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Storia materiale della Scienza - Beretta Appunti scolastici Premium

Riassunto del testo scritto da Beretta per l'esame di Storia della scienza e delle tecniche del Professor Vaccari. I principali argomenti trattati sono i seguenti: Aristotele, Francesco Bacone, Meccanicismo, scienza e matematica, Galileo Galilei, la medicina,... Vedi di più

Esame di Storia della scienza e delle tecniche docente Prof. E. Vaccari

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Museo di Alessandria, fondato nel 280 a.C. fu il prototipo del museo moderno, luogo laico di cultura.

CIVILTA’ LATINA – Museo come luogo per conservare collezioni

ETA’ MEDIEVALE – Collezionismo religioso

Nell’epoca medievale il collezionismo era concentrato nella ricerca di reliquie e simboli di devozione.

Nelle chiese venivano esposti reperti naturalistici esotici per attirare fedeli e offerte, senza però avere

alcuno spirito scientifico o tassonomico.

XIV sec. – La riscoperta dei classici e il collezionismo archeologico

In questo periodo si diffonde un interesse per la ricerca di manoscritti e codici classici, e connesso a

questo anche di vestigia, epigrafi e reperti archeologici in generale per ricostruire il passato.

studiolo,

In questo periodo luogo predisposto alla collezione e allo studio era lo che da stanza isolata si

trasformò in uno spazio laico dove coltivare gli studi senza interferenze esterne. Questo era il prototipo

delle prime istituzioni laiche del sapere.

XVI sec. – La nascita del museo naturalistico

Ispirati dalle nuove scoperte e dall’afflusso di nuove specie nascevano in Italia le prime collezioni

naturalistiche. Nacque così il problema di un nuovo metodi e strumenti di classificazione, superando i

limiti di quelli di Aristotele. Il museo diventava quindi il luogo della ricerca.

I primi giardini botanici nacquero nel 1544 a Pisa, diretti da collezionisti.

Ulisse Aldrovandi, nel 1561 ricevette l’incarico di prefetto del museo di Bologna, che nel corso degli

anni divenne il più grande museo del mondo. All’interno del museo si volle riprodurre la ricchezza del

mondo naturale per permetterne lo studio. Si studiarono nuove tecniche di conservazione dei reperti e si

richiese l’intervento di pittori qualora la conservazione non fosse stata possibile, i cui disegni venivano

catalogati secondo gli stessi criteri dei reperti.

laboratorio,

Nel museo acquero i primi esempi di in cui il mondo naturale veniva riprodotto

artificialmente. L’allestimento e la conservazione della collezione mostravano per la prima volta che la

scienza esigeva forme di ricerca collegiali.

La rappresentazione del mondo naturale doveva essere capace di produrre un discorso che ne rivelasse la

storia naturale.

storia nel suo dinamico dispiegarsi. Nasce la

Il museo rendeva possibile valicare su base empirica i possibili metodi di classificazione. Il culto del

meraviglioso fu subordinato a obiettivi scientifici sempre più precisi e rigorosi.

XVII sec. – Il museo per la didattica

Fu nel 1622 che i gesuiti fondarono il primo museo naturalistico destinato anche alla didattica.

Nel corso del secolo vennero aperti altri musei in tutta Europa. Il museo fu progressivamente inglobato

nelle istituzioni che coinvolgevano il pubblico allo studio della natura e promuovevano l’insegnamento

della storia naturale. specializzarsi.

Durante la seconda metà del secolo le collezioni cominciarono a

Gottfried Wilhelm Leibniz, nel 1675 teorizzò un nuovo tipo di esposizione di reperti scientifici e

meccanici. Teorizzò la scienza per intrattenere, una didattica senza tedio per avvicinare tramite lo

spettacolo società e scienza. Teorizzò un museo ipotetico che però non realizzò mai, ma che rispecchiava

una mentalità diffusa. Wunderkammern, camere delle meraviglie,

Difatti appartengono a quest’epoca le le destinate a colpire

l’immaginazione, anche se furono criticate da molti perché considerate una prosecuzione delle antiche

superstizioni. Il collezionismo in quest’epoca era infatti legato all’ostentazione della rarità e dell’esotico.

XVIII sec. – Il museo verso la specializzazione

L’accumularsi di una quantità enorme di reperti sempre più difficile da catalogare fece emergere alcuni

dei limiti del museo, poiché il preciso ordinamento era necessario per lo studio. Si giunse perciò alla

conclusione che, per essere veramente utile, il museo dovesse dedicarsi alla didattica elementare. Il

prevalere di questa funzione non tolse comunque la funzione di ricerca.

Autore: Calandro Luca Pagina 8/20

Le cattedre di storia naturale aumentarono in tutta Europa e con esse i musei naturali. In questo periodo si

registra un vero e proprio boom.

Nell’arco di questo secolo si sviluppo la controversia sui metodi da adottare nell’ordinamento degli enti

naturali.

