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Le elites e il consenso elettorale di Hitler

Il consenso elettorale da solo non bastò ad Hitler. Nell'agosto 1932, Hindenburg respinse la sua candidatura a capo del governo, ma nove mesi dopo cambiò idea e conferì il cancellierato ad Hitler. Nella Germania di quegli anni, il sentimento di fedeltà alla Costituzione si era ormai dissolto: dopo che Bruning divenne Cancelliere nel 1930 (governo presidenziale), governava per “decreti d’emergenza”, un fattore di delegittimazione della democrazia. Neutralizzato il Reichstag, ingovernabile dopo la vittoria dei nazionalsocialisti nel 1930, le redini della nazione passarono al presidente del Reich.

Avvicinarsi ad Hindenburg era indispensabile per chiunque volesse avere potere. Gran parte delle mansioni amministrative rientrarono tra le sue competenze, facendo sì che il palazzo presidenziale diventasse un crocevia di intrighi e cospirazioni interne tra consiglieri. C'erano anche lobbies e importanti elites che volevano una soluzione dalla crisi che avvantaggiasse i loro interessi. Da queste lotte di potere doveva vincere Hitler, ma per ora solo pochi non nazionalsocialisti lo consideravano importante (elites industriali, commercianti).

Elites e il supporto al NSDAP

Nel 1933, soprattutto i proprietari terrieri, si convinsero a lasciare lo stato nelle mani del NSDAP, poiché era un aiuto reciproco. A loro serviva una grande massa di popolazione e una risposta autoritaria alla crisi del capitalismo e dello stato tedesco (nucleo problematico che lo portò al potere). Anche le elites avevano sentimenti anti-democratici: proprio a loro Hitler si rivolse, anche in privato, per ottenere benefici politici ed economici. L’elite, in realtà, stimava il partito hitleriano debole e ininfluente, destinato ad avere storia breve, per cui si decise di appoggiare ancora i partiti borghesi e liberali anche durante la crisi economica.

  • La NSDAP ottenne fondi economici attraverso quote di iscrizione o raccolta di denaro in manifestazioni.
  • Nel 1929, le elite e il partito di Hitler iniziarono a collaborare (coesione del partito e delle organizzazioni nazionaliste in vista della bocciatura del piano Young per risarcimenti dei danni di guerra: condivisione di mass media di Hungenberg).
  • Elezioni locali: NSDAP in crescita, nelle zone rurali colpite dalla crisi.
  • 1929: Crollo di Wall Street.
  • 1930: Aggravarsi della crisi economica tedesca, trionfo elettorale del partito hitleriano.

Dopo i crack finanziari del 1931, la democrazia era abbattuta. Nel 1932, chiusa la questione delle riparazioni e cancellazione dei debiti residui (Trattato di Versailles), le elites tedesche volevano al posto della repubblica di Weimar una forma di governo autoritario e conservatore. Gli agrari convinsero Hindenburg a nominare cancelliere Papen, caduta anche la democrazia prussiana fino ad allora controllata dai partiti del Zentrum.

Il potere di Hitler

Iniziò una successione ininterrotta di Cancellieri (Papen, Scheicher, Strasser). I contatti di Hitler si infittirono nel campo agricolo, industriale e degli affari, ma questi erano ancora indecisi. Nel 1931, il "fronte di Harzburg" legò Hitler con Hugenberg, un'importante riunione nazionalsocialista svoltasi in un paese della Bassa Sassonia, con la partecipazione di Schacht.

Nel 1932, Hitler tenne un discorso nell’influente circolo degli industriali di Düsseldorf, guadagnando l’appoggio di qualche membro, ma molti erano ancora dubbiosi. Kepler fu il legame tra Hitler e il mondo economico. Importanti legami del partito con i settori economici della Germania orientale, vicini a Hindenburg e a Papen. Nel 1932, Schacht portò una petizione ad Hindenburg per nominare Hitler cancelliere, ma Hindenburg rifiutò. L’idea era quella di impiegare le forze militari per sopprimere i partiti politici e dare vita ad una Costituzione autoritaria, ma questo sarebbe stato possibile solo dopo la distruzione della sinistra e la coalizione della maggioranza di destra, processo attuabile solo sotto Hitler.

