizione spagnola. Nell'opera sono prevalenti le anacreontiche che ben si prestano a

cantare in forme classicheggianti i temi della poesia pastorale, idillica, descrittiva: l'amore, il

rimpianto per l'assenza o l'indifferenza dell'amata, l'esaltazione della bellezza femminile e

della natura, il blando sensualismo velato in ironia, la ricerca della felicità , l'emozione dei

sentimenti, l'amicizia intesa come virtù. Ma proprio questi ultimi temi collegano l'autore con

il pensiero ilustrados. Inoltre egli fu determinante per l'avvio di quella che è stata chiamata

"scuola poetica di Salamanca" nel quale riversò tutta la sua esperienza lirica. Per quanto

riguarda le tragedie si menziona "Don Sancho Garcìa, conde de Castilla" (In endecasillabi

pareados ovvero a rima baciata) che pare ritornare ai favolosi tempi della Reconquista;

narra l'amore della contessa Ava di Castiglia per il re di Cordova. L'opera mostra una

significativa novità che la contraddistingue dalle altre tragedie di ambientazione

altomedievale: non tutti i mori sono crudeli, ampi e traditori né sudditi ottusi. Invece la

tragedia "Solaya, o los circasianos" anch'essa in endecasillabi pareados ha per protagonisti

due giovani che si amano incuranti dell'odio che da generazioni divide le loro etnie; l'idillio

amoroso dura poco poiché distrutto presto dall'onore famigliare e che porterà alla morte

dei due per mano dei rispettivi fratelli. L'opera affronta il tema tanto dibattuto degli

ilustrados del contrasto tra passione amorosa e ragione, virtù e debolezza d'animo.

Juan Pablo Forner

Nativo di Mérida, anno 1756, si laureò in diritto a Salamanca per poi esercitare la magistratura

a Siviglia e poi a Madrid. Ebbe diverse dispute in particolare con Tomàs de Iriarte, Vincent

Garcìa de la Huerta e con Trigueros. L'opera di maggior pregio di Forner è rappresentata dalle

"Exequias de la lengua castellana" allegoria satirica composta a somiglianza del viaje de

Parnaso e della Repùblica literaria di Saavedra Fajardo. Può essere definita come un'ampia

rassegna di classici e moderni, ove l'autore esprime preferenza per i primi e censure gravi per

i secondi aggiungendo alcune rammaricate considerazioni sulla decadenza dell'idioma patrio

che si concludono con un elogio della lingua castigliana della quale auspica la pronta rinascita.

Gaspar Melchor de Jovellanos

Nato nel 1744, Jovellanos subì gravi persecuzioni per i suoi scritti e per il suo orientamento

favorevole alle riforme politiche e sociali e ad assetti costituzionali espresso in opere come le

"Memorias en defensa de la Junta Central" e "l'Informe sobre la ley agraria". Nel "Tratado

teòrico-pràctico de ensenanza" e nella "Noticia sobre el Instituto Asturiano" caldeggiò la

riforma dell'insegnamento e dell'istruzione pubblica. Su incarico dell'Academia de la Historia

redasse un progetto di riforma del teatro che intitolò "Memoria para el arreglo de la policìa

de los espectàculos y diversiones pùblicas y sobre su origen en Espana". Ne "l'Elogio de las

bellas artes" si rivelò critico sensibile e preparato. Trattò i temi più diversi, spesso in relazione

con gli altissimi incarichi statali che gli vennero conferiti dai governi che attuarono una politica

ilustrada; vanno ricordati i saggi a sfondo divulgativo e didattico intitolati "Estudio de la

ciencias naturales", "Necesidad de unir el estudio de la literatura y la ciencias" e "Memoria

històrica sobre el Castillo de Bellver". Inoltre numerosi Elogias indirizzati a personalità del

tempo che si erano distinte nell'azione politica e culturale, in particolare a Carlo III.

