• Cosa presuppone la scienza?
Secondo Whitehead la scienza presuppone la convinzione che vi sia un ordine delle cose. Questa
convinzione è il risultato di una filosofia della natura che porta a considerare la scienza “tutto ciò che viene
scoperto riguardo la natura e i modi di utilizzare tali conoscenze per fini pratici”.
La concezione che vede la scienza un complesso organizzato di nozioni che classifichino e spieghino la
natura nasce da un lungo itinerario filosofico.
• Quale novità introduce Aristotele nella filosofia della natura?
Nel IV sec a.C. Aristotele introduce una radicale separazione tra l’alterità dell’oggetto (la natura) e l’unità
interiore del oggetto da cui deriva l’abbandono di una physis macchiata di antropocentrismo. Infatti l’uomo,
come si evince da una religione costellata di miti, proiettava nella natura aspettative e stati d’animo
animandola di sentimenti e comportamenti prettamente umani.
La novità assoluta è la possibilità di spiegare, senza ricorrere a magia o metafisica, il comportamento di
oggetti e fenomeni naturali.
• Cosa individua Aristotele quale principio di individuazione per le cose della natura?
Ogni oggetto della natura è unico ed individuale e il movimento ne celebra tale unità essenziale. Tale alterità
si traduce anche in differenti discipline scientifiche che si occupano di oggetti differenti con metodi differenti.
• Quale ruolo svolgono le categorie aristoteliche?
Tramite le categorie è possibile andare inserire la natura in un complesso sistema di classificazione ed
individuare causa per ogni fenomeno. Con un approccio ancora piuttosto qualitativo, Aristotele ricorre alla
teoria dei luoghi naturali per spiegare il movimento degli oggetti e facendo coincidere sensazione e logica
(la forma di pensiero è adeguata a ciò che i sensi provano).
• Di cosa deve occuparsi una filosofia naturale?
Aristotele separa artificiale e naturale. Il primo è produzione umana il secondo è ciò al contrario si trova
naturalmente nell’ambiente e che sottostà alle sue leggi. In questo senso l’area di azione di una scienza
naturale è stabilito.
• In cosa risiede il successo della spiegazione aristotelica?
L’enciclopedia delle scienze elaborata da Aristotele risponde ad un alto livello di plausibilità, dovuto al
fondamento empirico e sensibile delle sue spiegazioni.
• Cosa pone in crisi la “scienza” aristotelica?
Tra 13° e 14° secolo la visione aristotelica inizia a perdere di affidabilità. In epoca Rinascimentale si andarono
a sviluppare nuove concezioni (talvolta anche discostanti dalla metodologia scientifica tradizionale) che
incrinarono la filosofia naturale aristotelica (che era la norma). I nuovi saperi, di cui fanno parte anche le
scienze occulte, diffondono un sapere che rifiuta la mediazione di cultura tradizionale e libresca e dunque la
scienza ritenuta canonica. Il punto focale di queste nuove dottrine è la valorizzazione estrema dell’evidenza
empirica.
Tutto ciò è alimentato anche dalla scoperta di nuove specie animali e vegetali che vennero importate in
Europa alla fine del 15° secolo con la scoperta del nuovo continente.
Ciò produce frustrazione negli studiosi che vedono contrastati i grandi autori classici su cui si basava il loro
studio e sapere. Nasce l’idea che, forse, anche i grandi del passato abbiano potuto compiere errori.
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• Chi sono i “naturalisti rinascimentali”?
Tra la fine del 15° secolo e il 16° sul panorama scientifico si affaccia una schiera di naturalisti che va
proclamando la superiorità della conoscenza diretta della natura. Questi rifiutano la categorizzazione
aristotelica che apporta una complessa frammentazione alla natura nel tentativo di classificarla.
La concezione aristotelica, che separa soggetto e oggetto, disgrega l’armonia naturale in favore di una
scissione nell’ambiente naturale. Contrariamente a ciò, i naturalisti rinascimentali esaltano un’armonia (frutto
di un disegno segreto che il naturalista deve svelare) naturale a cui l’uomo può giungersi solo
ricongiungendosi con la natura stessa. Questa situazione però sfocia in un ritorno all’antropocentrismo (che si
mantiene tutt’oggi nelle filosofie new age).
• Quale visione abbraccia Paracelso (16° secolo)?
Paracelso fu medico ed alchimista propugnatore di un ricongiungimento tra essere umano e natura: vi è una
corrispondenza tra microcosmo (uomo) e macrocosmo (natura) che riunifica le varie discipline scientifiche.
