Modulo A del corso di storia del pensiero filosofico
Origine e cultura nella storia del pensiero filosofico
I capitoli dell’opera di seguito sintetizzati sono parte integrante del modulo A del corso di storia del pensiero filosofico, che ha come obiettivi formativi e contenuti dichiarati dal docente: origine e cultura nella storia del pensiero filosofico e il problema dell’origine dell’uomo.
Glossario
- Esegesi: Interpretazione filologica e storica di un testo antico, applicata soprattutto alla Bibbia.
- Ermeneutica: Arte dell’interpretazione dei testi antichi e in particolare delle Sacre Scritture, dai riti (violenti) ai miti (misteriosi ma crudeli). Tra i più autorevoli contributi dell'ermeneutica filosofica è Heidegger.
- Gnoseologia: Termine prettamente filosofico che indica la teoria della conoscenza. Più propriamente, dottrina che ha per oggetto lo studio delle forme e dei limiti delle facoltà conoscitive. A differenza della logica, che determina le proprie leggi prescindendo dalla realtà dell’oggetto, la gnoseologia si occupa dell’applicazione del pensiero alla realtà.
- Ontologico: Appartenente alla dottrina metafisica, che studia i caratteri fondamentali dell’essere, tipica del XVII ma in realtà risalente ad Aristotele.
- Strutturalismo: Metodo di ricerca che opera col concetto di struttura fissa. L’approccio strutturale ha investito tutti i campi del sapere: dalle teorie linguistiche e semantiche di Chomsky e Greimas agli studi antropologici di Lévi-Strauss; dalla psicanalisi di Lacan alla critica letteraria di Barthes, Blanchot e Genette e alle vedute interdisciplinari di Foucault. Non è estraneo al pensiero degli strutturalisti l’influsso dell’esistenzialismo di Heidegger per il senso di ricerca dell’essere.
Concezione di René Girard
Il lavoro contenuto nel volume è nato nell’intento di sottoporre la concezione di René Girard (Avignon, 1923 - ) ad un approfondimento critico. È quindi importante vedere in che termini tale concezione è stata postulata da questo critico letterario e antropologo francese nelle sue opere principali: Menzogne Romantique et Vérité Romanesque (1961), La Violenza e il Sacro (1972), Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo (1978).
Girard vuole mostrare che l’origine della cultura non è economica (Marx), né sessuale (Freud), ma religiosa, come aveva intuito Emile Durkheim. Le sue riflessioni in prospettiva cristiana si sono indirizzate verso tre idee principali:
- Il desiderio mimetico
- Il meccanismo del capro espiatorio
- La capacità della Bibbia di svelare i primi due punti.
Confronto Girard/Fornari
Perno del lavoro di confronto Girard/Fornari è il sacrificio e l’importanza della vittima sacrificale, senza i quali le società antiche non sarebbero riuscite a canalizzare ed allontanare la violenza interna, insita nell’essere umano, canalizzandola appunto su di un’unica vittima ‘sacrificale’. L’assunto del libro non è solo una riflessione sulla violenza umana già avanzata dalla cultura greca, ma anche come il cristianesimo sia riuscito a portare la risposta di un Dio misericordioso che, nella persona di Gesù Cristo, suo figlio, accetta di farsi vittima pur di liberare gli uomini dal ripetersi di nuovi sacrifici e di farsi capro espiatorio portatore di perdono e non-violenza.
Nello sviscerare il problema alla luce dell’esperienza cristiana, Fornari fa altresì riferimento a “due punte di diamante dell’emancipazione e disinibizione contemporanea come Nietzsche e Freud, che portano senza saperlo argomenti decisivi della verità …” (pag. 350). Infatti, se la violenza è radicata nella natura umana e di conseguenza nella Storia, Cristo ci porta il punto di vista della vittima innocente, che non solo subisce ‘in silenzio’ la violenza umana, ma la perdona anche, trasformandola così in un certo senso in strumento di redenzione.
Da Dioniso a Cristo può in un certo senso essere considerata la ‘controparte’ italiana e in prosa del poema di T.S. Eliot, The Waste Land con la differenza che se nell’autore anglo-americano il messaggio è un messaggio di ‘devastazione e desolazione’ (cfr. The Road di McCarthy) formulato in un momento di crisi di Eliot, quindi scrittura usata come ‘atonement’ cioè ‘espiazione’ - ci sarà poi una conversione alla fede cristiana, il messaggio di Fornari è un messaggio di conoscenza propositiva alla ricerca di un impegno da parte di tutti gli uomini del nostro tempo.