La personalità di Jovellanos esercitò una certa influenza anche sull'evoluzione della "scuola

poetica di Salamanca" infatti venne considerato ispiratore di molti poeti. Tuttavia presto

allontanò quella realtà di tematica amorosa e ce ne accorgiamo soprattutto con l'epistola

"Jovino a sus amigos salmantinos" nel quale suggerisce di rinunciare alle schermaglie d'amore

, alla poesia di salotto e a quella pastorale per dedicarsi a più nobili argomenti morali,

filosofici, epici, storici, filantropici. A essa fecero seguito altre epistole e satire nelle quali, in

perfetta sintonia con l'estetica illuminista, si rafforzò la preferenza per le tematiche gravi

come ad esempio "Carta de jovino a Anfriso, desde El Paular" in cui il tema amoroso della

solitudine e del rimpianto per l'abbandono da parte dell'amata viene sostituito dalla

riflessione sugli inganni del mondo e dall'elogio della vita ritirata da trascorrere nella pace e

dellla natura ove è possibile temperare e controllare i moti dell'animo. In altri componimenti

come ad esempio i poemi della raccolta "A Miseo, Historia de Jovino e l'epistola "A sus amigos

de Sevilla" auspica alla poesia in senso filosofico e morale. Tra le satire, quelle "A Arnesto"

manifestano il rigore morale del poeta che condanna la corruzione dell'aristocrazia

dell'epoca.

Sperimentò anche il teatro. Fu autore di "Pelayo", tragedia neoclassica di argomento storico

composta nel rispetto delle regole aristoteliche, e di "El delincuente honrado" in cui il tema

dell'onore offeso e del duello vengono affrontati alla luce delle disposizioni giuridiche. Nella

commedia gli elementi fondamentali del genere sentimentale si fondono con un contenuto

fortemente ideologico. Lo scopo era quello di denunciare una legislazione considerata troppo

rigorosa in materia di duelli. Come osservò Di Pinto in questo genere di teatro , le

preoccupazioni sociali di provenienza si colorano di tinte populiste e, si può aggiungere di

irrazionalismo.

IL TEATRO

La commedia presentava un ampio spettro di sottogeneri e di temi che si rifaceva alla

tradizione barocca che tuttavia si ispiravano ai criteri neoclassici suggeriti da Luzàn nella

Poética. La tragedia si radicò nella Spagna del secondo settecento ispirandosi alla storia

nazionale antica e moderna ove è però preminente l'impegno politico e ideologico. Si andò

inoltre sviluppandosi un teatro comico breve costituito da: intermezzi divertenti, canzoni

sceneggiate (tonadillas), melologhi. Si diffuse in maniera positiva anche L'auto sacramental

(rappresentazione allegorica in un atto, di argomento religioso). Le recite avevano luogo

solitamente negli edifici. In seguito, per volere di Ferdinando VI, i palazzi e i giardini reali

erano stati aperti al pubblico più vasto, cosicchè chiunque poteva assistere agli spettacoli

spesso fastosi e con accompagnamento musicale messe in scena da compagnie straniere

spesso anche italiane. Queste ultime erano state invitate da Farinelli che sovraintendendo ai

teatri di Madrid andava acquisendo grandi meriti nella riorganizzazione del teatro spagnolo.

Favorì inoltre l'introduzione del melodramma e dell'opera lirica italiana e agevolò la ripresa

della zarzuela. Quando non si trattava della rappresentazione di una singola commedia o

tragedia, la funciòn cioè lo spettacolo poteva estendersi per più di tre ore perché negli

intervalli venivano recitati intermezzi comici. Gli spettatori si distribuivano nel locale in base

al rango sociale e al sesso spesso commentando l'interpretazione degli attori e giudicando la

validità del testo. Non sono mancati ostacoli da parte di ordini religiosi e politici.

La commedia

Gli autori che opereranno nel corso del settecento (primi anni del settecento) si ispirano per

lo più alle opere di Caldéron. Le loro opere mostrano una sostanziale adesione all'estetica

barocca e alla formula drammatica tradizionale avvertibile tanto nelle struttura della

commedia (suddivisa in jornadas con l'uso della rima) quanto nel linguaggio. Sulla scorta di

temi si potranno riconoscere veri e propri sottogeneri categoriali.

1. LA COMMEDIA DI MAGIA: questo tipo di commedie attrasse un pubblico ansioso

di portenti e meraviglie e desideroso di trovare qualche straordinaria gratificazione

alla monotonia di un esistenza assai parca di incanti e di riscatti e più spesso generosa

di sacrifici e umiliazioni. Gli autori di questo genere composero opere in cui maghi e

fattucchiere erano protagonisti di vicende strabilianti e nelle quali si faceva ricorso ad

arti esoteriche, alchemiche e magiche con impieghi di formule, erbe e minerali, di

stregonerie occultismi ecc. Talvolta si aveva l'intervento del demonio e tanto la magia

nera quanto la magia bianca erano presenti in questo tipo di opere;

2. LA "COMEDIA DE SANTOS": i temi principali di questo sottogenere erano relative

alla vita di santi e passi biblici. Il pubblico mostrò di apprezzarle non solo per la

grandiosità dell'allestimento ma soprattutto perché le si considerava con benevolenza

perché si vedeva in loro una forma di divulgazione religiosa. Vennero presto proibite

da Carlo III perché ritenute fin troppo leggere nel trattare di persone e argomenti,

inverosimili e soprattutto prive di sacralità;

3. LA "COMEDIA HEROICA": erano le commedie ispirate a vicende storiche e militari

nonché alle imprese di celebri re e condottieri non solo spagnoli e non solo antichi.