Fino a questo periodo i tre regni della natura erano considerati attigui, per cui minerali, piante e animali

venivano posti sullo stesso piano. Da questo momento, invece, ad occuparsi dei minerali saranno

discipline altre rispetto alla storia naturale. La chimica, invece, smise di occuparsi di vegetali e animali

per dedicare la propria attenzione ai minerali e dimostrò che non potevano trasformarsi o crescere. La

mineralogia

materia inorganica poteva solo subire trasformazioni chimiche. La divenne disciplina

autonoma e le collezioni di minerali vennero collocate in edifici specifici, inseguito nacquero anche

geologia paleontologia. fossili

e I non vennero più considerati minerali, bensì residui delle fasi

geologiche della terra.

1793-4, nel periodo della rivoluzione francese, venne fondato il Museum d’histoire naturelle di Parigi,

con scopo didattico e, per la prima volta, aperto al pubblico e destinato anche alla divulgazione

scientifica.

XIX sec. – La crisi del museo

In questi anni si giunge alla crisi del museo come luogo di ricerca, che si sposta nei laboratori, nelle

università e nelle accademie, relegando al museo la funzione didattica e divulgativa. fotografia

Ad influire su questa crisi fu l’utilizzo dell’immagine scientifica a colori e la nascita della

(1840), oltre che l’enorme mole di materiali che costringeva alla creazione di edifici sempre più grandi

per poter contenere tutte i reperti. In questo periodo le collezioni si arricchirono di reperti provenienti dal

colonialismo, facendo sì che il museo divenisse strumento di propaganda delle spedizioni coloniali. Altra

problematica fu la necessità di una sempre maggiore copertura economica che mandò in crisi i musei che

non furono in grado di aggiornarsi, oltre a mutare ideologicamente la struttura, che aveva ora un nuovo

obiettivo.

ETA’ CONTEMPORANEA – Il museo come vetrina della scienza

Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da

La funzione dei musei creati nel XX sec. (quale il

Vinci” di Milano, 1939) era di rivendicare il nuovo ruolo della scienza, di creare un’immagine positiva

della disciplina e, come effetto collaterale, di celebrare le tradizioni nazionali.

Nasceranno poi istituzioni di educazione scientifica di divulgazione pura, ma che non riusciranno mai ad

avere la stessa importanza che ebbero i vecchi musei. I troppi costi per stare al passo coi tempo

contrapposti agli scarsi risultati hanno fatto sì che i musei scientifici non trovassero una politica adeguata

ai giorni attuali.

LE ACCADEMIE

DALLE ORIGINI – Ricerca individuale

Fino al XVII sec. non abbiamo a che fare con istituzioni che promuovessero la ricerca scientifica, ma solo

con singoli individui che ricercavano autonomamente.

XV-XVI sec. – Nascono le accademie

Le prime accademie nacquero in Italia nella seconda metà del XV sec., ma non avevano come obiettivo la

ricerca scientifica, erano solo un gruppo di eruditi che si riunivano per discutere di questioni di carattere

perlopiù umanistico.

XVII sec. – Nascono le accademie scientifiche

Per lo sviluppo della scienza diviene necessaria una forma di ricerca collegiale, che trovò applicazione

nelle accademie.

Accademia dei Lincei, Federico Cesi,

1603, fondata da fu la prima accademia scientifica, seppure nel

Galileo Galilei)

suo ambito non avvenisse la ricerca ma solo una discussione ed i suoi membri (tra cui

continuassero nella ricerca autonomamente. Il ruolo dell’accademia a questo punto era quello di

promuovere la diffusione e pubblicazione delle scoperte.

Autore: Calandro Luca Pagina 9/20

Accademia del Cimento, Firenze, 1657, fu la prima accademia organizzata in modo analogo alle

Royal Society

accademie moderne. A seguito di questa nell’arco di un decennio vennero fondate la di

des Sciences

Londra e l’Academie di Parigi con criteri che s’ispiravano a quelli degli scienziati

fiorentini. collaborazione

Nell’ambito delle accademie si delineò una visione sperimentale della scienza. La tra

sperimentazione pubblica

scienziati unita alla vennero usati come mezzo di persuasione dell’oggettività

e utilità delle scoperte. Si sottolineò l’importanza degli strumenti e dei laboratori.

La scienza acquisì importanza grazie alla sua crescente utilità operativa. Nonostante il primato lo

detenessero ancora gli umanisti la scelta politica dei Medici di promuovere la scienza rappresentò una

svolta nella politica culturale.

Tra i vantaggi della ricerca collegiale ci furono: maggiori possibilità di ricerca, possibilità di sostegno

statale e la nascita di standard.

XVIII sec. – Primi dubbi su accademie

Denis Diderot Jean-Jacques Rousseau,

Molti scienziati, tra cui e ritenevano che l’estro non poteva

essere regolato ed erano scettici nei confronti delle associazioni aventi scopo di riunire in un unico corpo

Jean-Paul Marat

di principi comuni la scienza. aggiunse altresì che nell’accademia si creava una

corporazione di uomini gelosi dei privilegi acquisiti. Pur convinti del ruolo guida della nuova filosofia

erano critici sul rapporto di dipendenza tra intellettuale e committenti. Oltre a ciò il prestigio e il potere

che andavano assumendo gli accademici faceva sì che in quegli ambienti dilagasse la corruzione e gli

istituti si riempissero di personalità mediocri. Fondamentale alla base di queste critiche l’idea secondo cui

il progresso scientifico non era lineare e prevedibile, bensì frutto della combinazione di genio individuale

e caso.

