Filosofia teorica: Nietzsche
La nascita della tragedia
Citazioni dal testo: "Nel mondo greco esiste un contrasto, tra l'arte plastica di Apollo e l'arte non figurativa di Dioniso, la musica. I due istinti vanno l'uno accanto all'altro, eccitandosi reciprocamente, al fine di perpetrare la dinamica di quel contrasto. In questo accoppiamento essi generano la suprema opera d'arte, la tragedia attica."
"Come il filosofo con la realtà dell'esistenza, così l'uomo artisticamente sensibile si comporta con la realtà del sogno: la contempla, con diligenza e soddisfazione, giacché dalle immagini del sogno impara a spiegarsi la vita, e su queste esperienze si esercita per la vita. Egli vive e soffre queste scene, sebbene non smarrisca interamente la fuggevole sensazione della loro apparenza."
"Anche questa gioiosa necessità dell'esperienza onirica, i greci l'hanno configurata nel loro Apollo: Apollo, dio di tutte le facoltà figurative, è insieme il dio profetico. E' il risplendente, la divinità della luce, il patrono del bello splendore dell'intimo mondo della fantasia."
"Potrebbe ripetersi per Apollo ciò che Schopenhauer dice del velo di Maia". Tutte le sue manifestazioni ci comunicano tutto il piacere e la saggezza dell'apparenza con la sua bellezza."
Se l'equilibrio tra Apollineo e Dionisiaco diede origine alla tragedia attica e la portò al suo massimo nella tragedia sofoclea, il progressivo perdere terreno del dionisiaco e l'emergere di una nuova forza il "socratico" la condusse alla decadenza. Una forza che, con il suo impeto razionalistico, si sostituiva al dionisiaco nel ruolo di "giustificare il mondo" all'uomo greco.
L'ottimismo socratico della possibilità della conoscenza e della possibilità di arrivare a comprendere l'interezza dell'universo con la ragione si sostituì all'accettazione dell'incomprensibilità e dell'irrazionalità dell'esistenza umana che erano rappresentate dal Dionisiaco.
Nell'introdurre la figura di Socrate nel discorso e collegandola a quella di Euripide simbolo della tragedia decadente, il parallelo tra società greca e tragedia attica viene esplicitato, andando a dimostrare come lo spirito razionalistico socratico e con esso la nascita dell'uomo teoretico abbia minato l'equilibrio tra forze Apollinee e Dionisiache nella società greca, una degenerazione che si è espressa anche nella trasformazione della tragedia dionisiaca, nella tragedia euripidea.
Questo eccesso razionalistico avrebbe portato ad una degenerazione della nostra società, della sua capacità creativa, del suo rapporto con la conoscenza (che Nietzsche definisce Alessandrino) e con la vita. Il testo si conclude con un'aspirazione ad una palingenesi dello spirito europeo tramite la rinascita dello spirito dionisiaco nella musica tedesca e in particolare quella wagneriana.
Ogni vera arte è o apollinea o dionisiaca o risultato di entrambe: si tratta di impulsi o tendenze artistiche antitetici, dalla cui modulabile combinazione scaturisce in ogni tempo l'opera d'arte. Apollineo e dionisiaco costituiscono gli unici veri impulsi artistici: l'arte apollinea per eccellenza è la scultura, quella dionisiaca la musica (almeno nelle sue forme più elevate). La tragedia è il classico esempio di perfetta sintesi dei due impulsi.
Tuttavia apollineo e dionisiaco trovano espressione anche a livello elementare nel sogno (apollineo) e nell'ebbrezza (dionisiaco): nel sogno il mondo viene plasmato dal soggetto, nell'ebbrezza è invece il soggetto che viene plasmato dalla natura. In questo senso l'arte apollinea è gioco con il sogno, quella dionisiaca gioco con l'ebbrezza, con l'estasi.
L'artista apollineo gioca con la realtà nella propria ideazione creativa, gioca con il sogno nella propria traduzione produttiva. L'artista dionisiaco, invece, da un lato si abbandona all'ebbrezza, dall'altro si spia in quello stato: così nella sua creazione si intrecciano sobrietà e ebbrezza.
Ma, allora, Apollo è davvero il dio solare della forma e della bellezza, dell'equilibrio e della armonia; Dioniso, invece, il dio della perdita di ogni individuazione e dell'esperienza mistica della coalescenza nel tutto della natura.
La fase più antica della cultura greca (omerica) si sviluppò sotto il dominio esclusivo dell'apollineo (nell'epica, appunto). Il dionisiaco era allora appannaggio dei culti selvaggi del Vicino Oriente: la loro progressiva penetrazione in Grecia produsse la reazione ancora riscontrabile nell'irrigidimento apollineo dell'arte dorica.
Dal compromesso scaturì il culto greco di Dioniso, raffinato rispetto ai precedenti asiatici, e simbolicamente collegato a quello di Apollo proprio nel centro della venerazione apollinea, a Delfi. Con il culto di Dioniso si diffuse potentemente in Grecia anche la musica. Il flauto e il ditirambo caratterizzarono il culto del nuovo dio: in alternativa alla musica apollinea, eseguita con la lira, e al suo ritmo, la musica dionisiaca introdusse la potenza emotiva della tonalità, della melodia e della armonia.
La religione dionisiaca fu una religione misterica: al centro del suo culto si ritrovano la...
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