Dettagliate per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti di guerra con realistici

allestimenti di campi di battaglia ecc. Dopo il 1808 la commedia eroica si prestò alla

propaganda politica;

4. LA "COMEDIA DE FIGURON": a caratterizzare questo tipo di commedia è la satira

di costume. I protagonisti sono di solito personaggi appartenenti alla nobiltà di

provincia decaduti che vengono proposti come campioni di vanità e di ignoranza

boriosa e sempliciotta. Gli autori insistono sulle loro debolezze di carattere, sulle

manie e sulle pretese fino a farne tipi bizzarri e singolari.

Gli autori che nei decenni iniziale del secolo mostrarono maggiore talento furono Antonio de

Zamora e José de Canizares. Nel Loro teatro si avverte il proposito di disingannare il pubblico

più credulone e superstizioso mediante la descrizione caricaturale delle imprese di maghi e

fattucchiere e degli effetti delle loro millantate arti magiche.

Antonio de Zamora

Antonio de Zamora nato nel 1670? Visse sempre a Madrid godendo della protezione di Filippo

IV. Fu ammirato per i suoi rimaneggiamenti riusciti di autori barocchi, in particolare di

Calderòn, Lope e Tirso de Molina. Di quest'ultimo, con il titolo "No hay plazo que no se

cumpla, ni deuda que no se pague y Convidado de piedra", adattò il celebre componimento

"El burlador de Sevilla" che si pone all'origine del mito di Don Giovanni e che grazie al recupero

operato da Zamora rinacque a nuova vita nelle rielaborazioni che ne fecero i drammaturghi

romantici. Tra le sue commedie di magia vanno menzionate "El hechizado por fuerza" e le due

parti di "Duendes son los alcahuetas y el espìritu foleto". Tra le sue piezas di soggetto religioso

vi sono "El custodio de la Hungrìa, San Juan Capistrano", "La fe se firma con sangre y El

primero Inquisidor San Pedro Màrtir" ma soprattutto "El lucero de Madrid y divino labrador,

San Isidro" dedicato a Sant'Isidro il patrono di Madrid; L'opera fu rappresentata nel teatro de

la Cruz durante le festività natalizie del 1713. L'azione si stempera per effetti di numerosi

episodi secondari grati al pubblico animati da dame corteggiatori cavalieri ecc. La scenografia

è sostenuta da cori, clarini, corni, tamburi.

José de Canizares

Canizares nativo 1676 fun anch'egli continuatore della scuola calderoniana e autore di

traduzioni e rifacimenti di autori francesi e italiani. Scrisse numerose commedie di magia tra

le quali citano "Los màgicos encantados", "Don Juan de Espina en Madrid" a cui si aggiungerà

in seguito la seconda parte "Don Juan De Espina en Milàn" apprezzate per lo sfarzo scenico e

la presenza di essere robotici. Da citare anche "El anillo de Giges". La più applaudita però fu

"El asombro de Francia: Marta la Romarantina" le cui vicende rievocano la giovane francese

di Romorantin, Marthe Brossieur, accusata di essere posseduta da Belzebù e da altri essere

infernali. La Marta portata in scena è maga suo malgrado e i prodigi che va operando sono a

fin di bene. Nel corso del secolo parecchi autori furono ispirati dalla Marta di Canizares.

Furono ben accolte anche le sue commedie di santos; egli pareva infatti essere molto portato

a raccontare vita e miracoli di sante donne.

Teatro comico breve e in musica

Durante gli spettacoli teatrali tra un atto e l'altro dell'opera rappresentata erano interposte brevi

composizioni comiche in atto della durata di circa venti minuti che potevano anche aprire o chiudere

la recita. Si trattava di una concessione alla richiesta di comicità che veniva soprattutto da parte del

pubblico meno educato e di gusti più grossolani; essi si facevano beffe di debolezze, difetti e manie

con una verve satirica e parodica talvolta esagerata e greve.

