Cap 1: La follia è la fonte della sapienza
L'origine della filosofia secondo la tradizione erudita nasce con Talete e Anassimandro e con i contatti con le culture orientali, con il pensiero egiziano e indiano. Platone chiama filosofia, l’amore per la sapienza legata all’espressione scritta, a recuperare quello che era già stato realizzato e vissuto. Venerazione per il passato. È alla remota tradizione della poesia e della religione greca che bisogna rivolgersi.
Nietzsche per recuperare l'origine della tragedia parte dalle immagini di due greci, Dioniso e Apollo, lo stesso se si considera la nascita della sapienza. Nel retrocedere lungo tutto il sentiero della sapienza greca si incontrano ancora gli stessi dei:
- Apollo: Dio di Delfi, è il dio della sapienza. A Delfi è molto importante la conoscenza; sapiente è colui che manifesta l’ignoto, chi precisa l’incerto. La conoscenza del futuro è sapienza, per i Greci la conoscenza fu il massimo valore della vita, in tutta la Grecia vi furono santuari destinati alla divinizzazione. La divinizzazione implica conoscenza del futuro, manifestazione e comunicazione di tale conoscenza, ciò avviene attraverso gli oracoli. Nella parola del dio si manifesta all’uomo la conoscenza, ma sono parole in ordine sparso, da interpretare, sembra che il dio non voglia che l’uomo comprenda l’avvenire che conosce. Nell’immagine di Apollo c’è un elemento di malvagità che si riflette in ciò (il non comunicare la sapienza) e per i Greci l’etimologia stessa di Apollo vuol dire “colui che distrugge totalmente”. (Per Nietzsche, Apollo è il simbolo del mondo come appartenenza bella e illusoria).
- Dioniso: si collega alla conoscenza in quanto divinità eleusina. I misteri di Elusi culminavano in una epopteia: estasi misterica, visione mistica di beatitudine e purificazione che in qualche modo può venire chiamata conoscenza, o meglio presupposto della conoscenza. Per contro la conoscenza e la sapienza si manifestano attraverso la parola ed è Apollo che parla attraverso la sacerdotessa, non di certo Dioniso.
Un elemento debole dell’interpretazione di Nietzsche è il presentare come opposti l’impulso apollineo e quello dionisiaco. Infatti gli studi più recenti sulla religione Greca hanno messo in evidenza un’origine asiatica e nordica del culto di Apollo, emerge una nuova relazione tra Apollo e la sapienza. Nell’Asia centrale è testimoniata una lunga persistenza dello sciamanesimo: tecnica dell’estasi (gli sciamani che raggiungono una condizione estatica, possono operare, guarigioni miracolose… annunciano e vedono profezie…). Tale è lo sfondo del culto delfico di Apollo.
Platone nel Fedro illustra il discorso della mania, sulla follia. Nel dialogo contrappone la follia alla moderazione, al controllo di sé esaltando la prima, come superiore e divina. Nel dialogo il collegamento tra mania e Apollo è in evidenza. In seguito poi si distinguono 4 tipi di follia:
- Profetica: purifica, preserva
- Misterica: libera
- Poetica: educa
- Erotica: entusiasma
La profetica e la misterica sono ispirate da Apollo e Dioniso. Nel Fedro la più importante è la mania profetica. Etimologicamente la “mantica” cioè l’arte della divinazione deriva da mania. Quindi la prospettiva di Nietzsche, Apollo come dio della misura e dell’armonia va modificata: Apollo è il dio dell’invasamento, della follia. Nietzsche considera la follia come pertinente al solo Dioniso e inoltre la circoscrive come ebbrezza, Platone invece sostiene che Apollo e Dioniso hanno una cosa in comune sul concetto di “mania”: congiunti esauriscono la sfera della follia, attribuendo ad Apollo la parola e la conoscenza, a Dioniso l’immediatezza della vita.
Concludendo: una ricerca sulle origini della sapienza della Grecia arcaica ci porta ad Apollo, la mania ci si presenta come primordiale, come sfondo del fenomeno della divinizzazione. La follia è la matrice della sapienza.
Cap 2: La signora del labirinto
C’è qualcosa che precede anche la follia: il mito che rimanda ad un’origine più remota. Non c’è decifrazione univoca. L’unico approccio è la critica cronologica del mito, alla ricerca della radice più lontana. 5 secoli prima dell’introduzione a Delfi del culto di Apollo (poco dopo la metà del II millennio a. C) va ricercato l’origine del culto di Dioniso, cioè nel mondo leggendario minoico – miceneo, verso Creta.
Pausania: ci parla di Dioniso Cretese nel cui recinto sacro di Argo egli diede sepoltura ad Arianna: donna, dea, signora del labirinto. Doppia natura, umana e divina, ci porta ad un’interpretazione simbolica del più antico mito greco: Minosse, Pasife, il Minotauro, Dedalo, Teseo, Arianna e Dioniso. Arianna è l’unica figura femminile che il mito riporti congiunta a Dioniso. Allusività che non fa trasparire il legame sessuale. A Creta Dioniso è il marito di Arianna. Non quieto il matrimonio. Da un lato versione recente del mito, Catullo, secondo cui Arianna abbandonata da Teseo a Nasso, viene raccolta da Dioniso (in altra versione rapita), passa così da una vita umana a una divina; dall’altro lato una versione più antica, appoggiata oltre che da Omero ed Esiodo, dall’origine cretese del vincolo Arianna - Dioniso e dalla lontananza del suo passaggio da divina a umana quando abbandona Dioniso per amore di Teseo, cioè passa da una vita divina a una vita umana. Ma alla fine Dioniso prevale: ella vive come dea e muore come donna.
Altrettanto antico un altro elemento del mito, il Labirinto, il cui archetipo può essere egizio, ma la rilevanza simbolica della leggenda cretese è tipicamente greca. Preferenza a Platone che usa “gettati dentro un labirinto”. Il Labirinto è opera di Dedalo, un ateniese, apollineo in cui confluiscono le capacità inventive dell’artigiano, e dell’artista (capostipite della scultura) e della sapienza tecnica. Dedalo costruì per Pasife la vacca lignea, moglie di Minosse da cui nacque il Minotauro, rinchiuso da Minosse nel Labirinto.
Che dietro la figura del Minotauro si possa leggere Dioniso è un’ipotesi già prospettata: esso è rappresentato come un uomo dalla testa di toro, ed anche Dioniso spesso è rappresentato nei cortei a lui dedicati con la maschera del toro. Il Labirinto si presenta come creazione umana dell’artista, dell’inventore, dell’uomo della conoscenza, dell’individuo apollineo, ma al servizio di Dioniso, animale - dio. La forma geometrica del Labirinto, complessa, allude al pericolo mortale quando l’uomo si azzarda ad affrontare il dio-animale. Enigma: equivalente della sfera apollinea a ciò che il Labirinto rappresenta per quella dionisiaca: il conflitto uomo-dio, che nella visibilità viene rappresentato dal Labirinto trasposto interiormente.
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