Introduzione: il potere di Hitler: un enigma
Hitler tra i grandi della storia rappresenta un caso unico. È nato il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, fino ai 30 anni ha avuto un'esistenza oscura, ma a partire da allora e per i 26 anni successivi il suo destino cambiò e finì per lasciare un marchio indelebile per la storia della Germania e come istigatore di una guerra, la più drammatica per i valori della civiltà.
Nato da una famiglia piccolo-borghese, nella sua prima parte della sua vita non fece nulla che potesse lasciare intravedere un destino di tragica grandezza. A 16 anni lasciò la scuola superiore. Nel 1907 e nel 1908 fu respinto agli esami d'ammissione all'accademia di arti grafiche a Vienna. Rimasto nella capitale condusse una vita da escluso, circondato da pochissimi amici, un emarginato convinto del proprio talento artistico.
Qualche mese dopo il suo volto compare tra la folla esultante per la dichiarazione di guerra tedesca alla Russia. Si arruola come volontario. Inquadrato come addetto in un reparto di fanteria, fu decorato due volte per il coraggio mostrato in combattimento, ma non venne ritenuto idoneo per la promozione, perché non in possesso a capacità di comando. Lo consideravano un tipo strano, bizzarro e introverso, sprofondato nella lettura Schopenhauer.
La prima guerra mondiale fu cruciale per la formazione di H. Arriva a ritrovare se stesso in guerra, e la notizia di una Germania sconfitta e alla rivoluzione rappresentarono un duro colpo. Per qualche tempo ne restò traumatizzato. Dimesso dall'ospedale, per una lesione agli occhi, rimase nell'esercito per compiti di sorveglianza sui gruppi estremisti rimasti attivi a Monaco e attraverso questo lavoro entrò nel neoistituto Partito Tedesco dei Lavoratori, una formazione di estrema destra fanatica.
Questo ingresso gli spalancò l'ingresso alle grandi birrerie in cui si trattava la politica. Attraverso questa esperienza acquisì autostima tipico di agitatore politico, soprattutto quando gli altri cominciavano a riconoscere in lui una capacità insolita di esprimere i più volgari risentimenti attraverso formule capaci di far presa sugli ascoltatori. Ma la sua educazione e compreso il fatto di non essere tedesco, almeno fino al 1932 quando prese la cittadinanza, tutto parlava contro di lui.
La domanda “come fu possibile H.”, continua ad ossessionare gli storici fino ai giorni nostri. Oltre l'interrogativo alla modalità di scesa al potere, altri interrogativi riguardano il carattere e le forme di esercizio del dominio hitleriano. Nel 1933 molti pensavano che H. fosse un fenomeno di breve durata, poiché era un agitatore politico e non uomo di governo, e quindi sarebbe stato spodestato da forme di governo tradizionali, una volta superata la crisi.
Tali considerazioni suscitano ulteriori domande sui presupposti di quel potere, sulle modificazioni dei rapporti di forza all'interno dei potentati che lo sostenevano in Germania, come questi mutamenti incisero sulla portata e sull'esercizio del dominio hitleriano e sugli effetti che la forma di autorità di Hitler. Le risposte degli storici si dividono in più posizioni:
- Spiegazione marxista-leninista: secondo tali interpretazioni il dominio Hitleriano sull'espressione del potere dei gruppi più reazionari del capitale finanziario e imperialistico tedesco. Questi gruppi avrebbero preparato l'ascesa di Hitler al potere, utilizzandolo come portavoce e agente nell'opera di distruzione della classe operaia, fornendogli elementi di base per risollevare l'economia del capitalismo tedesco in Europa.
In tale quadro i veri padroni furono l'industria e finanza. Dopo aver fatto di H. un dittatore al loro servizio, continuarono a determinare i limiti entro i quali la sua situazione avrebbe potuto svolgersi. Quindi mentre gli storici dell'ex Germania dell'est non hanno scritto neanche una biografia di H., la personalità del dittatore iniziò ad affascinare gli studiosi non marxisti, da allora le ricostruzioni biografiche non si sono più fermate.
Tali opere hanno scavato in fondo nella vita di H., esaminando il suo bagaglio ideologico. Nei primi anni del dopoguerra la spiegazione del nazismo e delle sue conseguenze iniziò ad identificarsi con la persona di Hitler, la sua influenza diabolica in grado di traviare un'intera nazione.
Nei tempi più recenti gli approcci interpretativi vengono classificati sotto due grandi categorie: intenzionalistica e strutturalista. Le interpretazioni intenzionalistiche danno per scontato il ruolo del potere assoluto di H. Quelle strutturalistiche, hanno portato a mettere in dubbio l'ampiezza del raggio di azione del dittatore e la sua capacità di incidere sulle scelte politiche. La sua autorità sarebbe stata influenzata da coloro che lo circondavano.