Gli intermezzi comici più diffusi erano:

Entremés

❖ Sainete

Si differenziavano innanzitutto per la diversa collocazione all'interno della funciòn (l'entremés trovava

posto tra il primo e il secondo atto, il sainete tra il secondo e il terzo), per particolarità tecniche come

l'ambientazione, il numero delle scene, l'impiego dei personaggi ma soprattutto nel fatto che il sainete

trattava temi vicini alle problematiche illuministiche con spunti critici verso gli usi e i costumi della

società contemporanea. Per tali motivi gli spettatori andarono orientandosi verso il sainete più

moderno e stimolante allontandosi dall'entremés il quale, avversato dai moralisti, che mal

accettavano la mescolanza tra sacro e profano, e dagli stessi precettisti neoclassici che lo

consideravano inadatto a svolgere funzioni educative, finì per essere proibito nel 1780.

Tra i saineteros più amati dal pubblico c'erano: Ramòn de la Cruz, Juan Ignacio Gonzàles del Castillo e

Luis Moncìn.

Ramòn de la Cruz

Nato nel 1731 fece della capitale spagnola il centro della sua esistenza. Predilesse i sainetes, ma scrisse

anche entremeses e loas oltre che commedie, tragedie, zarzuelas, per un complesso di oltre 500 lavori.

I suoi primi passi in ambito teatrale risalgono al 1757 quando compose e fece rappresentare il primo

sainete intitolato "La enferma de mal de boda" e la prima zarzuela "Quien complace a la deidad acierta

a sacrificar". Il successo non tardò a manifestarsi e cosi prese a comporre su richiesta dei capocomici

e della municipalità di Madrid centinaia di pezzi brevi. Il suo teatro dà voce, colore, gestualità a un

universo umano in cui prevalgono bulli e zerbinotti. Non si limitò a ricercare la facile comicità che le

macchiette popolari potevano offrire ma volle lodare la virtù e stigmatizzare molti di quei vizi sociali

che costituivano il principale interesse dei commediografi ilustrados come i matrimoni obbligati o

diseguali, l'educazione della prole, i rapporti generazionali, la necessità del lavoro e l'utilità

dell'educazione. In "El casamiento desigual" per esempio appiana le gelosie e i dissapori che

l'eccessivo e l'onesto protagonismo della plebea Mariana suscita nel nobile marito preoccupato per il

suo onore e i suoi averi. I danni provocati dai matrimoni mal combinati ritornano in "El casado por

Fuerza". La famiglia e l'educazione dei figli costituiscono l'essenza di "La tornaboda en ayunas". In "Los

picos de oro" ammonisce sui danni che può causare la maldicenza all'onorabilità delle donne. Seguono

"Las escofietares" dove espone le donne agli imbrogli di commercianti disonesti e "El petimetre". Non

si deve considerare Cruz un ilustrado seguace delle teorie luzaniane ma piuttosto un conservatore e

tradizionalista.

Juan Ignazio Gonzalés del Castillo

Del Castillo nacque a Cadice nel 1763. Di umili origini, Del castillo compose tre commedie "Una pasiòn

imprudente ocasiona muchos danos", "La orgullosa enamorada", "La madre hipòcrita"; la tragedia

"Numa" e la zarzuela "La venganza frustrada". Scrisse decine di sainetes in cui ritornano i tipi umani e

i temi caratteristici collocati in contesti socio-geografici andalusi. I suoi intenti erano soprattutto

satirici e burleschi e si dirigevano verso l'ambiente cittadino e rurale con forti accentuazioni critiche

verso l'aristocrazia. Dal punto di vista formale e metrico i suoi componimenti non si discostano molto

da quelli di Cruz mentre si differenziano ampliamente per il linguaggio aperto alle forme lessicali

sintattiche e fonetiche andaluse.

Luis Moncìn

Il debutto da autore per Moncìn avvenne nel 1768 con la commedia "Perder por su tiranìa reino,

esposa y libertad" alla quale fecero seguito altre comedias heroicas, de figuròn ecc per un totale di 36

componimenti. A partire dal 1777 cominciò a dedicarsi al sainete: un vasto successo arrise a "Casarse

con su enemigo", "El engano descubierto", "El queso de Casilda", "Herir por los mismos filos" quadretti

di costume pittoreschi e divertenti che mettevano in scena ambienti e tipi madrileni. Apprezzati dal

pubblico anche le loas che con il loro canovaccio drammatico consentiva di informare sulle vicende

della compagnia, sugli attori di maggior rilievo e sui pregi della commedia ecc. È quanto avviene nella

loa "La nueva compania de Luis Navarro" (infatti l'autore si ferma sulle abitudini della compagnia, la

trepidazione degli esordienti, la professionalità del gruppo, la sicura comicità della recita).