Fu alla fine del secolo che il dibattito sulla riforma delle accademie si intensificò.

Antoine-Laurent Lavoisier, 1785, divenuto direttore tentò una riforma dell’Academie des Sciences che

fallì in parte proprio per la natura corporativa dell’accademia e per l’istituzione monarchica che non

facilitava la diffusione dei lumi.

8 agosto 1793, la convenzione ordina la chiusura di tutte le accademie francesi. Gli scienziati francesi si

trovarono a dover ripensare al loro ruolo nella nuova società repubblicana. Anche se dopo il periodo

rivoluzionario l’Academie fu ristabilità la ricerca si spostò di fatto nei laboratori e nelle università.

Dal XIX sec. – Il declino definitivo delle accademie

Le accademie divennero solo un luogo di incontro per la presentazione di risultati di ricerche finanziate e

condotte altrove.

LE SCIENZE E L’UNIVERSITA’

Fino al XVII sec. – Università basate sulla cultura classica

Nonostante nel mondo universitario riuscirono a circolare alcune idee innovative, quali quelle di Cartesio

o Vesalio o l’istituzione dei giardini botanici, comunque la lezione tipica era basata sulla lectio, cioè la

presentazione e iterazione delle dottrine aristoteliche.

Lo studio delle scienze naturali era relegato nelle facoltà di arti liberali, mentre le scuole cattedrali

propedeutiche agli studi superiori di teologia, giurisprudenza e medicina insegnavano il trivium

(grammatica latina, retorica e dialettica) e il quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia e musica) con

l’utilizzo pressoché esclusivo di testi classici o loro commentari.

Le scienze avevano un ruolo subalterno e la lezione frontale non dava modo di verificare attraverso la

sperimentazione.

XVIII sec. – La riforma universitaria

In diversi stati europei si riformò lo statuto delle università. Le prime università ad essere riformate non

furono però le grandi e prestigiose università, proprio per questo restie e ostacolate nella riforma, bensì i

piccoli centri. Il manuale non doveva più essere il testo classico ma si doveva adeguare alle nuove

scoperte e conoscenze.

Autore: Calandro Luca Pagina 10/20

Punto di partenza della spinta riformatrice fu la piccola Università di Leida. Prima disciplina a riformarsi

dott. Herman Boerhaave,

fu la medicina, grazie al contributo del che combinò i riferimenti alla

tradizione con moderno senso della pratica e della sperimentazione. La verifica sperimentale della

diagnosi e l’analisi chimica del rimedio spinsero così anche la chimica a svilupparsi come disciplina e a

dar vita a corsi autonomia nell’università.

Germania Svezia

In e furono i governi stessi a spingere per una riforma delle università, convinti di

come la ricerca potesse portare benefici alla nazione. Nacquero così i primi corsi di arti e mestieri

all’Università di Uppsala, che la resero così un centro per la nascita di nuove professioni legate agli

sviluppi della scienza.

Italia

In invece le università avevano già da tempo accolto la ricerca al loro interno. Una possibile causa è

la frammentazione degli stati italiani che portava ad una maggiore competizione tra le università.

Francia

In fu la rivoluzione francese ad innescare il processo di rinnovamento del sistema educativo.

Sotto Napoleone infatti si assistette ad una laicizzazione della cultura, per cui le università dovettero

provvedere un curriculum più consono al progresso scientifico di quei tempi. Venne altresì creato un

diploma di abilitazione che regolava con criteri legislativi il curriculum degli aspiranti ricercatori.

XIX sec. – Il processo di riforma continua

Germania,

In acquisita la consapevolezza dell’importanza delle scienze, le riforme si susseguirono in

modo casuale. In alcune università tedesche si rese necessaria un’abilitazione all’insegnamento ottenuta

attraverso la presentazione di ricerche originali. Questo sanciva un passo decisivo per la valorizzazione

del sapere universitario. La possibilità di spostarsi tra gli atenei favorì la competizione tra le università

alla ricerca dei migliori professori. Per attirare i migliori professori si offrirono così oltre alla cattedra

anche le migliori condizioni per la ricerca. Questo rese possibile una carriera in ambito universitario e il

riconoscimento istituzionale, con la professionalizzazione dello scienziato.

Nel resto d’Europa, le università furono restie ad evolversi facendo sì che la scienza tedesca dominasse

nell’arco di tutto il XIX secolo.