Anch’egli ripudia la mediazione di istituzioni ecclesiastiche e della cultura libresca in favore dell’indagine
diretta. “Un albero […] ha il nome di albero senza alfabeto, […] l’albero descrive se stesso” non è necessaria
la lingua dei dotti.
• Quale metodologia alternativa a quella aristotelica viene proposta?
Non basta rifiutare la metodologia aristotelica ma occorre proporne una alternativa. I nuovi naturalisti
riallacciano fisica e metafisica (che Aristotele aveva separato) per tentare una spiegazione dei segni occulti
celati nella natura. L’indagine del naturalista è paragonabile ad una rivelazione di segreti investendolo nel
ruolo di profeta.
• Cosa comporta questa nuova concezione?
Un ritorno di credenze e superstizioni nel panorama scientifico e pertanto una regressione. Tanto è vero che
gli zoologi sono soliti affiancare alle specie animali conosciute anche specie mitologiche.
Vengono anche riscoperte dottrine precedenti a quella aristotelica come il platonismo e l’atomismo.
Dal platonismo si attinge per ciò che riguarda la valenza dei numeri e della geometria: non bastava l’indagine
qualitativa aristotelica ma occorreva una descrizione quantitativa. Si iniziò così ad evitare ciò che non poteva
essere matematizzabile.
L’atomismo di Lucrezio (che riprendeva quello epicureo) venne accolto anche tra i letterati italiani che lo
propongono come spiegazione alle epidemie.
• Quali sono i due più importanti tentativi di riforma dei criteri di razionalità e scientificità?
Bacone nel Novum organum propone una nuova concezione della natura che vede il soggetto non più
spettatore bensì “ministro ed interprete”. Bacone spinge in favore di una scienza pratica e operativa che si
muove a partire dai sensi e non dalle generalizzazioni teoriche aristoteliche. Solo l’esperimento può mettere in
contatto lo studioso con la natura.
Cartesio era convinto che la conoscenza della realtà non può dipendere da una classificazione arbitraria
come quella dei naturalisti, ma poggiare sulla solidità di un metodo certo come quello matematico la cui
certezza è garantita da Dio. Cartesio rifiuta l’indagine sensuale a causa della sua ingannevolezza e costruisce
una fisica ed una biologia che risponde a regole meccaniche.
• Quale grande innovazione portò il metodo cartesiano?
Una ricerca basata sulla certezza della matematica e l’elaborazione di modelli meccanici che escludessero
l’intervento arbitrario dei sensi. A differenza di Galilei (che attinge da platonismo e pitagorismo) che sostiene
un universo scritto nel linguaggio della matematica, Cartesio sostiene che il mondo possa essere spiegato
solo attraverso il numero (non che effettivamente esso sia scritto così).
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Egli presenta il suo metodo come una mera ipotesi, una favola (temeva le ripercussioni dell’autorità
ecclesiastica) che congiunge i fenomeni terrestri a quelli celesti; sebbene solo la sintesi newtoniana fuse
assieme fisica e astronomia.
• Quale visione deriva dalla congiunzione cartesiana?
L’universo è un grande meccanismo che risponde a leggi esatte e conoscibili dal raziocinio umano.
Ma anche tale visione pecca di lacune, per esempio il meccanicismo è poco adattabile alla medicina, ma tra
Sette e Ottocento divenne il paradigma dominante nonché sinonimo di scientificità.
• Quali ostacoli incontra il meccanicismo?
Lo stesso Diderot, facendo sua la critica del naturalista Buffon, sostiene l’inutilità della matematica nella
spiegazione del mondo reale. La matematica e la geometria aderirebbero perfettamente al mondo intellettuale
e deve necessariamente essere adattato al nostro esperibile… ma a che scopo? Sarebbe molto più semplice
attenersi ai risultati di quest’ultimo senza inutili forzature.
Le idee di Diderot vennero appoggiati anche da Goethe, Hegel e Schelling nel tentativo di sottrare la natura al
processo di matematizzazione, ma ebbe solo successi temporanei e circoscritti.
Invece il sogno cartesiano sembra fiorire perfettamente nella scienza moderna in cui il confine tra naturale e
artificiale è oramai quasi del tutto inesistente.
• Quale ruolo svolgono gli strumenti per la storia della scienza?
