Estratto del documento

Baron, la crisi del primo Rinascimento italiano

Umanesimo civile e libertà repubblicana in un'età di classicismo e di tirannide

L'impero romano era finito in verità quando la nazione romana perse le sue energie naturali, e al suo crollo era seguito il sorgere di nuovi Stati. Fra i nuovi Stati medievali vi erano città indipendenti dove uomini liberi potevano di nuovo partecipare al governo autonomo di repubbliche che stavano sullo stesso piano della Repubblica romana e delle antiche città stato greche e dell’Etruria.

In passato era abituale spiegare la transizione dal '300 al '400 unicamente sulla base della crescente conoscenza dell'antichità mentre bisogna considerare il fatto che il pensiero medievale, predominante anche nel '300, era collegato a una società caratterizzata da una stratificazione feudale e convinta della necessità spirituale di un impero cristiano universale a fianco della Chiesa universale. Invece dopo il '400 acquistarono sempre maggiore rilievo problemi completamente moderni riguardanti l'articolazione politica della penisola italiana.

La vita attiva aveva avuto un posto nella filosofia medievale, ma poiché la contemplazione religiosa si trovava su un piano superiore, non era possibile l'argomentazione successivamente impiegata dagli umanisti del quattrocento, cioè che una condotta ritirata e contemplativa porta alla frammentazione e all'atrofia della natura umana. I primi segni di un'interpretazione causale dei fenomeni storici si erano manifestati nel corso del Medioevo ma non erano state tratte tutte le conseguenze necessarie, la storia ricalca l'impronta divina e non era vista principalmente come opera dell'uomo.

Le ragioni dei cambiamenti moderni nel quattrocento

Per quali ragioni questi atteggiamenti moderni si acquisirono nei primi del quattrocento? Il manuale in merito fa riferimento alle trasformazioni della situazione politico-sociale. Circa nel '400 innanzitutto il sogno della pacificazione dell'Italia ad opera dell'impero provvidenziale venne sostituita dalla speranza o il timore che una delle potenti monarchie italiane, Milano o Napoli, prendesse in possesso buona parte della penisola, allora tutte le forze della politica poterono essere viste operanti. Lo Stato città repubblicano poteva insomma rivendicare una sua superiorità.

Anche la seconda risposta data dal manuale chiama in causa l’influenza di cambiamenti della situazione politica: ci fu la creazione finale di uno Stato regionale fiorentino esteso dal litorale toscano agli Appennini e retto da cittadini fiorentini. In questa circostanza i confronti storici di Firenze con Atene e Roma acquistarono un profondo significato. Fu scoperta la lunga rivalità degli Stati città repubblicani dell’Etruria, le costituzioni degli antichi Stati città e quelle dei moderni vennero analizzate. La storia insomma venne studiata con metodo comparativo.

Burckhardt aveva accentuato in merito il ruolo della tirannide e dell'individualismo. Egli riteneva che il ruolo culturale e politico nello Stato città repubblicano si era abbastanza esaurito dopo il 1400. Baron non mira a dichiarare che le precedenti interpretazioni del pensiero siano errate, ma piuttosto troppo limitate. A lui in particolare è stata rivolta l'accusa di aver impiegato un concetto distorto di umanesimo e di aver sopravvalutato il significato di Firenze e delle idee repubblicane fiorentine per la comprensione del quattrocento. Difatti problemi trattati nel libro sono di natura più complessa.

La questione vera è se la retorica e la nuova filologia siano state i soli essenziali contributi dell'umanesimo alla formazione della mentalità moderna e se l'umanesimo avrebbe potuto svolgere tutta la grande funzione che svolge se non si fosse anche espresso in una visione nuova della natura dell'uomo e della storia; se non avesse anche posseduto una coscienza nuova dei valori che guidavano la vita umana.

Gli umanisti fiorentini del quattrocento erano imbevuti certo della tradizione retorica e autori, ma sono allo stesso tempo progenitori della concezione della vita attiva politica e della visione secolarizzata della storia e della cultura che sono i due motivi fondamentali del movimento intellettuale. Secondo l'opinione della vecchia definizione dell'umanesimo esso è inteso non come una nuova filosofia ma piuttosto come una semplice unione di retorica e di filologia.