ETA’ CONTEMPORANEA – Un nuovo modello d’istituzionalizzazione della ricerca

Stati Uniti

Negli molte università avevano adottato il modello tedesco, però le università tedesche erano

gestite direttamente dallo stato e non avevano un contatto diretto con il mondo dell’industria. Negli USA,

invece, la legislazione sui brevetti aveva posto le condizioni per lo sviluppo della ricerca industriale. La

politica delle università fu molto pragmatica nella ricerca di fondi e ci si rivolse ad altri enti quali

associazioni filantropiche e industrie.

Fu il declino della centralità della cattedra che invece caratterizzava il modello tedesco: lo scienziato

diviene manager, in quanto deve essere in grado di reperire il sostegno di risorse. Gruppi molto numerosi

iniziarono a collaborare e le università fornirono le menti per la ricerca.

Questo modello se da una parte risulta essere migliore come testimonia la fuga di cervelli e promuove un

forte sviluppo, è altresì limitante per la libertà del ricercatore che è spinto nella ricerca di risultati a breve

e medio termine.

SPECIALIZZAZIONE E DISCIPLINE

Fino al XVI sec. – Poche discipline scientifiche riconosciute a carattere istituzionale

Medicina, suddivisa in anatomia e chirurgia, botanica, matematica e astronomia. Fisica, chimica e

filosofia naturale.

meccanica erano riunite nella

Lo sviluppo delle scienze occulte quali alchimia e astrologia nascevano in risposta alle rinnovate esigenze

di spiegazione di fenomeni naturali.

XVI sec. – Nasce la filosofia naturale

Per quanto riguarda la botanica, l’espandersi delle conoscenze non la limita più, com’era stato fino ad

Ulisse Aldrovandi

allora, alla ricerca di rimedi. fondò difatti una nuova disciplina detta philosophia

naturalis ordinaria de fossilibus, plantis et animalis.

Autore: Calandro Luca Pagina 11/20

La filosofia naturale non era più guidata dal puro ragionamento ma dall’osservazione e accumulazione

empirica dei reperti. Altri fattori che portarono alla nascita della nuova disciplina furono la ricerca di

prestigio del docente e dell’affermazione del suo museo.

XVII-XVIII sec. – La questione della specializzazione delle discipline diviene un tema importante

Bacone sostenne la necessità di suddividere le discipline secondo gli oggetti studiati, poiché

l’osservazione esaustiva di un campo circoscritto avrebbe permesso allo scienziato di conoscerne tutti gli

aspetti particolari.

Cartesio in contrapposizione voleva unificare il pensiero scientifico con un metodo onnicomprensivo,

con una scienza basata sul modello meccanico.

Obiettivo comune dei due scienziati era la creazione di uno spazio istituzionale libero per la ricerca.

Alla fine del secolo all’Academie des Sciences di Parigi erano state istituite diverse classi, per favorire e

orientare progetti di ricerca specifici. Erano stati altresì creati un osservatorio astronomico, un laboratorio

di chimica, un gabinetto sperimentale per la fisica e un teatro anatomico.

Nel 1699 le classi previste erano sei, nel 1785 otto, suddivise in sottoclassi.

XIX sec. – Le università riformate accettano le nuove discipline

La specializzazione delle discipline proseguì in questo periodo in maniera rapidissima anche in

connessione con l’aumento della stampa specializzata. A questo si collega la professionalizzazione della

figura dello scienziato, la specializzazione diventava un obbligo professionale e la carriera universitaria

doveva avere un percorso coerente con l’orientamento specialistico.

La specializzazione allontanò però il pubblico dalla scienza, che vi ci si poteva avvicinare solo tramite la

divulgazione, le esposizioni e i musei. Questa mediazione fece sì che la scienza non incidesse più sulla

cultura come nei secoli precedenti.

Altri fattori che contribuirono allo sviluppo di nuove discipline furono le esigenze economiche, come per

mineralogia chimica agricola.

la (per l’estrazione di minerali) o la

ETA’ CONTEMPORANEA – La specializzazione porta alla collaborazione interdisciplinare

Con l’ausilio di nuovi mezzi di comunicazione e database elettronici portarono ad uno sviluppo della

collaborazione interdisciplinare. I confini delle discipline erano labili e spesso era necessario che più

discipline interagissero tra di loro. Una caratteristica del modello universitario moderno è, difatti, la

flessibilità con cui le discipline si articolano e si sviluppano.

La specializzazione porta anche alcune discipline all’esaurimento, come la storia naturale che, con la

separazione del regno minerale dai regni vegetale e animale, si è estinta.

SCIENZA E POLITICA

Fondamentale per l’affermazione della scienza è stato il riconoscimento del suo valore strategico da parte

dell’autorità politica.

Fase I - Rinascimento-Rivoluzione Francese – La scienza compie il suo percorso di affermazione

E’ in questo periodo che l’investigazione di fenomeni naturali diventa un’attività autonoma. In questo

periodo gli scienziati dovettero convincere i sovrani dell’utilità della loro attività per poter ricevere

sovvenzioni e aiuti, in un fenomeno che viene definito patrocinio.