Introduzione
Immagine di copertina: Allegoria di Goya della Resurrezione
Introduzione. I figli del sole
In contrapposizione con La Montagna Incantata di Thomas Mann (macro romanzo sulla devastazione causata dalla prima guerra mondiale)
L’origine della cultura secondo l’antropologia mimetica
L’antropologia mimetica (= imitativa) che René Girard ha iniziato ad elaborare ha legittimi titoli per essere considerata la prima ipotesi sull’origine dell’uomo e della cultura. Essa, approfondendo aspetti biologici, naturali e culturali, solleva interrogativi che raramente sono stati affrontati nel pensiero moderno. Infatti, è il rifiuto del pensiero contemporaneo a riconoscere l’unità e l’entità del problema Uomo che ha condotto ad una vera e propria schizofrenia culturale: da un lato le Scienze, che tendono a spiegare la cultura umana con formule e leggi, e dall’altro il ‘platonismo culturale’ che tende a vedere cultura e uomo come un dato che esiste ab æterno e quindi non meritevole di ulteriore studio o speculazione delle forme culturali ‘autosufficienti e intangibili’.
Ne consegue un relativismo vuoto con il risultato di cancellare l’essere umano e ciò che più profondamente gli appartiene. Nella Terza Parte del libro sarà trattato il paradosso al centro della cultura greca e ancora irrisolto dell’uomo, cioè del rapporto fra natura e cultura. Anche se l’approccio Girardiano, mimetico-sacrificale, può non essere accettato in toto, non si può negare che esso ci indica la direzione più favorevole nella quale procedere in questa ricerca.
Antropologia mimetica
Il termine stesso ‘antropologia mimetica’ ci indica che il ricercatore francese parte dal concetto di imitazione, affermando che l’intero apprendimento umano si basa su di essa (cfr. behaviourism in psicologia). Questa imitazione, o mimèsi non va intesa come una ripetizione passiva, bensì come un processo dinamico e generatore. La mente umana è una prodigiosa macchina di simulazione che, mediante errori e tentativi, riproduce e rigenera la realtà dentro di sé. Secondo Girard tuttavia tale riproduzione mimetica della realtà non è un processo astrattamente naturale, bensì concretamente culturale e relazionale. Servono infatti dei modelli da imitare, senza dei quali non esisterebbe imitazione.
L’uomo costruisce la sua individualità e identità relazionandosi con i suoi simili e prendendoli spesso come modello. Questo avviene per esempio nella scena dei figli del sole dell’introduzione dove i più giovani imparano a tirare con l’arco imitando i più vecchi in una scena bucolica. Questi processi imitativi sono osservabili nei processi di apprendimento dei bambini che poi continuano anche in età adulta in forme più coperte e complesse. Di norma sono in apparenza naturali e tranquilli, ma nascondono tuttavia pericoli esplosivi che Girard ben delinea nella sua opera, forse reagendo ad una millenaria tradizione che vede l’imitazione come qualcosa di neutro ed inoffensivo.
Si tratta secondo Fornari di un’antica censura culturale che parte dallo stesso Platone, che non prende in considerazione l’imitazione acquisitiva (= per acquisire il possesso) di cui un fattore caratterizzante è l’invidia umana. Girard non usa il termine invidia, bensì desiderio, che definisce come l’inserimento condizionato di bisogni sull’origine biologica dell’uomo. Ovvero: l’esperienza fondamentale dell’essere umano (quindi non una nozione teorica) parte da una base animale e si sviluppa in rapporto agli altri, che diventano modelli, acquisendo così connotazione culturale (cioè simbolica, psichica e sociale).
Il triangolo del desiderio
Il processo seguito dal desiderio segue una tipica configurazione a triangolo:
- Il soggetto (= l’imitatore) deve apprendere per imitazione come orientare e organizzare il proprio desiderio
- Il modello, che gli ha mostrato cosa desiderare
- L’oggetto del desiderio (non necessariamente materiale, anche psicologico, sociale etc.)
Questo processo è antitetico rispetto a quello della concezione romantica, che vede il soggetto preesistente al suo desiderio e quest’ultimo una relazione lineare e binaria fra soggetto e oggetto: soggetto → oggetto del desiderio. La struttura triangolare rimanda un po’ alla corrente dello strutturalismo, peraltro criticata da Girard per il suo formalismo, ma da lui stesso usato come termine di paragone (gli ‘attanti’ di Propp non sono che i personaggi della letteratura di lettura ‘tradizionale’) in quanto il modello funge da mediatore tra soggetto che lo imita e l’oggetto dell’imitazione. Si desidera soltanto ciò che ci viene in qualche modo mostrato come desiderabile e il mediatore tende facilmente a diventare il rivale e anche l’ostacolo da superare per impossessarsi dell’oggetto che più è irraggiungibile più appare desiderabile (cfr. ménage à trois). Tipico caso dell’imitazione acquisitiva, o rivalità per il possesso.