Le radici ciceroniane del pensiero umanistico

Come precedente antico si hanno le radici ciceroniane del pensiero umanistico, per Cicerone l'educazione dell'oratore era stata solo uno dei mezzi per educare i cittadini romani e per adattare la cultura dell'età ellenistica alle esigenze degli uomini d'azione romani. Cicerone stesso fu un rappresentante appassionato dell'attivo impegno civile dei cittadini romani. Questo aspetto della personalità di Cicerone fu dimenticato durante il medioevo, nel corso del trecento invece gli insegnamenti dello statista romano furono riscoperti sia pure con un atteggiamento più di scandalo che di approvazione, e vennero accettati invece come modello e guida per il cittadino della Firenze del quattrocento.

La speranza di un sacro Romano impero fu sostituita in Italia dalla realistica consapevolezza di quanto il potere secolare dei maggiori principati stati-città repubblicani, era in grado di compiere per la pace e la fioritura culturale della penisola. Da quel momento spesso essere un umanista significò far propria una concezione della storia e della vita politica che sarebbe stata impossibile durante il medioevo. La resistenza intellettuale Fiorentina, condotta in nome della libertà e con una riferimento continuo alla condotta degli antichi Stati città repubblicani era lontana dall'essere mera propaganda per scopi politici. Tale resistenza venne accompagnata da un rapido sviluppo della coscienza politica fiorentina attestata da tutte quelle osservazioni private e dichiarazioni pubbliche dalle quali lo storico trae le sue conclusioni intorno alla portata delle idee e dei sentimenti politici.

Le lotte politiche che si svolgevano sullo sfondo del primo Rinascimento non erano semplici dispute tra interessi locali, esse in realtà coinvolgevano principi e convinzioni di vitale importanza. Il trionfo del principato nella cosiddetta età dei principati non era un esito già scontato in partenza; era in gioco al contrario un'alternativa storica fra due sistemi potenziali: un'unica monarchia assoluta estesa a gran parte della penisola, oppure un equilibrio fra Stati regionali in cui rimanesse salvaguardata l'indipendenza e anche la tradizione di vita repubblicana ereditata dagli Stati città. Non si vuole negare che in Baron l'accento sia posto su Firenze e sul contributo da essa dato, ma due ragioni giustificano questa impostazione:

  • In primo luogo perché la storiografia su quel periodo si è incentrata per tanto tempo sul principato. È possibile ripristinare l'equilibrio solo dopo aver fornito un'adeguata rivalutazione del ruolo della Repubblica Fiorentina solitamente lasciato in ombra. La crise dà ampio spazio alla ricostruzione della condotta dei cittadini nelle dure prove delle guerre combattute per la salvezza della loro indipendenza.
  • In secondo luogo l'intenzione principale della crise mira a determinare la loro influenza sullo sviluppo di forme moderne di pensiero e sulla Weltanschauung rinascimentale. Il principale risultato è che scrittori fiorentini operanti all'inizio del quattrocento posero le premesse del pensiero di Machiavelli e Guicciardini perché lasciandosi rapidamente alle spalle i motivi medievali della tradizione 300esca essi dettero vita a concezioni della natura umana e della vita, della storia e della politica, che divennero parte integrante del pensiero nei due secoli successivi.

La nuova interpretazione secolare e causale della storia fu sostanzialmente influenzata dalla sfida lanciata alla Libertas Fiorentina negli ultimi anni di Gian Galeazzo Visconti e la nuova forma di pensiero storico emersa divenne una caratteristica permanente dell'umanesimo. Vi è l'insistenza quindi sul ruolo cruciale degli anni 1400-1402: le guerre di Gian Galeazzo e la reazione Fiorentina ebbero la funzione di catalizzatori. Gian Galeazzo muore nel 1402 ma con circa cinque anni di pausa, la strutturazione dei rapporti interstatali caratteristica del 1400-1402 è determinata dalla spinta di una potenza monarchica alla conquista dell'Italia, la circostanza era destinata a ripetersi successivamente molte volte fino alla metà del quattrocento stimolando in tal modo la maturazione delle nuove idee. Baron in questo modo presenta uno sviluppo graduale. Le opere composte immediatamente dopo la morte di Gian Galeazzo specialmente la Laudazio di Bruni erano relativamente primitive, la maturazione del nuovo pensiero è dipeso in larga misura dalla direzione dei successivi sviluppi politici.

