Il Settecento
Il secolo XVIII si apre in Spagna con forti mutamenti dinastici seguiti da importanti trasformazioni storiche e culturali. La Casa d'Austria sul trono di Spagna dal 1515 aveva espresso in Carlo II il suo ultimo rappresentante e in seguito alla sua morte si candidarono diverse potenze alla sua successione; in primis l'Austria (con Carlo d'Asburgo) con l'appoggio di Inghilterra e Olanda.
Dopo 13 anni di guerra si raggiunse il trono per Filippo d'Anjou sostenuto da Luigi XIV di Borbone (re di Francia); esso fu proclamato re con il nome di Filippo V. Il nuovo monarca prese in mano i maggiori poteri dello stato e diede avvio a una forte politica centralizzatrice che comportò l'abolizione delle autonomie e dei privilegi di cui hanno goduto gli aragonesi, catalani ecc. per secoli e secoli.
Politica estera e riforme interne
In politica estera, con la conseguente diffusione della dinastia borbonica, la Spagna subì un indebolimento a causa di alcune iniziative Francesi che essa dovette seguire. Invece sul piano interno ci furono vari effetti positivi: i ministri del re e del suo successore Ferdinando VI avviarono riforme che portarono benefici dal punto di vista economico e sociale e anche la mentalità, le arti, la letteratura che erano entrate in crisi con l'esaurimento del periodo Barocco subirono un sostanziale giovamento.
L'avvento dei Borboni oltre a segnare la conclusione della politica di isolamento voluta da Filippo II favorì l'ingresso nel paese della letteratura, della filosofia e delle scienze francesi nonostante la presenza dell'ancora attiva Inquisizione che cessò le varie attività di controllo solo all'inizio dell'800 per poi essere abolita nel 1834.
All'influenza francese si affiancò quella italiana quando il sovrano convolò a seconde nozze nel 1714 con Elisabetta Farnese di Parma; relazione che si fece ampia e interessò l'ambito artistico quanto gli aspetti economici e sociali. Anche il pensiero filosofico e giuridico italiano godette di vasto consenso inoltre Filippo V riottenne gli antichi domini di Sardegna, Sicilia e Napoli e far assegnare al figlio Filippo i ducati di Parma e Piacenza.
L'era di Carlo III
Con Carlo III (lasciò il regno di Napoli per succedere Ferdinando VI), figlio primogenito di Filippo V e della Farnese, il processo di rinnovamento subì un'ulteriore accelerazione; le relazioni con l'estero s'intensificarono e le arti e la letteratura furono protette e favorite. Questa azione di rinnovamento richiese un costo politico ed economico elevatissimo che scontentò le classi agiate e creò malcontento fra borghesi e contadini (penalizzati dagli scarsi raccolti e dall'aumento generalizzato dei prezzi).
L'applicazione rigorosa di alcune norme di pubblica sicurezza trasformò la protesta in rivolta armata. Carlo III sostituì Squillace con vari ministri spagnoli tutti ideologicamente vicini al pensiero illuministico europeo che in Spagna prese il nome di Ilustración, mentre ilustrados si chiamarono quanti a esso si ispiravano. Il più dinamico e incisivo fra questi ilustrados fu il conte di Aranda che, assertore della laicità dello stato, contrastò l'azione della chiesa spagnola.
Fu inoltre tra i principali artefici della cosiddetta congiura contro la Compagnia di Gesù che portò all'espulsione dai territori metropolitani e coloniali di tutti gli appartenenti all'ordine di Ignazio di Loyola. Anche con Carlo IV continuò la politica delle riforme sempre condizionata dagli avvenimenti della vicina Francia. Tale sovrano concluderà l'epoca delle riforme.
Carlo IV e la fine delle riforme
Carlo IV dismise Aranda nominando primo ministro Manuel de Godoy; questi schierò la Spagna a fianco delle potenze europee ma nel 1795 il suo esercito venne battuto dai francesi che occuparono Catalogna, Navarra e Paesi Baschi. Fu in seguito costretto a chiedere la pace. Da allora la Spagna divenne alleata del governo repubblicano e di Napoleone.
Il tentativo Napoleonico di fare della Spagna un regno satellite pare compiersi soprattutto con la rinuncia al trono dell'erede Ferdinando VII a favore dell'imperatore Giuseppe Bonaparte. La sua salita al trono scatenò una serie di rivolte popolari (1808) terminate nel 1813 quando il re abbandonò Madrid.