Papen, uomo di collegamento tra i circoli economici, si dimostrò favorevole alla nomina di Hitler come cancelliere, chiedendo in cambio una matrice nazional-conservatrice all’interno del Gabinetto, solo con Hitler, Goring ministro dell’interno per il Land prussiano e Frick come ministro dell’interno del Reich. Papen aveva tanta stima da Hindenburg e lo convinse a nominare Hitler cancelliere. L’errore di Papen fu quello di vedere Hitler come un soggetto facilmente domabile, potendo ridimensionare la forza del suo partito. Un errore analogo venne svolto dalle elites conservatrici, le quali remavano contro la democrazia e pensavano di servirsi temporaneamente di Hitler per raggiungere il loro scopo e tutelare i propri interessi, senza pensare che avrebbe approfittato del loro supporto per spingersi oltre e non fermare la sua ascesa.

Potere e repressione

Terrore e repressione sono le caratteristiche della politica nazionalsocialista. Molti pensavano che non fosse possibile un’opposizione, e questo recava sofferenze individuali (emigrati). Il nazismo era un terrore impianto scientifico durante studi effettuati sotto la suggestione della Guerra Fredda. Per spiegare la natura del nazismo, si eguagliava alla forza coercitiva degli stati totalitari di polizia (Stalin). Il potere di Hitler non si fondò solo sul terrore totalitario.

In Germania, terrore e repressione operarono in modo selettivo: operai di sinistra vennero rinchiusi illegalmente nei campi di concentramento (durante il 1933, ondata repressiva dopo l’instaurazione del regime) mentre industriali, proprietari terrieri e banchieri non subirono alcuna limitazione di libertà. Ebrei, zingari, omosessuali, mendicanti ed "elementi antisociali" subirono atroci persecuzioni, mentre nessun vescovo cattolico venne mai deportato, nonostante le divergenze tra nazismo e Chiesa.

Repressione selettiva

  • La polizia fece retate in quartieri operai delle grandi città, non in quelli dell’alta borghesia.
  • Scorrerie naziste non toccarono mai contadini e piccoli proprietari nelle campagne; l’esercito fu risparmiato, mentre la maggior parte degli intellettuali si allineò al regime (solo una piccola parte decise di emigrare).

Vi fu una spontanea tendenza ad adeguarsi alle direttive naziste, con una repressione diretta sulle componenti meno influenti della società tedesca, mentre le “alte sfere” non furono toccate. Una “resa dei conti” seguì dopo la presa di potere: politici avversari subirono le sfrenate rappresaglie naziste. L’attenuazione della prassi repressiva avvenne dopo qualche anno, crescendo nei due anni precedenti lo scoppio del secondo conflitto mondiale.

All’inizio della guerra, vi fu una serie di persecuzioni e punizioni ai danni di chi sabotava la mobilitazione del paese. La repressione colpì ebrei e “lavoratori stranieri”. Quando le sorti della guerra furono negative, la repressione si inasprì tantissimo, punendo ogni tipo di comportamento al di fuori del volere del regime, e fuori dalla Germania vi fu lo sterminio di massa. La coercizione e il consenso ressero il potere di Hitler: la violenza hitleriana è legata al consenso di ampi strati della società tedesca, indispensabile per l’asservimento di grandi porzioni di popolazione alle direttive.

Dissoluzione e atomizzazione dell’opposizione

Dal 1933, il potere si basa sul controllo degli strumenti di comando e di coercizione disposti dallo Stato. Uno stato democratico media fra le varie istanze della società e fa valere le decisioni politiche mediante cooperazione e consenso. Nel momento in cui tale facoltà viene meno, lo stato ricorre al potere dispotico, cioè all’emanazione di decisioni dall’alto verso il basso.

Il collasso della democrazia weimariana, nel 1930 a causa della frammentazione della società, si verificò perché privata del ruolo di guida dell’organo statale e fornì le basi per l’insediamento dispotico del potere hitleriano. La repressione hitleriana fu la conseguenza necessaria della conflittualità esasperata dell’epoca precedente, che rischiò di portare alla guerra civile.

In sei mesi, in Germania, vennero distrutti ogni organo di opposizione e ogni ente autonomo, con l'eccezione dell’esercito e della Chiesa cattolica, che avevano assunto un atteggiamento passivo dopo gli scontri con il Partito. Gli esiliati socialdemocratici dicevano che la debolezza dell’opposizione è la forza del regime; l’opposizione è debole sia ideologicamente (i cittadini sono scontenti ma non agiscono) che organizzativamente (il regime fascista impedisce la stabilità di associazione dei suoi oppositori).

Hitler sapeva cogliere ogni opportunità che gli si presentava. Goring era il personaggio più influente dopo Hitler, controllando la forza di polizia di Prussia (grande Land). L’obiettivo comune era saldare i conti con il Marxismo. La prontezza spietata di Hitler, il quale si alleò da subito con i governatori conservatori (l’obiettivo comune restava la distruzione del marxismo).