Nel 1934 un esponente di punta del regime dichiarò che era compito di ognuno lavorare per H. seguendo ogni sua indicazione e desiderio. I seguaci più fanatici di H. presero ciò alla lettera, ma anche altri meno convinti finiro con il lavorare per il Füher, favorendo quelle circostanze che permisero ad H. di ampliare sempre più il suo potere e di tradurre in governo le sue ideologie.
Il potere può essere definito come la possibilità di far valere la propria volontà entro una relazione sociale, anche di fronte ad un'opposizione. Oltre alla sfera del senso politico stretto, altri ambiti di potere possono agire. Il comando o il dominio è far seguire un ordine di obbedienza da parte di un dato gruppo di persone. Le possibilità di comando possono avvenire a discapito di terzi.
Nel caso della Germania, una tale evenienza ha trovato riscontro nel caso che il crollo delle istituzioni democratiche andò a vantaggio non solo di H. e del partito nazionalsocialista ma anche dei gruppi tradizionali di élites, così da rinnovare la loro autorità con il nazismo. Questo serve a capire il potere H. a spese di altri elementi che componevano la Germania. Una chiave interpretativa utile a comprendere tale processo può essere trovata in un altro concetto, quello di Weber, quello di “potere carismatico”.
La nozione weberiana considera il termine carisma in un'accezione tecnica che ha poco a che fare con l'uso che ne facciamo oggi. Diversamente dalle forme di dominio fondante su forme tradizionali, il potere carismatico si basa sulla percezione di un gruppo di fedeli, delle doti di eroismo e di grandezza in possesso di un leader riconosciuto. La forma di dominio carismatica è instabile: essa tende a crescere e ad instaurarsi nei momenti di crisi. Infatti H. riuscì ad imporsi in un momento di crisi.
Nel moderno stato capitalista la base del potere è l'ufficio e la funzione che tale ufficio assolve, perciò questo potere è impersonale. Ma in casi come quello della Germania nei primi anni '30 portò ad accettare la diffusione di un governo decisamente diverso da quello legale-nazionale. Caratteristiche dominante era anche la predisposizione, diffusa negli stati borghesi, a concepire un'immagine eroica della politica formata attraverso guerre condotte sul suolo tedesco e caratterizzata da profonde discontinuità e divisioni.
Attorno gli anni '30, l'aggravarsi della crisi diede nuova risonanza a tali idee e portò alla ribalta chi, come H., poteva rivendicare a se stesso le qualità eroiche del capo carismatico, facendosi forte anche con l'appoggio di organizzazione dotata di una “comunità carismatica”. Questa comunità carismatica, fu formata dai soggetti vicini ad H., che divennero i primi organi del culto di trasmissione del futuro dittatore.
I loro rapporti non erano con H. non erano informali, ma rapporti di lealtà personale. Questi furono degli attivisti per diffondere il messaggio delle grandi imprese di H. Altri portatori di queste imprese furono i funzionari delle organizzazioni, tra cui spiccarono le SS, che dovettero la loro crescente influenza proprio al fatto del loto rapporto con H. Poi al di sotto di tutti c'era il gran numero di devoti di H. diffusi nella popolazione, con con la loro adulazione gli fornivano una base di popolarità utile per il consolidamento della sua posizione di potere. Grazie quindi a questo potere carismatico, raggiunge l'apice del dominio assoluto.
Capitolo 1
Quindi i fan i fanatici e seguaci di H. formarono questa comunità carismatica, che fece di H. il proprio eroe ed idolo. Il fascino di H. su questi adepti derivò dalla sua convinzione di idea. Egli infatti era di statura media, il suo aspetto e vestiti non si distinguevano per eleganza, una dentatura scadente e una pessima vista (da usare gli occhiali).
Il suo stile di vita era ripetitivo: era astemio, vegetariano, non beveva caffè, non fumava ed aveva una mania per la pulizia. Leggeva molto avidamente ed assimilava in brevissimo tempo. Si riteneva esperto di arte, storia, architettura, medicina e biologia. Aveva una preparazione da autodidatta e quindi disprezzava gli intellettuali di educazione formale. Dal punto di vista umano, rimaneva sempre distante con i suoi adepti e restava inavvicinabile. Gradiva la compagnia delle donna, che trattava sempre con gentilezza.
H. non dubitò mai delle proprie idee. Proprio quelle convinzioni solide furono i fattore principale che spinsero ad accettare la sua supremazia. Questi attributi fecero di H. una figura forte negli ambienti della destra sciovinista negli anni ’20. Dopo le sue apparizioni pubbliche, la destra sciovinista, gli conferì il ruolo principale di esponente di quegli ambienti e gli aprirono le porte ai ricchi ambienti della borghesia, egli divenne indispensabile per le sorti del movimento.