Nel frattempo a Cadice si riunirono le Cortes, istituzione formata da deputati appartenenti alla nuova classe sociale, dalla borghesia, alla piccola nobiltà e al clero. In assenza di un sovrano essa si può considerare depositaria della sovranità popolare che nel 1812 si promulgò come prima costituzione della Spagna moderna.
Rinnovamento scientifico e letterario negli anni '30
Intorno agli anni '30 si avviò un processo di rinnovamento che investì il mondo scientifico e letterario spagnolo ad opera di pensatori e letterati detti Novatores che intrapresero tale azione a favore degli ideali razionalistici e dell'estetica classica. Queste novità iniziarono a manifestarsi già a partire dal regno di Filippo V con l'istituzione della Real Academia de la Lengua. La sua prima iniziativa fu la promozione del Diccionario de autoridades con il quale intese salvaguardare la purezza della lingua e definire ogni voce dell'idioma castigliano.
A esso fecero seguito la pubblicazione dei classici della letteratura spagnola, l'edizione di una Gramática e di vari trattati e l'istituzione di premi letterari. Successivamente sorsero l'Academia de Bellas Letras di Barcellona e di Siviglia; quella della Historia, quella di Bellas Artes de San Fernando e più in seguito anche l'Academia de Medicina. Un ruolo di grande rilievo ebbe invece l'Academia del Buen Gusto che si costituì come luogo d'incontro e dibattito fra quanti consideravano ancora valida l'opera di Góngora e di Quevedo e coloro che a questi preferivano gli autori rinascimentali come Garcilaso o Herrera e quindi più vicini all'estetica classicista.
Dopo il 1768 invece venne approvato il progetto di riforma dell'Università di Siviglia dando il via al proliferarsi dell'insegnamento universitario che fino ad allora era stato caratterizzato da scarsità dei mezzi. Ricerca che venne poi favorita anche dall'attivazione di centri esterni come laboratori ed osservatori. Furono attivate anche delle scuole di specializzazione per ingegneri, medici, matematici ecc.
Inoltre durante il regno di Carlo III un forte stimolo riformatorio provenne dalle Sociedades Económicas de Amigos del País interessate alla diffusione dei processi teorici e pratici che andavano sviluppandosi in ogni campo e alla libera circolazione delle idee. Oppure affrontarono problemi concreti cercando di modificare la realtà economica locale, favorirono il progresso dell'agricoltura e dell'allevamento, attivarono scuole professionali.
Di riforma e di rinnovamento però si discuteva anche nei salotti e nei cenacoli letterari; assai vivace in tale proposito furono le tertulias. Grazie a Nicolás Fernández de Moratín a partire dal 1770 si affermò come centro intellettuale d'avanguardia la Fonda de San Sebastian che era inoltre favorevole ai principi ilustrados.
Benito Jerónimo Feijoo
L'apertura verso le correnti del razionalismo europeo e la volontà di spiegare secondo logica e ragione i fenomeni naturali e taluni comportamenti sociali sono palesi nell'opera di Feijoo "Teatro crítico universal" in otto volumi apparsi tra il 1726 e il 1729 e di una più tarda continuazione in cinque tomi pubblicati tra il 1752 e il 1760 intitolata Cartas eruditas y curiosas en que por la mayor parte se continúa el designio del Teatro crítico universal impugnando o reduciendo a dudodas varias opiniones comunes.
Nato nel 1676 a Casdemiro, si fece monaco benedettino addottorandosi in teologia presso l'Università di Oviedo; vi trascorse l'intera esistenza e vi morì nel 1764. Fu lettore assiduo di autori stranieri e di periodici letterari scientifici al quale si ispirò per sottoporre al vaglio della ragione e del metodo sperimentale i diversi aspetti dell'arretrata cultura spagnola del tempo al fine di smascherarne attraverso la dimostrazione scientifica le imposture e le superstizioni e di correggerne gli errori causati dall'ignoranza.
Inoltre non giunse mai a mettere in discussione la verità di fede anzi cercò di conciliare con la scienza. Nei Discursos che formano il Teatro e le Cartas trattò di questioni di filosofia e di religione, di matematica, medicina, scienze naturali, storia, musica, costume con un linguaggio piano e accessibile. Si menziona il brano "Falsi miracoli" che fu fortemente avversato da Feijoo per il danno che cagionava alla credibilità della chiesa e per l'offesa che arrecava all'intelligenza dell'uomo (si sollecita l'attenzione con descrizione concreta dei fatti corredati da riferimenti chiari a persone e luoghi).