La tragedia

La rinascita del teatro tragico discende dagli scritti teorici e dalle opere di Agustìn Montiano y Luyando

e di Nicolàs Fernàndez de Moratìn. La produzione drammatica però non rimase estranea alla vivace

querelle che animava il mondo intellettuale europeo sul rapporto fra teatro classico e teatro moderno

e seguì alcune fondamentali direttrici: la fedeltà alla tradizione antica greca romana, l'ammirazione

per i classici francesi del seicento, l'interesse per il teatro drammatico moderno e la sua volontà

rinnovatrice, il desiderio di dar vita a un teatro tragico nazionale. Negli autori inoltre è avvertibile

l'intento di contribuire all'educazione morale e civile della società in sviluppo facendo leva sulla

compassione che coinvolgeva lo spettatore rendendolo consapevole e partecipe della necessità di

praticare personalmente la virtù.

Agustìn Montiano y Luyandro

Montiano y Luyandro partecipò al dibattito intorno ai principi dell'arte drammatica che andava

svolgendosi nelle accademie e sui giornali letterari con due "Discursos sobre las tragedias espanolas"

nei quali rivalutava gli autori drammatici del cinquecento auspicando il ritorno alle regole e

ammettendo la possibilità di recupero di parte di testi barocchi. Montiano y Luyandro compose in

pieno rispetto delle unità aristoteliche due tragedie in cinque atti e in versi sciolti edite in appendice

ai Discursos. La prima "Virginia" portò a riflettere sugli effetti nefasti dell' autorità piegata al

soddisfacimento di illeciti fini personali. Ne "l'Ataulfo" rievocando il breve regno del primo sovrano

della Spagna visigota il riferimento all'attualità politica appare esplicito cosicchè è agevole intravedere

sotto le sembianze del re goto l'immagine positiva del sovrano assoluto settecentesco.

Nicolas Fernàndez de Moratìn

Nato nel 1737, a ventidue anni entrò a far parte dell'alta burocrazia di corte al seguito della regina

Elisabetta Farnese; esercitò avvocatura e per qualche tempo la docenza. La sua maggior attività

letteraria si svolse tra il 1760 e il 1780, fu autore di commedie e tragedie tutte nel pieno rispetto delle

unità aristoteliche. La sua prima tragedia "Lucrecia" non venne portata sulla scena probabilmente

perché Moratìn si era proposto di esaltare la fedeltà coniugale degli antichi cosi inattuale per la sua

epoca specialmente tra le classi agiate e di stigmatizzare l'operato del principe. Maggior fortuna toccò

invece all"Hormesinda"; in essa agivano eroi appartenenti alla storia e all'epopea nazionale. Le loro

imprese potevano diventare esempi fulgidi di virtù civili e morali e in tal modo contribuire e diffondere

l'immagine di un Spagna tesa a riscattare la libertà e l'indipendenza conculcate dagli invasori

musulmani. "La petimetra" commedia arreglada (nel rispetto delle regole aristoteliche) mostra

incertezze nello sviluppo dell'azione e nella descrizione dei caratteri senza che ciò nuoccia alla validità

della sperimentazione. Nei suoi componimenti è prevalente la tematica amorosa resa nei metri

dell'anacreontica, dell'elegia, del sonetto e dell'epigramma. Non mancano tuttavia i temi di ispirazione

popolare e tradizionale ben avvertibili nei "Romances moriscos" e nella "Fiesta de toros en Madrid".

L'impiego al rinnovamento poetico fu ben compreso dal figlio Leandro che anticipò i progressi della

poesia lirica e si preoccupò di dare alla stampa i suoi componimenti poetici nelle "Obras pòstumas".

Tra le opere edite in vita ricordiamo il libro-giornale in versi "El poeta" in dieci fascicoli concepito come

rivista letteraria e aperto alla collaborazione dei lettori, e il poema didattico-descrittivo "La Diana, o

Arte de la caza" in sei canti interessante sia per il ricorso alla rarissima sesta rima sia per la presenza

di motivi tipici dell'Illuminismo (o anche l'elemento ornamental, fantàstico-mitològico o històrico,

interesse scientifico per la natura e l'alto valore attribuito all'amicizia intesa come vincolo che unisce

gli spiriti liberi). Un ulteriore chiaro segnale di rinnovamento è offerto da un altro poema "El arte de

las putas" che si colloca all'interno del filone della poesia erotico-sentimentale.