Si attuarono due strategie fondamentali: la prima, mostrando come una concezione pragmatica della

scienza fosse foriera di novità e spettacolari invenzioni, la seconda dimostrando come un approccio laico

del sapere emancipasse lo stato dalla secolare dominazione della teologia.

XVI sec. – Paracelso proclama effetti della manipolazione dei fenomeni e nelle corti d’europa cominciano

a comparire i primi laboratori alchemici, seguiti da quelli di altre discipline.

L’ambiguità degli stati che da una parte favorivano la scienza occulta e dall’altra le discipline

accademiche era dovuta al fatto che non si comprendeva quali potessero essere realmente utili per lo

Franz Mesmer,

stato. P.e. scopritore del fluido magnetico. 1772, questi difatti sosteneva che il

magnetismo fosse utile alla cura di malattie, in quanto causate da un eccesso o un difetto di fluido

Autore: Calandro Luca Pagina 12/20

magnetico. Solo dopo diversi esperimenti venne confutata questa tesi, che però nel frattempo aveva

incontrato i favori della società. Egli di fatto aveva voluto allontanare la scienza dai laboratori per

renderla misticamente più vicina alla gente comune. Nonostante le sue tesi venissero confutate dalla

scienza accademica continuarono comunque a circolare per diverso tempo negli ambienti che contano.

Fase II – 1789,Rivoluzione Francese-1815,Napoleone – Rivoluzione Francese mette fine ad ambiguità

La scienza divenne il sostegno più efficace del patriottismo e della rivoluzione. Infatti con la rivoluzione

furono molti gli scienziati che ricoprirono cariche di prestigio. La chiave del cambiamento risiedeva

difatti nel controllo delle cariche politiche.

Venne scoperta l’utilità della scienza per la nazione, anche in campo militare. Venne creata nel 1794 una

scuola di aerostazione a Medoun, per sfruttare i palloni aerostatici dei fratelli Montgolfier, che vennero

poi utilizzati nella battaglia di Fleurus nello stesso anno. Anche altre invenzioni, come il telegrafo ottico,

medicina,

vennero poi sfruttate in ambito militare. Si evolse anche la nella quale venivano introdotte

l’insegnamento e l’osservazione al letto del paziente. Il malato diventava oggetto di scienza,

modernizzando la professione medica ed avviando il processo di de-personalizzazione dell’essere umano.

In questo senso vanno anche le prime ricerche sull’alienazione mentale e la follia, vista non più come

punizione divina. Era mutata la funzione sociale della scienza.

Charles-Maurice de Talleyrand, si impegnò a partire dal 1790 a stilare la prima proposta di riforma

della pubblica istruzione, poiché la scuola come era fino allora era atta “allo scopo di produrre preti,

suore, teologi”. Propose la creazione di un Institut National a Parigi per coordinare a livello nazionale

l’insegnamento e la diffusione delle scienze. Il rapporto di Talleyrand non potè essere discusso per

ragioni contingenti.

Condorcet, segretario dell’Academie des Sciences, 1792, fece una seconda proposta di riforma

dell’istruzione per cui questa doveva abbattere l’ignoranza e preservare l’uomo dall’errore. La scienza

diventava il fondamento dell’istruzione e affermava la sua superiorità sulle altre discipline in difesa

contro la superstizione e la metafisica. Anche questa proposta non venne approvata, anche se le sue idee

influenzarono l’evolversi della situazione.

Napoleone fu il primo sovrano a comprendere l’utilità politica delle scienze. Sotto Napoleone, lui stesso

membro della prima classe di matematica dell’Institut National, scienziati importanti diventarono i

rappresentanti di una nuova classe dirigente. Si voleva diffondere l’idea secondo cui gli scienziati

avrebbero abbandonato qualsiasi velleità filosofica e ideologica. Nel 1803 Napoleone fece chiudere la

classe di Scienze filosofiche morali dell’Institut rivelò però l’orientamento censorio del consolato. Finiva

così l’alleanza tra scienza e filosofia. In quest’ottica lo scienziato era un tecnocrate che, applicando il

metodo scientifico alla politica, garantiva efficienza allo stato restando ideologicamente neutrale nel

metodo analogamente al metodo delle scienze esatte e della matematica.

XIX sec. – Dopo Napoleone il potere politico appoggiò gli scienziati senza segure il suo modello

I governi e i movimenti continuarono ad assegnare agli scienziati incarichi di primo piano, lasciando

grande prestigio attorno alle loro figure, senza però assegnare loro il controllo del potere come invece

fece Napoleone. Gli scienziati venivano apprezzati per la loro fedeltà e neutralità, venendo per questo

ricompensati dal potere politico. Gli scienziati in questo modo scalzarono letterati e filosofi dai gradini

più alti della cultura europea.