Diversi furono i dibattiti che interessò l'opera di Feijoo, diatriba a cui parteciparono diversi esponenti della tradizione scolastica che tuttavia favorirono la diffusione dell'opera; ripetutamente pubblicata e tradotta ebbe un ruolo primario nel rinnovamento della cultura spagnola.
Discepoli e continuatori
Gregorio Mayans y Siscar (capo studiosi valenzani) viene indicato come il padre della moderna critica storico-filologica. Alla base del suo pensiero si collocano i concetti di mimesis, origine di tutte le cose e di ogni conoscenza, e di imitatio, grazie alla quale è possibile accedere alla creazione artistica e letteraria. Diede inoltre un vigoroso impulso alle ricerche sulla letteratura spagnola del XVI secolo oltre che incentivare gli studi linguistici sul castigliano e sul valenzano.
Martín Sarmiento (1695-1771), collaboratore e amico di Feijoo, si dedicò alla storiografia letteraria e alle ricerche dialettologia. Tutte le sue opere come "le Memorias para la historia de la poesía y los poetas españoles", "El porque sí el porque no" sono rimaste inedite con l'unica eccezione della "Demostración crítica-apologética del Teatro crítico universal" nella quale prendeva le difese di Feijoo.
Gli effetti della lezione di Feijoo, Mayans e Sarmiento si protrassero per l'intero secolo. L'erudizione e la critica conobbero una fioritura straordinaria di studi che si indirizzarono di preferenza verso la critica letteraria, la bibliografia, la storiografia, l'epigrafia laica e religiosa, le scienze.
Ignacio de Luzán
In ambito letterario un decisivo contributo alla formazione di un nuovo gusto poetico fu offerto da Ignacio de Luzán (1702-1754) con la "La Poética, o reglas de la poesía en general y de sus principales especies": questo trattato segna il distacco definitivo dalla tradizione barocca in particolare dal Gongorismo e dal teatro del siglo de oro.
Nasce a Saragozza. All'età di 13 anni dopo la morte dei genitori decide di andare in Italia con lo zio sacerdote. Soggiorna in diverse città italiane finché a Catania Luzán si laurea in diritto, in seguito si trasferì a Napoli. Fece ritorno a Saragozza nel 1733 per poi trasferirsi a Madrid e a Parigi dove divenne segretario di ambasciata. Di quel breve soggiorno (1747-1749) è rimasto "Memorias literarias de París", una sorta di viaggio tra cenacoli letterari e aule universitarie.
Fra i quattro libri della Poética di particolare interesse è il terzo libro, intitolato "De la tragedia y comedia, y otras poesías dramáticas" nel quale il rifiuto del teatro barocco si fonda sul mancato rispetto delle regole classiche, sulla carenza di senso morale e sulla superficialità dei caratteri.
La Poesia
Le diverse correnti poetiche che appartengono a quest'epoca riflettono tendenze e temi che rimandano a molteplici tradizioni: dalla sensibilità barocca secentesca alle atmosfere arcadiche, dal razionalismo filosofico alle tematiche illuministiche e neoclassiche, al sentimentalismo. La critica romantica e postromantica definiva i componimenti lirici di quest'epoca delle scialbe imitazioni gongorine o quevedesche. Invece per la critica più recente si ammette l'interscambiabilità di temi e di forme anche quando esse rispondevano a un fine poetico in base al quale il bello doveva coincidere con l'utile e l'istruttivo.
Nei primi decenni del secolo si coltiva una poesia di tipo barocco. Verso la metà del secolo si passa a una poetica di tipo classicista. Tra il 1750 e il 1770 si parla di Rococò per poi passare alla lirica illuminata. Terminerà il secolo il Sentimentalismo anche se si iniziano ad avvertire i primi sintomi di Neoclassicismo.
Una tale periodizzazione può suggerire la suddivisione degli autori in tre gruppi principali:
- Poeti attivi nella prima metà del secolo;
- Poeti che hanno operato tra il 1750 e il 1760;
- Poeti che hanno operato dal 1770 fino agli inizi dell'800.
Per concludere si può affermare che il Settecento poetico si mostra ricco di sfumature e in costante evoluzione.
La lirica
L'influenza barocca segna l'opera poetica degli autori che furono attivi nei primi decenni del secolo. I loro componimenti, di intonazione amorosa, satirica e narrativa, si avvalgono tanto di contenuti e forme metriche in voga durante il siglo de oro (romances, décimas, quintillas, redondillas), quanto del colto verso endecasillabo.