L'OTTOCENTO

"Una letteratura figlia dell'esperienza e della storia" M.J de Larra

Gli inizi del secolo furono caratterizzati dalla presenza sulla scena Europea di una Francia ancora in

fase espansionistica che sotto la guida di Napoleone non rinunciò alla possibilità di invadere la Spagna

offertagli dalla guerra contro il Portogallo. Con il consenso delle istituzioni e di un gruppo di illuministi,

gli "afrancesados" venne messo sul trono Giuseppe Bonaparte (1808). Tale avvicendamento dinastico

scatenò un insurrezione popolare (poiché la tradizione spagnola era vicina alla monarchia borbonica)

che diede vita alla guerra d'indipendenza (1808-1814). Per preparare la difesa contro l'invasore

francese si organizzarono delle Juntas locali e regionali coordinate dalla Junta central della quale

facevano parte elementi ispirati sia dalla reazione assolutista sia dal pensiero liberale. Dopo alcuni

successi le Juntas furono costrette a trasferirsi a Cadice dopo la sconfitta con la Grande armée. In

seguito la Junta fu sostituito da una reggenza costituita da cinque membri che s'incaricò di convocare

la Cortes e che nel 1812 a Cadice riuscirono a promulgare una costituzione che garantiva le libertà

individuali, il regime elettorale censuario e la sovranità popolare. Nelle sedute dell'anno successivo fu

abolita l'inquisizione e dopo alcuni interventi in Russia la costituzione fu smantellata indebolendo

Napoleone e permettendo quindi a Ferdinando VII il ritorno in patria. Il Sovrano restaurò l'assolutismo

creando delusione e annullando l'originale sforzo legislativo delle Cortes di Cadice. In seguito i militari

diedero inizio a una serie di pronunciamenti che avevano lo scopo di rovesciare il regime che fallirono

tuttavia l'impresa fino a quando i gruppi liberal-massonici non costrinsero Ferdinando VII a giurare

fedeltà alla costituzione del 1812. Ebbe inizio così il cosiddetto Triennio liberale o costituzionale (1820-

1823). Durante il Triennio liberale si cercò di mettere in pratica i principi progressisti delle Cortes di

Cadice, progetto che non andò in porto soprattutto per l'intervento decisivo della Santa Alleanza (alla

quale l'assolutismo monarchico spagnolo aveva aderito) oltre che la forte disparità ideologica presenti

nei membri e l'isolamento politico dei liberali. Alla restaurazione dei pieni poteri di Ferdinando VII

seguì una violenta repressione con l'esecuzione di tutti i capi del pronunciamento del 1820 e l'esilio di

numerosi spagnoli in Inghilterra. È l'inizio della década ominosa (1823-1833) durante la quale la

Spagna si chiuse in se stessa sopprimendo qualsiasi manifestazione di libertà; carestia e brigantaggio

renderanno ancora più cupo il quadro sociale.

Un altro momento di difficoltà si ebbe in seguito alla nascita della futura regina Isabella (1830); infatti

il re, temendo la mancanza di una successione maschile diretta, revocò la legge salica che impediva

alle donne di regnare e faceva del tradizionalista Carlos Marìa Isidro fratello di Ferdinando VII il

legittimo erede alla corona. Alla morte del re tre anni dopo assunse la reggenza la ancora minorenne

Isabella II. Si crearono cosi le condizioni della guerra "carlista" dal nome del pretendente Carlos.

Furono coinvolte nella guerra la Catalogna e la regione del Maestrazgo tra le cui popolazioni era

particolarmente radicato l'assolutismo. Nel 1839 l"abbraccio di Vergara" pose fine all'ostilità lasciando

aperta la "questione Carlista". In seguito alla morte di Ferdinando VII venne concessa a partire dal

1833 l'amnistia e il gruppo di esiliati potè rientrare dall'Inghilterra e dalla Francia. Si crearono così le

condizioni di libertà necessarie al pieno sviluppo del dibattito culturale. La componente moderata dei

liberali con l'appoggio della corona aveva raggiunto l'apice del potere. A capo del nuovo governo fu

nominato il letterato Martìnez de la Rosa il quale cercò di consolidare un regime di maggior stabilità

sostenuto da un élite dell'alta borghesia avversa sia all'assolutismo clericale sia al cambiamento

sociale rivoluzionario. Il suo statuto reale basato sulla sovranità del re e sulle Cortes bicamerali di