Auguste Comte, fondatore del positivismo, fu entusiasta di questo cambiamento nelle gerarchie del

sapere, tanto da volervi affidare il compito di trasformare la società. Tentò di diffondere fra gli scienziati

la coscienza politica del loro ruolo, sapendo comunque delle difficoltà che si incontravano proprio perché

successivo a Napoleone. Egli sosteneva che allo sgretolamento del sistema ideologico pre-rivoluzionario

e teologico non era corrisposto un nuovo sistema politico capace di soddisfare l’inclinazione umana per

l’ordine e la società organizzata poiché ad un’ideologia di contrasto non si era poi sostituita un’ideologia

costruttiva. La caratteristica della nuova forma di potere temporale era quella di piegare la natura a

vantaggio dell’uomo. Queste tesi non vennero però prese sul serio dagli scienziati dell’epoca, che non

volevano rischiare i privilegi acquisiti. Comunque molti scienziati continuarono a voler influire sul corso

degli eventi politici.

ETA’ CONTEMPORANEA – Connubio tra scienza e politica e loro interdipendenza

Autore: Calandro Luca Pagina 13/20

La politica degli stati occidentali non può più fare a meno della scienza. Le scienze della vita e la

medicina sono essenziali per la salute pubblica. L’alleanza tra scienza, tecnica e industria non poteva non

guerre,

aumentare l’importanza della scienza nella società. Con le in particolare durante la prima e la

seconda guerra mondiale, gli scienziati diedero prova di essere la chiave per vincere. Per questi motivi il

sostegno politico alla scienza si fece sempre più deciso. La nascita di istituti di ricerca nazionali

rappresentarono atti politici importanti che davano alla scienza una funzione unica e insostituibile.

bomba atomica

Con la si erano però creati una serie di problemi di difficile soluzione, in quanto

sembrava che non ci fosse più la possibilità di controllare la scienza e che questa avrebbe travalicato i

limiti della natura umana. La scienza progrediva senza possibilità di essere fermata, in quanto ogni

restrizione avrebbe portato gli scienziati a migrare in luoghi dove sarebbero stati liberi di svolgere le

etiche,

proprie ricerche. Insieme alla bomba atomica nascono però anche le problematiche in quanto gli

scienziati apparentemente neutrali e dotati di un metodo conoscitivo oggettivo rappresentavano una

minaccia per chi doveva rispondere all’opinione pubblica delle loro scoperte.

clonazione biotecnologie

I dibattiti attuali sulla legittimità della e di altre sono da ricondursi alla frattura

tra ricerca scientifica e cultura politica e sociale.

SCIENZA E TECNOLOGIE

XV sec.-1750, Rivoluzione Industriale – Si sviluppa il rapporto di collaborazione tra artisti e scienziati

Se in questo periodo si pone la base per quella che sarà la tecnologia, bisogna sottolineare che il termine,

di derivazione dal più antico “tecnica” è un’acquisizione del XIX sec. ed era utilizzato per indicare i

congegni per la produzione industriale. Fino ad allora difatti le tecniche saranno appannaggio delle

corporazioni delle arti e dei mestieri, che solo raramente interagivano con il mondo accademico e

universitario. Leonardo, Brunelleschi,

Una spinta verso il cambiamento fu data dal genio di e altri ingegneri

rinascimentali geniali, poi dalla crescita dell’importanza della pratica sperimentale e degli strumenti.

Bacone Cartesio,

e nel XVII sec. avevano criticato i loro contemporanei che si attenevano alle

speculazioni filosofiche secondo gli schemi della logica aristotelica, sostenendo la necessità

dell’applicazione della ragione per migliorare la vita attraverso le tecniche. Per far sì che questo fosse

possibile il ruolo dell’inventore doveva cambiare così come dovevano nascere tutele che liberassero gli

scienziati dai vincoli di segretezza che ostacolavano il progresso. Nel 1648 Cartesio concepì le Scuole

delle Arti e dei Mestieri, anche se non ebbero seguito nel corso del secolo.

XVIII sec. – Si affermano le tecniche nel panorama scientifico, scoppia la Rivoluzione Industriale

Diderot

Fondamentale L’encyclopedie des arts, des sciences et des metiers (1751-1765), di e

d’Alembert, incentrata sulla rivalutazione delle arti e dei mestieri, e l’incarico dato dall’allora ministro

Colbert

delle finanze all’Academie Royale des Sciences per la produzione di una descrizione delle arte e

dei mestieri, che non riscosse un gran seguito ma fa capire come un importante uomo politico avesse

individuato nella tecnologia un perno strategico da far evolvere.

Diderot propose anche una nuova classificazione delle scienze per cui si sarebbe dovuto separare le

scienze astratte da quelle pratiche che manipolavano la materia facendo sistematico ricorso alla tecnica.

Fu in quest’epoca che la connessione tra sviluppo tecnologico e benessere si fece sempre più chiara,

riconoscendo allo scienziato un nuovo ruolo professionale che prevedeva il contatto diretto con le

tecniche e il suo apporto al loro perfezionamento.

Lavoisier,

Fu nel 1793, a fondare una Société centrale des arts, realizzando ciò che Cartesio aveva

teorizzato il secolo prima, cioè un luogo di collaborazione tra scienziati e artisti. Egli, attraverso il suo

gasometro, riuscì a dimostrare come era possibile tradurre un problema teorico in una macchina con cui

era possibile metterlo alla prova. Esisteva differenza tra scienziato e artista secondo Lavoisier: il primo

lavorava esclusivamente per la gloria e la fama, garantendosi la proprietà intellettuale della scoperta, il

secondo invece voleva applicare le sue scoperte per un beneficio economico e quindi evitava di

pubblicare le scoperte.