Prima che le nuove idee fossero compiutamente formulate il territorio fiorentino incorporò la Costa Toscana con Pisa e in seguito Livorno e divenne uno Stato sullo stesso livello dei grandi principati e la partecipazione dei cittadini all'amministrazione delle regioni e delle città soggette rassomigliò più che mai nel passato a quella esistita nelle principali repubbliche cittadine dell'antichità. Inoltre la ripresa da parte di Napoli e di Milano di una politica di unificazione della penisola mediante conquista e la contrapposta Firenze adesso non più sola che si opponeva finalmente all'espansione monarchica in alleanza con gli altri superstiti stati città repubblicani (Venezia), fecero diventare le relazioni fra gli stati italiani sempre più simili a conflitti ideologici nel senso moderno.

La descrizione del Rinascimento burckhardtiana è insufficiente a spiegare perché intorno al 1400 o poco dopo si verificarono profondi mutamenti nel pensiero e nella vita politica della penisola. Eppure questo è esattamente il quadro della transizione dal medioevo al Rinascimento che è stato sempre presentato nella storia dell'arte: comparsa Firenze prima che altrove di un nuovo rapporto con la realtà e con l'antichità dopo il 1400. Baron ci mette quindi di fronte a un criterio interpretativo che si accosta molto meglio con lo sviluppo dell'arte rinascimentale.

Gli elementi della crisi: il classicismo e il sorgere di nuove forze politiche

Il passaggio fra il 300 e il 400 è stato riconosciuto come un periodo di grandi cambiamenti. Esempio: storia dell'arte, la rottura fra le ultime scuole trecentesche tuttora legate alla tradizione medievale e la prima generazione del quattrocento di Brunelleschi, Donatello e Masaccio, è più radicale di ogni altra che si sia verificata tra due generazioni nel corso del Rinascimento. Furono umanisti più o meno coetanei di Brunelleschi e Donatello, come Nicoli, Bruni e Poggio a Firenze, e uomini come Vergerio e Guarino nell'Italia settentrionale a operare rispetto all'umanesimo del Petrarca e alla mentalità del trecento una trasformazione profonda, così profonda che l'inizio del nuovo secolo coincide nella storia dell'umanesimo non meno che nella storia dell'arte con l'apparire dei tratti maturi del Rinascimento.

Vi è una nuova entusiastica venerazione per ogni aspetto dell'antichità che prevale nell'atmosfera culturale. Brunelleschi ad esempio consumò un piccolo patrimonio per recarsi a studiare e disegnare tra le rovine di Roma. Nicoli spese la maggior parte del suo patrimonio nell'acquisto di antichi manoscritti e di cimeli dell'arte classica fino a che dovette chiedere aiuto a Cosimo de Medici.

Nonostante la sua parte essenziale, il classicismo non fu l'unico fattore di questa trasformazione. Fra gli elementi più importanti ci fu la nuova posizione assunta dallo Stato città repubblicano fiorentino. Non fu dalla vita culturale o politica della Repubblica che l'umanesimo fiorentino derivò le sue direttive di studio e i suoi valori fondamentali durante la generazione del Petrarca o nel periodo immediatamente successivo. Fu solo negli ultimi decenni del trecento, quando Salutati stava a capo della cancelleria fiorentina e Filippo Villani, ultimo dei tre famosi membri della famiglia di cronisti fiorentini, scriveva il libro De origine Civitatis Florentiae et eiusdem famosis civibus, che ebbe inizio una graduale processo di fusione fra la concezione umanistica e quella civile.

Da Firenze cominciarono a diffondersi in tutta l'Italia idee e interessi nuovi quali potevano svilupparsi solo nella società di una città libera. Questa influenza modificò gran parte delle idee sostenute dagli umanisti del trecento. Per esempio le storie della Repubblica Fiorentina da Leonardo Bruni servirono da modello per la storiografia non Fiorentina perché insegnavano una nuova concezione dinamica della storia che era scaturita a Firenze nell'esperienza della libertà civile. Nella stessa Firenze le idee storiche elaborate dagli umanisti fiorentini sopravvissero e raggiunsero la loro maturità al tempo di Machiavelli e Guicciardini e di Giannotti benché nel frattempo il volgare avesse preso il posto del latino e la tecnica storiografica degli umanisti venisse considerata antiquata.

Fra gli storici del 16º secolo e gli umanisti fiorentini dei primi anni del 15º secolo si rileva un legame per il loro comune modo di accostarsi alla storia partendo dall'esperienza politica della propria città. Questo non significa solo che la mentalità laica ha preso il posto si quella ascetica, né basta dire che modelli classici sono stati resuscitati. Il cambiamento sta piuttosto nella rivolta contro il precedente atteggiamento morale degli studiosi umanistici i quali associando ideali ascetici medievali a quelli stoici avevano ritenuto che il vero saggio dovesse tenersi in disparte dalla società e dalla vita pubblica. Quindi abbiamo da questo momento la superiorità della vita attiva rispetto all'egoistico isolamento nello studio e nella contemplazione.