Desiderio mimetico e rivalità
In Delle cose nascoste Girard non riconosce il desiderio come buono o cattivo, ma identifica il male non nell’oggetto del possesso bensì nella situazione conflittuale che si viene a creare. Altra distinzione che egli fa è tra mediazione esterna (=mediatore lontano e in secondo piano) e interna (il mediatore è vicino e visibile), all’interno di un processo estremamente dinamico e razionale, allorché il desiderio che può essere definito ‘ontologico’ (in quanto riguarda l’essere del soggetto desiderante) si focalizza sul suo modello ispiratore mettendo in secondo piano il suo oggetto iniziale che dovrebbe essere di per sé l’obiettivo ‘naturale’ del desiderio (Girard lo definisce ‘desiderio metafisico’).
Quindi Girard identifica il desiderio metafisico con la mediazione interna e lo fa coincidere con quello che in genere si definisce rivalità (= desiderio mimetico tout court). La rivalità fa emergere il paradosso in cui viviamo noi esseri umani: ci invidiamo e ci odiamo non per ciò che abbiamo di diverso ma per ciò che abbiamo o non abbiamo di simile. Si è ormai entrati nella zona più pericolosa del desiderio ma anche in quella più creativa, fonte di energia psichica, sociale e culturale a disposizione non solo del singolo ma anche del collettivo.
Un esempio è il fenomeno dell’innamoramento, che altro non è che un utilizzo positivo e fecondo della condizione di mediazione interna. Pericolo può essere l’eccesso di ottimismo romantico… Fornari preferisce parlare di mediazione ravvicinata o lontana, ovvero sociale, visto che tale rapporto è essenziale per il funzionamento mimetico (per lo più automatico) della società. Rapporto mimetico di doppi (l’uno dell’altro). Il doppio vincolo diventa quindi la concretizzazione del rapporto rivalitario di doppio. Anche nel caso della sfera affettiva si attua il cosiddetto ‘nec sine te, nec tecum vivere possum’, altro paradosso senza via d’uscita in cui il soggetto deve scegliere fra due alternative contraddittorie e impossibili (cfr. teoria del doppio vincolo di Gregory Bateson, * = incongruenza tra verbale e meta comunicativo*, dal rapporto conflittuale tra madre e figlio alla schizofrenia). Per Girard il doppio vincolo altro non è che il paradosso tipico della mediazione interna rivalitaria. In molte patologie psichiche l’imitatore arriva ad odiare il modello, oppure ad odiare se stesso se non riesce ad essere all’altezza, rendendo a volte la rivalità un ‘double bind’ con l’imitazione.
Mediazione ostile e rivalità
Il caso più paradigmatico di rivalità è la mediazione ostile doppia e reciproca: ognuno è modello dell’altro, no matter i ruoli iniziali. E’ questo anche il tema della vicenda della Montagna incantata, la crisi dei doppi, in cui ciascuno diventa l’immagine simmetrica e opposta della violenza altrui (cfr. homo homini lupus del filosofo Hobbes). Paradossalmente, il cannibalismo è la faccia nascosta della rappresentazione di doppio: ci nutriamo delle carni del nostro nemico.
A questo punto si può introdurre (solo introdurre!) l’idea di Freud che all’origine dell’umanità vi può essere un evento cruento, un assassinio collettivo. Tuttavia in Totem e Tabù Freud non si rende conto che la vera causa della crisi violenta non è un tipo di oggetto desiderato (madre nel complesso edipico) e che non è necessario che venga ammazzato il padre, ma una vittima qualunque.
Comunque, una volta che la competizione mimetica è esplosa, essa ha trascinato la comunità nella crisi mimetica o crisi dei doppi. È a questo punto che si deve essere verificato un meccanismo simile a quello del regno animale per disinnescare i pericoli di rivalità, quando i due avversari colpiscono un terzo, stringendo fra loro un’alleanza (cfr. T. Mann - le due streghe che si uniscono per divorare il bambino). Laddove parliamo di collettività, parliamo anche di linciaggio, dopo il quale torna la pace tra il gruppo.