Inghilterra

In lo sviluppo della tecnica aveva dato un forte impulso all’imprenditoria privata. A partire

dal 1750 gli industriali utilizzarono con profitto le novità offerte dalla tecnologia. Lo spinning jenny, il

Autore: Calandro Luca Pagina 14/20

primo filatoio macchinizzato che realizzava da solo il lavoro di diversi operai specializzati, fu inventato

Hargreeves.

nel 1765 da Con questa innovazione però l’operaio perdeva la sua importanza e poteva

essere sostituito da manodopera meno costosa come donne e bambini.

macchina a vapore

Fu l’introduzione della a rappresentare un punto di svolta, perché per la prima volta

era stata prodotta una macchina motrice capace di sostituire la forza naturale. Prima fu la macchina di

Thomas Newcomen, 1712, che utilizzò la forza del vapore per produrre una pompa aspirante per il

James Watt

drenaggio delle acque nelle miniere. Fu poi perfezionata da nella seconda metà del secolo

che la rese un macchinario universale oltre che migliorandola in quanto a prestazioni e consumi.

XIX sec. – L’elettricità e l’inizio della Big Science

Fu a questo punto che l’esigenza di una tutela economica rese necessaria l’istituzione dei brevetti. La

Francia,1810.

prima nazione a legiferare sui brevetti fu la

ferro

Il diviene la materia prima del progresso tecnico, utilizzato per la costruzione di industrie, mezzi di

trasporto e infrastrutture.

L’applicazione industriale dell’elettricità era auspicabile per una seconda rivoluzione industriale.

Antonio Pacinotti nel 1859 costruì la prima macchina elettromagnetica che produceva una forza

elettromotrice continua, anche se era solo un oggetto sperimentale che metteva in gioco piccole quantità

Werner vonSiemens motore elettrico a corrente continua

di energia. Fu che nel 1856 brevettò il e nel

dinamo,

1865 costruì una cioè un generatore elettrico di corrente continua, di grandi dimensioni. 1879,

locomotore a trazione elettrica, trasformatore elettrico, Galileo Ferraris

primo 1884 1885 inventa il

motore elettrico a campo rotante, Germania centrali

negli anni 80 in compaiono le prime

idroelettriche.

Il valore delle scoperte veniva sempre più misurato con la sua applicabilità su larga scala e dalla

possibilità di profitto.

Guglielmo Marconi, il primo inventore a vincere il Nobel, fu un autodidatta chesconvolse la fisica delle

radio.

onde elettromagnetiche e il mondo delle telecomunicazioni con la

ETA’ CONTEMPORANEA – La Big Science trova il suo compimento

La crescita esponenziale dei costi dovuta alla connessione della tecnologia portò allo sviluppo della Big

Science, che raggiunse il suo culmine nel Manhattan Project negli anni ’40, in cui collaborarono quasi

250000 uomini di cui oltre 30000 scienziati e ingegneri.

I principali istituti di ricerca oggi sono enormi sistemi tecnologici dove lavorano migliaia di reicrcatori

specializzati (come il CERN di Ginevra). Al giorno d’oggi è impossibile concepire la ricerca senza

l’ausilio della tecnologia.

SCIENZA E INDUSTRIA

XVIII sec. – Alcuni scienziati iniziano a collaborare con l’industria.

XIX sec. – Il miglioramento tecnologico chiave della rivoluzione industriale

Punto di forza della rivoluzione industriale inglese fu l’investimento dei capitali per l’innovazione

tecnologica. Questo processo portò alla facilitazione del lavoro per la classe operaia, che però si vide

privata della sua forza contrattuale e del riconoscimento delle proprie abilità. Fu questo a dar vita al

marxismo. La scienza e la tecnica sembrava infatti fossero all’esclusivo servizio del capitalista, che

utilizzava le sue applicazioni solo per ricavarne un maggior utile. Ad accrescere questo conflitto la

necessità per i capitalisti dello sviluppo tecnologico e la necessità per la scienza di ricevere finanziamenti.

In questa situazione con forte necessità di innovazione si realizzano straordinarie carriere da parte degli

Thomas Edison,

inventori. P.e. che produsse i suoi primi brevetti per la compagnia Western Union e

grazie a questi riuscì a fondare, nel 1876, la sua “industria delle invenzioni”, un laboratorio di ricerca in

cui vennero prodotte il fonografo, la lampadina e il telefono. Lui era però ben consapevole dell’inutilità

delle sue scoperte se queste non fossero state recepite dall’industria. Era necessario che l’innovazione

tecnologica si alleasse con il sistema della produzione e le tecniche di marketing.