Il 30 gennaio 1933, i gruppi della coalizione si accordarono su due questioni: la prima era di porre fine al governo parlamentare in Germania, la seconda estirpare il marxismo; le idee su come raggiungere il secondo scopo erano però diverse, perciò il ministro dell’economia (Hugenberg) chiese l’immediata dissoluzione del partito comunista, ma Hitler vedeva in tale mossa il principio di una nuova insurrezione.

Hitler auspicava nuove elezioni, presupposto per le decisioni di governo stabile. Agli alleati, Hitler aveva promesso che sarebbero state le ultime elezioni e che il governo sarebbe stato stabile per tanto tempo e, attraverso il plebiscito, ricevere un mandato effettivo nei confronti del partito ora al potere. Queste rassicurazioni bastarono ai membri conservatori del governo per sciogliere l’assemblea del Reichstag e indire nuove elezioni anticipate.

Consolidamento del potere nazista

L’antimarxismo dei conservatori era a tutto vantaggio di Hitler, che fece repressioni senza badare a problemi legali degli alleati. Nei mesi prima del 1933, il rafforzamento del partito a danno dei concorrenti con la sconfitta della sinistra (a opera dei nazionalsocialisti e delle elites dei conservatori) iniziò il processo di frammentazione dell’opposizione, dissoluzione partiti borghesi e creazione sistema monopartitico il 14 luglio. La legalizzazione delle violenze contro i socialisti: Hitler vietò le testate giornalistiche e gli articoli contrari al nuovo governo e acquisì il supporto delle milizie prussiane, guidate da Goring, che supportarono le squadre paramilitari naziste, per schiacciare le organizzazioni sovversive e inserimento corpi ausiliari della polizia prussiana (SS, SA).

L’incendio del Reichstag del 27 febbraio diede modo ad Hitler di indebolire le posizioni dei suoi partner di governo per rafforzare le proprie. Il colpevole venne riconosciuto in un giovane militante nel partito comunista, cosa che permise a Hitler e a Goring di attuare una reazione furibonda che provocò una serie numerose impiccagioni dei deputati comunisti e di arresti tra le file della KPD. Hitler al gabinetto, il giorno dopo disse che era giunto il momento della resa dei conti per i comunisti, redatto decreto di emergenza (“decreto per l’incendio del Reichstag”) da Frick con il quale vennero sospesi tutti i diritti legati alla libertà (stampa, associazione, parola) e si decise di tenere in carcere per tempo indeterminato i prigionieri non ancora processati (Prussia 25.000 detenuti), importante perché consolida il potere di Hitler tramite “lo stato d’emergenza”.

Dopo le elezioni del 3 marzo 1933 (NSDAP 43% dei voti), occupazione del potere nazista nei Länder e violente pressioni sugli stati che prima erano stati retti da governi non nazionalsocialisti. Nelle prigioni messe in piedi dalle SA, i prigionieri politici venivano torturati o uccisi. Per tranquillizzare i conservatori, Hitler si appellava alle sue truppe per far cessare le violenze sulla popolazione, fomentando sotto banco l’odio e lo sterminio dei marxisti.

Il 20 marzo, Himmler (capo polizia di Monaco di Baviera) annunciò la costruzione del primo campo di concentramento a Dachau, seguiti da altri campi per detenuti politici, comunisti, socialdemocratici. Il 23 marzo, con l’appoggio dei cattolici, venne approvata una legge che garantiva pieni poteri legislativi al governo così che potesse emanare leggi senza l'appoggio del Parlamento. Tra febbraio e marzo 1933, il partito comunista cessò di esistere sia come opposizione che minaccia al potere nazista. Anche la socialdemocrazia dovette prendere atto della sua fine politica, sorte che toccò anche ai sindacati che si allearono con il governo (la SPD continuò a svolgere attività clandestine con lo scopo di mantenere attive le file dei militanti, non per soppiantare il nazismo).

I conservatori avevano perso consensi a favore del sempre più florido partito nazionalsocialista che contava un numero crescente di iscritti provenienti soprattutto dalle classi medie. L’ondata di terrore dei primi mesi di governo servì per far capire l’inutilità di qualsiasi opposizione organizzata, i borghesi erano d’accordo con gli obiettivi della politica nazionalsocialista.

I partiti d’area liberale decisero l’autoscioglimento e il partito cattolico del Zentrum e il suo modello bavarese resistette fino a luglio, ma quando il clero negò loro il sostegno dopo le trattative del Concordato stipulato con i nazisti: il 14 luglio 1933 secondo il quale i preti cattolici erano apolitici, seguito da una serie di arresti a breve termine della polizia, scoraggiando qualsiasi tipo di resistenza.