Pròceres e di Procuradores aumentarano il malcontento costringendo Martìnez ad abbandonare

momentaneamente il governo. Con i progressisti al potere si ravvivò il il vecchio spirito illuministico

anticlericale e si procedette immediatamente all'alienazione dei beni vincolati la cosidetta

"desamortizaciòn de Mendizàbal": ciò ebbe come esito la messa in vendita delle proprietà del clero,

della nobiltà e dei municipi che da secoli erano stati legati a queste istituzioni. Tuttavia l'esito di tale

politica fu una riforma agraria fallimentare che permise l'arricchimento dell'alta borghesia e della

nobiltà risvegliando un nuovo senso di appartenenza alle nuove classi sociali.

La costituzione di Cadice del 1812 venne ripristinata per opera di alcuni sottufficiali dell'esercito e nel

1837 si approda a una costituzione moderatamente progressista. I militari saranno inoltre decisivi

nella vita politica spagnola a partire da Badomero Espartero con la quale ha inizio un triennio di

radicalismo politico che verrà poi stroncato con l'arrivo del generale Ramòn Marìa Narvàez. Il

borbadamento di Barcellona provocherà però il sollavamento di Narvàez e l'esilio di Espartero. Per

risolllevare la crisi si anticipò la maggiore età di Isabella II che potè in questo modo essere incoronata.

Con Narvàez al potere ebbe inizio la década moderada (1843-1854) sotto gli auspici di una nuova

costituzione e nuovi rapporti con la chiesa. Una nuova crisi economica trasformò in una dittatura

legale il governo di Narvàez il quale represse violentemente i tentativi rivoluzionari del 1848 a

Barcellona, Valenza, Madrid e Siviglia. Con l'avanzare del quarto decennio del secolo, la comparsa della

ferrovia, lo sviluppo industriale e commerciale trasformarono profondamente le città per le quali

vennero avviate importanti riforme urbanistiche; borghesia in ascesa che in un clima di mercantilismo

introdusse fra le sue abitudini il collezionismo artistico, la frequentazione di mostre e musei e le

audizioni musicali, pubbliche e private. È il decennio si può dire di José Zorrilla e del dramma storico

proposto come letteratura consolatoria. Il cambiamento subito dalla società spagnola per quel che

riguardava le strutture economiche e sociali offriva l'aspetto caratteristico di una società di transizione

con mescolamenti tra elementi dell'Ancient régime e quelli nuovi tipici della società capitalista. La

situazione politica era ancora piuttosto incerta e il fronte progressista aveva trovato nuovi impulsi per

mettere fine al decennio moderato. La Vicalvarada e il proclama del Manzanares daranno inizio a un

biennio progressista che si concluderà con il ritorno di Narvàez nel 1856. Ma i cambiamenti non erano

stati profondi: l'oligarchia finanziaria e l'aristocrazia continuavano a costituire la classe dirigente del

paese. Il popolo, composto d contadini e braccianti, era ancora per la maggior parte analfabeta e privo

di riferimenti ideologici chiari con l'eccezione del nascente proletariato urbano. Fra i due estremi una

borghesia di professionisti e di funzionari si identificava con i principi di sicurezza e ordine. Con le

elezioni del 1858 ebbe inizio un quinquennio di discreta stabilità economica e relativo benessere. A

partire dal 1863 pronunciamenti e rivolte annunciarono la Gloriosa (1868) la rivoluzione che aprirà

una nuova epoca nella storia della Spagna.

Scienze e istituzioni

Con l'avvento del liberalismo incominciò a instaurarsi un nuovo modello universitario centralizzato

uniforme e gerarchico orientato alla formazione dei professionisti e che grazie alle leggi Pidal (1847)

e Moyano (1857) porterà alla creazione di una facoltà di scienze esatte, fisiche e naturali, separata da

quelle di lettere e filosofia. Ciononostante i continui cambiamenti nei regolamenti impedirono che si

stabilisse la continuità necessaria per lo sviluppo del sapere scientifico che difatti trovarono

pochissimo eco. Durante il periodo assolutista la cultura fu prevalentemente letteraria e si basava

sull'interessamento di determinati gruppi e istituzioni al margine della vita ufficiale e accademica;

inoltre con l'instaurazione del regime costituzionale e la liberalizzazione dell'attività politica è

possibile constatare un incremento del numero di istituzioni: associazioni, tertulias ma soprattutto il

circolo madrileno "Ateneo cientìfico literario y artìstico" che fu il luogo della libera discussione della

società civile e dove si tentò di creare una cultura nazionale basata sulla discussione e sulla

sistematizzazione delle idee esistenti in ambito europeo. Sempre nella capitale nacque nel 1837 il