Ad esempio nel caso di Eugenio Gerardo Lobo si potrebbe addirittura parlare di plagio in quanto i suoi componimenti sono quasi tutti dei collage ingegnosamente costruiti di metafore e di interi versi di Góngora.
José Joaquín Benegasi y Luján (1707-1770): I suoi componimenti lirici sono raccolti nei due libri delle "Poesías líricas y joco-serias" e delle "Obras métricas a distintos asuntos, así serios como festivos". Tra gli argomenti seri vanno annoverati anche poemi dedicati a santa Mariana del Gesù, a san Damaso, a san Benedetto da Palermo, che conferiscono alla sua poesia una sincera intonazione religiosa; un altro sonetto invece suggerisce un modello di vita aristocratico, in particolare ironizza sulla boria di tanti nobili del tempo.
Diego de Torres Villarroel: ha composto versi satirici che rimandano soprattutto a Quevedo.
José Antonio Porcel y Salablanca (1715-1794): reminiscenze gongorine presenti nelle quattro egloghe di endecasillabi e settenari del poema "El Adonis" affiancate da sonetti e canzoni con espliciti riferimenti alla tradizione umanistica cinquecentesca e a Garcilaso De la Vega; fa parte inoltre dell'Academia del Trípode di Granada che guardavano Góngora come "principal maestro".
A far parte dell'accademia del Buon gusto era invece:
- Antonio Verdugo y Castilla (1706-1767): partecipe anch'egli dei gusti della "nuova scuola". Nelle sue liriche sono presenti diversi richiami alla tradizione barocca; dimostra tuttavia un'evoluzione del suo pensiero con "Oración del Presidente" in cui prende atto della decadenza della poesia e indica modelli e rimedi per migliorarla.
- José Gerardo de Hervás: prese una posizione avversa al barocco con "Satirá contra los malos escritores de este siglo" pubblicata nel 1742 nel settimo tomo del periodico "Diario de los literatos". Gli elementi nuovi della satira consistono in un costante e preciso riferimento ai classici latini.
Dopo il primo cinquantennio del secolo, con l'affermarsi della tendenza postbarocca nei decenni immediatamente successivi tutte le principali correnti si trovano presenti in autori che potremmo definire di transizione e nei quali la necessità di superare definitivamente la poetica barocca e i suoi modelli si fondeva con l'esigenza di trovare un'espressione poetica in sintonia con il nuovo clima intellettuale favorito dall'Ilustración che sollecitava alla critica individuale e alla sperimentazione.
Questi poeti, tra cui spiccano Moratín e Cadalso, avevano eletto la Fonda de San Sebastián a luogo di incontro dove si parlava di poesia e di letteratura ma sicuramente anche di politica economia e scienza poiché erano consapevoli che la riforma della cultura andava di pari passo con la società. I poeti che partecipavano a questi incontri si orientavano verso forme stilistiche e metriche che discendevano dai modelli classici e dalla tradizione umanistico-rinascimentali.
Juan Meléndez Valdés
Nato nel 1754 a Ribera Del Fresno, si trasferì a Salamanca per studiare giurisprudenza; l'incontro con Cadalso (trovò in lui un maestro saggio e sensibile) segnò la sua esistenza in quanto gli permise di comprendere quanto era chiusa la cultura dominante e di entrare in contatto con le correnti di pensiero impegnate a rinnovare al di là dei Pirenei la cultura letteraria filosofica giuridica e politica attraverso la lettura degli autori più innovatori del tempo.
Presa la laurea si dedicò all'insegnamento universitario che successivamente abbandonò per entrare in magistratura dapprima a Saragozza e Valladolid e infine a Madrid con l'incarico di pubblico ministero. Nella capitale troverà jovellanos con cui inizia a frequentare circoli liberali finché Jovellanos cadde in disgrazia; anch'egli fu allontanato e venne reintegrato come pubblico ministero soltanto in seguito.
Tra il 1809 e il 1813 accettò di reggere il ministero dell'istruzione pubblica e a collaborare con Leandro Moratín nella riforma del teatro. In molti componimenti di Meléndez Valdés ricorrono metri e temi come letrillas, sonetti, elegie, silve, idilli nei quali sono presenti le tematiche "leggere" dell'amore, del vino, della musica e della danza, dei fiori e degli uccelli, dei costumi campestri. In esse vibrano echi di autori antichi ma anche moderni contemporanei. Si parla di una poesia soffusa di dolcezza con immagini delicate e a tratti intense.
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