Autore: Calandro Luca Pagina 15/20

Antonio Meucci,

Caso emblematico fu che nel 1871 scoprì il brevetto ma che per le cattive condizioni

Bell

economiche non riuscì a brevettare, facendo sì che la nel 1876 se ne appropriasse per uno sviluppo

industriale senza dovere alcunché a Meucci.

La casualità della scoperta non poteva essere regolata così cometa genialità dello scopritore, situazione

Stati Uniti,

incompatibile con le esigenze industriali, che esigevano ritorni certi dagli investimenti. Negli

verso la fine del secolo, vennero creati dei laboratori di ricarca, favoriti dalla riforma del sistema

universitario, che sostituirono all’inventore geniale un team di scienziati che potevanovantare una

maggiore capacità di previsione e precisione. Lo scienziato da consulente diveniva protagonista del

processo produttivo. farmaceutico,

Questa politico portò numerosi successi in campo la cui industria stava nascendo in quel

dell’acido acetilsalicilico (aspirina)

periodo. Importantissima la scoperta delle proprietà terapeutico nel

1899 da parte della Bayer, cui fecero seguito altri farmaci. Numerose furono le case farmaceutiche ad

investire nella ricerca pura.

XX sec. – La chimica porta numerose scoperte

dupont, Fallace H. Carothers

La prima industria chimica amricana, la decise di affidare a e ai suoi

collaboratori il laboratorio di ricerca, lasciandogli come unico vincolo la pubblicazione dei risultati di

modo che gli scienziati, in un ottica rinnovata, fossero liberi di ricercare. La ricerca portò alla scoperta di

diverse nuove fibre sintetiche. Questa politica subì un capovolgimento con il cambio di direzione

aziendale, che impose vincoli di rapidità alla ricerca, che comunque portò Carothers alla scoperta del

nylon nel 1937.

Gli scienziati in generale preferirono la carriera accademica, libera e senza vincoli, ai laboratori

industriali.

ETA’ CONTEMPORANEA – Panorama variopinto

E’ impossibile delineare un quadro dei rapporti tra scienza e industria. Per quanto riguarda la ricerca

informatica e farmaceutica si svolge prevalentemente nei laboratori industriali, mentre in altri settori si

preferisce il finanziamento alle università. Il problema della crescita dei costi ha difatti reso difficile alle

industrie di sopperire da sole alla ricerca, rivelando che l’acquisto di brevetti prodotti da laboratori

universitari era una soluzione ottimale.

PROFESSIONE SCIENZIATO

XVI-XVII sec. – La rivoluzione scientifica non da ancora il prestigio agli scienziati

Nonostante le idee nascenti stavano dandoli via a quella che sarà definita la rivoluzione industriale, nella

società gli scienziati non sono ancora considerati e occupano una posizione subalterna persino ad artisti e

mercanti. Non vi è la coscienza di appartenere a una comunità di intellettuali né la possibilità di uno

sbocco professionale. Non esiste nemmeno un termine per definire lo scienziato. Nel XVII sec. comincia

ad apparire l’appellativo philosophus naturalis, cioè colui che studia la natura, mentre in Francia si fa

strada il termine savant, mentre in Inghilterra natural philosopher. I filosofi naturali vivevano di

committenze. Blaise Pascal

Nel XVII sec. teorizzò una separazione di compiti tra auctoritas e scienziati, affidando ai

primi discipline quali la storia e la teologia e ai secondi lo studio della natura.

accademie

Le ebbero l’importante compito di contribuire alla creazione di un nuovo linguaggio, duttile e

neutro, per la letteratura scientifica. La lingua doveva essere oggettiva per precisione e potenza

del Cimento

espressiva, tale da non lasciare spazio all’immaginazione. L’Accademia rimaneva di fatto

ancorata alla sola descrizione dei fatti. I Saggi pubblicati dall’accademia erano opere non firmate, per non

distogliere il lettore dalla scoperte in sé e per sé e non ingannarlo per la celebrità dell’autore, ed erano una

serie di trattati autonomi e indipendenti.

XVIII sec. – Il curriculum scientifico riesce completamente ad affermarsi

All’inizio del secolo le scienze naturali non garantivano ancora alcun introito, non facendo parte neppure

dei curricula universitari. Era ancora diffusa la pratica della committenza, lagata alla volubilità di principi

e sovrani ancora lontani dal comprendere l’utilità della scienza. Furono l’obiettività e l’utilità la chiave

Autore: Calandro Luca Pagina 16/20


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto del testo scritto da Beretta per l'esame di Storia della scienza e delle tecniche del Professor Vaccari. I principali argomenti trattati sono i seguenti: Aristotele, Francesco Bacone, Meccanicismo, scienza e matematica, Galileo Galilei, la medicina, l'elettricità, la composizione dell'aria, Leonardo Da Vinci, Niccolò Copernico, Charles Darwin, l'Accademia dei Lincei, l'Accademia delle Scienze di Parigi, la Royal Society di Londra, Jean Jacques Rosseau, le Università, Napoleone, la bomba atomica, le biotecnologie, la clonazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scienza e delle tecniche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Vaccari Ezio.

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