A contribuire il nucleo essenziale dell’ideologia di H. concorrevano diverse componenti:
- La condizione della storia di lotta tra le razze
- L’antisemitismo radicale (l'antisemitismo è quella certa percezione descrivibile come odio verso gli ebrei)
- La convinzione che il futuro della Germania potesse essere assicurato solo con la conquista di “spazio vitale” a spese della Russia
- Scontro con il marxismo
Questi concetti, legati tra loro, sono importanti, non solo perché H. vi restò fedele per oltre 20 anni, ma perché trovarono soluzione pratica in guerra. Non è facile stabilire come queste idee si sono insediate in H. Importante furono gli anni di apprendistato a Linz e a Vienna. Importante anche l’esito della prima guerra mondiale e il trauma vissuto per la sconfitta del 1918.
Per l’odio verso gli ebrei alcune teorie sono decisamente infondate: ad esempio quella che fa derivare la sua paranoia antisemita da presunte tracce di sangue ebraico dalla sua vita familiare (irrealistica), mentre più probabile l’ipotesi che egli credesse che il padre fosse ebreo. Ancora più fantasiosa è l’ipotesi che H. avrebbe associato la morte della madre nel 1907 sotto l’effetto di un gas somministrato da un medico ebreo. Le cause quindi rimangono nascoste.
L’unica cosa che si può considerare è il senso di frustrazione da lui provato per essere un artista fallito. Non c’è dubbio che la sua visione per gli Ebrei sia cresciuta a Vienna. Gli anni a Vienna influirono su alcuni aspetti: secondo le sue stesse parole, gli anni a Vienna gli fecero toccare con mano le ingiustizie della società borghese, l’incontro con la socialdemocrazia viennese, lo portò al rifiuto delle dottrine classiste. Nasce così l’idea di fondare uno stato etnicamente puro nazionale tedesco.
La decisione di H. di passare in politica arrivò in maniera casuale, quando tornò a Monaco e trovò una città diversa da quella che aveva lasciato nel 1914. La vita politica era nel caos della rivoluzione, una guerra civile. Le formazione di destra uscirono vincitrici. H. non prese parte a questa battaglia, seguì letture e seminari sulla storia tedesca, sulla situazione economica della Germania, sul problema della condizione di pace, sulla politica dei prezzi.
Le sue doti di oratore gli fecero meritare la nomina a istruttore all’interno di una propaganda ideologica dell’esercito. Nel 1919, entrato in contatto con il neoistituto Partito Tedesco dei Lavoratori, lo convinsero al abbracciare definitivamente la carriera da agitatore. Il principale dei suoi discorsi era il trattato di Versailler e le colonie perdute, la fusione tra Germania e Austria. Nemica della Germania non era la Russia, ma l’alleanza franco-britannica, mentre gli ebrei perché agenti del capitalismo finanziario.
Le espressioni pubbliche di H., nei primi discorsi, avevano attacchi rivolti verso gli Ebrei associati all’accusa che imputava loro la responsabilità della guerra e della morte e sconfitta di milioni di tedeschi. La sua visione mirava ad una soluzione radicale del sistema, già allora optava per rinchiuderli in campi di concentramento. Nel 1924 egli dichiarò (dopo il suo processo per tradimento di Monaco), di voler sconfiggere il marxismo. In questa autodifesa gli ebrei non furono menzionati, perché aveva capito che la questione ebraica non interessava soltanto alla Germania ma al tutto il mondo.
Egli sviluppò anche una nuova visione in materia geopolitica, la sua idea si spostò dalla rivendicazione coloniali della prima guerra mondiale a un’espansione continentale a spese della Russia. Fino al 1922, i suoi discorso ci dicono poco in materia estera, aveva un grande spirito nazionale. Solo dopo il 1922, gli obiettivi esteri erano delineati: considerare un avvicinamento con la Gran Bretagna (e mettere da parte i vecchi motivi coloniali della prima guerra mondiale) in vista della futura espansione tedesca sul continente europeo a spese della Russia. La Russia avrebbe fornito la terra necessaria a sostenere le ambizioni di grande potenza.
Le idee dei padri teorici del partito Feder e Rosenberg, apparivano sbiadite di fronte alle sue. Era l’unico capace di prendere il posto del capo del partito. L’ammirazione di Hess, Rosenberg, Frank, Göring (membri del partito), aiutarono H. ad espandersi.
Alla conquista del potere
Il movimento: i movimenti a sfondo autoritario, erano soggetti a scissioni e divisioni, lotte per il potere. Le prime fasi del partito nazionalsocialista, furono caratterizzate dalle stesse tendenze. Accomunati dall’adesione a un’ideologia fondata su un nazionalismo di marca razzista, questi gruppi si erano sviluppati.
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