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Adolf Hitler: un leader carismatico e controverso

Tra i grandi politici della storia, Hitler rappresenta un caso davvero unico: la sua vita fino a 30 anni fu un'esistenza assolutamente oscura, ma da allora il suo destino cambiò come dittatore della Germania e istigatore di una guerra di sterminio. Adolf Hitler nacque a Braunau am Inn, in Austria, nel 1889 da una modesta ma rispettabile famiglia. A 16 anni lasciò le scuole superiori senza rimpianti, con prestazioni che non si elevavano oltre la sufficienza.

Gli anni giovanili e la prima guerra mondiale

Nel 1908 fu respinto dall'accademia delle arti di Vienna, e nei successivi cinque anni condusse una vita da escluso: un solitario circondato da pochissimi amici e conoscenti e pieno di astio verso la società borghese che lo aveva rifiutato. Il 2 agosto 1914, il suo volto, eccitato, compare in mezzo alla Odeonsplatz di Monaco, all'indomani della dichiarazione di guerra alla Russia. Da lì a poco Hitler partì per il fronte e venne decorato due volte per il coraggio mostrato in combattimento. I suoi compagni lo consideravano come un "tipo strano, bizzarro e introverso, immerso nelle letture di Schopenhauer".

Tuttavia, proprio la guerra, disse lo stesso Hitler, rappresentò per lui un momento indimenticabile, nonostante la sconfitta subita dalla Germania. Hitler restò comunque al servizio dell'esercito con il compito di sorveglianza, e attraverso questo lavoro entrò in contatto con il Partito tedesco dei lavoratori, uno dei tanti del gruppo dell'estrema destra in Germania.

Ascesa politica e ideologia

Attraverso questa esperienza, riuscì ad attrarre l'attenzione delle folle come oratore, scoprendo questo suo grande talento: una capacità unica di evocare gli istinti più bassi delle masse, accoppiata a modi di fare stravaganti. Max Weber lo indica con il nome di "potere carismatico". Esso si basa sulla percezione di un gruppo di fedeli nelle capacità indiscusse e straordinarie del proprio leader. Nei primi anni Trenta, l'aggravarsi della durissima crisi tedesca portò alla ribalta personaggi come Hitler, che poteva rivendicare le qualità del leader carismatico. Il suo stile di vita era ripetitivo e conservatore, con abitudini fisse. Era quasi astemio, non fumava ed era vegetariano. In compagnia sapeva far ridere ma anche mostrare un fortissimo senso di lealtà.

Infatti, le idee fisse di Hitler rimasero tali fino alla sua morte, e rappresentarono una potentissima fonte di energia per lui e per i suoi seguaci, in quanto considerate una "ricetta" per portare alla ribalta il futuro della Germania, un futuro di gloria e di splendore. Il nucleo essenziale del pensiero di Hitler si ritrova nei seguenti punti:

  • La concezione della storia come lotta tra razze (superiorità della razza ariana)
  • L'antisemitismo radicale (verso gli ebrei)
  • Lo spazio vitale che la Germania doveva conquistare a scapito della Russia, attraverso uno scontro risolutivo contro il marxismo e il "bolscevismo giudeo"

Questi obiettivi trovarono attuazione pratica durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre il processo di pensiero hitleriano giungeva a pieno compimento con la stesura del suo "Mein Kampf" nel 1924. I primi e più odiati nemici di Hitler erano gli ebrei. Diversi studi e moltissimi storici hanno studiato a lungo sulle cause di questo odio attraverso la concezione di diverse teorie: alcune decisamente fantasiose (presunto avvelenamento della madre da parte di un medico ebreo), altre più radicate.

L'odio verso gli ebrei e la politica antisemita

L'odio cominciò a maturare a Vienna, quando Hitler rimase fortemente impressionato dalle idee antisemite del sindaco della città Karl Lueger. Da allora, disse Hitler, "cominciai a vedere ebrei dovunque andassi". Anche la sua vita da sbandato nei bassifondi di Vienna dovette far maturare questa convinzione. La concezione politica si sviluppa dal 1919, quando frequenta alcuni corsi di formazione ideologica organizzati dall'esercito e prende coscienza dei maneggi del capitale finanziario internazionale. Lì, di punto in bianco, gli fu offerta l'opportunità di parlare alle masse e da allora ebbe la certezza di saper parlare, di avere questo talento.

Le sue critiche partirono proprio dal trattato di Versailles, attaccando Francia e Inghilterra, mentre gli ebrei erano attaccati in quanto agenti del capitale finanziario, e si convinse dell'esistenza di una cospirazione mondiale ebraica. Sarebbe stato necessario abolire tutti i diritti ed estirpare dal mondo l'intera razza ebraica, in quanto il potere degli ebrei appariva agli occhi del dittatore come l'espressione massima del potere del capitale, direttamente responsabili della guerra, della sconfitta e della morte di milioni di tedeschi. I finanzieri ebrei erano poi usurai, approfittatori e parassiti.

In un discorso alle SA del 1922, Hitler affermò che il suo unico interesse era rivolto alla questione ebraica che aveva ispirato il marxismo e la rivoluzione bolscevica. Durante il processo per alto tradimento alla nazione nel 1924 (dopo il fallito colpo di stato del 9 novembre 1923 con l'obiettivo di far cadere il governo del Reich), dichiarò di voler sconfiggere il marxismo. La lotta tra razze è direttamente correlata alla questione ebraica: Hitler non solo vedeva nella razza ebrea l'antitesi della razza superiore ariana, ma anche la causa dell'"inbastardimento del sangue" tedesco. Gli ebrei erano per lui parassiti, che prosperavano nel corpo di altre nazioni e Stati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Travagliante Giuseppa.
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