Lo strumento fu fondamentale allo sviluppo dello standard scientifico. Esso è in grado di garantire
un’osservazione del reale secondo parametri quantitativi. L’introduzione, nel 14°secolo, dell’orologio
meccanico determinò la scansione del tempo secondo intervalli regolari e non secondo cicli naturali.
In realtà gli strumenti erano usati sin dall’antichità e quelli medievali erano retaggio della classicità.
• Come cambia la concezione dello strumento?
Lo strumento medievale ampliava semplicemente la capacità dei sensi. Successivamente divenne vero e
proprio oggetto di scienza, infatti vennero condotte ricerche scientifiche che garantirono anche un apparato
teorico dietro all’uso dello strumento; è il caso del cannocchiale galileiano, primo strumento scientifico
moderno. Lo strumento non aveva più il tempo di coadiuvare il lavoro umano ma di ampliarne le possibilità e
giungere dove l’uomo non sarebbe mai potuto giungere a causa della sua limitatezza.
Con Galileo gli strumenti non hanno più solo lo scopo di verifica bensì entrano nella prassi e ricerca dello
scienziato.
• Quale visione di Dio si diffuse col meccanicismo?
Un Dio “orologiaio” che ha costituito il mondo come un meccanismo, dotandolo di leggi meccaniche che lo
regolino. La metafora vincente è di un mondo meccanismo che perde la sua aurea di mistero.
• Che importanza riveste il libro in pieno Cinquecento per la società scientifica?
Il naturalista rivendicava il primato sul teologo valorizzando uno studio diretto della natura piuttosto che
servirsi di una cultura libresca. Ma, in realtà, tra i naturalisti l’utilizzo del libro era cosa comune.
Il libro fu un importantissimo strumento di standardizzazione tanto che Bacone considera la scoperta dei
caratteri mobili come una delle più significative; per la Eisenstein l’invenzione della stampa fu necessaria alla
rivoluzione scientifica. Difatti il libro va considerato uno strumento a tutti gli effetti.
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• Quali sono i primi laboratori?
I primi laboratori di sperimentazione sono quelli degli alchimisti di cui Cartesio e Bacone criticano gli esiti
incerti ma ne stimano il valore sperimentale e pragmatico.
• Quale valore ebbe il vetro per la scienza?
I primi strumenti scientifici moderni appartengono all’astronomia e alla scienza della vita. Gli occhiali
divennero di uso comune nel Cinquecento e le botteghe dei vetrai migliorarono la produzione: il vetro
trasparente venne usato per sigillare finestre, vennero inventati diversi strumenti come telescopio,
microscopio, barometro, termometro.
Anche i filosofi erano interessati al vetro come Cartesio Spinoza che lavoravano lenti.
• La scoperta del telescopio come sgretolò la visione aristotelica?
Il telescopio divenne strumento scientifico solo con Galileo, a inizio 17° secolo, sebbene ne esistessero
versioni più antiche provenienti dai Paesi Bassi.
Nel 1610 Galileo pubblica il Sidereus Nuncius in cui vengono descritte le scoperte celesti sensazionali che
fece grazie al proprio telescopio. Irregolarità sulla superficie lunare, macchie solari contribuirono a distruggere
l’idea aristotelica di un mondo celeste e uno sublunare costituiti in modo differente.
• Cosa insegna la storia di Eustachio Divini?
Divini era un produttore di telescopi che venivano riconosciuti come qualità in tutta Europa e per pubblicizzare
i suoi strumenti, metà del 17° secolo, pubblicò un opuscolo in cui era presente un’illustrazione dettagliata della
superficie lunare e una corretta degli anelli saturnei. La supremazia dei suo strumenti venne minata da quelli
di Huygens che scoprì un ulteriore anello. Così si aprì una controversia tra i due.
Ma l’importanza dell’evento è da ricercarsi nel fatto che un semplice costruttore di strumenti sia riuscito a
rivestire un ruolo così importante nella comunità scientifica.
• Che contributo apporta l’invenzione del microscopio all’estromissione del pensiero aristotelico dalla
scienza?
La possibilità di ingrandire l’infinitamente piccolo riportò in auge l’atomismo Democriteo, visione filosofica
respinta da Aristotele. Iniziarono a circolare libri di zoologia con illustrazioni del microcosmo animale, ma colui
che assicurò al microscopio una portata teorica fu il medico Malpighi che così fece della medicina una scienza
empirica a tutti gli effetti e non una speculazione filosofica.