L'Italia del quattrocento aveva un sistema di Stati regionali sovrani ognuno dei quali aveva assorbito le numerose autonomie locali e sostituito con la propria autorità la fedeltà all'Impero o alla Chiesa. Uno di questi nuovi organismi politici fu lo Stato regionale nella Toscana settentrionale sotto il dominio della Repubblica Fiorentina. L'impressione prodotta dalle guerre che decisero la trasformazione della struttura politica della penisola per tutto il Rinascimento dovette essere forte. Dal loro esito dipendeva l’alternativa di due soluzioni diametralmente opposte. Un esito possibile avrebbe potuto essere un sistema di singoli Stati sovrani, il secondo risultato possibile avrebbe potuto essere la formazione di una monarchia nazionale paragonabile a quelle di Inghilterra, Francia e Spagna ma dotata di una vena dispotica senza pari dato che l'Italia settentrionale e centrale non conoscevano parlamenti né Stati generali. La Repubblica di Firenze veniva trascinata nella lotta decisiva per la propria sopravvivenza.

Capitolo 2: una guerra di Firenze per l'indipendenza

L'evoluzione politica italiana del primo Rinascimento viene considerata di solito come un periodo di rapido sviluppo delle istituzioni signorili e tiranniche; ma è una concezione semplicistica infatti due su cinque dei membri maggiori del sistema di stati italiani erano repubbliche cittadine. Di queste 5, 3 sole si erano affermate nell'area geografica dei comuni medievali; Milano Firenze e Venezia, la prima era una tirannide le altre due erano repubbliche.

La resistenza all'espansionismo di Milano fu dovuta soprattutto a Firenze poiché Venezia protetta dalla laguna e dotata di un impero marittimo doveva restare per lungo tempo uno stato poco interessato alle vicende interne della penisola. Con Milano abbiamo l'apparizione sulla scena di uno Stato organico ed efficiente, dotato di un sistema amministrativo moderno e fu uno stimolo per Firenze e Venezia nel senso di adottare gli stessi metodi politici nell'ambito di una struttura che preserva a lungo il patrimonio della libertà repubblicana. La tirannide era per sua stessa natura un fattore dinamico, espansionistico e potenzialmente portato ad agire come una forza unificatrice.

Nel 1390 la Repubblica Fiorentina prese il suo posto definitivamente sul piano peninsulare nella resistenza contro i Visconti. Essa intraprese la prima guerra aperta contro Gian Galeazzo destinata a durare dal 1390 al 1392. Secondo il Salutati Gian Galeazzo era andato dicendo di essere il campione della pace nel momento stesso in cui distruggeva l'indipendenza di Verona e di Padova. Continuava Salutati: codesti sono gli sforzi che ora egli pretende di aver fatto per la creazione della Pax Italiae.

Proprio in questi 12 anni in cui la Repubblica Fiorentina combatte la sua guerra per l'indipendenza contro Gian Galeazzo si assiste contemporaneamente alla nascita di alcuni fondamentali motivi della concezione storica caratteristica della Rinascimento fiorentino. In quel momento il significato dell'indipendenza dello Stato città e della libertà civile, nel passato come nel presente, si rivelò in una luce nuova.

Capitolo 3: una nuova concezione della storia romana e del passato di Firenze

Nei dialoghi Ad Petrum Paulum Histrum di Leonardo Bruni si racconta che il primo giorno delle conversazioni che avrebbero avuto luogo nella casa del vecchio Salutati alla presenza del giovane autore, Niccolò Niccoli annuncia il programma che segnò l'affermazione dello spirito critico filologico del 400. Come avrebbe potuto riuscire la scolastica si chiede Niccoli a creare una valida filosofia basata sull'autorità degli antichi e in particolare di Aristotele, se le opere degli autori destinati come maestri erano conosciute imperfettamente e deformate fino all'assurdità da barbari traduzioni? Fino a che le antiche fonti non fossero tornate alla chiarezza primitiva bisognava dir... [testo interrotto]

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 49
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 1 Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato Baron, La crisi del primo Rinascimento italiano. Umanesimo civile e libertà repubblicana in un’età di classicismo e di tirannide Pag. 46
1 su 49
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Manu8881 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana del Rinascimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Venier Federica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community