Lo scioglimento dei partiti cattolici portò alla fine dei partiti autonomi, con la NSDAP unico partito legale del Reich. Contemporaneamente, diversi gruppi di interesse (club, associazioni, ordini professionali) avevano iniziato a nazificare le loro strutture epurando il personale. L’amministrazione pubblica fu epurata di tutti gli impiegati e i funzionari iscritti ai soppressi partiti di sinistra, e gli ebrei (eccetto i decorati per meriti di guerra).

Fuori dalla Prussia: nazificazione forzata dei governi regionali a marzo, con la nomina di governatori federali incaricati di rispettare gli ordini provenienti da Berlino. La sovranità dei Länder fu abolita ufficialmente, privando le amministrazioni statali di potere indipendente. Un’altra legge portò alla sottomissione degli operai ai proprietari delle fabbriche. Dal 1933 fu cancellato ogni “spazio organizzativo” per opposizione politica efficace. La politica nazista si vantava di una “rivoluzione legale”, ma era stata fatta con violenza e repressione, con l’idea di un partito che raggiungesse i propri obiettivi con ogni mezzo (repressione ebrei e sinistra).

In questo contesto solo le Chiese riuscirono ad ottenere un margine di libertà. Hitler cercò di allineare le chiese protestanti, ma dovette rinunciare all’impresa. I nazisti cercarono di indebolire la Chiesa cattolica creando feste e simboli diversi da quelli religiosi. Entrambe le chiese andarono contro il regime solo se costrette per difendere le loro prerogative in materia dottrinale e delle loro strutture amministrative.

Nel 1933, solo le forze armate mantennero la loro autonomia all’interno del regime. Hitler aveva bisogno del sostegno delle milizie tedesche tanto che quando queste ultime videro minata la loro posizione con la crescita delle SA, il dittatore colpì senza sconti l’ala nata dal suo stesso partito. Il 30 giugno 1934, la "Notte dei lunghi coltelli" rappresentò la necessità di resa dei conti con le SA (paura che gli sfuggissero di mano, tornate poi nei ranghi per comuni obiettivi).

Erano troppo violenti, volevano una rivoluzione vera e propria (nel momento in cui il governo si era assestato), la voglia di una “seconda rivoluzione” e le interferenze arbitrarie dell’amministrazione crearono paura negli ambienti conservatori e nazionalsocialisti contrari al “teppismo politico” delle SA. Il 30 giugno 1934, l’azione unita della Gestapo e delle SS portò al massacro di gran parte delle SA, Rohm compreso, accusati di tramare un colpo di stato (“Notte dei lunghi coltelli”) con 85 vittime.

La sanguinosa repressione rappresentò una fase delicata nell’affermazione del potere hitleriano, culminato con la soppressione dell’unico organismo in grado di distruggere la NSDAP a vantaggio delle SS (guardia pretoriana di Hitler). Le conseguenze furono il rafforzamento di Hitler, delle SS, e l'avvicinamento di Hitler e dei conservatori alla idea monocratica di Stato. Il legame con le elites e il ministero della Giustizia (l'eccidio passato per misure dettate dall'interesse dello Stato), portarono consenso generale e popolarità.

Dopo la morte di Hindenburg, i militari e la pubblica amministrazione prestarono solenne fedeltà al Fuhrer. Davanti alla violenza del partito, i cittadini si ritrovarono in un completo stato di impotenza. Nel 1934, le uniche unità che potevano far cadere Hitler erano i militari e le SS, ma avevano benefici dal regime nazista nel corso degli anni '30 (germe di opposizione, poi culminato nel colpo di stato del 1944).

Il ruolo delle SS e la repressione

Le SS divennero l'agenzia esecutiva dell’ideologia hitleriana. Il più colpito dalla repressione fu il Partito Comunista, i cui membri finirono nelle prigioni naziste o furono uccisi. Ci furono 15.000 sentenze di morte per alto tradimento durante la guerra. L’opposizione era impossibile: la repressione nazista del 1933 e la frammentazione ideologica e sfiducia da parte dell’opposizione pre-nazista resero l'espansione del potere hitleriano possibile grazie all’intimidazione e alla neutralizzazione dell’opposizione politica.

Nella fase tipica dei regimi totalitari all’inizio del consolidamento del potere, la repressione fu dinamica: erosione della legalità e degli interessi delle elites con le SS all’ideologia. L'idea di “lavorare per il Fuhrer” espanse il potere nazista.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Broncy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Malfitano Alberto.
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