Trauma collettivo e soluzione
Trauma collettivo = crisi → soluzione improvvisa (cfr. scena iniziale di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, dove il monolito sta per la vittima, Gesù Cristo). È importante sottolineare il meccanismo del duplice trauma collettivo che Girard esprime ricorrendo al concetto di transfert collettivo:
- Aggressività → transfert = vittima
- Riconciliazione = salvezza del gruppo
La simbolicità di cui è fatta la nostra cultura trova nella vittima il suo primo segno, come ci suggerisce l’etimologia della parola greca symbolon. Pensiamo ad esempio all’uso dell’ocra rossa, presente in reperti antichissimi e universalmente spiegata come simbolo del sangue e il colore bianco simbolo arcaico di morte.
Nascita della cultura e religione
Elementi di discontinuità nel passaggio dal biologico al culturale con instabilità infraculturale. La cultura nasce con la stabilizzazione dei sistemi doppio-vincolanti collettivi quando differenze che permettevano un controllo delle crisi mimetiche hanno reso la loro ripetizione sotto controllo. Questo con la nascita della religione.
Per Girard il sacro è la percezione trasfigurata della violenza mimetica della collettività, positiva quando all’esterno, malefica all’interno del gruppo. Quella che si forma attraverso il sacro è un’organizzazione in grado di tenere sotto controllo il mimetismo espellendolo a cadenze regolari tramite la ‘victime émissaire’ = capro espiatorio. Due funzioni: sorveglianza/espulsione = divieti/rituali.
La dimensione simbolica nasce e si sviluppa col rito, come pure le fasi del gioco e il teatro. Interessante è il fatto che questo intero processo è possibile solo se rimane nascosta la sua origine dalla violenza del gruppo, in quanto se il gruppo vedesse la propria violenza non se ne potrebbe salvare, in quanto non potrebbe interrompere la catena dell’imitazione contagiosamente violenta. È la prima luce di quella che oggi chiamiamo coscienza.
Secondo Girard è la percezione alterata di quanto è successo (inconscio persecutorio) che porta all’occultamento della vittima = sepoltura e che le piramidi altro non sono che pietre della lapidazione (le prime tombe: Palestina 100.000 anni fa!). Se la vittima è il segno della cultura, la tomba è il segno del segno. Questo ci mostra come la cultura si basi sulla copertura della violenza collettiva. L’origine violenta è riprodotta nei riti e l’evoluzione subita nei miti, storie suggestive e misteriosamente crudeli.
Interpretazione dei miti e Vangeli
Parte consistente dell’opera di Girard è dedicata all’interpretazione di miti = rifondazioni verbali della comunità riflettenti la trasfigurazione del doppio transfert rituale in modo drammatico. I miti più cruenti sono quelli più antichi e vicini alle origini, ai quali sono seguite ‘isotopie’ (=stratificazioni) come spiega Frazer (The Golden Bough): metodo unificato di lettura riti e miti.
Esiste quindi una verità da cercare. Cerchiamola nel contenuto mimetico dei Vangeli. Cominciamo dalla figura di Satana, che in ebraico significa ‘accusatore’, rappresenta il fondamento violento dell’uomo, occultato sin dalla fondazione del mondo e quale accusa calunniatrice è quella di una folla scatenata in cui viene intrappolata la vittima in uno schema del doppio vincolo? Satana è associato al termine skandalon e l’unico vero antidoto contro Satana/skandalon è l’imitazione cristiana del Padre che predica il perdono. Da Matteo: ‘Misericordia io voglio, e non sacrificio’. Il messaggio può venir raccolto esclusivamente da chi è disposto a trascendere l’universo chiuso della violenza in cui vive.
Altro skandalon nella Bibbia è la disobbedienza di Adamo ed Eva e il fratricidio compiuto da Caino. ^ Il racconto della Passione illustra il meccanismo collettivo della persecuzione di una vittima inerme, che perdona e poi risorge. La resurrezione rappresenta la rivelazione finale: la vittima innocente tradita e massacrata che ritorna a portare la sua verità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia della filosofia, prof. Fornari, libro consigliato La nuova filosofia, Colli
-
Riassunto esame Storia della filosofia -, prof. Fornari, libro consigliato La nascita della tragedia greca, Nietzsc…
-
Riassunto esame Storia della filosofia, prof. Fornari, libro consigliato Il colpevole, Bataille
-
Riassunto esame Storia della filosofia moderna, prof. Burgio, libro consigliato Storia della filosofia: da Galilei …