"Liceo artìstico y literario" dove furono frequenti le letture poetiche che presentavano i nuovi valori,

(Zorrilla, Avallaneda) le mostre di pittura e i concerti; a partire dal 1839 ebbe un proprio teatro e una

pubblicazione periodica. Sia l'Ateneo che il liceo servirono da modello organizzativo per istituzioni

simili in diverse province spagnole. Bisogna ricordare in Catalogna la "Sociedad filosòfica" e poi anche

il "Liceo filarmonico dramàtico barcelonès".

La saggistica

Gli inizi della produzione saggistica del romanticismo spagnolo sono legati al nome di Mariano José de

Larra che seppe dare al suo pensiero una forte valenza critica e artistica. Alcuni aspetti della

formazione Larriana sono collegati al socialismo utopico corrente che in Spagna si svilupperà sotto

l'influsso delle dottrine di Cabet e Fourier e che si diffuse attraverso giornali catalani come "El vapo"

e su riviste come "La fraternidad" e "El padre de familia". Una forte reazione di fronte a queste idee

progressiste si ebbe da parte di juan Donoso Cortés e da parte di Jaime Balmes, quest'ultimo

appartenente alla cosidetta "Scuola Catalana" di filosofia oltre che autore di un'ampia produzione

giornalistica e promotore dei giornali "La civilizaciòn" e "La sociedad"; arriverà inoltre ad influenzare

la vita politica con "El pensamiento de la naciòn". Il suo pensiero filosofico di origine scolastica aperto

al''integrazione ortodossa si esprimeva in difesa del cattolicesimo; ebbe risonanza europea "El

protestantismo comparado con el catolicismo en sus relaciones con la civilizaciòn europea" vigorosa

affermazione del cattolicesimo spagnolo. Appartengono alla scuola catalana anche Martì d'Eixala

autore di un "Curso de filosofìa elemental" e il suo allievo Xavier Llorens i Barba. Di Cortés si ricordano

i saggi sulla filosofia politica anche se la sua celebrità si deve al "Ensayo sobre el catolicismo, el

liberalismo y el socialismo" dove esclude il liberalismo dalla sua filosofia.

Le pubblicazioni periodiche

Tali elenchi permettono di dimostrare come la stampa arrivi a costruire un vero e proprio mezzo di

comunicazione per settori di popolazioni sempre più vasti. Alle origini di questo periodo nella liberale

Cadice va ricordato "El mercurio gaditano" che quale per primo Bohl de Faber intervenne sul

romanticismo cui replicherà José Joaquin de Mora difendendo i principi illumini stici neoclassici nella

madrilena "Crònica cientifica y literaria". Di grande interesse sono anche “El censor”, “Le cartas del

probecito holgazàn” e sul finire del triennio costituzionale “El europeo” di spirito conciliatore nei

confronti del classicismo e deciso sostenitore del romanticismo storicista e moderato. Dopo il triennio

il primo giornale autorizzato fu “El correo literario y mercantil” e al suo editore josé Marìa Carnerero

si deve anche la fondazione delle “Cartas espanoles”. Più tardi le Cartas furono sosituite dalla “Revista

espanola”. Con la fine del periodo assolutista comparvero a Madrid diversi quotidiani:

• El espanol (considerato il migliore dell’epoca);

• El siglo;

ma soprattutto comparvero alcuni periodici specializzati che si occupavano di letteratura e belle arti

come anche di teoria e critica d’arte:

• El artista;

• Semanario pintorésco espanol;

• No me olvides;

• El observatorio pintoresco;

Molto intense anche le pubblicazioni musicali:

• La iberia musical y literaria;

• El AnfIòn matritense;

e quelle teatrali:

• El semanario teatral;

• El entreacto;

• El correo de teatros;

Varia letteratura, biografie e articoli di divulgazione scientifica e naturalistica erano pubblicati dalla

menzionata rivista illustrata “El semanario pintoresco espanol” diventato poi lettura abituale per un

ampio pubblico grazie a una politica di costi ridotti. In ambito regionale la stampa conobbe un decisivo

sviluppo in particolare a Barcellona e in aerea valenzana e andalusa.

ALLE ORIGINI DEL ROMANTICISMO

La polemica Bohl de Faber-Mora


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher floriaaa93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Flammini Sara.

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