Malpighi pensava al corpo umano come ad una macchina, costituendo l’analogia tra astronomia, fisica e
anatomia partecipando a quella meccanizzazione dell’universo intrapresa da Cartesio e Galileo.
• Come venne risolta la controversa sul vuoto?
Torricelli, allievo di Galileo, applicando la geometria alla costruzione di lenti per telescopi lo portò a realizzare i
più efficaci telescopi del suo tempo. Riuscì a misurare la pressione atmosferica e grazie a tre sue lettere fu
possibile realizzare coi suoi vetri uno strumento per la realizzazione del vuoto. Ancora una volta la visione
aristotelica subiva uno scossone.
• Il contributo del termometro?
Inventato da Galileo con un suo collega di Padova permise una misurazione precisa e quantitativa del calore
e non più qualitativa come quella aristotelica che si affidava all’arbitrarietà della sensazione.
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• Il contributo dell’elettricità?
Fondamentale per la ricerca scientifica permise anche la realizzazione di spettacolari macchine per
impressionare il pubblico e tali tipi di manifestazioni furono popolari per tutto il Settecento.
Rendendo la scienza spettacolo anche per la persona comune e contribuendo dunque alla tecnologizzazione.
• Come contribuì Lavoiser ad estromettere definitivamente la visione aristotelica dalla scienza?
Con la scoperta dei vari atomi che compongono la materia ed in particolare: l’acqua è costituita di due
componenti l’aria è una miscela di vari gas, fu impossibile continuare a ritenere vera la teoria aristotelica dei
quattro elementi. Lavoiser per dare credito alle sue scoperte realizzò una macchina che trasformava idrogeno
e ossigeno in acqua e man mano che il peso di questa aumentava il peso dei gas diminuiva parimenti.
• Che ruolo assume oggi la ricerca?
Per la realizzazione di ricerche scientifiche sono necessari capitali altissimi pertanto la ricerca viene finanziata
anche dai cittadini comune inoltre la ricerca “autentica” e speculativa di Galileo ha lasciato il posto ad una
ricerca finalizzata al miglioramento della tecnologia.
• Perché la cultura scientifica in oriente non ha raggiunto picchi di eccellenza?
Molte scoperte scientifiche europee erano già note in oriente da secoli ma la società orientale non ha
garantito al naturalista ricercatore lo status e l’autonomia economica che permettesse le condizioni che invece
troviamo in Europa. Inoltre la mancanza di mezzi di comunicazione, come la stampa non permisero diffusione
e sviluppo adeguati.
• Perché si vive nei confronti dell’uso della stampa una certa riluttanza?
La stampa fu un importante mezzo di diffusione e standardizzazione del sapere scientifico ma vi era anche
una certa riluttanza nell’abbandonare la tradizione del manoscritto. Infatti vi era il pericolo che qualcuno si
impossessasse di idee altrui e delle eventuali applicazioni pratiche. Per esempio Torricelli non divulgò mai il
“segreto” del su telescopio.
Inoltre vi era anche la mancanza di uno stile adeguato in quanto mancava una tradizione consolidata; la
grecità offriva soltanto due modelli: il dialogo e il trattato che non erano sufficienti a coprire l’intera richiesta.
I tempi di stampa erano molto lunghi ed dilatati anche dalla necessità di nullaosta e autorizzazioni che
impedivano una veloce pubblicazione di nuove scoperte scientifiche quindi il libro spesso si limitava ad essere
una sintesi delle varie scoperte.
• Quale metodo di comunicazione viene preferito?
La lettera offriva la rapidità che la stampa non poteva garantire e si andarono a costruire vere e proprie reti di
divulgazione con al centro scienziati che ricoprivano il ruolo di segretari garantendo la diffusione delle nuove
scoperte, pervenute per lettera, alla comunità scientifica.
• Quale novità nella comunicazione sorge sul finire del Settecento?
La stampa periodica diede alla divulgazione scientifica. Nel 1665 a Parigi venne fondato il Journal des
Savants che dava molto spazio a scoperte scientifiche, 7 anni dopo nacque un altro giornale francese
interamente dedicato alle scienze anche se si occupava principalmente di informare sulle future pubblicazioni.
Invece a Londra Oldenburg decise di pubblicare gli atti della Royal Society stanco di informare per via
epistolare riguardo alle nuove scoperte. 5
Così già dalla prima metà del 18° secolo furono diversi gli scienziati a pubblicare solo attraverso l’articolo e
questa modalità sempre più diffusa portò ad un’eccessiva richiesta e questo portò alla nascita di periodi
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